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Full text of "Notizie dei professori del disegno in Liguria dalle origini al secolo XVI"

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UNIVERSITY OF ILLINOIS LIBRARY AT URBANA-CHAMPAIGN 



JAN 1 2 19J0 



L161— O-1096 



NOTIZIE 

DEI 

PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 



Digitized by the Internet Archive 
in 2013 



http://archive.org/details/notiziedeiprofe2aliz 



NOTIZIE 



DEI 



PROFESSORI DEL DISEGNO 

IN LIGURIA 

DALLE ORIGINI AL SECOLO XVI 

Opera del Cav. Avv. 

FEDERIGO ALIZERI 

DEDICATA 

IL RE D'ITALIA 



VOL. II. 
PITTURA 



GENOVA 

TIPOGRAFIA DI LUIGI SAMBOLINO 

WDCCCLXXIII. 



L'Editore intende godere del diritto della proprietà letteraria, e si ri- 
serva quello della versione in altre lingue . avendo adempiuto a quanto 
prescrivono le leggi. 



CAPITOLO IV. 



Sommario. — Lo Statuto dell'Arte pittorica e scutaria è riformato e accre- 
sciuto e sancito per pubblica autorità. — Giovanni Mazone d'Alessandria 
primo inscritto nella nuova Matricola. — Suoi progenitori, Giurardo e 
Giacomo, pittori anch'essi, e adoperati in Liguria. Giovanni mette stanza 
in Genova, e vi si compra una casa. — Suoi lavori nel Duomo di S. Lo- 
renzo. — Sua virtù nel magistero dell'intaglio, e come ne rivendicasse 
l'esercizio ai pittori. — Bertolino pavese e suo figlio Giambattista. — Di 
Galeotto Nebbia di Castellazzo e di Nicolò Corso , ajuti del Mazone e va- 
lenti artefici; errori nelle costoro notizie. — Quattro figli di Giovanni: 
Battista, Antonio , Agostino e Stefano : tre per lo meno si danno all' arte 
paterna — Giovanni chiamato da Filippo Lomellino a storiare e fornir 
di ancona la gentilizia cappella in S. Teodoro. — Dipinge in Savona la 
pala per la cappella Sistina. — Nuovamente è invitato in S. Teodoro per 
una tavola a Baldassar Lomellino. — Controversie per l'opera savonese. 

— Suo quadro pei Riformati di quella terra, tuttora esistente. — Altra 
pala superstite da lui colorita pel luogo di Centaura su quel di Lavagna. 

— Altre sue opere. — Congetture sull' anno della sua morte. — Due 
pavesi stanziati in Genova: Francesco De-Ferrari e Francesco Grasso. — 
Lor lavori in S. Giorgio. — Corrado di Odone pittor milanese. — 11 De- 
Ferrari dipinge la tribuna de' Disciplinanti di S. Ambrogio, poi la cap- 
pella di S Sebastiano nella Cattedrale, e questa in società con Cristo- 
foro Pijnatario da Prato. — Sua tavola per la sala di Palazzo — Prime 
notizie di Benedetto Borione pittore e legnaiuolo — Sua imagiue di N. 

Vql. II. — Pittura. 1 



*V^\iFÌ£(U * 



G PITTURA 

D. dell'Orto in Chiavari. — Dipinti di Francesco alle Povere di S. Sil- 
vestro. — Sua casa negli Orti di S. Andrea. — D'altri suoi lavori per 
Liguria e per Corsica. — Opere del Francesco Grasso. — Cenni d' un 
suo fratello per nome Giovanili, e sua misera morte. — Grama posterità 
d'entrambi i pavesi ■ — Carlo dei Mantegna: origine di questo appellativo 
da rettificarsi nel Cario da Milano della Matricola. — Gravissimi errori 
sull'epoca di questo esimio pittore, e da chi propagati. — Sua imagine 
di S. Giorgio sul prospetto del Palazzo di questo nome. — La Società 
de' Nobili gli dà ad istoriare la cappella di S. Sebastiano nella Metropo- 
litana. — Descrizione de' dipinti. — Sua ancona ai Carmelitani di Pro- 
montorio. — Sua pala per Levantq nella Riviera orientale, e dubbj che 
posso n sorgere ila questa. — Carlo da Milano è prescelto dai PP. del 
Comune a figurare gli sportelli dell' organo in Duomo. — Scoperta del 
suo vero cognome. — Tavola per Battista Chiavari in S. Teodoro. — 
Se Carlo insegnasse pubblicamente in Genova, e come, e quanto. — E 
quanto contribuisse cogli esempj ad ammodernare e ingentilire le tre 
arti del disegno fra noi. — Pittori liguri contemporanei ; e prima di 
Giacomo Serfolio da Salto in Fontanabona, e di Bernardino Bolasco detto 
Stradioto da Scstri a Levante. 



Jj anno del 1481, sotto i Consoli Bartolommeo di Ca- 
nonica e Domenico di Tivegna, l'università de' pittori 
e degli scudai compose una giunta di nove capitoli 
ai venti che la reggevano d' antico , e fattane parola 
con due degli Anziani quasi a silurarsi della pub- 
blica sanzione , in sul cadere dell' anno supplicarono 
per questo effetto ai Signori. E bastò l'assenso dei due 
ch'erano Martino Calvi e Domenico di Promontorio , 
perchè il Doge Battista da Campofregoso e il Consi- 
glio approvassero i nuovi Statuti , che di sèguito ai 
vecchi si leggono manoscritti in un col decreto segnato 



CAriTOLO IV. 7 

del 18 dicembre (1). Gioverà che il lettore li conosca 
e ne faccia stima senz'altro indugio, come quelli che 
spargon luce su molti fatti già scritti addietro, e sa- 
ranno per darne a più altri da raccontarsi in appresso. 
Altri riguardano alle discipline, altri al governo della 



(lì Illustri et Excelso Domino Baptiste de Campofregoso Duci la.iueasium et 
Magnifico Consilio DD. Antianorum humiliter et devote supplicatur parte Bar- 
tliolomei de Canonica et Dominici de Tivegna Consulum Artis pictorum et 
scutariorum Consilii et totius artis pictorie et saltarle civitatis la/ute exponen- 
tium : Qaod jamdiu est quo! ars ipsorum habuit ac habeat principium in civi- 
tate lamie et que ars mullum crevit et habuerunt et liabcant certa capitula au- 
tiquissima ci occwrerunt et occurrant in dies que non potuerunt in dictis ca- 
pitulis annotavi que sunt et tendimi ad titilitatem et honorem totius Rcipiiblice 
Ianuensis et antedicte Artis et ideo que de novo in dies emergimi noto indi- 
geni remedio: Ideo supplicant prefato III. Domino qzwd ultra capitula et ordi- 
nala ut supra cisdem pictoribus et scutariis de novo concedantur et dentur ca- 
pitula inferius descripta et notata sicut et mullis aliis artibus et artificibus per 
prejatas Dominationes ad ipsorum supplicatiouem concessa fuerunt. 

MCCCCLXXXI die XVIII decembris : Illustris et Excclsus D. Dux lanuen- 
sium et popiili defensor et Magnificum Consilium DD. Antianorum Communis 
lamie in sufficienti numero congregatimi : Cum audissent nonnullos pictores di- 
ccutes fecisse quandam supplicationem et in illa ordinasse nonnullas reforma- 
tiones et capitula prò universitate et ad beneficimi Uni Iwminum artis eorum 
quarti scutariorum et civium Civitatis ipsamque porrexisse corani ipso III. D. 
Duce et Magnifi Consilio Antianorum qiios asseruerunt commisissc orctenus cum 
duobus ex Magnif. DD. Antianis scilicet Domiuico de Promontorio et Martino 
Calvo: Et quia judicio eorum rctulerunt et dixerunt honeste concedi posse cis- 
dem homiuibas: visaque relatione eorumdem Dominici et Martini confirmate- 
runt et confirmant capitulaque illa concedimi hominibus iltis in omnibus et 
per omnia prout in i'lis continetur et snperius descriptum est mandanies ea 
observari debere a quibuscumque Magistratihus et OJìcialibus Communis lamie 
adformamsiudicamenti. (Matricida Arcia pictorum et scutariorum — Archiv. 
Comunale e Biblioteca Civica. MS.; 



8 PITTURA 

famiglia pittorica. Non potesse il giovane uscir di 
maestro, né questi licenziare all' arte il discepolo in- 
nanzi a sette anni così di studio come di servizio con- 
tinuo: e di tal condizione si rogasse scrittura pubblica 
fra il maestro medesimo e persona da potersi obbligare 
in nome dello scolaro. Il fallire a tal patto portava 
multa dai dieci fiorini fino ai venticinque, in arbitrio 
dei Consoli. Che se in capo a tal termine non fosse 
il giovane così esperto da fare onore all' arte , se ne- 
rimanesse tuttavia col maestro da lavorante per anni 
tre, od anche in bottega altrui se questi non bisognasse 
d'aiuti: e nell'un caso e nell'altro, dai Consoli e dai 
Consiglieri gli fosse giudicato un salario in misura 
del merito (1). Tal divieto che allontanava dall'eserci- 



ti XXI. — Et pruno quod nulìus magister Artis prediete non posslt acci- 
pere prò famulo vel dlsclpulo aUquem ad minus et prò minori tempore anno- 
rum septem et hoc per publlcum instrumentum marni publlcl notarli: nec allquis 
cujuseumque contil'lonis tei gradus exlslat posslt dieta-m artem plctorie et sen- 
tane facere tei exercere in cieltate Ianue vel suburbils nlsl primo artem dltil- 
ccrlt in cieltate Ianue et steterlt annis septem coutinuis cum allquo ex magi- 
si ris diete artis ad tilsccndum dlctam artem : et hoc sub pena florenorum X 
vsque in XXV in arbitrio Consulis diete artis : et si tilctus taìls dlsclpulus vel 
Jamtilus tiictis annis septem completa dlc/am artem exercere nesclret vel Igno- 
rarti eliclo casu tilctus talis dlsclpulus tcneatur stare prò laboratore annis tri- 
bus cum aliquo ex magistris diete artis salco si magister cum quo addiseli sul 
indlgeret prò predo et salario ut judicalum fuerlt per Consules et Consillarlos 
artis : in dicto tempore casu quoti dlctus suus majlster non indlgeret posslt 
accordare cum alio maglstro ut slbi placuerlt : et si contrafeccrit condemnetur 
ut dietimi est supra et qve pena predieta ex mine Intelllgatur et sit assignata 
prò dlmidia DD. Patrlbus Communio Ianue et prò alla diluitila slt diete artis 
jredlcle. 



CAPITOLO IV. 9 

zio dell'arte i mal pratici, è ripetuto nell'art. 24, ove 
è pure alcun cenno de'foraslieri; benché m'è sospetto 
d' alcuna mala trasposizione ne' codici dello Statuto , 
confusi e scorrettissimi ad occhio veggente. Forse vor- 
rebbe precedere il 25: pel quale è prescritto che niun 
forastiero lavori di proprio senza il beneplacito de'Sin- 
dicatori; al quale magistrato s' abbandonasse la cura 
di conoscere il valore di ciascuno, e conosciuto intro- 
durli al Collegio od escluderli. Né però si ammette- 
vano così di piano che non pagassero a denaro 1' o- 
spitalità: ed erano lire quindici che sotto nome di 
buona entrata si partivano (come pure ogni multa) metà 
ai Padri del Comune e l' altra metà al Collegio. Ag- 
giungasi a questo un'altra molestia; perchè dovean por- 
gere malleveria di venticinque lire , che in ogni cosa 
dell'arte e nel condurre i lavori terrebbero patto agli 
ordinatori, essendo spesso accaduto (soggiunge l'arti- 
colo) che alcun cittadino tornasse frodato del proprio 
denaro per troppo fidarsi in uomini che patteggiano e 
fuggono. Qualunque non consentisse a cotale cauzione 
o non reggesse al prestarla, s'acconciasse per lavorante 
e vivesse a mercede altrui; (1) ma rimettevasi 1' ia- 



(I) XXIIII. — Item quoti nullus Ianuensis qui non steterlt annis septem ad 
discendum dictam artem ut supra et de ipsa doctus non fuerit in discretionc 
Consuìis et Constili diete Artis non possit dictam artem exercerc. Si vero taìis 
magister esset forensìs et stetisset in civitate lamie per annos V cura, ejus fa- 
villici et esset appròbatus prò idoneo ut supra possit dicto casti dictam artem 



10 PITTURA 

grato precetto a chi eia cinque anni dimorasse in Ge- 
nova colla famiglia. Degli altri capi il 22 riguardando 
al carico de' Consoli come a pubblico uffìzio, non pure 
vietava la ricusazione, ma stringeva gli eletti ad esi- 
gere la ben' entrata e le multe sotto pena di rifarle 
del proprio in caso di negligenza o diffalta , con un 
soprappiù di dieci lire (1). Provvedeva il 23 al fre- 



exercere solvendo prius libras X prò bene introita ut supra ctijus dimidia spec- 
tet PP. Communis et alia dimidia diete arti. 

XXV. — Rem quod nullus magister forensis de cetero attieni ncc presumat 
dictam artem exercere in cintate lamie vel accipere aliqua labore ria diete ar- 
tis nisi primo approbatus fuerit a Sindicatoribus civitatis Tanue quibus cure et 
arbitrio sii. notitiam habere de sufficientia aut inscicnlia dirti talis forensis qui 
ingredi vellet dictam artem: quem si sujicientem et doctum esse intellexerint 
et judicaoerint eo casu licentiam UH et illis dare possint exercendi et faciendi 
dictam artem cui arti tenealur solcere quilibet forensis electus ab ipsis libras 
XV apolicatas ut supra prò bene entrala: et ultra tenealur satisdare de flore- 
nis XXV de bene et legaliter /adendo dictam artem et laborerii capienda eo 
quia mullolies intervenit quod magistri forenses a civibus Iamicnsibus accepe- 
runt pemnias prò laboreriis facicndis et fugierùnt ac recessermit sepc cum 
pecuniis quas acceperunt a civibus quod cedit ad damntm et detrimentum ci- 
<oium et dedecus diete artis: et si talis magister non posset prestare dictam 
fidejussionem eo casu possit et debeat laborare prò laboratore cum aliquo ex 
dictis magistris. 

(1) XXIT. — Itcm quod nullus ex magistris 'diete artis qui electus Jucrit 
Consul et prò Constile di<-te artis et qui non sit ex proliibilis ex capilidis 
diete artis non possit dictum officium Consulatus rcjutare et renuere sed te- 
neantur exigere omnes condemnationes et solutiones illorum qui intrassent dic- 
tam artem tempore ejusdem Consulatus et hoc sub pena librarmi decem et ultra 
solvere omnes ante dictas condemnationes et solutiones eorum qui intrassent dic- 
tam artem de suo proprio si predictas dejectu vel ejus negligcntia non exegisset: 
et que pena ut supra prò dimidia ex mine intclligalur et sit assignata DD. PP. 
Communis et prò rcliqua dimidia diete arti. 



CAPITOLO IV. 11 

quente trascorrere che facevano gli aggregati in pa- 
role oltraggiose e in minacce verso i Consoli e i Con- 
siglieri , multandoli di lire cinque (1). Si chiude il 
testo con quattro articoli di minor peso, se non forse 
i duo ultimi che paiono svelarci altre frodi, e dan ra- 
gione di certe formole usitatissime in ogni contratto: 
•ne' quali, a sanzione di dieci fiorini, e d'esser cassati 
dalla Matricola, si vieta ai pittori di mescer oro di lega 
con oro schietto, o in luogo di questo porre ad opera 
stagno clorato , se già non fosse con beneplacito dei 
committenti: cosa che in queste età, più vaghe della 
sustanza che dei prestigj, mi si mostra assai rara (2). 
Non tornerò sul lagnarmi delle misere angustie ove 
si confinavano con questa legge gì' ingegni, quando 
in ogni terra d'Italia, e in Toscana stessa, non differi- 
vano molto, sembrandomi per altra parte che dai nuovi 



(I] XXIII. — Item quoti nulìus ex magistris diete artns sice ex laboraloribus 
sive discipnhs diete artis et sive fuerit Ianuensis sive sit forensis non audeat, 
nec presunteti dicere Tel proferre verba injuriosa inhonesta vel minatoria Con- 
sulibus diete artis vel alieni ex Consilio cjusdem sicut sepe intenenit sub pena 
l.brarum V prò quolibet contrafaciente applicata ex nunc prò dimidia DD. PP. 
Communis et prò alia dimidia diete arti. 

(2 XXVIII. — Fieni qnod nulìus de dicla arte ponere possit in aliquo labo- 
rerio alicnius persone aurum partitum cum auro bono et perfecto nisi de licen- 
tia et cum consensu illius persone sub pena fiorenorum X a quolibet contrafa- 
ciente auf erenda et applicata ex nunc prò dimidio ipsi arti et prò reliquo PP. 
Communis et ultra privatus sit a dieta arte. 

XXIX. — Item quod nemo possit ponere stagnum deauratum prò auro fino 
nisi de licenlia illius persone et cimi Consilio eiusdem sub dieta pena. 



12 * PITTURA 

statuti traspaia non so qual maggiore stima dell'arte, 
e non so qual zelo di vantaggiarla. Perocché ad altro 
fine non poteva mirare quel tener lungi dal novero 
de' maestri gì' inabili e gli svogliati, e quel provarli 
per anni parecchi, e allungare gl'indugi se in termine 
di questi non dessero buon saggio de" loro studi. Di 
che il maestro le più volte rendeva egli stesso testi- 
monianza, e non di rado per atto pubblico, come avremo 
occasione di riconoscere. Quel eh' è poi dei foresi, non 
vorremo in tutto riprendere lo sperimento che ne fa- 
cevano i Sindicatori, quasiché il fare abilità di lavoro 
a pennelli inesperti riuscisso in isfregio del pubblico 
e in pericolo de' privati. Giustizia vuole altresì che si 
noti come assai spesso per arbitrio de' Consoli, e as- 
senziente il Collegio, si rimettesse a cittadini e a fo- 
rastieri quel tanto che lo Statuto contenea di più acerbo, 
come ai primi (per via d'esempio) l'avere appreso al- 
l'infuori di Genova, e ai secondi il subire la censura 
de'magistrati. Ed altri comodi con altre facilità si ven- 
nero via via mescolando ai Capitoli per nuovi decreti 
de' Consoli, de' quali toccherò a' propri luoghi. Anche 
agli ordini interni , e a così dire domestici , del con- 
sorzio pittorico si diede indi a poco migliore assetto , 
istituendo un sindaco straniero all' arte che ne trat- 
tasse le ragioni; di che non veggo esempio in passato. 
E il primo mi ha la data del 13 Gennaio Ì485, non 
molta lontana dallo Statuto, e in un atto che piacerai 
di riferire, affinchè si conosca fin d'ora di quanti e di 



CAPITOLO IV. 13 

quali nomi fallisca a noi la Matricola consegnata nei 
codici che soli ci avanzano (1). 

Or questa, riempiuta a dovere mercè dogli atti , ci 
sarà norma a seguitare il cammino. Chiamati già a 
veder luce i maestri eli' io dirò di ventura , è pregio 
dell'opera intendere a quelli eli' ebbero Genova o l'a- 
dottarono per patria, che dieder nome alla nostra Ma- 
tricola, e come viventi al riformarsi di questa, no son 
quasi primizie. La nostra pittura, per 1' epoca almeno 
ch'io svolgo ne' presenti volumi, non ebbe forse più 



(1] In nomine Domini Amen: Egregi/, viri domini Franciscus de Ferrariis 
et Antonius de Lavania Consules artis pictorum et tarchoneriorvm Civititis 
fanne: necnon Franciscus de Verzate Iohannes de Amicho et Marchus de 
Soprana (sic) consiliarii ejusdem artis: Iohannes de Barbazelata Petrus de 
Como Christophorus de Turri Iacobus de Clavaro Galeotus de Castelacio 
et Iohannes Georgius de Castelacio et omnes predicti eorum nominibus et 
nomine et vice ceterorum hominum et universìtatis diete artis pictorum et tar- 
cho/ieriorum Civititis Ianue prò quibns ipsi omnes superiti* nominati de solenni 
raUìiabitione promiserunt etc: omni modo via jave et forma quibns melius po- 
tuerunt et possunt fecermit constituerunt et solemniter ordinaccrunt eorum 
dictis nominibus et cnjusìibet eorum ac diete artis eorum certum et legitimum 
nuncium et procuratorem seu sindicum et alias prout melius de jure dici fieri 
et esse potest et loco ipsorum dictis nominibus et cujuslibet eorum ac diete artis 
posuerunt et ponunt Panlum Gregorium de Petra causiiicum q. Andree licet 
absentem lanquam prescntem ad omnes et singuhis liles etc. — Adam ianue 
in contrada Campcti vidclicel in apotheca Iohannis de Alexandria pictoris 
sita sub domo nobilis Opicii de Anria: anno Domin. Natie. MCCCCLXXX 
quinto Indictione secunda secundum lamie cursum die lovis lercia decima 
Zannarli in terciis : Tcstes vocali et rogati Petrus de Comizio barbcrius in 
dieta contrada filius Bartholomei et Iohannes Galianus de Saona incisor li- 
gnorum q. Iacobi cires et habitatores Ianue. (Atti del not. Battista Muffola 
— Fogliaz. 4, 1485-86;. 

Vol. IL — Pittura. 2 



14 PITTURA 

liete sorti di questa età, che partendo dalle ultime de- 
cadi del quattrocento, prende uncora la prima e afferra 
un tratto della seconda nel secolo appresso. Una schiera 
di valentuomini è quivi in concordia d' amici , senza 
rivalità, senza invidia: tutti infaticabili ad operare, e 
tutti degnamente adoperati malgrado la nequizia dei 
tempi : a noi conosciuti per benemeriti o da qualche 
lavoro sfuggito agli avversi casi, o dalla qualità delle 
opere onde abbiamo memoria, od anche dallo stile degli 
atti che in tutto non no nascondono il pregio. Né per 
questo è men vero che niuna età toccò maggior dis- 
grazia nei posteri : parecchi artefici coperti d' obblio , 
parecchi alterati nel nome, taluni scambiati fra loro , 
tali altri falsati o nel nome o negli anni , e tutti in 
comune o mal noti o confusi anche dopo scoperta la 
Matricola. Conosciuti che siano, non parrà strano che 
allo splendere della loro virtù s'affinasse lo spirito del- 
l'arte, e il sentire de' cittadini nelle cose della pittura 
s'ingentilisse viemmeglio come sembra dalle scritture 
eh' io porrò innanzi con larga mano. È poi verosimile 
che la nuova Matricola , omettendo i passati e regi- 
strando i viventi, tenesse l'ordine della loro ascrizione 
eh' ò pur quello della età loro a quel che mostrano 
i documenti. E i vivi non eran pochi : tuttoché di 
buon numero ci convenga far cenno altrove, ed alcuni 
si vogliano annettere ai principali, come gente di minor 
pregio, o scolari od aiuti de' primi. Nondimeno, anche 
ad esser sottili , appariscono degni di lunga memoria 



CAPITOLO IV. 15 

non meno di sei, tutti quanti operosi sul chinare del 
secolo, tutti quasi spenti in men che due lustri sul- 
l'uscire del cinquecento. Appartengono tutti allo stile 
che i dotti dell'arte soglion chiamare antico-moderno; 
già troppo accosto a natura e improntato d' eleganza 
perchè si confini nelle durezze del vecchio, né ancora 
sì libero al disegnare e al comporre perchè si mescoli 
al nuovo. Periodo carissimo all' età nostra , che sazia 
delle passate licenze come delle accademiche specula- 
zioni, ama in pittura il sentimento innanzi alla forma, 
ed anche in questa preferisce lo schietto airartifizioso. 
Or questi sei si succedono nella Matricola così segnati 
e co' seguenti intervalli: a capo di tutti Ioaunes de Lì- 
sandria , Carolus de Mediolano per sesto , tredicesimo 
Ioannes de Barbazelata, Lucas de Novara sotto il nu- 
mero 16, Laurentlus de Faxolo al 21, Lodisins de Nicla 
al 20. 

Giovanni d'Alessandria cognominato Mazone è quasi 
il Nestore di quella età. Le memorie della famiglia 
consistono in tre pittori che potremmo avvezzarci a dir 
nostri, e comprendono un secolo, di cui Giovanni riem- 
pie la maggior parte. L'avo di lui si chiamò Guirar- 
do (1), e quantunque non paia altrimenti che alessan- 



(1) In nomine Domini Amen: Guirardus Mazonus de Alexandria pictor q. 
lacobi: sciens et cognoscens se habuisse et recepisse a Iohanne Verrando de 
Saona multa grata seroitia et beneficia et sperans in futurum habere: et volens 
t'idcm Iokanni de dktis serviciis gratiis et beneficiis remunerare et renmnera- 
tionem Jacere ne cadat in vicium ingratitiulinis... Ideino donacit dedit cessil... 



16 P I T T U R A 

tirino, nondimeno ebbe casa, in Genova nella contrada 
di S. Agnese, la quale dentro il giro d'un anno, eh' è 
il 1414, troviamo locata ad un Bertino Bastia da Vi- 
gevano e donata ad un Giovanni Verando da Savona. 
Con tutto questo molti anni più in qua, niente meno 
di trentaquattro, è possessore della medesima suo figlio 
Giacomo , e la concede in affitto ad un certo Luchino 
de' Colli, da Vigevano anch' esso (1). Non è la prima 



ipsi Iohanni quandam domum ipsius Guirardi sitam lamie in contrada Sancte 
Agnetis cui coherent ab uno latere carrube us ab alio latore domus Petri de En- 
rico ab alia parte domus — Aduni Ianne in Fossalello ad bancum Notarii in- 
frascripti: anno Domin. Natio MCCCCXIV Indici ione VI secundum Ianne 
cursum die Vili Ianuarii in terciis. [Atti del Not. Gregorio di Labaino — 
Fogliaz. 7, 1434 e mixtorum.) 

Ih nomine Domini Amen: Guiraldus Massonus de Alexandria pinctor ha- 
bitator Alexandrie nv.nc existens Ianne ex una parte et Rertinus Bastìa de Vi- 
geyci ligator balanini habitator lamie ex parte altera: de et super omni lite 
causa et questione siee differenza ver/enti seu ver ti sperante inter dictas partes 
occaxione pensionis cnjusclam domus cwni volta ipsius Guirardi quam diclus 
Bcrtkinv.s ab ipso Guirardo conducil et que domus cum volta posila est Ianne 
in contrada Sancte Agnetis: et de et super omnibus differentiis vertentibus inter 
dictas partes predida occaxione et emerge ntia dependentibus et conuexis ad ea 
et prò quibus fuisseut in litigio corani DD. Viccditcibus vel non fuisent et 
una pars alteri et altera uni potere posset predida occaxione: se se compromis- 
serunt et liberimi largura et generale compromissum fecer-unt in loliannem Ver- 
randum de Saona prestntialiier habitalorem in lamia tanquam in ipsarum par- 
tium arbitrum et arbitratorem... — Aduni lamie in contrada Crucis Caneti ad 
residentiam Notarii infrascripti: anno a Natie. Domini MCCCC decimo quarto 
Indidione sexla secundum lamie cursum die septima Februarii circa tercias : 
Preseatibus Symone de Clacaro exactore q. Oberti Iohanne Ernia taliatore ve- 
stimi q. Guglielmi et Iuliano de Sex ino caleglarìo q. Ieronimi. (Atti del not. 
Andrea Medianotte — Fogliaz. 1, 1400-23). 

i; In nomine Domini Amen : Iaeobus Masonus de Alexandria pidor Uvei- 



CAPITOLO IV. 17 

volta eli' io tocco di questo Giacomo: il quale non potò 
essere maestro sì oscuro, se i Savonesi lo trattennero 
alle pitture del lor Palazzo in società con Anton da 
Bologna. D'altri lavori non abbiam nota, e dalle me- 
morie del figlio possiam riconoscere che innanzi al 1463 
s' era tratto a miglior vita. Così di quest' altro , e di 
quel nulla che ne sappiamo come d' artefice , andiam 
quasi debitori a Savona; e ben pare che a questa terra 
usassero i due seniori di Giovanni, e forse più spesso 
che in Genova. Del 1453, o vecchio ch'ei fosse negli 
anni, o sicuro nella virtù del figliuolo, trattolo innanzi 
al Vicario del Podestà, Ranieri de'Masci da Rimini, lo 
fé' libero con atto solenne dalla patria potestà (1) : e 



lavit et pensionanti Luchino de Collis de Vigevano ligatori ballarum presenti et 
stipulanti prò se et Ambroxio ejus /dio quemdam mediamim positum sub domo 
dicti Iacobi posila in Sancta Agnete : ad tenendmi per annos quatuor proxime 
vcuturos hodie inceptos: prò predo librarmi sex Iamiinorum in anno solvcn- 
darum dieta Iacobo seu legiptime persone prò eo in fine cujusìibct anni per die- 
timi Luchinum: Aclo quod prò predicto possit conveniri lamie Pissis Saone et 
corani qulbuscumi/v.e magistratibus — Actum lamie videlicet in Camera Gazarle: 
anno Domiti. Natio. MCCCC XXX XVIII Indictione X secundxim lame enrsum 
die II II Madii hora Vespe ramni: Testes Pelegrimis Buchaleca et Baptista de 
Columberiis prcsentes cives lamie vocati. ( Atti del not. Guglielmo Testerà 
— Fogliaz. 1). 

(li In nomine Domini Amen: Iacobus Massonus de Alexandria pictor quon- 
dam Guirardi et Iohannes Massonus pariter de Alexandria pictor jtlius dicti 
Iacobi : Constituti in ju>-e et in presentla egregll legnm doctorls Ragnerii de 
Mascls de Arimino Vicarii Sale superioris magni/. D. Potestatis lamie diaint 
et protestanlur se se esse de jurisdictione diete Civitatis Alexandrle et (amen se 
submittunt jnnsdictlonl dicti D. Vicarii et Conmunis lamie et hoc si et in 
quantum expediat: Et successive idem Iacobus didum lohamìem ejus filium 



18 PITTURA 

qui cominciano le notizie di Giovanni Mazone dove 
si suggellano quelle del padre. L' età dell'emancipato 
non è scritta nel rogito , che pur lo chiama pittore ; 
ma presumendolo sui quattro lustri coni' è verosimile, 
e fissandone il morire tra il dieci e l'undici dell'altro 
secolo come le carte c'insegneranno, noi l'avremo qua- 
siché ottuagenario. Età lunga, e operosa, e onorevole, 
quanto potesse a que' tempi augurarsi un pittore fuor 
di Toscana o di Roma; argomento per lui di glo- 
ria , per noi Genovesi di gratitudine. Descrivendolo 
quant' io saprò meglio nelle opere, non ommetterò di 
mostrarlo e maestro e promotore di begl' ingegni. E 



legitlmum et naturalem prcsentem et humlllter rcquirentem emancipava et a 
sacris nexlbus patrie potestatls penltvs exemlt et absohit.... Quaque dernum eman- 
cipatone facta et in premium ipsius dictus Jacobus dieta Johanni presenti et 
accentanti dedit donavll et remislt omnem pecullnm per ipsum Iohnnnem ac- 
quisitimi.... Iurant insuper ad Sancta Dei Evangelia tactis corporalità- scrlp- 
Uiris iteti lacobus et Iohannes quod presens emancipano non Jit in fraudeni 
Communis nec credilorurn snorum necnon promislt et solemnitcr se obligaoit 
dictus Iohannes mihi Notarlo infrascrlpto tanquam persone publlce officio 
publlco stipulanti et recipienti nomine et vice Communis lanue et omnium et 
singulorum quorum interest intererlt tei interesse poter It quod ipse Iohannes 
non ibit in cursum latra trlcnuium et quod solcet acanas et onera Communis 
lanue et in omnibus et per omnia predieta jaiet secundum et prout dispo- 
sitivi est per Capitala et ordinamenca Communis lanue de kls loquentla.... etc. 
— Aduni lanue in Sala Superiori Palatli Communis lamie videllcel ad ban~ 
cum solilum juris iteli D. Vicarii: anno Domin. Natio, millesimo quadrin- 
genteslmo quinquagesimo tertio Indictione prima secundum lanue cursum die 
Sabbati cigesima Octobrls in lerciis: presentibus testlbus leronlmo Carrega q. 
lohannis et lohinne de Pagano q. Dominici clclbus lamie vocatls et rogatls. 
[Atti del not. Paolo di Rocco — Foyliaz. b, 1451-54). 



CAPITOLO IV. 19 

sentenza del Lanzi, tirato in fallo dalla incuria de'no- 
stri scrittori, che niuno all'infuori del Brea educasse 
di quelle stagioni scolari in Liguria; che direbbe se 
i cinque nominati di sopra mentiscono a tai parole ? 
Ma il Lanzi in alcun luogo mentisce a sé stesso; ed 
è ben tempo che in tanti errori si metta alcun poco 
di verità. 

Per fare esordio dal bravo alessandrino, abbiamo dei 
suoi fatti tal copia, che a non ismarrirci converrà muo- 
ver cauti e tenerci a filo colle date. È curioso (e a ta- 
luno parrà soverchio) un atto del 1459, pel quale Ema- 
nuele e Leonello- Grimaldi consegnano, per ordine di 
Giovanni assente da Genova, a Lucia sua schiava un 
fardello di robe e un forziero già deposti in lor case. 
E anch' io vorrei passarmi di sì fatte minuzie, se il 
nome de' due fratelli non mi avvisasse di cose d'arte, 
e se gli arnesi riposti nelle stanze loro non mi mo- 
strassero famigliarità col pittore (1). I due Grimaldi 



(1) ►£< Ihesus: MCCCCL Villi die Martis XXIII lanuarii hora Vesperarum 
III in domo sua in mediano contra scriptorium majorcm suo ac nomine ei vice 
D. Leonelis prò quo de rato promittit: Notum omnibus sit quemadmodum no- 
biìes DD. Manuel et Leonel de Cfrimaldis habebant in eorum domo strumacium 
unum curii uno bancale mag. Iohannis Mazonii pictoris de Alexandria qui exi- 
stens extra lanum eis scribil ut dictas res consijnent Lucie sclave sue. Et curri 
apud eos incognitvm sit Lucium ipsam esse sclavam sttam eidem sclave con- 
signacit suo et dicto nomine dictas res ad requisicionem Laurentii de Amigdola 
J'abri intercedente predicta Lucia ac de bona et legali consignacione promittente 
semper et quandocumque conservare indemnes prenominatos DD. Manitelem et 
Leoiiclum prò dictis rebus ac consignacione. Insuper ut cum latine crii ipse mag. 



20 PITTURA 

aveon rifalla per quegli anni e decerala di magnifici 
intagli la sacrislia di Caslello, né mancano qui esempi 
di pennello che si affanno a quell'epoca. Del resto co- 
stumò il Mazone di spendere il tempo tra il suo Mon- 
ferrato e la nostra Liguria; ma in Genova tenne iuai 
sempre officina aperta, negli anni pure della sua gio- 
vinezza. Una lista di multe lo addita prima a bottega 
in contrada di S. Siro del 1456 . e quattro anni più 
tardi, indi del 1466 nella strada (siccome storpiano) di 
Pizzacurlo (1). Più volte lo scopro tra i Consoli, e prima 
nel 1470 in coppia d'un Tommasino da Vinegna dei 
tarconieri , e ultimamente nel 1501 collega di Pan- 
taleo Berengerio. Neil' età più matura abitava una 
casa in Campetto , e del 1487 ne fece compera dalla 
universilà degli Orefici : quivi si rimase poi sem- 



Iohannes operavi dabit qnod ad cos veniet et se taciturni et contenfum vocabit 
de dieta consignacionc etc. Sub etc. Et hec acta sunt in presentili Petri Ora- 
boni q. Gitirardi et Frnctnosi de Fassiis q. Iohannis testium vocatoriiM etc. — ■ 
Segue in iscrittura e sintassi lodevolmente scorretta la quitanza del Mazone 
scritta di mano sua propria: « Ego Iohannes Mazonus sum contento» de óm- 
» nibus predictis ar de cousignacione dictar.m rerum ìneiarum fata diete Lucie 
» sclave meta quas res cmnes tontentas in dato strumacio et panchale habui 
» ad plcnam. In rormn testimoniv.m manti meta propria subscrisi — Ego Iaco- 
» bus de Marinis siivi testis de dieta sitbscrqdione scripta manti dicti mcg. 
» Johnnnis ». (Atti del Mot. Simone Gioardo — Fogliaz. 1, 1453-59). 

(ì) 1456. — Contratti Sancii Siri: Iohannes de Alexandria pine/or. — 
1460: Iohannes de Alexnndvià pintor. — I46C: Coti/rata Palei Curii: Iohan- 
nes Mazonus. i Archiv. Governativo : Pandetta che porta titolo : Debitores 
Ojicii Bailie anni de MOCCOLI VI cvjv.s Officii crani massarii Iohannes lu- 
stinianus et Paulus de Avria. 



CAPITOLO IV. 21 

pre colla famiglia, e per molti indìzj vi chiuse i gior- 
ni (1). Ebbe a nozze Agnesina d'un Antonio Gigino 
suo conterraneo, e di questa più figli che attesero alla 
pittura e che ci aspettano a non molte pagine. Per 
quanto visse, non chiese né volle altra cittadinanza che 
d'Alessandria, e in alcun atto degli anni più tardi amò 
dichiararsene. Fin qui de' suoi casi, non vani a sapersi 
per uomo così valente; con più diffusione diremo ora 
delle opere. 

Non parrà leggera vendetta al costui nome , che i 
suoi lavori s'incomincino là dove ciascun maestro, quan- 
tunque prode, sariasi appagato di terminar la carriera. 



(1) In nomine Domini Amen: Magister Iohannes Mazonus fintar parte una, 
et Tlwmns de Passano q. lacobi et lacobus Cocius fabri Consules artis fabro- 
rum nomine et- via diete artis et prò qua ipsi Thomas et lacobus propriis no- 
miniùus de rato promìsscrunt sub ypotlieca etc. parte altera : De et super 
quibusdam d : Jcrentiis et controversiis vcrtentib.is inter dictaspart.es dictis no- 
minibus tam causa et occaxione certarurn expensarum factarum per dictam ar- 
tem rei nomine ipsius in qualam domo empia per dictam maj. lohannem a 
dieta arti seu Gonsulibus ipsius quzm occasione pensionum diete domus ad quas 
expensas et pensiones pretendimi dicti Consules dicium mi], lohannem te- 
neri ac de et super dependentiis : se se diclis nominibus compromisserunt in 
Aujustiiium de Sanato Saldatore et Baptistam Colmibum tinqmm in ipsarum 
partium dictis nominibus arbitros et arbitratores. — ■ Actum lanue in Capelli 
Collrgii Notar iorum sita subtus Palacium Arcliicpiscopile Ianuens. Aimo Domini. 
Natio. MCCCCLX1IVII Indictione quarta secundum lamie cursum die Lune 
XVII Septembris in vesperis: presentibus Antonio de Plebe pelipario et Bar- 
tholomeo de Zino Laurentii caholario civibus Ii.ve teslibus eoca'it et rogatis. 
Tcstatwm per me Obertum Folielam notarium. [Atti del Not. Oberto Foglietta 
gmniore — Fogliaz. 31, 1487. 

VOL. II. — PlTTUHA. 3 



22 PITTURA 

Dentro la cappella di S. Gio. Battista nel nostro Duomo, 
anzi sul picciol abside soprastante all'altare brillavano 
non più che da un anno i dipinti del Foppa che scri- 
vemmo a lor luogo; esempj quanto applauditi per nuova 
bellezza da' cittadini, altrettanto perigliosi all'artefice 
che provasse quivi accosto. Il bresciano, come è dritto 
il supporre, era lungi da noi, né la cappella potè ria- 
verlo che poscia a due lustri ; ma i Priori del Soda- 
lizio , Gerolamo di Savignone e Nicolò Italiano, non 
vollero attender tanto perchè l'altare superbisse a sua 
volta d' un' ancona da reggere al confronto della me- 
daglia. Giovanni Mazone fa tratto al cimento: correva 
la primavera del 1463, nel quale anno (se pur si vo- 
glia abbondare ) toccava poco più in là del trentesi- 
mo. E non par che impaurisse della legge che gli fu 
posta nel rogito , di pareggiare cioè , e dove fosse 
possibile di superare l'eccellenza del vicino; al quale 
effetto poniamo che non poggiasse, certo è che i Priori 
non n' erano al tutto sfidati. Non credo che tale icone 
salisse molto alta, per le forme stesse della cappella, e 
perchè si legge fra i patti ch'ella non abbia a sorgere 
fuorché alla cornice superiore dell' altarino. Ad ogni 
modo avea fregi ed intagli da compensare la mole , 
tutti trarricchi d'oro, e figure di santi in rilievo do- 
rate anch' esse , che facevano più decorosa ed illustre 
l'imagine del Precursore colorita nel mezzo. Aggiunge 
poi molto al concetto dell'opera la somma di lire cen- 
toventicinque di genovini che gliene promisero gli or- 



CAPITOLO IV. 23 

dinalori : mercede non ordinaria a que 1 tempi (I). La 
tavola eh' io dico, e gli affreschi, e ciascun altro orna- 
mento lavorato quivi in quel secolo o caddero a terra 
o furon messi da banda al rinnovarsi del santuario ; 
di che non ardisco levar querela, avendo questa cap- 
pella sortito un privilegio pressoché singolare, d'avere 



(I) In nomine Domini Amen: Jeronimus de Savignono civis lame q. Iohannis 
tamquam unus ex Prioribus Deootionis sancii Iohannis Baptiste necnon nomine 
et vice Nicolai Italiani alter ius Prioris diete Deootionis necnon nomine et vice 
quorumeumque uliorum hominum diete Deootionis et prò quo Nicolao ipse Itro- 
nimus suo proprio et privato nomine de solenni ratihabicione promisit sub etc. 
ex una parte sive partibus : et Iohaiines Mazonus de Alexandria pictor q. 
Iacobi ex alia parte : Sponte diete partes et earum certa scientia pervenerunt 
et pervenisse sibi ad invicem et nicissim confessi fiuerunt et conjitentur ad in- 
frascriptani transalionem cempositionem et pacta causa infrascripta solemnibus 
s t ip ulani ih us («ic) hinc inde intcr doctas partes interoenientibus: Rcnunciantes etc. 
Yidelicet quìa causa et occaxione dictarum transalionis composita) nis et pactorum 
dictus Iohanues per se et heredes suos se ut supra obUgando promisit et so- 
lemnker conoenit dicto Ieronimo dictis nominibus presenti stipulanti et reci- 
pienti nomine et vice dode Deootionis et quorumeunque aliorum hominum diete 
Deootionis necnon miài notario infrascripto tanquam publice persone officio pu- 
blico stipulanti et recipienti nomine et vice aliorum hominum diete Deootionis 
et per dicium notar ium infrascriptum eisdem hominibus diete Deootionis licei 
abseìitibus bene et dilige/iter construere seu construi Jaccrc infra festum sancii 
Laurcntii proxime ventnrum anni presentis de MCCCCLXIII majestatem quan- 
dam in capella aitar is sancii Iohannis Baptiste posila lamie in Ecclesia sancii 
Laurentii que sit et esse debeat in altitudine usque ad comicem supemam dicti 
altaris in qua sit ymago sancii Iohannis Baptiste ac alie ymagines cum labo- 
nbus et figuris releoatis et intaliatis que aposile esse dicuntur in quodam de- 
signo per dictum Ioharmem dato dicto Ieronimo ut aseritur ( sic ) videlicet 
in designo majori: Quam majestatem laborare seu laborari facere teneatur dic- 
tus Iohannea opere pulcerimo et ditissimo auroque optimo et convenienti simili 
molestati ac coloribus finis adco quod dieta majestas sit ita pulccrima et dives 



24 F I T T U R A. 

ia ogni età valenti artefici, e cose per ogni artefice 
singolarissime. Privilegio così grande e così manifesto, 
che noi siamo usi, nominando quel luogo, ad intender 
sempre non so che di squisito e di raro. 

Ma 1' argomento migliore della virtù dimostrata da 
Giovanni in sì "bella occasione fu il richiamarlo che 



ac bene Morata quod dici possit in similitudine et mellus si esse potest yma- 
ginis Dei Patris existcntis supra troinam capette predicte sancii lohannis Bap- 
tisté: Pro predo et valore cujus mijestalis dictus leronimus dictis nominibv.s 
promisit et solemniter contenti dicto Iohanni presenti stipulanti et recipienti 
prò se et heredibus suis sili Iohanni vel persone prò eo legitime dare et sol- 
vere seti dari et sotti fàrere realiler et cum efectu libras centum viginliquinqtie 
lanuinorum monete enrrentis per hos modos et per hos terminos vidclicct hinc 
ad mensem unum cum dimldio libras sexaginta lanuinomm diete ponete enr- 
rentis et reliquas libras sexajinta qainque completo dvto opere ac ipso dato et 
consigliato dicto Icronimo dictis nominibus. Aclo non obstantibus suprascriptis 
quod si majestas predicla non fuerit tempore consiguasionis (sic) predicte illius 
bonitatis et qualitatis cujus et qimllis esse debet arbitrio tamen dutorv.m lero- 
nimi et Nicolai Priorum predictorum quod tunc et co caste possint dicti lero- 
nimus et Nicolaus dimitlere dicto Iohanni clictam majestalern et cisdem Icro- 
nimo et Nicolao dare ac restituere pecuniam per ipsum Iohannem receptam ab 
eis seu aliquo ipsorum aut aìiis prò eis tei ipsorum aliquo aut diminuere et 
difalcare ex pretio predicte majestatis tanivm quantum cisdem Icronimo et Ni- 
colao tidebtlur et placuerit et in absentia dictorum /erottimi et Nicolai stari 
debeat arbitrio et declarationi duarum personarum eligcudarum per homines 
Devctionis. — Sub pena gtorenorum quinquaginta lanuinorum monete currentis 
in quam penam incidat pars non obsercans parti obsercauti prò gusto danno et 
interessa partii observanlis taxato. — Actum lamie in Bancis sub porticu do- 
mus Octclo/ii de Nigro tidelicet ad banca m, residentie mei Notarli infrascripti: 
Anno Domin. Nativ. MCCCCLXIII Indlctione X secundum lanue cursum die 
Lune XVI Madij in Vespe ris : presenLbus testibus Marco Lomelino q. Io/redi 
et Philipo de Saciguono q. lacobi civibv.s lanue al hec tocatis et rogatis. — 
(Atti del Not, Tommaso Duracino — Fcgìiaz. 7, I4C3;- 



CAPITOLO IV. 25 

fecero in Duomo tredici anni di poi a racconciare e a 
rabbellire l'aitar maggiore, rimosso (non era gran tem- 
po ) dal luogo antico e raccostato alla tribuna per le 
nuove opero della suddetta cappella, siccome ad altro 
luogo riferiremo. Nel qual restauro contribuirono, s'io 
credo agli atti, il Capitolo di s. Lorenzo o la Consorzia 
di s. Giovanni Battista; stipulando pel primo l'un de' 
canonici Bernardo Bulgaro , e per Y altra i moderni 
Priori Battista di Guano e Matteo del Flesco. È cu- 
rioso a sapersi qual fosse l'altare, e qual dovesse riu- 
scire per man del Mazone ; tanto più che al secondo 
invito non era altrimenti da usar pennelli , ma tutta 
cosa di scultura e d'intaglio. Aggiungerei pure d' ar- 
chitettura , dacché il buon maestro non venne al la- 
voro che prima non offrisse agli ordinatori un disegno 
della macchina, non pur tracciato con linee ma colo^- 
rito a gran cura quasi ad anticiparne l'aspetto. Dalla 
mensa rilevava uno zoccolo o imbasamento ad opera 
di legname, fiancheggiato di doppia scala tutta ornata 
a trafori sul gusto d' allora per più venustà e legge- 
rezza. Quinci poggiavano in alto tre colonne della ma- 
teria medesima, alle quali non doveva egli altra cura 
fuorché di ritingerle e farle nuove con fregi d'oro ed 
intonachi di finissimo azzurro. Ma l'attico (o traverso 
come il chiama la polizza) era pur faccenda di lui, e 
di forma ben dilicata per gli ornamenti o i risalti 
dello scalpello ; basti il vedere con quanto affetto ne 
trattino i committenti. Quivi indossavasi la cassa od 



26 r I T T U R A 

urna che chiudeva le sacre ossa di s. Siro vescovo , 
recente tesoro scoperto a gran gioia di tutta Genova 
nel riinutarsi appunto del vecchio altare. Or questa 
sembrando disuguale a sì degno uffizio, cedette luogo 
ad un'altra lavorata di propria mano dell'Alessandrino 
e scolpita anch'essa non so se a rabeschi o ad istorie , 
che la scritta non cel dichiara. Ma che Giovanni ba- 
stasse all' opera delle figure lo diconj aperto le tre 
statue di tutto rilievo che in misura di quattro palmi 
dovea collocare sui fianchi e sul mezzo dell' urna : ed 
erano un Dio Padre col globo e la croce nell'una ma- 
no, e i due santi tutelari di Genova, Lorenzo e Siro, 
colorite in parte ed in parte dorate secondo il vezzo di 
allora. Obligavasi pure d' una imagine in marmo di 
Nostra Donna col Pargoletto , da sostituirsi sulla co- 
lonna mezzana ad un'altra già quivi esistente (1): del 



(I] In nomine Domini Amen: Venerai. Dominus Bernardus Burgarus cano- 
nicus Ianuensis unus ex deputatis per Capitulum Majorìs Ecclesie Ianuensis 
et spectatus Dominus Baptisla de Goano et Matheus de Flisco Priores Dcvo- 
cionis sancti lohannis Baptist» qnibus Prioriòus data est potestas et arbitri- 
nm per celeros collegas eorum vigore pubi ì.ci instrumcnti publicati per Pel rum 
de Frenante notarium ex ima parte: et magister Iohannes Masoims pictor ex 
altera pene nei •uni ctc. Rennnciantcs etc. Videlicet quia dictus mag. Iohannes 
promissil et solemuiter se obligavit construcre et construi foxere altare i 
Ecclexie saneti Laurenlii hoc modo: videlicet quia promissit tres col.umpnas que 
regunt capsiam in dic'o altari reparare ex auro et arzuto fino et in bona et 
condecenti forma et transcersum quod est inter columpnas et capsiam construere 
et construi faccre laboratwm et scultum juxta formarti nobis datam et exhibitam 
in pictura cum suis sculpturis ac edam capsiam ipsarn lahorare de Ugno bono 
et idoneo cum suis sculturis et sub forma nobis data ut sv.pra et a lateribns 



CAPITOLO IV. 27 

qual lavoro non sarei così pronto di far merito a lui 
non avendone esempio per altri pittori, e come di cosa 
che contrasta non pure alle usanze ma ben anche alle 
leggi che di quegli anni governavano l'arte. Né vor- 
rei per questo ch'altri recasse in dubbio le fatture in 
sul legno: contuttoché il magisferio che n'avean tolto 



diete capsie duas imagines ligneas bene ornatas auro et cohribus et que sint 
imagines bone et bene sculte parmortm qualuor sub representacione et figura ab 
uno latere saneti Lanrenlii et ab alio sancii Siri et desuper imaginem ■imam 
Salvatoris Dei Patris etm mundo in manu et eruce et in columpna de medio 
imaginem unam ex marmore Nostre Domine cum Fi/io loco ejus que mine ibi 
est puhram et bene ornatam ac condecente)- ac edam in pede dictarum colun- 
uarum bancum unum ctim suis scalis duabus perforai is et scalas in forma con- 
decenti et dietum laboreriwm coviplection (sic; dare et hoc intra festum Dumi- 
nice Nativitatis proxime venturum. — Et versa vice prenominati DD. Bernar- 
dus Baptista et Matheus promisserunt et solemniter se obligaverunt dare et sol- 
vere dicto mag. lohanni prò sua mercede et expensìs id quod judicaoerint et 
arbitrati fuerint D. Bartholomeus Pamolrus Prepositus saneti Petri et D. Leo- 
ne! de Grimaldis. — Acto et expresse convento et declaralo quoti prenominati 
DD. ex nunc mutuare debeant et tcneanfur eidem mag. lohanni libras qua- 
draginla Iauue ipsis prestante idoneam fidejussionem prò adimplendo predieta 
— Acturn Ianne in contrada Sancti Laurentii videlicet in domo kabilacionis 
prefitti D. Baptiste: Anno Domiti, naliv. MCCCCLXXVI Indictione octavase- 
cundum lamie cursum die Iovis octaco Augusti hora quartadecima in circa : 
presentibus testibus lolianne de Goauo q. />, Pauli et Benedicto de Goano ci- 
vibus et habitaloribvs lamie vocatis et rogatis. 

►J< Die Veneris nono Angusti in terciis: Dictns mag. Iohannes volcns obser- 
vare contenta in dicto instrumento promissit in omnibus prout in dicto instru- 
mento continetur sub etc — Et prò eo Anlonius Gallus notarius in omnibus 
prout in dicto insfrumento continetur sub etc. Renuncians etc. 

(In calce) D. Petrus Antonms ferrarius debet facere ferramenta ad libras 
septem singulo cantano et promissit dare in tempus sub pena florenorum vi- 
(jinUquiuque. (Atti del Not, Domenico di Precipiano. - Fogliaz. 2, 1470-T^, 



28 PITTURA 

i maestri del dipingerò, non andasse senza acerbi ri- 
chiami dei mastri d' ascia, i quali arrogavansi il pri- 
vilegio di quanto s'avesse a quadrare o a scolpire o ad 
intagliare di legno. Stimo anzi non alieno al presente 
discorso il toccarne alcun poco , e perchè giova alla 
storia do' tempi , e perchè conferma al Mazone que- 
st'altra lode, comune del resto ai migliori artefici della 
sua età e in ispecial grado ai lombardi. 

Precorro i tempi facendomi al 1487 , quando Gio- 
vanni era già in credito d'egregio maestro così al di- 
pingere come ad intagliare gli altari. Quest' ultima 
facoltà svegliò le ubbìe nel inestiero de' legnaiuoli , 
soliti a nominarsi variamente secondo le pratiche loro 
come a diro di cassajuoli , di cassai , di fallegnami, o 
con parola comune maestri d' ascia. E la cosa n' andò 
a' magistrati : se non che il pittore per pubbliche te- 
stimonianze difese sì bene la prepria causa , che ne 
uscì con suo onore assoluto. Conciossiachò non ebbe 
gran pena a dimostrare corno i fregi dello scalpello 
fossero arte assai vecchia nei maestri di pittura, o quasi 
sorella alla virtù del dipingere ; e basterebbe il por 
mente da quanta età la esercitassero i dipintori e con 
quanta lode , laddove quo' raffazzonatori di casse o di 
palchi o di che so io non avean garbo nò ingegno 
né scuola a sì fatte dilicatezze. Che se alcun di costoro 
s'era tratto fuori del volgo e mostratosi degno di sì 
bel magistero , questi alcuni non vi s'erano adde- 
strati che sotto la sua disciplina ; e citava a nomi e 



CAPITOLO IV « 29 

fratelli Del Pino, che noi citeremo a nostra volta quando 
l'ordine dell' opera vi ci conduca. À rincalzare le sue 
ragioni veniva d'innanzi al notaio quel Pietro da Como 
nel quale ci scontrammo a metà del secolo : oggimai 
vecchio, e però più credibile a testimoniar del passato. 
Costui affermava eoa giuramento come Ughetto da Pisa, 
già suo maestro e di pittura e d'intaglio, avesse trat- 
tato senza molestie il legno per ornamento d' ancone 
e d' altari ; e quanto a so , partitosi una volta dalle 
stanze di quello , aver continuato con tutta pace in 
cotal lavorìo per più chiese (1). I tre verbi enunziati 



il) $4 In nomine Domini Amen: Majister Petrus do Cumis picior q. Gre- 
gorii teslis summarie et ad eternarti rei memoriam productus per Iohannem 
Masonum de Alexandria pictorem probare et Jidem facere volentem quod rei 
veritas flit et est quod piclores Cieitatis lamie et qui exercent artem piclo- 
rum in ista cintale et maxime pinjentes altaria sunt soliti per se ipsos itila- 
liare /oliare et transforare Ugna et tabullas (sic) prò conflciendis altaribus et 
per annos decem vigiliti triginta quadraginta qninquaginta et ultra et per tan- 
tum tempus quod non extal ad memoriam in contrarium usi sunt hoc privi- 
legio et arte intaliandi foliandi et transforandi lignamina prò altaribus con- 
flciendis et semper fuerunt ac hodie sunt in quasi possessione hujus jturis et 
artis foliandi transforandi et intaliandi et per se ipsos semper intaliaverunt 
et foliaverunt et transforaverunt prò maxima pirte altaria que conficiuntur 
ab eis: Et quo! est publica voce et fama manifestimi et notum quod ista ars 
et ministerium intaliandi foliandi et transforandi lignamina prò altaribus est 
de dependentiis et connexis artis pictorum ymo fondamentum (sic) artis eorum 
qui dedicant ingenium eorum ad pingendum altaria et ita publice tenetur et 
aplrmatur inter scientes et praticos de dieta arte: Et quod capsiarii cazarolii 
isic) bancalarii et magistri asie cornmimiter nesciunt intaliare foliare et 
transforare lignamina prò altarini conflciendis et soli filli Antonii de Pinu 
bancalarii sunt UH qui didicerunt inlà' lare foliare et trans forare lignamina 
prò altaribus conflciendis ab ipso magistro Ioaarma pletora quem habuere prò 
Vol. II. — Pittura. 4 



30 PITTURA 

e ripetuti assai volto nella scrittura ci dan quasi 1^ 
forme a que' tempi usitate nelle cornici o inquadratura 
delle maestà : intagliate di meandri e di figure tal- 
volta nelle fasce o lesene degli scomparti, fogliate sul 
fuori delle cuspidi o delle spire , e traforate il più 
spesso a minuta opera sugli spazj superni , con sem- 
bianza di graticelle che stringeansi in ogiva. In tali 
fogge d' ornare non si compiacquero meno gli orefici 
e gli scultori medesimi che diceansi però intagliatori, 
come di per sé attesterebbero più monumenti che an- 
cor ci rimangono d'entrambe le arti. Né qui falliva al 



instructore et majistro intaliandi folianii et transforandi: Et de predlctis plus 
minns vel aliter proni testes dixeriat in facorem produccntis et contro, parlem 
adversam saloo sibi etc. et non se obstrinjens. — Admonitus dlctus Petrus 
testis de veritate dicendo, et qui juraoit dicere veritatem dieta tilulo sibi prius 
ledo et vuljarisato suo j 'tiramento etc RespondJ, : q>tod ipse testis modo sunl 
anni quadrajinta quinque et ultra, flit in lamia coneordatus cum majistro 
Ugheto de Pisis piclore in Ianni tunc commorante juxta plateam S Marie 
Majdalene causa adiscendi diclan suam artem putorum et cum eo stetit an- 
nis septem pinjendo intanando /oliando et transforando lijnamina prò con- 
ficiendis aitar ibus et vidit per plurcs annos et usque ad mortem dicti mag. 
Ugheti sui majistri ipsum mzj. Ughatum uti hoc privilegio et arte intaliandi 
foliandi et transforandi lijnamina per se ipsum prò aitar .bus conficiendis et 
esse in omni possessione hujus juris et arlis et pzcijìce et quiete ab annis qua- 
drajinta quinque et ultra citrx et usque ad presens inse testis semper intaliavit 
transforaoit et foliivit lirjnamina prò altiri'jtis conficiendis et postqmm exicit 
a dicto maj. Ughato mijistro sui inhliisit foliaoit et transforaoit altare 
majnum Ecclesie S. Marx Majda^ene Ianuc altare S. Antonini de Padua exi- 
stens in Ecclesia S. Froncisci de fanuz et alia plura et dioersa aitar ia prout 
poterai et faciebat dktus quondam >»aj. U^hetm suus mtjister et prout ab 
eo dcd.cerat... etc. (Atti -lei not. Nicolo Raggio — Fogliaz. 17, 1487;. Questa 
scrittura segua la data 14 novembre di detto anno. 



CAPITOLO IV. 31 

Mazone l'autorità d'un valente nelle cose del marmo, 
il cui nomo destinato a priacipal luogo delle notizie scul- 
torie, si registra fin d' ora per necessità del racconto. 
Voglio dire di Michel d' Aria , che dopo il comasco 
recava un secondo esempio di scalpelli fra le mani a 
un pittore in Bertolino da Pavia alla cui bottega li- 
sa va egli assai spesso , soggiungendo altresì dei Del 
Pino coma unici ad intagliare fra i legnaiuoli, e am- 
maestrati non per iscuola de' lor consorti, ma per cura 
del Mazone e per cura sua propria (1). E il somi- 
gliante attestavano, pei fatti almeno d'UGiiETTO, un prete 
Antonio di Giussano cappellano alle Povero di san Sil- 
vestro, e un Marco di Sanguinato tessitore di tovaglie, 
l'uno e l'altro abitanti alla Maddalena, l'uno e l'altro 
benevoli e domestici quasi al pisano. E a cessare 
quell'importuno piatire che volevano i mastri d'ascia, 
mettea suggello a sì degni testimonj un cotale del 
lor mestiero medesimo, ed era un Benedetto Maggiolo, 
di nome non oscuro fra gli atti contemporanei al litigio. 



(1) >$< In nomine Domini Amen: Majisler Micael de Ayra de Pello scruptor 
(sic) et intaliator mzrmororiim in Ianni testis ut supra prodnctus per dicium 
maj. lohaunsm Masonum... suo juramento testificando dixit quod verum est 
quod ipse testis pluries de preterito vidit mag. Bcrtolinum de Papia pictorem 
per se ipsum intaliare /oliare et transforare lignamina, prò conficiendis alta- 
ribus et quod ipse testis inter bancalarios cazarolios et capsiarios seu magistros 
asie nescit alias quam illos de Pinu aliquem qui sciant follare intaliare et 
trans/orare lijmmim prò con/ìciendis aitar ibus : quos de Pinu aliquando vidit 
doceri a dicto mzg. lohanne Masono et aliqmndo ipse testis eos dacuit inta* 
Lare follare et transforare, (Nel compreso dell'atto surriferito). 



32 PITTURA 

Il troppo della materia mi farà scusa s' io mi sgom- 
bero il passo fra tanti maestri di minor pregio che mi 
s'incontrano da luogo a luogo, facendo anche un tratto 
sostare il lettore nello notizie de' principali. Di que' 
nomi inferiori, schiarati di minor luce negli atti, è il 
Bertolino appunto cho testò si rammemora, ed anche 
altrove con Raimondo da Napoli; da non confondersi 
col Bartolommeo di Canonica che in più d'una carta 
va distinto del medesimo nome. Basterebbe a chiarir- 
cene il testo della matricola che tien nota d'entrambi, 
e del Bertolino pavese per venticinquesimo. Ch'ei di- 
morasse da pezza in Genova ne toglie ogni dubbio il 
decreto del Doge Arcivescovo e degli Anziani, che al 
6 di maggio del 1484 lo ammetteva a concordarsi col 
fisco per la solita bisogna delle avarie (1). È anzi ve- 
rosimile eh' ei vi morisse , nò innanzi agli albori del 
nuovo secolo. Più che di lui si han memorie d' un 



(1) ►£« MCCCCLXXKIHl die VI Maj : Rcvcrendiss. et III. etc. et Majm- 
Jlc. Consilium etc. in pieno numero congrejatum: Audito Bertorino de Papia 
pletore petente conventionari eo quod velil in hac cioitate abitare cum ejus fa- 
milia cum etiam nullo unquam tempore descriptus aiti nommatus sit in oneribus 
Communis lame: Re intcr eos examinata absolcentes se ad calculos albos et 
nijros receptis omnibus albis offirmativis: Commiscrunt et vertute hujus re- 
scripti committunt Spedato Officio Monete ut eum audiat et an fuerit unquam 
taxatus seu descriplus in manualibus azariarum Communis instructiones su- 
mat: deinde seroatis decrelis eisdem Recerendiss. et III. D. Duci et Consilio re- 
feral an cjusmodi conventionem censeat ei fere concedendum adiecta declara- 
tione temporis et annue solutionis et hoc in quanium nunquam solverii et non 
aliter. (Archi v. Govern. Dicersorum Lazari Ponsoni: voi. 138, 1484). 



CAPITOLO IV. 33 

figlio ch'ei nomò Giambattista, e che appaTe negli atti 
come nato pur egli in Pavia. È utilissimo il ricordarlo 
con quelle opere che se ne sanno, perchè dimostrano 
come l'arte dell'intagliare e del dipingere le cose inta- 
gliate si travasasse di padre in figliuolo quasi eredità 
di famiglia. Impareremo per giunta che la scultura sul 
legno, siccome bisognosa di tinte e d' oro, si contasse 
fra le facoltà del pittore , né si chiamasse con altro 
titolo chi s' invogliava di professarla. Quindi si pro- 
dussero divote statue, e specialmente di Crocifissi per 
le Compagnie de' Battuti che uscivano in processioni 
di penitenza ; quinci altarini e maestà per religione 
domestica, scolpite di basso rilievo e chiuse con ispor- 
telli fregiati a lor volta di sacre imagini. Dell'uno e 
dell'altro costume soccorre in esempio il Giambattista, 
tuttoché con modesti guadagni , i quali per mio av- 
viso rivelano la stima minore in che si tenevano tali 
fatture a dir così casalinghe. Lavorò un Crocifìsso 
a richiesta d' un Nicola del Campo da Bonifazio per 
la poca mercede di sette ducati d' oro ; obbligandosi 
per giunta d' un angioletto in atto di accoglierne il 
sangue : pietoso vezzo assai divulgato a que' giorni (1). 

(1) In nomine Domini Amen: Magister Iohanues Baptista de Papia pictor 
Jilius Bertkorini sponti etc: promissit et se obligavil Nicolao de Campo de 
Bonifacio pi-esenti et acceptanti facere et construere Crucijixum unum de ma- 
gnitudine pulcritudine et qualitate Crucifixi Domus disciplinatorum Sancii An- 
irte cura suo Angelo a pectore plage et illiim sic factum et constructum Ira- 
iere et consignare dicto Nicolao et in abseniia ipsius lacoio de lancilo dt 
Casiilliono calsolario infra mensa sex proximos omni contraiicione remota. 



34 PITTURA 

Né par lecito- scusare sì avaro prezzo colla parvità 
della statua, dacché si pattuiva ch'ella non menomasse 
nò di bellezza né di misure da un' altra che già ne 
avevano i confratelli di s. Andrea, condotta forse an- 
che questa per le mani di Giambattista. Un secondo 
incarico gli veggo esser dato da persona via più oscura, 
certo fallegname Giovanni d'Ottone, e con più scarsa 
promessa di lire nove di genovini. Nò queste in de- 
naro sonante , ma in istima di tante robe di dosso 
che gli eran già consegnate, e s'io debbo pur dirlo , 
di parecchi beretti neri , d' un calzamento di colore 

Et ex adocrso dktus Nicolaus sponte etc : dare et solvere promissit ditto ma- 
gistro Iohanni (sic) ducatos septem astri prò mercede laboris ipsius magistri 
Iohannis Baptiste prò fabrkatione et consiructione dicti Crueifixi in consigli- 
none et traditione ipsius omni postposita contradicione: et infra solucionem dic- 
torum ducatorum septem mercedis ipsius Iohannis Baptiste dic/us Iohannes 
Baptiata confitetur Imbuisse et recepisse ducutimi unum auri a dialo Nicolao: 
hoc etiam declarato et expresse convento inter dictos contrahentcs quod si dk- 
tus magister Iohannes Baptista non dcderit et tra.liderit dicto Nicolao dietim 
Crucfixum de predieta magnitudine pulcritudine et qualilate ut supra cum An- 
gelo a pectore plaje ut supra infra dictos tres menses proximos teneatur et 
obligatus sit dktus magister Iohannes Baptista co casu reddere et restiluere 
dicto Nicolao dictum ducatum auri ut supra habitum a dicto Nicolao infra 
solucionem predictorum ducatorum septem predi seu mercedis ipsius Iohannis 
Baptiste predicti Crueifixi et ultra teneatur et obligatus sit dare et soloere 
dicto Nicolao ducatum medium prò gusto damno et interesse dicti Nicolai pre- 
missi Crueifixi non consigliati et traditi ut supra omni postposita contradicione 
— Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei not. infrascripli: Anno 
Domin. Natio. MCCCCLXIXX, sexto Indictione decimalercia secundum Ianue 
cursum die Martis decima nona Iullii in terciis : presentibus Blanchaleone 
Gentile q. D. Sorleonis et Simone de Caneto q. Antonii cioibus Ianue testibus 
ad premissa, vocatis et rogalis. ( Atti del not. Antonio Pastorino: Fogliaz. 
II, 1496;. 



CAPITOLO IV. 35 

vermiglio e d'una schiavina foggiala in tinta di rose 
secche. Per questo nulla si legava l'artista di comporre 
ad ingegno di scalpelli una tavola da cui rilevasse a 
metà la figura del Cristo fra quelle della Madre, della 
Maddalena e di s. Giovanni : e le valve che dovean 
chiuderla a mo' d' armadio mostrassero altri intagli 
d' angioli in atto di benedire o genuflessi con cande- 
labri per mano, e tutte spiccassero da un fondo azzurro 
stellato d'oro (1). Cotali volgevano i tempi; né penso 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Johannes Baptista de Papia pictor Ber- 
toriDi sponte: Confcssus fuit et in feritale publica recognovit lohanni de Oc- 
tono bancalario Stefani presenti acceptanti etc: se Iohannem Baptistam a 
dicto Iohanne habuisse et recepisse libras novem IaniUnorum in berretis nigris 
et deploiie una roze (sic' ac in pari uno calligarum ab homine vermiliarum de 
et prò quibus libris nevem diclits Iohannes Baptista facere tencatur et debeat 
et ila promisit et promittit eidem lohanni presenti et acceptanti ut supra mije- 
statem unam cum sua cantra cum suis arvis et in quibus pingere debel figuras 
seu imagines quatuor relevi bissi pietas et diuralas bono auro et bonorum co- 
lorum: et intra dictam can'ram facere tencatur stellas boni auri et ar;ziris: et 
in qua quidem mijestite ponere et adesse debeant imago Beate Marie Virgi- 
nis r elevata ab uno laiere imigo Sane ti lohannis Evangcliste et in medio 
Crucifixus cum suo Angello (sic) colligente sanyuinem et ad pedes Crucifixi i- 
mago Beale Marie Magdalene: et ita intra dictam cantram adesse debent Au- 
gelli duo inzcnogiali (sic) cum duobus candelabris in marni: et di-te omnes fi- 
gure et imagines esse debent relevate de Ugno: et supra dictam cantram adesse 
debeat Anjellus unus dans benedlctionem: Et dictam majestatem dare et con- 
signare promisit cum omnibus predxtis figuris pictis et laboratis bono atiro et 
bonis colori'ms dicltts Iohannes Baptista e.dem lohanni presenti et acceptanti 
ut supra fabricatam et fulcilam intra menses duos proxime zeuiuros absque 
ulln exceptione et contradicione. Renuncians etc. — Actum lanue in plano 
Porte Sancii Anlree vJehcet in Logia Monasteri monialium Santi Andree: 
anno Domin. Natio. MiXles'.mo quingenlesimo primo Indicttone tercia secun- 



36 PITTURA 

che le belle arti toccassero mai più sinistra fortuna. 
Dei due predetti lavori il primo ha la data del 1496, 
di cinque anni più tardi il secondo. Così siani tra- 
scorsi fino alla soglia del Cinquecento, là dove i nomi 
di Bertolino e di Giambattista ci si dileguan dagli 
occhi. Il perchè, concedendo all'ordine della materia, 
non ci dorrà d' avere un tratto anticipata 1' età , né 
d' aver messi in coppia il genitore col figlio , tanto 
eguali di magistero, così sommersi ad un modo in un 
silenzio medesimo. Ora è tempo di ritrovare le nostre 
orme. 

E non prima raggiungo il Mazone, ch'io lo veggo 
compagno a quel Galeotto da Castellazzo annunziato 
più sopra, e che nel ruolo dell'arte si legge all'ottava 
linea. Il posto ch'ei tiene non cai dà per sì giovane 
al rinnovarsi della matricola; e d'altra parte nel 1469 
avea già da pezza accomunate le proprie fatiche col- 
l'alessandrino , e s'erano tra loro svegliati dissidj che 
in quest' anno si decisero per compromessi (1). Nò si 



dum fanne cursum die Marlls triijesima Marcii hora tercia noctis vel circa: 
jresentibus Iohanne de Ripa de N'obietto q. Iacobi revenditore fructmm et Io- 
hannelino de Valctari filio Antonii civibus lamie testibus ad prcmissa vocatis 
special iterane rojalis. (Atti del Not. Gregorio Ferro seniore. — FogHaz. 3, 
1500-02.) 

(1) In nomine Domini Amen: Iohannes Mazonus pictor q. Iacobi ex una 
parte et Galeotus Nebia de Castelatio etiam pictor q. Cristo/ori ex altera 
parte : De et super omnibus et sinjulis litibus causis conveniis controversus 
et rationibus vertentbus et verti sperantibus et seti quomodolibet verti possent 
inter ipsas partes guibnscitmgiie nominitus occaxionibus vel causis cogitatis vel 



17 
CAPITOLO IV. °' 



spense però l'amicizia o l'affetto, s' anco vogliamo, di 
compaesani , perclV io li ritrovo dopo anni molti ri- 
stretti in egual società di lavori , e non solo in Ge- 
nova ma in Alessandria là dove Giovanni non restò 
mai di condursi per occasioni. Tal consuetudine man- 
tenne pure Galeotto al natio borgo, dove impalmò certa 
Iaabetta di Gio. Andrea de' Pelati, e dove nel proprio 
luogo che diceano il MortucHo possedeva una terra 
©rtiva provenutagli dal costei patrimonio dotale. Tanto 
si legge negli atti di Teramo da Castellazzo rogati nel 
1495 ancor vivo il pittore. Costai non fa ignoto al 
Ratti , mercè di due tavole in santa Brigida rappre- 
sentanti gli Arcangeli e s. Pantaleone con altri martiri, 
nelle quali con esso il nome avea scritte le cifre del 



non cogitatis tam per instrumenta et scripturas quam sine vel quovis alio modo 
usgue in diem et horam presentes: ac etiam de et super omni eo et toto quod et 
quantum una pars ab altera et altera ab una habere et recipere deberet et seu 
petere et requirere potest seu posset quomodocumque et qualitercumque ac qui- 
buscumque nominibus occaxionibus vel causis cogitatis vel non cogitatis tam per 
iastrùmenta et scripturas quam sine vel quovis alio modo usque in diem, et 
horam prese?ites ut supra ita quod presens compromissum sit generale et ge- 
neralissimum et se extendat tam ad cogitata quam non cogitata ita etiam et 
adeo se se compromisserunt et plenum largum liberum et generale compromis- 
sum feceruni et faciunt in DD. Iohannem de Sancto Stepkano notar ium et Bar- 
tholomeum Pelatum bordatorem tanquam ipsorum partium arbitratores — Actum 
fanne in Bancis sub porticu domus Angeli de Nigro et fratris videlicet ad ban- 
vum residentie mei notarii infrascripti: anno Domin. Nativ, MCCCCLXVHH 
Indictione prima secundum Ianue cursum die Marlis XX /unii in terciis: pre- 
sentibus testibus Ambrosio Copello notario q. Antonii et Francisco de Ainigdola 
Jabro Laurentii civibus Ianue ai hec vocatis et rogatis. (Atti d»l Noi Tom- 
Miado Duracino. — Fogliaz. 12, 1469). 

Vol. II. — Pjttuiia. | 



38 riTTUKA 

1481 e dell' 84. Lo storico dell' italiana pittura potè 
vederle a bell'agio o sul luogo o in. disegno innanzi al 
disertare che si fece poi quella chiesa : e a quel che narra 
.dei campi dorati e dei modi del comporre, sembra mo- 
strarcelo fra i più devoti all'antica maniera. Nuiladimeno 
il giudizio di lui, ai quale si vuole stare con tutta fi- 
danza, lo fa ragionevole artista sia nelle forme dei volti 
e sia ne' vestiti: le cui pieghe (ripiglia per altro lato) eran 
quasi cartacee né ritraevano d'altra scuola. Perduti og- 
gidì que' dipinti non accade soggiunger motto, se già 
non piacesse ad altri il notare che un tal gusto ne' panni 
non fu estraneo ai pavesi di vecchia scuola. Per conto 
nostro non taceremo come il cognome di Galeotto 
venisse guasto dal Ratti in Nebea, e guasto se ne pas- 
sasse ne' volumi del Lanzi troppo facile a riposar sul- 
1' amico. Si arrogò lo Spotorno di emendar 1' uno e 
l'altro, torcendolo a proprio talento in Niòeà, « Nido- 
beato (soggiunge) u che in lingua lombarda si accorcia 
u e trasforma in Ni-beà. >» Rimedio, diremo noi, troppo 
peggiore del male; ma taluni diranno audacia in sen- 
tenziar tanto lungi senz' altra prova. Comunissimo e 
frequente ne' rogiti è per le terre dell'alessandrino il 
casato dei Nebbia, quale si vede sempre aggiunto a Ga- 
leotto ne' documenti, non esclusa la lista dei Consoli, 
ove il Galeotus Nebia si registra per l'arte dei dipin- 
tori come il Cristophorus de Turri per gli scudai sotto* 
il 1482. L'anno del 95 già da me riferito è il più tardo 
delle costui notizie; se non che per altre opere eh' io 



CAPITOLO rv. 30 

cresco al breve elenco del Ratti, possiamo retrocedere 
coi dipinti di Galeotto fino all'anno del GÌ, e attri- 
buirgli cosi un sette lustri di continua dimora. In 
quest' anno appunto Bianchinetta vedova di Perei vai 
Cibo gli dava a colorire una tavolina per religione 
(crederei) di famiglia; e mi giova notarla a sua lode, non 
essendo stile di nobil donna richiedere di tai suppellettili 
un pennello mediocre od oscuro (1). Maggior lavoro , 
per mole almeno . fu quello d 1 una santa Margherita 
ch'egli dipinse nel 1475 alla chiesa di questo titolo in 



il] In nomine Don ini Amen: Galeotus Nebia de Castelatio pictor q. Cri- 
sto/ori: sponte et ex certa sdentici confessus fuit et conjitetur mihi notano in- 
Jrascriplo tanquam publice persone officio publico stipulanti et recipienti no~ 
mine et vice Blanchinete uxoris quondam Percicalis Cibo et per me dictum 
notarium injrascriptum eidem Blanchinete licei absenti se a dieta Blanchineta 
dante et solvente prò ea in presentia mei notarii et testium infrascriplorum 
lohanne Baptista Spintila Simonis habuisae et recepisse ducatos duos auri lar- 
gos boni et justi ponderis infra solucionem ducatorum quatnor cum dimi- 
dio auri largorum prò quibus ducatis quatuor cum dimidio auri largis dictus 
Galeotus tenetur et promisU mihi dicto notar io ut supra stipulanti et recipienti 
nomine et vice diete Blanchinete Itcet absentis ut supra pingere Majestatem 
nnam parcam de qua dictus Galeotus ac dieta Blanchineta ut asserii dictus 
lohannes Baptista dicunt esse de acordio bene et suflcienter. — Insuper prò 
dicto Galeoto et ejus precibus et mandatis prò prediclis omnibus et singulis 
i't supra per eum actendendis complendis et effectmliter observandis versus die* 
tam Blanchinetam soìenniter intercessit et fidejussit Franciscus de Amingdola 
Laurentii — Actum Zanne in Bancis sub porticu domus Octóbonì de Migro vi- 
delicct ad banam residentie mei notarii iafrascripti : anno Domin Nativ. 
MCCCCLXprimo Indictione Villi secnndmn Ianue atrsum die Mcrcurii XVIII 
Augusti in Vespe ris : presentibus terti'ms Ieronimo de Luxoro Iohannis et le- 
ronimo de Croza . irtini civibus lanue ai hec vocatis et rogatis. ( Atti del 
Not. Tommaso Dui acino — Fogliaz. 6, 1401-62). 



40 PITTURA 

Sestri a levante, commessagli dagli Operai della stessa, 
Paolo di Statalo e Bartolommeo di Vattuonc. Me ne fa 
accorto il mandato ch'egli faceva ad un Andrea Roton- 
dino di quel luogo, perchè riscotesso in suo nome il 
residuo della mercede, con alcun rischio, se non m'in- 
ganno, di controversie (1). 

Altro ajuto al Mazone, e ad un tempo col Nebbia, fu 
Nicolò Corso, quindicesimo nella matricola: fortunato 
anch'egli di tanto, che il Soprani lo conobbe e il se- 
gnò tra i pochissimi. Di che potremo rendergli grazie: 
non però senza un cotal riso d'ilarità, quando veggansi 
nel suo volume tratti in luco i duo sudditi e sconosciuto 
o ignorato il principe. Né in riguardo del Corso evitò 
gli errori, spacciandolo per genovese, e cambiando in 
cognome quel eh' è aggiunto d'origine; pregiudizio a 



il) *%4 In nomine Domini Amen: Galeotus Nebia de Castelacio piclor quon- 
dam Cristoffori omni jure etc. : fecit suum procuratorem Andream de Retun- 
dino de Sigestro absentem ad petendum et exigendum ac recipiendum et haben- 
dum libras sex et soldos decem Ianue quas dicit dictus Galeotus restare ad 
habendum ex precio unius majestatis ymaginis Sanctc Margarite a MassariLs 
Ecclesie Sancte Margarite de Sigestro qui sunt Paulus de State et Bartholo- 
meus de Vatuono dictus Marcus site ab eis et a quacumque alia persona sibi 
obligata occasione diete majestatis facte per dicium Galeotura : et ad quitandum 
et alia circa lites et causas et predicta et circa dependentia /adendo quefacere 
posset dictus Galeotus si adesset et cum piena potcstale et balia in forma: sub 
ypotheca etc. — Actum lamie in Fossatello ad bancum mei Notarli infrascripti: 
Anno Domin. Natio. MCCCCLXXquinto Indictione octava juxta morem Ianvr 
die Veneris decima Novembris in terciis : Testes Grcgorius Adurims q. D. Bap- 
tiste et Francus Ragius q. Latari vocali et rogati. (Atti del Not. Nicolò Rag- 
gio — Fogliaz. 7, 1475,'. 



CAPITOLO IV. 41 

cui restò preso anche il Lanzi. Il vero si è che questo 
Nicolò figliuolo d'un Lombarduccio (non sappiamo di 
che casato ) proveniva di Corsica , e propriamente da 
una terra di quell'isola che domandavasi Pieve di Vico. 
E le sue prime notizie, del 1469, coincidono col Nebbia, 
e fors' anco le prime ave sorti, non incontrandolo noi 
altrimenti che in società o in servizio d'altri maestri, 
se ne eccettui certi stemmi del Doge e del Comune che 
andò a colorire nel 1478 in Pietrasanta, speditovi dal- 
l' Ufficio delle Compere (1). Ond' è ragionevole eh' io 
dispensi il suo nome a più luoghi, raccogliendo nel 
presento quanto ei fece , o quanto conosciamo di suo 
proprio, ch'è quasi un dire l'età provetta. C'indugia di 
fatti fino al 1501 una sua tavola di s. Vincenzo Ferreri 
che il P. Calvi ricorda nella sua cronaca ai Predicatori di 
Taggia, posta nella cappella de' Bonifazj per legato testa- 
mentario di donna Vincenza di tal famiglia, e per com- 
missione di sua sorella Marida bizzocca di s. Domenico 
che soddisfece di lire cento al pittore. Giovi a notarsi 
come il cronista non cadde in fallo nell' indicare che 
fece il costui paese, laddove ne scrisse il nome coli' ad- 



ii) ifr MCCCCLXXVIII die XV Iunii: Nicolo Corsus pictor prò Gasano 
Salvaigo et sociis colledoribus Censarie Locorum: ad compìementwm laborerii 
Insignium Ducalium et Communis per ipsum facti in Petrasancta L. XXXIII. 
— Rem die XXII Aprilis prò Iuliano Salvaiyo et Baptista de Ricobono prò 
ducatis odo et ultra prò consteo foliorum tricentorum auri et postis sex stagni 
prò Officio Sancii Georgii L. XXX. s. X. — ( Cartularium Officii Sancti 
Georgii, 1478 ). 



42 PITTURA 

diettivo di Cimurri (1). Ne' s'ha a tacere come il tempio 
che die' ricetto all'ancona, vero compendio di cose elette, 
valga un bel titolo di lode al pittore. Gli concilia poi 
credito d'artista operoso un'altra nota : ed è che non 
molto appresso mandò a termine quel molto eh' ei 
dipinse agli Olivetani di Quarto, altra chiesa ed altro 
monastero da svegliare V emulazione d' ogn' ingegno 
più eletto. Intendo ne' secoli addietro, essendo pre- 
gio del nostro 1' aver quel recinto così straziato , che 
di cento meraviglie dell' arte non so dire se vi ri- 
manga vestigio. Ma nei dì del Soprani che non co- 
nobbe Nicolò da que' luoghi in fuori, vi si vedevano 
due figure di Santi Monaci colorite sui pilastri del coro, 
e alquante istorie di chiaroscuro sui primi passi del 
chiostro, ed altre cose più ragguardevoli s'accoglievano 
nel Refettorio, sul cui prospetto campeggiavano dipinte 
a tempera l'ultima Cena e la Crocifissione, e sovresso 
T entrata un miracolo di san Benedetto segnato così : 
Hoc opus fecit Nicolaus Corsus: MDIII die XXII martiì. 
Ed è strano a vedere siccome il biografo, cotanto incurioso 
(non dirò spregiatore) degli antichi pennelli, non pur 
si compiaccia di privilegiare quest' uno , ma sembri 
quasi insaziabile del commendarlo. Perciocché scagio- 



(1) Pro icone autem altaris seu palla, domina Vincenlia prefati D. 

Franasti filia, tamquam cohaeres substan'iarum et morum tegavit in suo testa- 
mento libras centum quas exsolvit Mariola ejus soror et sanctimonialis tertii 

ordinis habitus nostri Facta fuit autem palla anno Domini 1501 per 

Nicolaum Cirnum pictorem. — (Aaaales Conveatu3 Tabiensia M.S.) 



CAPITOLO IV. 43 

nandolo volentieri d'una certa durezza non insueta al- 
l'età, loda in lui gran pienezza di colorito, viva espres- 
sione d'affetti, fecondità di pensieri, non dubbie fattezze 
di scuola eccellente. Ond'ò ch'io m'invoglio nel pen- 
sare eh' egli crescesse o per lo meno si vantaggiasse 
agli esernpj del Mazone, e per poco non me ne accerta 
ciò che il Soprani soggiunge di rabeschi finissimi 
e di vaghe intrecciature di fogliame e d' ogni forma 
ornamenti onde il Corso avea fatto più ricco il già 
detto Refettorio e un'antica cappella della chiesa benché 
assai presto distrutta per cagione di restauro. Questo vez- 
zo d'illeggiadrire colla pittura decorativa l'istorica, questo 
caro temperamento di severe rappresentanze e di fregi 
graziosi comincia in Genova e si fa adulto per questi 
lombardi , o se vi giunse un tal prima , non fu così 
fatto in bellezza né così saldo in autorità per tradursi 
in costume. È pur memoria d'una tavola con varj santi 
da lui lavorata per la villa d' Apparizione sulle balze 
che soggiogan lo Sturla , perita anch' essa per correr 
d'anni; e un'altra ne possedevano i detti Padri di Quarto 
con santa Brigida a' piedi del Crocifìsso, condannata ad 
un fato medesimo. Tantoché i presenti (o quelli almanco 
che non ridono i tesori dell'arte) non san darsene pace , 
e se alcun frusto di tavole si scova da quel chiostro, 
eccoti il nome del Corso sulle labbra a ciascuno. Pronun- 
ziar d'un autore del quale non s'hanno reliquie certe è 
pur sempre un pericolo ; più modesto e sicuro è il ri- 
piangere le cose perdute e la mala fortuna del loro artefice. 



kk PITTURA 

La consuetudine del Nebbia e del Corso alle stanze 
di Giovanni Mazone, siccome non fu d'una sola occa- 
sione o d' un sol lavoro , cosi si rivela da più altre 
scritture , e in parecchi anni a non brevi intervalli. 
Di cotali atti mi par debito che uno almeno, e almeno 
in isquarcio, trovi spazio fra le mie note: affinchè in 
mezzo ai molti che illustrano le opere v' abbia alcun 
testo che sparga luce sui costumi e sui casi d' un 
tanto artefice. Nella sua terra ( come ho già scritto ) 
amò sempre aver uso e cittadinanza: il perchè le no- 
tizie di lui di tempo in tempo ci tirano ad Alessan- 
dria o ci fermano in Genova. Né qui gli fallivano le 
commissioni vuoi del pubblico o dei privati. Né di que- 
sti porrò in silenzio un Battista Tassorello che nel 
1484 gli die' a fare due ancone assai vaste, benché i 
soggetti ignoti e l'ignota destinazione scemino pregio 
a sì fatta memoria (1). Di questi anni, quantunque ol- 



ii) yfr Die Martis decima, septima Augusti in contrada, Campcti in apotecha 
magistri Iohannis de Alexandria : 1484. — Mag. Ioharmes de Alexandria 
magister pictor: sponde (sic) promissit Bapliste Tasorelo presenti etc. sibi fa- 
rere duas majeslates de latitudine parmorum septem cum dimidio de altitudine 
varmorum decerti secundum formam memorie sibi date per dietim Baptistam 
subscriplam manu mei Notarii quam presentare teneatur semper: quod si non 
fecerit teneatur redere caparrum quod habuit videlicet ducatos duos et in se re- 
Hnere majestates: pretto judicio un'vus vel duorum magistrorum diete artis 
partibus confidentium et quas laborare teneatur manu sua propria et quas con- 
xignare teneatur dicto Baptiste intra octavam mensis Aprilis proxlme venturi- 
in consignacione quarum didus Baptista teneatur solvere complementum et e- 
tt-am teneatur intra mense» tres sibi dar» libras XUH injra tolucionem predi 



CAPITOLO IV. 'l5 

tremodo operosi pel suo pennello, bazzicava sovente in 
paese, e sempre traendo seco or Nicolò ed or Galeotto, 
e quando a dipinger coffuni e quando a secondarlo in 
maggiori imprese ; ma costoro non eran soli in suo 
ojuto. D'Agnesina avea Giovanni più figli, e due di 
questi già in grado da trattare i colori , Battista ed 
Antonio. D'un terzo per nome Agostino non può con- 
starmi ch'ei fosse pittore, né che a quest'ora gli fosse 
pur nato un quarto chiamato Stefano , il quale ebbe 
un posto nella matricola , e alla morte del padre ne 
prosegui 1' officina e ne ultimò qualche tavola. Del 
primo e del terzo si giovava altresì per ispedire le sue 
faccende mentr'era lontano : però s'incontrano cedole in 
capo d'Agostino o d'ANTONio, usati a procurare per lui 
e talvolta per Agnese lor madre. Battista gli morì 
di contagio tra il 1484 e l'85, e le sue robe con certe 
altre dell' ospite , riposte per sospetto del male in 
non so quale tugurio , si portò la Bormida rigonfia 
di piogge. Perocché i Mazoni , recandosi or l' uno or 
l'altro alla nativa Alessandria, e spesso ancora per altri 
traffici che di pittura , soggiornavano in casa d' un 
Giacomo lor consanguineo, e vivendosi così alla grossa 
facean quella stanza accademia ad un tempo al di- 



didarum majestirvm "s ; c| prout supra: habuit ducatos duos infra solucionem 
ut supra: Que omnia etc: Sub pena dv,cator\m decem. — Tesles Francischus 
de Capriata mag. cintorum q. Baptiste et Galeotus Nebia de Castelacio pic- 
tor. (Atti del Not. Giambattista Parisela — Foglia/-. 5, 1480-85. 

Vol. II. — Pittura. - 6 



4(> P 1 T TURA 

pingcre e bottega al mercanteggiare, li! però nelle spese 
a cibare questa accolta di congiunti e di fattori e 
d'ajuti non sempre teneasi ordine e non bene si facean 
le ragioni : di che nel 1486 s'accesero litigi, che fra 
gente legata di sangue sogliono durare più lunghi e 
più acerbi. A comporli s'intrommisero, non so con qual 
frutto, due religiosi , Francesco Lanzavecchia e fra Ber- 
nardino da Corte, d'Alessandria ambidue, l'un Preposito 
e l'altro Guardiano. Ma l'ingrata contesa non potè fare 
che non giungesse anche in Genova dinnanzi agli Uf- 
ficiali di Mercanzia : dove s'intesero più testimonj, tra' 
quali il Nebbia ed il Couso. Di queste carte io vo sfo- 
gliando il men utile, e scelgo de' testimonj un cotale che 
cresce il novero de' sussidiar] all' alessandrino. È un 
Pietro d'Abbiate maestro d'intagli in legno r che in- 
torno alla Pasqua del 1485 e ad un tempo col Nebbia, 
die' di rincalzo a Giovanni: certo nell'opera d'un qual- 
che altare ad ornamento di quel paese o d'alcun vi- 
cino (1). 



(I; MCCCCLXXXVH die Sabbati 'penultima Deccmbris in Vesperis ad ban- 
cnmjuris: lohannes Petrus de Abiate magister intatti lignammvm testis ut 
supra producttis super premissis per dictum mag. Iohannem : Admonitus etc. 
suo juramento testificando dixit se hoc scire de premissis videlicet quod cum 
anno de MCCCCLXXXquinto tempore quadragesimali ipsc testis incepisset la- 
borare in diclo loco Alexandrie prò ditto mag. Iohanne et habitare in domo 
(lieti Iacobini Mazoni ad instantiam dicti mag. Iohannis vidit in dieta domo 
aportari facere balas sex cottonorum per dictum mag. Iohannem et mag. Ba- 
testinum ejus filivm tane viventem que reposite fuerunt in quadam camera in 
qua dormiebant (lidi Batnstinu.s Tacobinus et ipsc testis: cui camere sire hos/io 



CAPITOLO IV. 41 



Piaccia del resto l'apprendere da quegli atti di curia 
che semplice vita foss'ella di cotesti valenti : nò si 



(sici ejns nulla tunc erat clavatura nec claois nisi crìcha una : et qui cotloni 
ut intellexit tunc ab ipsis mag. Iohanne et Batestino erant iteti mag. Iohan- 
nis et audiit quum fneril *prcsens dictus Iacobinus : et in qua quidem domo 
tempore quo in ea ipse testis tunc stetit quod credit fuerint menses duo in circa 
erant etiam et in ea hàbitabant dirti mag. Iohannes et Batestinus^ Antonimia 
ejusjtlii: quod et eo tempore etiam venit in domo ipsa ad laborandum, prò ipso 
mag. Iohanne quidam Galeotus de Castelacio pictor qui per dies quindecim 
ih circa ibidem stetit: et dicto tempore vidit ipse testis quod vicebant ex pane 
et vino dicti Iacobini ut tunc asserebat dictus Iacobinus ipsi testi in absentia 
(amen dictornm mag. Iohannis et Baptestini et Antonini Ucet dictus Antonimia 
lmic assereret absente tamen dicto lacobino quod emerat certum vinutn dicto 
lacobino scontro illius quod biberant ipse Antoninus et quidam Nicolo Corsus 
qui in eadem domo ìaborabat prò dicto mag. Iohanne et sic asserebat ipse An- 
toninus absente dicto lacobino ut supra tunc dedisse dicto lacobino certum tri- 
licum causa faciendi sumplus prò domo de aliis vero expensis domus videlicet 
oleum sai candelle carnes et caxeus et alle expense minute prò domo emebantur 
prò majori parte judicio ipsius testis per dictos Batestinum et Antoninum 
licei etiam dictus Iacobinus ex eis emerct. Adijciens etiam quod audivit tunc a, 
dicto mag. Iohanne et Baptistino se emisse certas arbores in loco Petre quas 
incidere seu secari sive serrari facere volebant: a quo quidem lacobino postmo- 
derni intellexit quemadmodum habuerat tabulas quas secari seu serrari fecerat 
dictus mag. Iohannes et quas eidem mag. Iohanni restitueret si sibi debilum 
fareret expensarurn per eum exbursatarum causa conducendi dictas tabulas ex 
dicto loco Petre in Alexandriam et etiam quod faterei computum racionis de 
expensis per eum factis prò vitu (sic) in ejus domo tempore habitacionis dicti 
mv/j. Iohannis et filiorum ac laboratoriim suorum et eidem debitum faceret ac 
etiam prò certis raubis quas amisserat seu aqua Burmid: exportaoerat ex qua- 
dam campagna ubi posite fuerant causa mortis dicti Batestini filli dicti mag. 
Iohannis ex peste defonti (sic) qua ex causa diete raube fuerant prò evitando 
malo sioe contazione pestis posite in dieta campagna proplerea quod mors dicti 
Batestini fuerat seu dederat causam tali danno intendebal satisfieri a dicto 

mag. Iohanne etc. — f Atti del Not. Gerolamo da Ventimiglia. — 

Eogliaz. 3, I43-4-I503). 



48 PITTURA 

stimi però che meno del giusto pregiasser' eglino l'arte, 
o fosse da meno il concetto che faceano di loro i cittadini 
più illustri. Per gli anni che testé si registrano, e un 
dodicennio almeno di sèguito, periodo assai lieto alla 
nostra pittura, attendevano il Mazone in Genova com- 
missioni non poche, e abbastanza degne per far ono- 
rato qualsiasi artefice. Convenne allora (io mi vo figu- 
rando) che la nostra città così amica al suo ingegno 
lo invogliasse di più stabile dimora, e quasi lo afferma 
l'acquisto della casa in Campetto già menzionata, che 
in addietro teneva a fitto , e dove si posò quindi in- 
nanzi fino all' ultimo fiato. E mei confermano le i- 
stanze per lui fatte alla Signoria sull'uscire del 1488, 
somigliante a tanti altri; dico per alleviarsi delle ava- 
rie , benefizio rade volte negato a chi forastiero pro- 
fessava di voler rimanersene in Genova siccome in 
seconda patria. Il rescritto che mandò la sua causa agli 
Officiali di Moneta non vuol mescolarsi agli altrui ben- 
ché conforme allo stile ; quel nonnulla che v' ha di 
divario è troppo gran cosa a que' giorni perch' io me 
ne passi. Certamente mi sono compiaciuto , ed altri 
vorrà compiacersi , che dell' intero Consiglio non gli 
sortisse un sol voto sinistro, e più ancora che in quel- 
l' arido fraseggiar ■ di decreti non si scrivesse il nome 
di Giovanni d'Alessandria senza titolo d'egregio pit- 
tore ; onoranza che non trova altro esempio (1). Ma le 

li) MCCCCLXXXVirr die Villi Ianuarii: Reverendiss. et III. D. Ducalis 
In me /isiàm Gubernator et Magni/. Consttiwm DD. Antianorwm, in legitino »«- 



CAPITOLO IV. 49 

cagioni non son per altro in oscuro; già d'ogni parte, 
e dalle più chiare famiglie, lo pressavano onesti inviti. 
e quel grido che forse avea già levato di sé co' lavori 
novelli, s'andava via via rafforzando per l'operare degli 
anni virili. 

E forse a quest' ora rideva di fresche bellezze un 
gioiello di pittura fornito dal Mazone per quella chiesa 
di s. Teodoro che piangemmo pocanzi ed ora e poi 
sempre ripiangeremo con mesto affetto. In essa , per 
non dire di più altri gentili, si compiacquero di forma 
i Lomellini , che per molti dispendj ed assidue cure 
non parvero sazj d'arricchirla e d'ornarla. E fu primo 
di sì nobil famiglia un Filippo d' Odoardo , il quale 
elettosi picciolo spazio ad alzarvi un altare e a de- 
porvi le ossa proprie e de' suoi, diresti che con fatture 
di squisitissimo gusto intendesse a scusare le angustio 
della cappella. Era questa sul manco lato a chi en- 
trasse e porgea faccia alla chiesa; formata d'un voltic- 
ciaolo, come usiain dire, a pie d'oca, i cui cordoni da 



mero congregatimi: Anntcentes requisitioni coram eis facte nomine mag. Iolian- 
nis de Alexandria picloris egregii requirentis convcntionari cnm Communi sub 
aliqua anntia solutione sue tema facilitati convenienti tamquam jusle : omni 
jìire via modo et forma qUibus melius potuerunt et possunt commiserunt et vir- 
iate presentiìim committimt Spect. Officio Monete prout percepto quod de peri- 
tia facultalum suarum liabere dintur ut sumpta diligenti informatione de fa- 
cnltatilus dicti mag. lohannis conxenlioncm concedant ipsi sub eo tempore et 
ea solutione que sibi vidcbitur : non obstantibvs decretis et referat: Receptis 
omnibus calculis albis af/ìrmantibus. (Archi v. Govern. Diccrsarnm. voi. 143. 
Ann. 1487-88). 



50 PITTURA 

un tondo di mezzo scendevano ad impostarsi su co- 
lonnette spigliate e graziose di fregi. In sì piccoli 
campi desiderò il Lomellini gli Evangelisti in bei 
tondi campiti d'azzurro e d'oro, e volle entro il colmo 
d'un arco pur l'effigie del Redentore che poi fu cam- 
biata in un Dio Padre (1). Le condizioni del luogo 
non pativano maggior copia d' imagini , ma quanto 
potè signorile larghezza e valentìa di maestro, di tanto 
i muri s'infiorarono a palmo: ed eran fregi, e simbo- 
liche , e raggi sullo stile d' allora. Per le quali cose 
tutte Filippo propose esempio al pittore una cappella 
già fatta costrurre e abbellire da Paolo Doria a s. Ni- 
colò dol Boschetto, della quale ci duole non poco igno- 
rare l'autore : emulazione non superba , non cieca. Il 
tenore delle stipulazioni può soddisfare a chi legge 
d'altre particolarità ch'io ini taccio, sconfortato da tante 
perdite. Rogavasi l'atto il 18 settembre del 1486 pel 



(I) Questa mezza figura fu 1' unica che durasse infino a noi di cotante 
bellezze, e credo che per mano benigna sia stata salva dalle rovine del 
tempio. Vien qui in acconcio di premunire chi legge contra i non pochi 
errori onde si confusero le varie cappelle ed opere di pittura ordinate per 
questa chiesa da' nobili Lomellini. Distrutte le epigrafi nelle civili turbo- 
lenze, disperse o spostate le tavole, rinnovati o travisati gli altari, dovem- 
mo star paghi a fallaci congetture, e dovremmo tuttora, senza la paziente 
ricerca dei documenti. Ora con questi che rinvenuti io produrrò testual- 
mente, sia fatta ragionevole ammenda del passato, e quanto a me in par- 
ticolare si rettifichi quel tanto che men rettamente ne ho scritto nella mia 
Guida di Genooa, Voi. II, parte 2., pag. 1241. 



CAPITOLO IV. 51 

notaio Raggio (1); e toccava poco oltre a metà il no- 
vembre allorché il Lomellino, tutto acceso d'avere in 
assetto l'altare alla Pentecoste dell'anno vegnente, com- 
mise a Giovanni l'ancona che le facesse titolo ed or- 
namento. Vero è che 1' artefice ne avea già prima 
messo in carta un bozzetto a colori , e già il patrono 
se ne dicea soddisfatto, e già il notaro n' avea scritta 
la firma; ond'è che il contratto, rapportandosi a quel 
modello , ebbe a fare una frode ai posteri , tacendo il 
tema e i partimenti dell'opera, e vietando a noi di 
cercarla ove che sia fra le cose smarrite. Quel che ci 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Iohannes Masonus pictor q. Iacoln ex causa 
pactorum et prò predo et mercede infrascripta sponte etc. : promisit et se obli- 
gavit Nobr Philippo Lomellino q. D. Odoardi presenti et solemniler stipulanti 
depingere Capellam ipsius Philippi silam in Ecclesia Sancti Theodori de Fa- 
xolo hoc modo : videlicet pedem anseris sive voltarti seu troynam pedis anseris 
cimi suìs roandinis (sic / et peduciis diete capcllc depingere hoc modo et forma 
ac cum fijuris quatuor Eoangelistarum ac cum coloribus arzuris et auri prout 
et sicut est depicta volta seu trogna pedis anseris Capette Nob. Pauli de Auria 
q. D. Ceve site in Ecclesia Siucti Nicolai de Boschcto : et ultra in dicto pede 
anseris d'ete Capette dicli Philippi depingere ymaginem Domini Iesu Christi 
et etiam depingere voltam diete Capette seu lestudinem cum suis clave et roan- 
dinis etiam his formis modis et coloribus arzuris et auri ac cum sua stella et 
radiis prout et sicut depicta est volta diete Capette dicti D. Pauli: et etiam 
depingere arehum descende ntem seu pedem anseris a trogna seu volta diete Ca- 
pette cum suiì ymaginibus radiis et foliaminibus et aliis convenientibus diete 
Capette in discretione dicti ti.ag. Iohannis: et etiam depingere dnos arctis majores 
diete Capette atterum deversus Ecclesiam et alter uni deversus occidentem his 
modis et formis ae coloribus prout et sicut sunt depicti archus diete Ecclesie 
Sancti Theodori: et etiam depingere peducios trium colonarum (sic) de auro 
videlicet peducium existentem penes pedem anseris diete Capette tolum de auro 
alium peducium diete Capette deversus Eccles'am prò quatuor facielus capitol- 



52 V I T T U li A 

è dato raccoglierne , correa la tavola pressoché nove 
palmi in larghezza ed undici e mezzo all'insù, termi- 
nava (contra i primi disegni) in quadro piuttosto che 
in arco, e le faceano cornice di fianco colonne dorate; 
indizj di non so qual passaggio al moderno. Cento 
lire di genovini si prometteano all'artista, da crescersi 
o menomarsi secondo il pregio della pittura e secon- 
do il giudizio del setaiuolo Gerolamo Bestagno, cono- 
scente ed amico delle due parti. Così provvedeva il 
Lomellino ai dipinti della cappella (e arrogi l'occhio 
e le finestruole ) soprattutto studioso di cose elette , e 
per dirla colla parola sua stessa, delicatissime (1). 



lorum dicti peducii iucipiendo ab interiori parte diete Capelìe et alium peducium 
deversus occideutem prò tribus faciebus capitellorum ditti peducii: et etiam de- 
pingere dictas tres columpnas condecenter prout videbitur Domino Luce diete 
Ecclesie Sancii Theodori et dicto Iohanni : et etiam depingere fenestras seu 
cancellos duos et occulum diete Capelle condecenter prout etiam vid a bitur dirlo 
D. Luce et mag. Iohanni: et etiam instagnare claves duas fé rreas diete Capelle 
et hec omnia omnibus sumptibus laboribus et expensis dicti Iohannis et infra 
festum Nalivitalis Domini proxime venturum. Et hec omnia prò predo et mer- 
cede librarum sexaginta lamie dandarum et soltendarum per dietim Philip- 
pum dicto Iohanni in dies secundum laborerium predictum: Renunciantes etc. 
Sub pena dncatorum decem auri taxata in quantum et tociens etc. — Actum 
lamie in Fossalello ad bancum mei Notar ii infrascripli: Anno Domin. Nativ. 
3ICCCCLXXXVL Indictione tercia juxta morem Ianue die Lune XV/II Scp- 
tembris in Vesperis: Tcstes leronimus Bestagnus q. Antonii seaterius et Bap- 
tista de Marti<jnono q. Dominici vora'i et rogati. [A.tti del Not. Nicolò Rag- 
gio. — Fogliaz. 16, I48G'. 

(1) ►!< In nomine Domini Amen: Iohannes Mazonus de Alexandria pictor 
q. Iacobi ex causa pactorum et prò predo et mercede infrascripfa sponte etc. 
promisit et se obligacit nobili Philipp! Lomellino q. D. Odoardi presenti et 
solemnìter stipulanti ridem Filippo 'sicì depingere bene solici.tr et dUlìgenter 



CA TITOLO IV. 53 

Fra l'uno e l'altro atto, cioè noli' ottobre che corse 
di mezzo, fu chiesto a consimile impresa dall'arte dei 
berrettieri per una loro cappella nel coro di s. Ago- 
stino, già riguardevole per altre tavolo del secolo in- 
nanzi, che non si tacciono nel nostro volume. Qui la 
forinola notarile ci è meno avversa, scrivendo almanco 
l'effigie di N. D. per titolo e principai figura all' an- 



infra /estuiti Penlecostes proxime venturum tabularti altarls capette D. Phlllppi 
site in Ecclesia Sancii Theodori de Fuxolo cum suis columpnis tigni que sit in 
latitudine parmi octo et tres quarti alterius parrai et in altitudine parmi un- 
decùl cum dimidio in modum et formavi prout conlinelitr in quodam papirro 
depinto existenti penes diciatti Iohannem cum subscriptione dicli Philippi et 
mei notarli infrascripti excepto quod ercum (sic) super dictam tabularti et maje- 
slatem debeat Jieri rectum et cum suis pomis et ornatuentis et non ercatum 
prout in papirro : et depingi debeat dictus Iohannes dictam tabulam cum suis 
columpnis cum jlgurìs contentis in dicto papirro et in locis contentis in dieta 
papirro et cum figuris in locis vacuis dicti papirri proni scriptum est in dicto 
papirro manu mei notarli infrascripti: et hec omnia de bono et fino auro et 
arzuro et cum pictura bona et delllcatisslma et prò predo et mercede librarum 
centum Ianue monete currentls et prò pluris et minori predo in arbitrio lero- 
nimi Bestagni seaterll in quem se se compromiserunt tanquam eorum arbitrum 
et arbitratorem et arbitrio ejus stare et perseverare promlserunl diete partes 
sibi ad invicem cum clausulis et solemnitatibus opportunis : quod precium se», 
quam mercedem promisit solvere dictus Philippus secundum arbitrium dicli 
leronimi et ultra dictus PhlUppus promisit satlsfacere dicto Iohanni de ligna- 
mine prò dieta tabula et majestate secundum arbitrium dicli leronimi ut supra. 
Ex adverso dictus Philippus ex causa dlctorum pactorum promisit dicto Io- 
hanni ut supra scriptum solvere et solvi facere ut supra secundum arbitrium 
dicti leronimi ut supra. — Adulti Ianue in Fossatello ad bancum mei notarli 
infrascripti: Armo Domin. Nativ. MCCCCLXXXVI Indlctione quarta juxta 
morem Ianue die Venerls XVIII Novembrls in ' Vesperis : Testes Antonlus Ay- 
cardus fillator sete q. Bartholomel et Tomas de Morexlo seaterius JVius Geor- 
gii vocali et rogati. (Atti del Not. Nicolò Raggio. — Fogliaz 16, 1486). 
Vol. II. — Pittura. 7 



54 P I T T U R .V 

cona : quattro altre di santi da comporsi sui lati erari 
date in arbitrio' d'un maestro Nicola eremitano di quel 
Convento. Stipulavano col Mazone i due Consoli, Gio- 
vanni di Valdisturla, ed un Giacomo di cui gli anni 
han cassato il cognome, invece dell'altro collega An- 
tonio di Giussano ; né si può dire con quanta fede si 
abbandonassero in fra Nicola, o quale affetto pones- 
sero nel compiacergli. Perocché scrivean patto che 
dove al monaco non suffragassero le forme prefisse al 
lavoro, come troppo modeste verso il costui desiderio, 
e Giovanni le dovesse di tanto rannobilire quanto fosse 
in grado del frate, obbligandosi a lor volta di quel 
soprappiù di denaro che fra Nicola giudicasse spe- 
diente. Eppure i capi della Consorzia mettean leg- 
ge all' artista di foggiare il quadro sulla imitazione 
di due che a que' giorni dovean essere in opinione 
d'insigni, locati già l'uno nel Duomo dai nobili 
Fieschi e l'altro da Battista Spinola in s. Domenico; 
de' quali il secondo era mano ( come ho già scritto ) 
di Vincenzo da Brescia (1), Ed era pel nostro Gio- 



(1) In nomine Dtmini Amen: Johannes de Valesturlu unus ex duobns Consu- 

libus arlis berreteriorum et Iacobus surrogatus loco Antonii de 

lussano alter ius Consulis diete artis berreteriorum ex una parte: et rnag. Io- 
hannea Massonus [sic) pictor q. Iacobi ex parte altera: Sponte et eorum certi 
scientia et non per errorem juris velfudi seu modo aliquo circunventi confessi 
fuerunt et in ventate publica reco(jnover>inl sui ipsls invicem et vicissim pre- 
sentibus stipulantibus et recipientiòus prò se se heredibus et successoribus suis 
i* sì pervenisse ad i»frascripla parta et comfositiones hinc inde vaiata et va- 



CAPITOLO IV. 55 

vanni un promettere più in là del possibile : non dico 
per la virtù dell'ingegno, ma sì per le opere gelose e 
grandi che già lo stringean d'altre parti. V'han rogiti 
che fan ragione alla nostra sentenza, un de 1 quali ci 
è vero testimonio che il quadro era tuttavia nel desi- 
derio de' committenti nel luglio del 1487; ond'è che 



ìatas per et Inter dictas partes : Rn.uuciantes etc: Fidehcet quia ex causa 
suprascriptorum seu infrascriptorum pactorum et compositionum dictas mag. 
lohannes promisit ac solempniter conventi dictis lohanni et Iacobo ac aliis 
hominibus diete artis presentibus et stipulantibus eis facete seu construere ac 
perjkere seu fieri et construi facere bene et decenter bono opere et laborerio et 
colloribus quandam majestalem (sicj Beate Marie Virginis cum quattttor Sanctiò 
et alus secundum ordinaiionem et deliberationem Venerab. Domini mag. Nicolle 
Ordinis heremitarum S. Awgustini et sub modis et formis condecentibus sub 
quibus constructe sunt majestates videlicel Ma Beate Marie Virginis Ecclesie 
Sancii Dominici nobilium de Spinolis et alia Beati Gcorgii Ecclesie Majoris 
/anaensis nobilium de Eliseo et ipsam sic depinctam factam et constructam et 
perfeclam bonis colloribus Jiguris et imaginibus traddere et consignare ac con- 
ducere seu traddi construi et consignari et conduci facere in Capitulo Ecclesie 
Sancii Angustiai de lanua in quo est capella dictorum berreteriorum infra 
dimidiam quadragesimam proxime venturam anni de MCCCCLXXX.VII prò- 
xime futuri sine aliqua ravillatione seu exceptione Versa vice dicti lohannes 
et Iacobus et homines diete artis acceptantes dictas promissiones et omnia et 
ùngula suprascripta ex causa dictorum seu suprascriptorum pactorum ut supra 
promiserunt et solempniter concenerunl dicto may. lohanni presenti et stipu- 
lanti ut supra dare et solvere seu dan et solvi facere eidem mag. lohanni 
sive persone prò eo leyiplime libras octuayinta Ianue prò mercede ipsius mag. 
Iohannis sive predo diete mayestatis intra festum Nativilatis Domini proxime 
venlurum sine aliqua exceptione. Quod si prefatus D. mag. Nicolla deliberave- 
rit celle pulcriorem et meUus ornatam mayestatem quam Mas de quibus supra 
quod teneantur et debeant et sic promiserunt dicti lohannes et Iacobus et olii 
homines predicti dicto mag. lohanni presenti et stipulanti ni supra ultra dic- 
tas libras octuayinta Ianue dare et solvere seu dari et solvi facere eidem may. 



5f) PITTURA 

convenne al Mazone obbligarsi di nuovo, siccome lece 
negli atti di Martin Brignole, prorogatogli il termine 
alla quaresima dell'anno venturo. E in tal giorno ap- 
punto ( o mi pare l il Valdisturla suddetto e V altro 
console de' berrettieri, Cristoforo de' Bozzoli milanese, 
sborsavano il rimanente a lavoro compiuto , né però 
nelle mani del maestro , ma d' Antonio suo figlio. Il 
quale, povero di notizie da indi in poi, non dee ca- 
der troppo nella nostra stima , dacché leggiamo nel 
polizzino della quitanza com'egli si fosse associato al 
padre in cotesta tavola, e Dio non voglia che ne to- 
gliesse sopra di sé il maggior uopo. Tanto si dibat- 
teva Giovanni fra il molto delle faccende; e aggiungi 
sulla fede del documento eh' egli a questa data era 
lungi da Genova (1). 



lohanni sive persone prò co legittime id quoti dlcet et declaràbit d'ictus D. 
mag. Nicolla occasione predieta. — Aduni lamie in dicto Monasterio in Ca- 
pitalo dirti Monasterii: Anno Domiti. Natio. MCCC'CL XXXVI Inditione quarta 
secandum latine cursum die Lune secunda Octobris in Vesperis : presentibus 
testibus Benedirlo de Plazia magislro anterami q. lohnnnis et Manuele Lava- 
ynino corrigiario q. Baxilii civibus lanue ad hec vocalis et specialiter rogatis. 
— Ea die paulo post loco suprascripto : May. Iohaimes habuil ei recepii a 
dato Manne de Valesturla libras orto et soldos qvinque lanuinorum in pre- 
sentia mei Notarli et lestium infrascriptormn et computato ducato uno alias 
habito a Dominico de Servaricia et Io. Bapta de Campo habuit libras quinde- 
cim lanue infra rationem dictarum librarum octuayinta lamie. (Atti del Not. 
Quilico di Serravalle. — Fogliaz. 2, 1486-88). 

(1) In nomine Domini Amen: Antonius Massonus pictorfilius mag. lohan- 
nìs suo proprio nomine et tanquam filius et conjuncta persona dirti mag. Io- 
kannis cjus patris absentis a rivitate lanue confessns fitti Christoforo 



CAPITOLO IV. 57 

E forse, a seguirne la traccia, ci converrà disiarci 
a Savona. Tocchiamo per Giovanni ad un grado di 
gloria che niuno in Genova potè contendergli ; prestur 
la mano com'egli fece ai concetti d'un Papa. Ciascuno 
intende ch'io fo cenno alla Cappella Sistina, e'1 solo 
accennarla sarebbe già troppo (cotanto è salita in fama) 
se della bella chiesuola, e della tavola che vi dipinse 
Giovanni , e di chi procurò sì gentile ornamento alla 
terra, non fosse svisata la verità da quanti ne mos- 
sero parola in istampa. E prima errarono forte coloro 
i quali scrivendo il dipinto , com' è ragione , sotto 
il 1490 o in quel torno , lo fanno ordinato da papa 
Sisto che da più e più anni mancava ai vivi. Altri 
poi meglio accorti ne diedero merito al cardinale Giu- 
liano che a lui fu nipote e successore sulla cattedra 
di Pietro: se non eh' essi confondono 1' edilìzio della 
cappella e gli ultimi ornamenti colle opere prime. 



de Bussolis de Mediano et lohanni de Yaleslurla Consuìibus artis berrcterio- 

rwm habuisse et recepisse Ulras octo et solidos decem novem lamie 

ad complementum librarnm octuaginta lamie occasione predi cnjus- 

dam magestatis facte et constructe per dictiim mag. Iohannem et ipsum Anto- 
inum ejus filirnn et de qua fit mentio in quoclam instriimento facto inter ipsos 

Coiisu 7 es et dicttim mag. Iohannem anno de MCCCCLXXXVI die 

secunda Gctobris etc. — Aduni lamie in contrada Campi fabrorum 

tidelicet in cambiata domus habitationis dicti mag. Iohanni.s: Anno Dotnin. 
Nativ MCCCCLXXXVII1 Indktione quinta secundum lamie cursum die locis 
XX Marcii in Yesperis: prescntihis testibus mag. Galeatio Nebia de Caste- 
latio pintore et Antonio de Comixia barberiofllio Dominici habitatoribus Ianve 
ad lice xocatis et spi'cinìHer rogati*. ( Atti del Not. Quilieo di Serravalle. — 
Fogliaz. 3, I48SS0, 



TS PITTURA 

Non può negarsi che Sisto IV , alunno del Convento 
di s. Francesco sulle cui rovine sorse poscia V attuai 
Cattedrale, non facesse costruire nel chiostro un modesto 
oratorio in memoria de' suoi genitori, le cui ceneri vi 
confpose lìn d' allora in marmoreo sarcofago senz'altro 
fregio che degli stemmi gentili?.}. Nò par da recare 
in dubbio eh' ei disegnasse maggiori cose , sia per 
decoro del nuovo tempietto e sia in benefizio de 1 suoi 
confratelli. Se non che la maligna fortuna portò acerbi 
contrusti al generoso proposito. Due mila ducuti che 
diede al Comune per costituire de' proventi avvenire 
un sussidio a' suoi frati, nun so se campassero dai di- 
sastri onde Savona fu desolata un mezzo secolo poi. E 
a peggior fine n 1 andarono altri settecento coi quali 
dava ordine ad un secondo chiostro con suoi dormen- 
tori, cn è un Paolo Ravuschiero suo nunzio e sindaco nel 
quale s'era commesso dell'opera, se ne fuggì chi sa 
dove truffando il denaro. Questi fatti , oltreché dal 
Verzellino, son narrati dalla cronaca del monastero ed 
attinti da pergamene e diplomi autentici (1). Ma il 
predotto raccoglitore delle momorie savonesi , fallisce 



il) Sixtus IV susrep/us nulritus et eruditili in hoc Convenivi posti it 

duo millia ducatorum in manibus Officialium ac civium nostrorum de quorum 
proventibus Fratres ibidem commorantes susciperent alimentum. Hic insuper 
J'ecit construi Capellam in claustro. Deierat quoque pecuniis prò secundo clau- 
stro et dormitorio conslruendo usque ad valorem DCC ducatorum et ultra quas 
(amen Paulus Ravascierus furatus est propter Jugam. (Dalla già citata Cri- 
mea MS. di S. Francesco in Savona . 



CAPITOLO IV. 59 

al vero, ed anche al probabile, là ove afferma che per 
mezzo del Ravaschiero ordinò Papa Sisto gli altri or- 
namenti della Cappella , e tra questi l' ancona che 
n'era forse il miglior tesoro. E ad emendarlo non è di 
leggier peso (se mancassero le date) l'autorità del cro- 
nista, il quale se non vide que' tempi, abitò nondime- 
no quel chiostro e raccolse le tradizioni dell'Ordine (1). 
Per sì fatti argomenti il merito delle opere che già 
erano ed anche in parte son quivi, non vuol fraudarsi 
al card. Giuliano, e s'accresce a tante altre o già dette 
o da dirsi ond'egli si studiò d'illustrare la patria molto 
innanzi che vestisse il gran manto. La Cappella Si- 
stina (altri la nominarono papale) atterrato il monastero 
e la chiesa per far luogo alla nuova Basilica, e rin- 
novate le forme dell'area, rimase a far parte da sé me- 
desima , come fosse troppo immeritevole delle rovine 
che tutto all'intorno la minacciavano. 

Il Ratti che ben conobbe la tavola , e il Lanzi che 
in tutto si credette all' amico , argomentano il valore 
dell' opera dal largo rimunerarne che si fece V artista 
con 192 ducati (scrivo il Ratti) di camera. Al qual 



(1) Iulivs II Ponti/ex Maximus , antea D. lulianus de Rucere , Cardini' is 
Sancii Pelvi ai Vincula, Soiscopus Ostiensis, summus Poenitentiarius et Pro- 
lector Ordinìs Minorum atque nepos Sisti IV, augumentarit, amplificai 'il, do- 
ping i feed et ornavi Capottarti Papalem, qua; oh mortemi Summi Pontificis in- 
completa erat , ctprohis exposuit ultra DC ducatos, au/mcntarique ferii infir- 
mariam, prò qua esposnit duabus vicibus ducatos CXXX. (Dalla Cronaca sud- 
detta \ 



60 PITTURA 

soggetto avverrà eh' io ritorni fra poco. L' età nostra 
alla quale fa tolto di vederla e d'apprezzarla, ha non- 
dimeno più certo indizio a giudicarla gran cosa : l'a- 
vidità, voglio dire, onde il Governo Imperiale nel 1805 
la strappò ai savonesi con altre spoglie. Era questa 
principalmente distinta in tre quadri , che ai giorni 
del Ratti smembrati e divisi , avean luogo in altret- 
tante cornici o sian fregi di plastica. Quel di mezzo 
mostrava la Natività del Signore, ch'è titolo alla chie- 
suola; l'uno do' laterali s. Francesco d'Assisi con Sisto 
in abili di Pontefice, s. Antonio da Padova l'altro, con 
Giuliano da cardinale : entrambi , lo zio e il nipote , 
in atteggiamento di devozione. Erra anche qui lo Spo- 
torno , dove in tempi non lontani da noi ci manda a 
r;"ntracciare la tavola nel museo di Parigi. Lui pero 
fortunato, che per inscienza del vero potè richiamarsi 
di tanto gran perdita a tiranni stranieri ! E forse il 
saper questo vero dorrà a noi, che per debito di scrit- 
tori non possiamo occultarlo a chi vedrà queste car- 
te. La tavola rivide Savona, ma non penso che Savona 
rivedesse la tavola , perocché a trafficarla con meno 
vergogna era d'uopo nasconderla. Testimonj credibili af- 
fermano che un cinque o sei mila lire furono il prezzo 
di sì indegno mercato. Lascerò eh' altri elegga fra il 
danno di vedercela rapire a nemici , e lo strazio del 
sentirla venduta a denaro da un discendente di que' 
magnanimi ond' ella eternava l'effigie ed il nome. Il 
possessore (meglio dirò il venditore) rattoppò le dolenti 



CAPITOLO IT. GÌ 

nicchie con tre telo fatte dipingere a Salititi Tayliafi- 
>■//>', Je quali vi si veggono tuttora e ricordano il mi- 
stero di sopra accennato. E se il rammarico ci com- 
porti esser giusti , non poteva il padrone trovare a 
quella stagione miglior dipintore , né costui lavorar 
con più studio : tanto avanzano ciascun altro suo qua- 
dro di pulitezza, d'eleganza, di brio. 

Non aveva il Mazone ben rimessi i pennelli da sì 
fatta pittura, che Baldassar Lomellino figliuolo di Ste- 
fano lo volle in Genova, spronato si direbbe da nobile 
emulazione verso queir uffizio di pietà che pocanzi 
avea sì onestamente adempiuto alcun altro del suo ca- 
sato. Stava egli pure innalzando un suo altare nella 
chiesa anzidetta di s. Teodoro e non discosto dalla 
cappella di Filippo suo consanguineo , con animo di 
cavarvi un sepolcro a sé stesso e alla propria fami- 
glia : lavori che. toccarono a termine col finire del 
1492 , secondo V epigrafe che leggeasi in antico (1). 
Ma tanto non s'indugiò Baldassare di chiamare l'ales- 
sandrino all'opera della maestà, che in misura di nove 
palmi da un lato all' altro , e in conveniente spazio 
por alto, mettesse in bella vista l'altare, e in maggior 



1, Ad honorem et culttmi Omiupoteutis Dei Virgmisque Matns Beatissimi 
Praecursorisque Ioaimu Baptislce Sanctissimi : haiic aram et loci totum consep- 
tura cwm sepolcro Baldasar Lomellinus Stephani Jilius sili atque suis facien- 
dnm ornaiidamque enracit: MCCCCLXXXXII die XV Decembris. ( Dal Piag- 
gio: Monumenta Getmoisia : MS. Voi. 6^. 

VOL, II. — PlTITRA. 3 



Ù2 P I T T l T li A 

culto S. Clio vanni Battista a cui Iacea sacra la nuova 
cappella. E ciò con sì sollecita cura, che prima toccò 
a perfezione la tavola , che si finissero le bisogne 
della Sistina in Savona : ond'è ch'io m'inoltro di pari 
coi fatti, nò ricuserò il retrocedere per quel tanto che 
ci resta alle spalle. L' ancona del Lomellino era in 
pronto al Natale del 91 secondo i patti, o un nulla 
più tardi , e portava effigiato il Battesimo nella pala 
di mezzo, festeggiato da cori angelici, e sovra i fianchi 
i s;. Lorenzo e Sebastiano, con s. Teodoro titolare del 
tempio e con s. Stefano in memoria del nome paterno. 
Vedovasi pure nel tabernacolo la storia di Cristo ri- 
sorto, e nel vano della predella il collegio degli Apo- 
stoli con s. Tommaso che palpa la piaga. Cosi la scritta: 
nel cui contesto è inserita una singoiar condizione . 
che Giovanni cioè dovesse farsi compagno un secondo 
pittore in elezione del committente ; certo per alcun 
guadagno di tempo. Qual maestro sia più ovvio a so- 
spettarsi in suo ajuto, vorran dircelo le pagine appres- 
so. Basti al presente che l'opera riuscì d'invidiabiì bel- 
lezza, e a diritto invidiata per altre tavole onde s'ar- 
ricchì il s. Teodoro. La mercede fu posta in lire du- 
gento cinquanta: nò parve troppa al generoso signore, 
che quasi a crescer animo nel degno artefice gliene 
fece sperare infino a trecento se la bonlà del lavoro 
eguagliasse i desiderj (1). 

,\, ,}* /„ Di < ni imen: lohannes Màsonus de Alexandria 



CAPITO!. IV. (33 

Ma le cose in Savona non mossero di eotal passi». 
Udirnino dal Ratti la somma pagata al Mazoxe ; ma 
debbo starmene senz' altro suffragio ad uomo sì poco 
accorto del vero e così lubrico al credere ? Volen- 
tieri gli accoppio il Torteroli siio conterraneo , scrit- 
tore abituato alla negligenza e solito a fantasticare per 
vezzo; dal quale abbiamo che Giovanni d'Alessandria. 
fu trattenuto in dipingere a fresco la Sistina già pri- 
ma che desse mano alla tavola; e ce ne dà documenti 
in eoteste parole : secondo ho trovato. Nò in tutto 
m'acqueterò allo Spotorno, che l'elezione del pittore ve- 



q. Incubi ex causi pacloram et prò precio ci mercede infrascnplis spènte etc 
promisit et se obligavit nab. D. Battimari Lamellato risi /arme q. D. Stefani 
presenti et seUmniter stipulanti eidem D. Baklasari in sua Capello, nooa sit'i, 
ìji Ecclesia Sa/irti Teodori de Fasolo circnmslautiar uni lamie Jacere et depm- 
jere anchonam sive tabulam seu m&Qestatam. attaris diete Capette intilulate sub 
vocabulo Sanati [ohanmis Baptiste bene et ddllgenter infra festum Nalioitait; 
Domini : el que tabula anchona seu mvjestas esse debeat la litui mis parmorum 
uocem et alluud.nis ad rata m et secundum exigentiam et conoemenliam diete 
latiliuUnis et cum, fi.ijìiris Sincturum ac aliis annotalis in quoddam (sic! desi- 
gno depincto in quadam appapirru suòscripto manu mei Notarli infrascnpti 
et in omnibus et per omnia prout in dicio designo fit mentio et annotatimi es f 
et cimi hoc quoi dv te Jijure esse debeant et sint bene depmete ac de bono et 
fino auro et ariwro deponete et elaborati manu diati Iohanuii et alierius boni 
pitioris in contentamento et col-untale dati D. Baldasaris cum suis crnamìntis 
auro arzuro et aliis coloribus bonis et Jinis in contentamento dati D. Baldasa- 
ris : et in qua anchona tabula seu majestate depingi debeai Sanctus Johannes 
baptizans D. IV. lesum Christum cum celo aperto cum Angelis et Spiritibus et 
radiis silicet m medio et in 'parte seu latere destro depingi debeant Sanati 
Stefanus el Lanrenlius a parte seu latere sinidro Smeli Sebas'ianus et Theo- 
iorui testiti : supra qualwr Doctores cum figura fi. Virginis in medi9 ci aliis 



li'» >' 1 V T R A 

viiose direttamente dal Cardinale, com'egli afferma per 
crescer merito all' opera ed all' autore. Le quali qui- 
stioni se pure a taluno pnrran sottigliezze , ripeterò 
che doppio è 1' intento di questi miei studj : il trar 
via dalle tenebre i tasti delle nostre arti, e sgombrare 
gli errori che messi innanzi dall' altrui negligenza 
passarono inosservati di bocca in bocca e di libro in 
libro. Or quanto rimane del pittor d' Alessandria è 
piuttosto materia a combattere il falso che a narrare 
o a descrivere; ma il soggetto che abbiamo per mano 
\al bene V ingrata fatica. Per ciò eh' è Savona , non 



Jiguris de quibns et proni oidebitur et pionieri! dato U. Ra'dasari: et in ta- 
bernacolo depUgi debeat Christus rcsurjens : banchetti vero esse debeat more 
un t huo cura sua cornice et suo pede et in ea depingi debemU Christus resttsci- 
latus et Apostoli oc Sanctus Tomas ponens dcgUum in ìaùus D. N. lesu Cri- 
sti : et hec omnia propriis sumptilv.s et expensis dirti Iohannis et compleri ac 
completo esse debeant infra dietim terninuni Nalivitatis Domini proxime ven- 
turum. Ex adverso dictus D. Baldasar ex causa pactorum et promissioni^ ac 
ai.orum predictoriim et prò satisfacione corion sponte etc. : promisit et se obli- 
gjeit dirlo Iohanni presenti et solempniter stipulanti eidem Iohanni dare et 
solvere prò predo et mercede ac satisfacione predictorum libras ducentas qmn- 
quagtnta Ianue et plus usque in libras Irecentas ,sic secundum discretionem et 
arbitrium dicti D. Baldasaris et hoc m diem secundum quod videbitur dieto D. 
Baldasari et cji/s discrec-ioni ac secundum la'joreriwm pre.dictum. Tnsuper prò 
dulo Iohunne et ejus precibus et mandato de predictis intercessa et fidejussit 
nvb. Cris/oJ/orus Spinula cicis Ianue q. D. Georgii. — Actum fanne in Ban- 
cis videìicet ad bancum Iohannis de Tv>rrì Notarli : Anno Domiti. Natie. 
MCCCCLXXXX primo ludictione octaoa jnxta morem lumie die Ioois XVII 
Februarii in terciis : Testes Tomas de Tvrri luliani et Lucas de Tvrri no- 
tarius frater et fili us Urti luliani vacati et rogati. (Atti del Xot. Nicola Ra£gL 
— Fogliar 20, 1491 



CAPITOLO IV. 65 

molto m' aiutan le carte ; con tutto questo una sola 
ch'io colgo per ventura a' notai genovesi mi porge il 
bandolo a trovar qualche luce. E prima io vi scopro 
che l'opera della cappella procuravano quattro gentili 
della terra : Filippo di Manarola cavaliere di s. Gio- 
vanni, Giorgio Catullo, Ambrogio della Chiesa e Gio- 
vanni Spinola del fu Nicola. Costoro , a dipinto ulti- 
mato, e in settembre a punto del 91 , si fecer carico 
d'appreziare la tavola: di che argomentiamo che sti- 
pulazioni non erano, o le mercedi eran messe ( come 
spesso solevano) in giudizio d'esperti. E per averle im- 
parziali si volsero a Genova e ne mossero preghiera 
a cotali, il cui nome tanto suona nome amore alle co- 
se leggiadre e solenne autorità a sentenziarne. Fran- . 
cesco Lomellino e Acellino Sai vago spedirono ai savo- 
nesi quel Nicolò di Corsica lodato più sopra, e un 
David da Staglieno con lui , certamente pittore , ma 
forse per solo diletto , non infrequente negli atti , né 
però menzionalo por opera alcuna. Di quanto prezzo 
stimassero costoro l'ancona, il documento noi dice: ben 
dice che il Mazone lungi dal contentarsene ne levò 
gran querela , chiamandosi in danno non pure delle 
fatiche durate in dipingere , ma della spesa medesi- 
ma in adornare e fornire la tavola così degnamente 
qual' ella pareva a sol mettervi l'occhio. Ma non gli 
accadde dir molto, che i due periti strettisi un'altra 
volta a consiglio, facilmente si confessarono errati, e 
a meglio aprirsi d'un vero giudizio recarono in esem- 



6G • l'.lT T U K A 

pio del prezzo la fresca dipintura di s. Teodoro : quella 
intendo di Baldassar Lomellini. Tale stima, sogeritta da' 
due maestri e dai due patrizj , quasi ad emendare la 
prima, n'andò ai delegati in Savona il 22 settembre 
del 1492, la vigilia del rogito per noi riprodotto (1). 



1 ///. nomine Domimi Amen : Per hoc pu'iljcum instrumentum omnibus pa- 
t^at qitemadmodwm nobile* viri Acelirms SaJoaijw et Franciscus lomellinvs 
ciocs Iauue constanti in presentii mei Notarti et (est in n infras^riptorum'. re- 
quisiti et royaU ab iionalu viro Iuhauuj Massouo de Alexandria piclore ad 
declarationem veri/afa prò testimonio rei gesto : dixerunt et attestati sunt veruni 
c-sc quod nobile* DD Filippus de Manarola Georyius Citidlm Johannes Spianta 
q. Nicolai et Ambroxius de Edesia cives Saone anno proxime preterito de mense 
Septenibris iiuunxerunt ipsis Acelino et Francisco per literas cornai ut in "di 
corum dtscretionem deligerenl ac mitterent S'conan duos peritos- artis picture qui 
recidermi opus Captile in Ecclesia Saniti Fra, /risei civitatis Sione depicte per 
prèdictum Tohanneni Massonum ac judicium et sententiam ferrent ad quan- 
tam suii'iiinuL pere/ir possct estimari condig-n disti [oh inaia Massoni 

cum vnipemis totius dicti operis si.ee picture in dieta "■<;> ila fa te In cujm 
qitident' vniunctionis eteecutione missi fuernnt discreti viri Davi! rie Stallano 
et Nicolo Corpus periti ejusmodi artis a quibus impensa et mercès dicti \o- 
hannis in hìtiuswodt opere pici nrr estimata fui' ai cerlam sitmmam de qua 
dirìtv/r apparare per quandam scriptum i diriiaguintern per partes dictam pic- 
tnratn manti dicti David: de qua qitiiem es'ln ■ • fa-ta. predictus Io- 

hannes Massonu.-. maxime ai tri icens ••• se in ca 

manifestissime de notabili ac sibi ittsupportabiU samma lesini es>e : propter 
quo l postuo l,'. a ad 'i conceni lieti David ci 

Nicolo estimatores et se se revidentes ex dieta est ima! ione et sententìa apì'd 
eos confessi fuerunt se se erroj i beta potiss'mum collatione iw- 

pensartim ad quund .noi/., Baldasaris Lomtllmi factarmn 

■ mpensis qnc ad eandem ratini facte esse deb aerimi in diete opere Capette 
Saone prout eliim appare! ex litleris ipsorwm David et Nicolo scriptarum (sic! 
etdestinatarum ìfagnif. ei Preslantibus DD. Fi'ippo de Mmarola militi fere-- 
^iiano et sòt ■•■ XXII Haij preseutis quas ■ ipsi w>b 



i apitoi.o iy. 07 

Dal quale (se piaccia il ccmcfoiiidere) son presso a cer- 
tezza duo fatti : che il quadro fu pagato in misura 
dell'alfTO testé condotto per Genova, e che d'affreschi 
era nulla se da una tavola si computavano i compensi 
al Mazone. Tanta parte di storia e tanta chiarezza di 
nomi si connettono ad un dipinto che uscì d'Italia per 
un pugno di moneta. 

Poco mi tratterrà un' altra ancona che Giovanni 
quasi ad un tempo colie predette condusse per un 
Vincenzo di Mosto coralliere, e forse per gli uomini 
di quest' arte a' suoi dì fiorentissima ; della quale mi 
dà contezza un arbitrato compreso fra le scritture di 
Luca Torre (1). Né più che di volo toccherò un atto 



Acclinus ac Franeiscus Didisse se dixerunt ci sabscripsisse hedie manibus cornai 
propriis prò testimonio veritalis. — Actum lamie in platea ISancornm : Anno 
a Nativ. Domini millesimo quadringentesima nonagesimo secundo Indictione 
nona secundum /amie morem die Mercurii vigesima tenia Maij : presentibus 
Venerai), presbit. Francisco de Agnario capellino S. Io. Baptiste et Tomasino 
de Iuanis testibus ad predicta rocatis et rogatis. /Atti del Not Antonio Gallo 
— Fogliaz. 1. 1468-1504*. 

(1) ►!< In nomine Domini Amen: Mag. Iohanncs Massonus pinctor q. Iaeobi 
ex una parte et Viccntius de A/usto q. Nicolai quarclerius ex parte altera : 
Cassantes prius et anullautes quoddam instrumentim, compromissi intcr ipsas 

partes factum in Nicolaum de Rezio q et Antonium Pasturinum 

Notarium et publkatum per Io. Baptistam Sistum Notarium quod per totani 
diem octavani presentis wensis spiro/re videtur: de et super qnadam differendo, 
vertente intcr ipsas partes occasione vnins majestatis focte per dictv.m mag. 
lohannem dicto Vicetitio ac etiam de ci super ornai eo et loto qmd et quan- 
tum dictus mag. Lonannes petere posse! a ditto Vicentio occasione diete maje- 
s tapis : ita quod presens compromisstlin cieca predicta sit generale et genera- 



68 PITTURA 

di generale mandato che 1' anno medesimo del 1493 
a' ebbe Antonio dal padre e dalla madre Agnesina ; 
quasiché dalle stanze di Genova si partissero entram- 
bi per non tornarvi cosi di subito. E per verità gio- 
verebbe trovare spazio da spedir nuovamente il pittore 
a Savona , laddove è certo che fece altre opere , e di 
gran polso, e di singolare bellezza. Siamo ora a ter- 
mine da rallegrarci e da dolerci ad un modo sul co- 
stui fatto , per diversa cagione che s' offre a noi sul 
conchiudere. E chi non vorrà compiacersi che di tanto 
valoroso pitiore ci rimangano anche oggi due tavole, 
euiitra la fortuna quasi comune ai dipinti di quella 
età? E d" altro lato è argomento di giusto rammarico 
a vedere come 1' una di queste fosse finora discono- 
sciuta e l'altra ignorata per sua, e in qual fitta d'er- 
rori s' inviluppasse il costui nome, così degno d' aver 
fama e chiarezza nell' avvenire. E per 1' uno e per 
V altro titolo e Savona e Lavagna potranno gloriarsi ; 



Ussitnttm: de novo se se compromisserunt et plenum amphm largum et generale 
compromissum fecerunt et faciunt in dictos Nicolaum de Rezio et Anton ivnt 
Pasturinum Notarium tanquam in ipsorum procuralores arbitros arbitratores 
et amicabilcs compositore^ et commuiies amicos ellectos (sic) ci assumptos per 
et Inter ipsas partes. — Aduni lamie in Bancis videlicet ad banrvm reside» 
Zie mei Notarli infrascripfi site svb domo Nicolai Lomelini a. Dominici: anno 
Domin. Natio, millesimo quadringentesimo nonagesimo lercio Indictione decima 
sccundum lame cv.rsum die Lune quarta Februarii in lerciis : presentibus te- 
stìbViS Io. Baptista de Davania Gasparis et Baptista Rasperio q. Ambroni H- 
cibvs lanue ad hec rocatis et rogafis. iA.tti del Not. Luca Torre. — Fogli:?. 
3, 1 193-05 . 



CATITOLO IV. 60 

che non è picciolo vanto il mostrare in esempio qual 
fosse un artefice e quanta ingiuria toccasse dalle altrui 
penne. 

In quella splendida pinacoteca che fu per l'addietro 
ai savonesi la chiesa de' Zoccolanti a s. Giacomo si 
contava fra le migliori un'icone a tre campi istoriata 
col Presepio nel mezzo e all'intorno con Beati dell'Or- 
dine; la quale il Ratti (savonese e pittore) ricordò ne" 
suoi cenni della riviera falsando il casato ed il no- 
me dell' artefice con questa scritta : lacobus Maronus 
ée Alexandria pinxit. Indi non uno ma due spropositi; 
un Marone che mai non visse por la pittura, e recato 
il dipinto ad un Giacomo che dovea darsi a Giovanni. 
Bastò perchè il Lanzi facesse credito al falso nella sua 
storia, e dietro a tale uomo credemmo tutti, mal cauti 
(gioverà il confessarlo) ma non indegni di scusa. Que- 
sta volta men cieca degli uomini fu la fortuna, scam- 
pando la tavola dai casi iniqui e dal reo governo che 
T ignoranza ne ha fatto più anni. Però che negletta 
prima e quasi dimenlicata nel proprio luogo dopo la 
desolazione del monastero, indi scomposta e aburrattata 
come increscioso peso in città , da ultimo fu messa a 
giacere o ad avvoltolarsi fi a legna da ardere. Ma di 
tanta ingiuria fece, non ha molto, degna vendetta il 
Comune , allocandola nel nuovo Soedal Civico fra le 
primizie d' un Museo savonese che da tempo per que' 
cittadini con generoso animo si vien disegnando: non 
so se con più acquisto per loro di lode o per altri di 

Vol. IL - Pittura. 9 



7j pittura 

biasimo. Or dunque il bel Presepio dello Spedale mo- 
stra entro un picciol papiro nel fondo della capanna 
il nome dell' artefice o non veduto o non ben letto 
dal Ratti e però sì travolto ne' successori. I caratteri 
son mezzo gotici e parlari così appunto : Iohannes Ma- 
ionus de Alexandria pinxit. Corre voce in paese che 
fra tante tavole procacciate a quel tempio da illustri 
famiglie, quest'unica commettessero i Riformati; e pa- 
iono avvalorarla le figure de' beati , tutti quanti di 
quella Regola, posti quasi a contemplare il mistero. 
Potrebbe anche alludere a tal pittura un foglietto che 
mi capitò alla rinfusa in certa fitea dello Strata notaio, 
dove i soggetti così delle imagi ni come dell'istoria si 
raiTrontano in tutto; nel qual caso spetterebbe per data 
al 96. Né paia strano che la predella, notata in quel 
nulla di schema, sia scomparsa a' nostri occhi : sven- 
tura comune a' pochi quadri che vissero infino ad 
oggi (1). Gran mercè nondimeno che il tempo non 



(1) « In mezo farete la Natività cum angeli : a mano destra sancto Fran- 
t cisco et sancto Antonio de Padua : da 1' altra parte sancto Bernardino 
« et sancto Ludovico. De sopra la Nunciata et lo Crucifìxo in mezo: a lo 
« pede la vita de sancto Francesco. 

r Da le bande sancto Lorenzo sancta Clara sancta Caterina sancto An- 
« drea et sancto Bonaventura et sancto Micael. Larga nove palmi et alta 
« ondeci et cusì quella de questo anno passato ». 

Tela Virginis Marie cum jllio suo U brachiis in medio cum snprascriptis tot 
in alia contuetur manibus propriis. 

ijr Die Veneris quinta 1496 hora terciarum in circa : Mag. Ionan- 

»v»s Masonus pktor provisi t faccre dictas màjestates infra Resurectionem Dò- 



CAPITOLO IV. 7] 

ha vittoria intera contra i virtuosi ingegni , mentre 
un'opera almeno , o foss' anche un brano o pur l'om- 
bra d'un'opera, ci rimane a scoprirli. Giovanni Mazone 
ha ben molti argomenti a richiamarsi delle sue sorti; 
ma la lode de' posteri non sarà mai per cessargli, se 
duri ( guardato siccome è adesso con provvida cura ) 
questo caro e gentile dipinto. Suo precipuo carattere 
è una cotale ingenuità sia nel ritrarre gli affetti e sia 
ne' metodi dell' eseguire ; v' ha poi un disegno che 
par già frane j d' ogni durezza , v' ha un colore che 
tutto aperto e sereno pur brilla armonioso e par sor- 
ridere agli occhi. Paragonato ai migliori contempora- 
nei, perderebbe forse di dottrina, di gravità, d'eleganza; 
non però di schiettezza e d'amabilità, che sondoti 
nulla meno invidiabili e più presto comprese negli 
studj d'imitazione. Nella schiera oltre a ciò de' liguri 
o de' vissuti in Liguria , troveresti difficilmente chi 
meglio di Giovanni contemperi il severo de' quattro- 
centisti a quel leggiadro che invalse sui primi esordj 
del nuovo secolo. Nello stile della pittura sembra pre- 
correre le forme decorative che ancor sentono il go- 
tico, non saprei se da senile tenacità al passato o 



mini sub pena ducatorum decem aplicanda etc. prò pretto et nomine pretii li- 
1>rarum LXXX singulti et plus et minus in discretione et voluntate Fratris 
Augustini de Rocha de pzrmis XV in altitudine et in latitudine Villi: cum 
hoc quod teneatur sibi dare in dies pecunias secundum operam suam : Teste* 
Baptista de Rezio q. Simonis et Antonius de Forciis q. Marci lacchi, (Atti del 
Noi Battista Strata — Fogliaz. 1, 1490-1539). 



72 PI T T U K a 

per ullro rispetto. Di costa al Presepio pende nelT 0- 
spizio suddetto un'altra tavola colla Nunziata e co' ss. 
Ambrogio e Gerolamo ; ha di giunta gli Apostoli col 
Redentore nel grado. Fu in s. Giacomo prezioso orna- 
mento all'altare dei Pozzobonelli; e alle fattezze d'ogni 
figura, e anche più degl'intagli, ritrae così la compa- 
gna che a sol vederla si direbbe urta ad un parto. 
Ma ciò si mandi al giudizio dei dotti , e noi volgia- 
moci a quell'altra ancona che rifiuta ogni dubbio. 

A Lavagna, Contea de' Fieschi, s'atterga con apri- 
che balze e poggetti il villaggio di S. Giulia , così 
chiamato ne' tempi moderni dal titolo forse della par- 
rochia. I più antichi lo nominarono Centaura , né il 
nome è spento del tutto in contado, anzi perdura ne' 
vecchi la fama che tale appellassero il colle dal sof- 
fiare che 1' aria vi faccia liberamente per cento lati. 
Sì fatta devozione alle loro memorie e' innamora ben 
più io cospetto d' un quadro , che 1' andar dei se- 
coli e T umiltà del luogo e la semplicità di quella 
gente non han potuto schiantare da un oratorio ivi 
presso alla chiesa , intitolato alla Santa Croce. É sin- 
golare a narrarsi che il campo di mezzo si riempie 
gran parte per l'imagine d'un Crocifisso foggiato alla 
bizantina che adorasi in Lucca col nome di Santo 
Volto : e d' intorno al sepolcro che par reggerò la 
Croce ed il Calice della Passione stan genuflessi una 
corona di devoti e disciplinanti con sacco e cappuccio. 
Ne' laterali si veggono in bella composizione, e quasi 



TAPlTt'LO IV. i-i 

in colloquio fra loro, sulla destra i ss. Gottardo e Leo- 
nardo , sulla manca i ss. Nicolò Mirense e Lucia. I 
tre scompartì mettono cima ad un largo fregio di 
forme assai schiette , indi ad una cornice sormon- 
tata d'archetti, e fra l'uno e l'altra son gli usati mi- 
steri dell'Annunciazione e della Pietà: nell'imo fondo 
il Cenacolo. Fra i dotti estimatori de' nostri cimelj, 6 
fra i pochi che mettono studio nel ricercarli , questa 
tavola non era ignota né senza pregio ; ma quanto a 
scoprirne l'autore poco valevano la dottrina o la dili- 
genza per un maestro così malmenato dal tempo e 
nella fama e nelle opere. A G.B. Pianello da Chia- 
vari , pittor valente , dalla cui gentilezza ne ottenni 
uno schizzo, parve specialmente notabile per bontà di 
colore, e d'uno stile se non corretto abbastanza, abba- 
stanza grandioso, e forse sopra il consueto della sua età. 
Del resto era serbato agli archivj il mostrarne in 
Giovanni l'artefice, e la data nel 1500 a puntino, con 
onore non lieve di chi la dipinse in età senile, quan- 
do le sopraddette virtù sogliono languire o alla men 
trista scemarsi. L'atto disteso il 18 gennaio dal Pari- 
sola è da contarsi fra i più accurati, perchè descrive 
non pur l'ancona, ma i committenti e le misure ed il 
luogo : anzi s'aggira in cose non vane a considerarsi 
per altri rispetti. È famiglia, per mo' d'esempio, della 
prossima villa di Cogorno quel Vincenzo di Mosto che 
più anni addietro avea commesso al Mazone un di- 
pinto consimile, e che attualmente compare nel rogito 



74 PITTURA 

con un Angelo di Sarrato por arbitrare sul prezzo a 
lavoro compiuto. La qual clausola ci sforza quasi di 
tornare col pensiero alla grande e bellissima maestà 
di Cogorno notata altrove, e per nostra sventura d' i- 
gnoto artefice , ma segnata d' un anno appena più 
tardi da cotesta di S. Giulia. So che la stima di quella 
pala ha facile vittoria sopra molte, e quasi su tutte che 
ci rimangono di cotal' epoca, ma so pur anco che di- 
sparite o distrutte le più insigni fatture , noi giudi- 
chiamo 1' alessandrino dalle due che ci avanzano , di 
minor lena e all' infuori della metropoli. Ma basti il 
cospetto: e se non bastano le congetture, appaghiamoci 
nella certezza colla quale i centauresi possono anch'oggi 
vantarsi di sì degno pennello. E sol resti in ambiguo 
se V elezione del pittore sia dovuta al Mosto che 
tanto parve apprezzarlo , o ai tre del contado , ve- 
losimilmente priori della Disciplina, Pierino Frugone, 
Antonio Bargone e Simonino di Vario , che in lui si 
affidarono per ornamento del loro altare (1). Il dirne 



(li fn v ornine Domini Amen: Perrinus Frugonus de Centura q. Bartholomei 
Antonius Bargonus etiam de Centura q. Ricoboni et Simoninvs de Vario di 
dicto loco q. Batis'e ex una parte: et mag. Iohannes Massonus pictor in Ianuo 
ix altera: sponte et ipsorum certa scientia et nullo juris vel facti errore diteti 
fervenerunt et pervenisse sibi ad invicem et vteissim presentibus et solemni'er 
i'ipulantibus coti/essi juerunt et confilentur ad infrascriptas composdiones et 
tonventionem verbis solemnibus utrinque valatam : Renunciantes etc. — Vide- 
licet quia ex causa diete compositionis dictus mag. Iohanne3 promisit et pro- 
mittit d'ctis l'errino Antonio et Simoni presentibus et acceptantibus ac solem 



CAPITOLO IV. 75 

più oltre sarebbe a pompa, quando la scritta è sì dif- 
fusa e in aperto a chi legge. 

Gli anni estremi di questo egregio deono mostrarsi 
nel nostro scritto così come fanno nell'uomo decrepito: 
un compendio di vita che fugge. Povere son le notizie 
e quasi nulle le opere : cagione , cred' io , 1' età già 
presso a settuagenaria, e fors'anche i tempi che corre- 
vano grossi e calamitosi. E nondimeno ci si lascia 



•a iter stipulantibus facere et jabricare imam mnjestatem in latitudine de parmis 
septem et in altitudine de parmis novem in decem cum figuris : mdelicet in 
medio focata Vulti Sancii : ab vno latere figurarli s. Nicolai et s Leonardi et 
ab alio figuravi s. Gotardi et s. Lucie: Super ius Crucifixus et Annunciata cum 
Angelo more solito: et sub dicto altari banchetam cum sui s Apostolis lahoratam 
auro et arznto ac cum suis brasollis (sic) bene in ordine de cujus calore et ex- 
timatione dicetur et decìarabitur per Vincentinm de Musto et Angelum de Sa- 
rato presentes qui completo dicto opere possivi t dicere et jndicare precium et 
ratorem diete majestatis judicio quorum diete partes stare promisserunt et pro- 
mitlunt. Qui mag. Iohannes edam promissit et> promitit (sic) dictis Perrino et 
sociis presentibus et vt supra stipulantibus dictam mnjestatem facere et com- 
piere bene et sufficienter ac Ulani consigliare dicto Perrino et sociis infra fc- 
stum Nativitatis s. lohann's Baptiste pro.vime veuturum et in consignacioue 
' diete majestatis dirti Perrinus et sodi dare et solvere tenentur dicto mag. Io» 
hanni ac sibi compiere usque in duabus terciis parlibus predicte majestatis ex 
qitUtus duabus terciis partibus d'ictus mag. Iohannes confitetur Imbuisse a dic- 
tis Perrino et sociis ducatos quatuor seu libras duodecim et soldos decem Ianue 
et resiuin dare teneantur dicto mag. Iohanni et sic promisserunt et promit- 
tunt in consignacioue diete majestatis que consignari debeai infra dicium fe- 
stina s. Io. Baptiste : et restum videlicet reliquum tertium dare teneantur et 
promisserunt predati Perrinus et sodi dicto mag. Iohanni ut supra presenti 
et acceptanti infra menses sex secuturos immediate post comignacionem dicti al- 
taris seu majestatis : de quo resto in dieta consignacione dicti altaris dictus 
Perrinus et sodi teneantur cautvm facere dietim mag. lohannem per ijdoneum 



76 r I T T U R A. 

vedere dieci anni almeno pur fermo nella sua casa di 
Campetto , e con intera la sua famiglia, o a dir me- 
glio i tre figli che sopravvissero al maggior nato. 
Tanto si raccoglie da due documenti eh' io riproduco, 
sia per seguir lui fino all' ultimo fiato , sia per dar 
ronto de' successori , affinchè non si smembri per is- 
crupolo di cronista una progenie d' artisti che onorò 
più che ventitre lustri la pittura ligustica. Avvenne 



fidejw^orem q'niw p'iceil dlcto mig. lohanni. A -ti etiim et expresse convento 
e'iam qnod dietus »>ag. Iohinnes teneitur et debeat et sic promissit et se obli- 
gavit eisdem Ferrino et sociis presentib%s et ut supra stipulantibns facerc in- 
fra dietim tempus dictom majestatem bonam bene suft-ieniem oc de bono opere 
in arbitrio et judicio duorum bonorum virorum partibus confidencium ac iìlam 
c^nsignare d.ctis Ferrino et sociis adimplentibus prò eorum parte ea que supe- 
rius promisserunt dirlo mag. lohanni. Declarato quod si infra annoi duos se- 
ctttwos immediati piit consignzeionem diete majesta'it dieta majedas decasta- 
re' >ir quoi dctasticio seqneretur culpa et dtfectu dicti ma]. Iohanais judicio 
et arbitrio duorum bonorum virorun partibus eonUdencium lewitur die- 
tus mag. Iohinnes ac obligatus sit dietim majestxtem aptire seu aptari 
licere expensis dicti mag. Ioh mnis el seu solvere et satisficere dictis Pcrrit^o 
ci sociis quicqnid dictum et judicalim f-icrit p'r dictoì dios b)/ns viros par- 
ti'ms r onfiieiitcs : sub pena, dupli etc. — Insuper prò dicto mig. Iohanne 
r;usque precib'is et mawlatis viddicet prò predictis omnibus et singulis promissis 
per dictum mag. Iohanuem altcndenlis per eum versus dictos Perrinum et 
socios presentes et ut supra stipulan'es so , emii'er intercessi'- et filejussit dietus 
Vincentiiis de H fusto quarelerius. — Actum fanne in Palacio Communis in 
prima sala voca f a Frasrfiea videli'el ad banrvm mei Nctarii infrascr/pti: Anno 
Domin. Nativ. MD fndiclione prina secundum /anue cursum die Sabati XVfff 
fannarii in V esperia: presentibus fero n imo de Multedo q. Leonardi ac Nicolao 
de Vinelli q. fo. Baotiste civibus fanne testibus ad premissa vocatis speciali- 
terqve rigati';. — ( Atti d< 1 Not. Giambattista Piirisola. — Fogliaz. 14 , 
1500). 



CAPITOLO IV. 77 

però di costoro quel che suole d-' ogni epoca e d'ogni 
scuola , che Guirardo ne figuri V infanzia , Giacomo 
l'adolescenza, Giovanni l'età matura : i costui discen- 
denti la decadenza. In qual credito reggessero costoro 
la fama paterna, non saprei dirlo ; ma I'Antonio non 
pare negli atti che ajuto del genitore, nò 1' Agostino 
vi usurpa di dipintore più in là che il titolo. Unico 
lo Stefano , che a giudicare dagli anni sarebbe il 
minimo , continua ad operare del proprio , e vivente 
tuttora il vecchio sostenta la scuola ed accetta disce- 
poli. Veggasi un atto del 24 luglio 1510 trascritto in 
calce, nò solo a chiarir questi casi, bensì per dedurne 
che Giovanni , già ottuagenario , spirava ancora (1). 
Ma un altro che seguita del 17 dicembre 1512 cel 
dà per defunto; il perchè la sua morto non ci spinge 
a vagare oltre il cerchio di mesi ventotto. Aggiun- 



gi >J< In nomine Domini Àmen: Maktos de Carpineta banc'iahrins q. Antoni i 
spoìite etc. : promissit et solemniter conveùt Stefano Masono pimtori Iohan- 
nis presenti et stipulanti etc. : quod lohannes Baptista Jilius quondam Iacobi 
Meira hic presens et consentiens stabit et morabitur cuui dieto Stefano ejits 
magùtrù annis scptem proxime venturis inceptis mensibus tribus ja»i elapsis 
in ejits domo et apotecha etc. — Aduni lamie in platea Campi Fabrorum vi- 
dcliccl in apotecha posila in domo didi Iohannis et Stefani et fratrum: anno 
Domin. Nafiv. millessimo quinjentessimo decimo bididione duodecima seeundum 
fanne cursum die Mercurii vivessimo quarto Iidlii hora decima odaoa vel circa: 
presentibus Barlholomeo de Garibaldo tintore enicji q. Anlonii mar/. Ieronimo 
de Neapoli cinesico q. Francisci et Benedicto de Borzono banchaUrio q Friic- 
t itosi testibus ad premissa vocalis speciaìiterqne rogàtis. (Atti del Noti. Lo- 
renzo Villa - Fògrlìaz 3. 1505-13). 

Vol. [I. - Pittura. 10 



7 [< P I T T U E .V 

gerò che quest'ultima carta, studiosamente riletta, ni 
muove al dubbio che una tavola già commessa al se- 
niore fosso tolta ad eseguire da Stefano. Destinata 
ad un luogo di Corsica veniva commessa da un Fi- 
lippo di Nunza , e per costui commissione affrettata 
dal nob. Gerolamo Gentile dei signori di quella tem; 
i disegni erano già in pronto, e Giovanni pocanzi vivo 
no avea preso in. caparra sei scudi (1). Stefano la diede 



[1] ^ In nomine Domini Amen: Stefanus Massonus (sic) pictor quondam 
Tohannis et FiUppus q. Franasti de loco Nimlie insule Corsice Corsus spo.itc 
etc : per'ccnerv.nt ad infrascript.im compositionem et convenium de /adendo et 
conslruendo majestatem unam seu altare ut infra, promissionem et obligationem 
et alia de quibus ivjra dicclur. Videlicet quia ex causa diete compositionis et ale- 
nivi de qv.ibus infra dicelur dictus mag. Stefaims piclor promissit et se obligarit 
(lieto Filipo presenti et atcep'anti facere et construere altare unum altitudinis 
et latiti'.dinis et cvm figuris iliis Sanetoram que dabuntur per nob. Ieronimum 
Uentillem q. D. Melchionis dicto mag Stefano pittori et sub ilio dessigno seu 
designis que continebuntur in dessigno cidem mag. Stefano dando et tradendo 
per dicium Ieronimum nomine dicti Filipi : quod aliare aìtitiulinis et latituii- 
nis et cum figuris et dessignis ut saprà dicilur dictus mag. Stefanus facere et 
construere promissit ac depingere bene ordinate et decenter et de omnibus com- 
pletum to.m lijnarainihus quam quibv.scumqve aliis et auro fino in dicto aHari 
apponendo et illud perfectum et depktum in loto decader et ordinate ut suora, 
t radere et consigliare promissit dicto D. Ieronimo et in domo ipsius prò ipso 
tradendo et consegnando dicto Filipo intra et -per totv.m mcnsem .Vaij proxime 
venturum omni post posila contradictione : sub pena ducatcrum decem in casu 
quo predictum altare traditimi non Juerit dicto Ieronimo et in domo ipsius in 
toto perfectum ut supra dicilur attribuiti ex nunc de communi accordio et con- 
sensu dicto Fi'ipo prò ipsius Filipi justo danno et interesse omni postposita 
contradictione : et quod aitare esse debeai valoris librarmi quinq unginta circi- 
ter ila tamen quod dietim alture non possit excedere vaiorem dictarum libra- 
rum q-mnqua:;i:it-i : et quod altare habilum et receptum per dictum D. Iero- 
::imu/>i reoideri facere debeat diclus D Ieronimus per duos elligendos p?r die- 



CAPITOLO tv. 79 

ultimata sulF uscire del 1513, conio avvisa il final pa- 
gamento : e con essa ban principio e fine le notizio 
del suo magistero. Per documenti di diversa ragiono 
ci accompagna più in qua d'un ventennio: com'è certa 
supplica presentata ai Signori del 1526, là ove, dicen- 
dosi nato e vissuto in Genova , domanda d' esser sot- 
tratto alla giurisdizione del Consolato lombardo (1) , 
e una, cedola di quitanza del 1519 per la quale Marì- 
dalenetta sua moglie figliuola del q. Leonardo da Ca- 
stiglione gli si sdebita di lire ottocento, suo patrimo- 
nio dotale (2). Tal somma non accenna a fortune au- 



tum D. leronimum qui non sint de arte pìctorwn et secondimi eorum juiicium 
solai debeat precium dicti altaris dicto mag. Stefano cnm sic conventum fuerit 
concorditer inter eos : et sic promissit et promiltil et cantra dktus Filipus dare 
ci solvere promissit dicto mag. Stefano precimn dicti altaris in tradttione et 
consignatione ipsius declarandi per dictos duos elUgcndos per dictum leroni- 
mum : infra solutionem predi chjus altaris dictus mag. Stefmu? ex nunc con- 
JUetur habuisse et recepisse in quondam mig. Ioinne Maìsono patre dicti mag. 
Stefani libras se e januinorum : Rcnunciantes etc. — Actnm lamie in Bancis 
■ridelicct ad bancum mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDduodc- 
cimo Indie tione decimaquinta secundum lamie cursurn die Veneris decima sep- 
tima Decembris in Vesperis : presentibits Toma de Monsrì seaterio q. Iacobi et 
Bartholomeo Aijacia q. Simonis civib:is la/iue testibus ad premissa vocatis et 
rogitis. (Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz 33, 1512). 

(1) Il contesto di questa supplica, malconcia non mediocre nente ciarli 
anni, mi fu fatta conoscere dalla graziosa amicizia del march. Staglieno 
ohe la scoperse nei Dioersorum dell'antica Repubblica. 

(2) In nomine Domini Amen : Stefanus Masonus pictor q. Tohannis sponte 
et ejus certa scientia nulloque juris nel fieli errore ductus nel alìter circum- 
ventus confessus fuit et confltetur ac in veri'ate publica recognooit et recojnoscit 
Magd^enete uxori we Mie q. Leonardi, d? CaskVoìiO absen'i et ad cavfe f frm 



S( ) P I T T U R A 

guste, nò consente il supporlo la condizione del padre 
sempre assiduo ai lavori , e buon massaio delle cose 
domestiche. Per far credito a Stefano nella storia del- 
l'arte non penuriano fuorché le opere; ma quanto visse 
ebbe .a fronte pittori nuovi e valorosissimi, de' quali 
non è ancor tempo che si tenga memoria. Il suo no- 
me , Stephanus de Lisandria , si legge per quarante- 
simo nel ruolo degli aggregati: dei due fratelli non 
v' ha menzione. 

Tornando sulle orme della matricola , mi conviene 
avvertire che degli uomini inscritti altri produco in 
luce fin d'ora ed altri rassegno al seguente capitolo , 
piegando all'ordine del mio lavoro e alle qualità di 



Oiiihl notarlo infrascripto tamquam persone publicc officio publico stipulanti et 
recipienti nomine et vice diete Magdalcnete absentis et hercdinn ejus se habukse 
et recepisse a Dominico de Plebe seaterlo q. Bartholomel presente prò dieta 
Magdalencta llbras octingentas Ianni nor uni de moneta librarum tram et soli- 
dormii sex prò sento auri solis et ultra ccrtas paucas vesles prò nsu diete 
Magdatenete donatas tales qmlcs : et sunt diete libre octingente januinoruu 
'liete monete prò dolibus et patrimonio Ipslus Magdalcnete jam pridem ad nup- 
tias transdv.cte et de dictis lilris octiagcnlls januinorum prediete monete dtc- 
ti<s Stcfanus se bene contentim sohitum et integre satisfactum vocavit et vocat 
a dieta Magdalencta uxore sua in dicium Dominicum prò dictis dolibus diete 
Magdalcnete: Renuncians cte. faciens dictus Stefanus diete Magdalencte uxori 
sue licci absenti sicc miài dicto Notarlo stipulanti nomine ipsius antefactum 
$eu donalioncm ad habendum tenaidiim etc. — Aduni lanue in Bancls vide- 
licet ad banciim mei Notarli infrascrlpil: Aimo Domin. Natio. MDdccimonono 
Indlctlone setta sccmdum lamie etirsum die Sabati tigeslma Angusti in terciis: 
prescntibus lolianne Plchaliuja fabro q- Ludovici et Luca de Cazawca q. Au- 
gustlni et Nlcolao Pasturino Anlonil eivibus lamie testibus ad premissa vo~ 
catis et rogati*, f Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 40. 1519 \ 



CAPITOLO IV. SI 

lor arte mescolata di varj esercizj. Ed io penso che 
troppo dorrebbe al lettore arrestarsi di luogo in luogo 
ed errare colla mente di cosa in cosa, e non più tosto 
seguir le sorti della maggior pittura, e avvisare quali 
maestri sorgessero più alto , e fra quali emuli, e con 
qnal grido ; elio tanto solo ci è lecito attingere in di- 
fetto delle opere. La virilità del Mazone , eh' è l'età 
più operosa agli artefici, non ebbe forse che due pa- 
vesi a contenderle il campo; più tardi gli sopravven- 
nero (eh' è maggior titolo di lode) rivali parecchi e 
temibili. Io dirò de' due primi, senza impaurire del- 
l'omonimo che spesso li fa scambiare negli atti , ove 
è raro il trovarli con altro appellativo che di France- 
sco da Pavia. So non che l'abbondanza delle notizie, 
e 1' attenta lettura delle carte, mi dan nell'uno un De 
Ferrari figliuol di Bartolomineo, nell'altro un Grasso 
fìgliuol di Giannino : il primo schiettamente pavese , 
1' altro da Verzate ch'è villa di quel contado. Contri- 
buisce a confonderli una strana conformità nelle date, 
le quali movendo dall'anno settantesimo, o circa, del 
quattrocento, s'arrestano per entrambi d'un tratto alle 
soglie del secol nuovo. Ond' è che non tanto importa 
che si conoscano quanto che si distinguano ; la qual 
cosa mostrerà il De Ferrari superiore se non di me- 
rito almen di fortuna. Ma pur di questo abbiamo obbli- 
ghi molti alle carte, nessuno ai lavori; che un' unica 
tavola a noi pervenuta colla soscrizione Franciscus de 
Papi a non ci lascia discernere a qnal dei due s'appar- 



82 PITTURA 

tenga. È nelle stanze capitolari a S. M. delle Vigne, 
ed ha l'iinagine della Vergine Caterina, e par di tale 
il pennello , che poco avanzasse 1' arte al moderno o 
troppo la soggiogasse all' antico. Non v' ha fregiatura 
o cornice o sembianza qual sia di disegno che non 
tenga alle forme del gotico, e a non so qual dignità 
nel comporre e nel vestir la figura mal rispondono la 
crudezza e la poca armonia delle tinte. Tradisce pure 
l'obedienza al passato un sì soverchio abuso dell'oro, che 
la icone ci lascia in sospeso se il maestro agognasse prima 
alla lode del doratore o di chi dipinge. Costretto ad 
opinare o per l'uno o per l'altro, eleggeresti pel Grasso, 
solito a non dir che la patria allorché il suo nome ò 
compagno al De Ferrari, dove questi usa il casato a 
distinguersi. Così adoperarono nel Palazzo delle Com- 
pere chiamati a dipingere socialmente nel 1490 , e 
con certa preferenza sull' alessandrino che non fa 
onore ai rettori di quell'Uffizio. Perocché se il Mazone 
dovette star pago a due fregi di camera, a costoro toccò 
di storiare un s. Giorgio nelle stanze medesime degli 
Ufficiali di Corsica, ed un altro ( a quel che sembra ) 
più in alto: né furon dipinti di poco peso, perchè co- 
minciati nel marzo di detto anno , non erano spediti 
ancora in aprile del 91. (1) Altre note che occorrono 



1, MCCCCLXXXX die XII Marcii: Franciscu3 de Papia et Francisco 
de Ferrariis de Papia pktores in [ama, prò cartulario parto lavorerei Pa- 
larli de quo etc. Lib V solici. X — /lem noeti (sic) quod inceperunt fpuram 



CAPITOLO IV. 83 

di passo in passo nel manuale di que' restauri ci addi- 
tano i due compagni a decorare il solajo e la Camera del 
magnifico Ufficio, e il dentro del portico ch'era ingresso 
alla Banca. Dal contesto di esso intravvedo che il Grasso 
fu primo ai lavori, e crederei che ne aprisse l'adito al 
compaesano, ina fermamente operò quivi (come vedremo) 
assai prima di lui benché in cose di minor conto (1). 



sancii Georgii in Camera Officii Corsice quam clebent pcrfi:ere et prò ea ha- 
bere smm mercedem etc. Cartulario dell'Officio di S. Giorgio: 1.90''. 

►ì< Die XXII II Decembris: Mag. Franciscus de Papia pictor et Socius prò 

laccio de Frettante acciaiente Grasso Ubr. quindecim et sol. Vili : 

L. XV sol. Vili. 

MCCCCLXXXXI die XXVIII Aprilis : Magisler Franciscus de Papia, pie- 
lor prò lacobo de Fresante infra solutionem picture sancii Georgii in Camera 
svperiori Libr. tres: L. III. (Ardi, di S. Giorgio: Manuale munltlonum mi- 
nularutn). 

(1) ►£ MCCCCLXXXX die XXII Novembris: Magislri Franciscus de Pa- 
pia et Franciscus de Ferrariis eliam de Papia piclores qui lenentur in soìi- 
dmn vi constai instrumcnto rodato hodie per Matìicum de Porta Notarium de- 
leni prò larobo de Fresante infra solutionem picture solarli Magnifici Offitii 
Libr. quindecim: L. XV. 

►ì« MCCCCLXXXXI die Vili Immani: Mag. Franciscus de Papia et 
Sccins pictorcs prò lacobo de Fresante libr. duodecim accipienle dicto mag. 
Francisco de Ferrariis Libr. XII. — liecepimus nos Francischo (sic) de Fer- 
rariis et Franciscus de Orezate. 

►ì« Die Vili Fclruaru : Laborerium prò pictara Camere Magnifici Officii et 
pvtalis intus in Sancto Georgia et camerele super ioris scagni omnibus compos- 
tati; juxfa worem et determinationem D. Ancelini Salcaiglii Antonii Galli Da- 
rli de Stallano in quos remissio fuit prò mag. Francisco et Sociis Libr. CXXXV 
(Manuale suddetto'. 

MCCCCLXXXX. die III Aprilis: Expense Officii prò tela cannas sex zide- 
licet tele celestris prò cortina Crwifixi in Camera Officii ipsius prò Bariholo- 
rneo Lomellino Libr. XXX solid. XII. — Et prò pictara diete cortine prò macj. 
Francisco pittore Libr. Vili prò laccio de Fremute (Manuale Officii 1*90''. 



$4 PITTURA 

A suggellare la costoro somiglianza, e son per dire fra- 
ternità, non vuol tacersi che entrambi chiesero e con- 
seguirono la convenzione per le avarie dagli Anzia- 
ni, T un Francesco nel 1473 , V altro due anni do- 
po (1); ma ricordati ne 1 due decreti col puro nome, non 
voglion dirci qual di loro fosse prima e qual dopo graziato 
delle lor suppliche. Finalmente la serio degl' inscritti 
non li slontana che a breve tratto , collocando il De 
Ferrari per quarto ed il Grasso per nono. 



(lj MCCCCLX1VIII da XXVI Novembris: Franckcus de Papia pietor 
eonventionatus /vài die supraiicta in soldis decem prò aanis quinque : et prò 
eo Tornai de Novaria pietor. — ( Fogliaz. dei PP. del Comune. — Conti 
diversi, 1478-80). 

MCCCCLXXX die XII Novembris: IH. et Exc. Dux lanuens. et populi 
Defensor et Magni/. Cons. DD. Antianorum Communis lamie in sufficienti nu- 
mero congregatala: Cum audissent Franciseum de Pnpia pietorem lombardum 
dicenlcm ipsum velie co avene ionem accipere in dottate Iaaue per aliquot annos 
qUemaimoium faciunt alieaigene et forenscs et oh cara causarti requisiva Fran- 
ciscus ipse ut remittatur cura Spect. Officio Monete ut coaventionem eidem con- 
cedere possit prò eo tempore et solulione Ma qu'ibus videbititr ipsi Officio cum 
ine lame a conditione qnod si dicium Officia m Monete conventionem concedere 
cideni vohicrit qnod finita conventione Franeiscus prcnominatus remancat et sii 
oblitjatus et subjeetus oneribus cicitatis proni sunt cices cieitalis eo quii de hoc 
conlentalur ut dixit : Intelligentes requisitionem prenominati Francisco honc- 
St im esse ci videnles eum acquiescere et contentimi esse manere quod finita con- 
tsntione remancat subjeetus oacribus civitatis: absoloenles prius se se ad cal- 
citlos albos et nigros receptis calculis tredecim albis affienai iozm signiflcaatibus 
et ttno nigro non impugnante: commiscrimi et comMitlunt prefato Spect. Officio 
Monete ut sumpla opportuna incrudirne eris et facultalis prenominati Fran- 
cisci et seroatis decrclh possit concedere eidem Francisco conventionem illaat 
prò ilio tempore et ea solulione de quibus ipsi Officio videbilur posleaque pre- 
fato III. Duci et Magni/. Consilio DD. àwtùnoram referaf. (Arch. Govern. 
Dfoersorum, Notai. 116 \ 



CAPITOLO IV. ZÒ 

Fin qui de' due pavesi in comune : ragioniamone 
ora disgiuntamente. Francesco De Ferrari non m'esce 
incontro prima del 1476, né in condizioni ch'io possa 
dir prospere. Nò di costui debbo omettere, che invitato 
in processo ad imprese non piccole, raro è che ne to- 
gliesse qualcuna senza associarsi un collega. Ciò po- 
trebbe recarsi al superfluo delle faccende ; ina tal ra- 
gione non quadra al vederlo che facciamo nel suddetto 
anno accomui are il lavoro con altro pittore : ed è 
quel Corrado di Odone che si registra nella matricola 
ul n. 22. Preferisco di credere che giovane allora , o 
venuto di fresco, cercasse (com' è stil de 1 novizj) d'aver 
compagni nel dubbio cammino. (1) Nò può dissuaderme- 



li \ifr Die Lune X.X.UII Iulii in, tirciis ad banchina. Franciscu.3 de Fer- 
raris de Papia piclor ex una parte et Conrarìus de Odo:jo de Mediolano 
ctiani piclor ex altera peroenerunt ad infrascripta parla: Renunciantes etc. : 
Yidelicet quia ex causa dictorum pactorum et compositiouls diete partes sibi 
ipsis et inoicem ac vicissim promisserunt de celerò tenere apotecam in simili et 
Otìinia allottane /ila que processerint ex dieta sua arte et in eos sice alteravi 
eorum percenerint communicare Inter se ita quod quicquid contigerit de celerò 
lucrare dividi debeai per dimidiam inter se ipsos et ita promisserunt omni 
Jr aude mackinalione et simulai ione postposita et a dieta societate et comunione 
non recedere nisi mutuo consensu ambarum partium salvo si processerà causa 
legitima et cojnitio et majistratus competens: et casu quo continger et r eperir i 
per alterum eorum commissari fuisse aliquam fraudem in occultandi,s dictis 
lucris et cmolumentis aut alias quomodocwnque occasione diete arlis voluerunt 
ut contrajaciens cadat prò obseroanti in penim ducatorum vigintiquinque ita- 
tamen quod piresens socielas incollar i debeal in Kalendis Septembris proxinu et 
non ante : item acto quod omni mense partes ipse teneantur mensualim sibi 
ipsis inoicem recidere rationem de Incris rum reliquatis restitucionis deductis 

Vi>L 11. — PlTTL'KA. ! I 



S6 PITTERÀ 

no un aliio rogito di men che tre anni appresso, lad- 
dove con un Pier Battista di Guiso entra per socio nella 
proprietà d'un molino già costrutto nella via di Mor- 
cento, e a sdebitarsi della sua. quota promette porzion 
di denaro , e il rimanente in pitture quasi a stima 
di merci venali (1). D' entrambe le pratiche non ho 



expensis : Que omnia etc. — Tesies Baptista de Baxadonis q. Benedirti et 
Bemardus de Marino Nicolai. Da un Manuale del Not. Giovanni Carrega 
bcampato all'incendio di tutti gli altri, e rinvenuto nel 1783 in occasione 
che fa riordinato 1' Archivio Notarile sotto il Magnif. Carlo Giuseppe Re- 
mondino Cancelliere. Il presente manuale comprende gli atti rogati dal 
14-74 al 76). 

(1) In nomine Domini Amen : Franciscus de Ferrnriis de Papia pictor fi- 
littS Bartholomei major annis vigintiquinque et palan ac publice negocians et 
gerens Jacta sua sciente et partente et non contradicente dicto Bartholomeo ejus 
patre ut fatetur: sponte etc. : Co?ifessus futi et in ventale puhlica recognovit 
Petro Baptiste de Guiso dare et solvere debere ducatos quinquaglnta auri lar- 
gos et sunt prò dimidia constei et expensarnm cujusdam molendini fabricati ac 
siti in contrata Mulcenti in quadam doiuo conducta a Reo. D. Antonio de 
Mulledo : quod quidem molcndinum didus Petrus Baptisla construi et Jabricari 
fecit recera nomine suo et dirti Francisci et utriusque eorum prò dimidia 
prout laptius (sic) fit mentio et continetur in instrumcnlo super inde con/erto 
et publicato per me notarium infrascriptum non tamen computata in dirtis ex- 
pensis pensione diete domus in qua ut supra restai dietim molendinum quam 
idem Franciscus asserii sohisse et que prò dimidia special eidem Petro Bap- 
tiste et df-bet ipsa dimidia deduci ex dieta quanlitate ducatorum quinqvaginta 
deduclo tamen et decalcato omni eo quod ex ipsa domo percipil-ir que fuit lo- 
cata per dictum Fraociscum : Rermncians etc. Quos quidem ducatos quinqua- 
ginla dictus Franciscus promissit et solempniter convenit eidem Petro Baptiste 
presenti et stipulanti dare et solvere ipsi Petro Baptiste vel persone prò eo le- 
gitime in hunc modum videlicet ducatos vigintiquinque infra annum unum prò- 
xime venturum et rcliqnos ducatos vigintiquinque in tot picturis et seti laboreriis 



CAPITOLO IV. 87 

raffronti nell'avvenire, né molto importerà per la storia 
il saperne: se non forse quel tanto che riguarda all'O- 
done, le cui notizie verrebbon male in acconcio per altre 
pagine. Ch' ei fosse da Milano è da credersi all' atto 
medesimo che pone i due artisti in una sola officina: 
che più tardi operasse da solo, quando le memorie del 
pavese son cessate in qualsiasi archivio, ne dà certezza 
una scritta rogata in Voltri, per la qual terra compose 
una tavola di N. D. a richiesta dell'Opera di s. Erasmo 
ed in nome di Gregorio del Monte e d'Antonio Fabiano 
che n' eran Massai. (1) Alcun' altra stipulazione con 



artis ipsius Francisci de quihus et prout ellegertt et voluerit idem Petrus Bat- 
tista et semper et quandocumque voluerit et hoc ad racionem et seu prò prccio 
quo similes pkture seu laboreria valent ac venduntur in peccunia numerata. — 
Il rimanente della polizza ( inutile a riferirsi j lascia in facoltà del Ghiso 
l'alienare il molino , salva al pittore la metà del guadagno che ne pro- 
venisse ; indi si conchiude così : Adam Ianue in contrada Maìcatoni ^ sic) 
videlicel in scriptorio domus habitacionis didi Petri Baptiste : Anno Domn. 
Nativ. MCCCCLXKVIIH Indidione XII secundnm Ian»e cursum die Sabati 
XX Nooembris hora nona vel circa : presentibus Iuliano de Ferrarli! q. Ma- 
thei et Bartolomeo Verro q Michaelis ambobus de Vultabio testibus ad pre- 
missa vocatis specialiterque rogatis. (Atti del Not. Francesco Delfino. — Fo- 
gliaz. I, 1467-80). 

(1; Li nomine Domini Amen : Mag. Conrradus de Odmo pictor sponle et 
nullo juris tei fa:ti errore ductus seu modo aliquo circunventus fuil confessus 
et content'is et in ver itale puYiica et ex sui cetta scientia recognovit habuisse 
et recepisse a Gre jorio de Monte et Antonio de Fabhno tanqnam Massariis 
Ecclesiarum Sincli Nicolai et Erasnu de Vulturo libras decem januinorum ad 
complemcnlum librarum triginta qui/ique januinonim computatis libris XXV 
jam alias habitis per dictum Conrradum a dictis Massariis didarum Ecclesia- 
rum quc libre XXV sunt prò caparro et infra sohtrioncm unins Majestafis prò 



88 p itt ri: a 

cenni di lui trovo distesa nella suddetta borgata , nò 
senza sospetto ch'ei vi usasse frequente o vi avesse etanza 
alcun tempo. Il suo nome del resto si rimane nell'om- 
bra, quantunque campasse a buon dato del secolo XVI 
se non e' inganna una cedola die il dà per vivo in 
Gennaio del 1509. Con questa un Pier Antonio pittor 
da Casale (di cui non ho riscontri di gran momento) 
fa procura de' proprj interessi in Gregorio di Odone: 
e quindi apprendiamo che cotesto Gregorio , quaran- 
tottesimo nella matricola, non era altrimenti che figliuol 
di Corrado (1) come pure un Antonio che gli sne- 



aìtari B. Virginia Marie Ecclesie Sancii Erasmi de Vulturo quarti Majestatetn 
promisit et conienti dictus mag. Conrradus .dare et consigliare perfectam in 
dieta Ecclesia dictis Massariis per totum mensem /unii proxime veaturum sub 
pena librarum dee era sokendarum per dùtum Conrradum in casu contrafacio- 
nis et apìicandarura dictis Massariis. Et versa vice dicti Massarii suis propriis 
et dictis nominibvs prornitlunt dicto mag. Conrrado presenti et acceptanti sol- 
vere complementum solucionis diete Majestatis juxla extimacionem religiosorum 
tei aliorum honorum virorura in simillibus expertorum elìgendorvm per ipsas 
•par Ics infra dies odo lune proxime secuturos ab appresentacione diete Ma- 
gestatis sub pena unius testoni prò qualtbet die qua tardarmi dicti Massarii 
J'acrre diclam solucionem transactis dictis diebus orto et hoc prò juslo interesse 
dirti mag. Conrradi : Renunciantes etc. — Actum Vulturi in burgo Leire vi- 
delicet in domo mei Notarli infrascripti : Anno Domini MDsecundo Iadicione 
quarta secundum cursnra lamie die Mercurii XXX Marcii in, Vesperis: pre- 
sentibus Leonardo de Frisano et Teramo Bonfante q. Christofori lestibus. — 
(Atti del Not. Giacomo Busallino. — Fogliaz. 2, 15^1-1504). 

(I) In nomine Domini Amen: Fetrus Antonius de Cazali pictor Bernardi 
omni modo jure via et forma qiùbus melius potull et potest fecit constituit et 
solemniter ordinavit ejus rerum rertv.m nunciumel leg'dlmnm procuratorem proni 
ulias melius fieri ac esse potest et loco ipshis positi? et pon/'t Grpprorinm dp 



CAPITOLO IV. 89 

cede e del quale ho contezza nel 1527. E con loro mi 
cessa il cognome , con memorie pochissime e con 
gloria nessuna. 

Ma il Deferrari, da quando il lasciammo, non ebbe 
tarda a seguirlo un'amica fortuna. Nel giugno del 1480 
avea già posta mano a colorir la tribuna nell'oratorio 
di s. Ambrogio , anzi a dir giusto se n' era in parte 
spedito. Ma "troncò a mezzo i lavori un malcontento 
de' Confratelli, ai quali non pareva che l'opera venisse 
rispondendo alle promesse del dipintore: di che sorse 
lite che dovette comporsi per nuovi accordi. Di questi 
ci tengon ragione le carte d'Oberto Foglietta il giovane; 
ma come le controversie ferivano pure alla bontà del 
dipinto , che non si computa in cifre né misurasi a 
palmo, così s' afferrarono gli ordinatori all' usato spe- 
diente de' paragoni , imponendogli di pareggiarsi in 
bellezza con un'altra tribuna, che fa quella ai Battuti 
di s. Stefano. Potrebbe alcuno a tai norme imaginare 
in Francesco l'autore altresì di quest'ultima; ma con 
poca fermezza, troppi essendo in contrario gli esempj. 



(Mono de Mediolano pictorcm Conradi presenlem et acceptantem nccnon et 
Aujuslinurn de Bezucio de Mediolano stipendiar ium in Palacio etc. — Actum 
Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli infrascripli : Anno Domin. 
Natio. MDnono Indictione undecima secuudum Ianue cursum die Veneris deci- 
manona Ianuarii in Vesperis hora prima noctis in circa : prcsentibus Nob. 
Ludovico de Vicaldis q. D. Opicii et Blax'.o de Solario q. Nicolai civibus lamie 
testibus ad premissa vocatis et rogatis. 'Atti del Not. Antonio Pastorino. — 
Foglia?. 28. 15091 



90 PITTURA 

Quel ch'è certo dagli aiti, non era l'opera .a poche fi- 
gure od istorie, ma sì fregiati da membra accessorie, 
che quivi ed altrove deon far merito all'artista pavese. 
Per ora il testo della convenzione sottentri in mia 
vece (1) : se già il lettore non mi domanda , coni' io 
domando a me stesso , quel che niun atto ci dice o 



(I) ►!« MCCCCLXXX die Mercurii VII lumi in Vesperis ad bancum mei 
Notarli infrascripti. — Cwm sit quod superioribus diebus per Franciscum de 
Ferrariis pictorem pietà fuerit troyna Domus Discipline sancii Ambrosia de 
launa et occasione ipsius vertatur controversia inler ipsum et dictos Fratres 
diete Domus pretenden'es dictam picturam non esse illins pulcritudinis ac bo- 
nitatis de et prò qua se convenerant cum dicto Francisco : hinc est quod dic- 
tus Franciscus parte una et Michael Rorsotv.s sindictis et procrrator Fratrum 
diete Domus saticti Ambroxii parte altera volentes ergo amicabiliter se se ha- 
here etc. : Videlicet quod dictus Franciscus promisit et se oblijavit dictam 
picturam et seu flguras diete troyne pietas ac omne aliud ìaborerium tam fac- 
tum quam ficndnm in dieta troyna depi/igi denuo ac laborari bene et sufficien- 
ter et illius pulcritudinis ac bonitatis qua pietà est troyna Domito sancti Sle- 
phani Ianue juxta arbitrium et declarationem suprascripti Michaelis ac Bapti- 
ste de Monteacuto et Quilici de Insula trium ex Fratribus diete Domus quo- 
rum judicio partes ipse prò dieta pictura ac hborerio ac pulcritudine et v~Jore 
stare teneantur habita prius per eos informacene a maijistris pcritis in dieta 
arte pictorum et prò quorum opere et laborerio promisit dictus Michael solvere 
sccundum et prout judicatum fuerit per dictos Michaelem Eaplistam et Quili- 
atm: et infra solucionem dicti laborerii dictus FraDciscus ut supra confessus 
fuit habuisse ducalos XIII : saloo jure calculi etc. : quod quidem ìaborerium 
dictus Frauciscui perjtcere se oblijavit per totum mensem Novcmbris proxime 
venturum: Acto quod teneatur dictus Franciscus idonee cautioni versus dicium 
Ulichaelem de implendo omnia predicta et rasu quo non obsercenlur de resti- 
tuendo dictos ducalos tresdecim- — Testes Guir.irdus Spintila q. Antonii et 
Theramus Sacherus n. Christophori. (Atti del Not. Oberto Foglietta giuniore. 
Fosiiaz. T480 . 



CAPITOLO XV. [}\ 

potrebbe inai dirci. Fa egli il dissidio da un voler 
troppo della Consorzia o da un saper poco del dipintore? 
Non questo per certo, dacché il lavoro gli fu mante- 
nuto, e con leggi più dure; ma risponde con più salda 
difesa l'invito ch'ebbe poco stante Francesco a dipin- 
gere una cappella , il cui titolo sdegna fin' anco il 
dubbio di pennelli inesperti. Le nuove ampliazioni del 
Duomo, alle quali han diritto più tardi volumi, aveano 
aperto un bel campo ad una Società sotto titolo di s. Seba- 
stiano per una cappella al Patrono, o per ornarla almeno ed 
arricchirla presso alle opere che v'avean fatte con ispen- 
dio non ordinario i PP. del Comune. Opizzino Doria 
eh' era capo alla Società se ne commise in Cristoforo 
del suo stesso casato, e questi allogò al de-Ferrari i 
lavori, ch'eran colonne e fregiature e cornici per tutto 
1' àmbito di quel sacro recinio. Io non ardisco diffon- 
dermi su queste prime decorazioni d'una Cappella che 
quinci a pochi anni ebbe istorie e sculture e invetriate 
(siccome racconterò) d'artefici egregi. Nò la lettura del 
contratto m' ajuta così ch'io valga a descrivere la ma- 
teria e la forma e la copia di tali ornamenti. Dirò solo 
non esser leggero argomento d'onore che a stimar le 
mercedi si destinasse il più riputato in simil fatta di 
cose , Cristoforo dalla Torre comasco , al quale è 
pur notabile che fossero preferiti in sì fatto lavoro al- 
tri artisti. E dico artisti perchè Francesco non vi s'ac- 
cinse egli solo, ma in compagnia d'un toscano, Cri- 
stoforo Pignatario da Prato che patteggia in comune 



92 PITTURA 

e malleva pel de Ferrari come questi per lui (1). 
il Pignatario stanziasse in Genova, o condotto dal caso 
s'imbattesse in quest'opera come sembra più verosimile, 
certo direi eh 1 egli recasse al lavoro un tal atto di 
quella eleganza che parea nata e cresciuta co' suoi 
nazionali. 

Che se le predette fatture , qual eh' elle fossero , 
scrivono il nome del pavese fra le molte e ricche o- 
pere della Cattedrale, segue memoria vieppiù onorevole 
d' altre che quasi il mescola ai casi pubblici. Fra i 



(1) In nomine Domini Amen : Franciscus da Ferrariis pictor Bartholomei 
et Christoforus Pignatarius de Prato quondam Nicolai et uterque eortem in 
solidum sponte et ex ipsorum certa scientia promisserunt et se obligazerunt 
Nob. Christoforo de Auria q. Chrisiofori ac mihi Notario injrascripto tanquam 
publice persone officio pvhlico stipulantibus et recipientibus nomine et vice Ope- 
cini de Auria et Sociorim fieri et fabricari facienthim Capelìam imam in Eccle- 
sia Majori Ianuensi sub vocabulo Sancii Sebastiani 'et per me dictum Notarium 
Opecino et Sociis ìicet absentibus jacere fabricare depingere et compiere omnes 
illas cornices cvJunnas (sic) et laboreria prò elicla Capella que et prout eisdem 
Francisco et Christoforo Pignatario dixerit et commisserit dictus Christoforus 
de Auria et dictas cornices culv.nnas et laboreria bene laboratas fabricatas et 
depictas eidem Christoforo de Avaria sioe dicto Opecino et Sociis dare (radere 
et consignare seu dari tradì et consignari facerc intra menses dnos proxime 
venturos omni exceptione remota solco tamen juxlo impedimento. Item promis- 
serunt et se obligaverunt dicti Franciscus et Christoforus Pignatarius dicto 
Christoforo de Auria et mihi dicto Notario infrascripto stlpulantibus et reci- 
pientibus ut supra prò eorurn mercede et solucione eisdem et utrique eorurn 
iam conjunctim quam divisim debita prò dictis cor nìcibvs culunnis et laboreriis 
accipsre petere et habere a dicto Opecino et Sociis Ulani solucionem quam et 
pront dixerit et mandacerit Christoforus de Turri de Cumis pictor judicio et 
sententie cujus Christofori de Turri diete pirtcs se submittunt ita quod dicti 
Franciscus et Christoforus Pignatarius non possivi ver valeant habere petere 



CAriTOLO iv. 93 

decreti della Repubblica m'avvenni in uno del 17 di- 
cembre 1483: eran corsi ventidue giorni a pena, dacché 
il Cardinale di S. Sisto, ojutato da' partigiani ad op- 
primere il consanguineo Battista da Canapo fregoso, avea 
cinta sulla tonsura di sacerdote 1' ambita corona del 
principe. Ed egli stesso, a consulta cogli Anziani, prov- 
vide agli agi della persona e a conforti di vanità , 
ordinando agli Officiali *di Moneta parecchi acconcimi 
nella gran sala di Palazzo, e una spada oltre il solito 
preziosa ed ornata da portar seco, come doge eh 1 egli 



rei requirere preter seti ultra Ulani solutinnem prò dictis comicibus culmini*; et 
Ittboreriis quain dixerit et voluerit ac mandaveril dictus Christoforus de Turri 
pictor. Rem promisserunt et se obligaverunt dicti Franciscus et Christoforus 
Pignatarius dicto Chris! o/oro de Auria et mihijam diclo Notarlo infrascripto 
stipu 'antibus et reciplentibus ut supra quod dictus Christoforus Pignatarius 
non possit nec sibi liccat facere nec incaparrare seu incollare aliud laborerium 
durantibus dictis mensibus duobus ac donec et quousqne diete cornices culmine 
et laboreria in totum complecte [s ic) fuerint necnon facere et redere bonam et 
veram racionem dicto Christoforo de Auria et sive diclo Opecino et Sociis de 
quibnscumque peccuniis eisdem Francisco et Christoforo Pignatario dandis et 
solcendis per dicium Opecinurn et Socios sive per Massariwm diete Societatis in 
solucionem dictorum Francisci et Christofori Pignatarii prò dictis comicibus 
culunnis et laboreriis ut supra per eos fiendis et quod dicti Franciscus et 
Christoforus Pignatarius prò predictis sint obligati in solidum videlicet unus 
prò alio et e converso etc. etc. — Aduni lamie in Bancis sub seu in Logia 
Maijìiif. Offieii Comperarum S. Georg ii videlicet ad bancum Compere Locorum : 
Anno Domin. Nativ. millesimo quadringentesimo ocluagesimo primo Indictione 
quartadecima secundum lamie cursum die Martis trigesima Octobris in terciis: 
presenlibus lestibus Damiano de Pastino et Baptista de Rapallo Notariis ci- 
vibus lamie ad hec vocatis et royatis. ( Atti del Not. Giovanni da Ko\i. — 
Fogliaz. 3, 1480-1503'. 

Vol. II. — Pitti ra. 13 



94 P I T T U R A. 

era e difensore (così iL diceano) del popolo. Strano è 
a riferire come il guerresco arnese si volesse più 
suntuoso per ciò che il novello signore vestiva la 
porpora di Santa Chiesa. Così il decreto. Venivan poscia 
le mostre di religione per una Maestà da locarsi nel- 
l'oratorio di detta sala, co' ss. Giorgio nel mezzo, Bat- 
tista e Lorenzo sui fianchi: e a' piedi del santo guer- 
riero il Prelato in ginocchio cogli abiti cardinalizj , 
per vaghezza, cred'io, di parer prode in armi non men 
che pietoso, egli, capitano eletto pocanzi da Sisto papa 
a combattere 1' idra turchesca (1). Tal provvisione , 
frettolosa e sollecita come in casi di pubbliche necessità, 
lungamente mi tenne in cura di conoscere T autore 



ilj *£< MCCCCLXXXIII die XVII Decembris: Reeerend. in Christo Pater 
D. Paulus de Campofregoso titulo S. Sixli Presbitcr Cardinalis et Dux la- 
Huensium et Magni/. Coasilium DD, Anlianorum in sufficienti et legilimo nu- 
mero congregati : Delibcraverunt quod special. Officium Monete fieri faciat en- 
sem porcari solitimi per III. D. Duccm et eo quidem a 7 iquantulum sumptuosio- 
rem propter Cardinalatus dignilatem in qua constitutus est qui nunc princeps 
est. Item quod fiant fenestre illis duobus barchonatis que sunt post cathedram 
suam vi sala magna cum suis slamegnis ut possit stare nunc hyeme agitante. 
Item quod in Capella diete sale magne fieri faciat unam Majes/atem impense 
usque in summa fiorenorum quinquoginta prò dieta Capella in qua Majestate 
medium leneat figura s. Gcorgii et ab uno laiere figura s. Iohannis Baptiste 
et ab altero figura s. Laureata. Ante vero figurata s. Georgii ad pedes sit fi- 
gura presentis Principis sed in abitu Cardinalis. Item fieri faciat oculos vi- 
trea qui sunt in capite diete sale cum solis armis Communis Ianue. Et hcc 
omnia co studio ac diligentia ut si fieri possit sinl in istis festis Natalibus 
bene ordinala sed duo tamen ex nunc videlicet cnsis et ille fenestre. { Archiv, 
Oovern. Dtocrsorum Notul 135: 1483). 



CAPITOLO IV. 95 

della tavola, finché un manuale di Masseria nell' ar- 
chivio di S. Giorgio, non isfuggito alla sagacia del dotto 
Belgrano, non mi quietò d'una quasi certezza. Un tre 
mesi da quella data Francesco de Ferrari è dietro 
all' ancona per la gran sala del Palazzo della Repub- 
blica, e per ordine dei massai Francesco de Franchi e 
Tommaso Carrega riceve dal Magistrato della Moneta 
due quinti del prezzo pattuito (1). Chi non avrebbe a 
sì fatti riscontri cresciuta stima, com'io pur feci, al pittor 
da Pavia? Le scorse pagine e le seguenti dimostre- 
ranno di quanti e quali maestri godesse allora la nostra 
città: e se è vero talvolta che fra gli ottimi si elegga 
il rnen buono, non è però da savj il congetturarlo in 
proposito d'opere pubbliche. L'avara età ci ha conteso 
il chiarire siccome il costui magistero salisse d' anno 
in anno in più grido ; ma sia lecito ai posteri argo- 
mentarlo agl'indizj. V'ha breve notizia ma certa d'un 
vasto quadro che gli commise un Achille di Moutaldo 
dottor fisico nel 1490, rimunerato con lire sessanta di 



(1) * MCCCCLXXXIIIl die XV II II Murili: De mandato Spectab. Officii 
Monete anni MCCCCLXIIIII vos DD. Francisce de Francis et Toma Car- 
rega massarii popularium solcite de ratione prefati Officii Francisco de Fer- 
rariis pictori habenti curam faciendi Majestatem in Sala Magna Pallata (Rei- 
publice) libras o-to et soldos sexdecim prò duobus quintis etc. sive l. Vili 
so!. XVI: Bartolomei^ de Castilliono Notarius. — Ego Franciscus de Ferra- 
ris pictor prò capssa me accipiente Ubras odo et soldos sedecim: sive l. 8, 16. 
(Arch. delle Compere: Cartularium Massarie popularium DD. Francisri le 
Francis ci Teme Carré jc: 1485). 



96 P IT T U K A 

Genova (1) ; v' han notizie parecchie eli controversie 
ch'egli ebbe con Gio: Francesco de Mari e Bartolommeo 
di Levanto , e certo a cagion d' opere condotte in lor 
nome. Ma sopra tutto ce ne persuadono gli ajuti che 
spesso , e a quel che sembra di continuo , conduceva 



(1) »J< In nomine Domini Amen: Franeiseus de Ferrariis pinctor sponte 
conjessus fuit et in vcrilate publica recognovit M. Achilcs (sic) de Montaldo q. 
D. M. Alexandrifixici se a dicto mag. Achille kabuisse et recepisse in "pecunia 
et arnensibus et aliis libras sexaginta fanne monete currcnlis prò predo et 
mercede unius ancone tei Majestatis fabricande per dictum Franciscum secun- 
dum ordinem Inter ipsnm maj. Achilem et Franciscum : et quam Majestatem 
dictus Franeiseus promisit fabricare infra festum Nativilatis Domini venturum 
ornili exceptione remota fnsnper prò dieta causa et occaxione dictorum pacto- 
rum dictus Franciscus pignori obligaoit et ypothecavit omnia bona sua pre- 
sentia et futura. — Actum fanne in contrada Moduli in domo habitacionis 
dicti Francisci: Anno Domin. Natio. MCCCCLX^CXX. Indictione septima se- 
cundum fanne enrsum die Mercurii XI Maij in Vcsperis : presentibus testibus 
Iohanne de Monacho Pelri et Ambrosio de Palmis fi r io Ypoliti civibus fanne 
vocatis et rogatis. — (Atti del Not David di Stagliano. — Fogliaz. I, 
1485-95 . 

L'icone della quale s'accenna nel documento andò verosimilmente ad un 
altare che il committente s'avea costrutto in S. Giacomo di Gavi sua terra 
d'origine. I rogiti di Emanuele Granello Cancelliere della Curia Are vesco- 
vile di Genova fan testimonio d'una Cappsllania eh' egli vi avea istituita 
in data del 17 novembre 1488, eon diritto di gius-patronato ne' suoi di- 
scendenti, o in difetto in quelli di Barnaba Montaldo del q. Anfreoné, o 
mancando anche questi, nell'Arciprete e nei Consoli di Gavi. L'altare che 
più non esiste) era presso al fonte battesimale nella chiesa sopraddetta, ed 
avea titolo da S.Bernardo, della cai imigine è però da supporre che s'impron- 
tasse e si nominasse la tavola. Tuttora esiste in Gavi, obligata al suddetto 
lascito, una casa che stimisi essere stata del fondatore; uomo illustre , 
o assai degno d'essere, per bontà e per dottrina. Achille Montaldo figlio 
d'Alessandro 'dottore anch'esso in medicina ed arti' e di Chia'etta Gar- 



CAPITOLO IV. 97 

Francesco nella propria officina, condizione non cre- 
dibile in chi scarseggia d'inviti. Le carte del Parisola 
c'insegnano Francesco de'Ghirardenghi di patria ignota, 
ma da supporsi lombardo, che nel 1492 s'acconciò per 
due anni a servirlo de' suoi pennelli (1), e d'un altro 



barino , visse parte della propria vita in terra di i 1 ' rancia , e certamente 
«olà dimorava quando col pittore fu stipulato il contratto del quadro, e a 
quel che si discerne, in assenza di lui. Era in Lione del 1489 e in Tolone 
del 93 ; dentro i quali anni scrisse più note in margine di certi suoi co- 
dici membranacei delle opere d'Avicenna: Liber primus Avicenna — Est 
mei Achillis de Montatóio Ianucnsis Arlium et Medicine?, Doctoris fil. q. D. M. 
Alessandri de Monlaldo de Givio — ■ Dono Capello} mene — Reponatur in Sa- 
crestia S. Iacobi de Gavio publice prò medicis : 1493 I. /unii : Turonii — e 
Liber 4. Avicenna est mei Achi'lis etc. : comuoranUs Lu/jduni 1489. — Altri 
d'essi codici portano l'autografo d'Alessandro suo padre Vivente nel 1426) 
e fra gli altri un libro d' Aristotele. Ma le cancellature posteriori , e la 
nuova parola lievjco mostrano aver lui dimesso il pensiero del legato ; e 
i codici in fatto rimasero a Genova, ed eran parte della biblioteca medica 
legata da mons. Filippo Sauli allo Spedaletto, d'onde passarono con altre 
poche reliquie di quella copiosa raccolta alla Biblioteca de' Missionarj Ur- 
bani. Il dotto e solerte cav. de Simoni, al quale mi confesso debitore delle 
presenti notizie, è fermo nel eredere che la famiglia de' Montaldo da Gavi 
fosse congiunta di sangue con quella di Genova che contava un Leonardo 
nella serie dei Dogi. 

(L In nomine Domini Amen: Franciscus de Ferrariis pictor in Zanna quon- 
dam Bartholomei ex una parie el Franciscus de Girardenghis quondam Do- 
minici etiam pictor ex altera sponte et ipsorum certa scientia pervenerunt ad 
infrascriptam composicionem; Renunciantcs etc. : Videlicet quia ex causa diete 
composicionis dictus Franciscus de Girardenghis promissit et soletnniter con- 
venit dicto Francisco de Ferrariis presenti et acceptanti ipsi Francisco de 
Ferrariis servire in dieta arte pictorìe a?mis duobus continuis proxime ventu- 
ris bene et Jide'.der el bona fide et sine /rande lue in lamia el in ornili loco in 
quo dictits Franciscus de Ferrariis inerti : Versa vice dictus Franci cus de 



98 riTTCKA 

è menzione espressa ne' rogiti di David di Stagliano 
notaio d'onesta fama, già segnato da noi come inten- 
dente di cose d' arte , che avea domicilio in contrada 
del Molo non lungi- dalla casa e dallo studio del v>k 
Ferrari. Quest' altro ajutatore , e fattorino anche in 
parte, del nostro artefice, nominavasi Benedetto Bor- 
zone di Fruttuoso, modesto figliuol di contado, il quale 
(a legger negli atti) si dà tutto quanto a servizio del 
pavese per ispazio d'un anno, contento al salario di lire 
cinquanta e al bisognevole per cibarsi e per posare 
la notte (1). 



Ferrariis prontisti et pi orniti it dicto Francisco de Girardenghis presenti et 
stipulanti ac accentuati foto dicto tempore dictorum annorum d'iorim proxime 
tcnturorum dic'.v.m Franciscum tenere et conluccre et ipsum loto posse bene et 
Jideliter docere dictam arte-m et d$ orane eo quod scit ipse Franciscus de Fer- 
rariis de dieta arte : et durante dicto tempore dictorum annorum duorum pa- 
scere ipsum Franciscum de Girardenghis ac e idem prebere expensas v'ititi (sic) 
expensis elicti Francisci de Ferrariis et ultra dicto Francisco de Ghirard?n- 
ghis prebere habita:ionem ac lectum prò dormhndo ■■ et ultra prò dictis annis 
duobus dare et solvere ducatos duodecim auri largos vel eorum valorem prò 
mercede et salari-) dicli Francisci de Ghirardenghis quos ducatos duodecim 
dare teneatur eidem Francisco de Ghirardenglns ad jornatam ita quod ante 
finìtos dictos annos du,os diclus Franciscus de Ghirardunghis habeat suam 
solucionem dictorum ducatorum duodecim sive eorum valoris. — Actum Ianue 
in Palacio Communis in prima sala vocata Fraschea videlicct ad bancum mei 
Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXXIIII Indktione un- 
decima secundum lanue cursum die Lune quinta Mai] in Vesperis: presentibus 
Bartholomeo de Podio pletore q. Francisci et Iohanne Grisioto q. Andriani 
civibus Ianue tcstibus ad premissa vocatis special iterqìte royatis. (Atti del Not. 
Giambattista Parisola. — Fogliaz. 10, 1494-95). 

(1) ►£« In nomine Domini Amen : Benedictus de Borzono quondam Flituosi 
(sic) pictor promixit quod stabit et permanebit rum magistro Francisco de 



CAPITOLO IV. 99 

Mi comporti la critica austera di ristar brevemente ad 
un nome oscuro: o questo mi si conceda, che nell'istoria 
dell'arte trovi luogo un pittore negletto dagli uomini, 
ma palesemente prediletto dal Cielo. Or questo Borzone 
è quel desso cui la pietà de' chiavaresi, che per poco 
non gli son conterranei, associano volentieri alla cro- 
naca d'una loro effigie miracolosa ben nota ai liguri 
con titolo di Madonna dell'Orto. E veramente sul pre- 
cinto d' un orto la colorì Bendetto intorno a questi 
anni , d' onde segato più tardi il muro per la sùbita 
fama di stupendi prodigj , passò trionfalmente a re- 
gnare in un tempio decorato dell'appellativo medesimo 
e sacro quant' altro mai alla devozione de' popoli. Di 
tale imagino corrono ritratti e per tele e per istampo 
infiniti, come porta l'affetto di sì gran culto; né però 
v'ha storpio di copista o d'intagliatore che basti a sce- 
marla di non so quale soavità che nel gesto dell'Infanto 



Ferrariis pletore quondam Bartholomci ad hborandiim et manifacturandum 
picturas et alia, que ipsi mag. Francisco opus fuerint circa dictam artem pic- 
torum et fidellter se hai ere cnm eo promixit. Et versa vice dictus maj. Fran- 
ciscus acceptins predieta promixit ipsi Benedicto aìere et gubernare dictum 
annum (sic) et cum receptare in leeto ac prò salario ei solvere libras quinqua- 
gintee lamie prò salario ipsius easque solare salaria similia (sic). — Actum 
Ianue in contrada Molis videlicet in domo mei Notarli infrascriptl: Anno 
Bombi. Katlv. MCCCCLXXXXIII Indlctlone decima sertmdum lamie cursum 
die Sabati XVI Novembrls in Vesperis: presentibus testibus Petro de Monacho 
remolario q. Bartholomei et Tohanne Eorsoto q. Berthoni di'ti Borzoto vocatis 
ti ro'jatis. (Atti del suddetto Favid di Stagliano. — Fogliaz. ut supra\ 



1 00 r I T T D R A 

Divino e nell'atto tirila Vergine Santa e nel casto sor- 
riso d'entrambi non par segnata da mano d'uomo ma 
impressa per opera d' angeli. Chi sdegna di levar la 
mente tant'alto, vi riconosca a suo senno quell'impulso 
di religiosa pietà così cara ne' nostri antichi , e così 
male abiurata dai secoli nuovi per troppo amore in 
ritrar la materia. Certo è che quel nulla di pittura 
piacque senza misura ai contemporanei, e ne prestano 
non dubbia fede assai repliche le quali son ovvie per 
la terra di Chiavari, e rivelano a chiare note i pennelli 
di Benedetto. Il quale, o per invidiosa fortuna, o per- 
chè più valente ad altri usi, si diede con miglior sorte 
al magistero del legnaiuolo, e con tal qualità compa- 
risce non infrequente fino a buon tratto del nuovo se- 
colo, o come testimonio in private scritture o in con- 
tratti suoi proprj che troveremo per occasione o dove 
han dritto di rimanere sì come in lor luogo. Diresti 
che l'alta Provvidenza tenesse in basso il pittore per 
meglio glorificare la modesta opera delle sue mani. 

Ma che al de Ferrari bisognassero ajuti per questa 
età non dee far meraviglia a chi raffronti per data i 
lavori che gli anni e le frequenti rovine non hanno 
fraudati alla posterità. Rifacendomi a quelli ch'ei con- 
dusse alle Compere e che obedendo all' ordine ho an- 
ticipati scrivendo , io li scopro contemporanei d' un 
altro non meno riguardevole per la mole , e più ac- 
concio per avventura a levarlo in istiina. Ciò sono una 
tavola e più istorie sul muro , alle quali diede opera 



CAPITOLO IV. 101 

l'anno appunto del 1491 per una cappella alle Povere 
di S. Silvestro. Queste Suore di Regola Lateranensi 
aveansi di fresco costrutta una chiesa col titolo di S. 
M. di Passione, ritenendo per sé, ma coll'aggiunto di 
Povere, il titolo del monastero che pur dianzi abita- 
vano: sì che l'esempio della nuova pietà conciliava alla 
loro famiglia il favore d'ogni dabben cittadino. Scriverò 
volentieri fra i più benemeriti un Agostino da Zoagli, 
che in benefizio e a decoro insieme della lor chiesa 
tolse sopra di so il fabbricare 1' anzidetta cappella , e 
non pure di fabbricarla , ma sì di fregiarla nelle 
pareti e porle una degna Maestà sull'altare, che figu- 
rasse l'Angelico Annunzio e parecchi beati di fianco. 
Ora di quale affetto proseguisse costui la recente in- 
stituzione , si dimostra per giunta da ciò , che alla 
stima e fors' anche alla forma dei dipinti che pagava 
del proprio , chiamò in parte la Priora dell' Ordine 
Silvestrina di Marco, e mise pena all'artefice di ven- 
ticinque fiorini se i lavori non toccassero a termine 
innanzi alla prossima festa della Nunziata. Si vegga 
in proposito la convenzione rogata dal not. Foglietta, 
per la quale Francesco da Pavia non solo in suo proprio 
nome ma eziandio di Nicolò Corso si viene obbligando 
con Agostino (1). Vero è che quest' altro pittore non 



(1) In nomine Domini Amen: Francisco do Papia pictor suo nomine oc 
nomine et vice magistri Nicolai de Corsio socd sui in opere infrascripto et 
prò quo quidem mag. Nicolao ipse mag. Franciscus suo proprio nomine ae rato 
Vol. II. — Pittura. 13 



1 02 p i t t u n a 

ricompare nei rogiti appresso che pur riguardano alle 
opere ed all'autore: ond'io non mi fo sicuro ch'ei du- 
rasse all'impresa, né mi piacque registrar questa tavola 
nelle notizie già esposte di" Nicolò. E a chi voglia du- 



promtsit se Jacturum et curaturum opere et cum effectu quod preseus instru- 
mentum et omnia in eo contenta ratificabit et approbabit sub ipoteca et obliga- 
cioìie omnium bonoritm ipsius rnag. Francisci habitorum et habendorum ex una 
parte : et Augustinus de Zoalio q. Thadei civis lamie : sponte et ex ipsorum 
certa scientia nulloque juris ve! facti errore ducti seu modo aliquo circumventi 
percenerunt et pervertisse sibi ad invicem presentibus ci stipulantibus conjessi 
Juerunt et confitcntur ad infrascripta parta et composicionem ac conrencionem 
hinc inde solemnibus stipulationibus vaiata et vaiatasi Uenunciantes etc. Vide- 
Lcet quia virlute et ex causa dictorum pactorum composicionis et conueittionis 
dictus rnag. Franciscus suo et dicto nomine promissit et solempniter se obliga- 
€it dicto Angustino presenti et stipulanti ut supra jabricare ac depingere Ma- 
(jestatem unam Beate Marie Anunciate et aliorum sanctorum de quibus partes 
ipse asserunt et fatentur esse de acordio nccnon et simiHlcr depingere quandam 
lapellam sitam in Ecclesia nova Dominarum Pavpcrum Sancti Silvestri et hu- 
jusmodi opus tara diete Magestatis quam diete capelle compiere et perficere orn- 
ili suo laborerio et pictura intra festum Anuntiationis Beate Marie anni pro- 
xime venturi de LXIKXfl vtlelicet die XXHll mentis Marcii proxime ven- 
turi dati aMii : et hec omnia obsercare et adimplere prout supra singula sin- 
.guìis congrue rej'erendo sub pena jiorenorum vigintiquinque taxata et conceuta 
Inter ipsas partes et ipsarum expresso consensu et volunlate prò justo danno 
et interesse dicti Augvstini quos quidem florenos vigintiquinque possit ipse Au- 
i,ustinus prò ipsius cautione diete pene in se retinere ipso mag. Francisco suo 
et dicto nomine non adimplentibus dieta intra dicium terminum. Et versa vice 
dictus Augustinus acieplaus premissa promisit et solemniter se obligacit dicto 
mag. Francisco suo et dicto nomine presenti et stipulanti ut supra et ad cau- 
tellam rnilti Notorio infrascripto tanqmm persone publice stipulanti et reci- 
pienti nomine et vice dicti Augustini dare et solvere dicto mag. Francisco suo 
et dicto nomine prò diciis laboreriis et prò ipsorum pictorum mercede et toto 
ipso nr&re ninne >.d qnoi dixerint et declaraverint et arbitra'i fuerint Venerab. 



CAPITOLO IV. HJ.J 

bitarne non è di poco momento il conoscere come il 
de Ferrari, indugiatosi di nove mesi a consegnare il 
dipinto, incorresse nella multa predetta, della quale non 
accennan le carte se il da Zoagli traesse profitto o sca- 
ricasse il tassato. Di cotale giudizio, e del merito, e 
del prezzo da darsi ai lavori, eran arbitri il commit- 
tente medesimo e suor Silvestrina: e sentenziarono in 
comune per la somma di lire dugento , nò senza in- 
tendere il voto di più. esperti noli' arte. Ciò basti al 
proposito nostro, riuscendo in aperto che la chiesa novella 
s'ebbe in effetto tra i primi ornamenti i dipinti murali 
e la Maestà del pavese, e che questi vi si condusse o- 
norevolmente , come attesta la mercede non ordinaria 
per quella stagione (1). 



Domina Priorissa site Mater iteti Monasterii Pauperum Sancii Silvestri ac 
ipse Angustlnus quorum judicio et declarationi ipse mag. Franciscus suo et 
dicto nomine stare prómìsit omni exeeptione et contradictlone remolls. Que om- 
nia et scngula suprascrlpta diete parles sibi ad invicem et vicissim presentibus 
et stipulantibus ut supra etc. — Actum Ianue in Capella Coìlegii Notar iorum 
sita sub PalaUo Archiepiscopali lanuens : Anno Domiti. Nativ. MCCCCLXXXX 
primo Indictione Villi secundum lanue cursum die Sabati XKllll Decembris 
in Vcsperis: presentibus lohanne Carre</a Notario et Baptista de Cabella ci- 
vlòus lan%e testibus vocatls et rogatis. { Atti del Not. Oberto Foglietta giu- 
niore. — Fogliaz. 35, 1491). 

(Ij In nomine Domini Amen: Cum veruni sii quo! inter Augustinum de Zoalioex 
%na parte et mag. Franciscum Ferrum sic de Papia pintorem ex altera fuetit 
ceìebratum instrumentum scriptum manu Oberti FoUete Notarli per quod ipse 
mag. Franciscus se obligavit dicto Angustino fabricare seu depingere Capelam 
ipslus Augustlnl in Ecclesia novlter fabricata Domlnarum Pauperum Sancte 
Marie Passionis Ordiuis Sancii Angustimi de Observantla nunevvata Sancii 



104 P I T T D R A 

E qui fan. punto le memorie di lui , se pur non 
vogliamo aggiungere ch'egli fu console con Antonio 
di Lavagna scudaio nel 1455, e che dieci anni più in 
qua fece acquisto da un Giovanni di Martignone spe- 
ziale d'un poderetto con casa lungo il fossato di s. 
Tommaso, come han le carte dello Stagliano. Altri faccia 
ragione se il fìtto silenzio che segue, per uomo ope- 
roso e tenuto in buona voce di maestro, non sia in- 



Silcestri mcdis et formis prout continetur in dicto iastrumento ad quod habea- 
tur relatlo et dìctum opus (radere comp 7 ectum sic) de predictis infra diem vi- 
gesimam quintam mensìs Marcii anni MCCCCLXXXXH sub pena fiorenorum 
vigintiquinque lamie exiijenda per dictum Auguslinum de mercede debita prò 
predictis dicto mag. Francisco prò justo damno et i?iteresse dicti Augustini et 
de predo et mercede ipsius mng. Francisci prò predictis sibi obtenienti ipse 
mag Franciscus se remissit judicio et sententie Venerab. Religiose D. Sororis 
SJoestnne de Marco Matris Dominarum Paupemm dicti Monas'erii Sancii 
Silvestri et ipsius Augustini prout sic vel aliter continetur in dicto instrumen- 
to: Quapropter nos predicia D. Mater dicti Monasterii ac dictv.s Augustinus 
vissa (sic) balia nobis data iti predictis vigore dicti instrumenti ac visso opere 
fabricacionis diete Capette facte per dictum mag. Franciscum nedum intra dic- 
ium terminum dicli diei XXV mensis Marcii sed long e post habita informacio- 
ne a nonnullis personis que viderunt di'tum opus informalis de dicto magiste- 
rio (sic) sete opere et quicquid nobis dixerunt circa mercedem et precium debi- 
tam et debitum dicto mai]. Francisco occasione dicti operis ipsoque mag. Fran- 
cisco semel et pluries audito una cum dicto Angustino et quicquid dicere po- 
terat et requirere voluit prò predictis: et demum etc. : et super promissionibus 
etc : Christi nomine invocato : Videlicel quia ex balia nobis data et attributi 
vigore dicti instrumenti scripti manu Cbcrti Foliete Notarti dicimus sententia- 
mus et declaramus dictum opus fabricatum per dictum mag. Franciscum in 
dieta Capela ipsius Augustini ascendere ad summam librarum ducentartim la- 
tine monete currentis tempore dicti inslrumenh ad qtiam summam declaramus 
ìpsHtn Aitjvstinum teneri et obligatvm esse d'.cto mag Francisco prò omni eo 



CAPITOLO IV. lUÓ 

dizio di morte. Io corro sulle tracce dell'altro France- 
sco , e già parmi di rinvenirlo del 1469 a testare in 
un atto fra il Corso testé nominato e un coffanaio 
Giovanni dall'Acqua da scriversi altrove, con questa 
enunciazione: Franciscus de Pajpia pìctor quondam la- 
nini de Vargia (1). Quest'altro cenno daremo al Corso 



et loto quod peterc potest ipse mag. Franciscus occasione dirti operis perenni 
fabricati in dieta Capela computato llguamine M'ajestatls altaris diete Capele 
et mercede debita dicto mag. Francisco de prrdiclis : de qu.bus tamen libris 
ducentis deducatur quicquid et quantum conslabit ipsum Augustinum solvisse 
dicto mag. Francisco causa predir ta usqvc in kodiemum. Et quia ipse mag. 
Franciscus vigore dirti ìnstrumenti tenebatur tradere dict»m opus complectum 
(sic) infra terminnm dicti diei XXV meusis Marcii anni de LXXXXII sub 
pena florenorum vigintiquinque lamie taxata prò gusto damno dicti Augustini 
prout apparet ex dicto instrumento in quam penam incidit dictus mag. Fran- 
ciscus qui non tradidit dictum opus complectum dicto termino: ideo dictam pe~ 
nam ab co exigendam remitlimus in posse et arbitrio ipsins Angustiai possendi 
(sic cam penam remiitere esigere vel relaxare eidem mag. Francisco et ita 
eundem mag. Franciscum in dictam penam condemnamus ab eo exigendam pi- 
ata arbilrium ipsius Angustiai prout supra. — ■ Et leda testata et scripta fuit 
hec senleatia per me Genesi nm de Rapalo Notarium lame in Ecclesia velerà (sic) 
dictarum DD. Pawierum Sanrti Silcestri ipsa Domina Maire esistenti ad grates 
ferreas respondentes in dieta Ecclesia: Anno Domin. Natie. MCCCCLXxXXIII 
Indictione X secundutit cursnm lamie die Iocis HI Ianuarii in lerciis : pre- 
seutibus testibus D. mag. Francisco Foresta flxico et Pantaleone de Costa q. 
Gregorii ad he vocatis et rogaiis. (Atti de] Not. Gcnesio da Ripallo — Fo- 
gliai 5, 1491-94). 

U) *fa I n nomine Domini Amen: Iohannes de Aqua q. Pelri ex una parte 
et Nicola C'orsus q. Lombarducii ex altera parte concorditer eassaverunt irri- 
taverunt et cnullaverunt quoddem publicum instrumentum promissionis et seu 
societatis et compagnie invicim factum scriptum marni Lazari Eagii Not. anno 
presenti die XV Sept. vel circa et prò casso irrito et nullo haberi voluerunt 
tt mandavtrtiìtt et Koherv.nl bonis et laudabililus respeclibv.s et rationilus rum 



100 P1TT un A 

più lardi, d'aver applicato nell'età prima a dipingere 
coffani, e ad altri ancora non meno valorosi : e quant'è 
di Francesco non sarei lungi dal credere che avesse 
luogo in sì fatta schiera. Cosi il suo nome esce raro 
ed oscuro per anni non pochi : anzi mi tarda per ben 
due lustri, finche, nelle tavole di Pellegro Testa sotto 
il 10 novembre del 1479 dà in locazione al notaio 
G. B. Parisola quatulam ipsius Francisci donmm cum 
puteo sita/m et positam lamie in contrada ortorum (sic) 
Sancii Andree ()); e nell' anno medesimo i PP. del 
Comune lo ricordano per Console. Un Giovanni di 
Pavia gli è fratello , non diffìcile a scoprirsi fra gli 
atti sincroni ed ovvio nella Matricola al grado dician- 
novesimo coll'aggiunto stesso di Grasso : ed è verosi- 
mile che fino a quest' ora vivessero ed operassero in 
comune, però che a mezzo l'80. composte per pubblica 
scritta le lor ragioni, si disponevano a far parte da sé 



(sic) amplius locum kabere. Et insuper se se ad invicem quilaccrunt liberavc- 
runt et absolveruni lam a contentis in eodem instrumento quarti ab omnibus. — 
Actum Fanne in Fossatello ad bancum Larari Ragli Nolani: Anno Domiti. 
Nativ. MCCCCLXnono Inditi ione prima juxta morem fanne die Fovis XX VF 
Octobris vi terciis: testes Marlinus de Clavica q. Guirardi et Franciscus de 
Papia pictor q. lanini de Vargia et Petrus PineUus D. Sisli vocali et rogati. 
(Atti del Not. Nicolò Raggi. — Foglia*. 1, 1466-69). 

(Il V. gli atti del Not. Pellegro Testa, Fogliazzo 2. Il rogito si eon- 
cliiude: Actum in Falacio C'ommunù videlicet ad banchum Curie Pulci/ere: 
fiCCCCr.XXVIIIF X Xorcmbrii. 



CAPITOLO IV. 107 

stessi (1). Onde a noi converrà secondarli , e colla 
scorta dei documenti riferire anzi tutto le opere che 
potemmo scoprir del Francesco , il quale, se non er- 
riamo, va innanzi all' altro siccome d' età cosi di va- 
lore. Di quel che fece per gli Ufficj della Banca di 
S. Giorgio è già detto abbastanza, o se nulla rimane 
è soggetto d'altri capitoli. 

Due tavole adunque, anzi due altari, eh' è quanto 
a dire forniti de' loro ordini a quadratura e ad inta- 
glio, ricordano Francesco nelle scritture: né 1' una 
né l'altra distinte per argomento, ma cognite pel luogo 



(1) In nomine Domini Amen: Franciseus de Verzia de Papia pie/or q. lo- 
hannis ex una parie et Iohannes de Verzia de Papia etiam pictor cjus frater 
ex parte altera : sponte et ex certa scientia et non per errorem juris vcl facti 
ciudi seu modo aliano circunventi confessi fuerunt et in veritate pvMica reco- 
gnoverunt sibi ipsis invicem et vicissim presentlbus stipulantims et recipienti- 
bus prò se se heredibus et successore us suis seu habentibus vel habituris ab 
eo vel eis causam se se una pars ab altera et altera ab una Imbuisse et rece- 
pisse omnem quintitatem peccunie et bonoram et omne id totum et qnicquid et 
qnantu a una pars ab altera et altera ab una habere et recipere debet seu pe- 
tere et requirere parte sua posset quavis ratione occaxione vel causa qv.e modo 
aliquo dici vel ex ogitari posset tam in cartis et scripturis quam sine usque in 
dietn et horam presentes computatis ducatis decem auri promissis per dictum 
Franciscum prò dicto Iohanne Ambrosio de Bragda batiloro presenti et acccp- 
tanti etc. — Actum lanue in Sala prima Palacii Seravalis Commnnis videlicet 
ubi jura redduntur per egregios DD. Consules Rationis civiiatis lamie videlicet 
ad hancum mei Not. infrascripli: Anno Domin. Natio. MCCCCLXXX Indic- 
tionc XII secundum lamie cursum die Mercurii XXXI Maij in Yesperis: pre- 
senlibus testibus Iacobo lìonianina Not. et Matlico Clavarino q. Ioliannis aa 
dicto Ambrosio de Bragda batiloro civibus lamie ad lice vocatis et specialittr 
rogata: (Atti del Not. Quilico di Serravalle. — Fog'iaz. 1. 1480-81). 



108 PITTURA 

che le accolse , e pel nomo de' committenti, e per al- 
tri amminicoli non discari a sottile ricercatore. Fece 
la prima nel 1497 ad istanza d'un Gaspare di Catac- 
ciolo da Bonifazio, pel quale procurava qui in Genova 
il patrizio -Cattaneo de' Cattanei, come dice e ridice il 
contratto più volte. È lavoro da computarsi fra i molti 
che di Genova n' andarono in Corsica , e da scriversi 
forse fra i nobilissimi. Conciossiachè ripartito in più 
campi, s'allargava fino a tredici palmi e saliva nel 
mezzo a quindici , senza contare il cimiero e lo zoc- 
30I0. A tanta opera non mentisce la somma promessa 
dui Catacciolo che fu di lire cento ottanta, né la cura 
in apparecchiarla per disegni consegnati al Cattaneo , 
né le cautele in rogare la polizza , come ad impresa 
gelosa e grave. Mentisce soltanto la pochezza del tempo 
assegnato : nulla più che da mezzo l'aprile all'ottobre 
intiero dell'anno indicato. Ma questo appunto dichiara 
il perchè Francesco non si sobbarchi a tanto affare 
da solo , ma si assocj con un pittore più giovine al 
certo di lui, e che ci aspetta a copiosi ragguagli : 
con Luca vo' dir da Novara. E gli obblighi e i pre- 
mj si leggon posti e promessi ad entrambi (1) : non 



(1) In nomine Domini Amen: Gaspar de Cataiholo de Bonifacio ex una 
parte et Franciscus c'è Papia et Lucas de Notaria pictores altarium et figu- 
rarum et majestatum ex parte altera sponte etc: pervenerunt et pervenisse si- 
li invicem confessi fuerunt ad infrascriptam convenlionem promissionem obli- 
yationcm et pactionem imius altaris sub modis formis et decìarationìbiiS infra- 



CAPITOLO IV. 100 

per questo, ristrettisi i due maestri al lavoro, po- 
terono tanto che l'ultimo sole d' ottobre vedesse com- 
piuto 1' altare. Simili angustie sono frequenti, o sto 
per dire consuete, in quel secolo: e non veggo però 
che l' artista se ne spedisse fuorché raramente , o 
che gli ordinatori togliessero spesso o vendetta o ri- 



scriptis et parta et alia de quibus infra dicetur : Renunciantes etc. : Videlicet 
quia ex causa premisse compositionis promissionis obligationis et aìiorum dt 
quibus supra et infra dirti Franciscus et Lucas pictores promisserunt et prò- 
mittunt ditto Gaspari presenti et stipulanti eidem Gaspari facere construere 
et depingere altare unum cum et sub designo et sculptura existenli penes Rev. 
D. Cattaneum de Caltaneis et penes eum reposito scu reposila prò cautella et 
dedaracioue partium: qnod altare esse debeat in altitudine parmorum quatuor- 
decim et digitlorum sic) trium scilieet in campis a dextris et a sinistris posilis 
et campus de niello esse debeat altitudinis parmorum quindecim et in latitudine 
ipsius aitar is esse debeat idem altare parmorum tresdecim et dijitiorum qua- 
luor: et quod altare habere debeat pedem parmi unius etmcimerii unius: et 
quod altare bene et decenter depiclum et omatum et de omnibus in loto perfec- 
tum dare tradere et consegnare promisserunt et promittunt diclo Gaspari pre- 
senti et stipulanti ut supra infra et per totum mensem Octobris proxime ven- 
turi omni contradicione remota. Et ex adoerso dictus Gaspar causa et occasio- 
ne depictionis et totius ornalus et perfectionis dirti altaris dare et solvere prò- 
missil predictis Francisco et Lucs libras centum octuaginta januinorum in 
hunc modum videlicet ex nunc libras quinquaginta januinorum infra solucio- 
nem dictarum hbrarum centum octuaginta januinorum, occasione dirti altaris 
et quas dicti Franciscus et Lucas confessi ftierunt et conjtlentur habuisse et 
recepisse a dicto Gaspare in presentia mei Notarli et testium infrascriptorum 
et libras sexaginta quinqve januinorum infra menscs tres proximos et rcLquas 
libras sexaginta qniaque januinorum que faciuut complementum dictarum li- 
Irarum centum octuaginta januinorum in traditione et consignationc ac perfec- 
tione totius ornatus dicti aliaris. Hoc ctiam declaralo et expresse convento Ì7Ut 
ter dictos contrakentes quod posteaquam dicium aliare in loto perfeetnm erU vi- 
deri et extimari debcat per nobiles et probos viros Accelinum Saloaigum et pre- 
Vol. II. — Pittura. 14 



110 P I T T U R A 

sentimeato del fullo. Ma questa volta è ragion di 
credere che le prescrizioni non si ponessero per 
vana forinola , o senza voglia d' usarne severamente. 
Vien dietro alle convenzioni una giunta del 16 
novembre, non pur sollecita, ma quasi paurosa , colla 
quale Francesco e Luca , scagionandosi alla meglio 



dicium Catanev.m in qtios diete partes se se remisserunt qui non obstantibus prc- 
dictis si recogmeerint dictum altare non esse predi et estimacionis predictarum 
librarim cenlum octuaginta januinorum de quibus sv.pra infra contrahentes 
conventum juit illud minus precii et estimacionis secundum quod dixerint esse 
dictum altare reti/ieri debeat per dictum Gasparem et secundum minus solvi 
dictis Francisco et Luce : et si cognoverint et dixerint esse majoris precii et 
estimacionis ducatonm tritim usque in quatuor preter et ultra precium con- 
ventum de quo supra dicitur id pluris estimacionis et precii quod valere dixe- 
rint usque in dictis tribus vel quatuor ducatis teneatnr dictus Gaspar dare et 
solvere dictis Francisco et Luce pictoribus predictis non obstantibus omni 
contradictione remVta. — Actum Ianue in contrada Nobilium de Cattaneis vi- 
delicet in scanno domus habilacionis dicti Cattanei : Anno Domin. Natie. 
MCCCCLXXXX septimo Indictione decimaquarta secund,um Ianue cursum die 
Marlis decima orfana Aprilis in Vesperis : presentibus Toma Schocia et Io. 
Baptista Marenco Nicolai cicibus Ianue testibus ad premissa vocatis et ro- 
gatis. 

►J< Anno eo : Indictione decimaquinta die lovis XVI Novembris in terciis in 
lìancis ad bancum mei Notarii : Supradicti Franciscus et Lucas pictores in 
suprascripto instrumento nominati advertenles se se obligasse Gaspari de Ca- 
taiholo facere construere et pingere altare unum de quo in suprascripto instru- 
mento dicitur rogato per me Notarium infrascriplum anno presenti die X Vili 
Aprilis et sub modis formis condUionibus predo et aliis de quibus in eo con- 
tinetur infra et per totum mensem Octobris proxime preteriti: quod altare per 
eos feri costrui et fingi non potuit propter nonnulla impedimenta occursa et 
maxime infirmitatem- sumptam dicto Francisco a quz Deo facente nunc libe- 
ratus est et in perfetta valetudine reductus : Unde volentes predicti Franciscus 
et Lucas attendere et osservare que promisserimt de dicto altari [adendo ut 



CAPITOLO IV. Ili 

della tardanza, promettono che in termine di tre mesi 
sarebbe in pronto la tavola , e quando non fosse , la- 
sciano in balìa del Cattaneo o del Catacciolo di farla 
ultimare a loro spese da qualsivoglia pittore. Per me 
non vedrei cagione di tanta pazienza o contentatura 
cli'3 voglia dirsi, se pur gl'indugi provenivano da certa 



iti snprasrrip'o instrumento fit mentio : ideo sponte et sine prejudicio jurium 
eidcm Gaspare competentiwm contra eos virtule et vigore dicti instrumenti et 
coutstitoruni in co quMus in omnibus non intelligatur prejudicatum esse nequt 
prejuiicetur imo jura ipsa illesi et intacta remaneant : denuo promisserunt et 
promittunt ac se se in solidum obligant nob. Cattaneo de Cattaneis presenti 
stipulanti et recipienti ac adenti nomine et vice dicti Gasparis absentis et ad 
cautellam miài Notario infrascripto stipulatiti et recipienti nomine et vice dicti 
Gasparis absentis ut saprà dictum altare facere construere sculpere et depin* 
yere (radere et consegnare in tolum perjectum et laboratum dicto Cattaneo pre- 
senti et acceptanti ac agenti nomine et vice dicti Gasparis absentis vel dtclo 
Gaspare si Ianue erit sub modis formis et declaraciontbus- contentis in dicto 
in frumento et in omnibus et per omiia prout in dicto inslrumenlo continetur 
infra menses tres proximos ab hodie omni postposita contradicione : Hoc etiam 
de taralo picto evpresso quid si dicti Frane iseus et Lucas dictum altare non 
perfecerinl in totum in omnibus prout in predicto instrumento dicitur et tradi- 
derint et consignaverinl infra dictos tres menses proximos ut svpra dicto Cat- 
taneo vel dicto Gaspari si Ianue erit ut supra possit et valeat di,ctus Gaspar 
si Ianue erit vel dictus Cattancus in ejus absentia dictum altare capere et capi 
facere a dictis Francisco et Luca propria auctoritate et illud dare et tradere 
ad faciendum construendum pingendum et perfide ndum cnicumque pictori quem 
voluerU et elegerit proprus sumptibus et expensis ac damno et interesse dicto- 
rum Francisci et Luce que et quas dare soloere et subire promisserunt et 
promittunt omni postposita contradicione: Et hoc non obstanttbtis quibtiscumque 
capitulis artis pictorum quibus ex nunc per expressum renunciaverunt et re- 
nunciant. — Ttstes Tomas Ravanus textor pannorum sete q. [ohannis et Ii- 
in'ms de Passano Andree. (Atti del Not. Antonio Pastorino — Fogliaz. 12, 
1-49-7 1. 



112 PITTURA 

infermità che Francesco dichiara d'aver sostenuta pei 
mesi addietro : senza che v' han parolo che sembrano 
mendicare altre scuse. L'altro altare lavorò il pavese 
nel 1499 per un Antonio Arduino da Veltri, e ne fe- 
cero scritta in Oberto Grasso Notaio di quel luogo, le 
cui carte indarno si cercano ne' nostri archi vj. Di 
quel poco ch'io riferisco mi vien luce da un alto del 
Pastorino rogato in Genova non molti giorni di poi , 
né già per ripetere o i modi o i soggetti o le sem- 
bianze della pittura , ma per istringer viemmeglio in 
fede le parti, rincalzando con nuovi testi e con buoni 
mallevadori (1). È dunque necessità il rimanercene in 



(1) »J» In nomine Domini Amen : Franciscus de Papia pictor quondam Io- 
hannis et Antonius Arduinus de F'ulturo q. Barlholomei scientes his proxi.mis 
diebus preleritis de anno proxime preterito de LXXXXoctaco ò\òi ad incieem 
convenisse de /accendo seu pinyendo altare unum dieta Antonio et de solucione 
predi ipsius altaris per dicium Antonium (lieto Francisco et proni de pre- 
dictis apparel instrumcnto confido et rogato per maj. Lbertum Grassum de 
Vulturo anno proxime preterito (Le in eo contento ut asserilur ac sub modis 
et formis eondUcOnibus iromissioni'jus et dedaratwnibus quibus in dkto in- 
strumento ad qued relatio haòeztur : et voleutes prenominata Franciscus 
pictor et Antonius maj.s (aidum e -se ipsis et cuilibet eorum de conce ntis et 
prornissis s.bi ad incieem in dicto instrumento : ideo dictus Frauci-scus pictor 
sponte etc. promissit et premittit ac se obligatit et obligat dicto Antonio pre- 
senti et stipulanti in omnibus et per omnia vrout et sieul in dicto instrumento 
conUnetur scripto manu dicti Oberti Grassi Not. de Vulturo omni postposrfa 
contradidone. Insuj er prò predictis omnibus et sinijulis attendendis et effectua- 
liter obsercaadis per dictos Franciscum et Antonium sibi ìnvicem intercesse- 
runt et jtèejusserunt prò dicto Francisco et ejus prec.bus Ambrosius de Brayda 
batiloro q. Bonifacii versus dietim An'oiuum et prò dicto Antonio et ejus pre- 
cibw Ambrosius de Savign-onf> de Vulturo q. fohannis versus dietum Francia 



CAPITOLO IV. 113 

molte incertezze ; ma chi vorrà porre in dubbio che 
questo secondo altare non andasse ad una od altra 
chiesa di Voltri , là dove a quest'ora ne registrammo 
parecchi? 

Giovanni il fratello fa passo nel cinquecento, e par 
sopravvivere a Francesco , le cui notizie si chiudono 
coll'opera testé ricordata. Accoppiandoli a questo punto 
obediaino anzi all' affezione domestica che all'ordine 
della materia , essendo dai documenti poco meno che 
certo doversi prima il Giovanni contare fra gli uo- 
mini della minor pittura che fra i maestri della sto- 
riata. E dee pure aggiungersi aver lui cercata di pre- 
ferenza la società d' altri artisti che tentata in nomo 
suo la fortuna; il perchè, confinato a suo luogo, tro- 
verebbesi in compagnia di più d' uno là ove farem 
roggett) di tali esercizi uccossorj. Io noi trovo in of- 
ficina sua propria fuorché sugli albori del secolo, quan- 
do da Cattaneo Doria prende a fitto una bottega vicin 
di Campetto per annue lire 12 e per durarvi un qua- 
driennio (1). Ma per gli anni precedenti avea bazzi- 



scum. — Actum lanue in Banch videliret ad bancum mei Notarli infrascrip- 
ti: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXXnono Indettone prima secundttm la- 
nufi cursum die Sabati quinta Ianuarti in terciis: presentibu: Bartholomeo de 
Claoasco textorc pinnorum sete et Iacobo de Passano Andree cicibus lanue 
testibns ad [remlssa cocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — 
Fogliar. 15, 1499). 

(1) In nomine Domini Amen: Cattaneus de Auria q. D. Aujustini sponts et 
omni modo locasti et pensionaoil ac dai et conceda Mag. Ioanni de Papi» 



114 ri TT U R A 

cato in ajuto al fratello o ad estranei, e specialmente 
con un Tommaso da Novara buon pittore di fregi e 
d'altre leggiadrie casalinghe, eh' io rimetto ad accon- 
cio posto (1). Né si contenne in Campetto oltre i ter- 
mini stabiliti col Doria ; ma sull'uscire del 1505 s'ac- 
cordò per comunanza di stanze con quel Leonoro del- 
l'Aquila non nuovo a chi legge, faccendiere industrioso 
in pittura, e scaltro incettatore d'ajuti. Vale il pregio 
che si leggano le convenzioni , per le quali permette 
costui che Giovanni s' annicchi in un angolo di sua 



pictori q. Io: Ani. presenti et conduce?ili quandam apothecam ipsius Cattanei 
positam lamie in contrada de Auria seu Campcti sub domo iteti Cattanei que 
facil angulum : et est Ma apotheca in qua nimc manet Ieronimus Dragus spe- 
dar ius: hinc al annos quatuor proxime venturos incipiendo a die qua dabit 
claves: prò pensione et nomine pensionis librar uni duodecirn lamie in anno sol- 
ve.ndorum de sex in sex menses omni exceptione remota. — >J« Die prima Iu- 
nii 1500 dictuì mag. Ioannss confltetur habuissc claves diete apothece. ( Atti 
del Not. Leonardo Parisola — Fogliaz. 6, 1499-1500). 

(1) In nomine Domini Amen : Iohannes de Papia pictor Iohannis ex una 
P'.irte et Tomas de Novaria q. Stefani ex parte altera : de et super omnibus 
et singulis litibus causis queslionibus et controDcrsiis inler dictas partes ver- 
tentibus seu que verti et oriri possent occaxione unius apotece seu oc- 
casione Utis vertentis inter dictas partes coram D. Consule Lombardorum in 
actis Christophori Sisti Notarii prò dieta apoteca et super dependentibus : se 
compromiserunt et plenum amplum largum et generale compromissum fecerunt 
et faciunt in Ambroxium de Braida magistrum cudendi aurum et Franciscum 
de Crapiata (sic) testorem cintorum tamquam etc. — Actum Ianue in Banns 
videlicet ad bancum mei Not. infrascripti sub domo D. M. Pauli Gentihs: Anno 
a Natio. Dom. MCCCCLXXXIIII Indictione II secundum Ianue cursum die 
lovis septima Oclobris in Vesperis: Testes Ieronimus de Terrili calsolarius et 
Io. Augustinus Corsus Tome cives Ianue ad hec vacati et rogati. (Atti del Not, 
Martino Brignole — Fogliaz. I, 14a3 84).- 



CAPITOLO IV. 115 

bottega in via degli Spinoli per la pigione di lire 10: 
ed è provveduto assai bene perchè 1' opera dell' uno 
non turbi i guadagni del socio. E noi v' impariamo 
che il pavese attendeva in ispecie a colorir paesi e 
verdure sopra tele da vestirne pareti di camere, e que- 
ste tutte voleva per sé : dove il fregiar palchi e solai 
(lavorìo promiscuo di tinte e d'oro) n'andrebbe in co- 
mune (1). Del rimanente non veggo in Giovanni altra 



(1) >%i In nomine Domini Amen: Mag. Leonorus de Aquilla (sic) pictor 
sponte et ejus certa scientia locavit et titulo locatiouis dedit et concessit Iohan- 
ni de Papia etiam pictori presenti et aecepianti stipulanti et recipienti quar- 
tam partem unius apothece posite in contrada nobilium de Spinnlis quam dic- 
tus Leonardus tenet et conducit a nob. Iohanne Iacobo de Spinulis q. D. Man' 
fredi titulo pensionis videlicet quarlam partem illam stu faciatam per quam 
itur per hostium (sic) in dictam apothecam prò anno lino proxime venturo db 
hodie : ad habendum etc. prò pensione et nomine pensionis librarum decem la- 
mie prò dicto anno dandarum et solvendarum per dictum mag. Iohannem dicto 
mag. Leonoro de sex mensibus in sex menses dimidia eoi um : Et versa vie» 
dictus mag. Iohannes acceptans presentem locationem et omnia et singitla in 
ea contenta (sic) hoc etiam declaratv expresse inter dictos contrahentes qtiod 
omne laborerium faciendum per dictum mag. Iohannem in tellis (sic) et verdu- 
ris sit penitus et spectet dicto mag. Iohanni laborerium vero solariorum pin- 
gendorum el faciendorum per ipsos ambos sit et spectet et pertineat utrique 
eorum prò una dimidia in quibus laboreriis solariorum possit dictus mag. 
Leonorus (sic) et eidem liceat ponere unum laborantem seu famulum loco ipsius 
mag. Leonoris sic, cum sic actum et conventum fuerit inter eos : Hoc etiam de- 
clarato expresse ut snpra quod liceat dicto mag. Leonoro ire per totam dictam 
apothecam et in ea tota habere actionem cum commoditate tamen et sine ojfen- 
sione dicti mag. Iohannis non obstante presenti locatione diete quarte partis 
diete faciate diete apothece cum sic etiam conoentum fuerit et pertineat in loto 
dicto mag Leonoro et non in aliquo dicto mag. Iohanni cum sic etiam actum 
fuerit et conventum inter eos ut supra: Et predicta predicti contrahentes obser- 
tare prornisserunt et sili ad ine/rem se sine fraude habere-: sub pena ducato~ 



116 PITTURA 

cosa che sia notabile , fuorché la fine veramente di- 
sgraziatissima, per uà colpo che venne a coglierlo giù. 
dai baluardi del Castelletto. Versava Genova in tristi 
casi fra gli sdegni patrizj e le furie plebeo, spaven- 
tata di fuori da nobili e Francia, dentro scompigliata 
dai continui tumulti delle Cappette, e giorno e notte 
in paura del Castellano, uomo efferato e crudele, che 
a nome del Re ma con modi da sgherro tirava a 
sgomento sulla città. Era il primo d' aprile del 1507 
quando Giovanni toccò la mala ventura : e il pove- 
rello trovossi in termine da comporsi dell' anima e 
mandar pel notaio. Si fece erede dei pochi averi un 
Andrea di Noccia adottato già innanzi per figlio a 
consolare la propria orbita. Alla moglie Tommasina , 
figliuola del q. Andrea Queirolo untore, confessò con 
altro atto la somma di lire dugento già tolta in dote, 
e pose carico all'erede d'averla mentr' ella vivesse in 
sua casa. Abitava nelle contrade di s. Sabina, e quivi 
è rogato il testamento ; e come del pittore non è più 



rum decerti auri ex nùnc taxata et conventa inter eos de eorum communi con- 
sensi* et accordio et attributo, JiieUter et sine f rande se habenti prò ipsius jux'o 
damno et interesse : Que omnia etc. — Actum lanue in Baacis viddicet ad 
lancum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Natio. MD quinto Inìictione 
settima secundum lanue cursum die Martis vijesima prima lanuarii in Ve- 
sperisi presentibus Dominico de Castagnola q. Ambrosie et Blaxio de Solario 
7. Nicolai civibus lanue testibus ai premissa vocatis et rojatis. (Atti del Not. 
Antonio Pastorino — Fogliaz. 24, 1505.) 



CAPITOLO IV. 117 

cenno, s'ha a crederò che quel giorno medesimo o poco 
appresso mancasse alla vita (1). 

Di cotesti pavesi ( e intendo do' due Franceschi ) 
non rimase posterità che franchi la spesa dell' inda- 
garla. Ma la matricola ci dà i figliuoli del de Fer- 
rari così raccolti in tre nomi successivi d' Urbano, di 
Gerolamo e di Battista , che maggior pena sarebbe 
a volerli sconoscere. Ciò basta a dichiararli pittori; ma 



(1) In nomine Domini Amen: Cum nil sit cerlius morte nihil vero incertiut 
hora mortis que semper in animo cujuslibet pruientis debet esse suìpeda : li- 
circo mag. Iohannes de Papia pidor quondam alterius Iohannis sanus mente 
et intellectu licei sit modo vulneratus ab arce Casteleti ac in sua bona et sana 
memoria existens dicinum timens judicium cujus hora nescilur cupicnsque te- 
slari ne ab intestalo decedat per presens suum nuncupatioum testamentum quod 
sine scriptis dicitur de se bonisque suis dcsposuit et ordinavit ut infra: Sepe- 
liri voluit in illis Ecclesiis ubi voluent Tomaxia ejus uxor et Andreas de Nu- 
xia Jilio 'sic) adoplico ipsius teslaloris et he redi in suo testamento : Item lega~ 
vit hospitali Beate Marie de Pammalono solidos quinque lanue: Item legavit 
prò anima ipsius testatoris quod statim sequla ejus morte cclebrentiir et cele- 
brar i debeant Misse S. Gregorii in illis Ecclesiis ubi voluerint dicti Tomaxia 
et Andreas. Reliquorum vero omnium bonorum suorum mobilium immobilium 
jurium rationum et actionum eidem testatori quomodocumque et quaìitercumque 
spedantium et pcrtinentium sibi heredem veruni et solu;n instituil et esse voluit 
dictum Andream filium suum adoptioum et quem prò JVio aioptivo te net solum 
et in solidum cum hoc quod dieta Tomaxina non possit expelli de domo per 
eum nec per aliquem alivm ejus nomine imo semper stare debeat in domo ip- 
sius testatoris in simul cum diclo Andrea. — Actum lamie in contrada Sancte 
Sabine videlicet in quadam camera domus habitalionis dicti mag. Iohannis in 
qua jacet inflrmus in ledo : Anno Domin. Natio. MD;eptimo Indidione nona 
secundum lanue cursum die lovis prima ApriUs post tercias: presentebus la- 
cobo Bava textore pannorum sette (sic) Daptiste et Simone de Lav^osa sartore 
q. Gabrielis testibus ad premissa vocatis speciiliter et rogalis. (Atti del Not. 
Cosma dogli Abbati — Fogliaz. 9, 1507. 

Voi.. II. — Pittura. 15 



118 PITTURA 

quanto infelici, noi nascondono le filze notarili, anche 
a correrle sbadatamente. Progenie di Francesco son 
detti più volte ne' rogiti del Rattone e del Serravalle 
sotto il 1501, ma quasi sempre per debiti o per altri 
rispetti fuorché di pittura. Dell'URBANO ch'io direi pri- 
mogenito perchè iscritto innanzi agli altri , v' han 
riscontri peggiori , dacché il not. Pastorino del 1499 
gli dà T aggiunto di mersarius et pictor , e Paolo de 
Ferrari nel 1511 quello di merciarius et corrìgmrius. 
Il Battista generò un Benedetto, ragionevol pittore 
d' affreschi che scende fino al N. 80 della matricola , 
e vuol perciò rassegnarsi ad altra epoca. La discen- 
denza del Grasso è più avvolta d'oscurità. Potremmo 
forse attribuirgli un Battista de Papia Grasso de F. 
così registralo alla linea 46; ma un Battista Grasso 
che il precede alla 34 e sarebbe tale da fargli onore, 
non gli appartiene. Più altri succedono dello stesso 
cognome, un Facino, un Galeazzo, un Cristoforo (1): 



(1) Noterò che il Cristoforo indicato al N. 114 dell'elenco viveva ancora 
e pennelleggiava sul confine del secolo XVI. Insufficiente ad opere elette 
e maestrevoli, applicò a dipinture di tocco e come a dire di scena; genere 
non ispiacente per sé, ma che disgusta vieppeggio se non è pronto e spi- 
gliato. Cristoforo, pennello timido quant' altri mai, non mancò d' occasioni 
a servire il pubblico, e quel ch'è strano, in una stagione che abbondava 
di maestri prodi e veloci. iNel 1534 fece ai PP. del Comune quella gran 
tela del prospetto di Genova che pende su per le scale del Palazzo Mu- 
nicipale : e tengo sian pure di lui le compagne ov'è P isola di Corsica , e 
dove si mostrano in atto le opere di purgazione della Darsena e della Go- 
leata. Nella prima lasciò il suo nomo, stimando forse che le altre s' an- 



CAPITOLO IV. 119 

tutta gente del secolo appresso, e schietto volgo, 
dietro i quali saria stoltezza il tardarci la cognizione 
d'un artefice il quale nell'età che trattiamo par chie- 
dere i primi onori. 

Costui ci si fa incontro per sesto nella matricola col 
titolo di Carlo da Milano; nome raro fin qui in ogni 
libro, e malamente disconosciuto da tutti. A me , nel 
cercare le antiche carte, pareva che la fortuna, quasi- 
ché ripentita, volesse trarlo d'oscurità col pormelo in- 
nanzi agli occhi in più atti, e con tai lampi di luce 
che all'infuori di lui per que' tempi non hanno esem- 
pio. Le notizie di lui ( quante n' ebbi da essa ) mi si 
stendevano dal 1484 al 1501 : eh' è L' epoca appunto 
nella quale le viete fogge teutoniche prendono a vol- 
gersi in Genova verso le forme latine. A chi ben 
guardi sui monumenti di questa età, fra gente vecchia 
e devota al passato s'avanza alcun che di nuovo e di 
giovane, che diresti avventicelo da più felici scuole e 
più spedite a rifarsi moderne. E quinci sembrano or- 
dirsi le nuove sorti onda si produssero artisti liguri 
alla Liguria, e la nostra pittura assumendo sembianze 
proprie si dispose e s' atteggiò a scuola. Di che per 
certe parole di Raffaele Soprani a cui tutti echeggia- 



nunzierebbero , coma fanno, allo stile. I funerali di Filippo II di Spagna 
celebrati il 5 novembre del 1598 ebbero il Grasso fra i decoratori del Duo- 
mo parato a bruno; e non parvero indegni di tal pompa i trofei che com- 
pose sulle tre porte, e gli allusivi e gli emblemi ch'ei colorì per l'interno 
del. tempio, 



120 l'ITT C E A 

rono, ci siamo abituati a dar merito al Brea da Nizza 
e ad un Carlo che si chiamò del Mantegna, perchè 
creatura del gran padovano, e felicissimo a contraffar- 
ne lo stile. Quel nulla che Raffaele ne scrive, messo 
alla prova de' documenti e rifrustato con sottil critica, 
non che fallisca al giudizio ma ci profonda in un 
mare di dubbj. La prima radice di tanti errori fu , a 
creder mio , quel Valerio Corte pittor veneto trapian- 
tatosi in Genova nel secolo XVI , il quale dettando 
siccome fece una sua biografìa del Carnbiaso, che peri- 
manoscritta, lasciò intendere come Carlo del Mante- 
gna soggiornasse con noi per invito del doge Otta- 
viano da Campofregoso , e facesse sperimento di sua 
virtù in quel dipinto di s. Giorgio del quale restano 
nulla più che i vestigi sull' esterno del Palazzo che 
fa già delle Compere. Così la venuta di Carlo ci si 
indugiava al 1513 almeno, ch'è l'anno della dignità 
d' Ottaviano , e similmente 1' età dell' anzidetto lavoro 
che ornai fugge all' esame del più acuto conoscitore. 
Né accade l'aggiungere che d' altrettanto venian tar- 
date alla nostra storia pittorica le gentili discipline e 
gli esempj che ai nostri potean derivare da quel dotto 
lombardo. Il Soprani noi sottile , non accurato , ma 
coscenzioso, che visse in tempo da leggere l'autografo 
del Corte , proferì dubitando la male augurata asser- 
zione ; ma i successo. i o più correvoli o meno avve- 
duti, la riprodussero coi tutto il linguaggio della cer- 
tezza. Io pure , di tutti estremo , toccandone in altre 



CAPITOLO IV. 123 

pagine , osai credermi al Lanzi che a sua volta affi- 
ttassi al Ratti , come il Ratti al Soprani , come questi 
(benché titubando) al pittor veneziano. E riposai nel- 
l'errore finché la sicura autorità degli archivj non mi 
trasse in sospetto. Però che il Cablo del Mantegna 
così nominato da secoli , non mi appariva a veruno 
indizio , laddove il Carlo da Milano della matricola 
pareva aggrandirsi di carta in carta e prender suono 
di nome illustre. Fra tanti decreti onde fu chiaro il 
principato del Campofregoso non è pur motto di que- 
sto Mantegna né di Gio. Giacomo Lombardo cho si 
dissero chiamati da lui ; mentre pur non si tace di 
Visconte Maggìolo artefice di carte nautiche che il So- 
prani v'aggiunse per terzo. D 1 altra parte , a distanza 
di più che un trentennio, Carlo da Milano sì disvela 
in più guise, ma sempre in lavori cospicui, e decorato 
di titoli onesti , e rimunerato di somme lautissime. 
Spontaneamente mi ricorse a memoria il Lomazzo che 
sullo scorcio del quattrocento pone un Carlo da Mi- 
lano ad operare in corte di Francesco Sforza col Ci- 
verchio , col Foppa, coi Bevilacqua col Bembo e con 
più altri o discendenti da Bramantino o cresciuti testò 
eoi Mantegna (1). La ragione degli anni mi rispon- 



di « Della qr,ale (così il Lomazzo ragionando della prospettiva in pit- 
« tura) furono ritrovatori Giovan d i Vallo , Costantino Vaprio, il Foppa , 
« il Civereliio , Ambrogio e Filippo Bcvilacqii, e Carlo, tutti radanosi , 
« Faccio Bembo da Valdarno e Cristoforo Morato cremoae^, Pietro F;aa- 



1 22 PITTURA. 

deva a capello, mostrandosi assai verosimile che fossero 
i due Carli un sol Carlo al quale si attribuisse l'orre- 
vol soprannome del Mantegna, non certo in Genova, 
né anco in Milano ove è ignoto all' intutto, ma forse 
nel Veneto ove operò col maestro da giovane. Non 
uso a discredere da temerario le tradizioni, io toglieva 
alcun po' di molestia da quel che venne insino a noi 
del Fregoso, ma volli quietarmi in ciò, che sulla fama 
del maestro raggiasse un tratto la signoria non già 
d'Ottaviano ma di Battista, letterato egregio e aman- 
tissimo delle arti belle. A raffermarmi nel mio giudizio 
restava ch'io potessi per infallibili testimonianze recare 
a questo Carlo più antico la nota opera del S. Giorgio, 
ed anche in ciò ricolsi buon frutto delle assidue fati- 
che. Or dunque con tutto l'animo a Carlo del Mante- 
gna restituisco l'appellativo di Carlo da Milano che 
egli stesso consegnò alla Matricola , e che sempre ri- 
tenne fra noi , e col quale, fu conosciuto anche fuori 
molto prima che al Corte venisse in pensiero di deri- 
vargli nn titolo dalla sua scuola. Mandando poscia alla 
luce le sue memorie, fermerò l'epoca e la durata della 
sua stanza in Genova , contra le fallaci sentenze dei 



a cesco pavese, Albertino da Lodi; i quali, oltre diverse altre opere loro 
« dipinsero intorno la Corte maggiore di Milano quei baroni armati nei 
« tempi di Francesco Sforza primo Duca di essa città. (V. Trattato dell'arte 
« della Pittura , libro 6, cap. 44 ) ». Notammo altrove 1' errore o la vana- 
gloria del Lomazzo ne! noverare tra' suoi milanesi il Vincenzo Foppa da 
lìrescia. 



CAPITOLO IV. 123 

predetti biografi. E se una pessima sorte , col disper- 
dere o confondere ciascun lavoro di Carlo, ci ha tolto 
di giudicarlo siccome maestro, non per questo ci scu- 
seremo dell' indagare quant' egli potesse e volesse in 
benefizio delle nostre arti. Degna vendetta al certo per 
uomo sì valoroso , il quale per la iniquità de' casi e 
per un folto d'errori si rimase finora disconosciuto in 
un nudo elenco di nomi, uè pur degnato d'un detto, 
non che fregiato d'una lode da chi scoperse ed annotò 
la Matricola (1). 

L'imagine del Santo Patrono, della quale vediamo a 
pena le tracce sul Palazzo destinato ora agli uffizj della 
Dogana , anticipa di più che trent' anni la dimora di 
Carlo fra noi , ed anzi cei mostra in Genova fin da 
quando per autorità di Battista da Campofregoso e degli 



(1) Gioverà riferire un breve articolo su questo pittore, inserito dal sig. 
Periés nella Biografia unicersale antica e moderna compilata in Francia da 
una società di dotti, come quello che ripetendo o accennando i dubbj e gli 
errori che ne offuscano il nome, sente almeno e confessa il pregio del di- 
leguarli. « Si deve altresì annoverare tra gli artisti usciti da tale scuola 
« (intendi d'Andrea) Carlo del Mantegna il quale fioriva nel 1514 a Genova 
« dove insegnò 1' arte sua con buon successo , e che era rimasto lungo 
« tempo con Andrea suo parente di cui seppe appropriarsi la maniera. É 
« opinione che avesse parte nei lavori che Francesco e Ludovico (figli di 
« Andrea Mantegna) condussero nel Palazzo di Mantova e nella Cappella 
« di S. Andrea. Di rado si trovano opere autentiche ui Carlo; i dilettanti 
« le confondono comunemente con quelle del capo della sua scuola, tanto 
« loro somigliano pel gusto e pel fare. Lo stesso nome di questi diversi 
« artisti è stato sovente una nuova sorgente di confusione, e può dar luogo 
« a rischiarare un punto storico che non è senza importanza ». 



1 24 PITTURA 

Anziani si riformarono gli Statuti dell'Arte. I Protat- 
tori delle Compera, fatto disegno di ristorare e abbel- 
lire la faccia dell'edilìzio, delegarono a tale effetto tre 
egregi del lor Consiglio, che furono Baldassar Lomel- 
lino, Cristoforo Doria e Oberto Foglietta. Dobbiam pure 
alcuna parte di merito a quell'altro Lomellino di nome 
Francesco , la cui statua siedo fra i benemeriti nella 
gran sala, il quale abitando allora le sue case di pro- 
spetto alle Compere, tanto s'invogliò di quest'opera che 
offerse del proprio non picciola somma (1). Dovettero 
i tre commissarj, che il lettore ha già noti per buoni 
giudici di cose pittoriche , condursi con Carlo signo- 
rilmente , dacch 1 egli rispose con gentile modestia ac- 
conciandosi in loro per la mercede, ultimato che fosso 
il dipinto. Tal contratto che accenna a fiducia scam- 
bievole ha il 14 novembre del 1481, e in parole bre- 
vissime è scritto nelle provvisioni del Magistrato (2). 
E quel giorno appunto maestro Pietro di Gandria for- 
niva le opere di muratura e n'avea il prezzo: il perchè 



(1) »£ MCCCCL XXXV die XFIIII lutti'. Franciscus Lomellinui q. A. prò 
mayùtro Carolo de Mediolano pagarum de LXXXI: et sunt prò p^rtione sibi 
obveniente picture Sancii Gcorgii facle in atrio respiciente ante domum ipsius 
Franasti : et hoc mandato spectab. Officii de LXXXI in legitimo numero. (Car- 
tularium Officii, 1481). 

(2 i%* MCCUCLX1XI die XI IH Nooembris: Promissio magistri pictoris : 
qui promissit stare judicio DD. Balthasiris LomellUi Oberti Foliete et Chri- 
ttojori de Aurii : Scriptura vero facta per Christoforum de Auria cttm magi- 
siro antelami reposita est in foliatio apodisiarum, — Decretorum S. Oeorgii 
1481-87. — Manuale di Gio. Angelo Compiano). 



CAPITALO IV. 125 

non è assurdo che quelle del dipintore si ordiscano da 
questa data (1). Quanto durasse poi sugTintonachi, si 
chiegga alle note dei pagamenti, le quali si conchiu- 
dono il 9 ottobre dell'anno seguente (2), e già dal 17 
settembre due fra i deputati, il Foglietta ed il Doria, 
avean giudicata al pittore la retribuzione di ducati 
cinquanta (3). E a noi pure è mestieri di chiuder 
bocca , dacché la pittura ha ceduto alle ingiurie del 
tempo , e più. ancora dei posteri che la sfondarono a 



fi; ^ MCCCCLXXXI die XIIII Noecmbris : Expense Officil : Pro Mag. 
Petro de Gandria anterami in solutioncm etc. : prò rcptratione Palata Com- 
perarum ab extra ubi pingi debet dimis Georgius prò qua haberc dcbet libras 
XXXIU ad scarsum : et dictus prò Officio Salis. (Cartularium Officii, 1481 ). 

(2) ^ MCCCCLXXXH die V Iunii : Magiskr Carolus de Mediolano pic- 
tor qui htbet curari', pingendi ephigiem (sic) dici Georgii in muro domus Com- 
perar um : prò Gaspare Imperiali collectore censirle locorum mandato B. Bal- 
thasar is Lomellini unius ex Officio deputati etc. de L XXXV II : libras XXV. 

— Ilem die Villi Augusti : prò Officio Salis de LXXX: libras XXV. — Itera 
die XXIII I Scptembris prò Christoforo de Auria libras XXV. — Item ea die: 
prò Gaspare Imperiali collectore censarie locorum : ai complementum rationis 
videliect ducatorum L tam prò coloribus quam prò mercede sua in obsercatione 
del ibe rationis Officii manu mei Angeli Iohannis de ZXXXVII : libras LXII. 

— Nota quod Franciscus Lomellinns q. A. dcbet solvere certam partem labo- 
rcrii ubi pietà est ipsa ephigies prout declarabit D. Balthasar Lomellinus unus 
ex Officio et Christnforus de Aurii qui rei et interfuit et prefuit operi ut dixit 

— Ilem die Villi Octobris prò Philippo de Vivaldis et sociis ad complemen- 
tum juxta delibcrationem Officii de CCLXXXX: libras LXII. (Cartularium 
Officii, 1481). 

(3) ►£ !482 die XVII Scptembris: Beclaratio Officii de LXXXI : Audito 
Oberto Folieta et Christoforo de Auria quod dari debeant magistro pictori prò 
colloribus (sic) et omnibus expensis ac mercede sua ducati quinquaginta ex qui- 
bus dcbet deduci omne id quod hàbuit hucusque. (Manuale Decretorum). 

Vol. II. — Pittura. 10 



126 PITTURA 

buon dato can due finestroni. Era incolume , o viva 
almeno , allorché ne scrisse il Soprani : ed è forte a 
pensare che ai tratti almeno dell'oro associato (com'egli 
accenna) alle tinte, non sospettasse la maggiore anti- 
chità dell'artefice. Una breve postilla de' cartularj citati 
in nota ci fa dubitare che Carlo per ordine de' Pro- 
tettori replicasse 1' imagine del Santo sulla porta di 
Sarzana ; la qual terra con allre di Liguria era stata 
dalla Signoria nuovamente ceduta alla Banca (1). Né 
dovrà parer troppo che fosse spedito in queir estremo 
della provincia il miglior de' pittori che vivessero nella 
Dominante , quando leggeremo per questi volumi che 
a munire e ad illustrare il novello acquisto cercavansi 
gli ottimi non puro in Genova ma in altri luoghi 
d' Italia. Comunque si voglia credere , nel S. Giorgio 
delle Compere si raccoglie quel tanto che il Corte e 
il Soprani e ciascun altro libro o biografico o storico at- 
tribuirono a Carlo in Liguria ; s' altro si nomina , è 
controverso o mal certo (2). 



il) >%< MCCCCLXXXIHI die XV hmii: Magister pictor cui data est cura 
pingendi ymaginem Sancii Georgii supra portarti Sanane : prò libello in quo 
scripte sunt expense facte Sanane: libras Villi. — XX Innii prò Casaao 
Spinula libras XXI. (Cartulariuna Officii, 1481). 

(2) Non dee giunger nuova un' opinione, non rara né anche nei profes- 
sori dell'arte, la quale attribuisce a Carlo del Mantegna certe reliquie d'or- 
namenti e di storie sulla fronte d' un palazzo che fu dei Doria vicin di 
Campetto, improntate senza alcun dubbio di quella scuola. Egli è nondi- 
meno da notare che i caratteri di questa e le forme prospettiche e deco- 
rative propagate da Carlo in Genova furono conservate e ripetute dai sue- 



CAPITOLO IV. 127 

Egli è ben tempo che al prode milanese si riven- 
dichi il maggior merito ch'egli ebbe con noi: e sarà 
anche un provvedere all'onor patrio, mostrando di quanti 
e di quali lavori ebbe carico in città e fuori. Ad im- 
ponili sì fatto debito vien prima per dritto di tempo 
e di pregio la Cattedrale di Genova. Vedemmo già quivi 
una gioventù di patrizj, ristretta in Società di benevolenza 
e d' amore , far sacra una Cappella al santo martire 
Sebastiano; e chi sa quante volte avverrà di rivederla 
in processo. Io non so dire con che tenero affetto in- 
tendessero costoro ad ornare il novello santuario ; ma 
basterà che il lettore dia mente di passo in passo ai 



cessori con certa religiosa esattezza Ano al cambiar dello stile introdotto 
dai raffaelleschi. Il perchè non v' ha fondamento per attribuire cotesti 
avanzi più tosto a Carlo che ad alcun de' seguaci , che ve n' ebbero po- 
steriormente di valentissimi. Ciò quanto al giudizio che unicamente si 
e fatto siili' esame di questi dipinti ; ma sopravvengono maggiori argo- 
menti per impugnarlo. Che il palazzo del quale è caso fosse o costrutto o 
rifatto almeno non prima del 1515 , è costante da un atto del not. Fran- 
cesco di Levanto in data del 14 giugno , laddove Michele Pessolo maestro 
di antelamo, vien nominato siccome quegli qui est caput opcris ut dicitur 
fairifhe domus dicti Pauli de Auria ; e perchè non si dubiti sulla identità 
del palazzo , vi son parole che accennano lavori a latere uhi confinai domus 
Francisci Imperialis sulla direzion di Campetto. A quest' epoca infatti si 
riferiscono palesemente le cornici e gli archetti dell'edilìzio, e soprattutto 
il portale bellissimo che ad altro luogo ci converrà ricordare. Non lasce- 
remo però di segnalare fin d 1 ora la credulità di coloro che riferirono al 
famoso Pagano Doria le due iniziali P. A. che si leggono in caratteri di 
tondo latino del Cinquecento in due tabelle del portale; le quali, per poco 
che s'attenda al nome di chi ordinò tali opere, non s*hanno a leggere al- 
trimenti che Paulus Auria. 



128 PITTURA 

valenti che vi operarono, e alla qualità de' lavori che 
le pubbliche scritture ci manifestano. Frattanto non dee 
sfuggirci che in questa eletta di giovani devoti si 
contavano de' primi due tigli del già ricordato Baldas- 
sar Lomellino, Agostino ed Ambrogio, e quest' ultimo 
in dignità di priore mentre Carlo ebbe mano a de- 
corar la Cappella. S'io mi ricordo quanto valesse que- 
sta degna famiglia nel giudizio delle arti gentili , e 
come ardesse nel desiderio d'avanzare i migliori, non 
so quasi arrestarmi nel dubbio che per loro elezione non 
venisse il valentuomo a tanta opera. E già dall'agosto 
del 1482 (ch'è quanto a dire posati appena i pennelli 
alle Cocapere) era stato richiesto a figurare quivi i 
cancelli (così dicean le finestre) con pitturo sul vetro; 
genere al tutto dimenticato nella storia delle nostre 
arti, e con solenne ingiuria fraudato alla nostra me- 
moria. Però , disegnando io di tornare in aperto an- 
che questo, e di fare in altro capo una debita ammen- 
da ai guasti del tempo e all' incuria degli scrittori , 
rassegno al destinato luogo anche i fatti di Carlo , 
che certo in siffatta schiera non vorrà sottostare ad 
alcuno. Crederemo che pur allora si fosse spedito della 
vetraria quando dalla Consorzia fu tratto a storiar le 
pareti della Cappella; tanto i due lavori si accostan di 
tempo, non tardando -quest'ultimo otto mesi interi. Del 
9 aprile 1483 va distinto il contratto ; preziosissimo 
all' uopo delle nostre notizie , perchè diligentemente 
descrive la grand'opera del valente lombardo , anzi 



CAPITOLO IV. 129 

la massima (io penso) eh' egli eseguisse por Genova. 
Ed io su quel testo verrò adombrandone le forme , e 
godendomi una facoltà che per altre fatture di Carlo 
ci vien negata o del tutto od in parte. Stipulavano 
con lui gli accordi , per ufficio del notaio Foglietta , 
Ambrogio Lomellino e Accelino Cattaneo, l'uno priore 
e l'altro massaio del Sodalizio; e con loro altri quattro 
con titolo d' arroti, Agostino Lomellino di Baldassare, 
Simone Gentile di Battista, Opizio del Fiesco q. Gre- 
gorio e Nicola Spinola del fu Lorenzo (1). 



(1) In nomine Domini Amen: Curn veruni sit quod in Ecclesia Majori la- 
nuensi nuper constructa fuerit capello, una sub vocabulo Sancti Sebastiani per 
Nobillem (sic) Societalem vuhjariter nuncupatam Caritatis et Benevolente in- 
tendantque dicli Sodi et vellint (sìcì dictam capellam omniomatu et potissimum 
picturis decorare et perficere ad honorem Omnipotentis Dei ac Beati Sebastiani: 
hinc est quod nobiles Ambrosius Lomclinus Prior Accelinus Catto.neus Masarius 
diete Societatis ac Augustinus Lomelinus D. Baldasaris Simon Qcntdìis Bapti- 
ste Opicius de Flisco q. Gregorii Nicolaus Spintila q. Laure nfiTquatuor ex 
dieta Societate dictis DD. Priori et Masario addili: habentesque ipsi DD. Prior 
et Masarius ac quatuor additi baliam ad infraicripta a ceteris Sociis diete So- 
cietatis agentes nomine et vice omnium Sociorum diete Societatis et prò quibus 
seu qva Societate dicti DD. Prior Masarius et quatuor additi de et prò obser- 
vanlia presentis contractus et prò omnibus et singulis infrascriplis suis et pri- 
vatis nominibus se se solemniler obligaverunt injrascripto magistro Carolo de 
Mediolano presenti et acceptanti et quilibet ipsorum Sociomm sex in solidum 
se se solemniter obligando sub ypotheca et obligatione omnium bonorum ipsorum 
presentium et futurorum ex una parte : et magisler Carolus de Mediolano 
pictor Iohannis ex parte altera : sponte et ex certa scientia nidloque jtiris vel 
facti errore ducti seu modo aliquo circumventi pervenerunt et pervenisse sibi 
ad invicem et vicissim presentibns et siipulanlibus confessi juerunt et confiten- 
tur ad infrascripta pacta compositionem et conventionem hinc inde inter dictas 
partes soìemnibus stipulai ionibus vaiata et valatas : Iiemmcianles etc. : Videlicet 



1 30 PITTURA 

È fresca nella mente al lettore qual fosse a quest'ora 
la Cappella di s. Sebastiano, dacché il de Ferrari da 
Pavia e il Pignatario da Prato l'aveano fornita ad or- 
dini o di rilievo o di tinta, o d'entrambi insieme. Le 
promesse di Carlo da Milano dichiarano meglio le 
singole membra : ed erano un arco all' ingresso che 



quia virtuie ci ex causa dictorum pactorum compositionis et conventionis d'ictus 
miy. Carolas promisit et so'emniter se obligavit dictis DD. Ambrosio Priori 
et Acceìino Masario et suprascriptis reliquia quatuor eisdem adhitis (sic) ex 
Sociis diete Societatis presentibus et stipulantibus et mihi Notarlo infrascriplo 
l'inquini persone publice officio publico stipulanti et recipienti nomine et vice 
diete Societatis ac Sociorum ejusde?n divtam Capellam sic tit supra constructam 
in dieta Ecclesia a diversis diete Societatis ac prò ea et ejus nomine depingere 
tam intuì dictam Capdlam qu-zm foris vidclket in pariete seic muro superiori 
super archum prìmuvi diete Capelle et in ipsa jacie a parte esteriori super 
ipsum archv.m depingere Annunciatavi cum omni stio ornata et aparatv ce co- 
loribus bonis et in omni per f celione tam auri quam amiti ac aliis coloribus 
coiidecentilms et courenientibus hujusmodi piclure : et sublus archum depingere 
jtgwas duodecim Aposlolorum : et penes ipsum archum intus ipsam Capellam 
depingere fig ur as quattcor Doclorum Ecclesie vel alias figurai de quibus dictis 
Soeiis videbitur et placuerit : et in troina ipsius Capelle depingere ymagiuem 
Dei Patris cum tribus gerarchiis angelorum : et exinde cornixonum construc- 
tuni lateribus primum viJelicel quod est penes ipsam troinam super cancellos 
seti fenestras deaurare auro fino et exinde dieta cancella et seu fenestras cum 
colnmnis depingere et ornare omni ornata cum capitellis auri de auro fino oc 
in medio ipsarum colomnarum et aliud cornixonum similiter fabricatum late- 
ribus deaurare auro fino: et cireum circha ipsam Capellam depingere capituli 
sex istorie martirii saacti Sebastiani: et demum totam Cape'lam ipsam depin- 
gere : et omnes pictzirras ipsas perficere bonis et finis coloribus et potissimnm 
arzuti de ultramari in locis convenientibus ad puleritudinem et ornatum diete 
Capelle et de alio arzuto Alamanie de omni bonitate secundum et prout conve- 
niens Juerit hujusmodi operi et etiam picturas ipsas figuras ac alia opera fa- 
conda ex ipsa pictura et seu Capella auro fino adornare sufflcienter et hahm- 
danter (sic; ad puleritudinem et ornatum ipsius Capelle : Et que pictura fieri 



CAPITOLO IY. 131 

in alto lasciava spazio a grandiose invenzioni di pit- 
tura, e tutto intorno un andar di colonne, che regge- 
vano sui capitelli una forma d'attico rispondente alle 
imposte della tribuna, e più basso si attravversavano 
d'una seconda cornice. E cornici e capitelli e modiglioni 
si vestirono d' oro per far onore ai dipinti ; e Carlo 



debeat juxta fo rinarri traditami per die tutti mag. Carolum ipsis Soeiis in tribus 
apapiris qxU apapiri prò forma dictarum piclurarum convenerunt dicti con- 
trahentes permanere debere penes me Notarium infrascriptum prò declaracioue 
pictiiranm non antem respici colores qui omnino fieri debeant pulcri et boni : 
Et que quidem Capella fieri debeat per ipsum Carolum stayni et dictas pic- 
turas manutenere ab omni lmmiditate tam intus ipsam Capellam qteam extra 
videliect ex parie parietis que depingi debet ut supra cum figuris seu y storia. 
Annunciate Beate Virginis ut supra: et lice omnia mag. Carolus promisit et 
se obligavit facere conslruere ac depingere et stagna ab humiditate manutenere 
ut supra singula singulis reperendo proprus sumptilus et expensis dicti mag. 
Caroli et respecln q uorutneumque ponlilium ac lignaminwm et impensa magi- 
strorum antelami et asie ac malta et aliis necessariis prò adimplendo et perji- 
ciendo dictum opus ita ut dicti Sodi ad nihil aliud teneantur quam ad quvi- 
tilatem infrascriptam : et quod quidem opus dictus mag. Carolus promisit fa- 
cere ac perficere ut supra intra menses quindecim proxime venturos per paclum 
expressum. — Et viceversa dictus Prior Masarius et quatuor adhiti nomine 
dictorum Sociorum ac suis propriis et prioatis nominibus et quilibet eorum in 
solidum se se solemniter obligando ex causis premissis promiserunt et solem- 
niter obligaverunt (sic) diclo mag. Carolo presenti et stipulanti dare et solvere 
ipsi mag. Carolo prò toto dicto opere perficiendo ut supra singula singulis scra- 
per congnie referendo ducalos trecentos auri de grosonis argenti ad rationem 
soldorum quinquaginta quinque prò s iugulo ducalo: et ultra quantitatem ipsam 
dare et solvere ducalos sexagiula juxta prout et non aliter dixerint judicaverint 
et arbitrati fuerint nobiles Baldasar Lomellinus Arnbrosius Spintila et Obertus 
Folieta Notarias judicio quorum quantum scilicet respectn dictorum ducatoruni 
sexagiuta et an solai debeant per dictos Socios in totum vel prò aliqua parte 
rei nil stetur et stari debeat per partes ipsas que sic concenerunt de acordio : 
ex quibus quidem ducatis trecentis ex nunc dictus Arnbrosius et Sodi supra- 



1 32 PITTURA 

medesimo ne tolse carico , perchè meglio si veggano 
le modeste usanze d'allora. Or dunque sul di fuori del- 
l' arco imaginò quel mistero che mai non lasciavasi 
desiderare in pareti o in ancone di chiesa: voglio dire 
la Vergine Annunziata dall' Angelo : cosa al certo di 
gran rilievo, come quella che si offriva da luogo alto 
e in prospetto del tempio. Il dissotto dell'arco, capace 
e piano, diede campo alle imagini de' dodici Apostoli, 
e com'è a credere in tondi aggirati da que' rabeschi o 
trionfi ne' quali tanto valsero i mantegneschi, e il no- 
stro Carlo tra i primi. Nò vollero i committenti che 
palmo di quel muro avesse scorno da' suoi vicini, per- 
chè restando di dentro alcun tratto fra l'arco e le prime 



scripti dare et solvere promiscrunt (lieto Carolo dncalos quinquaginta in gro- 
sonis argenti ut supra et deinde et successive in diesjuxta prout fucrit oppor- 
tunum ac claboratum fuerit per ipsum Carolum in diclo opere usque ad diclam 
summarn dictorum ducatorum trecentorum et sub conditione de qua suprà vide- 
ìicet ducatorum sexajinta : Que omnia et si?igida ete. — Insuper prò dicto 
mag. Carolo ac ejus precibus et mandalis versus dictos Socio s presentes et 
stipulantes ac me dictum Notarium slipulantem ut supra prò premissis omnibus 
et s'mgulis attendendis solcmniler inlercesserunt et ftdejusscrunt Deffendinus 
Blanchus q. Iacobi prò ducatis vigintiquinque aicri et mag. Christoforus de 
Turri pictor prò aìiis totidem ducatis vigintiquinque auri : Sub etc. : Renun- 
ci'Mtes etc: — Acto insuper et expresse convento quod dictus mag. Carolus 
teneatur et oblijalus sii alios prestare fidejussores de et prò quibuscumque aìiis 
peccuniis sibi mag. Carolo dandis et solvendis occasione prcmissa et quando 
solvebuntur et prò tanta quantitate prò et in qua sibi sohstur de observando et 
adimplendo contenti in presenti instrumento et cum solemnitatibus et renuncia- 
iionibus opporlunis : Acto etiam et expresse convento parto expresso solenni sti- 
pulatione vaiato quod ipse mag. Carolus non possit intra tempus suprascriptum 
cacare alieni alti operi picture quam suprascripto nec aliud opus depingerc ipso 



CAPITOLO IV. 133 

colonne , quivi ordinarono di colorire i Dottori della 
Chiesa o quegli altri beati che più gradissero du- 
rante il lavoro. La gloria poi dell'Eterno Padre occu- 
pava l'abside o truina che la dicessero, copiosa d' an- 
geli in tre gerarchie che faceangli corona: soggetto d' 
imaginoso pittore e degno della scuola onde usciva il 
prescelto. Rimanevano gl'intercolonj in numero di tre 
per ambo i lati, i quali già disposti per sé medesimi 
in quadro, e a dirla col linguaggio di quel tempo, in 
capitoli, pareano richiamarsi alle geste del santo mar- 
tire, patrono e titolo ai Confratelli: e così fu fatto. Onde 
a me pare, che quante imagini si sogliono imporre 
al magisterio di chi dipinge , tante ne ardisse Carlo 



tempore durante. — Actum Ianue in Capette Coltegli Notariorum sita subtus 
Palacium Archiepiscopale Ianuensium : Aimo Domin. Nativ. MCCCCLXXXIII 
Indie tione XV secundum Ianue cursum die Mei •curii nona Aprilis circa Ve- 
spe ras : presentibus Acursio de Borlascha Notar io et Cipriano Folieta Aikdree 
civibus lamie testibus tocatis et rogatis. — Testatum et publicatum per me 
Obertum Folietam Notarium;. 

►J< MCCCCL1XXIII die lovis sexta Novembris in Vesperis in Capette Col- 
lega Notariorum : Carolus de Mediolano pictor sponte etc. : promisit miài 
Notario stipulanti nomine Vcnerab. Societatis cujus nomine promisit dictus Ca- 
rolus depingere Capellam s. Sebastiani modo et forma ac sub pactis et condi- 
tionibus contentis in instrumento publico per me Notarium infrascriptum pro- 
misit et solemniter obligavit mihi Notario stipulanti nomine diete Societatis dic- 
tum opus diete Capette perfteerc et omnia facere ad que tenetur virtute dicti 
instrumenti ; Sub etc. Et prò eo intercessit et jtdejussit Deffendinus Btenchus 
q. Iacobi prò ducatis sexaqinta auri largis : Sub etc. : Testes Augustinus de 
Via et Ieronimus de Logia Notarii. (Atti del Not. Oberto Foglietta giuniore 
— Fogliaz. 27, 1483). 

Vol. II. — Pittura. 17 



134 PITTURA 

in quest' opera, a cui uè la santità del luogo , né il 
nome dell' artista , uè la copia delle invenzioni non 
bastarono per regger la vita d'un secolo. Di che fer- 
mamente non sospettarono i pietosi e liberali ordinatori, 
quando al pittore imposero strettissima legge di pre- 
munire con istagno o altrimenti come che fosse cia- 
scun punto della cappella, solleciti che l'umidore non 
vi potesse dai tetti. Anche nell'uso de' colori (non parlo 
dell' oro finissimo) non vollero mostrarsi men larghi , 
prescrivendogli oltremare e puro azzurro d'Allemagna, 
e che le tinte non rispondessero agli schizzi presentati 
in tre fogli da Carlo, ma fossero il più possibile e vivaci 
e durevoli. Del prezzo poi non s'avesse a stare al sottile; 
e però gli offerivano quasi in cambio delle opere 300 
ducati d'oro in grossoni d'argento e in ragione ciascun 
ducato di soldi 55 ; ma quando il pittore mettesse 
ingegno quant' essi bramavano a fare il meglio , ed 
essi darebbero ducati sessanta di soprammercato, a stima 
di Baldassar Lomellino , d' Ambrogio Spinola e d' Gi- 
berto Foglietta. Certe scritte, ove l'affetto de' com- 
mittenti gareggia quasi colla virtù dell'artefice, mi piac- 
ciono di tal ragione, ch'io temo di andare al soverchio 
o s' io ne parlo o s' io ne scrivo. E questa va contata 
in quel numero. Al milanese fu messa condizione di 
dar 1' opera fra mesi quindici , e questi a cavarli di 
dubbio si fece coscienza di rinnovar le promesse so- 
lennemente il giorno 6 del novembre, come può leggersi 
di sèguito all'atto. 



CAPITOLO IV. 135 

Altra leggo assai dura , né però nuova alle usanze 
contemporanee, fu il vietargli che fecero d'aver mano 
in altro lavoro qualsiasi finché la Cappella non toccasse 
al suo termine. Giova per altro il conoscerla, perchè ci 
è scorta all'arguire il come ed il quando si sciogliesse 
di tanta impresa. Che i quindici mesi , angustissimo 
spazio a qualsivoglia pittore, non bastassero a Carlo, 
si rileva da una terza protesta che ai 23 luglio del 
1484 (e così più giorni dopo scaduto il tempo) faceva 
al notaio Foglietta, non più d'eseguire, ma sì d'ulti- 
mare i dipinti. E convenne che fossero ad ordine non. 
molto appresso , però che uscito appena il settembre 
accettava da' Carmelitani degli Angeli il carico d'una 
grande maestà per la chiesa di questo titolo sulle al- 
ture di Promontorio. Grande , ripeto , così per misura 
eh' eran sedici palmi per undici , e così pel soggetto 
ch'era l'Assunzione di N. D. con più santi dai lati e 
l'Eterno Padre sul vertice. Senza questo il direbbe da 
sé la mercede pattuita in lire dugento con altre cin- 
quanta di giunta se l'opera ne fosse degna; straordi- 
nario compenso, e sopra la condizione d'una famiglia 
claustrale. Ma in quelle età sì gelose del divin culto 
non è da stupire se a gente povera sopperivano i mezzi 
di rizzar sugli altari sì fatte tavole o pale, che forse 
fanno ora invidiabili le gallerie principesche. Negozia- 
vano pel monastero il priore Francesco da s. Felice e 
ira Serafino da Viareggio lor sindaco e procuratore ; 
distese 1' atto il Foglietta , ed entrò mallevadore per 



]36 PITTURA 

Carlo Defendente o Defendino Bianco già scritto altrove. 
(1) Era questi un venditor di chincaglie, ma tenero e 
non ignaro di cose d 1 arte ; ed è onorevole pel nostro 
pittore che costui ed altri non meno esperti , come il 



(1) MCCCCLKXXlin die Sabati quarta Seplembris in terciis in Capetto 
Collegii Notariorum. — D. Frater Franciscus de Sancto Felice Ordinis Clame- 
litarùm (sic) Prior Conventus Sancte Marie de Angelis de Promontorio et Fra- 
ter Serafinus de Viarexio dicti Ordinis Sindicus et Procuralor dicti Monasteri! 
etc. ex una 'parte et magister Carolus de Mediolano pictor ex altera sponlt 
etc. convenerunt et convenisse sibi ad invicem presentibus et stipulanlibus etc. 
confessi fuerunt et confitentur ad infrascripta pacta et composiiiones etc. : Pt- 
delicet quod dictus mag. Carolus ex causis predictis promisit et solemniler se 
obligavit supradictis DD. Priori et Sindico presentibus et stipulanlibus et miìii 
Notario etc. construere et fabricare majestatem imam prò" altari majori diete 
Ecclesie in latitudine de parmis undecim incirca et in altitudine de parmis 
sexdecim incirca porpocionatam (sic) juxta disegnimi inter eos compositum ci 
ordinatum et per me Notar ium injrascripium subscriptum : et in ipsa majestate 
depingere in medio Assumptionem B. Marie et in parte superiori Imaginem 
Dei Patris cum suis picturis convenientibus : a lateribus vero depingere eas fi- 
guras et seti imagines Sanctorum juxta dispositionem dictorum Frairum : et 
ìiujusmodi picturas facere et adornare bonis cororibus (sic) tam arzulis quam 
aliorum colorum : et in illis partibus dicti disegni sive intaliis dcaurare auro 
fino et arzulo fino : et hujusmodi opus perficere omni suo paratu et ornamento 
infra festum Pasce Resurectionis Domini proxime venturum. Et versa vice dicti 
DD. Prior et Sindicus promisserunt et solemniler se obligaverunt dicto Carolo 
presenti et stipulanti dare et solvere libras ducenlas usque in libras ducentas 
quinquaijinta secundum bonitatem et qualitatem operis in arbitrio dictorum 
Prior is et Sindici in hunc modum: videlicet libras quinquaginta ad omnem vo- 
luntatem dicti Caroli et residuum in dies secundum quod per dictum Carolum 
Juerit laboratum ad dictam majestatem : prò qua quidem quantitate et quo opere 
perficiendo prò dicto Carolo intercessa etfidejussit Dejfendens Blanchus q. la- 
cobi : Sub etc. : Renuncians etc. — Tesles Blasius Folieta Notarius et Bap- 
lista Risotus q. Gabriclis. (Atti del Not. Oberto Foglietta giuniore. — Fo- 
gliaz. 28, 1484). 



CAPITOLO IV. 137 

David di Stagliano e Cristoforo della Torre, gareg- 
giassero quasi a intercedere ne' suoi contratti. Un' altra 
ancona , meritevole di raffrontarsi con questa e assai 
meglio descritta nel documento , m' invita : ma pel 
frattempo d'otto anni mi lascian digiuno le carte. Un 
Simone del fu Franceschino e un Vinolo del fu Gio- 
vanni , da Belgandora entrambi , ne patteggiano per 
la chiesa di s. Antonio del lor paese : sulle tracce del 
quale mi son messo senza alcun frutto, tanto egli è oscuro 
o alterato nel nome. Ma 1' opera commessa a Carlo 
era degna di nobilissima terra, né i modi di stipulare 
paion di villa: conciossiachè la mercede di lire 125 di 
genovini s'accresceva d'altre otto, in tutto a discrezione 
di chi aveva a dipingere. La tavola dovea toccar gli 
otto palmi e mezzo in larghezza, e poco più di undici 
in alto , e portare nel mezzo 1' effigie di N. D. col 
Putto in grembo: certamente in suggesto , com' era 
stile a que' giorni. Torneranno di molto ajuto i titoli 
delle imagini figurate nei campi minori , se avvenga 
mai che il prezioso asse si riconosca nel natio luogo 
o si riscontri in paesi lontani. Senza dire del Croci- 
fisso che facea colmo alla pala , dovean sulla destra 
comporsi i due santi Battista ed Antonio, sul lato op- 
posto s. Michele Arcangelo e s. Bernardo: ed entrambe 
le parti aver sopra in un solo spazio, quella le sembianze 
della Vergine Caterina , questa di Maria Maddalena. 
La convenzione è de' 27 d'aprile, e mescolata fra i ro- 
giti del 1492 mi fa tenere per questa data, contuttoché 



138 PITTURA 

sia bozza notarile più tosto che scritta distasa in forma 
(1). Apparisce fra i testimoni un Nicola Bonfante pit- 
tore; soggetto ignoto del rimanente, e che mostrandosi 
in cospetto di Carlo non può invogliarci del saperne 
oltre. 

E con troppo più di ragiono ci chiama a sé un 



(lì Magister Carolus de Mediolano pictor ex una parte et Simon q. Fran- 
cescani de Belgandura et Vinolus q. Iohannis de Belgandura eorum propriis 
nominibus ac nomine et vice hominum et unicersitatis dicti loci Belgandure et 
prò quibus de rato promisserunt sub ypotheca parte alia sponte etc. : Videlicet 
quia, dictus mag. Carolus promisit et se obligavit dictis Simoni et Viaolo pre- 
sentùus et stipulantibus ac mihi Notario depingere majestatem unam i/i tabula 
prò altare Ecclesie Sancii Antonii dccti loci que sii in altitudine pxrmorum 
XI et lercia pars alterius et in latitudine parmorum Vili cum dimidia in ca- 
que depingere in medio Imaginem Virginis Marie cim Parculo in gremio: su- 
per dictam ymaginem Crucifixi cura Maria et Sancto lohanne : a Intere dexlro 
Imaginem s. Iohannis Baptistt et s. Antonii: super Imaginem sancte Cathe- 
rine : a latere vero sinistro s. Michael et s. Bernardus et super Imaginem. 
Beate Madaìene: in colmis (sic) diete majesfatis a lateribus Imagines trhm 
Sandorum prò qualibet : in bancha autem pietà in medio cura duodecim Apo- 
stoli? : et hanc majestatem facere et construere ac depingere cum suo aparatu 
ac auro fino et Ugnamiae et hoc infra menses sex proxime venturos. Et versa 
vice dicti Simon et Vinolus dictis nominibus ex causis premissis promisserunt 
predicto mag. Carolo presenti dare et solvere libras ccntum vigìntiquinque ja- 
nuinorum prò conslrnctione et Jabricatione dicti operis et ultra usque in sum- 
mam librarum cenlum vigniti odo in discrctione ipsius mag. Caroli : et infra 
solucionein solverunt in presentia mei Notarii infrascripti libras decem odo 
januinorum monete currentis et residuum in consignacione dicti operis : Que 
omnia etc: Sub pena dupli etc. — ifc Die Veneris XXVII Ajprilis circa Ve- 
■speras in mediano domus Antonii de Jlrigtiasco: Testes Iacobus de Vernatiti 
Notarius et presbiter Inocens de Balistrariis Capelanus Ianuensis et magister 
Nicolaua Bonfante pictor. — Extendatur in forma. (Atti del Not. Biagio 
Foglietta giuniore — Fogliaz, 1 ; 1482-93;. 



CAPITOLO IV. 139 

argomento, ripieno così di speranze siccome didubbj, 
gravissimo al giudizio degl'intendenti, e prezioso alla 
nostra provincia, se può condurci fino a discredere 
che ogni reliquia del valoroso lombardo ci sia stata 
rapita dai secoli. La terra di Levanto nella orientale 
Riviera si gloria, e n'ha d' onde, d' un' ancona rappre- 
sentante s. Giorgio che atterra il mostro, locata sul 
primo altare a man destra nella chiesa che fa già de' 
Riformati ed ha titolo dalla Nunziata. Ch'ella nascesse 
per questa chiesa e per questi frati paion dirlo i 
Beati che quasi ad onorare il santo Paladino si veg- 
gono in piccole tavoline sulla cornice: come a dire i 
ss. Francesco ed Antonio e Bernardino da Siena e 
Ludovico di Tolosa, tutti quanti dell'Ordine, e l'ima- 
gine sopra tutte di s. Chiara che tiene il mezzo, tra 
un fregio di putti a cavalcione di mostri marini. É 
rarissima cosa vuoi per bontà di disegno, o per copia 
o diligenza d' accessori ; atti pronti e vivaci , fogge 
d'abiti eleganti e nuove, leggiadrie d'ornamenti, che 
in quella età sì gentile eran merito altresì del pittore. 
La voce pubblica ne grida autore queir Andrea del 
Castagno sì valente nell'arte come infame nella storia 
per 1' assassinio di Domenico Veneziano: del quale mi- 
sfatto intese a purgarlo non ha guari col presidio 
d'atti sincroni il chiarissimo prof. Milanesi. Il volgo 
leggero v'intrecciò poi, come accade, fantasie da ro- 
manzo: che Andrea per iscampare al bargello fuggisse 
via di Firenze, e riparando al monastero di Levanto 



140 PITTURA 

si rendesse a mercede de' Francescani , e colorisse il 
s. Giorgio a rimeritarli del benefìzio. Ma di quale ar- 
tista, o a dritto o a torto accusato di simil colpa, non 
s'è imaginato ed iscritto altrettanto ? Le quali favole 
si rimangano al popoletto che le ha sognate , e al 
Bertolotti che le ha creduto fino a inserirle ne' suoi 
volumi. L' Impero Francese confessò il valore di tal 
dipinto spogliandone i Levantini, e credo che negli 
elenchi del Louvre, segnato del numero 32, recasse 
il battesimo attinto in paese, come tornato d' esiglio 
il mantenne e lo mantiene tuttora. 

Riandato così quel che a tutti è palese, esporrò di 
rincontro la sustanza d'un atto che fa al nostro Carlo, 
e che metterà forse in pensiero la critica rispetto al- 
l'autor del s. Giorgio. Consta che il 25 gennaio del 
1495 prete Franco della Foce da Levante cappellano 
di s. Luca in Genova, in nome de' suoi terrazzani si 
sdebitava con Carlo da Milano di lire quarantacinque 
di moneta corrente in Levanto per residuo di cento 
ducati d'oro, promessi da quella Comunità in compenso 
d' una tavola eseguita per lor commissione. Consta al- 
tresì che a dipingerla con maggior cura o con ispecial 
cognizione del luogo, erasi Carlo trasferito a Levanto 
e accomodato in certe stanze : oude nacque litigio su 
chi pesasse il debito delie pigioni, o sul pittore o sui 
committenti. Messa la cosa in arbitrio di Francesco 
Pammoleo, dotto giureconsulto di quel paese, sentenziò 
contra i suoi, sì che ai 4 di luglio il cappellano an- 



CAPITOLO IV. 141 

zidetto rendeva a Carlo le lire quindici ( valore del 
fìtto) lasciate in sospeso fino al dirimersi della que- 
stione. Consta per ultimo che, giusta l'usanza, ve- 
nian proposti ducati 20 di sopprapiù , come premio 
all'artefice se l'opera il meritasse, e che di tale giu- 
dizio s'abbandonarono nei Pammoleo; ma degli effetti 
non ci parla la scritta, né mi si offerse altra carta che 
accennasse al dipinto o alle ragioni de' contraenti (1). 

1) In nomine Domini Amen: Carolus de Mediolano pictor sponte et eju* 
certa scientia confessus fuit et conjitetur D. presbitero Franco de Fuce de Le- 
panto Capellano in Ecclesia Sancii Luce de Ianua presenti stipulanti et reci- 
pienti nomine et vice Comunitatis seu Universiiatis hominum Levanti et ad 
cautellam mihi notarlo infrascripto stipulanti et recipienti nomine et vice 
diete Comunitatis seu Universiiatis hominum dicti loci Levanti se a dicto D- 
presbitero Franco kabuisse et recepisse libras quadraginta quinque monete cur- 
rcutis in Levanto ad complementum et prò complemento ducatorum centum auri 
occasione predi et prò predo unius majestatis per ipsum Carolum facte ven- 
dile et consigliate diete Comunitati seu Universitati hominum Levanti et provt 
dictus D. presbiter Francus presens dicit et fatetur et de dictis ducatis centum 
prò predo diete majestatis et seu de dictis libris qnaih agiata quinque diete 
monete prò complemento dictorum ducatorum centum ut supra dictus Carolus 
se bene contentum solutum et integre satisjactum vocavit et vocat retentis ta- 
men.in suspenso ex predictis libris quadraginta quinque libris quindecim prò 
•pensione unius domus in qua stetit et habitavit dictus Carolus fabricator et 
pictor diete majestatis dicendis et declarandis per spectabilem I). Frane iscum 
Pammolenm juris utriusque doctorem nunquid pensiones ipse spedare debeant 
aut dicto Carolo vel diete Comunitati : et predictis non obstautibus: Renun- 
ciantes eie. — Actum lamie in Bancis videticet ad bancnm mei Notariì infra- 
scripti; Anno Domiti. Natie. MCCCCLXXXX quinto Indictione duodecima se- 
cundum lamie cursum die Iwis* vigesima quinta Ianuarii in terciis : presen- 
tibus Nicolao de Capriata olim berreterio et Augustino de Fumo Barthohmci 
cicilw} lamie testibiis ad premissa rocatis et roqatis. 

>%* Die Sabati quarta lutili in Vespcris in Bancis ad bancum mei Notar ii 
injrascripti. — Supradictus Carolus pictor in suprascripto instrumento nomt- 
Vol. II. — Pittura. 18 



142 r IT TUR A 

Molte e diverse son le arti che la fortuna ed il tempo 
apparecchiano contra la fama degli uomini egregi 
e i monumenti del loro ingegno; ma non so qual di 
tanti le avesse più bieche di Carlo, o qual'opera più 
ingegnose a farla oscura nei posteri se per propria 
bellezza non trionfasse. Non trovo esempio di tavole 



natws sponte confiletur D. presbitero Franco de Fuce in predicto instrumento 
etiam nominato presenti stipulanti et recipienti nomine et vice Comunitatis stu 
Universitatis kominum Levanti et ad cautelìam miài Notar io infrascriplo sti* 
pillanti et recipienti nomine et vice diete Comunitatis seu Universitatis homi- 
uitm Levanti absenli ut stupra se a dicto D. presbitero Franco prò dieta Co- 
mmutate Levanti habuisse et recepisse tibras quindecim monete currentis in 
Levanto retenlas in suspenso in declaratione Spectab. D. Francisci Panninole i 
et prout asserii et constai dirlo suprascripto instrumento et ad compie ment-uiii 
ducatorum centum auri occasione predi unius majestatts et prout de predai is 
omnibus constai ex dicto instrumento rogato per me Notarium infrascriptum 
die XXV mensis lanuarii proxime preteriti et prout dictum et declaratum Juit 
per prefatum Spectab. D. Frane iscum qui declorava dictas libras quindecim 
relentai in suspenso occasione pcnsionum domus de qua in dicto instrumento 
contìiictur dari et solvi debere dicto Carolo co quod ad ipsum non spectabal 
dictas pcnsiones solvere imo solvere spectat diete Comunitati Levanti ut asseri- 
tur et fatelur parte predio ti D. presbiteri Franchi et Carolus sic) de dictis libris 
quindecim diete monete currentis in Levanto prò complemento dictorum ducato- 
rum centum occasione predi prediete mojestalis dictus Carolus se bene solutum 
et satisfactum vocavit e f vocat : Renuncians etc. — Insuper quia ultra predic- 
fos ducatos centum, auri per ipsum Carolum habitos et receptos ut supra occa- 
sione predicte majesiatis remanent aihuc ducati viginti et usque in dictam sum- 
ìivini ducatorum viginti dicendorum et dcclarandorum per prefatum D. Fran- 
cischi Pammoleum in qtiem dictus Carolus virtute et vigore presentis instru- 
menti ite rum et de novo se remissit et remittil cujus judicio et senlenlie stare 
promissit et promitlit dictus Carolus ac eam penitus obsercare et a limplére 
omni postposila conlradictione : Renuncians etc. Testes Io. Baptista de Spaldis 
spedarmi Petri et Oliverius de Fumo Bartholomei. i Atti del Not. Autogiri 
Pastorino — Fogli az, 10, 1495). 



CAPITOLO IV. 143 

per luoghi pubblici o religiosi, no' cui contratti, sic- 
come in questo, sia taciuto il soggetto e (più strano 
a credersi) il luogo e il destino della pittura. De' quali 
riscontri basterebbe pur uno onde il Castagno rinun- 
ciasse allo scolar del Mantogna la gloria del quadro di 
Levanto, attribuitagli, io credo, per alcuna somiglianza 
di stile da chi è UoO di sentenziare da temerario. Er- 
rore del resto assai facile a trovar credito in molti 
per l'infausta celebrità del fiorentino, né diffìcile ad 
attecchire nei dotti, dacché i dipinti di Carlo, e fui 
per dire anche il nome, eran presso che estinti dopo 
un secolo dal suo fiorire. Né voglio che il discreto 
lettore a mia volta mi noti d' audacia, se quasi in i- 
stile di sicura coscienza io mi metto in qu)sto fjlto 
di dubbj. Molte verità ritornarono in luce, men sospet- 
tate di questa, e più asmi ne verranno se le pedisseque 
tradizioni non pur del volgo ma degl' istorici , sieno 
costrette di raffrontarsi cogli atti autentici. Di che par 
conferma la menzogna dell'assassinio dal Vasari stesso 
spacciata per verità , e distrutta la quale cadono a 
mezzo le novelle di Levanto e del suo quadro. Tan- 
toché la quistione si riduce più al semplice, fra un 
maestro toscano del quale non è vestigio o memoria 
scritta in Liguria, e un maestro lombardo che molti 
anni ebbe stanza in Genova, che fu in Levanto ad 
operare, e che per epoca risponde a capello coll'opera 
di cui si ragiona. 

Con tutto questo ( ed è molto ) non avrei tolto a 



144 PITTURA 

combattere un nome sì radicato nelle menti per vol- 
ger d'anni , se forti indizj non uscissero a rincalzo 
del documento per me prodotto ; altri dalle memorie 
della terra, ed altri dallo stile dell' ancona. E sem- 
brami innanzi tutto di gran momento che la chiesa 
due volte costrutta alla Regola de' Francescani, e 
quanto vi si fece in più tempi a nobilitarla, tutto fu 
opera e dispendio di que' terrieri che per ufficio del 
detto prete soddisfanno il pittore del bel lavoro e 
rammentano d' averglielo commesso. Né facean poco 
caso del lor Pammoleo, dimorante in Genova, a con- 
dursi in sì fatte bisogne , nò è men verosimile che 
l'elezione del dipintore pendesse in tutto da lui, come 
fu il comporre i dissidj e collaudare il dipinto. Aggiun- 
gi che costui quanto valente in leggi altrettanto pio 
di costume s' avea di que' giorni costrutta in Le- 
vanto una chiesuola e consacrata al Santo Volto 
qual mirasi in Lucca : né pose quivi ornamenti od 
arredi sa non richiesti e condotti da Genova. Vorrei 
anche badare ai soggetti dell' icone , che quasi com- 
pendiano il culto a s. Giorgio, vivissimo a quella età 
por ogni banda di Liguria, coi fasti dell'Ordine a cui 
si voleva recarla in possesso. Ma prevalgono ad ogni 
argomento i caratteri della imagine, considerati con 
occhio attento e da chi vide le singole scuole. Al 
Vanii parve sì mantegnesca , che lontano dal sospet- 
tarla per lavoro di Carlo, nondimeno la trovò simile 
al s. Giorgio delle Compere per quanto può ravvisarsi 



CAPITOLO IV. 145 

in sì poche reliquie , e di cotal giudizio a' aperse in 
un suo libercolo sulle cose di Le vanto. Quivi è de- 
scritta accuratamente la figura del Santo, né son taciute 
le parti accessorie , dalle quali specialmente s' appa- 
lesali le massime di tanta scuola. I mostri marini 
composti in fregio, gli edifìzj che fan campo alla scena, 
la finitezza delle cose anche minime, il vezzo d'ameni 
paesi e di picciole figure in lontano, son tratti e fat- 
tezze che ne svelan l'origine. Ond'io se scrivendo mi 
faccio timido ad impugnare la comune credenza, come 
porta modestia di critico , mi sento d' altra parte così 
sicuro in me stesso , da non temere che sorgano in 
favor del Castagno né d'altro maestro più salde prove 
o più validi indizj di quelli eh' io espongo pel mila- 
nese. A meno che non m' illuda o non mi scemi della 
mente un desiderio per altro scusabile : che rimanga 
e si possa additare in Liguria un esempio di tale 
che giovò sopra tutti all'incremento della nostra scuola 
e al decoro della genovese pittura. 

Procedendo negli anni , dobbiam tornarcene con 
Carlo alla metropolitana di s. Lorenzo. Sui confini 
del secolo soggiornò a più riprese fra i nostri un va- 
lente maestro d' organi, Giovanni di Mattia Torriano 
da Venezia, del cui ingegno si valsero di tratto in 
tratto per più d'un decennio parecchi patroni o reg- 
gitori di chiese (1). Già prima del 1491 Giovanni Serra 



(1) Negli atti del Not. Francesco da Camogli è menzione d'un altro or- 
gano fornito dal Torriano ai Predicatori di S. M. di Castello per la somma 



146 PITTURA 

canonico de' più zelanti e Luciano di Rocca con altri 
compagni s'erano accordati col Torriano per la fattura 
d'un organo da stabilirsi nal Duomo : ma il lavoro 



di 44 ducati e la cessione dell'organo vecchio; la scrittura è del 12 apr.le 
K8J. D'un terzo vendato ai Religiosi del Caroline rinvenni il contratta 
in Nicolò Raggio; porta la dita del 7 marzo 1491 e vicn riferito con 
questa forinola : organum magnum de pedibui septem prò nunc quod acrescere 
prontisti etc. — L'ultimo triennio del secolo fu massimamente laborioso a 
Giovanni, se moviamo sull'orma dei documenti. Trovo nj' fogliazzi di Luca 
Torre la quietanza di L. 225 di Genova da lui ricevute nel banco dei Sauli 
il 28 luglio del 1497 in conto d' un organo che veniva lavorando per la 
Comunità de' Cuneaschi e per la lor chiesa di s. Francesco. Nel settembre 
del 99 s'accordò poi per due altri di gran rilievo de' quali posson leggersi 
le convenzioni fra i rogiti del Parisola e del Raggio predetto. Fece l'uno 
mediante il prezzo di ducati 209, oltre la rinuncia del vecchio, agli Eremi- 
tani di s. Agostino , rappresentati di Donato di Marco e Bernardo del 
Fiesco. L'altro condusse a richiesta del Rev. D Lorenzo Cibo cardinale 
Beneventano e abate commendatario di s. Siro per la chiesa di questo 
titolo, e ne fu rimunerato con ducati 55 d'oro di camera. E siccome perle 
forme di detto organo si rilerivano le parti ad un altro pur allora costrutt j 
per la cantoria di s. Stefano, così non è assurdo il supporre che di quest'ul- 
timo fosse anche autore il Torriano. Di costui mi son noti posteriormente 
altri due lavori. Dell'uno si trovano le stipulazioni segnate del 4 maggio 
1500 in not. Paolo Ferrari , ed è un organo di quattro registri pel prete 
G. B. Foresta Rettore di s. Pancrazio : l'altro lavorato per frate Marco da 
Pisa Vicario perpetuo di s. Fede ha la data del 2 dicembre 1502 ne' rogiti 
d'Urbano Granello. Tornaudo all'organo della Cattedrale, dovette esser quello 
a mancina di chi entra , collo stemma della Repubblica ; e vuoisi notare 
che nel secolo appresso fu ceduto a maestro Giambattista. Fa'-heto da Brescia* 
che in società d'un piacentino Gio: Giacomo Calvo diedu mano ad un nuovo. 
Ne' volumi Literarum hartholomei Consoni Cancellarti et Secretarti archivio 
governativo) leggo che Giocanti Torriano era tuttavia in Genova a' 3 gen- 
naio del 1503 dietro ai restauri d'un organo in s. Lorenzo ; e come s' era 
stretto con fede alla chiesa di Ventimiglia per consimil lavoro , così il R. 



CAPITOLO IV. 147 

andò a rilento p^r la morte del prete, facoltoso come 
era e giustamente autorevole. Sottentrarono a tal cura 
Luca Giustiniano del fu Lancilotto, Stefano Cicala, 



Governatore e gli Anziani di Genova scrivevano sigli Ufficiali di quella 
terra che vollessero usargli pazienza finché in tutto si spedisse de' restauri 
suddetti. Si mosse più tardi per altre commissioni alla volta della Provenza, 
dove non accade che il seguitiamo. Fra i maestri d'organi che furono in 
Genova è pur menzionato in Francesco da Camogli un Giacomo Fogliano 
da Modena sotti il 12 novembre 1498. Nel 1504 pei notai Granello e Torre 
già nominati è pur cognito un astigiano, Tiburzio de' Frechi , il quale a' 
23 di gennaio patteggiò per un organo in s. Domenico , colla pia Società 
Fraternitatis et DLlectionU Nobilium pocanzi istituita in cotesta chiesa, e a' 
21 maggio con Gerolamo degl'Illioni e Anfreone Usodimare per certi ac- 
concimi ad un organo già esistente in S. M. delle^Vigne. Nel ruolo di tali 
artefici m'ò anche grato di registrare quel Michele de' Paulaleoni da Castel- 
nuovo Scrivici, che più tardi troveremo a lavorare d'intarsio e d'intaglio 
nel capitolo del nostro Duomo. Costui , valente in costruire coni' anche 
in tasteggiare di sì fatti strumenti, si obbligò il 12 gennaio del 1515 alle 
monache di S. M. delle Grazie nominate di Pavia, e per loro a Pietro Sauli 
del fu Bendinelli, d'un organo in tutto simile a quello testé fabbricato pel 
monistero di s. Sebastiano pur di Pavia: il qual atto, non breve, rinvenni 
per caso nell' archivio di Governo , posticcio in una delle filze Inutilium 
contraddistinta dell' anno 1554. Da questi piccoli cenni par chiaro che il 
magistero dell'organo in Genova fosse per que' tempi in mano di forastieri: 
se non che il suddetto di s. Sebastiano par che accenni ad un ligure es- 
sendone nel contratto del Panlaleoni chiamato autore un Gerolamo Sciavo 
q. Giovanni da Savona. E con più certezza ci dà notizie di costui certa 
polizza rogata da Gio: Cibo Rollerò il 17 aprile del 1517, dalla quale si 
evince clregli operò con tutta soddisfazi me un altro organo per le Suore 
di s. Silvestro dette anch' esse di Pavia sotto il priorato di Suor Orsola 
Cicala. E basti di questa materia, aliena per avventura dall'istituto de' 
miei volumi , ma non discara per fermo ai cultori delle nostre memorie. 
Di migliore inchiostro, e con maggior diligenza, sarà per iscriverne 1' e- 
gregio Cav. de Simoni, il quale ci affida di farne soggetto ad una memo- 
ria per gli Atti della Società Ligure di Storia Patria. 



148 PITTURA 

Emanuele del Fiesco e Sebastiano de Franceschi 0- 
perai della chiesa, e il 1. settembre dell' anno anzi- 
detto provvidero con nuovi patti ; ma non bastando i 
denari dell'Opera convenne che ai 15 febbraio del 92 
soccorresse il Governo della Repubblica con alcuni 
luoghi in s. Giorgio per decreto del Senato e del doge 
Agostino Adorno. Con tutto ciò il desiderato strumento 
non pare che fesse a gioco nò anche cinque anni di 
poi, quando recata in sé la faccenda i PP. del Co- 
mune diedero ordine a decorarne la cassa come si 
conveniva a magnifico tempio. Carlo da Milano 
parve sol degno da ciò ; quanto al fornirla di tinte 
e d'oro fu eletto* il Cristoforo della Torre già noto 
a chi legge , e che in questo ed in altri casi si dà 
per pittore. Certamente per industria a sì fatti la- 
vori dovette esser de' primi , tanto che i Padri si 
commisero in lui d' ogni cosa. Ma coni' egli ne avea 
porto un modello co' partimenti assegnati alle storie 
o serbati all' oro o da campirsi di schietto azzurro , 
così gli fu imposto che l'opera del figurista non fosso 
d'altre mani se non di Carlo : singoiar clausola che 
leggiamo frequente negli atti che a lui si rapportano. 
La somma consentita a Cristoforo furon lire 175 di 
Genova, con che dovesse di proprio soddisfare al pit- 
tore delle imagini destinate a tener gli sportelli. Le 
quali, per fede del rogito, dovean essere sei figure 
di santi patroni sul dentro delle imposte, con lor do- 
rature nei nimbi : e ad organo chiuso paresse al di- 



CAPITOLO IV. 149 

fuori la Vergine salutata dall'Angelo, non più sfolgo- 
rante di tinte e d'oro, ma d'un verdastro a nionocromo. 
Queste cose si stipulavano fra il Comune e Cristoforo 
il 12 maggio del 1497 nella Camera stessa dell'Uffi - 
ciò per ministerio di Teramo da Castellazzo ; e ne' 
manuali v' han note che mostrano il Torre mal fido 
ai patti e multato di somma non picciola (1). 

Ma in questo istrumento è notizia sovra tutte pre- 
gevolissima: il cognome di Carlo fino ad oggi igno- 
rato con deplorabile conseguenza d' errori. Abbiam 
notato come solo il Lomazzo si contenne all' appella- 
tivo di Carlo da Milano usitato a' suoi giorni : né 
sembra che lo scrittoi' milanese conoscesse o ricordasse 



(1) 1497: die Venerls XII Maij hora 13 in Camera Officii. — Pacta Inter 
tnagislrum Christoforum de Turri pictorem et Officium. ■ — Ih nomine Domini 
Amen : Spedati et l'restantes DD. lohannes Petrus de VioMis lohames de 
Bracellis et Perejrus de Villa tres ex qualuor DD. Patribus Communis lamie 
ex una parte et mag. Christofarus de Turri piclor ex parte altera : scientes 
necessarlum esse depingi facere capsiam et totum opus organi conficiendl in 
Ecclesia sancii Laurentll cum aids Ipsius capsie : et %olentes ad perjectionem 
ejuidem pklure decenire: ideo diete partes sponte peroenerunt ad Infrascrlpta 
pacta et compositionem : Renunclantes etc. : Vldéllcet quia virttite et ex causa 
dictorum pactorum dictus mag. Christofarus promisit dictis spectatis DD. Pa- 
tribus Communis prcsentlbus etc: et ad cautellam mihi Notarlo stipulanti etc. 
deplngere diciam capsiam cura toto opere in omnibus et per omnia ut continetur 
in quodam designo per ipsum mag. Cliristofarum dato et presentato dictis 
Spectatis DD. Patribus Communis et tam intra ipsam capsiam quam extra po- 
nere aurum finum bumitum in qualibet parte diete capsie seu diete plcture ubi 
videre est in eliclo designo color jalnus et in aliis locls in quibus non est dictus 
color jalnus poncre colores' arzurii et allos colores necessarios et convenientes 
intra dies XX proxlme venluros : in dictis vero alvls deplngere seu formarl 
Vol. II. — Pittura. 19 



150 PITTURA 

abbastanza che il suo cittadino s'era tratto in Genova 
a consumarvi molti anni, e forse il meglio della vita. 
Ciascun altro, senza leggere quel nome o senza punto 
avvertirlo , derivò dal Soprani un Carlo del Man- 
te f/na come fosse un altr' uomo , aggirato anche in 
ciò dagli storpj che falsarono l'età del pittore. L' er- 
ror comune ci scusa dell'emendarli partitamente : ma 
non cessa per questo la meraviglia come 1' aggiunto 
del Mantegna sia bastato a certuni per far Carlo con- 
giunto di sangue al famoso Andrea, scambiando un 
distintivo di scuola, a que' tempi non raro, per un 
battesimo di parentela. Contra di che dovea pur suf- 
fragare quel del, che tradisce non cli'altro o succes- 

facere per magistrum Carolum Braccescum de Mediolano .pictorem fiijuras 
t/ij'rnscriptas videlicet in parte interiori figums sex Sanctorum infrascriptorum 

videi icet pulchras et condecente)- formatas eum auro fino burnitovi 

supra in diademis et aliis locis oonvenientibus et cum color ibus opportunis : et 
in parte extcriori saper una ipsarum alcarum figuravi Beate Marie Virginis 
et super alia figurarti Angeli Gabriellis sine auro solummodo cum coloribus vi- 
ride secundum ea pùiguntur intra alium mensem a fine predicti primi mensis 
proxime computandum. Et hec omnia sumptibus propriis dicti mag. Christofari 
se remittens judicio dictorum Spectatorum DD. Patmm Commmis si dieta 
pictura facienda sub modis suprascriptis erit bene et conveniente)- facta tei ne 
etc : aliter restituere totam pccuniam quarti tetigisset. Et versa vice dicti Impec- 
iati D D. lohannes Petrus et Soeii viriute et ex causa dictorum paetorum et com- 
positionis promiserunt dicto mag. Christofaro presenti etc. : dare et solvere 
dicto mag. Christofaro lebras cenlum septuaginta quinque Ianue prò tota dieta, 
pictura soleendas dicto mag. Christofaro ad jornatam et dietim secundum la- 
borem per eum faciendum. — Supradictus mag. Christofarus promisi! in om- 
nihus ut supra : Sub etc. : Aliler restituere etc. : Et prò eo Antonius de Auria 
q. Ioliannis. — ( Archiv. Civico. — Atti de' PP.'del Comune. — Fogliai. 
1490-99). 



CAPITOLO IV. 151 

sione di discepolo o consuetudine d'ajuto; e se taluno 
metteva cura a spiar nel Lomazzo, non avrebbe così 
di subito trasferito ad un casato da Padova chi era nato 
in Milano e nominavasi appunto dalla sua patria. 
Sperda adunque quest' altra fallacia il documento che 
viene in luce, dove il virtuoso maestro è chiaramente 
segnato per Carlo Braccesco da Milano. E per quello 
che abbiam detto, e per quel che diremo, cessi pure 
Tammirazione del soprannome che s'ebbe vivendo , o 
( com' io dubito ) più tardi alquanto , come creatura 
ch'egli era stato d'un sommo artefice, la cui fama per 
tutta Italia, e massime per 1' Italia di sopra, suonava 
gloriosamente. 

IL catalogo delle costui pitture , di quelle almeno 
che il tempo non ha del tutto rinunziate all'obblio , 
convien che si chiuda con una scritta d'Agostino Fo- 
glietta che mette un piede nel secol nuovo, distinto 
com'è del 6 marzo 1501. Carlo contratta quivi con 
un Battista da Chiavari per un altare di palmi 9 in 
14, la cui tavola raffiguri l'Assunzione di N. D., e 
ne' capitoli intorno i ss. Biagio, Gottardo, Teodoro e 
Pantaleone, pel prezzo di ducati fra i cento e i no- 
vanta, colla giunta d' alcune storiette di G. C. nel 
grado, e del Crocifisso con le Marie sulla cima. Le 
forme di comporlo e d' ornarlo dovean modellarsi per 
patto espresso su quell'altro sì ricco che Baldassar Lo- 
mellino ( a quest' ora defunto ) avea collocato nella 
propria cappella in s. Teodoro ; fattura di Giovanni 



152 PITTURA 

Mazone riferita in questo capo medesimo. E certo è 
bel vanto all'alessandrino, che Carlo Braccesco do- 
vesse obedire agli esempj delle sue linee e de' suoi 
intagli: né però immeritato, che noi il vedemmo in 
tal fatta di cose valorosissimo. Ma corno si viene alla 
bisogna del pingere , le frasi dell'atto calcano con 
certa sollecitudine su questa legge: eh' ei debba farlo 
di mano sua propria. Io voglio dirla (e già il dissi 
pocanzi) una quasi prerogativa di Carlo, dalla quale 
mi paiono uscir due giudizj : prima del concetto in 
cui tenevasi dai nostri il costui pennello, e poi della 
stima che s'andava mettendo, più assai che in addie- 
tro, fra tavola e tavola, fra pittore e pittore. Se non 
che, quasi avesse ciascun atto di Carlo un invito al- 
l'esame de' posteri, v'ha pure in questo un aggiunto 
al suo nome , non prima annunziato , eppur consen- 
taneo alle tradizioni, che ci sforza a sostare un tratto 
sugli ultimi passi. Accenno al titolo di pictor et ar- 
ttum doctor che corre sott'occhio alle prime linee (i). 



il) In Mimine Domini Amen: Magister Carolus de Mediolano artium doctor 
et pictor ex una parte et Baptista de danaro quondam Gasparis ex alia sponle 
rtc : pencncrunt ad infrascripta pacta et compositiones : Videlicet quod dictus 
magister Carolus promissit faccre et seu fieri facere altare unum altitudini^ 
de parmis qualluordecim et latitudinis de pannis novem juxta formam cujus- 
dam altaris capelle construcle per quondam nob. Baldassarcm Lomellimm in 
Ecclesia Saucti Theodori : videlicet circa formam lignaminis dicti altaris : in 
quo altare promissit depingere de ejus propria manu in medio dicti altaris 
Imaginem Assimptionis Beate Marie cum Apostolis et aliis omamentis : ab una 
par'.c imago a parte dextera Beati Blasìi ab alia Sancii Gotardi : svpra- ima- 



CAPITOLO IV. 153 

Contrastammo fin dagli esordj a chi condusse il 
Braccesco di Lombardia ad insegnare in Genova per 
conforti od inviti d' uno o d' altro Fregoso o d' altra 
pubblica magistratura : ma ch'egli pur v' insegnasse, 
e così da teorico sì come da pratico, e forse a comun 
benefizio, non ardirei contraddirlo. V hanno scritture 
autentiche od una almeno nella quale il titolo di magister 
attribuito a tutti quanti operavano , si muta in doctor , 
singolare per Carlo , e da negarsi a chiunque non 
ammaestri di viva voce ed in pubbliche stanze. E fórse 
in ciò solo è da etare alle tradizioni; le quali, comun- 
que travolte o aggrandite, soglion rinchiudere un tal 
midollo di vero. E fors'anche ha principio da lui quel- 
l'affetto ch'ebbe più tardi il maggior Semino, e alcun 
altro con esso, d'istituire accademie domestiche in prò' 
de' giovani. Ma niente prova i dettami largamente 



go (sic) Beate Marie imago Crucifixi cum Maria Marta et Magdalena : 'suprn 
imago Sancii Blasii imago Sancti Theodori: supra imago Sancii Ootardi ima- 
go Sancti Panlaleonis : et subter dictum altare videlicct sub bancka vita Christi 
et etiam unum armar ium depinclum arzuìis cum stellis auri: et antedictum 
altare facere et conducere et ornare auro arzuìis et aliis collorìbus etc. : et 
q%od promissit laborare et finire ac consignare ejus fropriis expensis infra 
festum Katalis Domini proxime venturum : Et prò mercede dirti altaris ex 
nunc dictus Baptista promissit dare et solvere dicto magistro Carolo injra so- 
lutioaem dicli altaris libras sexaginlajanuinorum: et residuimi usque in sum- 
mam ducatorum nonaginta usque in centum judicio et discretione dicli Baptistc 
sccundum premissa prout supra: Quc omnia etc: Sub pena ducatorum vigiliti 
etc — Teslcs Marins de Francis D. Angeli et Iacobus de Semino q. Iohan- 
nis. — MDprimo die lovis sexta Marcii in Yesperis in Capella Cottegli No- 
tarlorum. (Atti del Not. Agostino Foglietta. — Fogliaz. 2, 1591-1504). 



154 PITTURA 

forniti dal milanese, quanto il rapido avanzare e dif- 
fondersi del nuovo stile, in proposito del quale non m'as- 
sicuro d' aver detto abbastanza. Lasciando stare che 
nel modo degli abiti, nelle movenze dei corpi, nella e- 
spressione degli animi si mostra l'arte assai più vaga 
del naturale, è manifesto del pari ch'ella s'ajuta no- 
vellamente di quelle industrie che posson farla e più 
leggiadra e più ornata. Sdegnano ornai le storie di 
campeggiare su fondi ciechi o sol distinti d'aride linee: 
ma dove un riso di campagna che allieti lo spettatore, 
dove un sorgere d'edifizj che lo erudisco, dove il paese 
e l'architettura congiunti in gradevole accordo. L'ere- 
dità d'una scuola che avea posta attentissima cura ne- 
gli studj prospettici, par tenera di palesarsi negli og- 
getti anche minimi: e le cattedre, e i suppedanei, e le 
aureole stesse de' santi si mostrali ricche di fregi o 
decorativi od architettonici. Cessano le cuspidi delle 
cornici, e con esse l'ogiva degli archi, e i frastagli di 
colonnette e di spire, per non turbare l'emisferico entro 
il quale s'accampi e grandeggi il concetto del dipintore. 
Se i quattro lustri (m'attengo al meno) che il Braccesco 
rimase in Genova, non si smarrissero nel buio di quattro 
secoli, vedremmo forse da' suoi consigli germogliare le 
nuove forme onde si vestono anch'esse e la statuaria e 
l'architettonica di quella età. Onde è passata in adagio 
la sentenza de' maestri e de' conoscitori , i quali ad 
ogni scontrarsi in cotali esempj , non hanno miglior 
parola a distinguerli che il mantegnesco. 



CAPIOTOLO IV. 155 

Ora dovrera noi , per un altro rispetto, gratificare a 
Carlo r come a pubblico istitutore , per quanto durò 
della sua vita o del suo soggiorno? Risponde per me 
il documento, ch'3 assegna al maestro nel 1501 un ti- 
tolo di cui non è traccia ne' precedenti. A sì fatta au- 
torità posso aggiungere alcun dato di carte più antiche, 
per le quali appaiono le condizioni di lui, sia nel vi- 
vere, sia nell'oprare, non punto dissimili dal comune 
degli altri pittori. Il fogliazzo notarile mei mostra a 
bottega in conlrata ; Solitarie seu de Carmadino nel 1484, 
quando stipulava col Priore degli Angeli : vale a dir 
mescolato col maggior numero. Né la sua abitazione 
era d'uomo più facoltoso o segnalato per qualche uffì- 
zio, ma quasi nel nido d'altri e d' altri più addietro, 
cioè nel vetusto brolo, ed oggi come allora negli Orti 
così chiamati di s. Andrea. Quivi il pavese Bartolom- 
meo di canonica avea del proprio una casa, con bot- 
tega a terragno , ove si stette lavorando molti anni , 
ed anzi mentre ebbe vita. E di tal casa condusse parte 
il Braccesco per l'annuo fìtto di lire 25: come attesta 
una cedola del 2 gennaio 1496 , la quale non inco- 
mincia ma rinnova per anni sei successivi la loca- 
zione (1). Stringe più ancora un accordo del 3 febbrajo 



(1) In nomine Domini Amen: Bartholomeus de Papia pictor q. lohamiis 
spo/ite etc. : locanti magistro Carolo de Mediolano pi-esenti et stipulanti quan- 
dam dirti Bartholomei domum exclusa apotheca inferius sitam lanue in con- 
trada Ortorum- Sancii Andree quam presentialiter tenet dictus mag. Carolus 
a dicto Bartholomeo sub sirìs confinibus ad habendum etc. : hmc ad annos sex 



1 56 PITTURA 

1489, pel quale viene accolto per fattorino e discepolo 
in bottega ed in casa di Carlo un Pierino Della Mi- 
randola garzoncello trilustre, presentatogli dal pittore 
Francesco de Ferrari da Pavia. Dico che nella forma 
dell'accettarlo, e ne' patti del trattenerlo, non è divario 
cogli atti molti, e tutti coniati ad un modo, ohe s'in- 
contrano per egual caso , dove pel putto si promette 
fedel servizio e obedienza, e dove il maestro si toglie 
il carico dell'erudirlo, e di cibarlo, vestirlo, governarlo 
e calzarlo da sano e da infermo. Così fatta è la for- 
inola (1). Ne' v' han più sodi argomenti per credere 



proxime venturos prò pensions et nomine pensionis librarum vigintiquinquc 
[aiate singulo anno etc. — ►£< MCCCCLXXXXVI die Sabati secunda Ianuarii 
circa horam XXII in Cantinata diete dowis: Testes Angelus Raoaria q. [o- 
liannis pectenarius et Io. Baptista de Casacia farinotus q. lacobi. ( Atti del 
Not. Giambattista Foglietta. — Fogliaz. 1, 1489-97). 

(1) >J< Die III Februarii (1489) : In nomine Domini Am?n : Franciscus de 
Ferrariis de Papia quondam Bartholomei sponte etc : promissit et solemniter 
se obligavit D. Magistro Carulo (sic) de Mediolaao pintori presenti et stipu- 
lanti Jacere et curare cum ejfectu quod Perinus de Mirandulla (sic) q. Chri- 
stofori ettatis annorum Aquinque (sic) vel circa presens et infrascriptis expresse 
consetitiens slabit etperseoerabit in ejus domo aut apotheca causa adiscendi dictam 
artem pictorum annis quinque proxime ventar is et ab eo durante dicto tempore 
non discedet furtum non faciet etc. Et versa vice dictus D. M. Carolus aeceptans 
predieta promixit dictum Perinum toto suo posse docere dictam artem dieta- 
rum pictorum etc: ac eum altere (sic) et gubernare ac induere el calciare sa- 
num et infirmili», etc : — ^ Die ea paulo post: dictus Carolus promixit con- 
servare indemnem dictum Franciscum a dieta Jidejussione. — Testes dictus 
A?idreas lohannis Spintile et Ioli. Antonius Parpalionus vacati et rogati. ( Atti 
del Not. David di Stagliano — Fogliaz. I, 1485-95. — La presente polizza 
. è compresa negli atti del 1489). 



CAPITOLO IV. 157 

che in Genova finisse i giorni. In tale opiniono po- 
trebbe indurci per avventura queir improvviso restar 
degli atti dopo il primo anno del secolo , e V età del 
pittore che già toccava a vecchiaia se dal Lomazzo ò 
condotto a dipingere pel duca Sforza. Se non che a 
così labili congetture prevale la tradizione a buon 
dritto accettata dagli storiografi né ricusata dal Lanzi: 
che Carlo cioè del mantegna ( che tal suonava nel 
Veneto) ajutasse ai figliuoli d'Andrea nella cappella del 
castello di Mantova non ultimata dal padre , la cui 
morte per autentici scritti previene il 1505. Da questa 
parte sta dunque il verosimile: che Carlo, o chiamato 
dai due amici e condiscepoli, o tratto al dolce di prin- 
cipeschi lavori, o alla memoria de 1 giovanili itudj , o 
all' affetto delle native contrade , o a tutto questo in 
un punto, sgombrasse in Genova il campo a più fres- 
chi ingegni destinati a succedergli e nelle massime 
e nella lode. 

Costoro saran tema gradito al volume terzo; che 
troppo soverchia al presente la materia del vecchio stile 
o la conoscenza (non ch'altro) de' professori i quali 
precorsero la nuova generazione o la videro nulla più 
che in sul nascere. Oltreché la gloria medesima di 
Carlo non può essere che non ci punga d'emulazione, 
e ci muova almanco a indagare se la Liguria a fronte 
di sì nobili esempj dovesse chinar le ciglia di confu- 
sione. Noi prendiamo volentieri questo ufficio di patria 
carità , e in mezzo ai già detti lombardi e ad altri 

Vol. II. — Pittura. 20 



158 PITTURA 

non. rnen riguardevoli porremo anche i nostri, se non 
per competere, per mostrarci almeno non rozzi fra in- 
gegni gentili. Le sorti d'una scuola dipendono talvolta 
dalia fortuna; e se non è colpa aver tardi gli esempj 
del bello, è gran merito d'altra parte il seguirli ani- 
mosamente allorché ci son pòrti. Per ritenermi nell'an- 
tico, produco intanto tre nomi d'artefici sepolti affatto 
nella memoria de' cittadini , e nondimeno degnissimi 
(e un di loro in ispecie) che si rammentino: Giacomo 
Serfolio, Bernardino Bolasco e Giovanni di Barbage- 
lata ; il primo ignorato da tutti , i due altri da chi 
non vide la matricola ove tengono la linea 13 e la 18. 
Quant' è del Serfolio , ho dubitato alcuna volta 
eh' ei si copra di queir Iacobus Maschetta notato alla 
23, non essendo raro che un soprannome si sostituisse 
al casato, né trovando io fra innumerevoli carte enun- 
ziato l'appellativo predetto. Certo è che i Serfolj eran 
molti a quel tempo, e uscivano di Salto villaggio in 
Fontanabuona, come è detto in diecine d'atti. Il nostro 
Giacomo tornerà a vista fra i più operosi in fatto di 
pittura decorativa sia in privato sia in pubblico , si- 
mile in ciò a tutti gli altri che trattavano ad un 
tempo e gli ornamenti e le storie. Ed io l'avrei con- 
finato nel minor genere, se non era una tavola tut- 
tora esistente, e di prezzo notabile, e da congetturarsi 
per sua. Questa durò, a mia memoria, lungo tempo 
suir ingresso alla sagristia nella chiesa de' Riformati 
a S. M. del Monte; da parecchi anni pende in alto 



CAPITOLO IV. 159 

sulla porta maggiore, con poco guadagno di luce a 
cui piaccia osservarla non vanamente. Rappresenta il 
Saluto Angelico , con intorno in varia misura Beati , 
e i più d'essi dell' Ordine Serafico, fra spartimenti ed 
intagli che ritraggon più ch'altro le consuetudini e il 
gusto di Giovanni Mazonb. Chi suol comporre a lume 
di stile la discendenza d'un dato maestro, non sarebbe 
lento di accostare al Mazone il Serfolio, determinato 
che fosse ad attribuirgli l'ancona. Né a ciò siam lenti 
noi stessi, nò vorrà altri presumere che ad ogni giu- 
dizio debba dar di polso la più austera certezza. Sappiamo 
dalle cronache del monastero che il titolo della Imagino 
venerata nel vecchio Santuario fu quello della Annun- 
ziata, e che tale s' intitolava 1' altare da cui fu tolta 
più tardi la divota statuina per allogarla in distinta 
cappella ove anch'oggi si venera. Sappiamo ancora che 
a sì fatto culto si travagliava con pia liberalità una 
Consorzia di cittadini istituita nella chiesa medesima, 
e che scrisse nel proprio catalogo Raffaello Adorno in- 
stancabile in promuoverla a degne cose. Ora in set- 
tembre del 98 e negli atti del Parisola , il Serfolio 
conferma la promessa di dar compiuta in fin d'ottobre 
un' ancona per l'altare de' confratelli, già innanzi com- 
messagli, e senza accordi sul prezzo, e con acconto di 
lire quarantuna e mezzo di Genova. A questa volta 
però due del Sodalizio, Gregorio da Varzi e Vincenzo 
da Novara priore , consenziente il maestro , rimettono 
il giudizio delle mercedi, ultimato che sia l'altare, a 



1G0 PITTURA 

frati di qual sia Regola, da eleggersi uno ed altro per 
parte, con facoltà di rieleggere un terzo quando dis- 
cordassero in tale stima (1). La scritta, tenendo in si- 
lenzio il soggetto e le membra e le misure del quadro, 
ricusa di tòrci affatto dalla incertezza, ma ci danno 
animo per recarla al Serfolio il titolo della cappella, 
lo stile dell'epoca, e l'affetto del Sodalizio ai Religiosi 



(lì In nomine Domini Amen: Cum verv.m sit quod Massarii Consorcie Sancte 
Marie de Monte se convencrint cum Iacobo Serfolio piotare de faciendo seu 
fieri /adendo unum altare prò dieta Consorcia ut asserititi' per partes infra- 
scriptas: hine est quod dictus Iacobus presens sponte etc: promissit et promittit 
miki Notorio infrascripto tanqvam persone publice officio publico stipulanti et 
recipienti nomine et vice diete Consorcie et Priorvm ac Massariorum ipsius 
Consorcie intra et per tolum tiiensem Octcbris proximc venlurum compiere die- 
tim aitare lene et sufficiente!- quo completo ipse Iacobus ex una parte et Vi- 
ccncius de Novaria lrior diete Consorcie presens et Gregorius de Varcio tinus 
ex Massariis diete Consorcie et hic presens nomine et vice diete Consorcie et 
prò qua de rato promisserunt sub ypoteca leneantur et obligati sint cìiijerc duos 
Fratres Reìigiosos de ea Religione scu de illis Religionibus quibus volucrint 
vnum prò parte dicti Iacobi et alterum prò parte dictorum Vicencii et Grcgorii 
dictis nominibus qui extiment dictum altare quo extimato tencatitur dicti Yi- 
cencius et Qrcgoriv.s dictis nommibus solvere dicto Iacobo suum compierne nticm 
dicti predi dicti alto.ris: et casn quo dictus Iacobus non compiccerà dictum 
altare intra dictum (sic) teneatur dictus Iacobus rederc et rcstituere dictis Vi- 
cencio et Gregorio dictis nominibus Ubras qvadraginla imam cum dimidia quas 
confiteli'.'/' dictus Iacobus habuisse occasione dati predi cornputatis libris tri- 
ginta sex descriplis in quadam apodixia existente penes dictum Greyorium: et 
casti quo dati Fratres csseut discerdes possiut ipsi Fratres elligere unum ter- 
cium ci sentèntia duorum ex eis cal^at: et ipso estimato et pretio soluto tenea- 
tur dictus I-ìcobns illud consigliare dictis Prioribus et Massariis: Renunciantes 
etc. — ifr Die Mercurii XVIIII Septembris in tercits ad lancum mei Notarii 
infrascripti: 1498. — Tclcs Raffael de Caccio q. Benedica et Nicolans de 
",neli. (Atti del Nat. Giimbvttuti Pariaola. — Fogliai 12,' 1498). 



c.vriTOLo iv. 161 

del Monte , che par riflettersi in que' Beati che fan 
corona al mistero. Il not. de Benedetti in un rogito del- 
l'anno appresso ci dà pure in un Bartolorameo la pater- 
nità di Giacomo: del quale ornai non usurperò le no- 
tizie al capitolo che lo aspetta con più di larghezza. 
Se in costui ho sospettato un alunno o un seguace 
di queir ottimo maestro che fu il Mazone, non dissen- 
tirei che appartenga al Braccesco il Bernardino Bo- 
lasco, il cui cognome fu tortamente alterato in Bor- 
lasco dagli amanuensi della matricola. Le scritture 
notarili, alle quali è da credere, ci avvisan lo storpio, 
ed aggiungono che fu fìgliuol d'un Giovanni, e venne 
in Genova a trattar la pittura da Sestri a Levante, 
ove esiste tuttora e fiorisce il casato. Son concordi 
per altro e notari e matricola nell'aggiustargli il so- 
prannome, o la qualità che sia, di Stradioto; vocabolo 
militare, e che suonava a que' tempi, e specialmente 
appo i veneti, soldatesca a cavallo (*). Se un tuie ag- 
giunto cominciasse con lui per ragion di stipendj , o 
lo redasse ( come spesso accadeva ) da' suoi maggiori, 
non oserei disputarlo : hen so che di rado s' incontra 



(*) Slratiotae, militura genus, nostris StradMs, Philippo de Comines Es- 
tradiots, a graeco Stratloteì. Commenl. P. Cyrnel de bello Ferrar, apud Mu- 
rator. p. 21, Script. Italie, col. 1201: « Habebat Victor ciassem validissi- 
« mam triremium, biremium naviumque magnarum ferme octoginta, milite, 
« equitibusque , quos Slraliotas vocabulo graeco appellanti Veneti ) ». Et 
col. 1207: « Postero die expj.suit quadringentoa equites Slratiotai etc. ». 
(Ducange: Glossarium medine et infi nae latiniiatìs). 



1 62 PITTURA 

negli atti eoa altri nomi cittadineschi. Non sarebbe 
d'altra parte incredibile che un valente pittore peccasse 
anche un poco del venturiero , e sarà meno incredi- 
bile se ci avvenga di leggere ne' fogliazzi di Cipriano 
Foglietta in settembre del 1506 : Bernardiiius de Bo- 
ìascho dito Stradioto dominus et patronus cujusdam bri- 
gantini. A noi che non vogliamo seguitarlo né in sella 
nò in nave, gioverà il notar solamente che le costui 
notizie, siccome d'artefice, non segnano che un punto 
brevissimo , cioè dal 1498 al rimanente del secolo. 
Ma quanto fugaci , tanto mi paiono oneste per lui , 
s'io le riguardo pazientemente. Sola una tavola, o a 
dir meglio un altare, mi vien citato di costui mano , 
ma cosi fatto , che lo sequestra da' pennelli volgari. 
Glielo ordinò sugli esordj del 98 Antonio Spinola , 
stipulando un suo figliuolo Gregorio: consanguinei di 
que' generosi che intorno agli anni medesimi aveano 
chiamati i primarj maestri ad illustrare la Certosa e il 
Boschetto. Quest'altra pala si lavorava da Bernardino 
per la chiesa di S. M. Incoronata sui primi passi di 
Val di Polcevera, eh' è quanto a dire in cospetto delle 
altri recenti, e quasi per istringersi al paragone. E si 
consideri che l'opera della pittura non si scompagnava da 
quella d'intaglio: e ben ci duole che il rogito si passi 
del resto, dacché lo Spinola, secondo il liberal costume 
di tanti altri suoi pari, contento a pagar del proprio, 
lasciava di tutt'altro la elezione nel Padre priore , e 
faceva arbitri del prezzo un frate Biagio di quel con- 



CAPITOLO IV. 163 

vento e un Eartolommeo Pansana d' Arquata (1). Igno- 
riamo così le dimensioni, i risalti e l'argomento stesso 
della maestà: persuasi ciò nondimeno ch'ella occupasse 



(1) >fr In nomine Domini Amen: Bernardinus Bolascus pictor sponte et cjus 
certa scientia se alligando promisit et promittit noi. Gregorio Spintele D. Au- 
tomi presenti stipulanti et recipienti nomine et vice dicti Antonii patris sui 
alsentis et ad cautellem mihi Nolario infrascripto tanquam persone pullice of- 
ficio pullico stipulanti et recipienti nomine et vice dicti Antonii alsentis et lic- 
redum ipsius eidem Antonio licet alsenti scnlpere depingere et facere altare 
vnnm jam inchoatum sul designatane et jiguris ac sul illis rnodis et formis et 
conditionilus eidem Bernardo (sic) pictori traditis et sign\ficatis per D. Prio- 
rem Monasterii seu Conventus Ecclesie S. Marie Inclioronate et dictum Anto- 
niv.m Spinulam patrem dicti Gregorii: et die htm aliare dare tradere et consi- 
finai e promiss it diclo Antonio infra festum Pascale proximum in decenti et 
convenienti forma deputimi laboratum et perfeclum sul pena ducatorum dectm 
suri largorum attributo ex mine dicto Antonio de communi consensu et accor- 
dio casu inolservantie : et ipsum altare prò pretio dicendo et declorando per 
D. Fratrem Blasium dicti Monasterii S. Marie Inclioronate et Bartholomeum 
Pansana de Arquata in quos dictus Antonius et Bernardus pictor se se remi- 
serunt et remittunt et prout dictus Gregorius Jilius dicti Antonii presens fateti'. r 
quorum judicio et declarationi dictus Gregorius nomine et vve dicti Antonii 
patris sui prò quo de rato promittit sul etc. : Renuncians etc. : et Bernardus 
pictor slare promiserunt et promitlunt: ac dare et solvere promissit dictus Gre- 
gorius nomine quo supra dicto Bernardino pictori quod et quantum dictum et 
declaratum fuer'd per dictos D. Fratrem Blaxium et Bartholomeum dictum A'n- 
lonium patrem dicti Gregorii solvi delere dicto Bernardino pictori causa et 
occasione depictionis seu mercedis ipsius Bernardi prò dicto altari omni post- 
posila conlradicione : infra soluciouem cvjus altaris dictus Bernardinus conjì- 
tetur habuisse et recepisse a dicto Antonio lilras quinquaginta quinque janui- 
norum. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad lancimi mei Notarli infrascrip- 
li : Anno Domin. Natio. MCCCCLXXXXotlaco secundum lamie cursum (sic) 
die Lune vigesima nona Ianuarii in terciis : presentilus Ieronimo Marineto 
seaterio et Lazaro de Petra birrelerio civibus Ianue testibus ad premissa vo- 
catis et rogatis. (Atti del Noi Antonio Pastorino — Fogliaz. 13, 1498). 



164 riTTUKA 

la fronte del coro , primizia delle tante e leggiadre 
cose che s'ebbe via via quel santuario da patrizj pie- 
tosi e magnifici. 

Per altri riscontri il Bolasco vuol mettersi in pri- 
ma luce a riguardo d'un genere di pittura che piacque 
a' suoi giorni per decoro domestico, e a cui diede fa- 
vore ed autorità (se non erro) V esempio di Carlo da 
Milano. Fu quasi caratteristico ai mantegneschi l'intrec- 
ciare per varietà agli ornati, o il compor nelle sagome, 
o il commettere nelle cornici graziose medaglie, quando 
con busti di Cesari o di Beati, e quando con favole o 
capricci secondo la forma o la qualità del dipinto: di 
che pare un saggio nella pala di Levanto. Da' luoghi 
pubblici passò la gentile usanza nelle case private, e 
come portava o pietà o fasto signorile , se ne vollero 
splendidi fra 1' oro e gli azzurri non pure i palchi e 
gl'intavolati delle sale, mai solai e i letti medesimi nelle 
stanze secrete. Poco ch'io inoltri, m'avvolgo in materia 
non debita a questo capo: ma non parrà ch'io trascorra, 
a toccar di lavori , che accomunandosi ai doratori o ai 
quadraturisti , erari par sempre dovuti al maestro di 
storie. Che Carlo del Mantegna e gli altri più in- 
gegnosi non li sdegnassero, vorrai! dircelo a miglior 
tempo i documenti che discorron tali usi. Del Bola- 
sco mi si consenta il conchiudere, scrivendo fin d'ora 
che un Antonio Lomellino, volendo ricca di dodici i- 
magini la spalliera della sua caminata, metteva patto 
ne' rogiti che elio fosser mano di Carlo o del pittore 



CAPITOLO IV. 165 

Stradioto. Alternativa che basta per cento encomj ; 
nondimeno è opportuno 1' avvalorarla con altri fatti. 
Non è a lui poca gloria che Pietro di Persio lo chia- 
masse a figure consimili , e ne '1 ricambiasse di lire 
cento, eh' era somma da opere vaste e sudate. Se di- 
ligenza d'archeologi o zelo del patrio lustro ordinasse 
in catalogo i benemeriti dell' arte e de' luoghi sacri, 
questo Pietro di Persio , benché avvolto ne' traffici , 
uscirebbe 4 Q ' primi. Dal nostro scritto egli avrà fra 
non mollo una lode pressoché singolare , d' aver con- 
dotto un triunvirato di valorosi a far nobile una sua 
cappella in nobilissima chiesa. Dicasi intanto che ma- 
gnifico nelle sue stanze novelle in contrada die. Agnese, 
come liberalmente devoto al vicin monastero del Car- 
mine , non escluse dai domestici fregi il suo proprio 
letto, anzi amò ne' suoi stessi riposi incontrarsi cogli 
occhi e tutto intorno sull'alto in parvenze di santità. 
Bernardino gli compiacque di cinque tondi, l'un de' 
quali raggiante d'oro nel mezzo del sopraccielo era i- 
magine di Dio Padre ; i quattro negli angoli mostra- 
vano gli Evangelisti in festoni e ghirlande dorate. Di 
quel che v'aggiunse discorre la scritta (1), né il tacerem 
noi a migliore opportunità. 



(1 vj< In nomine Domini Amen: Bernardinus de Bolascho de Sigestro quon- 
dam lohannis pedor ex causa pactorum et prò ■predo seu mercede infrascripta 
sponte etc. promisit et se oUigavit Pelro de Persio q. D. Gabrielis presemi et so- 
Itmnder stipulanti e.ilcm Pelro infra diem XV mensìs SeptembrtS proxime 
■catturi lene et dUigenter deaerare et dcpivgere celum cum frixiis ledi mc~ 
Sol. II. ~ Pittuba. 21 



166 PITTURA 

Il troppo della materia e il valore delle notizie ci 
spronano al terzo pittore, e a più altri di nome egre- 
gio che a lui s'associano per opere e per affetto. Lo 
Stkadioto ci abbia dunque per congedati, quand'anche 
rimanga alcun nulla non inutile affatto a narrarsi. 
Della sua morte non dee tacersi senza fallire all'is- 
toria. I primi lustri del cinquecento come furon mor- 
tali a ciascun dipintore del vecchio stile, così ancora al 
Bolasco. Potremmo arguir la sua fine o sugli ultimi 



diani domus (lieti Petri note site lamie in contrada Sanctc Agnetis sub suts 
conjinibus hoc modo: videlicet in dicto celo facere quinque tondos lignaminum 
guatuor in angulis et reliquum quintum in medio in quo medio depimjere debe> 
i/idnijinent Dei Patris cum suis radiis circuiti deauratis et in rel/quis quatuor 
angulorum ymagines quatuor Evanyelistarum cum suis festonis deauratis : et 
in reliquo campo dicti celi depingere de arzuro cum suis stellis deauratis et 
dea tirare cornixetas dicti celli sic) et etiam frixios contiguos dicto celo et 
sub eo circumquaque neenon deaurare frixios dicti ledi silicei a capile et a 
pedibus dicti ledi et a latcribus faciei dicti ledi: etnee omnia, cum illis fiijuris 
òcu piduris de quibus zoluerit didus Petrus ac de bono et fino auro et arzuro 
ac aliis bonis coloribus et laboreriis in discretione et voluntate dicti Petri: et 
hec omnia propriis sumplibus et expensis dicti Bernardini et prò predo seu 
mercede Ubrarum centum lamie dandarum et solvendarum per didimi Petrum 
eidem Bernardino in dies secundum laborcrium predictum fiendnm ut supra in 
conte iit amento dicti Petri. Ex adverso didus Petrus ex causa dictorum pacto- 
, -in prontisti et se ohligacit dicto Bernardino presenti et solemniter stipulatili 
cidem tei persone lejiptime prò eo dare et solvere Ubras centum ut supra : sub 
pena ducatorum decem <niri taxata etc. — Adum /amie in cotitrada S'ande 
Agnetis videlicet in d:do mediano domus dicti Petri : Anno Domin. Natie. 
MCCCCLXXXXVUI Indidione XV juxla morem ìanue die Lune nona lulii 
in Yesperis: Tesles Andrai .8 ;sic, da Furnariis ds Casti onovo inta'.iator li- 
gnaminv/m fittiti Andree et Nicolaus de Agnora cal'egarius fiUus Stephani vo- 
cali et rogati. (Atti del Not. Nicolò Raggio. — Fogliaz. 23, 1493;. 



CAPITOLO IV. 167 

del 1512 o sul rompere dell'anno appresso, dacché uà 
Benedetto del cognome medesimo, fìgliuol di Battista 
e consanguineo di Bernardino, con atto del 31 marzo 
compone, o compromette a dir meglio, le controversa 
fra gli eredi del morto (1). E si noti che Benedetto 
Bolasoo era a sua volta pittore, e per tale cel dà la 
scritta: altro esempio di quella età, nella quale il ma- 
gistero delle arti belle si propagava e si manteneva nelle 
famiglie, siccome parte di affezione domestica. Straniero 
com'è alla matricola, lascia argomenti a credere ch'ei 
si tenesse ad operare in paese, diverso in ciò dal con- 
giunto che lo avea disertato per meglio apprendere 
T arte nella metropoli, o per tentar la fortuna in ispazio 
più libero. 



(1) v^i In nomine Domini Amen : Benedictus de Bolascho piclor quondam 
Baptiste nomine et vice hereditatis quondam Bernardini de Bolascho dieta 
Stradioto prò qua ipse Benedictus proprio et privato nomine de rato prontisti 
«L promittil sub ypoteca ex una parte : et Thomas de Bacasti'o q. leronimi ex- 
«.itera parte: de et super omnibus etsingulis litibuscausis questionibus et differentiis 
vertenlibus inter ipsas partes prò et occasione diete hereditatis et prò et occasione ip- 
sius que dici et excoyitari possunt seu possinl usque in diem et horam presente-; 
etc: se se compromiserunt in Stefanum de Turbino q. Michaelis tamqmm etc. 
— >£< 1513 die Iocis XXXI Mariti in Vcsperis in scripto-rio : Tesles no!/. 
Nicolaus Spinìda q. D. Luce et Philippus de Facio N'otarins. (Atti del No!. 
Francesco Parisola, — Fogliaz. 3, 1513-14). 



CAPITOLO V. 



Seguono i pittori della nuova matricola — Giovanili di Barbagelata : sua 
origine, e confusione indotta da taluni sul costui nome — Suoi lavori 
ornativi in compagnia d'un Tommaso da Novara, e da solo. — È chia- 
mato a dura prova in una tavola pei Confratelli di S. Brigida — Di- 
pinge la cappella di monsign. Leonardo de Fornari alle Vigne — Suoi 
congiunti; sue cure in prò' di costoro e d'una sua sorella impalmata 
a Luca da Novara — Quattro altari per lui eseguiti nello spazio d' un 
triennio, e un di questi per la colonia di Pera — Un altro è per Cor- 
sica , e Giovanni promette che avanzerebbe d' eccellenza la stupenda 
pala dell'Annunziata a Castello — Cenno sui del Pino valentissimi in- 
tagliatori in legno — Il Barbagelata condottosi a bottega presso la 
Cattedrale , in società del Faxolo e del Brea adorna di storie la cap- 
pella di N. D. esistente in detta chiesa ; indi quell' altra suntuosa di 
Pietro di Persio a S. M. del Carmine — Epoca della sua morte. = 
Prime notizie e primi lavori di Luco, da Novara cognato del Barbagelata 

— Sua ancona ai Carmelitani degli Angeli — É adoperato in ritratti 

— D' una tavola, tuttora esistente, da lui colorita per la chiesa di S. 
Teodoro a richiesta degli ''pinola — Si riconoscono in ques a i primi 
esempj della pittura ad olio in Liguria — Altri suoi lavori pe orsica 

— ed altri per la chiesa di S. Domenico in Genova, pei Disi 'inanti 
delle Fucine e pel capitolo dei Riformati alla Pace — Lascia incom- 



170 PITTURA 

piuta per morte una tavola commessagli dalla Signori i, e in qual anno 

— Resta di lui un figlio settenne per nome Giovanni., da tramandarci 
al secolo XVI — Di Giacomo da Bissone e di Nicolò Canepa scolari di 
Luca — Quadri eseguiti ad olio dal Canepa per varie Consorzio = No- 
tizie di Lorenzo Faxoìo pavese ; e prima si emendano gli errori propa- 
gati sul conto di questo artefice — Età di Lorenzo al suo giungere in 
Genova, e primi cenni di Bernardino suo figlio — Lorenzo per commis- 
sione di Leonardo Cibo dipinge un altare alle Povere di S. Silvestro — 
Indi Gianotto Spinola gli fa allogazione d'un'ancona per l'Annunziata 
di Portoria, e Cattarinetta Fiaschi Adorno s'iatrammette in tal pratica 

— Descrizione delle pitture condotte dal Faxolo nel capitolo di S Siro 
per ordine dell 1 ab. Commendatario Vescovo d' Albano e Cardinale di 
Benevento — Il pittore mette sua stanza nella bottega da S. Lorenzo 
dismessa per la morte del Barbagelata — Sua tavola superstite in Chia- 
vari, e d'altre pirecchie lavorate in Genova — Ristora la cappella de" 
Fornai in S. M. de' Servi e vi dipinge l'altare — L'Uffizio delle Com- 
pere gli commette due tavole per la rocca di Sarzana e di Sarzanello, 
e due altre ne manda ai luoghi di Sestri a Levante e di Bargon3 — 
Misere sorti della nota ancona che di Lorenzo si vedeva in antico ai 
Zoccolanti di S. Giacomo in Savona — Probabili congetture sull'anni 
della sua morte : dopo la quale il figlio Bernardino sottentra ad ulti- 
mare certe opere lasciate a mezzo dal padre = Ludovico Urea da Nizza 
marittima, e giustissimo vanto che ne levò la sua patria — Moltiformi 
pregiudizi su questo pittore, ciecamente ripetuti di libro in libro — 
Maestri nazionali e forastieri che operarono in Nizza o precedenti o 
contemporanei a Ludocico — Erronee tradizioni sulle tavole che di co- 
stui mano si veggono a Cimella ; digressione sul soggiorno dei Cava- 
lieri di Rodi in quell' ultimo confine di Liguria — Due altri pittori 
nicesi del cognome medesimo , Antonio e Francesco — Prime opere di 
Ludovico in Genova , e in ispecie dal bel Crocifisso a S. Bartolommeo 
degli Armeni — Se il Brea , contra i giudizj dello Spotorno , potesse 
aprire scuola fra noi — D'una sua tavola rediviva, dipinta per la chiesa 
della Consolazione in Bisagno — Adorna con lungo lavoro di pittura la 
biblioteca dei PP. Domenicani nel luogo di Taggia — Altre cose che 
quivi gli si attribuiscono: e si discute la torta opinione che Ludovico 
s'iniziasse al dipingere in questa terra — In Savona ha sua parte nella 
gran pala del Duomo commessa ai pennelli di Vincenzo da Brescia — 
Altre opero condotte pni savonesi — Rifattosi in Genova abbonda di 



CAPITOLO V. 171 

commissioni, non pure per la città, ma eziandio per la Riviera e segna- 
tamente per Ventimiglia — Particolare memoria della tavola d'Ognis- 
santi lavorata a Teodorina Spinola per la chiesa di S. M. di Castello 
— Dubbj sull'autore della predella che fa base alla tavola suddetta — 
D'un altare ordinatogli da Bernardo de Franchi , destinato all' Annun- 
ziata di Poitoria, e d'un altro per la chiesa della Commenda — Si 
conchiudono i suoi lavori con un quadro a Francesca Grimaldi , alle 
cui notizie si stringe una cronaca luttuosa ed orribile — Ragguagli e 
congetture sull'età di Ludovico — Speciali caratteri del suo stile. 



F 



ederico Federici, assiduo cercatore delle patrie me- 
morie , e per facilità di critico quasi d' un medesimo 
stampo con Raffaello Soprani , in un suo Abecedario 
che conservano manoscritto i Missionarj Urbani, lasciò 
scritto così : Bartolomeo Barbazelata pittore dipinse la 
capella de' Fornaci in le Vigne 1490 , come nel vedrò 
di detta capella. E un altro codice a mano, attribuito 
al Ganducio, nella civica biblioteca, ripete egualmente: 
Bartolommeo Barbagelata pittore si legge nella chiesa di 
S. M. delle Vigne in la cappella de Pomari. E il nomo 
di Bartolommeo passò senza pena nello Spotorno: e so 
alle Vigne od altrove era traccia d'antico dipinto , fu 
in pronto cotesto Bartolommeo perch'altri congetturando 
le assegnasse un autore. Rifatta da lunghi anni la 
cappella che quivi s'accenna, e distrutti colla vecchia i 
dipinti, e l'in vetriata a maggior ragione, è ben facile 
comprendere che l'uno scrittore copiò dall'altro, e che 
bastò una lingua a render V eco d 1 un nome fallace. 



] 72 PITTURA. 

Sostituendo Giovanni a Bartolomiueo , facciam debita 
ammenda all'error di più secoli, e quanto all'opera dei 
de' Fornari, troveremo negli atti onde encomiarla più 
cke non fecero que' disattenti postillatori. Ma troppo 
maggiore sarà il nostro compito, essendo molti, e parecchi 
non men ragguardevoli , i lavori condotti da questo 
Giovanni a decoro della sua e nostra patria. E vedremo 
di reggerlo con tanta più cura , quanto è più rea la 
dimenticanza in cui cadde il suo nome e la penuria 
che abbiamo do' suoi dipinti ; come il fato nemico a 
ciascun maestro di quell'aurea età, dovesse più dura- 
mente pesare sui nostri. Gode l'animo al rimettere in 
vita chi vide togliersi fin' anche al nome ne' posteri, 
e far sì che non pure riviva nell'altrui memoria, ma 
paia presente nelle opere e nelle consuetudini del suo 
magistero. Perocché i dipintori che d' ora innanzi ci 
dan materia allo scrivere, sembrano porgersi più sco- 
pertamente a' nostri occhi, e per giunta di compiacenza 
ci si mostran legati d'affettuosa amicizia, e alcun fra 
loro di parentela. 

I Barbagelata ( soggiunge il codice sopra ■ citato ) 
t ranno orìgine da Fontanabona o Bua , Podestaria di 
Rapallo. Di questo gli si vuol credere, prima perchè 
il cognome ha riscontro in un villaggio della vallo 
suddetta, e perchè nel contesto de' documenti è talor 
menzionato dal capoluogo di quel dominio eh' è ap- 
punto Rapallo. Suo padre fu Nicolò , tessitore di panni 
serici, e possessor d'una casa nella conestagia (come 



CAPITOLO V. 173 

dicevano) di Portanova alle falde di Castelletto, o in 
capo, se vuoi, alle contrade della Maddalena. So il no- 
stro Giovanni non ebbe i natali in Genova, fermamente 
vi fu tratto assai giovane, con un fratello di nome Gero- 
lamo che seguitò a quel che sembra l'industria del pa- 
dre. Nondimeno Giovanni, con un'arte alle mani per que' 
tempi non ricca, fu l'anima della famiglia: e gli giovi tal 
lode innanzi a quella di prode artefice. Credetti di rinve- 
nirlo fin dal 1460 in un censo o catalogo di cittadini non 
so a quul fine redatto, nel quale è segnato un Joamies 
jnclor nel luogo che ho detto. E poiché 1' occasione 
m'invita, non tacerò d'alcuni altri pittori che non han 
titolo fuorché in quella lista: e sono un Gregorio da 
Reggio, un Ludovico da Rapallo, un Boniforte da Mor- 
tara nella Via dei Sartori e un Giovanni da Levanto in 
Vallechiara. Costoro se ne rimasero oscuri; ed io penso 
che tal fortuna corressero eziandio i più ingegnosi nell'età 
giovanile, mentre i vecchi nell'arte e i già saldi nel buon 
concetto de' cittadini facilmente occupavano le commis- 
sioni. Cnd' è che pochi si veggono a grandeggiare per 
tempo: né di que' pochi mi si fa credere il Barbage- 
lata. Dubito anzi che l'età nuova gli passasse in lavori 
di minor conto, e sovente in comune con altri, se non 
m'ingannano i documenti. Né però dobbiamo noi pas- 
sarci di sì fatti esordj : specialmente perchè quel tanto 
ch'io ne conosco, è riverbero di storia contempora- 
nea. Eccolo in società con Tommaso da Novara buon 
pittore ornatista a dipingere stemmi sul muro esterno 

Voi.. II. — Pittura.. 22 



174 P 1 T T U R A 

della chiesa dì s. Siro: e la scrittura, eh' è del 5 no- 
vembre 148-4, con. una giunta del 14 dicembre, mo- 
strali retribuito il lavoro di lire quindici o poco più (1). 
Veggasi modestia di quella età; e nondimeno imponevasi 
ai due pittori d'avvivar tali insegne coll'oro, e sopra tutto 



(1; >J« Iti nomine Domini Amen : Thomas de Novaria q. Brexani et Iohun- 
nes de Barbazelata de Rapallo fillus <^sicj major annls XXV ambo pletore* 
et uterque eorum in soUJum : premisernnt et se obligaverunt Venerai. D. 
Fratri Simoni de Clavaro Priori Ecclesie Sancte Crucis et Procuratori Mona- 
slerii et Ecclesie Sancii Siri de Zanna presenti facere et depingere armam vel 
iisignam Sane/Issimi et Leatlssimi Domali Nostri D. Inttccetitii Pape Oliaci 
in muro seu paride Ecclesie predicte Sanctl Siri respic.'entl domimi Lodisi 
Centurioni* seu juxta domimi dicti Lodisii : que arma seu insiijna sii ejusdem 
maturici ^aic) et quaUtatls ac picture et deaurature ac colo is qualis sunt ar- 
me seu insigne deplncte et facte in murls domorum III. D. Maurl.cH Cibo et 
que sii major eis: et etiam sub dieta arma depingere et facere armam sioe 
msignam Nobilium de Mari civitalis lamie bene depictam coloritam et deanra- 
tam et hec omnia infra diem XVIII mtnsis presentis et prò precio et nomine 
predi dicendi et declarandi ac arbitrando per didimi D. Priorem et Procura- 
torem eisdem per ipsum sottendi: et infra solucionem tjus predi confessi f ae- 
rimi habuisse et recepisse a dicto D. Fratre Simone libras quatuor lamie: re- 
ìiqualum vero predi si quod erit dutus D. Prior eisdem solcere promisit a- 
dimpletis predictis. — Actum Ianue in Fossatello ad bancum mei Nolani iu- 
frascripti : Anno Domiti. Naliv. MCCCCLXXXIIII Indictione prima juxta 
tiiorem Ianue die Veaeris quinta Nocembris in terciis : Testes Iohannes Donati' s 
de Mutio q. laeobi et Philippus de Comitibus de Cunio q. Petri vocali etc 

In nomine Domini Amen : Dicti Thomas et Iohannes confessi fuerv.nl ha- 
buisse et recepisse a dicto D. Fratre Simone presenti libras undeeim et soldos 
qulnque Ianue prò factura et pictura dlctarum armarum fadarv.m et oh id 
diete partes cassaverunt dictum instrumentum et de contentis in eo se votar c- 
nr.it tariti et contenti. — Actum lamie ut supra die Martis XIIII Dccembris 
in Vesperis: Testes Elianus Calcus q. D. Anfreoni et Baptisla de Monella 
mersarius q. Alaonis vacati etc. ( Atti del Not. Nicolò Raggio. — Fogliaz. 
14, 1484). 



CAPITOLO V. 173 

che in finezza e bontà paragonassero certe altre testò 
colorite sulle case del nob. Maurizio Cibo. Già il let- 
tore, agl'indizj di questo casato e dell'anno surriferito, 
argomenta le cagioni della pittura nella esaltazione 
d'Innocenzo Vili alla Sedia Papale. De' due scudi 
pennelleggiati su quella, parte del muro che guardava 
al contiguo palazzo di Lodisio Centurione , contenea 
I' uno 1' impresa dei Cibo consanguinei del novello 
Pontefice , 1' altra dei patrizj de Mari : non so il per- 
chè, se non forse era membro di tal famiglia l'abate 
Commendatario della Basilica. Di che non sa dirci 
il contratto : nel quale faceva parti di committente un 
fra Simone da Chiaveri Priore di S. Croce e manda- 
tario de' monaci. Or questa è ben piccola cesa per sé; 
nulladimeno Giovanni non ne sdegnò di consimili in 
età più matura e già lieto di nobili inviti. Nò veggo 
che arrossiscano le storie dell' arte a riferirle per de- 
gnissimi artefici ; potendosi in poche linee rivelare 
talvolta l'ingegno ed il gusto d'un valentuomo. E così 
fatto dovrà pur credersi il Barbagelata, se non e' in- 
cresca di precorrere alquanto ne' casi di lui. Genova, 
al crollar dello Sforza , s' era vòlta a protezione di 
Francia, e Filippo di Cleves signore di Eavenstein e 
consobrino del Re sedeva già a governarla. Primo 
atto di signoria fu il cassare gli antichi stemmi , e 
in più luoghi di Palazzo, e sovresso le porte e le torri 
della città figurar prestamente e superbamente le in- 
segne di Luigi XII. Nò senza un mormorarne de' pò- 



176 riTTURÀ 

poli , che mettean dignità negli emblemi cesarei non 
prima d'allora sbanditi dall' atrio del Pretorio : come 
racconta il Giustiniani , benché tardi d' alquanto 1' o- 
dioso decreto. Le nuove armi eran pronte alla vista 
in febbraio del 1500, e il 17 del mese Giovanni di Bar- 
ragelata ne ricevea pagamento in lire quattrocento 
settanta dai deputati Nicolò Lomellino e Lazzaro Pi- 
chenoto (1). Dal qual fatto soltanto s' impari quanto 
riesce ad onor del pittore : dico la preferenza a lui 
data fra molti egregi che tuttora fiorivano, e il prezzo 
decoroso e lauto poniam pure che fossero molti e disa- 
gevoli e frettolosi i lavori. Leggo pure nei cartularj 
del Comune ch'egli servì nell'87 a richiesta de' Padri; 
ma non m' arresto a sì poco , e forse quel poco par- 
tivasi a molti, se non a tutti, per legge dello Statuto 
od usanza paterna. 

A chi voglia ordire da' lor principj le grandi opere 
del Barbagelata conviene far capo dal 1485, eh' ò 
l'anno stesso nel quale ci si mostra a deliberare cogli 
altri inscritti sotto il consolato di Francesco de Fer- 
rari ("2). Consta pertanto eh' egli era maestro fatto, e 



fi) MD die XVII Fébruarii: De mandato Illustrissimi etc. et Magnifici 
Constiti etc. : Yos spoetati Nieolae Lomclliue et Lazare Pichenote mussarti de 
XII Deputatorwn .... solette Iohanni Barbazerate pittori prò anvis depic- 
tis in Paìacio et in portis et turrMis cioitatis solidata ratione de concordia per 
massarios cestros subscripta libras quadrjigeutas séptuaginta: site l. CCCCLXX. 
(Archiv. Govern. — Manuale Divsrsorum 1500 . 
(2 V. Documento 14SÒ n p-\g. 13 Capìtolo IV. 



CAPITOLO V; 177 

d'altra parte il conferma una scritta , laddove accetta 
per famiglio e discepolo nelle sue stanze un Adamo 
di Omegaa che non ha nome all'infuor della scuola (1). 
Ma l'argomento migliore è un'ancona che gli commi- 
sero in detto anno i Disciplinanti di s. Brigida, la 
cui tavola votiva (così parla il decreto) era guasta e 
scolorata dal tempo. Nessuna Consorzia si mostrò più 
gelosa dell' opera , né più severa a tenere in rispetto 
il prescelto. Non negherò che sì fatte durezze si usas- 
sero per avventura come ad artista novello o non ben 
provato; ma dove son uomini di mente sì corta che 
chieggano ad altri uomini il non possibile? Accenno 
principalmente ad un patto su cui calca e ricalca la 
scritta , e cotale da impaurirne i più dotti : che cioè 
la pittura eguagliasse di perfezione quell'altra che al 
quondam Battista Spinola avea fatta per la chiesa di 
s. Domenico il magistral pennello del Foppa. Così 
(ripetiamolo) parea quel bresciano, che anche in que- 
st'atto si scambia per milanese, modello ed esempio ai 
pittori , tuttoché fosser vivi e presenti quegli ottimi 



(li MCCCCLXXXV Villi Martil : Li nomine Domi/il Amen: Ambroxius 
de Omcgua q. Martini sponte etc. : promixit et solemniter conveidt Iohanni 
de Barbazelata pittori presenti etc: Jacere et curare ita et taliter quod Adam 
de Omegna q. Thome preseus audiens et intelliyens stabit morabitur et per- 
severabit cum, ipjo Iohanne prò farmelo et discipulo line ad annos tres proxi- 
hie venluros ad adiscenium et causa adiscendi dictam ejus artem pictoris et 
J'aciel et exercebit seroicia et làboreria dicti Iobannia diete arti spectancia et 
tam in apoteca quam extra ut moris est inter similes discipulos diete artis etc. 
etc. (In atti del Not. Gerolamo da Ventimislia. — Foffliaz. 3. 1434-1503 : 



178 PITTURA 

che descrive il capitolo addietro. E il peggio è in ciò 
che a stimare gli effetti del Barbagelata si teneau 
.sufficienti i sindaci del sodalizio, Stefano Brevei e Ma- 
nnello da "Rapallo , se non quanto s' aveano aggiunto 
un Cristoforo Cichero : tutta gente profana all' arte e 
minore a cotanto giudizio. Stipulavasi in premio di 
tal fatica e di tal pericolo la somma di lire cento, per 
vero modesta : niun'altra giunta o facilità, fuorché il 
dargli che fecero Tasse spedito a dipingervi, che forse 
fu il vecchio a loro spese racconcio. Del resto vanisce 
anche il dubbio che l'opera fosse poca o di poche li- 
gure. Ebbe Giovanni a comporli nel mezzo e in mag- 
giori proporzioni 1' imagine della santa Patrona, i ss. ' 
Battista e Consolata sui fianchi, e sull'alto Gesù Cro- 
cifisso fra i ladroni e compianto da s. Giovanni e dalle 
Marie. Parla bensì il contratto di accrescere alla mer- 
cede ove il dipinto avanzasse in bellezza , ma non 
tace di menomarlo se scadesse nel concetto de' tre 
giudicanti , e lascia in loro balìa di commettersi in 
altro pittore a proprie spese di Giovanni , quando gli 
effetti non rispondessero alle promesse (1). Simili con- 



(1) ►£< Ihtsus — In nomile Domili Amen : Majister Iohannes de Barbi- 
zelata pietor Jìlitis Nicolai sponte etc. : prontisti et solemniter conventi Stefano 
de Brevei Notario et Mantidi de Rapalo filiJ Bapfiste tanquam Sindicis et 
J'rocuratori'jits Domus disciplimtorum sancte Brigide depingere decenter et 
mnvenicnter super quandam Majestatem per ipsos Stefanum et Manuele-m fra- 
ti enriam dicio mag. lohanni jiguras et seti imagines infrascriptas: videliect Jì- 
tjiiram et seu imaginem magnani Sancte Brigide in medio diete Majestalis et 



CAPITOLO V. 179 

dizioni nà s'impongono nò sogliono accettarsi a maturo o 
specchiato artefice; e prime quul s mo ad apparire pel 
nostro, paioli quasi indicarne gli esordj, amari il più 
delle volte e penosi a' migliori ingegni. Tenevasi al- 
lora a bottega in piazza degli Squarciafichi , anzi 



ab uno lalere diete Majestatis et seu figure diete Sancte Bri,gide figurimi sane!/, 
Iohannis Baptist* et ab altero latere figuravi seu imaginem sancte Consolale : 
et super imajinem seu figuravi diete satiri 'e B 'rigide Crucifixum cum latronihus 
necnon et in spacio seu campo diete Majestatis depingere figuram intemerate et 
tj'oriose Virginis Marie ac sancii Iohannis Ecangcliste etiamqtie et figuravi 
sancte Marie Magda'cne et ut depingi soletti in similibus depiclvris : Et quas 
quidem figuras imai/ines et Crucifixum promisit dictus mag. Iohannes depin- 
gere illius modi nature qualitatis bonitatis et perfectionis cujusmodi sunl il.'e 
que depicte sunt in sancto Dominico in altari q. D. Baptiste Spinule posito in 
Ecclesia dicti sancti Dominici fabricato et picio per mag. Yicentium de Me- 
iliolano et tam de auro quam de aliis: et guani Majestatem sic perfectam la- 
boratam et fabricatam modo et forma ac condicione de quibus supra fit menho 
dare (radere et consig tiare promisit dictis Stefano et Manueli dictis nominibus 
infra et per totum mensem lanuarii proxime venlvrum anni de MCCCCLXXXVf 
ornai prorsus exceptione remota. Et versa vice dicti Stefantts et Manuel snis 
propriis et privatis nominibus dare et solvere promiserual diclo mag. Iohanni 
pictori presenti et stipulanti prò se heredibus et successoribus suis prò dieta 
Majestale pictura fabrieatura et manifattura diete Majestatis ac prò mercede 
ipsius mag. Iohannis ac prò omnibus et singulis expensis et aliis po'itis seu 
ponendis per ipsum mag. Iohannem in pictura et fubricatura diete Majestatis 
libras centum januinorum ita quod nihil ultra dictas libras centum januinorum 
promissas occasione diete Majestatis et aliorum de quibus supra que ponentur 
in dieta Majestate ad perfectionem totalem ipsius Majestatis peti possit a dictis 
Stefano et Manuele per dictum mag. Iohannem : et quas libras centum janui- 
norum 'dicti Stefanus et Manuel dare et solvere promiserunt dicto mag . Iohanni 
in d*es et secundum quod laboraverit in die' a Majestale et pictura et fabriea- 
tura ipsius Majestatis pingende et fabricande per ipsum Iohannem. Acto et 
expresse convento paelo expresso inter dictos contrahentts solemni stipulatone 



1 SO PITTURA 

nelle case medesime di Giambattista cosi cosmo- 
minato : e quivi è rogata la polizza con data dell' 8 
giugno. 

Il secondo lavoro che i notari conseguano è via più 
onorifico , ma non punto di maggior lucro. È quel 



quod sit in electiont et arbitrio dktvrum Stefani et Manuelis necnon Cristo/ori 
C'hicherii dare et solvere diao mag. Iohanni prò et occasione diete Majestatis 
et picture plus et minus dictarum librarum cen'.um ut supra promissarum oc- 
casione ipsius Majestatis ac addere et minuere ex dieta summa dictarum li- 
brarum centum securulum et prout videbitur et non videbitur ei,s Juisse satis- 
factum per dictum mag. lohannem de pictura et manijaclwa diete Majestatis. 
Acto etiam pacto expresso inter dictos contrahentes ut supra quod si dictus mag. 
Iohannes non depinxeril et fecerit dictam Majesta'em cvm supradictis fijuris 
et imaginibus modo et forma quibus supra fit mentio predicti Slefanus Manuel 
et Christoforus possint et va'eant ac eis liceal dictam mei Majestatem depingi 
fabricari et fieri facere per alium pictorem quem ipsi maluerint voluerint et 
elegerint expensis propriis ipsius mag. Iohannis ac damno et interesse ipsius 
quas expensas damna et interesse dare solvere et subire promissit in casti pre- 
dato omni demum exceptione remota. Insuper prò prediclis omnibus et singulis 
attendendis complendis et effectualiter observandis per dictum mag. lohannem 
versus dictos Stefanum et Manuelem diclis nominibus presentes ac prò ipso 
mag. Iohanm et ejus precibus solemniter intercesserunt et fidejusserunt Nico- 
laus de Rarbazelata pater dicti Iohannis et Vicentius de Gropalo botarius q. 
lacobi et uterque ipsorum in solidum unka tawen solucione facienda ac omni- 
bus et singulis peccuniis per eos tradendis occasione diete Majestatis dicto mag. 
Iohanni et proprios et principales solutores et satisfactores se de predictis om- 
nibus ut supra constituerunt et esse voluerunt et volunt. — Actum lanue in 
contrada nobilium de Squarsaficis videlicet in apotheca dicti mag. Iohannis 
sita sub domo Io. Baptiste Squarsafici: Anno Domin. Nativ. MCCCCLIXXV 
Indictione secunda secundum cursum lanue die Mercurii Vili Iunii in Ve- 
speris : presentibus testibus Gaspare de Aqua q. Ambrosii Lodisio Corso cap- 
siario q. Lombarducii et Gavino de Valetario q. Pugardi magistro axie civibus 
et habitatoribus lanue ad hec vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Antonio Pa- 
storino. — Foglia?.. 1, 1485-8GJ. 



CAPITOLO V. 181 

desso che accenna il Federici alle Vigne , e con esso 
i ricopiatori, senza dire o sapere qual fosse e di quale 
momento. Leonardo de Fornari dottore in ragion ca- 
nonica e Vescovo di Mariana in Corsica , avea quivi 
costrutta pocanzi una cappella intitolata al suo santo 
onomastico ; restava il decorarla di colori e di marmi. 
Anch' oggi può vedersene il sito , benché rifatte e la 
cappella e la chiesa sullo stile moderno ; ed è al pri- 
mo entrare a man dritta, tuttavia consccrata al santo 
Diacono , e propria tuttora di que' gentili o de' lor 
successori. Dello statuario che v' ebbe mano a scolpir 
l'altare e far ricco il prospetto verrà il discorso a suo 
tempo : Giovanni di Barbagelata prese carico dello 
storiarla per quanto spazio rimaneva ai pennelli , che 
vale un dire per ogni parete e sull' arco soprastante 
al pinacolo dell' altare. Quivi il Vescovo desiderò io 
sembianze de* Vangelisti, e ne fece precetto nell'istru- 
mento, ch'è del 18 maggio 1489, fra i molti d'Andrea 
de Cario notaio arcivescovile. Delle altre rappresentan- 
ze che aveano a campeggiare sui muri laterali ritenne 
in sé l'elezione; onde il rogito non può raccontarcene. 
Ben ci dimostra quel che fosse il dipingere sulla calco 
in quegli anni, e rafferma gl'indizj che se ne colgono 
da stipulazioni consimili. L' industria degli arricciati 
è più tarda , e come di più arditi pennelli , così di 
maggior vita ai dipinti. Bastava allora lo scialbo a 
ricever le tinte, e il levigato de' muri ad appagare la 
diligenza del maestro come il liscio delle tele e degli 

VoL. II. — PlTTIRA. 23 



182 PITTURA 

assi. Né credo clic fra le due meccaniche mettessero 
divario ; ciascun lavoro si conduceva per tempere , e 
l'oro e gli azzurri preziosi egualmente si distendevano 
sugli apparecchi di tavole o di pareti. Quindi è che 
il Vescovo , presente al contratto , raccomanda e pre- 
scrive sì fatto sfoggio, specialmente ne' fregi e negli 
ornamenti che dovean crescer lustro alle storie. Lo 
studio di far cosa degna trapela da ogni sillaba : e 
per vero quella chiesa, singolarmente arricchita di 
sculture sul chinare del secolo, non so che godesse 
d'altri dipinti che non fossero in tavole. V'ha poi una 
clausola comune a moUi altri, dico un soprappiù sulla 
somma pattuita di lire cento , in facoltà del Prelato , 
quando l'opera sei vendicasse; ed è quasi conferma al 
valor di Giovanni e alla bontà del lavoro ciò che si 
legge del pagamento in altra carta del notaio predetto 
rogata nella villa di Carignano ove il Vescovo soleva 
abitare, anzi sul piazzale che metteva alla casa. Però 
che de' denari sborsati in più volte duranti le opere, 
e di quelli che saldano le ragioni, si compone un in- 
tero di centoventicinque lire di Genova , o di cento 
fiorini se meglio ti piace. I termini assegnati al pit- 
tore scadeano in novembre ; ma non pare eh' egli se 
ne spedisse innanzi al settembre del 1490, e la quie- 
tanza, che segna il " di 27, n' è forte indizio. Giusta ò 
dunque la data che lesse il Federici sui vetri della cap- 
pella , ove intendo che 1' artefice scrivesse e 1' epoca 
e il nome ; il perchè poi nel luogo di Giovanni tra- 



CAPITOLO V. ' 1 S 3 

vedesse Bartolommeo , lo trovi se sa chi è più 
•accorto (1). 

Io seguirò il pittore dalla officina alla casa, e dalle 
consuetudini dell'arte alle sorti della famiglia: così 
m'aggrada colla virtù dell' ingegno esplorarne di trat- 
to in tratto il costume. Ad ogni apparenza, Giovanni 
non si mosse da celibe ; ma eh' ei fuggisse le cure 
domestiche, troppo il contrastano i documenti. Mi strin- 
go ad uno, partito quasi in più atti rogati nello spa- 



(1) In nomine Domini Amen : Rcccrendns in Christo Pater D. Leonardus de 
Furnariis Decretar um Doctor et A^ostolve Sedis gratta Episcopus Maranmsis 
in civitate Ianue ressidens suo proprio nomine ex una parte: et majisler Io- 
liannes de Barbnzehita. pictorfdius Nholai cicis Ianue ex parte altera: spoute 
et ex certa scientia pervenerunt et pervenisse sibi ipsis ad invicem et vicissim 
prcsentibus et solemniter stipulanLbus confessi fuerunt et confitenti^ ad infra- 
scriptas promissiones conventiones et pa:t\ de et super infrascriptis de quibus 
infra diceUir: Renunciinles etc : Valelicet quia dictus mag. Iohannes promis- 
sit et solemniter convenit prefato Rev. D. Leonardo Episcopo presenti et solem- 
niter stipu'anti depingere quandam capellam ipsius Rev. D. Episcopi quam nu- 
per instituit et f'abr icari fecit ipse D. Episcopus in Ecclesia Beate Marie de 
Vineis lamie in an;julo inferiori a dextris inlroeundo et ingrediendo in dic- 
tam Ecclcsiam : videliect in pinaculo sive arcu desuper diete capette et supra 
ipsius altare affijcndo depingere quatluor Eoangelistas sive imagines ipsorum 
cum suis debilis et consuetis ornamentis : et edam depingere parietes diete ca- 
pette circunquaque excepta illa parte pirietis diete capette in qua affigi debet 
dietwm altare : videlicet illis figuris laboreriis et omimentis dicendis et excla- 
randis in discrctione arbitrio et conscienlia dicti Rev. D. Episcopi et prout 
dixeril et ordinaverit : et hujusmodi plcluras et ornamenta diete capette facere 
et depingere de bono et optimo colore arzuri et aliis coloribus necessariis bonis 
et decentibus et cum auro bono et fino necessario predictis picturis: et in dicti-, 
picturis et laboreriis perseverare et continuare diebus utiìibus quibus melius et 
rommedius possit ipse tnag. Iol.annes: et dictas inmagines picturas laboreria 



184' PITTURA 

zio d' un giorno, cb/è il 4 agosto 1491. E crederemo 
al padre stesso di lui, che trattolo in sul mattino di quel 
dì olla casa di Gerolamo Picembono dottore in ambe 
le leggi e Vicario del Podestà in vicinanza di S. Loren- 
zo, quivi solennemente lo emancipò, dichiarandolo al- 
tresì per forma di donazione unico possessore della ca- 
sa già detta nelle contrade di Portanova. Era un at- 
to di giustizia paterna : perocché quella ca»a, vecchia 
stanza di Nicolò che a titolo di censo l'avea dall' Uf- 



ct ornamenta predata ye.rfi.ert et comptevisse totaliter infra mensa quinque 
■praxime tenturos. Et versa vice prefatv.s Rev. D. Lconardus Episcopus a<~cep- 
tans predata promissit et convenit dicto mag. Iohanni prò dictis ejus picturis 
et laboreriis auro coloribus et mercede dicti mag. Iohani,ià Ubras cenlum ja- 
nuinorum et plus edam usque in flore nos ccntnm si plus merebitur prò diclis 
picturis laboreriis et mercede in discretione tameu et arbitrio ipsius Rev. D. 
Episcopi semper et quandocumque verfectis et complelis picturis laboreriis et 
oniamentis prediclis ad liberam voluntatem dicti mag. Iohaunis: et, interim e- 
tiam et dietim dare et solvere aliqiias pecunias dicto ma<j. Iohanni prestila per 
cum ydonea cautione de dictis pecuaiis interim et ante perfectiouem dictorum 
luboreriorum dictarum puturarum solcendis ut supra et per eum recipiendis. 
Pro quibus omnibus et sin^ulis flrmiter attendrndis et obseroandis dirlus mag. 
lohannes se obligavit eidem Ree D. Episcopo presenti et ut supra stipulili/i 
in Jorma Camere Apostolici cura omnibus clausulis et cautetis in oUigaUone 
diete forme Camere Apostoli'c apponi consuetis. — Aduni Ianue in dieta Ec- 
clesia Beate Marie de Vincis juxta dictam Capcllam : Anno a Nativ. Domiu. 
MCCCCLXXXV1III Iiidictione sexta secuudum Ianue cursum d.e Lune XV III 
Maij in Vesperis : presenlibus testibus VenerabiLbus et discretis eiris D. Fran- 
cisco de L acumi re ito Archipresbitcro Ecclesie sancii Iohaunis de Recito Ianucn- 
si.s Diacesis presbitero Innoccntio de Balistrariis de sancto Romnlo capellano 
in Ecclesia Ianueasi et lohanne de Eliseo q. Iacobi et Theodoro de Fumariis 
q. Ieronimi civibus Ianue ad jremissa vocatis ci roga'is ( Atti del Not. An- 
drea de Cario. — Fogliaz. \\, 14S9. 



rAMTOLO V. 18.") 

iìcio di Misericordia, era stata più volte e co' guada- 
gni del figlio aramegliorata e racconcia ; senza dire 
che Giovanni, sovvenendo alle paterno strettezze, avea 
soddisfatto del proprio alle pensioni e agli aggravj (1). 
Né poco avea meritato d' una sorella che nominavasi 
Bianchinetta, già da tempo (e forse per suoi conforti) 
impalmata a Luca da Novara pittore assai degno che 
nell'ordine nostro terrà dietro al cognato. Però il pa- 
dre dalla sala del Vicario difilatosi col figlio per pochi 
passi alla Signoria, e fattosi al banco del notaio Leo- 
nardo Parisola, confessò che quanto di doti avea seco 
recate la figlia, tutto era peculio di Giovanni e dover 
quindi tornare a lui , caso eh' ella venisse a morire 
senza prole leggittiina ; il che non avvenne, perchè a 



(1) Omettendo le forinole di emancipazione tioppo lunghe e poco utili u 
legge si, riferiamo quel tanto dell'atto che può fari alle nostre notizie : — 
Iuswper dictus Nlcolaus dedit et donatiti cidem lohunni presenti et solcmnitcr 
stipulanti prò se et heredibus suis quandam domimi ipsius Nicolai positam la- 
mie in contrada Porte Noce cui coheret ab uno latere domiis Francisci de 
l'onte tintoris ab alio latere domus herjduni q. Gregorii de Surli antea via 
publiea retro quintana seti jura diete domus: q nani do munì ipse Nicolaus tene- 
bat ac tenet ac conducit ab Officio Misericordie prò pensione teratica seu catione 
l bravura qvatuor cum dimidia singulo anno: et hoc attento quod dictus Iohan- 
nea ejus filius fecit multa et multa melioramenta in dieta domo et semper sol- 
rit de suo proprio pensiones et teratica ipsius domus etc : — Actum Ianuc in 
(ohi 'racla sancii Laurentii cidelicet in aula domus solite habitalionis prefali 
Uomini Vicarii: Anno Domia. Nativ. MCCCCLXXXX primo Indictlone Vili 
sccundum lamie curs.um die lovis quarta Augusti in terciis : prescntibus lo- 
hanne de Facio q. lacobi et Luca Imperiale q. Augelli (sicì cicibus lamie tc- 
stilns ad premissa vocatis et rojatis. (Negli atti del Not. Leonardo Parisola 
- Foglia/:. 2. 1-188-91). 



1 86 PITTURA 

Giovanni sopravvisse Luca un tal nulla , e la Bian- 
cbinetta al marito (1). Simil padre con sirail figliuolo 
meritavano bene ohe V uno consolasse la vecchiaja di 
sì amorevoli ajutamenti, e l'altro si godesse per tutta 
la vita l'aspetto e la gratitudine del genitore. Col fra- 
tello Gerolamo che campò più lunghi anni, trovo eh' 
egli divise la suppellettile domestica, sortendo per sé 
il più prezioso, come in argenti e contante. Ma è pur 
da sapersi che n3l giorno summentovato, per altra di- 
chiarazione di Nicolò, fu inserito negli atti che nulla 
di proprio avea Gerolamo presso di aé nò in denari 
né in roba, ma tutte masserizie comperate dal nostro 
pittore e accomodate agli usi della famiglia. Cessò 
Giovanni dalle stanze di Portanova del 1498, venduta 
la casa il 9 febbraio a un lui Nicola di Bassignana 



(1) ^ In nomine Domini Amen : Nicolans de Barbazellala q. Marci sciens 
et intelligens matrimonio copulasse Blanchinctam filiam suam Lucè de Novaria 
et dotes ejns finisse solntas per Iohannem de Barbuzellata eius filium et de 
ipsius Iohannis propria pecunia et volcns prò declaratione verilatis facere ea 
que juris sunt et honestati conveniunl : ideo sponte etc : voluti et vidi ipse 
Nicolatis et dixit et declaravit quod si contingeret dictam BlancMnetam filiam 
ipsius Nicolai et sororem dicti Iohannis mori sine libcris de se legitime natis 
de legilimo matrimonio quod eo casti dotes predicle Hlanchinete sitit et in to- 
tum recertantur ipsi Iohanni a quo Iohanne ipse dotes de ejus et propria pe- 
cunia exierunt : et sic dixit et declaravit ac mandavit etc. — Actum Ianue in 
Palacio Communis in prima Sala vocata Fraschea videlicet ad bancum mei No- 
tarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXXprimo Indictione Vili 
secundum lamie cttrsum die lovis quarta Augusti in terciis: presentibtts Luca 
Imperiale q. Angeli Laurentio Parisola q. Baptiste et Iohanne de Facio q. la- 
cobi civibus lamie testibus ad premissa vocalis specialtierque rogatis. (Atti del 
suddetto Parisola. — Fogliaz. ut svpra). 



capìtolo v, 187 

setaiuolo di mestiere; ma non è ancor tempo che noi 
lo vediamo a dipingere altrove. 

Perocché dal 95 al predetto anno ci si danno a re- 
gistrare ben quattro altari, ed uno fra questi notabi- 
lissimo. Fece il primo ad istanza del Rev. Agostino 
del Fiesco Canonico e procuratore del Capitolo di s. 
Salvatore in Lavagna; il quale non volle metter prezzo 
all' opera mentr' ella non fosse compiuta, né ritenerlo 
in suo arbitrio, ma farne giudici due specchiati mae- 
stri dell'arte. Il rogito non va per le lunghe , e cosi 
dovrebb' essere tra fiduciosi : ma dice espresso che il 
dipinto rappresentava Immagine di N. D. ed avea luo- 
go in quella nobile chiesa fondata da un Papa e retta 
dai Conti di Lavagna antenati del contraente (1). Se 



(1) In nomine Domini Amen: Iohannes de Barbizelxta Nicolai pictor in 
IanvM prontisti et solemniter conventi Venerabili D. Angustino de Flisco Ca- 
nonico Ecclesie Nove sancii Salvatoris de Lavania Ianuensis Bioseesis et Clas- 
sarlo ac Sindico dicti Capituli presenti etc. : eidem D. Angustino seu diete Ec- 
clesie dare traddere et consigliare perfecturn et completimi ac pictum et labora- 
tuni in qualibet ej us parte quoddzm altare Beale Marie Virginis fabricandum 
per ipsum Iohannem prò dieta Ecclesia sancti Salvatoris infra et per totum 
mensem Augusti proxime venturum omni cxceplione remotta (sic) prò predo et 
nomine predi declarando et extimando per duas bonas personas peritas et ex- 
pertas in dieta arte piclorum : et prò quo qnidem altari infra solucionem predi 
ipsius diclus Iohannes conjessus futi Imbuisse et recepisse libras triginta ja- 
nuinorum a dieta B. Angustino: Renuncians etc. — Actum Ianue in Camera 
Officii Misericordie siila in claustro superiori Ecclesie Ianucnsis: Sub anno a 
Nativ. Boni. MCCCCLXXKXquinlo Iiidiclione XII secundiim Ianue enrsum die 
lovis quinta Februarii in terciis : presenti'ms ibidem Barlholomeo de Castiliono 
et Bominico de Asalto testibus tocatis et rogatis. (Atti del Not. Urbano Gra- 
nello. — Fogliaz. !.. 1 190-97;. 



188 PITTO.» A 

il pittore si tenne a' termini pattuiti, l'ancona dovette 
mostrarsi al pubblico in settembre del 1495. Tre anni 
dopo lavorò a certe Suore il secondo , di cui non è 
clic un cenno negli atti; se non che precuravano pel 
monistero Benedetto Carrega e Giacomo Cosso : non 
vano indizio, che rincalzato per altri rogiti potrebbe 
quandochessia palesare la chiesa e le ordinatrici (1). 
Al 98 appartiene altresì un terzo altare, che in brevi 
parole è descritto con sufficienza , quant'è almeno del 
luogo e dell' argomento. Notammo e noteremo altrove 
un tesoro di cimelj trafugati da Pera alla furia tur- 
chesca più lustri addietro : qui si conduce da Genova 
una bella maestà destinata a restarsene in Pera fra il 
culto de' nostri e quasi in sugli occhi degl' infedeli. 
L'imagine di s. Nicolò Mirense singolarmente prescrit- 
ta al dipinto, rammenta non so che di precipuo nella 
religione di que' coloni. Un di questi, cho nella scritta 
ha cognome di Bergogino se n'era affidato nel Barba- 
gelata ; il quale mostratosi questa volta più lento al 
fare che al promettere , da ultimo si obbligò chiara- 



(1) ^ Die Martis XXVI Februarii Uora XVI in circa presentarti? Petra 
Sorba et Petro de Oderico : Iohannes Barbazellata picior se compromisit in 
Iohannem de Nocis Benedictum Carregam et lacobum Cocinm prò quadam 
Maj estate et pie tur a. 

ifa Die Lune UH Marta presentibus Arano de Vicaldis et Petro de Ode- 
rico : prenominatus Iohannes sponte conjessus est habuisse senta novem solis 
de auro a Beaedicto Carreya Petri nomine dictarum Do minar um e te. — (Da 
una carticella volante inserita negli atti (1498) del Not. Battista Strata — 
FogHaz. 1. l-J00-!. r )29i. 



capitolo v. 1£9 

mente per la polizza che pubblichiamo (1). Quivi è 
detto che il Bergogino stanziava in quelle bande, né 
d' altro curavasi fuorché d' ottenere la sacra effigie : 
delle forme, del prezzo, dei patti avea posto a delibe- 
rare in suo luogo un Bernardo Bove segretario di 
Giovanni Adorno fratello al Governatore. 

L' ultimo de' quattro altari è notizia di troppo va- 
lore, e troppo feconda d'insegnamenti, perchè abbiamo 
a spedircene con egual concisione. Il lettore non è 
dimentico di quella Annunciazione che in S. M. di Ca- 
stello par bellissima in mezzo a buon numero di ta- 
vole egregie, e ch'io citai ne' capitoli addietro fra le 
più rare di questo secolo. Non tornerò sull' indagarne 
l'autore; ma sarebbe pure il gran fatto se nelle con- 
venzioni che or ora porrò innanzi non se ne fosse ta- 
ciuto il nome, come non si tacque ad altro caso con- i 
simile. I confratelli di s. Brigida richiesero il Barba- 
gelata d' una pala sì fatta che ritraesse lo stile ed 

(1) »J< Iohannes de Barbazerata Nicolai pictor sciens apodiatam fulsse quan- 
dam Magestatem sancii Nicolai ad fabricandum seit perficiendum per Bcrnar- 
dimm Bergoginum habitalorem in loco l'eira q. Iohannis sub pactis modis et 
j'ormis ac predo declarando per Bernardum Bovem Cancellar ium Illuslr. D: 
Iohannis Adurni et volens dictus Iohannes de Barbazerata facere ea que pro- 
missit : sponte promissit dicto Bernardino presenti dictam Magestatem perficcre 
infra fesltim Pentecostis proxime venturum onmi exceptione et contradicione 
remotis. 

►£ MCCCCLXXXXVIII die Lune XII Februarii in Vesperis in Palaci» 
Communis ad bancum Oberti Foliete : Testes Andreas Iohannes Sp'.nula q. D. 
Benedicti et Finccncius de Rejio. [Atti del Not. Giambattista Foglietta. — 
Fogliaz. 2, 1497-1503;. 

Voi.. II. — Pittura.. ■ 21' 



100 PI T TURA 

eguagliasse la virtù di Vincenzo da Brescia; né leg- 
giamo per alcun documento che andasser delusi. Or 
eccolo ad altri non punto più contentabili, i quali per 
l'opera d'una Nunziata lo stringono al paragone colla 
maestà di Castello , e ad udirli nel rogito , la vo- 
glion più ornata e più bella : condizione da mettere 
in forse qualsiasi pittore. Perciocché noi pressavano a 
far da copista, ma sì da emulo, né il ritrarre l'altare 
era lecito, quando gli ordinatori pattuivano di compor 
negli spazj laterali altri santi e beati che in quella 
non sono. Erano costoro un Franceschetto da Bochiri 
e un Bernardino Trastollo, córsi entrambi e da Calvi, 
per la qual terra famigliarissima a Genova commet- 
tevano sì ricco lavoro (1). Da tanta richiesta non di- 



(1; >J« In nomine Domini Amen : Iohannes de Barbazelata pictor parte una 
et Frauceschetus de Bochiri a. Dividi et Bemardinus filius Dicicii Trastolli 
ambo Corsi de Calci parte altera : sponte et eorum certa scicntia percenerunt 
ad inf-ascriptam composicionem et conventionem infrascripte Majeslalis faccende 
per dictum Iohannem pictorem dictis Francescheto et Bernardino sub modis 
formis et conditionibus de quibus infra: Renunciantes etc. Yidclicet quia ex 
causa prcmisse composicionis et , conventionis et aliorum de quibus infra dictus 
Iohannes pictor se obligando promissit et promillit dictis Francescheto et Ber- 
nxrdino presentibus et stipiilantibus prò se et suis hcredibus facere et depin- 
yere Majestatem unam Beale ~N unciale cum illis figuris sanctorum et sanctarum 
et aliorum per ipsum Franceschetum et BernardinuYn dicendis tradendis et de- 
clarandis dicto Iohanni pictori de Ma bonilate quilitate pidcritudine et ditio- 
ritate seu dilligentia ( sic ) ac magnitudine altitudinis et longitwdinis qua- 
lis est Majestas Ma in Ecclesia seu Monasterio Saucle Marie de Castello 
sita in predicta Ecclesia a parte dextra introeundo in dieta Ecclesii per 
hostium fsic) de medio diete Ecclesie: et cutn suis spondis ab ulroque latere 
et superius diete Majcstatis seu altaris ci cum labitlla (sic) infermi tn 



CAI\'TOLO V. 191 

scordava la somma di lire cento settanta di Genova in- 
fino a dugento, promesse a Giovanni per guiderdone: 
ma clausole acerbe né pur vi mancavano , e quanto 
diceasi d'accrescere se l'esemplare fosse vinto dall'arti- 
sta, tanto si dovea diminuire ad effètto contrario. Ven- 
ticinque ducati d'oro pagherebbe l'artefice punto che fal- 
lisse al contratto, e tanti ne aggiungerebbero i commit- 
tenti se in capo a diciotto mesi non si fossero sdebi- 
tati del prezzo intiero. Ultimo patto (e quasi fatale al 
Barbagzlata) che la bontà del dipinto e il merito di 



fronte seu prospeetu diete Majestatis et demum fukita omnibus et singulis 
illis rarionibus et circunstanciis prout est dieta Majestas Nuneiate Sancte 
Marie de Castello salvo (ella (sic) prò cortinis: quarti dare et consigliare 
depictam decenter promissit supradictus Iohannes pictor dictis Francescheto et 
Bernardino infra annum unum proximum omni contradictione remota: sub 
pena ducatorum vigintiqumque auri ex nunc taxata de communi conseìisu et 
accordio eorum et atlributa dictis Francescheto et Bernardino prò justo danno 
et interesse ipsorum ultra edam pcnam dupli de qui infra dicetur. Et ex ad- 
verso dicti Franceschetus et Bemardinus causa et occaxione premisse Majesta- 
tis eisdem faciende et depingende ut supra et sub modis ac formis de quibus 
supra per dictum Iohannera pictorem dare et solvere promisserunt et promit- 
tunt dicto Iohanni pictori presenti et stipulanti prò se et heredibus suis libras 
centum septuaginta januinorum prò predo ipsius Majestatis omni postposita 
contradicione et usque in summam librarmi ditcenlarum januinorum in judicio 
et electione et discretione tamen dictorum Francescheti et Bernardini ac Bap- 
tisle de S%na Iohannis Augusti/ti Corsi et Io. Baptiste de Polio filli D. mag. 
Anlonii si et in quantum dieta Majestas Nuneiate fueril ditior et pulcrior Ma 
Sancte Marie de Castello et non aliter judicio et assertioni prediclorum Fran- 
cescheti Bernardini Baptiste Iohannis Augustini et Io. Baptiste ut supra: Hoc 
etiam declarato et expresse convento inter dictos contrahentes quod si et quando 
dieta Majestas non erit tam ditior sed minus ditior et minus pulcrior qutim 
dieta Majestas Sancte Marie de Castello possinl et valeant predicti Baptista 



1 92 P I T T l' R A 

maggior ricompensa fossero stimati non pure dai con- 
traenti, ma da tre aggiunti, Battista di Sanna , Gio. 
Agosti-no Corso e Giambattista del Poggio. Delle for- 
me dell'altare ci basti il dir breve, che in ogni cosa 
dovea pareggiare il suo tipo; eguali le dimensioni per 
ogni verso , eguali se non più sfarzosi gli ornamenti 
e le cornaci ; né scusato il pittore d'accessorio veruno 
quantunque minimo , fuorché della tela che in S. M. 
di Castello facea difesa al pregiato altarino. 



In. Auyustinus et Io. Battista tantum dari et solvi facete dicto Iohanni in 
minus dictarum librarum ccntum octuaginta januinorum quantum dixerint et 
judicaverint et declaraverint quorum judicio declarationi et sententie ex nunc 
pro-ut ex tunc dkti contrahentes stare ac quiescere promisserunt cum sic actuin 
et conventum fuerit inter eos omni postpos ta coutradicione : Hoc eliam decla- 
rato et addito per dictos contrahentes quod si dicti Franceschetus et Bemdrdi- 
nus non dederint et solver int dicto Iohanni pictori presenti et stipulanti ut 
supra precium diete Majestatis infra annuari unum proximum et inde ad rnen- 
ses sex tunc proxime subsecuturos seu infra menses deem et odo proximns 
tunc et eo casu predicti Franceschetus et Bcmardiuus cadant in penam duca- 
tortem vigintiquinque auri ex nunc taxatam de eorum communi consensu accor- 
dio et voluntate et attrilutam dkto Iohanni pictori prò ipsius justo damno et 
interesse cum sic actum et conventum fuerit inter eos omni postposila coutra- 
dicione. Insuper prò predictis omnibus et singulis attendendis et prò pecuniis 
in dies dandis dicto Iohanni occasione diete Majestatis et etiam prò pena du- 
catorum vigintiquinque auri intercessa et fidejussit prò dic'is Francescheto et 
Bernardino et eorum precibus et mandatis Antonius Iuslus seaterius qui de 
predictis etc. Renuncians etc. — Actum lanue in carrubeo ìllorurn de Oliva 
de Gnmaldis videlicet in apotecha Nicolai Bruni calsolara: Anno Domin. Natte. 
MCCCCL XXXXscptimo Indictione decimaquinta secundum, lanue cursum die 
sexta Novembris in Vesperis: prescnUbus prenominato Nicolao Bruno calsola- 
rio et Manuele de Montano calcolarlo civibus lanue testibus ad premissa vocatis 
et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 12, 1497;. 



CArrroLO v. 193 

Non senza cagione ho ridotto a memoria altrui le 
lesene e i trafori e gl'intagli di quest'ultima ancona, 
sì squisiti al disegno, sì diligenti all' esecuzione, che 
per poco lo spettatore non pende incerto fra gli scal- 
pelli e le tinte. Parmi effetto d'una stessa ammirazione 
il cercare che han fatto taluni un autore alla favola 
nei Muranesi , e ai fregi dorati nel miglior fiore dei 
Veneti. Mal conscj noi liguri de' nostri tesori , ci siam 
fatti pazienti a disconoscere il nostro ingegno , e di 
quel nulla che ci rimane indaghiamo l'artefice all' in- 
fuori di noi. Dicasi adunque, cogliendo il buon desfro, 
che se a Giovanni fu dato carico di ritrarre a capello 
la ricca e leggiadra cornice, ben sapevasi in Genova 
chi sapesse e potesse far tanto. E già m' apersi d' un 
mio pensiero, che il più dei pittori non fosser nuovi 
a quest'arte; ma non tacqui l'esempio d'alcun maestro 
che ne faceva speciale esercizio. E ragion vuole che 
i Delpino, Francesco e Giovanni, legnaiuoli valenti, 
si tornino a ricordare: perocché il Barbagelata, o per 
cagion d'affrettare, o diffidando di sé, o perchè nuovo 
a tal'opera, fece capo a un di loro. Che se i due fra- 
telli s' eran tratti in onore dietro alla voce e agli e- 
sempj di Giovanni Mazone , quanto stimeremo che 
valesse il maestro se tanto potean gli scolari? Seguita 
agli atti della pittura un accordo fra il Barbagelata 
e Francesco Delpino , rogato due giorni dopo , ove 
questi promette composto e intagliato il legno con 
suoi trafori ed ornati , da parer quello stesso che in 



1 94 PITTURA 

S. M, di Castello splendeva di lucido oro. Ma che di- 
remo, se il mastro d'ascia o fattor di banche (consueto 
lor titolo) sobbarcavasi a tal fatica per lire venticinque 
di genovini? E se a distrigarsi di tante e così minute 
fatture , chiedeva termine quel nulla di tempo che 
fugge tra l'otìo di novembre e il Natale? E se ad e- 
scludere ogni fallo (tanto si teneva sicuro) soscriveva 
ad una multa di dieci fiorini? (1). Tal laboriosa e 



[}) >£i In nomine Domini Amen: Franciscus de Pinu banchalarius parte 
una et Iohannes de Barbazelata piclor parte altera : spunte pervenerunt sili 
ad inoicera ad iufrascriptam concentionem et promiss ionem et obliyationem ia- 
frascripti a'taris Jacieadi de tabulis per dietim Frauciscum dicto Iohanni 
pictori ut supra: VideHcet quia ex eansa premisse promissionis compositioìds 
et conventionis dictus Franciscus promissit et promittit dicto Iohanni presenti 
etc. : facere et construere decenter et convenienler altare unum, de labulis cum 
suis spondis a latere et superius sculpitum (sic; de intagio decenti et Julcitum 
omnibus respectu magisierii banckalarii dumtaxat prout est altare illud positura 
et existens in Ecclesia Sancte Marie de Castello vocaUim Nunciata in angulo 
diete Ecclesie a parte dextra in introitu diete Ecclesie et illud integratura et 
Julcitum decenter et conoenienter ab omnibus predicti magiìterii tradere et con- 
sigliare dicto Iohanni infra fatua Natale proxim'im ornai contradicione re- 
mota : sub pena floreuorum decem attnbuta ex nuac dicto Iohanni de eorum 
communi conseasu et accordio prò ipsius Iohannis pictoris davano et interesse. 
Et ex adeerso dictus Iohannes pictor causa et occasione fabrice et construc- 
tioais dicti altaris modo et forma de quibus supra faciendi et tradendi ipsi 
Iohanni pictori infra dicium feslum Natale proximum ut supra dare et sol- 
vere promissit dicto Francisco Ubras vigintiquinque januinorum : et diclura 
altare de tabulis factum et intagiatum ut supra recipere a dicto Francisco 
constructore et factore ipsius omni postposita contradicione : Renunciantes etc. 
— Aclum Iaaue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarii infrascripti : Anno 
Domin. Natie. MCCCCLXXXXseptimo ladictioae decima quinta secundum la- 
mie cursum die Mercurii octaoa Nocembris in Vesperis: presenlibtis Domiaico 
de Casaaooa q. Oregorii et lacobo de Passano Andree civibus lamie testibus 
ad premissa oocalis et rorjalis. (Notaro e Fogliazzo com3 sopra). 



CAPITOLO V. 195 

frugale era la generazione che a que' tempi reggeva 
l'arte; e a simil prova si mise a sua volta Giovan- 
ni , rendendo entro il corso d' un anno , come avean 
convenuto, già bello e spedito il dipinto. E quel eh' è 
più meraviglia, con piena soddisfazione de' due severi 
isolani ; 1' un de' quali anche in nome del socio addì 
15 dicembre del 98 gliene testificò espressamente per 
iscrittura del Pastorino, in quella che saldava le par- 
tite della mercede (1). Noi facciam voti che 1' opera 
del nostro ligure sussista ancora in quella colonia 
de' genovesi, ch'e or fatta straniera all'Italia : sarebbe 
testimonianza dell'antica dimestichezza, e provvederebbe 
al giudizio di questo pittore, che noi lodando e quasi ri- 



(1) ►!< In nomine Domini Amen : Sapradicti Ioliannes de Barbazcllata et 
Franceschetus de Bochiri de Calvi Corsits suo nomine proprio et nomine et vice 
Bernardini filii Dividi Trastolli Corsi absentis et prò quo de rati habicione 
promisit et promittit : Renuncians etc. Sponte confitentur sihi ad invicem ha- 
buisse et recepisse integram solutionem salisfactionem traditionem et contenta- 
tionem omnium et singulorum contentorum in suprascripto instrumento per me 
Notar ium infrascriptum anno proxime preterito die sexta Novembris : videlicet 
dictus Iohannes integram solutionem et satisfactionem premlssarum pecuniarum 
eidem debitarum per dictos Franceschetum ei Bernardinum vigore dicli instru- 
menti et dictus Franceschetus suo et nomine dicti Bernardini ut supra tradi- 
tionem et consignalionem predicti altaris : quare sibi ad invicem presentibus et 
stipulantibus quitaverunt fatentes et promittentes : Renunciantes etc. — Actum 
Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarii infrascripli : Anno Domin. 
Natio. MCCCCLIXXXoctavo Indictionè decima prima secundum Ianue cursum 
die Sabati decimi quinta Decembris in terciis: presentibus Pellegro de Poliasca 
joelerio et Iacobo de Passano Andree civibus Ianue testibus ad premissa vocatis 
et roga'is. (Atti del suddetto Pastorino e nel medesimo Fogliaz. 12i. 



19G PITTURA 

suscitarli} in iscritto non passiamo far noto per alcun 
yegno visibile della sua mano (1). Possiamo bensì argo- 
mentare che se 1' ancona di Calvi o raggiunse o su- 
però il suo mod ìlio sì come portavano i patti , niuno 
artista o nostrano o forese avrebbe fatto arrossire 
Giovanni in qual sia più sudato esperimento. 

A questa età gli era vivo tuttora il padre ; ma trovo 
lui no' dintorni di S. Donato in certa bottega che 
quindi a due anni rinunzia per anni sette ad un G.B. 



(lj Già in tutto sfidati (come pare dal tosto) di possedere in Liguria al- 
cun saggio del valente nostrano, dobbiamo con più ragione allegrarci per- 
ch'uuo ne torni in luce, e con titolo certo, o se non salvo affatto, almeno 
vincitore dei morsi del tempo. Tal novella, quanto tarda ed inopinata al- 
trettanto gradevole e lieta, mi reca un benemerito sacerdote giustamente 
caldo di sì fatte anticaglie : dico il Rev. D. Francesco Sottanis Preposito 
in S. Michel di Casarza. Casarza è modesta villa che molto non si dilunga 
da Sesti i a levante, e tien la pianura di quella valle che tentando poscia 
i luoghi alti, conduce all' Appennino di Velva chi voglia piombarsi per 
altrettanta scesa su quel di Varese. Di rincontro alla sua parrochiale 
siede sur un poggio che chiamano Candiasco più umile chiesuola, ma 
quanto umile veneranda per vetustà : e raccootano ch'ella fosse un tempo 
parrochiale in luogo di Casarza cui oggi è soggetta : e cercando le chiese 
più antiche di quelle bande , 1' aggiungono terza a quelle di S. Nicolò di 
Seslri e dei Perdoni in Lavagna. Or dunque cotesta chiesuola, come ri- 
tiene delle prime sembianze nella struttura e nella intravatura del soppalco 
ancor nuda d'intonachi all'infuori del presbiterio, così nel suo picciolo coro 
tiene anche fitta la pala come prima fu posta: per entro la quile oltre la 
Nunziata e il Crocifisso sul vertice , in trj distinti capitoli sjn tre figure 
di Beati, cioè di s. Pietro a sinistra, a destra di s. Michele (patrono della 
nuova parrochia ■ e dal Battist i nel mezzo , eh' è titolo suo dalle origini. 
Sola la seconda delle dette figure ha patito alcuna screpolatura : durano 
le altre pressoché intitte. La forma sente il quadro , dacché misura nel 



CA TITOLO V. 197 

Spada speziale (1). Presumo da buoni indizj che di 
cotesta si tramutasse ad un' altra vicina al Duomo , 
laddove si tenne poi sempre, e che dopo la sua morte 
fu stanza d'un altro valente che si destina al presente 
capitolo. Or quanto è di lui, non dobbiamo prolungar- 
gli la vita oltre il 1508 ; né considerare gli estremi 
di essa come felici o troppo operosi pel costui magi • 
storo. Fortuna comune ai professori dell'arte, e ne tro- 
verai le cagioni nei rovesci che mettevano a soqqua- 
dro la terra. Ma gli albori del secolo, se non sereni, 
spuntarono almeno tranquilli, e come a più altri, cosi 
ancora a Giovanni promettitori di lieta sorte. Poche 



suo largo un metro e centimetri quarantadue, e centimetri ventiquattro di 
giunta in altezza. Di dorature non ha vestigio salvochè sui riparti delle 
cornici: particolarità da serbarsi per altri riscontri. In fondo all'ancona si 
legge: Ioannes Barbazerata pinxit : MCCCCLXXXXVIIII; eh' è un dire 
nell'età già matura. Il perchè da quella tavola può argomentarsi fin dove 
poggiasse Giovanni: non senza aver mente a quel meno di studio che per 
ogni maestro si scopre nei dipinti di villa verso le grandi opere condotte 
per luoghi urbani. Ma chi non vede o non pensa che prezioso tesoro com- 
prenda in sé la rustica chiesetta di Candiasco ? E quanti argomenti ab- 
bia essa di lodarsi sopra le sorti di più gran chiese, che distruggono per 
vezzo di novità, e spesso per incuria dispsrdono? Godiamoci noi questa 
nuova scoperta che ad un tempo col nome dell' uomo ci rivela la mano 
dell'artefice, e porgiamone ricambio di grazie a chi volle comunicarcela in 
benefizio della storia e a maggior lustro della patria. 

(1) 1501 >%< Die Veneris XVI Ianuarii: Ioannes de Barbazelata Nicolai 
omni modo etc. locaoit et pensionava et titulo et ex causa locationis et 2>ensio- 
nis deiit et cessit Ioanni Baptiste Spade Ji'Ào Petri speciario majori quan dam 
apothecam ipsius Ioannis positam lamie in contrada Sancti Donati sub domo 
dicti Ioannis hinc ad annos septem proxime venturos. 'Atti di Leonardo Pa- 
risola. — Foglia?.. 1, 1501'. 

Voi.. II. — Pittura. 25 



[98 P IT T U R .1 

opere rimangono a noverarsi , ma nobili e solenni © 
pubbliche , degne insomma di pennelli maestri. La 
Cattedrale vuol mettersi in prima linea, dove col So- 
dalizio di Pace e d'Amore gareggiava di pietosa mu- 
nificenza la Società di N. D. in vestibus albis, più an- 
tica, più salda, composta aneli' essa di gente patrizia. 
Eran freschi tuttora i dispendj della prima, e la cap- 
pella di s. Sebastiano rideva a quest' ora di vetri di- 
pinti e d'auree cornici e di medaglie storiate. La cap- 
pella compagna non dovea starsene più disadorna ; e 
quando io ripenso che Carlo da Milano non era lungi 
da Genova un anno innanzi , mi cresce stima all' in- 
gegno del Barbagelata che fu prescelto a dipingerla; 
se pur taluni sottilizzando non arguiscano invece che 
Carlo , le cui memorie ci abbandonano all' anno pri- 
mo del cinquecento, disertasse in quest'anno appunto 
o all' uscir del seguente la nostra città. Giovanni ad 
ogni modo fu chiesto in giugno del 1502 dal Priore 
della Consorzia Francesco Pallavicino , secondato da 
nomi illustri, Battista Spinola massaio , Bernardo Sai- 
vago, Oberto Spinola e Ansaldo Grimaldo consiglieri 
di essa. La lor cappella, venuta più tardi negl'Impe- 
riali-Lercaro, e riformata, e fregiata com'è al presente 
per altri artefici illustri, avea tolto pur allora e sem- 
bianza ed ordine acconcio dai disegni di Pietro Car- 
lone che rivedremo fra gli architetti. A tanto diffidi 
prova quant'era il figurare l'intiera cappella e lungo 
le pareti e nel vòlto, in prossimità e quasi in compe- 



CAPITOLO V. 199 

lenza del Braccesco, e per un sodalizio di gentili, avidi 
del vantaggiare o eguagliare i vicini, e certamente del 
gareggiare di pietà nel maggior tempio di Genova, a tan- 
ta prova dico si mise Giovanni, fatti prima i suoi schizzi 
dell' opera in cinque cartoni: che tanto bastava allora, 
quando le tradizioni della scuola e il sentimento dell'ar- 
te e non so quale ispirazion religiosa tenean conto d'ac- 
cademiche regole e di dotte speculazioni. Al rogare 
dell'istrumento, che fu il 7 del detto mese di giugno 
negli atti di Giovanni da Novi, le parti avean già ma- 
turati i soggetti e i compartimenti dell'ampio lavoro; 
onde come inutile a loro lo scriverli, così fu dannoso 
all'età ventura il tacerli. Che fossero misteri di N. D. 
non mi parrebbe da contraddire. Ma quel che la scritta 
non potè omettere (intendo la somma delle mercedi) 
concorre singolarmente ad esaltare l'artefice; duecento 
cinquanta ducati gli si assegnavano di primo tratto , 
ed altri cinquanta si promettevano di buona mancia , 
com'era consueto per dar di sprone all'ingegno; som- 
ma di poco inferiore a quella che s' ebbe il pittor da 
Milano (1). Le condizioni del nostro racconto son tali, 



ili *%i hi nomine Domini Amen: Fia-iriscus Palavicinus q. Thobie Prior 
SoHetatis sue Battista Spintili q. Antonii ejusdcm Societatis massarius Obertus 
Spinula D. Baptiste Ansaldus de Grimaldis ac Bernardus Stfvaigus ex Con- 
siliariis datis dicto Francisco Priori per reliquos de dieta Socielate et quilibet 
ipsorim tam coujunctim quarn divisim prout meìins expedit suis nominibus ac 
nomine et vice omnium aUorum de dieta Societatc prò quìbus ipsi Francisais 
Oberhis Baptist* Ansaldus et Bernardvs de iati habitknc prorixisserv.nl etc. 



200 P I T T U U A 

che le lodi do' professori si debbano attingere onde- 
chessia fuorché dalle opere , poich'elle o non s'hanno 
o non si conoscono; però delle cose più insigni è breve 
il discorso e la materia anche incerta. Ma chi credette 
incominciato per noi lo splendore de' tGinpj dall' arte 
che dicon moderna, impari quel che prima s'è fatto , 
e si aspetti ad argomenti maggiori : specialmente nel 
S. Lorenzo, e più eh' altro in quello chiese così note 
per istoria e per tradizione , che 1' età nostra ha tra- 
scurate o distrutte. 



sub gpotheca ex una parte : et Iohannes de Barbazelata pictor in lamia Jlius 
Nicolai ex parie altera spoate pervenerunt et pervenisse sili ad inviceni et ri- 
assim confessi fuerunt ad infrascritta pacta etc. : Renunciantes etc. : Videlicet 
quia ex causa dictorum pactorum dictus Iohannes promissit et se solemniter 
obligavit promittit et se obligat dictis Francisco et sociis dictis nominibus de- 
pingere bene et sufpeienter totani capellam Beate Marie Virginis in Ecclesia 
majori Iauuensi cum bonis auro arzuto et aliis colorìbus intra inenses decerti 
proxime venturos totani expedidam (sic) de dicto depinjere juxta formam desi- 
(juorum faetorum per dictum lohannem in quinqnc appipiris elepositis per dic- 
tas parles et de communi vo'unlate ipsarum penes me Notarlum infrascriptum 
et ultra dieta elesignia depinjere in aliis locis diete capelle de quibus in dieta 
designis nulla jìt mentio que restarunt in campo darò non depicto secundum 
appareit conveniens dictis partibus et inter eos fuerunt facti diversi sermones 
et nerba quia non esset possibille (sic) omnia desenbere. Et versa vice dicli 
Franciscus et sodi didis nominibus promisserunt et se obligaceruut dicto Io- 
hanni presenti et stipulanti ut supra eidem Iohanni dare et solvere prò sua 
mercede et prò dictis coloribus ducatos diicentos qninquaginta de libris tribus 
s iugulo ducato in hunc modum videlicet ex nune ducatos cenimi in principio 
operis predidi et exinde postea secundum quod dictus Iohannes assidue labo- 
rabit eidem dare et procidcre de aliis pecuniis usque ad perfectionem dicti ope- 
ris. Et quia forte contingere posset quod dictus Iohannes non faceret laborcrai 
diete picture ita conveniente)- et bene proni ipsis Francisco et sociis asserii et fùrie 
rnultum mcliora siati est per pielum inter dictis partes quo! elido caste dicti 



CAPITOLO V. IrOI 

Per questa cappella nondimeno e pel Barbagelata, 
quantunque tutto a lui spetti il merito della inven- 
zione, è giusto ch'io avverta altri artefici che gli fu- 
rono compagni a condur le pitture. Né questo gli sce- 
ma gloria , e gliene cresce fors' anche ; di tal polso 
eran quelli che gli si diedero per socj, ch'io non vo' 
dire per ajuti. Ludovico Brea da Nizza contavasi al- 
lora fra gli ottimi, e il conosciamo anch'oggi noi stessi 



Franciscus Pdlaticinus Baptista Spintila Obcrlus Spintila Ansaldus de Gri- 
laaldis et Bemardus Salvaigus possint et valeant diminuere ex dieta stim- 
ma dictorum dwatorum ducentorum quinquaginta quantum ipsis visnm J'uerit 
et ipsis plaeucrit et prò quo si dirti Franciscus et socii intelexerint et judica- 
rerint dictum Iohannem ita bene et Sìifficienter se habuisse in dicto opere diete 
piclttre quod ipse Iohanncs meliorem mercedem tncreatur dietis ducatis CCL 
dicto easu dicti Franciscus et socii possint et valeant addere et acrescere dicto 
Iohanni prò dieta sua mercede quantum ipsis Francisco et sociis videbitur et 
plactieril usque ad summam ducatorum tereenlorum : et quia possel contingere 
aliquem ex dietis Francisco et sociis recedere de cimiate Zanne et non esse 
presentem perfectioni dicti operis fuit et est per factum expressum inter dictas 
partes quod in dicto easu alsentie reliqui restantes habeant totam illam pote- 
statem et baiìiam pror.t halebant dicti omnes Franciscus et socii. Arto etiam 
Inter dictas partes ut supra quod omnes expense fiende prò causa predicta fiant 
et fieri debeant per dvtum Iohannem expensis propriis dicti Iohannis et non, 
dictorum Francisci et soeiorum excepta dealbatura que fiat expensis dictorum 
Francisci et soeiorum. Sub pena ducatorum tercentum largorum boni aurijttsti 
po/tderis in quam penam incidat pars noti observans parti disertanti prò juslo 
datano et interesse partis observantis tocieas quotiens etc. — Actum Ianue in 
Bancis videliect juxta banctim de tapeto dicti Ansatili de Grimaldis positura 
sub domo Benedicti Uzusmaris q. Francisci: Anno Bornia. Natio, millesimo 
qningentesimo secundo Indictione quarta secundum lamie cursum die Martis 
septima Innii in terciis : presentibus testibns Nicolao Lazania Notarlo et An- 
gelo de danaro q. Iacobi civibus Ianue ad hec vocatis et rogalis. (Atti del Not. 
Giovanni da Novi. — Fogl'az. 3, 14S0-1503). 



202 PITTURA 

per ottimi esempj elio ne rimasero : Lorenzo Fazolo 
da Pavia conosceremo fra poco, e non senza additarlo 
in alcun dipinto. Che costoro s 1 accomunassero con 
Giovanni nel Duomo mi si palesa da un ultimo rogito 
che quasi confina la costui vita pittorica , e mentre 
collauda la su ldetta cappella , ci ritorna agli encomj 
d'un liberale quanto pio cittadino. Pietro di Persio ci 
si volge tuttavìa per la mente, e in più guide od e- 
lenchi di chiese è memoria d'una cappella ch'ei fece 
al Carmine , contemporanea alle case di s. Agnese ; 
come fossa non degna cosa il provvedere agli agi do- 
mestici prima che al divin culto. La cappella più va- 
sta e più nobile che alcun' altra di quel tempio è 
tuttora in essere , e serba s' io non erro delle prime 
sue forme e del primi suo titolo alla Vergine Madre; 
l'età o il rimutarsi del gusto han mossa guerra all'o- 
pera di tre pittori. Quel generoso signore, a mirar le 
storie del Duomo, e a seguirne (diresti) d'ora in ora 
ogni lineamento , ne fu preso di l'orma , che meditò- 
d' emularle co" proprj dispendj : e quasi ad assicurar- 
sene non volle né più nò manco al dipingere che 
Lorenzo e Ludovico e Giovanni. A cui sembri teme- 
rità ch'io m'addentri così nell'animo del committente, 
si rechi sott' occhio la scritta e ne pesi le forinole. 
Vedrà colla data delle stipulazioni compiersi l'anno a 
pena dai patti firmati pel s. Lorenzo; vedrà rammen- 
tato il sociale adoperarvisi de' tre maestri , e vedrà 
condizione severa, ch'ei tengano in tutto nella nuova 



CAPITOLO V. 203 

eappella il medesimo sfoggiare delle tinte e dell 1 oro 
e il medesimo studio a ben fare (1). In ciò solo è di- 
vario : che dove in quella obedivano i duo compagni 
ai concetti del Bariìagelata , spaziarono in questa di 
proprio ingegno, compartendosi e le invenzioni e il la- 
voro. Accadeva per soprappiù il figurare l'ancona dovi- 
ziosa d' intagli ed acconcia all' altare ; la qual parte 
congetturando attribuisco al nizzardo; le altre due pa- 
rean distinte per lor natura , le imagini cioè della 
vòlta e del frontespizio e i capitoli delle pareti. Di 
questo non cura il contratto ; se non che i modelli 



[1) In nomine Domini Amen: Petrus de Persio q. Gabrieli? ex una parie et 
uagistcr Laurentius Faxolus de Papia et magister Ludovieus Brca Niciensis 
et Iohannes Barbazelata piclores et quilibet eorum in solidum ac conjunclim 
et obli'jantes se se in solidum ut supra perecneruut et pervenisse sibi invicem 
et vicissim confessi fuerunt et confi'entur ad infrascripta pacta et compositio- 
uem et conventionem : Renunciaatcs etc. Videlkct quia, ex causa dictorum pac- 
torum et compositionis dicti magistri Laurentius Ludovieus et Iohannes dido 
Petro presenti et stipulanti prò se et hercd.bus suis promiserunt depingere et 
perficcre ex ornai opere picture cura auro arzuro et coloribus oportuuis proni 
infra dketur quondam ipsius Petri capelìam uoviler constructam et jabricatam 
in Ecclesia Carmelitani/m lamie videlicel juxta esemplimi depictum in quibus- 
dam papiris designatis et eidem Petro Iraditis a<~ existentibus penes dicium 
Petrum : videllcet in uno papiro picturam faciendam in Majestate sive icone 
altaris et cum pictura sauctorum et sanclarum que eidem Petro placueril pingi 
et in aliis papiris designa sunt picture parietum et fornicis sive volte diete 
capette et proul in dieta papiro seti papiris est designatum : declarato quod opus 
tabuìarum et celature sive intasature Majestatis predicte fieri debent et perjlci 
expensis dictorum pictorum ex loto : et sic picture omnes pingi debeant auro 
et de coloribus arzuti similis vel melioris illius cum quo picte sunt figure et 
pictura capelle sancte Marie in Sanclo Laurcntio per ipsos magistros depicte 



2UÌ P I T TURA 

offerti giusta l'usanza in papiri, accennano chiaramente 
a un tal ordine. Il prezzo ebbe per limite le lire quattro- 
cento cinquanta, per istima secondo equità e ad arbitrio 
del notaio Antonio Gallo che distose la polizza, e d'un 
Gerolamo Giudice. Di queste due cappelle non ripeterò 
nelle notizie del Fasolo e del Brea che pur v" han- 
no gran merito , e a ciascun de' quali potrebbonsi 
rapportare con egual dritto. Se a favellarne ho pre- 
scelto il Giovanni, si vorrà perdonare ad affetto di 
patria: oltreché non è ingiusto accumulare le lodi 
ove i casi ed il tempo più acerbamente han cospi- 



plngendo totam dictam capellam et pirletes Ipsins capette et for.iieem slce vol- 
tarti ejus imdique ac extra in fronte diete capclle ex dictis cotoribus et rinn 
auro et arzuro slmili tei meliori dictarum pkturarum Beale Virginis in sanilo 
Laurentlo plngendo et perficlendo totitm opus subtillter et opere optimo quantum 
esse poterli et seleni ipsi majistrl plctores : et hoc Infra terminum Nalalls Do- 
mini proxime venturi cnm contr mando nnius rnensls postea: orniti excepllone 
remota: prò predo et finito predo ac mercede declaranda per me Notarium 
Antonium Gallum ac Ieronimum luiicem q. Hartholomel Ita et taliter quod non 
possit excedere dieta merces seu precium ultra libras qwadrlngentas quinqua- 
yi/tla januinorum monete currentis : quas dlclus D. Petrus solcere promlslt cl- 
dellcet nsque in eam summam que declarxbllnr pzr predlclos Antonium et le- 
ronimiiiii perfecto dicto opere et lavorando dietim prout erlt laboratum et labo- 
rabltur : Que omnia etc. : Sub pena dupli etc: Renunclantes etc. : Et proiude 
obllgacerunl diete partes slbi Invicem et vicisslm omnia eormn et cujushbet ip- 
sorum bona presentii et Jutura : Mandantes etc. — Actum lamie in contratti 
Sancte Agnetis in domo ipsins Petrl in scriptorio diete domus existentl su') 
porticu: Anno a Natlv. Dom. mileslmo quinyentesimo lertio Iudictiont quinta 
juttn morem Iaaue die lools vigeslma secunda lunll : presentlbus Gulllelmo 
de Monlardino et Iacobo de Verzlo clolbus Imue vocatls et rojatls. ( Atti del 
Not. Antonio Gallo. - Fo.?liaz. 1. 14G8-1504. 



CAPITOLO V. 205 

rato a disperderle , privando 1' artefice perfino del 
nome (1). 

Io prendo licenza dal Barbagelata, ma senza quasi 
partirmi dalla famiglia. Egli mi cessa (come ho già 
scritto ) nell'anno ottavo del secolo, e mi cessa anche 
il padre con lui, così d'un tratto, che le carte non mi 
consenton discernere qual de' due chiudesse gli occhi 
all'altro. Ma da gran pezza mi attende il cognato ed 
il genero, Luca da Novara, le cui notizie, se stiamo 



(1 Non registro nel contesto i discepoli del Barbajclata perchè pochi ed 
oscuri. Un Giacomino da Piasco e un Gio. Francesco da Como che gli 
atti gli dan per alunni, non han pur nome nella matricola. Del secondo 
produco il documento, perchè presentato da Giovanni da Como segnato nel 
ruolo al N. 31, e però da pittore a pittore, parmi che aggiunga alcun poco 
alla stima del maestro. — In nomine Domini Amen : Ioannes de Cumis q. 
Christojfori sponte promisit et solemniter convenit et se obligavit Ioanni de 
Barbazelata Nicolai piclori presenti et aceeptanti ac solemniter stipulanti et 
recipienti prò se heredibus et successoribus suis etc. : se Iohannem de Cumis 
facere et curare opere et cim effectu quod Ioannes Franciscus ejus Ulins etahs 
annorum duodecim presens audiens et intelligens ac acceptans slabit morabitur 
et perseverabit prò famulo et discipulo cum dirto Ioanne de Barbazelata annis 
septem proxime venturis ad discendum dictam arlem pictoris servicia que eidem 
Ioanni Francisco per dietimi Ioannem magistrum suum injungentur licita et 
honesta tam in apotheca quam extra faciet furtum non committet nec commit- 
tenti aut committere volenti modo aliquo consentici et demicm faciet ea omnia 
juxta Jormam capitulorum diete artis etc. etc. — Aclum Ianue in Palacio 
Communis in prima sala vacata Fraschea videlicet ad bancum mei Notarvi in- 
frascripti : Anno Domin. Nativ. millesimo quadringentesimo nonagesimo nono 
Indictione prima secundum Ianue cursum die Mercurii XIII Marcii in Vespe- 
ris : presentibus Theramo de Oderico q. Ioannis lacobi et Mclchione Bazurro 
Ioannis cicibus Ianue lestibus ad premissa vocatis et specialiter rogalis. (Atti 
del Not. Leonardo Parisola. — Foglia», fi, 1499-1500). 

Voi.. II. — Pittura. 2(5 



206 PITTURA 

agli anni, vanno di tal passo col suo congiunto, eira 
mi sforzano a rifar quasi intiero il cammino. Non ho 
cognizione di Luca che preceda alle sue nozze con 
Bianchinetta, e ne tolgo opinione che in età giovanile 
e pur allora capitasse alle nostre contrade , e pittore 
(v'aggiungerei) già erudito. Perocché, seguitando per 
gli anni appresso, non ci si mostra in disagio di com- 
missioni per quanto allungò la vita, che può compu- 
tarsi a un ventennio. Non è quasi scrittura che noi 
dica figliuol d'un Ambrogio; ma quanto al casato, ne 
taccion tutte ad un modo. Mei fece palese una tavola 
che ne conservano a Torre di Fra nel loro oratorio 
domestico gli eredi Cambiaso del fu Giuseppe : nella 
quale insieme alla data del 1494 soscrisse Lucas Baudus 
de Novaria. Rappresenta il Presepio ; e volentieri su 
quel dipinto superstite farei giudizio del dipintore, se 
per una felicità che è di pochi non ne avessimo un 
altro saggio ove meglio si spiega la sua virtù. E sic- 
come fra 1' una e l'altra opera intercede un triennio, 
potremmo credere che il Baudo avanzasse di merito 
nelle stanze di Genova, e in ispecie sugli esempj di 
Carlo, al cui stile deferisce non dubbiamente. Perse- 
vera nondimeno da questa a quella un carattere che 
era forse suo proprio; ed è un pieno nel colorito che 
dà nel fosco, ed un grave ne' volti che facilmente de- 
genera in tetro. Egli è ad ogni modo lombardo e man- 
tegnesco di massime : il che dovette metterlo in gra- 
zia de' nostri, e gli meritò d' aver adito assai tosto là 



cai-itolo v. 207 

dove il Braccesco primeggiava di valore e di luo- 
go. Dico ai Carmelitani di Promontorio , per la cui 
chiesa degli Angeli dipinse Luca un'anconn nel 1493 
per lire quaranta di Genova, colla solita clausola del 
più o del meno secondo la bontà del lavoro (1). E 
come incontra in molti atti, anche in questo si omet- 
tono i temi delle figure ; ma quasi a ristoro di Luca 
ci chiama a ravvisare nel committente quel frate me- 
li) In nomine Domini Amen: Venerabilis D. Frater Serafinus de Viarezio 
Ordinis Carmelitarum tanquam Siudictis et procurator monasterii et convenlus 
Sancte Marie de Promontorio ut asserit ex una parte et majistcr Lucas de 
Novaria magister pictor ex altera: Sponte etc. pervenerunt et pervenisse sili 
ipsis ad invicem et viciss m presentibus et solemniter stipulantibus confessi fue- 
runt et confitenlur ad ìnfrascriptam composicionem verbis solemnibus : Renun- 
ciantes etc. : Videlicet quia ex causa diete composicionis dictus mag, Lucas 
promissit et promittit dicto D. Fratri Serafino pingere unum altare Ugni ditti 
D. Fratris Serafini cum fi/uris de quibus diete partes asserunt esse de acordio 
prò pretto et nomine predi Ubrarum quadraginta lamie: et etiam quod per- 
fido et completo di-Io opere si dietim opus esset major is predi tt valoris dic- 
tarum Ubrarum quadraginta Ianue in arbitrio et judicio dicti D. Fratris Se- 
rafini et Ioliannis de Barbazelata pictoris quia tunc et eo casu dictus D. 
Frater Serafinus dicto nomine tenealur et debeat ac obligatus sii solvere et sa- 
lisfacere dicto mag. Luce dictum supraphis quod dixisset et declarasset dictus 
D. Frater Serafinus et Iohannes plus valere dictum opus dictis Ubris quadra- 
ginta et si dictum opus esset minoris pretli dictarum Ubrarum quair agitili Ia- 
nue judicio et arbitrio dictorum D. Fratris Serafini et Iohannis eo casu minus 
solvere tenealur dictus D. Frater Serafinus dicto nomine : de qua solucione dic- 
tus mag. Lucas ìiabuit et recepit libras duodecim Ianue infra solucionem predi 
dicti operis. Insuper prò dicto mag. Luca ejusque precibus et mandatis prò pre- 
dictis omnibus et singulis firmiter altendendis complendis et observandis per 
dictum mag. Lucam versus dictum D. Fratrem Serafimim presentem et ut stu- 
pra stipulatiteli ac etiam prò omnibus pcccuniis receptis ut snpra et recipicndis 
per dictum Lucani a dicto Serafino dicto nomine solemniter intercessil et fide, - 
jussit dictus Iohannes de Barbazelata pictor : sub ypotheca etc. : Renuncians 



208 P 1 T T l R A 

desimo, Serafino da Viareggio procuratore del moni- 
stero , che nove anni già prima avea patteggiato con 
Carlo. M'è dolce a credere che a questi inviti lo pro- 
movesse il cognato, d'anni e d'autorità più maturo, la 
cui benevolenza traspare per molti indizj : egli più 
d' una volta a mallevare per Luca , egli ad assisterlo 
ai rogiti, e questa fiata ad arbitrare sull'opera, che di 
tanto si contentò il Religioso. 

Quel primo dipinto gli è come esordio a maggiori 
cose. Ed eccolo nel 1495 tra il folto dei dipintori in 
contrada di Scutaria , ed in certa bottega che gli af- 
fitta un Lazzaro da Tortona merciajo , possessore di 
questa e d'intera la casa (1). Le carte de' notai bersa- 

etc. — Aduni in Palacio Communis in prima Sala vocata Fraschea oidelicct 
ad banrum mei Notarli in frascripli: Anno Domin. Natio. MCCCCLXXXXtercio 
Indictione decima secundum lanue cursum die Martis XVI Aprilis in terciis: 
presentibus Petro de Planis q. Iacobi et Iohanne Griffioto q. Andriani testi- 
bus ad premissa vocatis specialiterque rogatis. ( Atti del Not. Giambattista 
Parisola. — Fogliaz. 9, 1492-93\ 

(1) la nomine Domini Amen : Lucas de Novaria pictor sciens Lazarum de 
Terdona mersarium sibi locasse quandam ejus apothecam positam lanue in con- 
trata Scutarie sub domo ipsius Lazari vigore instrumenti scripti manu mei 
Notarti infrascripti anno presenti die . ... et requisivisse dicto Lazaro quod 
vellet sibi seroire de canepa existeate retro dictam apothecam mediante trame- 
zana de mactono uno in cotello etc. etc. — Actum lanue in Salta prima Pa- 
lacii Seraoalis Communis ubi jura redduntur per egregios DD. Consules Ra- 
tionis civitatis lanue videi icet ad bancum mei Notar ii infrascripti : Anno Do- 
min. Natio. MCCCCLXXXXV ludictione XIII secundum lanue cursum die 
Martis XXII II lunii in Vesperis : presentibus lestibns Iacobo Rondanina no- 
tar io q. Antonii et Raffaele de Sanguineto calsolario fllio Simonis cioibus lanue 
ad hec vocatis et specialiter rogatis. ( Atti del Not. Quilico di Serravalle - 
Fogliaz. 7, 1494-95). 



CAPITOLO V. 200 

gliate dai casi come i monumenti dell'arte, procedono 
a balzi per vuoti e lacune ; ma stando a norma di 
quelle che restano , non è anno che più del 97 ci 
riesca fecondo di commissioni pel novarese. Non fu 
lieve fatica quella maestà eh' ei condusse in comune 
col de Ferrari pel Catacciolo da Bonifazio , della quale 
basterà quanto ho scritto nelle memorie del suo col- 
lega. Terrammi alquanto sopra un secondo lavoro la 
novità del soggetto, non essendomi ancora (ch'io sap- 
pia) scontrato in ritratti se non come parte e accesso- 
rio di più gran tavole. Il raro di cotali fatture par 
che lodi quelle epoche di modestia e di parsimonia, od 
accusi il fasto e la vanità dei moderni. Pur non man- 
cano esempj per ogni età , ed abbiam' ora sott' occhio 
un Eustachio Parenti, notissimo in altre scritture, al 
quale non parvo troppo il mirarsi due volte in effigie. 
Nò già per questo che il primo ritratto mentisse alle 
proprie sembianze o alla dignità dei pennelli : che 
anzi, avuto a sé Luca per un secondo, gli fece stret- 
tissima obbligazione di pareggiare co' suoi pennelli i 
penDelli altrui. Tal patto meritava bene che s'andasse 
al notaio; ma nel contratto son prescrizioni più dure , 
e che al povero Baudo procacciano a parer nostro una 
lode di più, la pazienza. Conciossiachè il Parenti che 
all'opera del pittore mette premio di quindici lire, non 
darà pur un soldo se il ritratto non eguagli in bel- 
lezza il ritratto, o non sia consegnato entro un mese 
e mezzo; e ciò che è quasi incredibile, nell'un caso e 



210 P I T T U U A 

nell'altro piglierassi senza spesa il dipinto, o imperfetto 
o tardivo che sia (1). Se a noi spiacciono le boriose 
vanterie degli artisti , ci sdegniamo non meno alle 
pressure di chi li adopera; indi torciamo ad altro, e 
con frutto migliore di cognizioni. Appartiene a que- 
st'anno del 1497 un'ancona che giunse intatta, se non 
intiera , alla nostra età ; lavorata da Luca a richiesta 
di Gerolamo e Battista padre e figlio Lomellini per 
un altare che aveano di proprio in s. Teodoro. È il 
terzo esempio (e non l'ultimo) del largheggiare che 



(1) ►£< In nomine Domini Amen : Lucas de Novaria pictor sponte etc. pro- 
missit et promittit Eustachio de Parentibus presenti etc. eidem Eustachio facere 
depingere et relràhere infra mensem unum cum dimidio proximum faciem dicti 
Eustachii in ea bonitate et pxilchritudine uniiis aiterius quam dictus Eustachi'is 
retractam habet penes se prò cujus predo dictus Eustachius dare et solvere 
promissit diclo Luce libras quindecim januinorum ornai postposita contradicio- 
ne : et in quantum dieta facies seu retractus faciei non fuerit illius bonitatis 
et pulchritudinis qualis est dieta facies retracta dicti Eustachii existens penes 
ipsum Eustachiumjudiciotriumpersonarumperpartes eligendarum concorditer 
conventum est iuler eos pacto expresso quod dictus Lucas pictor Uhm dare et 
tradere debeat dicto Eustachio absque ulla solucione seu pagamento omni etiam 
postposita contradicione : hoc etiam declaralo quod si dictus Lucas dictam fa- 
ciem dicti Eustachii retractam ut supra non fecerit infra supradictum termi- 
nnm el illam tradiderit dicto Eustachio eo casu tradere eam perfectam tencatur 
diclo Eustachio ei sic promissit et promittit dictus Lucas ipsi Eustachio pre- 
senti ut supra libere et absque ulla solucione ejusdem retractus diete faciei 
omni etiam postposita contradicione. — Actum latine in Bancis videlicet ad 
bancum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXX.Xscpt.imo 
Indictione decimaquinta secundum lamie cursum die Iovis tenia Augusti in 
Vesperis: presentibus Francisco Merlassi/io censirlo q. Iacobi el Antonio de 
Passano Andree civibus fanne testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del 
Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 12, 1497). 



CAPITOLO V. 211 

fecero in quella chiesa i gentili di tal cognome , e 
terzo l'artefice a misurare le proprie forze ove aveano 
provato il Mazone e il Braccesco. Non direi che vin- 
cesse, né pure che andasse al paro di que' dotti; ma 
eh' egli vi tendesse ogni nervo il dichiara la tavola. 
Questa, scemata dell'apice e del dorsale, senza dir le 
cornici e le inquadrature, sfregiata di giunte moder- 
ne, durò sul secondo altare a sinistra fino a questi 
anni addietro: spogliata poi del non suo, e riposta al- 
trove, comparve alla mostra dell'Accademia, senza no- 
me d'autore, e senz' altra commendatizia che del suo 
merito e della sua antichità. 

L' atto , eh' è del 29 marzo , ne disegna con certa 
cura le membra , e dal tenore di esso è in pronto il 
conoscere ciò che la mano degli uomini, peggiore tal- 
volta che il tempo, ci ha tolto. Quel che ne abbiamo 
son tre figure di Beati che facevano il maggior qua- 
dro; s. Agostino sedente in cattedra con abiti pontificali; 
s. Monica e s. Ambrogio più bassi; tutti in tal gesto 
che li mostra dirò così solitarj in un luogo medesimo. 
Sotto il quale rispetto questa tavola di Luca ha del 
nuovo per noi e per l'istoria delle nostre arti. Comin- 
ciavano ad abolirsi gli spartimenti, o com'altri direb- 
be i capitoli , che d'un sol quadro faceano più quadri, 
e divertivano gli occhi da un'imagine all' altra anzi- 
ché trattenerli in un fatto o raccoglierli in un pen- 
siero. Riforma il cui merito ( a giudicarne con retto 
criterio ) ci par dovuta al creato d'Andrea Mantegna ; 



212 PITTURA 

infeconda però di buon frutto mentre durò 1' usanza 
di occupare lo spazio con più personaggi fra loro stra- 
nieri di tempo e di qualità. Benché in questo caso 
non era tolto al novarese di comporre i suoi con più 
senno, dacché l'istoria non li disdegna congiunti; ma 
rimanevano i vezzi antichi. E forse si voleano distinti 
i soggetti, porche allusivi alla chiesa o a certi uomini, 
corn'io congetturo per questa ancona; dacché il santo 
principale e la Matrona parente fan cenno all'Ordine 
Lateranenso del monastero , e il santo Arcivescovo ad 
un Ambrogio da Milano a que' tempi Priore. A costui 
delegarono i Lomellini V arbitrio di menomare o di 
crescere la somma di lire settantacinque attribuita al 
pittore, secondo il giudizio dell' opera ; contenti a sol 
questo , che le insegne de' lor gentili mostrassero il 
lor casato sui fianchi della predella (1). Un' altra no- 



(1) ►!« In nomine Domini Amen: Luchas de Novaria pictor Jiliìts Ambrosii 
major annis XXV et qui palam et publice negotiatur et mercatur paciente et 
non cotitradicente (lieto Ambrosio ejus patre ut pubìice dixit et conjessus fuit 
ex causa pactorum et prò precio et mercede iujrascripta sponte etc: promisit 
et se obligavit Bernardo Lomelino civi lanue q. D. Benedicti presenti stipulanti 
et recipienti nomine et vice Ieronimi Lomelini et Baptiste Lomelini fi'ii dicti 
le conimi licei absentis prò quibus leronimo et Baptista dictus Bernardus de 
rato promisit et se obligavit suo proprio nomine ad omnia et singula infra- 
scripla sub ypoteca etc. et mihi Notario infrascripto officio publico stipulanti 
et recipienti nomine et vice diclorum Ieronimi et Baptiste construere et Jabri- 
care ac laborare anconam sive tabullam (sic) unam altaris in altari teu capella 
dictorum Ieronimi et Baptiste sita in Ecclesia Sancti Theodori de Fassollo in- 
tra kalendas mensis Octobris proxime venturi omnibus expensis dicti Luce : 
et que (abitila sit tjusdem forme qualis est tabulla altaris majoris diete Ecclesie 



CAPITOLO V. 213 

vita ci sofferma a due terzi del lesto: la condiziono 
cioè che il dipinto sia impasto ad olio; primo esempio 
fra le scritture che ci occorsero innanzi od occorreranno 
in progresso. Gran sirena è la moda per ogni età di 
uomini, nò sarà maraviglia se d'ora in poi troveremo 
siffatta formola a frequentar ne' notai. Io non pongo 
quistione del quanto lucrasse la pittura a mutar tem- 
pere; ma credo, o sospetto almeno, che dall'uso degli 



et sit magnitudinis la'.itudinis et altitudinis opportune et congrueutis diete ca- 
pette: et in qua tahnlln debent depinyi per dietimi Lucana vel alium prò eo 
ymagi/ies infrascripte vide'icet in medio sanctus Augiistinus in pontificali cura 
rocheto et iti latere levo sazietà Monica et in la'ere dexlro sanctus Ambrosius 
■in pontificali et archiepiscopali: et supra in medio capite ymago Beate Virji- 
ms Marie sedentis cura fillio suo Sa 1 calore Nostro in gremio ejus: et circum- 
quaque cornices aureas et in scabello diete tabulle infieriori videlicet in medio 
ymago Pielalis Sahatoris Domini Nostri Iesu Christi et ab utroque latere in- 
signiti seu arma dktorum Ieronimi et Baptiste : et hec omnia esse debcant bene 
deputa et porpotionata (sic in oleo et deaerata et bene et diligente)- laborata 
ni decens et conceniens fiuerit: et prò predo seu mercede librarmi septuajinta 
quàtqne janninorum et pluris et minoris ac paucioris precii et mercedis secun- 
dum laborerium predictum in arbitrio et discrectione (sic) ac diclo sententM et 
judicio Venerabilis D. Ambrosii de Mediolano Prioris moie diete Ecclesie sancti 
Theodori in quem se se de et super predictis commiserunt et compromiserunt 
et ejus dicto arbitrio et sententie ac judicio slare et perseverare promUerunt 
et il actenlere sic et obseroare sibi ad invicem et vicissim solemnibus stipu- 
lationibus hinc bile intervenienlibus : sub pena librarum decerti Ianue taxala et 
quam etc. Insuper prò dicto Lucha et ejus precibus et mandato de predictis 
intercessa et filejussit Iohannes Barbazellata pictorfilius Nicolai major amiis 
XXV et qui etc. Sub ypoteca etc. — Actum lamie in Fossatello ad bancum 
mei Notarli infirascripti : Anno Do.nin. Natie. MCCCULXXXXVll Indictione 
Xll/l jtixta morem Ianue die Mercurii XX Villi Mariti in Vespiris: Testes 
Daniel Lomelinus q. D. Odoardi et Acursius de Untio coperterius q. lacobi 
rocati et rogati. (Atti del Not. ISicolò Roggio. — Fogliaz. 24, 1497 . 
Voi.. II. — Pittura. 27 



214 PITTURA 

olj , non ancor famigliari a Luca , derivasse per av- 
ventura quel forte (altri dirà caricato) che ferma roc- 
chio nel quadro di s. Teodoro, e massimamente nelle 
incarnagioni dei volti. Le dorature non sono affatto 
sbandite, ma si riducono ai soli accessorj che le com- 
portino , e nel suggesto del Santo figurato a decora- 
zioni ed intagli, è palese quanto dir si possa l'imita- 
zione de 1 mantegne sdii. Questi ed altri caratteri che 
ci mostra il dipinto rendono ragione di certe clausole 
che si leggon negli atti, e feriscono nella sostanza a 
mutare le forme antiche in moderne. Del rimanente 
se Ruga da Novara può giudicarsi dalle due tavole 
che sole esistono , dovrem dirlo a mio avviso pittore 
più diligente che destro , maturo a improntare i ca- 
ratteri se non pronto ad esprimerli, robusto al tingere 
anzi che ameno e vario , e fermo agli altrui precetti 
più tosto che saldo in un genio suo proprio. Ma qual 
ch'egli fosse, vogliamo raccomandata l'icone di s. Teo- 
doro a cui spetta di custodirla dopo le rovine della 
sua chiesa, e come preziosissima ch'e'la è per la sto- 
ria, perchè unica in pubblico, facciam voti che venga 
rimessa nel nuovo tempio che si va costruendo, né si 
rinnovi il dannoso esempio dolle altre che ci dispar- 
vero così per tempo e senza, speranza d'alcun rimedio. 
Le opere posteriori di Luca trapassano il secolo, ma 
trovan cagione ne' fatti addietro , almen quelle che 
mandò fuor di Genova. Il suo nome , e '1 valore de' 
suoi pennelli, eran noti alla Corsica, dacché si fé' socio 



CAPITOLO V. 215 

al de Ferrari per compiacere d* una gran tavola al 
Cataccioio da Bonifazio : di che il lettore ha notizie 
recenti. Tre anni non eran vòlti dacché la pittura era 
smontata nell' isola ; ma non è certo del pari che il. 
pittor da Pavia si contasse tra i vivi. Abbisognando 
fatture consimili per quella terra, vediamo fidate a 
Luca le commissioni, e prima, nel .1500, da un frate 
Dionisio de' Predicatori Priore in Bonifazio del mona- 
stero di s. Domenico. Che s'altri recasse al caso quel 
che noi riputiamo elezione, riguardi all'atto, e consi- 
deri come al quadro di fra Dionisio , e all'adempiere 
de' patti , e ad arbitrar della spesa , attendesse quel 
Cattaneo medesimo che avea procurato pel Catacciolo. 
Il nuovo lavoro era certo di men rilievo : basterebbe 
a chiarircene il prezzo di dodici ducati in quattordeci, 
con quel di meno o di più che stimasse il p-itrizio. 
Ad ogni moJo le ancone del Baudo , se ben si noti , 
si foggiati tutte sugli ordini nuovi : le figure in unico 
campo , e la cima emisferica ; de' quali spazj nel di- 
pinto ch'io registro, era occupato il secondo dall' An- 
nunziata, l'altro da N. D. del Rosario adorata dai ss. 
Domenico e Pier da Verona. Due altri Beati (per dir- 
ne il tutto) da figurarsi tra il mezzo e il vertice re- 
stavano a scegliersi da fra Dionisio (1). Se varchiamo 

(1) »$< hi nomine Domini Amen: Mag. Dionisiits de Ianni Prior Conventui 
Sancti Dominici de Bonifacio ex una parte et mag. Luchas de Noraria pic- 
(or ex parte altera sponte (sic) ad infrascripta pietà et composicionem : vide- 
Ucet quia ipse mag. Cuchas promisit et solemniter concerni dirlo muij. Dionisio 



21 fi PITTURA 

un triennio, ci verrà innanzi un terzo aliare ch'ebber 
di Luca i Bonifacini, commessogli da un prete Fran- 
cesco di Rolando per alcuna o parrocliia o consorzia 
del luogo. Dorrà il non saperlo sì come del preceden- 
te; e però meglio importa il descriverlo, se in quegli 
isolani si svegli lo studio del rintracciarlo, e se il di- 
pinto non sia perito ne' secoli. Strana è la forma, che 
forse per obedire al posto si volle in quadro di palmi 
sette e d'un quarto. Non mancavano però la cimasa ed 
il grado, quella coli' usato mistero dell' angelico an- 
nunzio , questo con piccole istorie di s. Gerolamo ; la 
qual preferenza al santo Dottore induce il sospetto che 
Toratorio o la chiesa s'intitolasse da lui. E ben s' in- 
tende che la sua imagine si vedea in maggior mo- 
stra fra tre altre del mezzo, le quali erano santa Apol- 



Jacere et perficere altare unum Sancte Marie Rosarii cum imaginis (sic) a la- 
terihus videìicet ab uno latere imaginem Sancii Dominici et ab alio imaginem 
Sancii Pelri Martiris et stiperMS imaginem Sancte Marie Annunciate videìicet 
nb uno latere imitjinem Smcte Marie Annunciate et ab alio Angelum : sub- 
tus infcrim imigines duis Bcatorum proni reqnisicerit ipse mag. Dionisius : 
et hoc infra et per totum mensem lulii proxime venturum prò pretto et finito 
'jirctio ducatoram duodecim usqne qnatuordecim et plus et minus arbitrio et de- 
clarationc Cattanci de Cattaneis et Petri de Mandello judicio quorum partii 
ipse slare promiserunt. Versa vice ipse mari. Dionisius acceptans predicta prò- 
misti et solemniter convenit dicto mag. Luche [sic) presenti dare ducalos duo- 
decim usque XIIII et plus et minus secundum quod dcclaracerint dicti Catta- 
ueus et Petrus omni exeeptione remota : ex qu'bus ipse Luchas jam habuit li- 
hras sex in solucionem etc. — *%* Die X Iunii (1500': in terciis ad bancnm : 
presenlìbus Bernardino de Mignano Nolario et Laurentio Parisoìa q. Baptistt 
Votarlo 'Atti del Not. Leonardo Pari.soh. — Fojyliaz. 6. U99-1500 . 



CA TITOLO V. 217 

Ionia con esso sul destro lato , e sul sinistro santa 
Chiara con s. Gottardo : in prospetto la Vergine. Tal 
pittura costava al Prete quaranta lire di genovini , e 
il pittore fornisse una tela cilestra da farle cortina , 
con dipintovi sopra un beli' Agnusdei (1). Questo sia 
detto a quanti si piaccion tra i Còrsi delle patrie an- 
tichità ; compiuto il debito dell'antica amicizia, ritor- 
niamo alle nostre. 

Fra le cappelle del s. Domenico , per gran parte e- 
dificate da pii cittadini, non fu delle ultime la de- 
dicata a s. Orsola, patronato d'un Anton da Voltaggio 
speziale. Una maestà della .Santa che v'era d'antico, 
o guasta dagli anni o spiacente per vetustà, porse oc- 



1) ^ In nomine Domini Amen: Venerablis D. Pater Franciscus de Ro- 
lando de Bonifacio ex uni parte et majister Lucas de Novaria pintor q. Am- 
hrosii parte altera pervenerunt ad infrisrripta: Videllcet dictus m'ig. Lucas 
promisit dicto D. Patri Francisco dare pinclim altare unum de parmis VII 
et quarti nnius in latitudine et in altitudine totidem : in medio allaris imago 
Beate Marie: ab uno lalere ex parte dextera imajo Sancii Ieronimi et Sancte 
Polonie : ab alio lalere ex parte sinistra imago Sancti Gotardi et Sancte dare: 
si'.pcrim Annunciatam : inferius et super banchetam istorie Sancti Ieronimi: 
et dicium altare fulcitum conveniente)' predo infrascriptarum pecuniarum ima 
rum sua cortina telle celestine cum Agnusdei per totum mensem Octobris proxi- 
me venturum et illud dare perfectum dicto D. Patri Francisco vcl presbitero 
Luchino Galleto in absentia dicti Patris Francischi habito prius predo dicli al- 
taris : et prò quo dictus Pater Franciscus promisit dare et sokere dicto mag. 
Luce libras quadraginta Ianue monete currenlis ex quibus confitetur habnisse 
et recepisse a dicto Palre Francisco libras quindecim lamie in soluptione et 
rrstim in consig nat ione dicti allaris : Renunciantes etc. — >J< Die Lune XVII 
InUii (1503' in Vesperis ad banchum : Testes Bartholomeus de Mariignnno et 
lacolus Bisus q. Gabrielis. ( Atti del Not. Giovanni Parisela. — Fogliaz. 4, 
1503-06 \ 



21 S P ITT U R A 

casionc a Luca di dar mano a più caie che gli pro- 
cacciarono un cento lire da questo agiato. Il mio lin- 
guaggio sembra forse a questo tratto raumiliare l'ar- 
tefice ; ma chi non rammenta oggimai le misere 
sorti di questi giorni? Leggo il 26 agosto del 1506 
nella scritta ove Antonio commette al Baudo di ridi- 
pingere la votiva ancona sullo stile moderno, e tutto 
intorno, e di sopra, stellar le pareti della cappella, o 
i contorni che sian della tavola, ad oro campito d' az- 
zurro, e somigliante pennolleggiare la teca ove solea 
guardarsi il dipinto. Cosi il contratto. Provveduto al 
decoro dell' altarino , lo speziale non dimenticava la 
casa, e dava ordine a decornre, non so se a ligure o 
ad ornato, due letti, un da campo (frasario d'allora) 
e un mezzano, anch'essi con fregio d'azzurro e d' oro, 
e con tal cura che il padrone se ne appagasse (1). 



(1) In nomiite Dimmi Amen: Antonius de V alt ab io speciarius ql Francisci 
parte uni et Lucas de Novaria piotar Ambrosii parte altera: sponte et eorum 
certi scientia peroenerunt ad infraicriptam composìtioiiem et obligationem de 
infrascriptis laboreriii seu piotarli fariendis per dictum mag. Lucam dicto 
Antonio ac solucionem et aUa de qu'biiì infra: Vldelicet quia ex causa pre- 
disse compositionis labore rlorum seu, picturarum et aliorum de quibus infra dic- 
tits mij. Lucas promissit et promittil dicto Antonio presenti et acceplanti ac 
stipulanti et recipienti prò se et sui, hsredièus in primis renocare et seu rei- 
pingere (sic) in recenti modo et formi ac decenter et concernente)' altare unum 
velus Sancì'! Ursule positun in Ecclesia Monasterii Sancii Dominici et dictum 
altare a lalere et super ius in muro seu paride muri depinijere de colore arzulis 
et a'iis coloribus et stellalo de auro bono et bonis et perfectis color ibus ad pla- 
cilum dicti Antonii de premissis ro 7 oribus et stellis aztratis ita quod dicium al- 
tare et latera ipsius et superius et cum cantala (sic) altaris in qua ponitur 



■ 

CAPITOLO V. 219 

La qiial notizia usurpo a più. acconcia occasione , sia 
perch'è parte del rogito, e perchè non è a mia saputa 
che il novarese applicasse altra volta a far di pittura 
accessoria. Due anni appresso Giambattista di Davagna 
e Agostino di Mulasana , Priori nella Casaccia di s. 
Giacomo delle Fucine , lo richiesero anch' essi d' una 
maestà per la lor Disciplina, lasciandone il prezzo in 
istima altrui, e quel eh' è bizzarro a narrarsi, di chi 
non fosse pittore. Anche in questa dovean campeg- 
giare tre santi : il titolare dell' oratorio nel m^zzo , i 
ss. Battista ed Andrea sovra i lati (1). E il notaio 



dietnm altare sint bene constructa laborata et depicta ac formata juxta volun- 
tutem dicti Antonii ut supra: necnon et promissit et prcmiltit dicto Antonio 
depimjcre lectulos duos a campo quos dictus maj. Lucas vidit necnon et lettu- 
chium unum mezantm (sic) quern, similiter vidit auro arzuli et aliis coloribus 
bono ac bonis et perfectis colorcbus in pidcra et decenti Jorma in placito dicti 
Antonii ut supra : et prò his omnibus et singulis jaciendis pingcndis et ponen- 
dis per dictum mag Lucani in predictis laboreriis et picturis dictus Antonins 
dare et solvere promissit et promittit dicto mag. Luce pictori presenti et accep- 
tanti prò ejus mercede et aliis poacndis et Jaciendis per eum ut supra libras 
ccntum jaauinorum et usque in UbrM centum vigiuliquinque jamiinorum in e- 
ìectione et arbitrio ipsius Antonii sccundnm quod sibi Antonio servitum fuisse 
v.'debitur a dicto mag Luca de premissis omnibus et singulis Jaciendis ponen- 
dis et pingcndis per ipstim mag. Lacam ut supra omni postposita contradicione. 
Renunciantes etc — Actmn Iinue in Bancis viddicet ad bancum jolerii Ra- 
Jaelis de Canea ili positura sub domo no 1 ). Anfreonis Ususmaris: Anno Domin. 
Nativ. MBsexto Inlictione octaca secundum lamie cursum die Mercurii vigesi- 
ma sexta Augusti in terciis: prcsentibus Lazaro de Petra, berreterio et Blaxio 
de Solario q. Nicolai civibus lamie teslibiis ad premissa vocatis et rogaiis. — • 
(Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fog-liaz. 25, 1500^. 

(1) *$< in nomine Domini Amen: Majister Lucas de Novaria pictor sponte 
et ex certa scientia etc. : coujessus Juit lo. Baptisle de Dacauia et Arguslino 



220 PITTURA 

Giovun di Borlasca, per ingraziale nell' Ordine de' Mi- 
nori, gli commise un'ancona da collocarsi in s. Maria 
della Pace, offerendo sé per la spesa , e abbandonan- 
dosi del rimanente in fra Giovanni da Parma di quel 



de Mulasana q. lo'iannis 1 rioribus Dornus Disciplinatorum Sancii Iacobi de 
Fuxmis presentilus habuisse et recepisse ducatos decenti in duabus parlitis vi- 
delicet ducatos quingue ab anlecessor^bns ipsorum Prtorum et ducatos quinque 
ab ipsis Io. Baptista et Angustino infra solucionem fabricacionis unius aitar in 
Jabricandi et fìendi per dictum mag. Li'cham diete lfomui et Fralrcbits Sancii 
Iacobi et ultra etiam habuisse Ugnammo, prò fabricacione (lieti altari s : et quod 
qu.dem altare d'ictus mag. Luchas facere premissit dictis Io. Bapliste et An- 
gustino presentibtis in, hunc modani : videlicet quia promissit facere in dirlo ai- 
tare in mzdio Sanctum Iacobum a dextris et a sinislris Sanctum lohamem 
Baptistam et Sanctum Andream et promiss it dictis Io. lìaptiste et Augusti/io 
presentibus ut supra facere dictum altare et Majestatem et figuras in ipsofien- 
das in omni bon'Uale et in loto posse suo et omnem industriarti suam i'iuc po- 
nere et ita et taliter eum et eam facere quantum ipsi mag. Luce erit possibile 
in bonilale: et facto diclo altare et Myestas (sic: in contentamento ipsorum 
Io. Bapliste et Aujustini fuit et est contentus ipse mag. Luchas quod videatur 
per duos bonos viro! exelnsis tamen pictoribus qui ipsum et ipsam bene videant 
et ipso visso (sic; di"a/it et exclarent precium ipsius et de eo predo per ipsos 
exclarando ex nunc ipse mag. Luchas promissit stare et de ipso se contentai 
vit : et etiam promissit dictis Io. Bapliste et Angustino diclis nominibns pre- 
sentibus dare et consigliare dictum al' are et Majestatem finitum et finitam de 
omni opere intra dies decem ante festum Pasce Resurrecthnis Domini proxime 
venturum omni exceptione et contradicione rcmolis. Renuncianles etc. sub pena 
in arb trio ipsorum Io. Baptiste et Auguslini exclarinda per ipsos in casu con- 
Irafacionis ejtisiem mig. Luce quam ccclnralam voluit per cos aplicatam prò 
ipsorum justo damno : Renuncianles etc. — Actum lamie in Bancis videlicet 
ad banchnm mei Notarli iufrascripti : Anno Domin. Natio. MD Vili Indictione 
XI secundum Ianue cursun die Martis XXVIII Nocembris fiora Ave Marie: 
presvitibus Nicoho Rito et Banholom'o de Plebe mcrciariis cioibus lamie te- 
st ihns mentis et rojatis. (Atti dal Not. Cipriano Foglietta. — Foglia/.. 8, 
15W-08). 



CAPITOLO V. 221 

convento. E però giusta il solito rimangono in oc- 
culto i soggetti , se già non basti sapere che la ta- 
vola destinata al Capitolo dovea comporsi a figure di 
santi in libera scelta di fra Giovanni. La scrittura 
che ne fa cenno s' addoppia al lettore , perchè indu- 
giatosi Luca a tenere i patti, e già corsi ben quattro 
mesi oltre il termine , si rifecero le convenzioni in 
febbraio dei 1509, aggiuntavi la pena di dieci fiorini 
se il coro de' Francescani non mostrasse il dipinto pel 
dì di Pasqua. Un altro rimedio trovò il Borlasca-, che 
quanto a denari , oltre i già dati in lire tredici , 
gliene promise trenta altre sovra alcuno de' banchi 
che dicean di tappeto, ma soltanto al domani del qua- 
dro ultimato e confìtto a suo luogo (1). 



(1) In nomina Domini Amen: Lucas de Novaria pictor filius Ambrox li s ponte 
et ejus certa sdentiti promissit et promitHt Iohanni de Borlasca A T otario pre- 
senti etc : facete construere et depingere altare unum decenter in loto de illis 
Sanctis seu figuris Sanctorum et aliis juxta et secundum quod eidem ma>j. Luce 
ordinabitur per Rcv. D. Fratrem lohaunem de Parma Ordinis Fratrum Mi- 
no rum Sancte Marie de Pace extra portam Erchus (sic) et dictum altare bene 
ordinatum et depictum juxta ordinerà prefati Reo. D. Iohannis de Parma tra- 
derc et consonare diclo Iohanni sive dicto D. Fratri Iohanni infra et per to- 
tum mcnsem Seplembris proxime venturum omni postposita contradicione : et 
prò pretio dicti a'.taris in loto couslructi fabricati et depicti in omnibus ut su- 
pra dictus Iohanues dare et solcere promissit dicto m%g. Luce presenti et sti- 
pulanti in tantum quantum dicet et declarabit prejatus Reo. D. Frater Iolian- 
nes et juxta ejus dcclaratiouem et arbilrium in qtem dicti contrahenles seu, 
partes ex nunc se se remisserunt et suis dsclara:ionibus stare promisserunt et 
promiltunt ambo contrahentes omni postpos ita contradicione : et infra solucionem 
predi dicti altaris ex nunc dictus m.vj. Lucas confessus f'uit et confitetur ìia- 
Vol. II. — Pittura. 23 



222 P I T T U R A 

Tanto è detto fin qui del pittore, che valga a< mo- 
strarlo in buon concetto ai privati; ma sarebbe un far 
torto al suo nome, o un soverchio posporlo ai coetanei , 
se in tutto ci fallisse onde produrlo anche in pubblico. 
Non lo- ignorano i cartulari della- Banca di S. Giorgio 
comechò non palesino Ja qualità de 1 servigi., e i cen- 



bulsse et recepisse a dicto Iohanne lilras trcsdecim januinonim in presentia mei 
Notarti et testium ìnfrascriptorum: Renunciantes etc. — Actum- lamie in Baneis 
videlicet ad lancimi mei Notarli infrascripti. : Anno Domin. Natie. MDoctwoo 
Iiidictione decima secundum lamie cursum die Mercurii viijesima prima Inali 
in terciis : presentibus Paulo Rcge scateno q. Iohannis et Blaxio de Solario q. 
Nicolai civibus lamie testibus ad premissa vocatis et rogatis. 

vfe In nomine Domini Amen: Cum sit quod «fette. Lucas de Novaria pictor 
non perfeccrit proni promissit dietim altare de quo in snprascripto instrnmento 
marni mei Notarli infrascripti anno proximc preterito de XXI Iunii dicto Io- 
lianni: ideo salris omnibus et singulis contcntis in dicto instrumento et priori- 
bus ipothecis ipsius attenta novalione pactormn sponte etc. promisit et promittit 
dicto Iohanni presenti dicium aliare de quo in snprascripto Instrnmento in loto 
pcrficerc ci illud tradcrc et consigliare et reponere seu reponi facere infra fe- 
s/um Pascale proximum in monastcrio Sonde Marie de Pace videlicet in loco 
Capituli dati ilonastcrii snb pena Jlorcnorum decem januinonim ex nunc la- 
vata et contenta Inter eos de 'communi accordio eorum et attributa dicto Iohanni 
prò justo damno et interesse: et sic promissit eo casu consignacionis et rcpo- 
sicionis ut supra non facte sol cere dictos Jlorenos dèeem ut supra nccnon et ei- 
dem Iohanni restitucre omnem quantitatem pccev.nie quam haluisset a dicto Io- 
hanne occasione perfeciionis elicti al/aris omni poslposila contradicione : et qui 
lohanues promissit occasione per/ectionis dic/i altaris scribi facere die crostino 
dicto Luce libras triginla januinonim de numerato in uno ex baneis de tapeto: 
Sub etc. : Renunciantes ctc. — ■ Actum lamie suprascriplo loco : Anno Domin. 
Natie. MDnono Indiclione undecima secundum lamie cursum die Martis deci- 
ma lercia Februarii in Yesperis: presentibus Ioli. Antonio Yignozo censario Ie- 
ronimo de Tabia tcxtvre paunorum sete Iohannis et Blaxio Merello ctiam lex- 
tore pannorum scie q. Antonii civibus lamie testibus ad premissa vocatis et 
rogatis. (Atti del Mot Antonio Pastorino. — Fogliaz. 27, 1508 . 



CAPITOLO V. 223 

simenti de' Padri gli continuano, con esempio nuovo, 
il consolato dell'arto per un triennio: dal 98 al 1500. 
I Manuali poi della Repubblica, in quella che ne annun- 
ziano la morte, gli rendono onore d'un'opera che cia- 
scun maestro gli avrebbe invidiata. Non erano a que- 
st' ora altri dogi da ritrarre in effigie , che oppresso 
testé l'audace Paolo da Novi e intercetto il ducal prin- 
cipato, nuovamente le fortune di Genova obedivano al 
re di Francia. La tavola commessa a Luca dovea so- 
prastare agli stalli del R. Governatore e degli Anzia- 
ni, rappresentando le devozioni precipue della città.: 
Nostra Donna , il Battista e S. Giorgio. Ma il cielo 
non gli assenti d' eseguirla , nò ( siano i casi o sua 
colpa) fu sollecito egli stesso a spedirsene, perocché tale 
incarico avea dal Comune già dal 1507 con esso un 
acconto o caparra di nove lire. Né i magistrati cura- 
rono a gran pezza d' averla , tanto che ne svanì il 
pensiero, e soprappreso da morte l'artefice , e fors' an- 
che per l'ingrossare dei tempi, passaron'oltre. Quattro 
anni più tardi rivangò la cosa quel Giambattista di 
Davagna che vedemmo priore ai battuti delle Fucine, 
e che ora sedeva nel Collegio degli Anziani : dacché, 
a quel che pare, gli stalli delle pio confraternite non 
erano allora in nimicizia colle curuli. Costui ridusse 
a mente del Consiglio le nove lire sborsate in prin- 
cipio a Luca, mettendo il partito che ricuperate dagli 
eredi di lui si donassero per sovvenzione ad un Con- 
sorzio di giovani intesi a costrursi un altare nello 



224 P 1 T T U II A 

Spedai dello Scalo in contrada di Pre. E coni 1 egli, 
propose così fu fatto ,. e ne abbiamo il decreto negli 
atti della Repubblica, segnato in fronte del 18 novem- 
bre 1511 (1). 

La fine adunque di Luca si rimane chiusa tra il 1.509 
ed il 10, per poco che l'atto si raffronti co' precedenti; 
e parecchi di sèguito la. coartano viemmeglio. La sua 
Bianchinetta in dicembre di quest'ultimo anno, sicco- 
me tutrice di Battista figli noi suo e del quondam Luca, 
dichiarandosi inabile a tal peso, costituisce a tal'uopo 
procuratore uno Stefano di Turbino (2). Perchè invece 



(} ) ►£< MDXIdie XVIII Novembris: Illuslr. D. Regius Genucnsium Gubernalor 
et Magni/. Coristi iim. DD. Antianorum Comaiunis Gemi e in sufficienti et legitimo 
numero congregatimi : Audito Magni/. D. Io. Baptista de Dacania uno ex col- 
legio ipsius Magni/. Senattis dicente anno de 1507 predecessores Dominationum 
Suarum ordinasse magislro Luce de Novaria pictori ut pingerel Imaginem 
Beate Virginis Marie ac Ptecursoris Ioliannis Baptistc et divi Georgii po- 
nendam in pariete ubi Magni/. Senalvs assidei et tamen id numquam perfec- 
turii fuisse nec ulliim esse qui solicitet id opus perfici et sic libre novem quas 
ipso quondam Lucas habuit infra solutionem ipsius operis in manus ipsius 
quondam mag. Luce scu heredes suos remaaerc absque itilo beneficio Commv- 
nis : ideo ipse predictis Dominalionibus Suis nolum /acit et eas orai dignenlur 
amore Dei ipsas peccunias decernere quibusdam juvenibus Societa'em habentibus 
sub Ululo Sancte Marie de Pia in hospitali Scarii qui ibidem altare unum ad 
honorem altissimi Creator is conslrui /acere intendimi. — Esaminala re decer- 
nunt et ordinanl quod ipse Io. Baptista de ipsa Imaginc et seti de pecuniis 
quas ipse mag. Lucas a Communi habuit /aciat et disponat sicut et prout sibi 
/aciendum videbitur : et ita mandant heredibus elicti quondam mag. Luce sive 
uxori sue ut quodcamque in predictis ordinaverit ipse Io. Baptista exequantur. 
(Archiv. Govern. Manuale Diversorum 191, 1511-12). 

i'2; In nomine Domini Amen : Blanchincla filia quondam Nicolai de Barba- 
zelata et uxor quondam Luce de Novaria picloris in Ianua suo nomine ac 



CAPITOLO V. . 225 

ella curi il minore, e si mostri studiosa in più rogiti 
d'i trarlo al meglio, per me lo argomenti chi sa cono- 
scero per ogni verso gli affetti materni. Questo fan- 
ciullo che si chiamava Giovanni , o Giovannetto per 
vezzo puerile, toccava i sette anni appena alla morte 
del padre, e a chi scenda per buon tratto negli anni 
apparisce nella matricola al grado ottantesimo primo. 
Spetta dunque ad altra generazione d'artisti, di mezzo 
alla quale vorremo indagare qual fosse. E gi-a s'augu- 
rava nelle stanze medesimo che furono di Luca quel 
nuovo stile che tanto illustra le prime decadi del cin- 
quecento ; più rnag-i strale , più elegante , più scelto , 
e quel che rilova sopra tutto , più accosto al vero 
senza perdere della nativa semplicità. Bianchinetta , 
rimessa appena dai domestici lutti, in ottobre del 1511 
locò la deserta bottega di Solitaria a Bernardino Fa- 



tanquam hilrix et prò tempore procuratrix Batiste fdii sul ac filli et lieredis 
dici quondam Luce patrls sui et utroque dictorum nominum conjtmctlm et 
divisim pront melius expedlt non valcns commode vacare negociis diete tutele et 
prò tempore care' slns rixico et periculo rerum et facilitatimi suarum : ormi 
ria etc. fecit constltuit et solemni/er ordinavit suum diclis nominlbus veruni 
certuni et ìeglpllmum nuncium etc. : Stefanum de Turbino q. Mlcliaells absen- 
tem tatiquani prescnlcm etc. : Faciens predicta omnia et sinyula dieta Blan- 
chinela suo et dicto nomine in presentla ac de Consilio Icronimi de Barbazelala 
ejus fralris etc. — Dalum lamie in Salta de medio Palacii Scraoalis Com- 
muuis ubi jus reddilur per D. Indicevi Malleficiorum : Anno Domiti. Nativ. 
MDX Indici-ione lertiadecima secundum Ianuc cursum die lovis XVI HI Dc- 
cembris in Vcsperis : presentìbus Vincendo de Regio Notarlo et Dominlco de 
Turrllia q. Raffaelis liabilaloribus lame testibus ad prcmlssa vocalis et roga- 
sti. ( Atti del Not. Cristoforo Rollerò — Foprli.iz. 5, 1503-11 ). 



226 • r i t t u n a 

zolo fìgliuol di Lorenzo , giovane allora e novello 
nell'arte, ma non indarno voglioso di uscir fra i pri- 
mi (1). Così si succedano e s'addentellano per così dire 
i fasti della pittura fra noi, comechè la ragione degli 
anni ci stringa a far tosto un bel luogo a Lorenzo, 
e indugiare il figliuolo per molte pagine e molte. In- 
tanto la scritta di locazione in' è cortese di certi ap- 
punti de' quali ed io mi compiaccio e il lettore non 



(lj In nomine Domini Amen: Blancliineta fila quondam Nicolai de Barba- 
zelata, et uxor quondam Luce eh Novaria picloris tam atto proprio nomine 
quim lamqnam lulrix et prò tempore cura'ric Iohannetini filli sui et diali 
quondam Luce ornai molo jure etc. : locaoit ac Ululo et ex causa locaclonls 
concessit Bernardino de Faxielis piclori presenti et recipienti quandam donvm 
rum apoleca et dimidda canepe excluso mediano in Ipsam hlanchinetam reteiUo 
sittam lanue in contrada Scutarle cui coherct ab uno lalcre dornus Michael Is 

de et si qui sunl etc: ad habenium etc. prò annis tribus veulnrls 

die prima presenta measis iuceptis prò et sub annua pensione librarum triginti 
odo januinorum prò dimidia solcendarum singulti mcnsibus sex etc. Acto quod 
queque laborcria que dictus Bernardinus prò manendo in dieta domo cum apo- 
leca habcrel potius ipsi Blanclilnete dare ad laborandum nec aìiis laboraioribus 
dare possit dum tamen Ipsa Blancliineta sciai dieta laborcria facere : Itcm quod 
si slngulls mcnsibus sex non solcerit ejfectualiler dictam pensionem seu in ali- 
quo de predictis contrajaccret possit ipsa Blancliineta presenti instrumento non 
obstante dictam locare cui volli erit etiam de dieta arte non tamen ipsa Blan- 
cliineta laborcria que fucrlnt dirti quondam Luce dare possit seu diri facere 
aliis personis quam ipsi Bernardino quantum in ipsam Blanchlnelamfuerlt. — 
Actmn in studio Speda 1 ). D. Stefani Bolli juris utrlusquc Doctorls sitto in con- 
trada nobilium de Aurla: Sub anno a Natlv. Domini millesimo qtdng ente s imo 
undecima Indlctlone quartadeclma secundum lamie cursum die Mcrcurli Vili 
Octobrls In Vesperis: presentiòus ibidem Ieronlmo Romassoto q. Ioliannls et 
lo. Baptlsta Scanllia q. Franciscl tcstibus voeatls et rogai Is. — Atti del Nofc. 
T'rbano (Jranello. — F/Qgliaz. ,5, 1510-12'. 



CAPITOLO V. 227 

avrà tedio; opportuni del resto al giudizio de' tempi. 
Non dee mettersi in dubbio che Bianchinetta, sorella 
e sposa di due valenti , abituata a veder colori ed 
intagli e da pulzella e da moglie , apprendesse tanto 
di queste pratiche da porgere mano ad entrambe. Per- 
ciocché nèir accordarsi ch'ella fa con Bernardino pel 
fitto, provvedono e l'uno e l'altra a sovvenirsi di la- 
voro scambievolmente; volendo la vedova, mentre l'altro 
durasse nella officina , aver parto in ciascun lavoro 
che fosse da essa , e volendo il Fazolo che lo opere 
non ultimate da Luca restassero a' suoi pennelli. La 
comunanza dell' arte era forse a que' giorni un saldo 
vincolo alle amicizie, poiché i tre anni pattuiti per la 
bottega non menomarono la stima e la famigliarità 
fra i due contraenti. Anzi come prima Giovan netto 
si fé' garzoncello sugli anni tredici (età consueta per 
andarne a maestro ) Bianchinetta l'acconciò senza più 
con Bernardino p.?r un quinquennio; contenta anche 
a ciò che ben pochi facevano , di vestire e calzare il 
ragazzo entro i termini del tirocinio. A quest' atto , 
che ha il 28 novembre del 151 G , sostenne le parti 
della madre Simon da Pistoia maestro d' orinoli , il 
quale per necessità del racconto bazzica in altri luo- 
ghi del nostro testo (1). 

di la nomine Domini Amen: Mai). Simon de Pistorio mag'ister orogiolorum 
(sic) q. Laurcntii sponte etc. promissit ci promiltit Bernardino Faxolo de Papia 
pictori in Iaaua quondam Laurentii presenti et accentanti f Mere et curare ita 
it taliter cum ejeetu quod Iohannetinus^MM Luce de No varia pictoris etatis 



228 r i t t u k a 

N all' altre rimane di Luca se non ricercarne la di- 
scendenza negli scolari : convenendo al proposito de' 
nostri libri il condurci anzi per successione di scuole 
che per ordine d'anni. Non mi sortì di trovar più di 
duo che possan dargiisi per discepoli certi : e questi 
benché pari d'età, diversi a gran lunga e di patria e 
di merito e di fortuna. Giacomo di Gottardo da Bis- 
sone, aggregato all'arte col numero cinquantottesimo, 
gli fu condotto per alunno dal padre nel 1498 in età 
d'anni tredici : ambidue di quel popolo ( e plebe in 
gran parte ) di scalpellini , che dal contado lombardo 
accorrevano ad empier Genova di belle sculture o di 
marmi a mercato (1). Uscito di disciplina noi riveggo 

amiorum treiecim in circa presens et auliens ci iutcllijens ac consentiens stabit 
morabitur et perseverata cum dicto Bernardino aunis quinque proxime ventu- 
ris ad adiscendum et causa adiscendi dictam artern pitture iti lamia quibus 
annis quinque duraatibus dictits Iohumetinus serviet etfamu'abitur dicto Bernar- 
dino magistro suo in domo apoteca et extra proutfaciunt et f acera soìent similes famu- 
li et discipuli etc. etc. (Atti del ÌNot. Giambattista Parisola.- Fogliaz. 30, 15ÌG,'. 
(1) ►£< In nomine Domini Amen: Gottardus de Bissono incisor lapidnm q. 
Pctri sponte et ejus certa scientia se obligaudo promissit Luce de Novaria 
piclori presenti et accentanti se dictum Gottardum cffeclualiler facturum et cn- 
raturum quod Iacobus fdius dìcli Gottardi presens et consentiens etalis anno- 
rum XIII in circa stabit et persecerabit cum dicto Luca prò ipsiies famulo et 
discipulo causa discendi arlem picloris lune ad annos septem proxime venturo s 
ab hodie atque facicndo omnia et slngula scrcitia dicli m%g. Luce picloris tata 
in domo qnam in appicca et extra et durante dicto tempore non discedet etc. 
etc. — Actim lamie in Bandi videlicet ad bancum mei Notarii infrascripli : 
Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXXoctaoo Indictiom prima seatndum laune 
cursum die Lune primi, Octobris in terciis: -presenti'jus Andrea Fatinanli q. 
Vincentii et Francisco Collato textore pannorum sete cioibus lamie ai premissa 
vocali*, et rojatis. ( Atti del Not. xAntonio Pastorino. — Fogliaz. 14, U9S, N. 2). 



CAPITOLO V. 220 

nò in opere né in memorie che lo commendino; ben- 
ché nelle filze del Not. di Levagio sotto il 1512 con- 
duca da un rigattiere- de Grandis certa bottega in 
contrada, Scuark. L'altro, Nicolò di Canepa, è nostro : 
e significa molto il vedere, che fattosi alla scuola del 
novarese r anno appresso di Giacomo , lo precede por 
diciannove linee nella matricola. I lavori precoci e 
continui paiono d' altro canto confermargli un facile 
primato sul condiscepolo. Se Stefano, il padre di lui., 
tenne fede ai contratti , studiò il giovinetto per anni 
sette con Luca, i quali raffrontati col 99 e co" tredici 
eh' ei contava al suo ingresso, ci conducono al 1506, 
della sua vita ventesimo (1). Uscì poscia di Genova , 



(lj ►£ MCCCCLXX.XXYILII die Sabati XX hdii in Vesperis ad banchum 
Oberti Foliete Notarti: Stephanus de Caneva q. Raffaelis sponte etc. promis- 
sit et solcmniter se obligavit mag. Luce de Novaria piclori presenti et stipu- 
lanti etc. facere et curare cum effcclu quod Nicolauó cjus Jilius presens etc. : 
etatis annorum tresdecim circa stabit et perseverabit cum dicto mag. Luca an- 
nos septem proxime tenturos juxta formam capitulorum arlis pictorum caitsa 
addisccndi dictam artem et ab eo non recedere durante dicto tempore nec /ur- 
timi commutare sed potius etc: ci m set villa facere quejacere conveniunt scr- 
vidis pueris etc. Et versa vice dictus Lucas promissit dicto Slegano et ad cau- 
tcllam mihi Notarlo etc. docere dictam artem dicto Nicolao etc. prò dict.s 
annis septem videlkct prò tribus annis ulllmis tantum solvere prò salario dicti 
Nicholai id quod judicabunt duo boni viri ex dieta arte elligenii unum prò 
unaquaque partium prediclarum judlclo qziorum diete parles slare promisserdut 
etc. ita tamen quod dictus Stcffanus tencatur et obligatus sit dictum Nicho- 
laum pascere et vestire ejus propriis sumptibus et expensis : Renuncianles etc. 
Sub pena librarum decem et ultra juxta formam capitulorum diete arlis etc. — 
Tesles Simon de Iugo q. Lanfranci et Vincentius de Regio Baplisle. (Atti del 
Not. Agostino Foglietta. — Fogliaz. 1, H'77-1500). 

Vol. II. - Pittura. 2;) 



230 PITTURA 

o per recarsi a più larghi studj, o per trovare il suo 
nido, ch'è villa sulla fiumana di Sori , o per sospetti 
men giusti ,. come lascia supporre un salvocondotto 
oh'ei conseguì dalla Signoria per decreto del 28 gen- 
naio 1510 (1). Rientrò adunque in Genova sull' uscir 
di quest' anno ; ed è credibile a pena come a pittore 
novizio ed assente dopo i rudimenti delia scuola ab- 
bondassero le commissioni. 

Non giunse quest' anno al suo mezzo , che già i 
Confratelli di s-. Stefano , per voce del loro sindaco 
Gio. Agostino de Franchi de Paoli , gli si affidarono 
d'un ricco* altare allusivo al titolo della lor Disciplina, 
mandando a due periti la stima del prezzo, pur limi- 
tandolo in ducati quarantacinque. Poche frasi ha que- 
st' atto che non si leggano in altri mille: ciò nondi- 
meno è' notabile laddove accenna allo spendio dell'oro, 
del quale non si saziavano gii uomini della Casaccia 
finché non toccasse al valore di dieci ducati; e a far- 
sene più canti stipulavano di dargliene alla giornata. 
Del qual vezzo parlando altrove , credetti giustizia 
sgravarne un tratto i pittori e farne carico ai coni- 



li) MDX die XXVFIl Tarmarti: Damus et concedimus amplum tutum lar- 
gum et liberum salvumconductum Nicolao de Caneva pictori venienti ad pre- 
scntem cicitatem ibiqae standi morari negoiiari et pernoctari exindcqiie semel 
et plurics prò libito reditum luto libere ac impune omni reali et personali mo- 
lestia ac impedimento prorsus cessante presenti vero salvoconducto durante qui 
Jiodie iìicipiat et duvet per annuiti unum etc. (Arehiv. Govern. Voi. Literarum 
di Gerolamo 'Loggia cancelliere. - 1507-10). 



CAPITOLO V. 231 

mittenti; ond'ò che il fondar su quest'uso il giudizio 
d'un' età e d'un autore , è spedien'e che può fallire i 
più accorti (1). Quest'opera svegliò desiderio nell'arte 



(1) ^ In nomine Domini Amen: Nico'laus de Canneva pictor Stefani spoiiie 
et ejus certa scientla se obligando promissit et promiltit Io. Angustino de 
Franchia de Paulo q. D. Baptiste presenti et acceptanti tanquam sindico et 
procuratori Domus Disiprinatorum (sic) seu Casatie Sancti Stefani de Ianua 
et ad cautelimi mihi Notario infrascripto stipulanti et recipienti nomine et vice 
Universitatis homiunm diete Domus Disiprinatorum depingere et in toto per/i- 
ce re et compiere altare unum Sancii Stefani lamie desijnalum et inccplum cum 
pjuris Sanclorum qui in des'gnacione dirti altaris apparenl designati et for- 
mati infra et per totum mensem Iullii proxime venturum et cum auro compe- 
tenti videliect esponendo in eo altari prò stimma ducalorum decem auri : et 
iU.ud altare sic ut supra in toto perfeclum decenter et competenter /radere et 
consigliare dicto Io. Angustino dicto sindico et procuratorio nomine diete Do- 
mus ut supra infra et per totum dicium mensem Iullii sui pena librarum vi- 
giutiquinque januinorum ex nunc lavala et convenia de communi accordio io- 
ter eos et attributa dicto Io. Angustino dicto nomine prò ipsius dicto nomine 
justo damno et interesse: Et quod quidem aliare non sit mijoris valor is duca- 
torum quadraginta quiuque in quinqwiginla et non excedendo dictam summam 
cum sic actum convenlum et declaratum fuerit inler eoi. Et e conoerso diclus 
Io. Augustinus dicto s'indico et procuratorio nomine et suo proprio et privato 
nomine dare et solvere promissit dicto Nicolao pictori presenti et accentanti ac 
stipulanti pretium dicti altaris quandocumque fuerit in luto perfectum ut supra 
dicilur cstiì/iandi per duas peritas personas super hujusmodi eligendas per dic- 
tas parlcs videliect unarn prò qualibct eorum dummodo tamen diete due persone 
c'igende non excedant nec excedere possint prò earum judicio ultra seu preter 
dictos duratos quadraginta quinque usque in quinquaginta prò prelio ipsius 
altaris: Et in cousignacioue et tradizione ipsius altaris in loto perfecti ci ex- 
pleli decenter et competenter ut supra diclus Io. Augustinus suo et dicto no- 
mine dare et solvere leneatur et debcat et sic promissit et promiltit pretium de- 
claratum seu declarandum ut supra salvis suprascriplis ex quo quidem prctio 
diminuatur et diminuì debeai dicium aurum prò stimma dictorum ducalorum 
decem in dies et dietim damimi et tradendum per dietim Io. Augustinum dir/o 



132 ]' i t t u i; ,\ 

de' calzolai d'averla consimile, non so in qual chiesa, 
la loro ancona , e commettendola indi a tre anni al 
Canepa, glielo imposero per legge espressa. N'è prova 
un rogito, di cui non vidi né il più guasto dagli anni 
né il più muffato dall'umido; tantoché mi si perde la 
vista a cercare il maggior tema della pittura, laddóve 
per gran mercè lascia scorgere* che i ss.-Gio. Battista 
e Sebastiano occupavano i lati. Per vero, se il tempo 
è nemico pessimo d'ogni più cara memoria, ebbe quivi 
cagione di fare strazio : però gli sia reo se il documento 
esce in luce benché interpolato e malconcio (1). Se non 



nomine ditto Nicolao pictori exponendum in dicto altari ut supra secundum et 
prout exponetur in dicto altari dietim per.dictum Nicolaum piHorem ormi post- 
posila contradicione : Rcnunciantes etc. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad 
banam mei Notarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MDdecimo Indictione 
duodecima sccitndum lamie cursum die Lune rijesima septima Maij in Vcspe- 
ris : presentibus Simone de Multedo calsolario q. Stefani et Blaxio de Solario 
q. Nicolai eivibus Ianue- testibus ad premissa vocatis et rogatis K (Atti del Not 
Antonio Pastorino — Fogliaz. 2:3, 1510, n. l!. 

([) >5< MJDXIII die Marlis secunda Augusti hora nona in claustro Ecclesie 
Jì/agioris (sie) lanuensium Sdncti Laurentii Indictione XV. — In nomine Do- 
mini Amen: Nicolaus de Canepa pictor filius Stefaui magior (sic) annomm 
vigintiquinque palam et publice negocians et faciens facta sua etc. sponte etc. 
se obligavit Bernardo Rido Qeorgio de Casutana lohanni Bianco et Angustino 
de Caursio Consulibus artis ciligariorum Ianue anni prescntis Leonardo In- 
sule et Angustino de Medidano et Benedicto Machagio trihus sindkis et prò- 

curatoribns diete artis facerc et depingere quandam Magestatem 

cum altari curii tota istoria mortis Saniti lohannis 

Bapliste ex parte dextra et Saìicti Basliani ex parte sinistra cum auro fino 
de ducalo et coloribus de (ileo prout et qualis est quedam Alqgestas seu altare 
existens in Domo Disciplinatorum Sancii Stefani et de Ma boniiate proni est 
Uhi Magiestas et sub Ubi forma prout est (lepida ex papiro 



CAPITOLO V. 233 

die il distruggere è cieco ; e dalle ingiurie che ha 
patite la carte, scamparono preziose notizie, ed intero 
il disegno che Nicolò presentava ai consoli ed ai pro- 
curatori de' calzolai , i cui nomi si scrivono in capo 
alla polizza. Le forme decorative, a fuggir l'esile de' 
secoli addietro, dan forse nel tozzo, ma preludono alla 
eleganza latina che invalse di poi, e con più di pron- 
tezza che non prometta 1' età del dipinto. Ascende 
1' altare in tre ordini ; prima per due pilastri che 



parmorum dnodeeim et in, latitudine parmorum odo infra diem vigesimam quar- 
tali mensù Octobris proxime venturi. Versa vice dicli Bcrnardus et socii 
sponte promiseruìit dicto Nicolao presenti etc. dare et solvere dicto Nicolai» 
ìihras centum lamie prò sua mercede pingende- diete Majestalis in modum in- 

frascriptum videlicet libras quinquaginta infra festum sine aliqua ex- 

ceptione : et prò dirlo Bernardo et omnibus predicte artis intcrcesserunt et fi- 
dej'isserunl Anlonius Iscttus et Iolianncs de Lerma calijarii in soìidum prò 
ìilris quinquaginta tantum : Acto etc. quod depicta que erit dieta Majiestas 
dictus Nicol&us eligere teneatur unum caìigarium sua parte et dictus Bernar- 
din et socii dicto nomine tcneantur eìig ere unum alterimi eaìijarium qui j adi- 
care debeant diclam Magestatcm et judicio ilio tcneantur si dieta Magicstas 
erit de illa bonitate et s ab forma prout promissit dictus Nicolaus et si judica- 
tiim erit per dictos caligarios eligendos per eos ut supra diclam Mageslalcm 
non esse de illa bonitate et sub illa forma prout dictum est quod possil dictus 
Bernardus et socii dictis nominibns 'restituere dicto Nicolao diclam Mage- 
slalcm et teneatur dictus Nicolaus restituere dictis Bernardo et sociis dicto 
nomine illam pecunie quantitatem Acto edam quod si dicti Ber- 
nardus et socii dicio nomine non dederint et solvermi dicto Nicolao dictas 

libras quinquagiuta per et infra diclam diem XV Scptembris 

quod tutte et co casu non teneatur nec obligatus sit dictus Nicolaus tradere 
diclam Magiestatem usqucquo non dedissent et solvissent predicto Nicolao dic- 
tas hbras quinquaginta. — Tcstes dcronimus de Coronato et Francischi^ ejus 
filius. — (Atti del Not. Ambrogio di Serravalle. — Fogliaz. 2, 1513-28). 



23 \ riTTUR A 

aggiungonsi in arco tondo ed aprono un maggior 
arco nel mezzo , indi per duo lesene entro alle quali 
si gemina l'uno in duo vani, e ultimamente, dopo un 
largo attico variato a fregi di stil moderno, uno spa- 
zio saliente in triangolo e fiancheggiato da graziose 
volute. Non lascerò di notare che nello schizzo, entro 
i campi mezzani si leggono due nomi di Beati , o 
scomparsi od ommessi nel rogito : i ss. Tommaso e 
Stefano. Anche qui si vuole oro in copia sul fare an- 
tico; ma quanto alle tinte si prediligge il moderno e 
si tiene all'olio ; tanto piacciono ai molti le cose che 
meglio splendono. In somma il collegio de' calzolai 
volle in tutto emulare i Battuti di s. Stefano , come 
altre due Consorzie nella chies/a del medesimo nome 
gareggiarono a fronte a fronte. Quivi avcan loro altare 
due Confraternite, col titolo l'una di Santa Croce, di 
Nostra Donna l'altra; e la prima l'aveva già adorno di 
bella e. recente icone. Battista da Bargagli e Giovanni 
Campanella Priori dell'altra, in aprile del 1514 fan 
capo a Nicolò per un'imagine di Maria fiancheggiata 
dal Precursore e dal Protomartire, in tutto e per tutto 
rispondente in bontà alla vicina, e soprattutto che non 
iscada al paragone dell'oro (1). Per atti così conformi 



[1) In nomine Domini Amen: Baptista de Bargalio coralerius d Iohannes 

Campanella Barlholomei Priores Consortie Sanrte Marie in Ecclesia Saacti 

Slcphani lame ex una parte et Nicolaus de. Caneva pictor ex parte altera 

s ponte pcrcenerunt ad infrascripta patta: Renuncianlcs etc. Videlicet quia ex 

causa dlctormn pactorum dictus Nieolaus sponte promiss it et promittit dictis 



CAPITOLO V. 2ri5 

non aggiungo parole; ma tengo par fermo che le due 
tavole fossero entrambe del Canepa; pittore senza dub- 
bio valente e da far onore al maestro, ma specialmente 
accetto ai Disciplinanti , all' infuori de' quali non La 
memorie. Bensì ricompare tre anni dopo , e por l 1 ul- 
tima volta, in fatture d'ornato per case private; e noi 
a tempo debito gli renderemo ragione anche in questo. 
Vien terzo fra i primi di questo capitolo Lorenzo 



Priorilvs nomine et vice totlus Solietatis conni facevo altare unum cum figura 
et imagine Beate Marie in medio et siiblus dietain imaginem L'eate Marie dic- 
tam Società tem liomimmi et mnUerum : a la'.crc redo Jìguram seu imaginem 
Sancti Stephani et Sancii Iohannis Baplistc: ab alio Intere imaginem sauctorimi 
Benedicti et Antonii: bene laboratam et cum colloribus bonis et optimis et bouis 
laboreriis et diocs auri provi sunt collores figuraruvi Consortie Sancte Crucis in 
dieta Ecclesia ponendo omnia conoenienlia ad dicium aliare in totum completimi 
per medium mcnsem Mai} proxime venturum. Versa vice elicti Jìaptisla et Jo- 
hannes Priores anteelicti nominibus quibus supra preseìites acccplautes predicta 
promisserunl imusquisque corum in solidum e idem Nicolao presenti ci stipu- 
lanti cidem Nicolao prò sua opera et laborerio dare et solvere lilras triginta 
Tauv.c in ìiunc modum videlicet intra fesium Pasce Resnrressionis (sic) proxi- 
me venturum libras decem et odo lanue et restimi consigliato dicto altare inde 
ad menses quatuor proxime venlur.s cmni cxecplione remota : Que omnia etc. 
Et prò ipsis Jìaptisla et lohanne prò prcdletis omnibus attendendis et obser- 
vandis per eos ut supra interccsserunl ctjidejiisscrunt D. Presbiter Ieronimus 
de Carmagnola Benedieius Cavalla spcciarius Lazari et Barlholomeus de Cade- 
martori etiam spcciarius Petri et lihanncs Zenogius textor pannormn sete 
lacobi et quilibel eorum prò sua quarta parte. — Aclum lanue in plano lurgi 
Sancii Stephani juxta Ponliccllum videlicet ad bancum mei Notarli infrascripti: 
Anno a Natio. Dom. MD'XHH Indidione prima seciinetum cursum lanue die 
lovis sexla Aprilis hora prima noclis vel circa: prcsentibus tcslibus Thoma de 
Lagoraria textore pannorum lane q. Iohannis et Andrea de Honeto car:alore 
q. lacobi specialitcr ad premissa vocatis et rogatls. |( Atti del Not. Giovanni 
de Benedetti. — Fo-liaz. 13, 1513-14). 



230 PITTURA 

da Pavia non altrimenti che nella matricola, e s'apre 
il varco fra una nebbia d'errori, comune a que 1 pochi 
il cui nome non ci fu igaoto : poiché degli altri si 
tacque ad un modo il falso ed il vero. Di questo Lo- 
renzo che al battesimo aggiungeva alcuna volta il 
papiensis rimase un confuso ricordo fra i savonesi per 
una tavola da lui colorita in quel ritrovo d' insigni 
pitture che fu la chiesa de' Rifurmati a s. Giacomo. 
Di questa avverrà che si parli , ma senza distrarla 
dall' anno in che nacque. Altre pagine conobbero il 
Lorenzo da Pavia sopra un quadro che vinse i secoli 
e tuttora esiste per istrana ventura, ma in quel titolo 
non sospettarono il Lcmrenti'is de Faxolo, ventunesimo 
della matricola , e sì il lasciarono com' egli giaceva 
nelle tenebre antiche. Disponiamoci pertanto a drizzar 
gli uni e a metter luce negli altri; fatica non oziosa 
né troppa per un artefice che visse lunghi anni e 
morì fra noi, e che più impurta ci fé' bella la patria 
di rari dipinti. Ma innanzi tutto si restituisca la pa- 
tria a lui stesso , contra le mal caute induzioni dello 
Spotorno , accettate e fin presso al giocoso amplificate 
dal Torteroli. Perocché il dotto Padre, per naturale fa- 
cilità nel congetturare , e più anche per gentil desi- 
derio di guadagnare onoranza alla sua Liguria , potè 
senza assurdo dubitar nel Papiensis un pittor da Sa- 
vona, là dove i Pavesi, farniglia d 1 illustri natali, han 
titoli degni ed antichi. Ma il chierico savonese, rigon- 
fio del nuovo fregio che ne verrebbe alla terra, d'un 



CAPITOLO V. 237 

tratto di penna voltò il dubbio in certezza, e sproposi- 
tando di parola in parola conchiuse, non senza stomaco 
di chi legge : u e queste mi sembran ragioni ». Parve a 
costui gran ragione che Lorenzo non fosse da Pavia , 
perchè in luogo del de Papia aveva soscritto papiensis; 
come a ragion d'esempio non avrebbe creduto da Ge- 
nova chi firmasse januensis e non de Ianua. Ma chi 
starà saldo a quest'altro argomento ? Se da Pavia fosse 
stato Lorenzo , pittore qual è di gran polso , sarebbe 
noto di fuori ; or s'egli non ha il suo nome fuorché 
in Savona, dee dirsi senza più savonese. A sì fatto 
bravare di fantasia verrà incontro la pacata autorità 
dei documenti, eloquente più assai d'ogni altrui parola, 
a mostrare il Lorenzo né savonese, né ignoto altrove, 
né spettante a Savona se non in quanto da' generosi 
suoi cittadini si eleggevano e si chiamavano dalla Me- 
tropoli i maestri più riputati, ad illustrare di squisite 
pitture i lor palazzi e i lor tempj. 

Lorenzo Fazolo si lascia scorgere primamente in 
Genova del 1494, e verosimilmente avea seco Bernar- 
dino suo figlio fanciullo quinquenne, ornamento gran- 
dissimo della nostra pittura nell'epoca appresso. Con- 
tava allora 1' anno trentunesimo , che il mostra nato 
nel 1463, ed era già privo 'del padre che nominossi 
Pierino. Né però l'avevamo da lunga mano fra noi , 
dacch' egli si annunzia in presentiarum lanue prò ple- 
tore commorans nel contesto dell' atto ond' io attingo 
le presenti notizie così pregevoli alle arti e alla loro 

Vol. IL — Pittura. 30 



28SB 1' I T T C IR A 

istoria. Questa curia ricorrerebbe per avventura ;a b<»;i 
altra materia, se tali notizie di Lorenzo non prevales- 
S8HKD ;ael .©igni dite© risjpette.; %emdlii ; è ]pm (eamlfoiair «ila 
jlitMrgf© man iimiltemKfl;© dh : ' dlllai im;aaadkii <-ul suo.® §bfi&. Baie- 
nm©:$ranE0 mi Cjokmieda g?ià ietto « «la «Hiksii àaa jpàià Iibbd- 
;gM, o G-iAi\rBAir!rrsTrA ;ot© ©gli© m. jpaiiiar jro$ràam©mlti&, 
uvea eeam]pre .-Sa aoaa &©,. (SiiMDO^rDiDACDeissj-MisO'RA, peT 
soprannome il Barbetta, due forme o stampini di carte 
da giuoco: certamente per farne suo traffico, dandovi 
sopra di tallita mwt volita impresse. 11 negozio m'osa anni- 
dò senza Miti, non s'acquetando il Barbetta »& mia resto 
di lire cinque milanesi cine il Canonica- g55 awa <iate 
a riscuotere jpeT lettere uMa mogia© in Pavia. E pavesi 
eram tutti, con questo più, ciré Loeenzo era stretto di 
parentela al Cornarboira: nulladinieno per la seriifctana 
che abhiam tra mani, testificò solennemente -del vero 
contra le •costui pretensioni (1). Ora nel dettato del no- 



li In naninc Dammi Amen: :\" ove rimi amwcr&i et siiKjuU quemad'modura m 
mei Molarli et tesUum Lupasvriptomra ad %oe speciaiiter rocatonem <ot n 
rum /presentiti /personali, <c v rrtnst.il u f us Laureati u» de Faxioiis de Pajvia fwÉmr 
quondam PienwJnvi m ipresentiamm lamie prò pietose mmmmmas tteslk somma- 
rie tei ,ud <eten'&a/m mei memm-iam foro fide utilibet facienda ■prodnetus ad iustau- 
iiam tìt reijiiisicionem &&rtiholx>m&i .de Papia piclorts quondam loliannis cicis 
el MMtatards fiamme próbwre mlemttis et ,0am facene -de ùifrascriptis: wiìMJcet 
qntod mei me/rittvs fmt iet est qmd de mito predirne preteriti® /ante fe&ttam Nati- 
vitatis 3mwti Soikastaes iaeahiiis és. (Gaimaaìkar-a diete BaAeia 4e Bapia <pd 
fer.it c&rtas jm'/mw s&u far mmm jformwnm pow feibnnmdo icavites >caM$a iln- 
denSii la. Baliste jfto (d'ioti 'Bmtfkmkiwsi ipso BaaltMoasaBO iimkmite fmt tm- 
vmtw ultra soldos pwnqmagiimita dms ammette lame qim ìaémrat de dt prò 
occasione dictarmm fv/mantm refi mmifettmr.e iiipswncm sm mer,eolk i^sms Io- 



CAPITOLO V. 2gg@) 

ifam imm wol mM ^fàmmm wm. $mMim $m pcA <à&mm: 
VAiai m doppio) ligxiiiMdiOj (àìm miei f& mm <e p^asa 
sejpm aBMriLliJL aJiM.. È ioti pimo» Ifraog®» ma Moine <$& (&0&- 
giungersi alle scarso nozioni che sulle carte da. giuoco 
hm §M stessasi <$&CM cM<^@j$Ì&i @3 ieMtiÉì^liQ) : ; m 
i@l Wmm® gujaraaromM» teli® $& mm $m^toàm litigio. 



iterate; laeoltó pM siM dkmitmv Uhm- qmuim nwmlfc MMMmm %m qmfom 

ipso Bartliol.pm.eus fecit litoras seti apod'wwm. uxori sue- nk wltwmk <UtfWs Ut- 
ti»m qwìiqpe mmeM MjeMolanì elìclo lohmm Imohn <mk dififm J£wfà9lomm&j 
dùim ltìm:m dMtit Qk em acceptaoit p-o sai ufficio ne et ad complcmcntum mm-- 

<m$& dMmmm $mmum et; itm g$u mk vmUm ek pteMtìm wtervmtrmk te 
/iamw tempore; m^mm^/fb 4t d& ipieèMm salwmtitffl- <&<b :■. 4&J,ufa> e.idmk tmtk 
om^wM^mmmàb 4fe saréfiwte ìfamh ■■■■ suo jwwnmk< tmMffiumtfr &$mUnm<k 
esse; ojnnm, ek smonta m^f.Um wM»Mtii,—-Merrogat'us de cwm s$iffi!,ifc %-- 
QjjonMk qn<ì&, iipm t&spi$ } twiguaniì pr>oyiwifi4m iitìk 5al?#i?fti& I ; a#obi pneMtééfc 
mtfpw&tò iiiUéiviìMis, 'sic) inier.fiiiik et: e&tt wfs q^M pe? mvdùim., ip$ju$ fc#fe 
ptòtopemnà wjpwmfyfa Wsm fimefo qfwk fflk dMmi $m< ®t$m !#$?&■- 

lomeunj d-teto lohaiini Iaeobo cjus, eUectione aut acciperct mas. Jkrmas : mi. 
GO)i£eidm rcwxiicrot de librili rpwique- ww/£ Mediolani ad. W#$§fflffi<?dM(k %k 

mpra:.: pi lofe^uffies: Im&j^m w: wMtifmk WMm <M$tm UWMì qmmp& Wit 

diolani ad compierne ninni; itf mpra quam die ti.s forni fis et ita est rei, WflÌMs^i 
p',ed)ì$l(k, iy^fcemmiÉ. Uc lamie m (fafflb ìuiUtatmis $&M ^f^Sw^i fflfr- 



/■<\t/ftfus si attinet produce/ili rcspionMk^fi^, — IpUfiMOgat^ si, q<{£ $#% sfi#c($t>, 
QomrnoM: vel mcowModi de presenti t#®$fjm$im mWWM ^m-.— &^W0!m 

q%$w gJìqMsì eM eà qptwìèm hafak m bmm <& qmm. pwAw% n^M <&fàm<b Wr- 

mmm pmm <Safe mMk gtywtòm mi$M # iwmmk mk tifatomi WprWmqfà- 
Anm ifomm. Wtfw>. MGWfflX£g$gpMb Mm¥pm <^&mm mmàm 



240 1' IT T U lì A 

non lo tirava a Palazzo per aprirsi del vero con giu- 
ramento. E però le sue sorti ci deon essere più grate 
a conoscere , quando le intendiamo dalla bocca sua 
propria. Al già detto soggiunge cosa che noi pone fra 
gli alunni della fortuna ; così magra ricchezza sono i 
dugento fiorini eh' ei confessa per tutto suo avere. E 
tal sarebbe ( cred' io ) di molti se ci aiutassero le carte : 
paghi ad onesto vivere, e fra parsimonia e semplicità 
tutti intesi nella gloria dell'arte. 

Alle prime notizie dell' artefice convien che se- 
guano i primi lavori. Le Povere di S.Silvestro (come 
è noto al lettore) venian mettendosi in assetto della 
lor chiesa, aiutate dalla privata pietà, e non è lungi 
da queste linee il beneficio d' Agostin da Zoagli che 
fece loro una suntuosa cappella con tavola in sull'al- 
tare ed istorie sulle pareti del de Ferrari pavese. Da 
quell'opera in poi eran corsi cinque anni, e mancava 
tuttora quel che ne' sacri recinti è prima cura ai de- 
voti : l'ancona dell' aitar maggiore. Di tanto sovvenne 
alle monache Leonardo Cibo del fu Baldassare, e non 
mica sottilizzando nel pietoso dispendio, ma deliberato 
a qualsiasi mercede purché la tavola e i fregi di essa 
reggessero a paro d' un' altra che Luca Spinola avea 
di proprio e per simile uso a Coronata in Polcevera. 
Di quest' ultima mi falliscono gli atti, benché il nome 
di chi la commise è promettitore di cose non picciole. 
Che il Cibo per 1' opera di s. Silvestro mettesse gli 
occhi in Lorenzo, non è dunque scarso titolo di lode ; 



CAPITOLO V. 241 

tanto più elio alle convenzioni, per lo quali si forma 
il prezzo sul prezzo della suddetta, non veggo fram- 
mettersi clausola che suoni dubbio non che sfiducia 
sul valor del maestro ad eguagliarla in bellezza (1). 
Talché, se le memorie del Fazolo in Genova non mi 
tardassero alquanto, sarei per credere che uscissero en- 
trambe da' suoi pennelli ; sì franco è Leonardo al pre- 
scrivere e Lorenzo ad assumere il patto. Ad ogni modo 



(1) \%4 In nomine Domini Amen : Laurentius de Faxollis de Papia pictor 
quondam felrini ex causa pactorum et prò precio infrascripto sponte etc. : 
promisit et se obligavit nobili Leonardo Cibo q. D. Baldasaris presenti et sc- 
lemniter stipulanti eidem Leonardo infra Kale-ulas Iunii proxime venturi la- 
borare'faccre construere fabricare et depingere altare tabularti seu anchonam 
allaris majoris Ecclesie Dominarum Pauperum Monialinm Sancii Silvestri Ia- 
nue ejusdem quantiiatis qualitatis et bonitatis ac pulcritudinis quante et qualis 
est altare mojus Ecclesie Sancte Marie Coronate qued fieri fec'd Magni/. D. 
Luchas Spinula cum imaginibus tamen et figuris quas diclus Leonardus elle- 
gerit et volnerit ac ordinaverit: et hoc sumpUbus et omnibus expensis propriis 
ditti Laurentii prò precio et nomine illias predi quo laboratum et fabricatum 
fuit ac factum et depictum dicium altare Sancte Marie Coronale quod precium 
diclus Leonardus dare et solvere promisit eidem mag. Laurentio in dies se- 
cundum laborerium jleidum ita quod diclus Leonardus debeat et teneatur et ita 
promisit solucionem integram facere statim adimpleto et recepto laborerio et al- 
tari predicto per/ceto. Et ex nìinc dictus Laurentius confessus fuit habuisse 
et recepisse a dicto Leonardo ducatos decem auri largos eidem tradditos et nu- 
meratos in presenlia mei Notarti et testium infrascriptorum in solucionem pre- 
dica predi. Ex adverso dictus Leonardus promisit eidem Laurentio solemniter 
stipulanti dare et solvere dietim precium ut supra. — Actum Ianue in Fossa- 
tetto ad bancum mei Notarii infirascripti: Anno Domin. Naliv. MCCCCLXXXX 
sexto Indictioìie XIII juxta morem Ianue die Iovis septima lanuarii in Ve- 
speris : Tesles lohannes Griffiotus q. Andriani et Pele^rus de Octonello spe- 
c arius q. Antonii vocali et rogali. (Atti del Not. Nicolò Raggio. — Fogliaz. 
23, 1496). 



242 PITTURA. 

ho per fermo che costui capitasse in Genova pittor già 
maturo, e più di tulio mei persuade lo stile che non 
tiene d'alcun altro in Liguria, e si professa più devoto 
all' antico che al nuovo, Anche i metodi ad olio, non 
prima in uso che a questi tempi, e che a lui s' attri- 
buiscono in tutti quasi i contratti, paion dirlo educato 
in iieuole non nostre. 

Due anni dopo , cioè nel 1498 , ra 1 imbatto in un 
secondo lavoro, del quali non posso far cenno eh' io 
non torni a memoria del genovese bei fasti di reli- 
gione e nomi augusti per santità. Da questa data e da 
questo dipinto incominciano li opere grandi e bellis- 
simo ( e aggiungi pure continue ) d' una chiosa novella 
in cui parvero i nostri patrizj invaghirsi con ispeciale 
alletto , dimentichi , varrei dire, d 1 ogni altra , se noi 
mi vietasse il perpetuo largheggiare che feeero ne' 
sacri tempj, Più volte m'incontrò di aprir bocca sul- 
1' Annunciata de' Minori Osservanti nelle contrade del- 
l' OUviUà \ la quale fin d' ora, § una volta per molte, 
U@n vuoisi confondere colla chiesa al Guastato, che no- 
minata a quo' giorni da s, Marti, più tardi ebbe il 
titolo, attuale dal trasportarvi?! appunto de 1 Padri, Ser- 
ie questa viein di Porteria e a ridosso dell'Acquaiola, 
sformata assai presto dall' opera de' baluardi, ma non 
dini§ntie.a dei titolo antiee ; o se talora lo ©ambia tulle 
labbra del peplo, egli è dalle gtang© ene v'ebbe poieia 
e dal eulte ene ¥Ì risedete tuttora quella serafina d'amore 

cr+e fu Cattari netta de' Fìesohi annoverata te i santi. 



CAPITOLO V. 243 

Nell'anno a cui ci ha condotti Lorenzo Fazolo, Catta- 
rinetta già vedova di Giuliano Adorno, o schiva delle 
glorie mondane, faceva sua delizia una povera stan- 
zuccia nell' attiguo Ospedale di Painmatono , e '1 ve- 
gliare le notti, e affrettarsi le lunghe giornate a rac- 
consolare, ad assistere, a medicare, quanto potesse nella 
accesa sua carità , le povere inferme che popolavano 
quel mesto recinto. Or dunque ci sia lieto I' inatteso 
incontrarla che faremo in notizie d'arte, anzi all' uopo 
d'un bell'altare che il nobile Gianotto Spinola di Lu- 
coli intendeva ad erigere in detta chiesa , entro una 
sua cappella col titolo di s. Francesco. L'appellativo di 
questa ci dà l'argomento della pittura, la quale costò 
allo Spinola diciotto ducati d'oro, già in parte ricevuti 
da Lorenzo un anno addietro; chò tanto s' indugiò 
nel lavoro. Sui principi del 98 si rinnovarono gli ac- 
cordi, e questa volta per pubblica scritta; dove il pit- 
tore si obbligò di rizzare la tavola sul proprio altare 
innanzi al venir della Pasqua, sotto pena di dieci du- 
cati. Contentavasi pure di sciorre il contratto e ripi- 
gliarsi il quadro, se a due maestri dall'arto e al Padre 
Guardiano con loro, non paresse degno e del luogo e 
del committente. Parole aspre ; ma stavano ci' altro 
canto signoril costume e liberale fiducia, però che di 
presente gli si sborsava la somma interi, e cinque du- 
cati gli si offri van di strenna, pel caso cho gli arbitri 
giudicassero l'opera non pur conforme ma superiore 
alle promesse. Assente dalla patria Gianotto Spinola , 



244 r i t t u r a 

procurava per lui la consorte Banina , nò volendo que- 
sta o potendo recarsi al notajo , delegò la Cattarinetta 
a far consegna de' dodici ducati che compievano il 
prezzo (1). Fu segnato il contratto in un picciol re- 
fettorio dello Spedale ove guarda alla chiesa che dovea 
accogliere fra pochi mesi l'ancona: ma niuno dei pre- 
senti in quel luogo, e men d' ogni altro la modesta 
Cattarinetta, invaginavano a qual beata si alzerebbero 
un giorno gli altari in quel tempio medesimo, e s'appen- 
derebbero voti, e si consacrerebbero colori e marmi. 

Ed eccoci un' altra volta all' epoca infausta per ogni 
artefice; né v'ha cagione perch' ella privilegiasse Lo- 



(1) In nomine Domini Amen: Magister Laurentius de F&xollis de Papia 
quondam Petri pictor in lamia sponte confessus fuit et in veritate publica reco- 
gnocit ac confitetur et recognoscit mihi Notano injrascripto lanquam publice 
persone officio publico stipuliti et recipienti nomine et vice nob. Ianoti Spi- 
ntile de Lucuto q. Baptisle q. nob. Ricardini licet absentis et per me eidem 
Ianoto ac ejns heredibus et successoribus se magistrum Laurentium habuisse et 
recepisse jam anno uno proxime preterito in circa a dicto Ianoto tunc exislente 
in Ianua ducatos sex auri et nunc habuisse et recepisse in presentia mei No- 
tarti et tcstium i/i/rascriptoram ducatos duodeeim auri largos a Banina uxorc 
dicti Ianoti licet absente deferente Domina Catarineta uxore quondam D. Iu- 
liani Adurni ibidem presente commorante in Hospitali Pammaloni lanue qui 
sunt in summa ducati duodeeim (sic) qui sunt in solucione 'predi aitar is po- 
neiidi in capella dicti Ianoti sub vocabulo Sancii Francisci sita in Ecclesia 
Sancte Marie Anminciate lanue Ordinis Minorum Sancii Francisci Observan- 
tie : et quod altare dictus magister Laurentius promisit mihi dicto Notario in- 
frascripto quo supra nomine stipulanti bene et sufficienter fabricare ac pingere 
et finire infra festum Pasce Resurectionis Domini proxime venlurum ita et ta- 
liler quod in dicto festo dictum altare sit positum et affixum in dieta capella 
et hoc sub pena ducatorum decem auri largorum ab ipso magistro Laurentio 
irremisibiliter aufercndorum et aplicandorum dicto Ianoto prò ejus justo damno 



CAPITOLO V. 2hÒ 

renzo. Corse aneli' egli 1' altrui fortuna , e quando 
prima potè rifarsene, ebbe compagni i migliori e nelle 
opere e ne' guadagni ; più riguardevole in ciò , che 
fra gente matura contava a pena 1' ottavo lustro. Al- 
ludo a cose già note ; ai dipinti cioè che nel 1502 
eseguiva nel Duomo, e nell' anno seguente al Carmi- 
ne, in amichevole consorzio col Barbagelata e col Brea. 
Ma se di costoro non è cognita in tal anno verun'altra 
pittura d' alcun rilievo, pel Fazolo ve n'ha più d'una, 
ed una cotale che per ampiezza di spazio, per gravità 
di' soggetto, per quantità di mercedi non trova somi- 
glianza in quel secolo. Anelando al descriverla fin dove 



et interesse: et quoti altare si non fuerit sujicieus et pulcrum judicio dirti 
Ianoti et Fratrum diete Ecclesie Annientiate tcneatur dictus magister Lauren- 
tius reddere et resliiuere eidem Ianoto dictos ducatos decem octo et dietimi al~ 
tare restet dicto magistro Laurentio: si cero dictum altare fuerit sufficiens et 
pulcrum judicio dicti Ianoti et Fratrum diete Ecclesie extimetur et exlimari 
debeat dietimi altare per duos magistros pictores elligendos per partes et per 
Patrem Guardianum diete Ecclesie una cum socio elligendo per eum et supra- 
plus quod fuerit extimatum valere plus quam dictos ducatos decem octo dictus 
Ianotus solvere et satisfacere eidem magistro Laurentio dicium supraplus: et 
prò ipso Ianoto promisit Venerab. D. Fra/er Bernardus Canacius dicti Ordini* 
vldelicet quod dictus Bernardus attendet id quod per eum ipsi magistro Lau- 
rentio promisit et sibi solvei dictum supraplus dictorum ducatorum decem octo: 
Renuncianles etc. — Aclum lamie in burgho Sancii Stephanì in dicto Hospi- 
tali videlicet in quadarn Sala mensule dicti Hospital is existenle prope dictam 
Ecclesiam : Anno Domin. Natio. MCCCCnonagesimo octavo Indictione quinta- 
decima secundum lamie cursum die Generis decima tercia Ianuarii in terciis: 
Tesles vocati et rogati Antonius de Ferrar iis de Viglevano mersarius q. Petri 
et Carolus Morenus de Plebe Teyci q. Iohannis ortolanus in dicto Hospitali 
habitatores lamie. ( Atti del Not. Battista Muffola. — Fogliaz. 9, 1497-99 ). 
Vol. II. — Pittura. 31 



24>6 PITTURA 

mi aiutano i rogiti , dirò breve della prima, ch'è una 
tavola a lui commessa da un prete Leonardo Scabino 
per la parrochiale di Viganego , contado su quel di 
Bargagli, e pel prezzo di lire cinquanta a cinquanta- 
einque, colle imagini del Battista e di s. Lorenzo la- 
terali a s. Siro cui è sacra la chiesa (1). E poco altro ne 
parla la scritta eh' è del 13 maggio (2) ; ai 31 il tro- 
viamo a stipulare per la seconda, che dovette fargli 



(lj II letto-re intenderà volentieri quel ch'io appresi pocanzi, che la ta- 
vola di Viganego esiste anch' oggi nel luogo nativo , e in discreta con- 
servatezza. 

[2] ^ MDlerUo die Salbati XIII Maij hora nova in senatoria mei Notar ii in- 
frascripli sita sub Palatio Archiepiscopali. — D. presbite)- Leonardus Schabi- 
nns ex una parte et Laurentius de Papia pictor quondam Petri ex parte al- 
tera sponte ete. Convenerunt se ad invicem de infrascriptìs videlicet quod dic- 
tus Laurentius promissil dicto presbitero Leonardo presenti et stipulanti etc. 
fabrisare et pingere Majestatem unam prò Ecclesia Sancii Siri de Viganego 
Ianuensis Diacesis cvm imaginibns etfigv.ris Sancti Siri Sancii Iohannis Bap- 
tiste et Sancti Laurentiì et curri aliis figuris secundum et front ordinaverit 
dictus D. presbiler Leonardus et ipsam Majestatem cum omnibus necessariis 
diete ATajcstafi de arte pictorvm et eam dare traddere et consigliare dicto D. 
■presbitero Leonardo infra Kalendas mensis Iullii proxime venturi: Et versa 
vice dictus D. presbiter Leonardus acceptans predicta promissit dicto Laurentio 
presenti et stipulanti dare et solvere libras quinquaginta lanue prò pretio et 
valore diete Majestatis et ultra usqtie ad summam librarum quinque arbitrio 
ac judicio duorum magistrorum diete artis per dictas partes concorditer eli- 
gendorum in hunc modum videlicet ex nunc libras tresdecim januinorum in pe- 
cuniis nvmeratis infra solutionem et alias libras triginta septem et ultra id 
quod judicatum fuerit ut supra finita et per feda Majestate et ab inde in antea: 
lienunciantes etc. — Testes Vincentins de Muffino et Bartholomeus de Pote- 
state. ( Atti del Not. Baldassare di Coronato. — Fogliaz. 17, 1501-17 anni 
misti ). 



capitolo v. 247 

parer piccola ogni fatica o già fatta o da farsi. La Ba- 
silica di s. Siro, nobilissima ab antico pel seggio ar- 
civescovile, fu ricca ed ornata non meno a governo 
de' frati di s. Benedetto, di quel che fosse e sia an- 
cora per lo zelo de' PP. Teatini che 1' occuparono al 
cessar di quell' Ordine. Si rammentino le tavole citate 
in più luoghi di questi volumi, e se non bastano a 
farne fede, aspettiamoci ad altre che seguiranno per 
ordine d' anni. A questo punto cade la maggior ope- 
ra che avesse il s Siro a tempo de' monaci, quando 
1' Abate Commendatario eh' era il Vescovo d' Albano e 
Cardinale di Benevento, forse a conforto d' alcun de' 
nostri , deliberò che fosse dipinta ad ornamento e ad 
istorie non pur la tribuna e il tiburio, ma tutto quanto 
dall' alto in basso il compreso del Sancta Sanctorum 
ricostrutto pur dianzi. Ho detto ad altrui conforto, non 
volendomi credere che niuna parte togliessero nel gran- 
dioso lavoro i due gentili che procuravano in Genova' 
per l'Abate lontano: Domenico cioè de' Valdettari Ve- 
scovo d' Accia e Pietro de Mari. Piacque a costoro di 
aver Lorenzo a tant' uopo , prefìssero gli argomenti 
all' artista, assegnarono e 1' ordine e il posto alle isto- 
rie , ne chiesero disegni e schizzi , né dubitarono di 
stanziare in nome del Prelato la somma di mille du- 
gento lire, cospicua anche a principi, superba per qual 
si fosse pittore. E sien grazie al tenore dell' atto, così 
distinto nelle sue parti, così sagace al notarle, che a 
leggerlo attentamente non ci parrà d' avere in tutto 



24B P I T T U R A 

perduto quel che le successive riforme han dovuto 
atterrare. 

La vòlta del santuario, foggiata in cupola , splendeva 
stellata d' oro in un campo di schietto azzurro ; della 
qual tinta vollero gli ordinatori tenersi in lor casa il 
deposito, assicurandosi eh' ella non mentisse di bontà, 
e di finezza. Giravano sugli archi rosoni in beli' ordine, 
e bottoncini ( coni' erari detti ) profilati ad oro e partiti 
in alterni quadretti di bianco e di nero ricorsi in lungo 
da un fregio dorato ; sul fare di quelli (e così scriveano 
ne' patti) che abbellivano da pochi anni la cappella 
dei Precursore nel Duomo. Somiglianti dovean pur 
farsi le grosse cornici che precidevano intorno il tiburio 
e coperte d' oro crescevano agli occhi il bagliore , se 
non che rotte a mezzo dai finestroni, quivi parean far 
sostegno ad otto figure di Beati che fiancheggiavano 
ciascun cancello. Restavano i peducci o triangoli, an- 
ch' essi allegrati di dorature, e portanti le imagini de' 
quattro Dottori, o degli Evangelisti se meglio giovasse 
a Lorenzo ; che il contratto gliene dava la scelta. Del 
rimanente si prendeano pensiero il de Mari ed il Ve- 
scovo, fin' anche delle forme ornative che facean più 
magnifici i campi istoriati. E prima ordinarono che la 
tribuna, là ove scende in pie d' oca, sfolgorasse a mi- 
rarla, tutta tinta in occhielli di vario colore mischiati 
all' oro, come fanno ( soggiunge il notaio ) le penne 
de' pavoni, e che dentro a' lor vani spaziasse nuova- 
mente V azzurro, distinto di gigli e di stelle , tutto 



CAPITOLO T. 249 

quanto oro lucido ; finché ripianandosi il muro, facesse 
luogo a figure divise in capitoli, quinci coi gesti di 
s. Giovanni Battista, quinci de' ss. Cosma e Damiano. 
Ma il compito più faticoso erano i lati del presbiterio, 
là dove per ingegnosi pannelli e per feconde inven- 
zioni voleasi alludere alla pontificai dignità e al ti- 
tolo moderno della basilica. E però correan gli occhi 
sulla destra parete ad una cotal moltitudine di per- 
sonaggi che nella scritta si nomina per Cappella Pa- 
pale : e intenderei che il Pontefice vi fosse rappre- 
sentato in abiti e gesto di solennità, circondato dngli 
ordini ecclesiastici, e nell'atto di alcuna consecrazione 
o consiglio : l'apoteosi insomma della Chiesa Cattolica, 
raffigurata ne' suoi ministri. Di rincontro poi la vita 
del santo Vescovo Siro, disposta in più quadri ; e dalle 
storie a calare sul pavimento, e su per le arcate, e di 
dentro e di fuori, altri fregi ed altre tinte ed altr'oro, 
così che niuna parte di sì grand' àmbito lasciasse de- 
siderio allo spettatore (1). In cospetto di tanta opera 



(1) In nomine Domini Amin : Reverenti, in Christo Pater D. D. Dominicus 

de Valletar ij Dei et Apostolica Sedis grafia Episcopus Acciensis et Magni/, ac 
generosus vir D. Petrus de Mari tanquim procuratores ac nomine et vice Rever. 
D. D. Laurentii Episcopi Albanensis Cardinaìis Sancte Marie Beneventi "per- 
petui Commèndalarii Monasterii Sancii Siri faune Ordinis Sancii Benedicli et 
prò quo de ratto (sic) et soìemni ratti habicione promisserunt et promittunt sub 
ipoteca et obligacione omnium et sinyulorum bonorum ipsorum presentium et 
Juturorum etc. ex ima parte: et magister Laurentina de Faxolis de Papia 
pi r tor habitator lamie ex parte altera : pervenerunt et pervenisse sibi ipsis ad 
nuicem et vicissim confessi fnerunt et confitentur ad infrascripta pacta com- 



250 PITTURA 

non parrà strano che i due stipulanti, così bramosi di 
averla, lasciassero spazio al Fazolo diciotto mesi a 
condurla, e a tempi ne' quali un trimestre, e tal volta 
meno, parea sufficiente per ogni gran tavola. E a con- 
siderare qual fosse non sapremmo aver pace d' innanzi 
a quel luogo , se i pennelli di G. B. Carlone che nel 
nuovo tempio succedette a Lorenzo comportassero ad 
uomo del mondo di querelarsi. 



posicionem et concordiam inter dictas partes vallata et firmata ac vallatam et 
fìrmatam solemnibus slipulalionibus hinc inde intervenientibus : Renuncianlcs 
etc. Videlieet quia ex causa dictorum pactorum et composicionis diclus magister 
Laurentius eisdem Reo. D. Dominico Episcopo et Majnif. D. Petro dictis no- 
minibus presentibus et acceptantibus promissit et solemniter conventi bene et 
diliyenter pingerc ac ornare pingi ac ornari facere ejus opera et txpensis Ca- 
pellim nociter constructam in Ecclesia dicii Monisterii Sancii Siri tam in ti- 
burio qiiarn in parietibus et in pede oche sioe Capella 'sic a gradibus Sancta 
Sanctorum a terra usque ad summum intus et extra modis et jormis infra- 
scriptis : primo tibnrium diete Capelle in campo arzuro ex arzivo deponendo 
penes prefatum Rev. D. Dominicum Episcopnm sive dictum Magni/. D. Petrum 
et slellis aureis : bottacinas vero albas et nijras auro profillatas ad instar il- 
larum que sunt in Capella Sancii lohannis Buptiste in Ecclesia Ianuensi et cum 
frixiis a lateribus ipsarum bolacinarum prout exigit et requirit opera: corni- 
xonos vero tiburii auro ad instar eornm diete Capelle Sancii lohannis Baptiste 
cum campis sive spacils inter ipsos cancellos cum figuris odo sub nominibus 
per eos elligendis et exprimendis cum ornamentis opportunis : in triangulis 
quatuor tiburii quatuor Eoangelistas vel quatuor Doctores cum ornamentis aureis 
opporluìiis : in parietibus vero scilicet a parie dexlra representacionem capelle 
Summi Pontificis cum Statu Ecclesiastico sub modo et forma qua futi factum 
designum existens penes prefatum Magnif. D. Petrum : ab alia vero parte si- 
nistra diete parietis vita Sancti Siri cum omnibus Capitulis que ibidem pingi 
poterunt condecenter et a dictis parietibus usque ad terram cum ornamentis 
necessariis et opportunis: Capellam vero sive pedem oche pinyere scilicet lon- 



CAPITOLO V. 251 

Né anche vorremo dolerci che per ispazio <T un lu- 
stro ci scemino quindi in poi le memorie di lui : tanto 
ne prende per sé solo il descritto lavoro. Ma sì tosto 
come ne ritroviamo il filo, diresti che il nome di Lo- 
renzo si chiarisca viemmeglio e ne' casi della vita e 
nelle opere, né sia più per mancarci mentre vide luce 
il pittore. Del 1508 appunto era morto (come s'è scritto) 
Giovanni di Barbagelata; il Fazolo si fé' sollecito 



dlnos ad instar pennarum pavonis cum auro et in campis tondinorum et pedi- 
bus oche ex dicto azurro gillis et stellis et auro: et a ditto pede oche inferius 
ab uno latere vita Sancti Iohannis Baptiste cum Capitulis que ibidem potcrunt 
cornmode adaptari: ab alio vero latere vita Sanclorum Cosme et Damiani cum 
figuris auro munilis prout requirit bonitas operis : et fingere omnes archus et 
omnes parietes a terra usque ad summnm a dieta Sancta Snnctorum inlus et 
extra ut supra dietim cum laborm-iis pulcris et condecentibus judicio cujuslibet 
boni magistri expensis omnibus dicti magistri Laurentii tam de Ugnamine pon- 
cium 'sic) quam aliis necessariis ad dictam picturam et hoc infra menses de- 
cem octo proxime venturos. Versa vice dicti Reo. D. Dom'nicus Episcopus et 
Magni/. D. Petrus dictis uominibns promisserunt et promittunt dicto magislro 
Laurentio presenti et acceptanti prò pie tura et omamentis predictis ac ejus 
labore et mercede dare et solvere libras mille ducentas jamiinorum : videlicet 
ducatos centum in principio operis et facta opera que sit valloris ducalorum 
centum quinquaginta dare et solvere alios ducatos centum : residuum vero se- 
cundv.m et prout requiret indigentla operis : Aclo quod iti sotucioue tam pri- 
morum quam secundorum dueatorum centum leneatur prestare idoneam cauptio- 
nem et securitatem de omnibus peccuniis solvendis dicto magistro Laurentio. 
— Acttan in Cap'dulo dicti Monasterii : sub anno a Nativitate Domini milles- 
slmo quingentessimo lercio Indù -itone quinta secundum lamie cursnm die Martis 
ultima mensis Maij in Yesperis : prescnlibus ibidem D. presb. Benedkto de 
Capello capellano prefati D. Episcopi et Thomaxiuo de Yignolo macellario in 
laaua testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Urbano Granello. — Fogliaz. 
3, 1302-03). 



252 PITTURA 

d'occuparne le stanze, o fosse 1' opportunità del luogo 
che lo spronasse, o 1' affetto del quasi succedere a un 
valentuomo nello studio suo proprio. Era questa una 
bottega nella contrada di s. Lorenzo in certo angolo 
che lasciavasi innanzi un non so che di piazzetta, pos- 
seduta per usufrutto dal rev. Benedetto di Goano della 
Regola di s. Domenico. Il costui fratello Gerolamo co- 
me procuratore la diede in affitto a Lorenzo per l'an- 
nuo prezzo di lire venticinque e per anni nove : nel 
qual termine (se pur le sorti non nel distrassero prima) 
vi fu sorpreso da morte (1). Anche gli fu amica la 
ventura nell'acconciarlo ivi presso d'abitazione: che fu 
il primo piano d' una casa assai prossima al Duomo, 



(li In nomine Domìni Amen : Egregius vir Ieronimns de Goano q. Spectab. 
D. Baptiste nomine et vice Reo D. mag. Benedicti de Goano Ordinis Predi- 
catone/a fratris sui cui spectat in vita sua tantum infrascripta apoteca et prò 
quo mag. Beneditto de ratto et solemni rati habicione promissit et promittil sub 
eie. : Renuncians ete. : Omni modo etc. Locaoit ac titillo et ex causa locacionis 
dedit et concessit ac dat et concedit magistro Laurentio de Faxolis de Papia 
pictori presenti etc. quaadam apotecam sittam sub domo ipsius Ieronimi in an- 
gulo videlicet illam quam quondam Iohannes Barbazelata conducebat sitta (sic) 
lanue in contrada Sancti Laurentii una cum plateali ipsi apotece contiguo et 
que apoteca spectat diclo mag. Beneiicto in vita sua tantum: ad habendum prò 
annis novem proxime venluris incipiendis die prima Decembris proxime ventu- 
ri: prò et sub annua pensione librarum tigintiquinque januinorum solcendarum 
singulis quatuor mensibns infine ipsorum quatuor mensium: Promiltens etc. 
— Actum in mediano diete domus supra dictam apotecam : sub anno Domini 
millessimo quingentessimo octavo Indictione undecima secundum lanue cursum 
die Iovis XVI Novembris in Vesperis : presentibus ibidem Nicolao Risso q. 
Philippi et Ioanne de Sivori filio Automi testibus vocatis et rogaìis. (Atti del 
Not, Urbano Granello. — Fogliaz. 4, 1506-09;. 



CAPITOLO V. 2cS 

proprietà di Cattarinetta del Fiesco, o del suo consorte 
(riprende l'atto) Giovan Ludovico. Ebbe questo pere- 
guai somma che la bottega, ma da durargli non più 
che un triennio (1). Così veniva ordinando le cose sue; 
ed è a credere che intorno a quest' epoca mandasse 
pure a nozze una figlia che si chiamò Pellegrina, con 
un pregevol pittore che per ora si tace per non far 
frode all' età susseguente. Non ch'egli oziasse però nel- 
1' arte: s' incontrano anzi in quest' anno due tavole da 
lui condotte per la provincia e à richiesta di case il- 
lustri , tanto più grate a notarsi in quanto dell' una 
possiam dire con tutta certezza ch'ella vive e promette 
di vivere agli occhi del pubblico. Tal vanto si dee 
concedere ai chiavaresi, i quali 1' additano in s. Ber- 
nardino, chiesuola di Clarisse, riguardevole non solo 



(1 In nomine Domini Amen: Egregius Nicolaus de Prato Notarius Io. An- 
to hìì procurator et procuratorio nomine Illustr. D. Catarinete de Flisco vigore 
instrumenti manti Vcsconlini de Platono Notarli anno et die in eo contentis : 
Omni modo etc. : locavit et titillo et ci causa locacionis dedil et conccssit ac 
dat et conceda magistro Laurentio de Faxiolis pictori presenti etc. quandam 
domum diete D. Catarinete seu Illustr. D. Iohannis Ludovici ejus consortis si- 
tarsi lamie in contrada Sanati Laurentii supra porticum cui coheret ab omni- 
bus partibus via publica : ad habendum prò annis tribus proxime venturis hodie 
inceplis prò et sub annua pensione libra/rum vigintiquinque januinorum soloen- 
darum in fine cujuslibet anni : Promiltens etc. — Adam in Curia Archiepi- 
scopali lamie: sub anno a Natio. Doni, millessimo quitigentessimo odavo In- 
dictione undecima secundum lamie cursum die Martis XXflII Novembris in 
Vesperis : presentibus ibidem Stefano Ricobono q. Baptiste et Bernardino Gra- 
nello vii filio mei Notarli infrascrlptl testibus cocatis et rojatis. (Atti del Not. 
Urbano Granello. — Fogliaz. ut supra). 

Vol. II. — PlTTl'HA. 32 



254 PITTURA 

per questo ma per altri dipinti d' un secolo addietro, 
tuttoché non se ne veggano se non reliquie. 

Questa tavola fece fare al Fazolo un Vincenzo da 
Rivarola, gentil casato di detta terra. Le dimensioni 
che avanzano i nove palmi in altezza e toccano a sei 
per lo largo, 1' argomento del Deposto quant' altro mai 
commovente e pietoso, e la copia delle figure ch'ei porta, 
e che volle 1' ordinatore, annunziano un'opera di molta 
lena già prima che 1' occhio altrui vi si posi. Maria 
siede in mezzo colla Santissima Spoglia sulle ginoc- 
chia, e v' hanno le usate figure della Maddalena e de' 
discepoli a' fianchi ; ma in vario atto di compassione 
e di dolore assistono pure alla lugubre scena il Bat- 
tista e i ss. Francesco ed Antonio in piò ritti , e gi- 
nocchione ai due lati del Cristo s. Bernardino da Siena 
e s. Chiara d' Assisi. La parte interiore è serbata ai 
Devoti, i quali, siccome molti eh' ei sono, si accorciano 
nelle misure , spediente non certo lodevole, ma pur 
non raro ne' quadri di quel tempo ed in altri più an- 
tichi. A sinistra del riguardante è un drappello di 
Suore, a diritta non una ma due famiglie, la Rivarola 
e la Costaguta. Mentisce alla epigrafe chi volle sup- 
porre aver quest' ultima contribuito alla spesa ; più 
giusto il pensare che vincoli di cognazione o ragion 
d' amicizia o comunanza di pietà componessero in un 
atto medesimo lo due parentele. Quei della prima son 
tre figliuoli co' lor genitori : la seconda s' aggruppa 
d' una donna vestita a bianco, e di ben sette tra radazzi 



CAPITOLO V. 255 

e bambini. Nell'imo campo si legge così: MCCCCCV/II 
die XXX setembrìs : Hoc opus fecit fieri Vincencius de 
Ripa Rola. Un fregio di rilievo soprapposto per cor- 
nice all' ancona, ruba agli occhi 1' autore che pur vi 
scrisse il suo nome ; ma supplisce la fede de' vecchi, 
i quali ricordano d' averlo letto, e continuano per tra- 
dizioni la memoria e 1' onor di Lorenzo. È sembrato 
ai più esperti che nei patroni effigiati al basso i pen- 
nelli dell' artefice si mostrino più disinvolti o men 
secchi, e ne trovano cagione nella necessità di ritrarre 
dal vero, eh' è buona maestra ad aggrandire lo stile 
e ad addolcire le tinte. Né altronde si può dedurre 
quel presto avanzare che fece da indi in poi la pittura : 
contenta per lo avanti alla pura significazione del con- 
cetto, zelante poi d' aiutarla colla evidenza delle for- 
me ; sapiente consiglio mentrechè le parvenze di natura 
non imbaldanzirono a soggiogare lo spirito. 

Fu notato altresì, quanto ai toni della pittura, non 
so qual nerbo che vince i contemporanei e riduce alla 
mente il succoso dei Veneti. A questo punto non vuol 
tacersi che Lorenzo pavese si diede tra i primi al tin- 
ger d' olio come leggesi in più contratti ; condizione 
che fra le opere sincrone lo fa parere bensì più robusto 
ma non certo più dilicato o leggiadro. E si ripeta che 
in sì fatto ondeggiare tra il nuovo gusto e 1' antico , 
la qualità dei dipinti seguiva piuttosto il capriccio de' 
committenti che 1' elezione dell' artefice. Nò si dica 
altrimenti del mischiar 1' oro a' colori ; dismesso per 



256 P I T TURA 

altri assai tosto , per altri mantenuto a buon tratto 
del Cinquecento, e per taluni ancora alternamente 
usitato. Così a Lorenzo che affatto il dismise nell' opera 
del Rivarola, convenne V anno stesso riprenderlo in al- 
tra, per cenno espresso che gliene scrisse la contraente 
o chi Iacea le sue parti. L 1 ancona dovette andarne in 
Oneglia, dacché ne venne ordine da Peretta consorte 
a Domenico Doria signor della terra. Ma la scelta del 
dipintore porremo a merito d'un fra Lorenzo ònegliese 
monaco di s. Siro, che all' atto delle stipulazioni rap- 
presenta la nobil donna. E il crederà di buon grado 
chi rammenti le fresche prove fatte dal pavese in co- 
testa basilica, e chi consideri come le secondarie figure 
del quadro erano abbandonate dalla Peretta in tutto 
arbitrio di lui. Ma il titolo principale è designato da' 
rogiti in una imagine di s. Sebastiano , alla quale si 
destinò lo- scomparto di mezzo; e ciò valga se alcun ze- 
lante curasse di rintracciarla per quelle bande. Che se 
il valsente di trenta lire accordato per tal* lavoro non 
sembrasse adeguare una tavola d' undici palmi per 
sette, nò rispondere al valore di tante altre, potremmo 
arguirne che il quadro, che quivi ò detto maestà, fosse 
nudo di quegli ordini e di quegl' intagli che sovente 
ai dipinti meritavano il nome d' altari (1). Della qual 



(1) In nomine Domini Amen : Marjisler Laurentina de Papia pictor quon- 
dam Petri sponte et ex certa scientia nulloqne juris veljacti errore diictus sett 
modo aliqn.0 circuMenlus promissit et solemnittr se obìijacil Fratri Lanrentio 



CAPITOLO V. 257 

forma fu certo un altro che Tanno medesimo del 1508 
condusse a richiesta dei Disciplinanti di s. Giovanni, 
poiché gli si reca l'appellativo suddetto, e per giunta, 
s' accenna alla cantarci o custodia , che meglio guar- 
dasse la pittura dai danni delle intemperie e del tem- 
po. Di questa non ho il soggetto, ma sembra indicarcelo 
la religione dell' Oratorio , né trovo ne' fogliazzi le 



de Mussile monaco Sanctl Siri de lamia q. lacoìi de Unelia presenti et accen- 
tanti ac stipulanti et recipienti nomine et vice nob. D. Fervete uxoris D. Do- 
minici de Aurla domini lineile ipsi D. Fratri Laurentio diclo nomine recipienti 
et stipulanti facere et pingere lene et sufficiente)- bona fide et sine fraude Maje- 
statem unam longiiudinis parmorum undecim et lailludlnls parmorum septem 
cum figurls vldellcet Beati Sebastiani in medio diete Majeslatls et allls fijurls 
dlcendls et nomlnandls per dietimi Fratrem Laurentlum dlclo nomine et quas 
eìlegerit ipse Frater Laurcnlius in dieta Majestate coloralls et deauratls secun- 
dum modum et prout dixerlt et declaraverlt dlctus Frater Laurentlus et unus 
magister pictor elllgendus per dlctum Fratrem Laurentlum: et ipsam Majesla- 
tem compiere bene et dlllgenler ac completam dare traddere et conslgnare ipsi 
Fratri Laurentio eliclo nomine Intra f eslum (sic) Mcrcurll Clneris anni de MD 
nono proxime venturi ad omnem requlslclonem dlcll Fratrls Laurentli dlcto 
nomine omnl exceptlone remota. Versa vice dictus Frater Laurentlus dlcto no- 
mine acceptans predieta ut supra promlsslt et soìemniler se obllgavil dlclo no- 
mine dicto magislro Laurentio presenti et aceptantl stipulanti et recipienti prò 
lieredlbus et successoribus suis habenllbus et habituris cansam ab co et eis ei- 
dem magistro Laurentio site legittime persone prò ipso dare et solvere rea 1 , ter 
et cum cjfeclu llbras vlgintltres cum dimidla muulnorum facta et completa dieta 
Majestate semper et quandocumque dictus magister Laurentius (lederli et con- 
slgnaverlt dlctam Majestatem dlcto Fratri Laurentio dlcto nomine factam et 
completam prout supra, ad omnem hberam volunlalcm et slmplicem requlsiclo- 
nem dlcll magìstrl Laurentii sine ulta contradlcione : et sunt prò resto libra- 
rum triginla lamie predi diete Majestatls ex quo quldem dicto predo dlctus 
magister Laurentius habuit et recepit a dicto Fratre Laurentio dicto nomine 
Ubras sex cum dlmidio januinorum facta ratione de acordlo rmmeratas et in 



258 P 1 T TURA 

convenzioni, ma può ristorarcene la final quitanza del- 
l' artefice segnatali 15 marzo 1509. Gregorio Colombo 
orefice, priore della Consorzia, paga a Lorenzo il resi- 
duo in lire dieci di genovini; ma sdebitando i consorti 
dichiara che 1' opera era stata commessa già prima da 
tre delegati della Disciplina , Gio. Andrea d' Egra , 
Pantaleo Carmagnola e Battista Solari notaio (1). 

tantis peccuniis numeratis infra sohtcionem dirti predi in presentici mei No- 
tarti et testium infrascriptorum : Renunciantes etc. — Actunt Ianne in Fossa- 
tetto videlicet ad bancum mei Notarti infrascripti : Anno Domin. Nativ. mille- 
simo quingentesimo octavo Indictione undecima secundum lanue. cursum die Lune 
quarta, Deccmbris in Vespe ris : prcsentibus Iohanne Agnesia q. Bernardi re- 
venditore de lineila Galcoto Trucho etiam de Unelia scìilapatore lignorum q. 
Thome et Iohanne de Camilla de Villa Ceve q. Antonii habitatoribus lanue vo- 
catis et ad premissa speciiliter rogalis. ( Atti del Not. de Levagio. — Fo- 
gliaz. 5, 1508). 

(1) ifr In nomine Domiaì Amen : Laurentius de Papia pinctor quondam Pctri 
sponte confesstis ftiit et in verilate publica recognovit et per presentes fatetur 
Gregorio Columbo jabro D. Bapiiste Priori Domus Disciplinatorum Sancti Io- 
hannis de lamia presentii et acceplantis prò se et heredibus suis ac nomine et 
vice diete Domus ci Fratrim ejusdem se Laurentium a dicto Gregorio pre- 
senti ut supra Imbuisse et recepisse libras decem cum dimidia januinorum que 
sunt ad complementum predi unius altaris cum sua cantara per dictmH Lau- 
rentium farti diete Domiti vigore instrumenti scripti marne Ioannis Parrisole 
Notirii anno et die in eo contenlis inler die tura Laurentium ex una parte et 
Io. Audream de Egra Baptistam de Solario Noiarium et Pantaleonem Crama- 
gnola (sic] ex altera nomine et vice diete Domus per quod instrumentum dictus 
Baptista et Sodi tenehantur prò predo dirti altaris cum sua cantara et de 
quibus libris decem cum dimidia lanuinorum ut supra dictus Laurentius a 
dicto Gregorio nomine et vice dirti Bapliste et Sociorum ac nomine et vice diete 
Domus se bene solutum salisfactum et contentimi vocacit et vocat: Renuncians 
etc. — 1509 die Marlis XV Marci] in terciis ad bancum mei' Notarli : Testes 
lokannes de Recho q. Quilici et Antonius de Vernacia q. Raphaelis. (Atti del 
Not. Francesco Parisola. — Fogliaz. 1, 1508-10). 



CAPITOLO V. 259 

Poco andò che V arto de' fornai per mezzo de' suoi 
consoli , Francesco di Rornairone e Digerino Carrega , 
chiamò Lorenzo a consiinil fattura per la cappella che 
aveano spaziosa e nobile in s. Maria de' Servi. La mer- 
cede di lire cento, col soprammercato di venticinque 
a giudizio d' esperti, 1' altezza di quattordici palmi e 
il traverso di dieci, e lo scomparto che facea vertice 
con figure di Santi al maggior campo, ci persuadono 
a contar questa tavola fra le più ornate che gli uscis- 
sero di mano. Anche qui i due consoli patteggiano 
j)er tinte ad olio , né si conducono a stipulare che 
Lorenzo non abbia prima mostrato in disegno le for- 
me e le rappresentanze dell' opera. Così la scrittura , 
eh' è dell' 8 febbraio 1510, rapportandosi ai modelli già 
offerti, ci nasconde il quanto ed il quale delle imagini 
che s' aveano a dipingere (1). Ma non tace siccome 



(1) In nomine Domini Amen : Màgister Laurentius de Faxolis de Papia 
pietor in lamia promissil et solemniter convenit Francisco de Romayrono et 
Dexerino Carege Considihis artis fumariorum in Ianua jdbricare de arte et 
ministrerio (sic) ipsius ac fabricari facere de arte magistri asie altare unum 
sice anchonam longitudinis parmorum decem et altitudinis parmorum XIII1 
computata parte superiori cum jmmaginibus et sanctis ac pictura secundum 
formam designi tradditi per dietnm magistrum Laurentium dictis Consu- 
libus de bona et condecenti pictura in lotum oleo laborala et hoc infra et per 
totum mensem Iulii proxime venturum. Versa vice dicti Franciscus et Dexe- 
rinus propriis nominibus se obligando prò dieta arte promisserunt diclo magi- 
stro Laureutio prò ejus mercede laborerio et expensis dare et solvere libras 
centum tisque in cenlum vigiliti quinque et non ultra judicio expertarum per- 
sonarmn per ipsas partes elligeniarum videlicet ducatos decem ad ipsius ma- 
il istri Laurentii Uberam voluntalem. et ressiduum, perfetto et compiccio (sic) 



260 P 1TTURA 

1' ancona avesse a coniporsi in leggiadri ornamenti di 
legname, de' quali davasi carico al' pittore, quantunque 
un magistero così fatto cedesse da tempo ai maestri 
d' ascia, numerosi e valenti a quest' epoca. Ond'io non 
ricuso di mescolarli ai pittori quando danno opera a 
decorazione d'altari; che tanto varrebbe spogliarci d'in- 
nanzi agli occhi le poche ancone che la Dio mercè ci 
rimangono, leggiadre e superbe quasi di colonne , di 
cornici e di fregi dorati. Non dirò con certezza che 
appartenga all' aitar de' fornai un cotale di sì fatti 
lavori, eh' io veggo commesso dal Fazolo parecchi mesi 
più tardi ; tuttoché nò il tempo, né le misure , nò il 
mezzo tondo sull'apice non disdicano a tale credenza. 
Ad ogni modo non mi terrebbero i dubbj ch'io non 
offrissi a leggere il rogito : sia perchè adempie non so 
qual vuoto nelle notizie di quel periodo, e sia perchè 
ci richiama ad un nome accettevole, che testé salutato 
fra i dipintori, ci aspettammo a risalutare con ispeciai 
tenerezza fra i legnaiuoli. Parlo di quel Benedetto 



laborerio ac credo el aposito super altari perfedo et compiccio: Renunciantes 
etc. Acto (amen pacto expresso quoi dietimi laborerium sii-et esse debeat predi 
talis quo faerit extimatum de quo predo extimando dictus magìster Laurentius 
remitlet ìibras decem: Insuper confessus Juit dictus magister Laurentius ha- 
buisse in peccunia numerata dictas libras triginta. — Aduni in Curia Archie- 
inscopaH Ianuensi : siò anno a Nativ. Domini millessimo quingentessimo de- 
cimo Indidione duodecima secuadum lamie cursum die Veneris odava Februarii 
in Vesperis : prcseutibus ibidem D. Francisco de Lacumarcino Archipresbitero 
Rechi et Neapoliono Richeme testibus vocatis et rogatis. (Aiti del Not. Urbano 
Granello. — Fogliaz. 5, 1510-12;. 



CAPITOLO V. • 201 

Bolzone che in Chiavari suona spesso ad un tempo 
colla prodigiosa effigie di N. D. , fattura de' suoi pen- 
nelli, ed unica a cognizion nostra, se non forse ripe- 
tuta per compiacere alla pietà de' terrieri. A costui 
dunque ebbe ricorso Lorenzo; e non dirò quanto s'o- 
nori della scelta il Borzone , da tal giudice è fatta. 
Le membra della grande cornice, o maestà come 1' ap- 
pella il notaio, dimostrano acconciamente quanto l'arte 
toccasse al moderno sugli albori del secolo, e quanto 
fallisca al vero chi ne argomenta i progressi da un 
qualche artista devoto agli antichi o per pochezza di 
ingegno o per animo superstizioso. Quel che chiede a 
Benedetto il Fazolo son colonne intagliate con lor 
basi e capitelli in buon ordine, alle quali s' indossi 
un cornicione ed un fregio , e che levandosi dal piano 
della predella spicchino da sé un semicerchio a far 
quasi corona sul sommo (1). Le lire cinquanta pattuite 



(1) In nomine Domini Amen: Magister Laurentius de Faxolis pictor in Ia- 
nua ex una et Benedictus de Borzono magister axie ex parte altera perve- 
nerunt ad infrascripla pacta et composiciones inter ipsas partes vallatas etfir- 
matas ac vallata et Jìrmata soleranibus stipulacionibus hinc inde intervenienti- 
bus : Renunciantes etc. Videlicel quia ex causa dictorum pactorum dictus Be- 
nedictus promissit dicto magistro Laurentio presenti et acceptanli construere 
Majestatem unam ligneam de laborerio et arte dicli magislri Benedicti que 
sit in altittuline a bancheta ipsa computata usque ad rimani medii tondi de 
parmis decem odo et in latitudine parmos duodecim cum colonnis (sic) intaUatis 
et cornixono et frixio cum, baxis 'sic) et capitelis et pedestalis sub forma de- 
signi existentis penes dictum magistrum Laurentium in quo adest nomen mei 
Notarli infrascripti et hoc infra menses quinque proxime venturos prò predo 

VOL. II. — TlTTURA. . 33 



262 PITTURA 

al lavoro di struttura e d 1 intaglio ci fanno accorti che 
1' opera del maestro d' ascia quasi adeguava nella co- 
mune stima i pennelli. 

La ricca e grandiosa ancona era tale da prenderne 
scorno il ricinto della cappella , non povera ( a quel 
che leggo ) di pitture, ma illanguidita dal tempo e 
deformata dall' umido, perpetuo danno di quella chiesa. 
Le mie parole interpretan 1' animo de' committenti, i 
quali scopro sul confine di luglio in nuovi accordi con 
Lorenzo per restaurare e rifare , ove fosse mestieri , 
quant' era figurato o sulla vòlta o lungo le pareti che 
abbracciavan 1- altare. Promettono entro un anno no- 
vanta lire di genovini, e cento ancora se accada, pur- 
ch' egli rimetta le mani in ciascuna parto là dove i 
colori o il disegno fossero stinti o confusi , non tanto 



et nomine predi librarmi quinquagitila januinorum solccndarum per dictum 
magistrum Laiu-entium irt infra : Versa vice dictus magis ter Laurentius pre- 
sens recipiens et aceptans predicta omnia promissit dicto magistro Benedicto 
presenti et aceptanti dare et solvere dictas libras quinquaginta januinorum vi- 
delicet singulo mense librai decerti incipiendo primam solucionem in mense pro- 
ssime venturo de lignaminibus dicti magistri Benedicti et de ejus expensis in 
omnibus: et casu quo infra dictum lèmpus non pcrjecerit dictam Majestalem 
et ipsam consignaverit per f cetani possit et valeat dictus magister Laurentius 
laborermm ipsnm fieri facere per qnamnmquc personam voluerit expensis dicti 
magistri Benedicti : Q>ie omnia etc. Sub peni dupli etc. — Actum ad bancnm 
juris Curie Archiepiscop alis Ianucnsis : sub anno a Nativ. Domini millessimo 
qltingentessimo dirimo Indictione duodecima sccundum Ianue cursum die Jovis 
XV III I Septembris in terciìs : presentibus ibidem D. Presbitero Baptista Ri- 
soto et Luca de Nassio rocatis et rogatis. ( Atti del suddetto Not, Granello: 
Foglia/,, ut sìipra . 



CAPITOLO V. 263 

delle storie o figure, ma degli ornati che facean cam- 
po o cornice. Ed egli s' acconcia all' ingrata fatica , 
anzi ad un patto peggiore, di rifarsi cioè sul già fatto 
se dentro un anno uscissero a vista altri guasti, pur- 
ché non. fossero dall' umidore o d' altro fallo non suo : 
tanto poco fidava alle condizioni del luogo (1). Ma so- 



(1) In nomine Domini Amen: Majister Laurentius de Faxolis de Papia 
pictor in lamia ex Zina parte et Franciscus de Ramayrono et Dcxerinus Car- 
retta Consules Artis furnariorwm in Ianu% ac Barlholomeus de Costa Nicolaus 
de Campora lohanncs de Porcili Antonius de Ramayrono Maxinus de Garba- 
rono Benedictus de Aijncrio Siretus de lidio Tomas Conte consiliarii diete artis 
eorum nominibus ac nomine et vice Iacobi de Mochonexi et Francisci Gnechi 
etiam consiliariornm diete Artis prò quibus de ratto promisserunt sub etc. : 
Renunciantes etc. ex parte altera : pertenerunt et pervenisse confessi fuirunt 
et coufltentur ad infrascripta pacta et composiliones vallala et firmata ac val- 
latas et firmatas solemnibns stipulacionibus Itine inde intercenientibus : Renun- 
ciantes etc. : Videlicet quia ex causa dictorum pa^torum dictirs magister Lau- 
rea; ius promissit et solemniler convenit dictis Consulibus et Consiliariis diete 
Artis pingere et seu aptare capellam juxta altare diete Artis in Ecclesia Beate 
Marie Sercorum videlicet in omnibus partibus spcctantibus diete capette et seu 
diete Arti in illis partibus videlicet in quibus erit necessc videlicet ut vulgo 
dicitur refrescare omnes Jiguras in dieta capella consistentes bene et decenter 
cum stds ornamentis : et hoc infra festum Beati Micliaelis proxime vcnlurum 
omni exceptione remota expensis omnibus dicti magistri Laurentii: Versa vice 
dicti Franciscus et Dexerinus et olii supra nominati acceptantes predicta pro- 
misserunt dicto magislro Laurentio presenti et acceptanti prò ejus mercede et 
laborerio dare et solvere intra annum unum postquam perfectum fuerit dictum 
laborcrium libras nonaginta januinorum et usque in libras centum judicio duo- 
rum proborum virorum expertorum in- arte pictorum : Acto quod dictus magister 
Laurentius teneaiur dictam capellam aptare in omnibus ejus partibus in qui- 
lus devastare/tir intra annum unum proxime venturum incipiendo post dictum 
festum Sancii Micliaelis dum tamen dieta devastano non procedat ex humiditate aut 
alia causa qui non forel culpa net deffectu dicti magistri Laurentii: declarato 



264 PITTURA 

pravvennero tosto a ristoramelo altri inviti, più ono- 
revoli al certo e più grati per la qualità del lavoro e 
di chi 1' ordinava. Con quanta sollecitudine attendes- 
sero i Protettori delle Compere a rafforzare la terra di 
Sarzana e i baluardi di Sarzanello poiché la Banca 
n' era entrata in possesso, e con quanta prudenza a 
munirli, e con quale studio a condecorarli, lascerò che 
si vegga di luogo in luogo là dove io ne accenno. A 
questo tratto nr incontra di riferire due tavole ond'essi" 
adornarono la cappella dell' una e dell' altra fortezza, 
e come a dipingerle non desiderassero più esperta ma- 
no che di Lorenzo. I cartulari onde attingo tal novità 
non ne dicono né le misure né il tema; ma non è 
audacia il supporre che il Santo Patrono avesse luogo 
in entrambe, e che le dimensioni (guardando al prezzo) 
non fossero vaste. 11 15 aprile 1511 annunzia in quo' 
libri le prime somme della mercede; e piace il leg- 
gervi come gli Officiali già innanzi all' avere i due 
quadri curassero di conservarli . come attesta la spesa 



etiam quod si cssel uecccsse 'sic, de noto infrascare et seu dealbare parietes et 
inuros diete capette e„ in parte troine et hoc non fecerit dictus rnagister Lau • 
rentius expensis suis refìcere ieneatur : Que omnia etc. : sub pena librarmi 
riyintiquinque taxata etc. — Actum ad bancum jnris Curie Arckiepiscopalis 
la,nv.ensis: sub anno a Nativ. Domini milìessimo quingentcssimo decimo Indie- 
tione duodecima secundum lamie cursum die Martis penultima Iulii in Vespe- 
ris : presentibus ibidem Jìarthohmeo Marenco et Angustino de Caniria mersa- 
rio testibv.s voca/is et ronatis. Atti del suddetto Not. Granello. — Foglisi*. 
v.l stuprai. 



CAPITOLO V. 2G5 

di due copertine a difenderli dal troppo di luce, o dal 
polverio che suol mordere e deturpare i dipinti (1). 

E con questi ad un tempo gli crebbe sotto i pennelli 
un 1 ancona foggiata ad altare per la chiesa dell' An- 
nunziata nella terra di Sestri a levante , commessagli 
da fra Gerolamo Fatlinanti dell' abito de' Predicatori 
che tenevano quel monastero. Di questa sappiamo che 
in mezzo a non poche imagini di santi, mostrava per 
principali s. Vincenzo levita e s. Vincenzo domeni- 
cano, e forse tra V uno o 1' altro quella di s. Caterina 
da Siena dell' ordine stesso. Le quali figure . quasi a 
privilegiarle sulle minori, intende il frate e prescrive 
che si colorino ad olio ; bizzarra clausola, non già che i 
nuovi impasti sien preferiti , ma perchè al rimanente 
della pittura si fa grazia di tal condizione, s'io leggo 
dirittamente nell' atto. A tale opera il Fattinanti pose 
premio di lire quarantacinque ; ma Domenico di Cor- 
vara, altro monaco di detta Regola, vedrebbe a lavoro 
compiuto se convenisse allargar la mano infino alle 
cinquanta, o tenere il pattuito, od anche scemare il 
prezzo a seconda del merito ; che a tanto si acco- 



(1) >fr Ihesus: MDXI die XV Aprilis. — Majister Laurentius de Papia 
pietor qui facete liabet Majestates duas : una prò Citadela Sarzane et alia prò 
Castro Sarzaneìli: prò Bernardo Gallo l. XV. E seguono altre scritturazioni 
fino alla somma di 1. "A, 13, 6 : tra le quali leggesi ancora la seguente : 
Pro predo cannarum quinque et parmo uno ielle cileslris prò faciendù coper- 
tinis duahus Majestalilus etc. 1. Ili, XII, II. ( Cartulario dell' Ufficio di S. 
Giorgio. 1511). 



2GG P I T T U li A 

modavano i duo stipulanti (1). È verosimile che il 
"bello di questo altare invaghisse del Fazolo altra 
gente di quo' dintorni, argomentando da un altro che 
tre anni dopo mandò a Bargone, non lungi da Sestri 
su quel di Casarca. E fu per certa Casaccia o Disciplina 
che avea titolo da N. D., e per essa vennero ad accor- 



ili >J« In, nomine Domini Amen : Venerai. D. Frater Ieronimus Falinanti 
Ordiuis Sancii Dominivi de Observantia ,assignatus in Monasterio Nuntialc 
Sancle Marie de Siyestro parte una et Laurentius de Papia pictor quondam 
Pelri parte altera spante etc. pervencrunt ad infrascriplam compositionem et 
convenium injrascripti aHaris facicndi per dictum Laurentium pictorem pre- 
jat.o D. Fralri Ieronimo ut infra dicetur: Videlicet quia dictus Laurentius 
pictor formare ac facere et depingere promissit dicto D. Fratri Ieronimo pre- 
senti de omnibus tam lignis quam alils quibuscumque altare unum ctim figuris 
Sanctorum et Sanctarum conlenlis et de quibus fit mentio in qnodam designo 
dicli aitar is conficiendi et depingendi ut supra reposito penes prefatum D. Fra- 
trem Ieronimum prò caulella et declaralionc utrmsque partis intra et per totum 
mensem Oclobris proxime venturum decenter et convcnicnler cum bonis et claris 
figuris omni postpos'ta conlradictionc: ita quoti tres principiles figure d'eti de- 
signi videlicet Sanctorum Yiucentii Ordinis Prcdicatorum Sancii Vincenti i Mar- 
tiris et San r te Caterine de Sena fieri debeanl cum oleo ut mos est et lene or- 
dinate decorate et composile prò predo librarum qmdraginta quinque januino- 
rum usque in quiuqv/iginla judicio Venerai. D. Fratris Dominici de Crovaria 
dicli Ordinis prescntis et acceptantis et tam de pluri predo quam pandori: et 
quod dictus D. Frater Ieronimus prò fabricatione constructione et depictione 
tolius dicti altaris modo et forma quibus supra dicitur et coutinetur in dicto 
designo dicti altaris esistenti ci reposito penes dictum D. Fratrem Ieronimum, 
dare et solvere promissit dicto Laurentio pictori dictas libras quadraginla quinque 
usque in quinquaginta ci tam de pluri quam de pauciori predo judicio et declara- 
lionc dicti D. Fratris Dominici presentis et acceptantis ut supra cujus judicio 
ambo stare promisscrunt tanquam confi lentis ambarum partium: infra solutio- 
nem quarum peccuniarum prò predo dicli altaris dictus D. Frater Ieronimus 
dedit numerava et soldi dicto Laurentio pictori in presen'ia mei notarii et 



CAPINOLO V. 2G7 

darsi in Genova i priori della Consorzia , Venturino 
Rosea ed Antonio Bregante, il 7 giugno del 1514. Sei 
figure notan le carte del notaio per questa tavola: la 
Vergine e s. Anna , eh' io mi figuro nel mezzo , e i 
ss. Giovanni Battista , Sebastiano , Rocco e Martino , 
composte per avventura in un campo. Perocché il pa- 



testium infrascriptorum lìbras tresdecim januinorum in pecevnia aurea et ar- 
gentea et quas dictus Laurentius coiMetur Imbuisse et recepisse: reliqiias vero 
dare et solvere promissit dictus D. Frater Ieronimus dHo Laurentio pictori 
presenti et stipulanti ut supra videlicel usqne ad libras vi-jintiquinque in dies 
et ad jornatam et alias usque ad complementum predi ut supra in traditione 
et consignatione (lieti allaris bene depicti ordinati et compositi ac perfecti de 
omnibus in loto- ovini postposita contradicione. Hoc etiam dertaralo quod si dic- 
tus Laurentius pie/or non tradidtrit et consignaverit dicto D Fratri Ieronimo 
dictum altare penitus et in loto pcrfeclum de omnibus ut supra solvere teneatur 
et debeat dicto D. Fratri Ieronimo libras tresdecim projusto damno et interesse 
dicti altaris non traditi et consigliati omni postposita contradicione prò pena 
apposita et contenta inter eos de accordio : et e converso dictus D. Frater Ie- 
ronimus casu quo in traditione et consignatione dicti altaris in toto perfecti de 
omnibus ut supra non dederit et solccrit dicto Laurentio pictori precium dicti 
altaris dicendum et declarandnm per prefatum D. Fratrem Dominicum ut su- 
pra diete libre tresdecim modo solute dicto Laurentio infra solutionem dicti 
altaris ut supra restpit et remaneant dicto Laurentio pictori lucra/e et amissc 
predicto D. Fratri Ieronimo prò justo damno et interesse dicti Laurent ii pic- 
toris ila convento inter eos de accordio: Renunciantes etc. : Insuper prò dicto 
Laurentio pletore et ejus precibus prò premissis attendendis intercessa et fi- 
dejussit Pantaleo de Ponte sartor q. Ia"obi qui de predici^ etc. — Aduni 
lanue in Bancis videlicel ad bancum mei Notarli : Anno Domin. Natio. MO 
undecima Indidione decima lertia secunduw lanue cursum die Veneris decima- 
quarta A farcii in Vesperis : presentibus Ambrosio Piclio q leronimi et Bla- 
xio de Solario q. Nicolai civibws lanue testibus ad premissa vocalis et rogatis 
— Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 31. 1511. n. 1). 



208 P1TT U K A 

vese , quantunque ne' metodi e nello stile si mostri 
anzi proclive agli antichi che a' nuovi esempj , non- 
dimeno nell'ordine e. nella disposizione de' dipinti vo- 
lentieri tien dietro alle usanze moderne , tra le quali 
vuol mettersi prima l'aver raccolte in unico spazio le 
diverse iinagini che per lo innanzi si partivano in più 
capitoli. I massai di Bargone gli promisero mercede di 
trentadue lire , e lo strinsero al termine di poco più 
che sei mesi, cioè dal giugno al Natale (1). 



(li >J« hi nomile Domini Amen: Laurentius de Papia pictor quondam, P etri 
sponte etc. : promissit et promittit Volturino de Rossea q. Amici et Antonio de 
Bergaute q. Iohannis de Villa Barghoni tamqucm Massariis Prioribus et Sub- 
prioribus Domus Disciplinatorum seu Cazatie Sancte Marie diete Ville Barghoni 
presentibus et acceplannbus prò se diclis nominibus et nomine aliorum Fratrum 
suorum de dieta Cazatia et ad cautellam mihi Notario stipulanti et, recipienti 
'nomine eorum et aliorum quorum interest eic.facere et depinyere ac construere 
altare unum Beale Virginis Marie cum figuris Sancii Iohannis Baplisle Sancti 
Martini Sancti Rochi Sancti Bastiani et Sancte Anne in toto bene decenter et 
conveniente)' factum perfectum et expedìhm in toto ut supra expensis propriis 
ipsius Laurentii pictoris et illud tralere et consigliare dictis Venturina et An- 
tonio Massariis diete Domus Disciplinalorum infra et per totum mensem lidia 
proxime veiiturum orniti poslposita contradictione. Et e contra dicti Venturinus 
et Antoniv.s Massarii Priores et Subpriores diete Domus Disciplinalorum dic- 
tis nominibus ac suis propriis et privalis nominibus et quilibet eorum in soli- 
dum et unica soluzione tantum dare et solvere promissenmt dicto Laurentio de 
Papia pictori libras triginta sex januinoritm prò predo dicti aitar is in toto 
perfecti omnibus expensis dicti Laureati i pictoris ut supra in hunc modum : 
vidclicet ex nunc in preseatia mei Notarii et testium infrascriptorum libras 
tresdecim januinornm in moneta aurea et argentea et reliquas vigintilres in 
lume modum etiam: videlicet libras quinque in traditione et consignatione dicti 
altaris in toto perfecti et alias libras decem et odo ad complementum dictarum 
Ubrarum trijinia sex prò predo totius dicti altaris in toto perfecti ci bene fi- 



r.vriTOLO v. 260 

Ma Lorenzo tra questa e 1' ancona di Sostri avea 
colorita pel s. Giacomo de' savonesi quell'altra, dalla 
quale soltanto raccolse il Lanzi e ripetè lo .Spotorno 
che un Lorenzo pavese operasse in Liguria. E lo sep- 
pero entrambi dal Ratti che produsse la soscrizione 
del quadro ne' brevi cenni delle chiese savonesi , lo- 
dando il lavoro di special diligenza : nel qual propo- 
posito, come a trascurato ch'ei fu di que' tempi e di 
que' maestri , è da credere assai più che non dice. 
Como nato poi e cresciuto in Savona potè sapere con 
leggier pena che 1' opera veniva commessa per una 
loro cappella da' signori Multedo , e leggere dopo il 
nome di Laurentius papiensis le cifre ancora del 1513. 
Il soggetto medesimo (la Genealogia di* Gesù) par 
rendere testimonianza d'un pennello paziente e sottile : 
e il Eatti soggiunge che nell'arco di sopra (consueta 
foggia delle sue tavole) si vedea s. Francesco nell'atto 
di ricever le stimmate. Ma quel che più calza ad en- 
comiar la pittura è il rapirla che han fatto i Commis- 
sarj di Francia Imperiale, ragguagliando così la virtù 



gurati et designali de pnediclis figuris injra festum Mattale (sic) proxime ven- 
turimi omni postposita conlradicione : Renunciantes ete. — Aelum lame in 
Bancis videlicel ad bancum mei Notarli ùifrascripti : Anno Domin. Natii'. 
MD decimo quarto Indiclione prima secundwm Ianue cursum die Mercwii scp- 
Urna Innii in Vesperis: presentibus Bartolomeo Bogiano lanerio q. Gulielmi 
et Nicolao Pasturino Antonii civibus Ianue tcstibus ad premissa vocalis et ro- 
gatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fo<?Haz, 35, 1514). 

Vol. II. — Pittura. 34 



270 PITTURA 

del Fazolo a quella del Brea , del Mazone e di 
Tuccio d'Andria. Non furono eguali per altro le sorti; 
e com'essa non ritornava in Savona colle altre com- 
pagne di schiavitù, così andò attorno la voce- (vera o 
falsa non so) che la Senna, nel traportarla che vollero 
d'un luogo ad altro , se l'avesse ingoiata. Grave per- 
dita invero , e ben degna che si spendano più, parole 
a ripiangerla che non fece lo Spotorno a fantasticare 
sulla patria dell'autore. Al qual soggetto io mi rifac- 
cio alcun tratto , perchè un' altra volta si vegga e si 
consideri quanto male approdino le congetture se non 
s-i ordiscono da certi dati. Or che poteva una sola ta- 
vola ed una scritta dove, secondo il consueto, è taciuto 
il cognome ? Trovati però i documenti , e prodotti in 
luce, e raffrontati colla matricola, oggimai conosciamo 
e l'uomo e il pittore ; se non che le notizie medesime 
e' incalzano ad annunziarne la morte. 

Né questa potremmo argomentare fuorché dagli atti; 
e voglio dire afferrandoci alla data delle opere estreme, 
e alle prime carte che cel dicono estinto. Il 18 feb- 
braio del 151 C5 si obbligava di una maestà rappresen- 
tante s. Lucia e s. Chiara con altri Beati ad una colai 
Chiaretta già moglie di Francesco de Boni, stipulando 
con chi teneane le veci , eh' era un 'prete Sebastiano 
Pelizza da Taggia , rettor provvisorio in s. Pietro di 
Banchi. Un altro chierico, Domenico de Marini , avea 
carico di metterle prezzo ultimata che fosse ; e il ri- 
manente a saperne (se pur v'ha cosa notabile) si lasci 



CAPITOLO V. 271 

al tenor della polizza (1). Ora in un' altra scritta se- 
gnata del 1G aprile 1518, Bernardino Fazolo, pittor 
valentissimo, si dà per figliuolo del fu Lorenzo : pei 
quali due termini l'ora della costui fine si chiude en- 
tro il giro <T un biennio con un bimestre. E questo 
con certezza incrollabile ; che se alcuna fede si dee 
pure agl'i ndizj, non avrò pena a decidere che Lorenzo 
mancasse o sull 1 uscire di quest'ultimo anno o sul chi- 
nare del precedente. Però che il rogito ci lascia in- 
tendere come Bernardino sottentrasse al padre nell'o- 
pera d'un certo altare che Lorenzo Cattaneo ordinava 
per gli Osservanti della Nunziata , e pel quale il do- 



ti) >J< In nomine Domini Amen: Mayùler Laurealius Faxoltis de Papia 
pinctor sponle etc. promissit et solempniter convenit Rever. D. presbitero Se- 
bastiano Pelisa de Tabia tunc temporis locum tenens (sic) in Ecclesia Sancii 
Petri de Porta civiiatis lanue prope plateam Banclioram presenti stipulanti et 
habenti curam prò Ciarda uxore quondam Francisci de Boni ut asseritur pin- 
gere et fabbricare Majestalem imam cum imagine Sancte Lucie et Sancte Clare 
cum quibusdam aliis omamentis ordinandis per dietim Rever. D. P. Sebastia- 
num prò predo cxclarando per Rever. Dominicum de Marinis intra et per to- 
tum mensem Iunii : Renuncians etc. Qui quidem magister Laurentius predic- 
tus sponte etc. confessus fuit et confitetur dicto Rever. D. P. Sebastiano pre- 
senti et stipulanti ut supra Imbuisse et recepisse a dicto Rever. P. Sebastiano 
ducalos odo auri largos ungaros in presentia mei Nolarii infrascripti et te- 
slium infrascriptorum ad hec spccialiter vocatorum et royatorum infra solup- 
tioìiem (sic) fabrice diete Majestatis. — Aclum lanue in claustro Ecclesie Sancte 
Marie Madalene : Anno Domin. Nativ. MDXVI Indictione tercia secundum 
lanue cursum die Lune XVIII Februarii in Vesperis : presentibus testibus Ni- 
colao de Palio q. Iacobi et Benedido de Villa q. loh. Baptiste civibus et habi- 
tatoribus lanue ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Pietro Antonio 
Vinelli. — Fogliai. 1, 1488-1523). 



272 PITTURA'» 

funto avea già tolia caparra di lire cinquanta. Se 
v'applicasse la mano è in ambiguo : ad ogni modo il 
dipinto si dee concedere al figlio, e tramandare perciò 
alle notizie di lui. Di Lorenzo possiamo aggiungere 
per le altre date già riferite quanta vita campasse ; che 
dichiarando egli stesso nel 1495 di trovarsi sui tren- 
tadue, ci sforza a non crederlo vivo oltre V età ancor 
virile di cinquantacinque anni. Pittore, all'età sua, de' 
primarj in Liguria , se contemporaneo al Mazone , al 
Barbagelata e al Braccesco, seppe invogliare de' suoi 
pennelli le chiese e i patroni che abbiam raccontati. 
Aggiungerovvi anche il Brea, che per numero d'opere 
non io soverchia , né forse per ufBzj d' insegnatore , 
contuttoché la fortuna de' secoli recando assai meno 
offesa ai monumenti di Ludovico , adescasse la cieca 
posterità a privilegiarlo sugli altri in qualità di mae- 
stro. Le memorie superstiti , o quante almeno ho po- 
tuto disseppellirne, non paion ratifica di tale credenza; 
nondimeno ve n'ha tal copia da stimarlo men disgra- 
ziato fra tutti , e noi non vorremo essere a lui più 
ingiusti di quel che gli fossero i casi ed il tempo. 

Nizza, ultimo confine della occidentale Riviera, con 
esempio imitabile e pressoché singolare , annotò tra' 
suoi fasti d'avergli data la culla, e lo celebrò ne' suoi 
atti come s'usa d'avvenimenti pubblici e memorabili (1). 



(1) V. il Gioffredo : Storia delle Alpi marittime , ove attesta aver trovato 
hi un libro MS di privilegj della città di Nizza il seguente elogio : Gcnuit 



CAPITOLO V. 273 

Genova il conosce tuttora come principe e fondatore 
della sua scuola pittorica : troppo credula ad una serio 
di scrittori che 1' un V altro si tramandarono la facilo 
sentenza. Nò a questo errore portò contrasto lo stile 
di Ludovico che fra i maestri contemporanei è quasi 
linguaggio di forastiero, che nulla ritrae de' passati, 
che punto non si riflette nei successori. Se taluno si 
invogliò di negarlo intravvedendo più in alto le ori- 
gini d'una scuola in Liguria , stranamente confuse il 
vero e trascorse ad eccessi contrarj. A questa celebrità 
del nizzardo, anche in tempi così incuriosi delle no- 
stre memorie, in parte contribuì la virtù dell'artefice, 
in parte altresì la fortuna. I maestri d'altre terre ita- 
liane , e quelli principalmente sulle tracce de' quali 
la pittura si vantaggiava al moderno, non uscirono di 
Genova, dove il rinnovarsi del gusto menò più strazio 
di monumenti ; il Brea, per quel che ci consta, pas- 
seggiò la Liguria da un capo all' altro ; e dalla città 
alle borgate, dai municipi alle ville, ebbe sempre gra- 
ziosi inviti e occasioni di farsi conoscere. Nessun de- 
gli altri, o ben pochi , costumarono di soscrivere alle 
opere , ond' è che tavole pregiatissime se ne stanno 
tuttavia senza nome : di Ludovico v' ha rari esempj 



h«sc Civitas Ludovicutn cognomento Brea pictorem celeberrimum qui Niceam 
urbem et Liguriam totani suo inaudito et admirando pùigendi modo illustrare 
videtur; cui tanta coltala est gratia pingendi, ut cum quibuscumque antiqitis et 
etcquisitis pictoribus sine wjuria merito comparar! possit. 



*• 



274 riTT u R a 

che insieme al nome non segnasse la patria, e l'anno 
del lavoro, e talvolta anche il giorno nel quale avea 
posati i pennelli. La singolarità medesima del suo di- 
pingere lo avrebbe svelato ai posteri senz' altra testi- 
monianza. Laddove perciò di tanti altri rimane notizia 
nulla più che per vecchie scritture, del costui magi- 
stero abbiam saggi non pochi , e certuni già fuor di 
vista ritornano in luce , e in ciò che resta son lievi 
le ingiurie de' secoli. Per le quali cagioni , presso 
scrittori contenti alle prime apparenze , restò principe 
ed unico per quella età quel pittore che seppe meglio 
annunziarsi nelle sue tavole. E nondimeno, ricercato 
all' infuori di Genova , e più specialmente nella sua 
patria e ne' luoghi circonvicini, o considerato a mag- 
gior cura ne' suoi dipinti , poteva annullar due giu- 
dizj che di libro in libro passaron quasi in autorità ; 
l'un de' quali riguarda alla durata del suo fiorire e 
del vivere, l'altro al quanto insegnasse o apprendesse 
egli stesso dai coetanei. Tale ufficio non ricuseremo già 
noi , quantunque la legge che ci siam posti di attin- 
gere il vero alla fonte, ci stringa ora più che mai ad 
avversare le altrui sentenze, e in qualche parte le no- 
stre de' libri addietro. Chiunque prende materia non 
prima tentata, ha ragioni gravissime a rendere , però 
che molti gli vanno appresso, né troppo impaurano di 
far mala via , o per troppa fidanza ncll' altrui guida, 
o impazienti di rifare il cammino. 

11 Soprani numerò le fatture di Ludovico per un 






CAPITOLO V. 275 

trentennio, dal 1483 al 1513; date estreme de' quadri 
che Genova ne possedesse »' suoi tempi e tuttavia ne 
possegga. Ma il Lanzi , comò spesso avviene in chi 
copia , arrogandosi maggiore licenza , circoscrisse in 
quello spazio l'operare dell'artefice. Inutile il dire che 
tutti gli altri lo secondarono. Della nascita non so 
eh' altri presumesse di sapere a puntino , fuorché un 
francese non molto diverso da tanti altri compilatori , 
il qualo la indugiò per lo manco di quaraut' anni ; 
quel eh' è giudizj-, "brancolò negli altrui (1). Giam- 
battista Toselli biografo de' nicesi accorciò le fatiche 
del Brea, seguitando i passati e incautamente men- 
tendo a sé stesso ; aggiunge alcuna cosa del proprio, 
e tra le altre conduce il pittore in età giovanile agli 
studj di Roma e di Napoli (2). Tal notizia sarebbe 
preziosa se trovasse favore in alcun documento, o non 
ripugnasse almeno al probabile. Lascio stare la rarità 
de' casi eh' altri corresse a que' giorni in cerca di 



(I) V. Dictw maire historique des peintres de tonies les écóles, par Adolphe 
Siret: Bruxelles, Librarne Knoyclopédique de Périchon , 1813 — « Bréa 
« Louis, né ìi Nice en 1499, s'établit à Gènes, et y fonda une école. Des- 
« sin très sec , emploi frèquent des dorures , beau style dans les tètes , 
« couleurs vives, plis gracieus, composition sage, mouvemens assez har- 
« dis ». 

i2'> V. Biographie Nicaise par Jean Baptiste Toselli: Nice, 1860 — « Il 
« alla [Brea) étudier à Rome et à Naples pour se perfectionner dans son 
« art, et pendant un espace de trente ans, de 1483 à 1513, s' acquit par 
« ses travaux une juste renommèe ». 



276 PITTURA 

maestri anziché sceglierli od imitarli in paese ; ma 
Roma ne fu così povera allora, che un nostro Pontefice 
per ornar la Sistina dovette chiederli a più terre d'I- 
talia, e specialmente a Firenze che ne abbondava. Di 
Napoli converrebbe dir peggio, là dove le prime scuole 
s' andavano formando all' esempio di pittori esteri ed 
avventicci. La sola Toscana e il Lombardo-Veneto po- 
trebbon reggere a tale ipotesi; ma pel nicese osta in- 
vincibilmente la disparità delle massime. Osta altresì 
il verosimile, alla ricerca del quale non m' è d' uopo 
fidarmi in altri che nel Toselli medesimo. Dobbiamo 
alla costui diligenza la memoria di due tavole in Ci- 
mella, promontorio vicin di Nizza , 1' una delle quali 
porta col nome di Ludovico il 25 giugno del 1475. 
Per iscritti non meno credibili avremo contezza d'un' 
altra lavorata per la provincia nel 1519 ; così ci av- 
verrà di misurare un arringo d'anni quarantaquattro, 
e di crescere quasi tre lustri al computo de' precedenti 
scrittori. Quel che può aggiungersi alla somma pre- 
detta son gli anni ne' quali ( credendo al biografo ) 
avrebbe dovuto il suo compaesano già adulto recarsi 
a città lontane, e dimorarvi non breve tempo , e tor- 
narne maturo artista. E dico maturo dacché il Toselli 
esalta in ispecial modo F ancona del 1475 : giudizio 
che intesi già confermargli da buoni conoscitori. Or 
chi non vede come a concedergli un cinque lustri 
(spazio minimo a. lunghi viaggi e ad attenta scuola), 
s'andrebbe all'ottuagenario? Presunzione temeraria per 



CAPITOLO V. 277 

uomo che a quest' ultima data avea mano in grandi 
opere. 

Né vorrà dirsi che le nostre parole mirino a sce- 
mare il valore del Brea o la giusta compiacenza de' 
suoi nicesi : ai quali per mio avviso sarebbe maggior 
decoro il difendere che un ingegno sì eletto potè cre- 
scere e invigorirsi nell' arte senza mutare altro cielo. 
E a vincer la prova che altro dovrebbono, fuorché di- 
mostrare che in Nizza non mancavano esempj né di- 
scipline a giovane ben disposto e voglioso d' appren- 
dere ? Il lungo tratto che separa Nizza da Genova, i 
rari commercj e le varie sorti d'allora, facevano a'noi 
quella terra poco men che straniera, e più ancora ne- 
gli studj del bello che ne' casi civili; indi quell'adoc- 
chiar che s' è fatto il Brea o come allievo d' ignota 
scuola, o come istrutto a ventura in alcun borgo della 
Riviera, od anche (di soprammercato) in paesi lontani. 
Quelle fattezze medesime di stile che il fanno parere 
non nostro, rimane ancor dubbio se debbansi recare al 
suo genio o indagarle nel patrio gusto , a formare il 
quale poteano conferire ad un tempo e la vicina Pro- 
venza e il sovrapposto Piemonte e i conterranei di 
Ludovico. Chi ricercasse di proposito nelle antichità 
de' nicesi, forse vi troverebbe, siccome in tutta Italia, 
i toscani , che al languire delle forme giottesche con- 
cedono ad altra gente e a diverse maniere. Ne porge 
indizio un Giovanni d'Andrea pistoiese , il quale con 
atto del 1347 obbligandosi d' otto fiorini ad un Gia- 
Vol. II. — Pittura. 35 



278 PITTURA 

gomo pittore da Siena, dichiara e sé stesso e il com- 
pagno stanziati in Nizza (1). Né v'ha penuria di na- 
zionali. L' andar degli anni non ci ha fraudati d 1 un 
Jacopo Durando nicese che virtuosamente operava nel 
secolo appresso , e che nel 1454 a richiesta di Pietro 
Garneri dipingeva la bella ancona pel monastero dei 
Lerinensi (2). A computare dagli anni, dovremmo pre- 
sumere in costui, prima che in altro terriero, il vanto 
d' avere iniziato nell' arte il giovane ; ma impariamo 
per più riscontri che il suddetto maestro non fu soli- 
tario nella sua patria , e eh' altri vi furono i quali 
sembrano preludere allo stile di Ludovico in que 1 ca- 
ratteri appunto che rivelano e 1' indole e le usanze 
d'un popolo. Alla Torre (borgata di quel distretto) si 
trovan' opere e si leggono i nomi di due pittori con- 
temporanei , Corrado Buvese e Gherardo Nadale , 
entro la chiesa che fu già dei Templarj. Il Durante 
che descrisse i luoghi della città e dei dintorni, non 
si restò che sviando un tratto dal suo cammino, non 



(1) In nomine Domini Amen: Eyo Iohannes Andrce de Pistorio faber qui 
habito in Nicla confiteor libi Iacobo de Senia pinctori in Nido, q. magistri 
Roland! me Imbuisse et recepisse a te mutuo gratis ci amore fiorenos octo auri 
bonos et justi pondèris et ile bono cvrsu currcnti florenorum : Rcnuncians etc. 
— Aclum lamie in platea Sondi Gcorgii in angulo domus qne fuit quondam 
Gcorgii Venti: Anno Domiti. Nativ. millesimo CCCXXXXYII Indictione XI HI 
sscmdim cwsum lame post, nonas-: Tes/es Oyeriits de Pontrcmnlo aciniator 
Petrus de Recho carzolarius ,/ilius Petri et Colucins de Bracelìs. (Atti del Not. 
Benvenuto Bracelli. — Notul. 1347-54 ). 

(2) V. il Gioffrédo — Opera sopra citata 



CAPITOLO V. 270 

accennasse alle bizzarre sembianze elei due frescanti., 
i quali eran forse legati in società di pittura come in 
benevolenza di comparatico (1). Il buon corografo si 
spedì col vulgato appellativo del gotico a significare 
le strane espressioni delle figure e la bizzarra foggia 
degli abiti : impronte che Ludovico ritenne pur sem- 
pre , tuttoché per miglior coltura d' ingegno , e per 
consuetudine ad altre contrade, la stranezza prenda in 
lui qualità d' evidenza e il bizzarro di novità. Del re- 
sto alle scuole che più distavano dall'ideale de' toscani 
fu quasi comune un tal vezzo di ritrarre fedelmente 
non pure il vestito e le acconciature , ma 1' animo 
stesso e il costume cittadinesco. D'altro canto, al tro- 
vare ch'io fo in quelle bande due artefici da Pinerolo 
che incominciano e chiudono il secolo , m' induco a 
credere che i subalpini non fossero estranei all'incre- 
mento dell'arte in Nizza, come non furono i lombardi 
alla bassa Riviera e a Genova stessa. L' uno è quel 
Giovanni Frangino ch'io registrai prima d'ora per una 



(1) V. Durante : Corografia di Nizza — « Cet edifice situo au fond de la 
« place publique, appartenant aux mèmes chevalici'd, était Tancien hòpital, 
« nommé le Saint-ìSepulcre. Les deux chapelles latérales sous l'invocation 
« de S. Brigite et de S. Bernard, situées aux deux extréaités de la ville, 
« sont ornées de peintures a fresqu^s assez bien conservées. L' originante 
« dea figures et la bizzarrerie des costumes datent de l'epoque ou le stylu 
« gotique etait en honneur. Sur le mur de la première on lit l'inscription 
« suivante — "Hoc fecenmt magistri Currandi Buvesi et Guirardi Nadale 
« pidores Nkie et compatres — MCCCCLXXXl ». 



280 PITTURA 

tavola dipinta nel 1410 ai Minori di s. Francesco : 
1' altro il prete Giovanni Ranavesio , da rivedersi nel 
paese di Pigna, elove per indizj di stile gli viene at- 
tribuita una grande ancona nella chiesa di s. Michele, 
e con tutta certezza l'affresco nel coro di s. Bernardo, 
contrassegnato del nome e dell'anno 1431. Più copiosi 
ragguagli ne fornisce 1' opuscolo del prof. Gerolamo 
Rossi già detto altrove , del quale consideriamo più 
specialmente ciò che fa al nostro tema (l). Egli coni- 



fi) « È stupenda l'ancona dell'aitar maggiore, la qu^le copre la mag- 
« gior parte del coro, bellissimo dipinto del secolo XV a fondo d'oro sul 
« legno Diviso in 9 scompartimenti con leggiadre gallerie sporgenti, in 
« quello di mezzo vi è l'arcangelo S. Michele patrono del paese La viva- 
« cita delle teste, la delicatezza delle carnagioni, la lucidità delle armature 
« e degli abiti, il fino modo di pennelleggiare , attestano la non comune 
« perizia dell'artista, il quale dicesi sia stato il sacerdote Giovanni Rana- 
« vesto da Pinerclo. Non v' ha dubbio però eh' egli sia autore dei belli 
« affreschi che decorano la chiesa di s. Bernardo ora addetta al Cimitero. 
« Nel Sancta Sanctorum sono rappresent ti i principali protettori di Pigna, 
« e lungo le pareti laterali si vedono la intiera Passione di G. C, il Giu- 
« dMo Universale e il Paradiso — ■ (e in nota) Sulla parte destra e sotto 
« l'arme del Comune di Pijxna in caratteri gotici si legge: Hnr opus fecit 
«fieri Comunitas Pigne sub anno Domini MCCCCLXXXl die XV Octobris : 
« Presbiter Iohannes Ranavcsi de Pinarolo pinxit ». 

Alle costai notizie che per f« sole basterebbero ad onorar Pinerolo, pia- 
cemi aggiungere queste altre che il chiaro prof. Iacopo Bernardi conge- 
gnava in un articolo della Gazzetta Pinerolese, indirizzato all' avv. Antonio 
Carlini R. Pretore in Bricherasio : « Ina scuola pittorica di qualche im- 
« portanza sembra che dovesse esistere sul finire del secolo XV ed il 
« principio del XVI (in Pinerolo) poiché in istromenti e carte di quell' e- 
« poca ci occorrono parecchi nomi di artisti di qualche merito, e già fino 
-.< dal 1342 ricordasi Giovanni Forzieri di Pinerolo che dipingeva nella eap- 



CAPITOLO V. 281 

monda soprattutto in quel pennello la prontezza de' 
volti, la finitezza nell'eseguire, la vivezza nel tingere; 
che son doti nel Brea principali e quasi diresti native. 
Che d'altra parte contribuisse alla costui maniera al- 
cun esempio do' provenzali, è opinione che intesi da 
qualche savio e che non dee trascurarsi. Da più che 
due secoli il Filibien ci ha provato come il disegno 



« pella di Vigone pel Principe di Acaia; lo stesso che 26 anni prima, del 
« 1316, era stato chiamato a lavorare dell'arte sua nel castello di Gentilly 
« die i Conti di Savoia possedevano con altre abitazioni presso la città 
« di Parigi: Librava Iohanni Fornerio pictori de Pinarolio prò parte sua sa- 
« lisfactionis operis facti in capeva Castri Vigonis. — ■ Librarti Iohanni For- 
« nerio prò camera Domini pingenda et pietnris de eapella de GentUliaco re- 
« fuiendis. — E fu celebre nel dipingere in cuoio ad oro il pinerolese 
« Giacomo di Garneron, che passò nd esercitare la sua arte in Lione. In- 
« fatti nel Giornale di Giovanni d'Albi -cappellano del Conte Aimone di 
« Savoia, leggesì : Libranti Iacopo de Garneron Sarnierie Garnier) de Pi- 
« narolio habilatori Lvgdnni de mandato Domini prò quodam arncslo de cor- 
« ro rvbeo prò magno equo seminato cmcHnis atbis prò Domino : X fiorenos auri. 
« — Del 1400 in una supplica per pagamento di una somma mutuata ad 
« Antonio Bernezzo di Cercenasco, supplica scritta sopra un foglio di carta 
« dall' antica cartiera di Pietro Malancini pinerolese , leggesi soscritto il 
« nome di Giacomo Gébutelli pittore di Pinerolo. Nel 1519 trovasi il nome 
« di Bertramino Dottato pittore di Pinerolo in un atto di compera di tavole 
« etc. ; e Marco e Guglielmo Serra pittori ricordami in atti del 16 dicem- 
« Lre 1505 con cui Guglielmo concede sua figlia Giovannina in isposa a 
« mastro Bernardino de-Ro orefice di Milano abitante in Pinerolo. Di Bosco 
« Secondo pittore trovasi memoria in un instromento pure ciel 16 agosto 
« 1512. Jacobino de' Longi o Longo cittadino d'Alba e borghese di Pinerolo 
« dipinse nel 1517 in una cappella o pilone lungo la strada che da Torino 
« mette a Saluzzo, e nel 1541 una pala assai bella che esisteva nella chiesa 
« barbaramente distrutta dei Francescani in Pinerolo , ed è forse quella 
« che trasportata in Villaretto di Finestrelle ivi conservasi tuttavia ». 



2S2 P ITTURA 

si mantenesse fra i suoi nazionali anche nei tempi bar- 
bari, e come ai giorni di Cimabue ad un tempo col- 
T Italia si risvegliasse dal lungo sonno la Francia. E 
il confermano lo opere della prima età, cosi molte di 
numero e sì conformi di stile, che oggimai non è chi 
nieghi alla Provenza e titolo e successione di scuola. 
S 1 io ni' avvenni a vederne alcun saggio , ebbi a no- 
tarvi due proprietà : uno studio a colorir vago e suc- 
coso , e neir esprimere una tal dismisura che sempre 
dà nella iperbole e minaccia di trascorrere all'affettato. 
Con tuli e somiglianti ragioni potrebbe Nizza, come 
vanta i natali , così vendicarsi le istituzioni di Ludo- 
vico; al quale è ornai tempo ch'io mi rivolga con più di. 
proposito. Quel tanto che sappiamo della vita si con- 
notte alla serie delle opere : unica traccia che mi sia 
data a seguire scrivendone. Ma quello spazio che non 
ci chieggono i casi dell' uomo vorranno occupare le 
controversie : nò senza una cotal meraviglia , che in 
uomo accettato per caposcuola e scampato più ch'altri 
all'obblio, rimanga ancor luogo a quistioni. Si debbono 
i primi riguardi alla tavola di Cimella già menzionata, 
come alla prima che per ordine e' insegnino le date. 
Hoc opus fecit fieri nobilis Martinus de Rata cujus 
execulor fuit nob. D. Jacobus Galeani : MOCCCLXXV 
die XXV Jimii et Ludouicus Brea pinxit : così in un 
papiro che si legge sul basso. Rappresenta il Deposto; 
e non è dotto forastiero o persona dell'arte che recan- 
dosi a contemplarla non vi lodi quel eh' è più arduo 



CAPITOLO V. 283 

m cosiffatto argomento, l'eloquenza degli affetti. Tanto 
eh' ella è preferita comunemente ad un'altra che se- 
gnata del nome stesso ma dell'anno 1512 fa nobile il 
primo altare a man destra di quella chiesa : quasi di- 
resti per dimostrare qual fosso 1' artefice ne' suoi pri- 
mordj , e qual fosse in età matura. Alla qual tavola 
e al qual giudizio serbiamo più acconcio luogo; tanto 
ci è d'uopo in copiosa materia tenerci a filo. Ed ceco 
che fatto appena principio all' elenco delle opere , ci 
scontriamo in un errore, nel quale incorsero l'un die- 
tro all' altro il Bcrtolotti e il Casalis, troppo docili al 
volgo che spesso confonde i fatti r poniam pure che 
non mentisca. È voce costante che le due ancone si 
trasferissero a Cimella dal monastero di s. Croce , se- 
guitando i Minori che già dentro Nizza officiavano in 
quel tempio suntuoso. I duchi di Lusignano, Ludovico 
ed Anna , 1' avean costrutto del proprio nel 1459 per 
allogarvi la detta Regola , e via via la famiglia de' 
conti Lascaris largheggiò in decorarlo, finché la furia 
turchesca guidata dal Barbarossa mise a strazio la 
s terra e quel santuario in rovine. Però i due dipinti 
del Brea sorgono in sugli altari di Cimella dal 1543; 
epoca infausta che ricorda i suddetti disastri, e '1 tra- 
mutarsi che fecero i zoccolanti dall'una all'altra stanza 
per concessione del Vescovo, fi se a ciò s'arrestassero 
le dicerie popolesche, non avremmo a ridire ; ma vo- 
gliono aggiungere che le tavole avea commesse al 
pittore e donate al monastero di s. Croce quel Filippo 



284 riTTURA 

Villers de l'Isle-Adam, Gran Maestro de' Cavalieri, che 
insieme al suo Ordine soggiornò poco più d'un mese 
in Villafianca, e assai men che due anni entro Nizza. 
Con questo dippiù fanno onore all' artista e a' suoi 
quadri, ma con patenti anacronismi portan guasto al- 
l'istoria. Senza la scritta delle due tavole , basterebbe 
uno sguardo alle date. Gli Spedalieri fuggitivi da Rodi 
espugnata da Solimano, il 1 del 1523 dopo varj er- 
rori pel beneplacito del duca di Savoia approdarono a 
S. Ospizio l'8 ottobre del 1527, e si trassero in Nizza 
a più comodo albergo il 14 del mese seguente. Il 
Gran Maestro de !' Isle-Adam era succeduto nel grado 
a Fabrizio del Carretto il 22 di gennaio del 1521 ; 
onore infelice per le orribili sorti che s' apprestavano 
a quel pugno di valorosi. Concedute per Carlo V le 
nuove stanze di Malta, salpava di Nizza co 1 suoi non 
più tardi del 12 luglio 1529. Così le due tavole, ri- 
guardando alla data, indietreggiano dalla costoro venuta, 
l'una d'anni quindici e l'altra di cinquantaduo (1). 

Ciò nuli ameno, siccome le tradizioni sono raramente 
bugiarde , così recando in mezzo i nomi del Gran 
Maestro e del Brea pittore , io non vo' credere che 
falliscano in tutto , o non piuttosto s' accordino al ve- 
ro , emendate che sieno dalla critica e conciliate alla 
storia. Sopra di che mi conviene sostare alquanto , 



(1 ; V. il Bosio — Istoria della sacra ed illustrissima Religione di s. Gio- 
vanni Gerosolimitano. 



CAriTOLo v. 285 

o meglio retrocedere ai tempi ne 1 quali I' Ordine de 1 
Cavalieri stanziava in Rodi sicuro : se tale potea dirsi 
fra continue minacce degl'infedeli. E per vero fin dal 
1480 Maometto II avea stretta d'assedio qucli' isola e 
fulminata colle artiglierie la città, mentre era al go- 
verno della Religione e alle difese della terra il card. 
d'Aubusson, notissimo a Genova per la sua molta pietà 
e pel culto singolarissimo che professava a s. Giovanni 
Battista tutelare dell' Ordine. Or costui fra gli orrori 
dell' assedio non dimenticò una devota imagine della 
Madonna che dicean di Filermo , perchè venerata ab 
antico sulla cima d'un colle così nominato, e recatala 
dentro città, la ripose nella chiesa di s. Marco come in 
luogo sicuro. Quivi rimase finché Solimano sopravvenne 
a sterminio; ma consta che fra i patti della dedizione 
entrò pur questo , che la sacra imagine di Filermo 
n'andasse salva coi Cavalieri, i quali per ciò l'ebbero 
seco nella lunga peregrinazione e nel breve soggiorno 
di Villafranca : e nel nuovo Spedale di Nizza non si 
restarono di proporla alla devozione de' popoli. Quando 
poi il Gran Maestro de l'Isle Adam fece vela per Malta, 
volle nella Vergine di Filermo lasciare ai nicesi un 
segno visibile del proprio affetto e un argomento di 
perenne pietà ; ed io non so se la tavola duri , ma 
certo durava, non ha molti anni, sull' aitar maggiore 
di s. Bartolommeo poco lungi da Nizza. E come ne' 
comuni parlari ella ritenne 1' antico nome , così per- 
venne fino a' tempi moderni che il dipinto fos-je quel 

Vol. II. — Pittura. 38 



286 PITTURA 

desso scampato da Rodi , e ohi scrisse alla cieca per- 
petuò tal credenza. Ma chi giudica con mente sana e 
con buona conoscenza (che molto vale) dell' arte , do- 
vette aver briga da due condizioni che forte il disdi- 
cono : l'esser cioè 1' effigie d' un pennello rispondente 
all'età del Gran Mastro, e l'esser congiunta in più 
grand'asse a due altre ligure del Battista e di s. Se- 
bastiano, tutte piene d' un medesimo stile. Primo ed 
unico (s'io non erro) ad aguzzare le ciglia per queste 
tenebre fu ristorico Gioffredo, sebbene quel che a me 
sembra scioglimento del nodo trapeli nello scrittore da 
un tolto di dubbj (1). Con più di franchezza e con 
poco sospetto di dar nel falso, oserei presumere che 
il Gran Maestro facesse dipingere l'icone per la nuova 
Commenda di Nizza, che fedelmente vi volesse ritratta 
1' imagine rodiana coli' aggiunta dei santi predetti , e 



i0) « La mattina del 12 luglio* ( 1529 ) il Gran Maestro s'imbarcò alla 
< spiaggia di Nizza, nella qual città lasciò una bellissima e pregiatissima 
* imagine della B. Vergine da quale si dice portata da Rodi) insieme con 
« altre due altresì bellissime, 1' una d'un s. Giovanni Battista protettore 
« de' Cavalieri Gerosolimitani, 1' altra di un s. Sebastiano: seppure non 
« abbiano voluto dire che queste tre pitture componevano 1' ancona del- 
« 1' altare esistente nella chiesa della Commenda di Nizza , e che fossero 
« parti del pennello di Ludovico o di Francesco Brea pittori celebri in quello 
« e nel secolo antecedente; ovvero che le fosse adattato il nome della ce- 
« lebre Madonna di Filermo per conservarne in Nizza la memoria , nel 
« modo che dell'ancona della stessa B. Vergine, parimenti detta di Filer- 
« mo, nella chiesa de' medesimi Cavalieri in Manoasca scrive il P. Colom- 
« hi ». Gioffredo: Opera succitata. 



CAPITOLO -V. 287 

che sul partire godesse di confidarla ad un popolo che 
gli era legato di mutua benevolenza. Che se la tavola, 
composta com'era a riparti, andò più tardi smembrata, 
non fece che seguire la sorte di molte altre : ed io 
stimo che sia parte di quella il bel quadro del Pre- 
cursore che additano i nicesi nella chiesa di Villars , 
non senza proferire il nome dei Brea, contuttoché non 
ne mostri le cifre; tanto spira quel gusto. Resterebbe 
a risolvere di qual pennello si giovasse il de 1' Isle 
per tal dipinto; quistione leggera se la data del 1527 
non ci è uscita di mente colle altre date di Ludovico. 
Che costui 1' eseguisse non è fuor del possibile ; ma 
converrebbe supporlo decrepito, nò v'ha memorie oltre 
il 1519 che ci confortino a crederlo vivo. Il Gioffredo 
(e con buon giudizio) ne sospetta l'autore in France- 
sco eh' altri gli dan per figliuolo ed altri per nipote 
di fratello, opinione che mi par preferibile : basti frat- 
tanto che le tavole di Cimella non si vogliono scam- 
biare con quella de' Cavalieri , nò la liberalità del 
Gran Mastro con quella di privati cittadini , i quali 
molti anni innanzi avean decorati del pennello di 
Ludovico gli altari di s. Croce. 

A questo punto più d' un lettore ha intravveduto 
nel casato dei Brea più tosto una famiglia d' artefici 
che la persona d'un solo. È tempo d'aggiungerne un 
terzo per nome Antonio , eh' io farei padre al Fran- 
cesco, se mi togliessi alcun poco di quell'arbitrio che 
alcuni si usurpano intiero. Di costoro dirò fin d' ora 



288 PITTURA 

quel tanto ch'è venuto a mia cognizione, separandoli 
quasi dall'altro, col quale non mostrano d'aver comuni 
se non la patria ed il sangue. Però che dove Ludo- 
vico ci apparirà tra pochi anni in Genova, ed aggre- 
gato nella matricola, e trattenuto in lavori degnissimi, 
degli altri due non è indizio negl'inscritti al collegio, 
né ci fu dato di giudicarli fuorché per eseinpj che 
provengono dal natio nido. E n J è dovuto alcun me- 
rito al Villa , il quale ci offerse a vederli entrambi 
in due tavole noli' Accademia Ligustica : sottoscritta 
F una e del nome e dell' anno , F altra frammento di 
maggior' opera onde il Villa potè desumere eguali ri- 
scontri. La prima è un s. Antonio eremita a sedere in 
atto di benedizione; misura d'un cinque palmi, é forse 
principal campo di più vasto lavoro. Entro un picciol 
cartello si legge così : Hoc opus fecerunt magister An- 
tonius Brea et Antonius cimatus suo habitatores Nìcle: 
Valete — 1504 die primo Majus (1). L'anno segnato, 
il fondo variato a rosoni d'oro , e le massime del di- 
segnare non mentiranno a chi vegga in cotesto An- 
tonio ( che del cognato non > curo ) un fratello e un 
coetaneo di Ludovico; e raffrontato con esso parrebbe 



(1) In fondo alla tavolina dopo il titolo S. Anthonius si leggono le pa- 
role seguenti in carattere semigotico, a differenza delle altre che han quasi 
la scrittura de' nostri giorni — In lo tempo de Meser Pre Zoane Marr Retur 
de la dita jeza et in lo tempo de Nkoloslo Mark Biazo fattarello Iullan Rai- 
neri Carbiespine se fé està Maislà a lonar de De e de Santo Anthonio : 150-1 
yrima Madiìis 









CAPITOLO V. 289 

forse d'un contornare più largo, più vago del mae- 
stoso e del grave , ma troppo perderebbe per rispetto 
all'espressione, alla evidenza, alla grazia, e soprattutto 
al colore eh' egli ha monotono nelle incarnagioni , e 
in malo accordo fra un tono e l'altro. Del resto, amante 
anch'egli del brio, e propenso ad un tinger rossastro, 
che moderato dal gusto non mancherebbe di vivacità; 
si direbbero nati con un sol genio , se non che l'uno 
lo ingentilisse recandosi a nobili studj , 1' altro rima- 
nendosi in solitudine si compiacesse della innata roz- 
zezza. E paion gridarlo a voce alta le riferite iscri- 
zioni ; linguaggio d' uomini non pur profani ad ogni 
culto di lettere , ma stranieri al consorzio di quanti 
le abbiano a mala pena gustate. Il Francesco sente 
assai più d' appresso lo stile di Ludovico ; potremmo 
anzi tenerlo in conto di suo creato, s'ei comparisse in 
Genova, o se 1' altro si tenesse più fermo in sua pa- 
tria. Ma ciò che non ebbe dai precetti per avventura 
acquistò coli' esempio , e specialmente coli' affisarsi, 
nel vero , massima costante nel consanguineo benché 
non sempre ajutata dalla eleganza. Tal concetto ha 
svegliato in me la tavolina del Villa , sulla cui fede 
registro il 1530 com'epoca dell'ancona dalla quale fu 
scissa questa mezza figura eh' è un s. Fabiano Papa. 
Ma se Francesco fu quasi estraneo alla nostra terra, 
o poco vi s'intrattenne, o non v'ebbe cagion d'operare, 
non credo però ch'abbia a dirsi egualmente della Ri- 
viera. Forse le molte tavole che altri assegnano ed al- 



290 PITTURA 

tri niegano a Ludovico , disseminate per que contadi 
ed intinte di quel sapore, non sono altrimenti che sue. 
Di simil .fatta è un dipinto sull'asse col Battesimo di 
Cristo che mostrano i confratelli di s. Gio. Battista in 
Ventimiglia, e v"ha chi legge in certi caratteri accor- 
ciati : pinxit Franciscus de Nicia, benché mi tiene so- 
speso quel che resta della data LXII IX Iulìi. Un 

altro nella suburbana di s. Agostino supera il primo 
in bellezza, ond'è più comunemente stimato di Ludo- 
vico : ed ha il titolare con s. Antonio abate e il Bat- 
tista. Con tutta fiducia additeremo Francesco presso 
i Domenicani di Taggia, per un quadro della lor chiesa 
nel 1538 , mercè una nota che il canonico Lotti sco- 
perse ne' razionali di quel convento , cioè un paga- 
mento a lui fatto di dieci scudi prò medietate ancàone. 
Il soggetto è taciuto; laonde entreremo in dubbj quan- 
do V ordine degli anni ci conduca a veder Ludovico 
occupato in altre cose per quei Religiosi. Senzachè 
un documento rogato in Taggia del 1547 è di tal 
natura , che s' altri facesse il Francesco domiciliato 
in quella terra, o almen solito a frequentarla, non po- 
trebbe convincersi di falsità, né anche notarsi di le^r- 
gerezza (1). È un promettere che fa egli ad un cotal 



(1) ►£< MD XXX XVII die Lune XVI Maij in tertiis ad appotecam infrascripti 
lo. Andree sittam Tabie in contraete/, Puctei (sic) — Magistro Francisco Bree 
de Nitia pictori statutus est sibi terminus sponte et per debitum conjessum in 
judicio Magni/. D. Potesiatis Tabie: Sponte promissit dare et soloere hinc ai 



CAPITOLO V. 291 

Bolando di Laviosa operaio della cappella del Corpo 
di Cristo istituita nella chiesa maggiore del luogo , 
che in termine di mesi tre si verrà sdebitando d'ogni 
ragione verso la detta Consorzia ; pel qual debito il 
Podestà dei Tabiesi gli avea già posto e tempo ed or- 
dine al pagamento. i\ T è sì fatti obblighi di devozioni 
laicali si usano contrarre da chi bazzica o ferma sue 
stanze per luoghi lontani. 

Porta ora il pregio che si ricerchi in qual anno, o 
con qur l'opera almeno, esordisse Ludovico nella nostra 
città , dove non eran pochi gli artefici , e taluno fra 
questi così valente da tenerlo in rispetto. Quel dipinto 
che a forti indizj fu primo nel tempo , e a chi ben 



menses tres proxime ventiiros Rolando de Laveoza de Vulturo q. Gabrieli? uti 
lassarlo Capette Corporis Nostri Iesu Christi ( sic ) Ecclesie Majoris Tabie 
presenti stipulanti et recipienti etc. libras sexdecim monete longe occasione resti 
rationis inter ipsum Rolandum Massarium predictum seu agentes prò dieta 
Capella et ipsum magistrum Franciscum occurse facto prius computo et ra- 
titme inter eos ut fatentur quo termino elapso possit et valeat dictus Rolan- 
dus dicto nomine accìpere et habere a prefato D. Potestate et seu alio quovis 
judice preside et magistratu suam licentiam expeditam absque aliqua ciltatione 
et ' voluit ac expresse consensit posse conveniri lanue Pissis Rome Mediolani 
Nitie et ubiqne locorum: Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo et ejus precibus 
intercessit et fidejussit Io. Andreas Panerius barrillarius : Sub etc. Et qui 
mag. Franciscus promissit dicto Io. Andree ejus fideiussori indemne et indem- 
nia conservare a dieta promissione et solvere omne id totum et quantum conti- 
gerit sohendim et exbursandum dicto Io. Andree occasione predicta absque ali- 
qua exceptione : Renuncians etc. — Testes Baplista Zennardus q. loìiannis et 
Dominicus Anfossus q. Baptiste vocali etc. [Atti del Not. Giambattista Ferro 
— Fogliaz. 1, 1547, rogati in Taggia). 



292 PITTURA 

guardi non è secondo a verun altro per merito , sia 
caso od erroneo giudizio, è sfuggito al computo degli 
scrittori laddove circoscrissero la dimora di Ludovico 
fra noi. Il Ratti (perchè non sempre fidiamo agli ar- 
tisti) lo sospettò d'altra mano, scambiando per divario 
di stile quel eh' era maggiore eccellenza di maestro. 
Tal differenza vide pure il Soprani , ma più cauto al 
discredere, o più devoto alla fama, non diede luogo a 
quo' dubbj che per combatterli. Io fo ragione che 
l'uno e l'altro vedessero la tavola già rimossa dal luogo 
ed appesa nel Refettorio de' Basiliani , per la chiesa 
de' quali fu eseguita dal Brea. Ed è verosimile che 
al traslocarla andasse perduto il dorsale, ove forse la- 
sciò il proprio nome, essendo stranissimo a credere che 
il Brea lo nasconda. Egual concetto sarà per fare 
chiunque si rechi alla vista del bel Crocifìsso ( che 
tale è il tema) trasportato non ha molto dal suddetto 
Refettorio di s. Bartolommeo all' Accademia di belle 
arti, al trovar che faranno l'asse nudo al tutto di sa- 
gome e di cornici contra l'uso comune del secolo. Ài 
Soprani , per affermarlo di Ludovico , diede animo il 
nome del committente e un attento esame dell'opera; 
quanto all'anno, se ne passò colla usata facilità. Parve 
a noi di supplirlo rintracciando le memorie del bene- 
merito che primo in Genova dischiuse l'arringo della 
gloria a cotanto ingegno ; tanto più che il nome di 
Biagio de Gradi riferito dal biografo non dovette suo- 
nare oscuro , se quel dotto in latinità che fu Jacopo 



CAriTOI.0 V. 29-1 

Curio gl'intitolava in elegante epistola la descrizione 
dell'assalto portato a Genova la Renato di Napoli (1), 
Possessore il de Gradi d' araenissima villa su quel 
di Multedo, e solito a ridurvisi ne' mesi estivi , avea 
messa particolare affezione no' monaci Armeni e nella 
lor chiesa di s. Bartolommeo , e quivi si fé' patrono 
d'una cappella, e vi cavò la sua tomba, e quando venne 
a morire (che fu nel giugno del 1481) dotò di buona 
somma la chiesa per la quotidiana celebrazione d'una 
messa. Questi fatti consentono perfettamente alla tra- 



(1) Di questa nobile famiglia originaria di Milano e genovese per ado- 
zione trovo per primo fra i nostri negli atti di Iacopo dà Camogli sotto 
il 12 settembre del 1426 Melchion de Gradis de Mediolano. Che il nostro 
B.agio gli fosse figliuolo ò chiarito in Oberto Foglietta, ove soscrivendo 
al testamento d'un Luca di Mezano si nomina Blasius de Gradis Jilius Mel- 
chionis major annis XXV. — E nella moltitudine de' rogi'.i il costui nome 
non è raro a trovarsi , come lieto eh' ei fu di numerosa prole, e agiato a 
sustanze procacciate col traffico, e congiunto ad onesti parentadi. Ebbe 
moglie Battistina d' Ansaldo Grimaldi , e di questa sei maschj , Pellegro , 
Francesco, Giovanni, Gerolamo, Paolo e Melchione ; una figlia, Teodorina 
o altrimenti Cattarinetta , dotata di 2000 ducati d' oro larghi, andò sposa 
ad Ambrogio Lercari nel 1479. Di che si leggo nel mentovato Foglietta 
a' 27 novembre : Nob. Ambtosius Lercarius fdius Bernardi emancipatus fa- 
tetur nob. Biasio de Gradis se ab eo habuisse ducalos 2000 auri largos prò 
dotibus Theodorine nunc vocate Chatarinette filie dicti Blasii et uxoris dicti 
Ambrosii. — Abitava in città un suo palazzo in piazza delle Ancore lungo 
la via di Canneto , come accennan molti atti ; ed io non ho dubbio che 
prendesse titolo da questa famiglia il vicolo o piazzetta che con istorpio 
plebeo si chiamò e si chiama tuttavia delle Grate. Negli estivi calori il 
suburbaao di Multedo lo accoglieva in villereccia solitudine, e v'han carte 
con questa forinola : Actum in Villa Murtedi suburbiorum lanue in Loggclta 
domus dicti Blasii (de Gradis). Lui morto , e dietro a lui la consorte usu- 
Vol. IL — Pittura. 37 



294 P IT TU R A. 

dizione del quadro, né trovo appiglio per rifiutarla in 
sol questo, che Ludovico lo dipingesse. Che se la cap- 
pella era detta nel costui testamento mtper constructa, 
cade ogni dubbio che del 1480 il pittore non fosse in 
Genova, e in buona voce d'artista, e in tutto il vigore 
dell' ingegno. Miglior opera avrebbe fatto la critica 
esplorando in cotesto esempio (il più antico che n'ab- 
bia Genova) l' inclinazione, le massime e la virtù del 
nizzardo. Poteva difenderlo di quella secchezza ch'altri 
gli apposero con troppa temerità, o almen raffrontarlo 



fr'uttuaria d' entrambi i poderi , era in possesso delle case'di Canneto il 
Francesco, il quale sugli esordj del 1498 le concedette in affitto al Governo 
della Repubblica per albergarvi Lodisio Repolo ambasciatore del Re di 
Napoli. Prosegue nelle scritture il cognome de Gradi fino ad un Nicolò, 
che del 1540 si trova fra i deputati a ripartire le tasse vicinali per re- 
stauri della strada che poggiava a Multedo. Dettò Biagio le sue ultime 
volontà al suddetto not. Foglietta, dal cui rogito trascrivo quel che fa 
al mio proposito: — MCCCCLXXXI HII hinii: Testamentum Blasii de 
Gradis quondam D. Melchionis: Mamdat sepeliri in Ecclesia Beati Bartholomei 
de Erminiis in monumento capeìle ipsius testatoris nuper constructe : Ordinat 
emptionem locorum X sctibendorum super ipsnm cum olligatione quod proven- 
tits respondeanlur Fratribus dirti Monaslerii qui teneantur celebrare quotidie 
missam unam etc. Iits patronatus diete capette ordinat quod speclet descenden- 
tibus suis: Legat loca XII Mariole sorori sue ohm uxori quondam Pineli de 
Goarco ad gaudendum in vita sua: Legai D. Baptistine uxori sue filie quon- 
dam nob. Ansaldi de Grimaldis yauditam domus sue magne site lanue in con- 
trada Caneti sive platee Anchorarum et domus cum terra in Villa Multedi : 
Heredes instituit Pellegrum Francìscum Ioannem Hieronymum Paulum et Mel- 
chionem filios suos et diete Baptistine. — Non più tardi del 16 luglio del- 
l'anno medesimo si trova in atti dello stesso Notaro: — Nob. Pellegrus 
Paulus Franciscus Ioannes et Mekìiio de Gradis fratre* fiìii et heredes quon- 
dam D. Blasii de Gradis. 



CAPITOLO V. 295 

a' suoi coetanei in Liguria, verso i quali non mi pure 
che scapiti in morbidezza e disinvoltura fin da' primi 
lavori. Suo carattere specialissimo è la prontezza dei 
gesti, delle mosse, delle espressioni: come appunto è 
a vedersi in questa tavola, ove il ■Crocifisso , benché 
già estinto , ti stringe d' ineffabila pietà ; e vivissimo 
quanto vario pare il cordoglio nella Madre, nel disce- 
polo e nella Maddalena ginocchione appiè della croce: 
figura quest'ultima che in più luoghi e in più qua- 
dri amò di ripetere. Due angioletti che ai lati del Re- 
dentore fan segno di stemperato dolore , se possono 
spiacere alla dignità e alla ragione, son però al senso 
una meraviglia, per certa imitazione del naturale, così 
verace, così sicura , che par sentire del mantegnesco. 
Spira altresì in questa tavola non so qual dottrina 
oltre il solito di Ludovico , siccome ad esempio nel 
titolo del Nazareno segnato con quattro lingue, e eh' io 
porrei anzi a merito del committente o de' monaci che 
del pittore. Questi fu pur tassato d'abusare le doratu- 
re, quasiché sia sempre elezione de' maestri ciò eh' è 
vezzo e costumanza dei tempi. Basterebbe a sua di- 
scolpa quest'opera, dove l'oro si mostra appena nelle 
aureole e ne' fregi , quando i migliori d' altre scuoio 
n' empievano i fondi e le vesti. Di che mi traggo a 
migliore opportunità; ma quanti farà n giudizio del Brea, 
converrà che ricordino a qual' epoca e a qual periodo 
della nostra pittura appartenga il bel Crocifìsso, eh' è 
quanto a diro lo specchio della sua gioventù. 



2QG PITTURA 

Fermamente si vuol recaro a questi anni 1' aggre- 
gazione di Ludovico al collegio de' pittori di Genova: 
ed io non so come il P. Spotorno, primo discopritore 
della mutricola, abbia letto così male nel vero, quan- 
do a difendere una maggiore antichità nello nostre 
scuole pittoriche, trascorse (come a dire per rappresa- 
glia ) a negar nel nicese perfin la possibilità d' una 
scuola. Udiamo lui stesso: u Che dirà il viaggiatore 
u (intende del Bertolotti) s'io gli dimostro non aver 
mai potuto il Brea insegnar la pittura ai genovesi ? 
« Ecco il testo preciso dei capitoli dell'arte ch'ebbero 
u vigore fino alla riforma del 1481 , ed è il XX ed 
u ultimo », E qui ne riproduce il tenore ; e poi se- 
guita : " Questo regolamento concede ai pittori fo- 
li rensi la qualità di semplici lavoranti, non quella di 
u maestri ; e per sopraggiunta gli sottomette ad un 
n tributo mensile , quanto dureranno i lavori da essi 
« condotti nella città e distretto di Genova. Ora s'in- 
u tenderà perchè Ludovico Brea si desse tanta pre- 

u mura di notare la nascita Niciensis .... 

« Nicie naius. Voleva dire che s'egli artefice così va- 
u lente non era Maestro, cioè non poteva tenere scuola 
a e si trovava nella classe de' lavoranti, questo deri- 
u vava dall'essere nato in Nizza fuori del distretto di 
a Genova (1) ». Chi crederebbe che un uomo cotanto 



(1) V. il Giornale Ligustico: Dissertazione sulla Pittura Genovese avanti 
llaffaello — Serie 2.» : Voi. 2.". 1838. 



CAPITOLO V. 297 

erudito , per invescarsi in ispeciose ipotosi perdesse 
d'occhio ciò che avea pure sott' occhio ? Perchè misu- 
rare le sorti del Brea, eh 1 egli non conosceva in Ge- 
nova prima del 1483, da quegli statuti già vieti che 
dicea riformati egli stesso nel 1481 ? E de' moderni 
premessi alla nuova matricola, perchè non die' d'oc- 
chio al quinto , pel quale si ammettono appunto al 
magistero dell' arte i forensi, sebbene a patto di pro- 
varsi sufficienti ai Sindicatori e pagar lire quindici di 
buona entrata? Il qual testo è da me riferito sui pri- 
mi passi del Capo IV, dove piaccia al lettore di rin- 
frescarselo nella memoria. Lascerò stare ch'ei non co- 
nobbe la giunta portata ai capitoli nel 1443 sotto il 
doge Raffaele Adorno, la cui mercè, mediante un tri- 
buto non grave si accettavano i forestieri nell'esercizio 
della pittura così in Genova come ne' sobborghi e 
nelle tre Potesterie governate dalla Repubblica. Ma 
eh' egli nella matricola non leggesse il Lodisius de 
Nicla , vigesimo sesto fra gli aggregali , è ben cosa 
che vince il credibile. potè imaginare che il nomo 
de 1 lavoranti entrasse a far numero co' maestri, quando 
il titolo di maestri dipendevasoltanto dalla ascrizione? 
E poiché toccò della patria , qual maestro venuto di 
fuori non usò di segnarla nello opere e in Genova e 
altrove? Così il dotto Padre contrappose altri errori 
agli errori del Bertolotti , che ciecamente gli attinse 
dal Lanzi , tirato a sua volta in fallo dal Soprani : i 
quali tutti ignorando le cose tutte più in là del Brea, 



298 PITTURA 

posero il principiar d'una scuola là ove cominciavano 
un tratto a schiarirsi le tenebre. A questi scrittori può 
menomare censura una certa naturai prontezza al cre- 
dere o la necessità del fidarsi in altri; ma il dare in 
falso cogli atti alla mano e coi testi sul labbro, è di- 
sgrazia che non ha nome. 

Né per questo vorrei propugnare ( e chi mi legge 
è già in sull'avviso ) che Ludovico aprisse scuola fra 
noi, o che aperta la tenesse gran tempo. Sorgerebbero 
a farmi contra non uno ma tre argomenti saldissimi : 
prima , che lo stile di lui non si mostra per succes- 
sione d'alunni, poi la frequente assenza, o meglio l'er- 
rar continuo di lui per le terre circonvicine, e questo 
per ultimo, che i documenti non gli assegnano verun 
discepolo; sole ed unico esempio tra i suoi coevi. Que- 
ste cose usciranno più manifeste dal mio racconto : a 
procedere nel qualo, mi bisogmi seguire con altra ta- 
vola ch'egli condusse a richiesta d'un Pietro di Fazio 
notaio, per la chiesa edificata testé dagli Eremitani in 
Bisagno sotto il titolo della Consolazione (1). Quivi 
non più silenzio di date e di nomi , ma una scritta 
che diceva così : Ad laude m stimmi scandentìsque ethera 
Christi : Petrus de Fatto divino miniere fecit hoc opus 
■i Dipingi Ludovico Nicie natus : MCCCCL XXXIII die 



(1) Trovo nelle carte d'Oberto Foglietta ai 28 d'agosto del 1476 ut 

in actis Petrl de Fatto : ibi dicitur quod Ecclesia Sancle Marie de Consolalione 
itu.ru- edijkatur. 



CAPITOLO T. 299 

XVII Augusti. Il Ratti, o meglio quel Bassignani sco- 
lopio che in nome di lui ristampando e postillando 
guastò il Soprani , esce su quel Nicic natits in frizzi 
inurbani, onde s'accende lo Spotorno di sdegno giusto 
e generoso. Ripensando con calma , ho dubitato che 
quello storpio grammaticale non si debba all' autor 
dell'epigrafe, ma più tosto al pittore o all' indoratore. 
D'altri testi scritturali va sfoggiando l'icone; la quale 
dopo molti anni d' obblio ci è ridonata dalla fortuna. 
Dalle rovine della vecchia Consolazione , atterrala per 
le opere dell' ultima cinta , riparò nella nuova , e vi 
durava sullo scorcio del secolo addietro ; coni' ella ne 
uscisse, e per dove e per chi, non so dirlo. Ben ci è 
noto che i patrizj Negrotto , fattone acquisto con si- 
gnorile animo in certo paesello della Riviera, si pre- 
gian d'averla nella lor collezione. È svanita la scritta 
che a dir del Soprani correva a caratteri gotici in 
fondo al dipinto ; e questo o per mano invidiosa , o 
perchè il grado n' andasse smarrito , o pei freschi re- 
stauri , splendidi a dir vero più assai che opportuni. 
Che Ludovico mutasse costume di tavola in tavola o 
per indole propria o per vaghezza di ordinatori, è pa- 
lese a chiunque il conosca ; generalmente , a spiarne 
il genio, si crederebbe ritroso anzi che facile a secon- 
dare le novità de' suoi tempi. In quest' opera è 1' oro 
profuso per tutto il campo, su cui si profilano un folto 
di serafini, e prettamente tedeschi sono i caratteri nel 
bindello di due angeli e nel lembo dei panni di Cri- 



300 PITTURA 

sto , ove leggesi : Ego sum alpha et omega princiflium 
et finis : Ego sum via et veritas ; e nel fregio che in- 
tornia il collo: Dominus dominancium. Nel resto della 
pittura è l'ingegno che cammina rasente al vero con. 
un affetto che sa di scrupolo. L'idealo v'ha parte mi- 
nima se non forse nei tratti del Redentore ; ma in 
quegli Apostoli , ma in quelle Marie ginocchioni sul 
basso, v'han teste che paion vivere, e gesti e guarda- 
ture e movenze che ti sforzano di rimanere e divider 
quasi i lor varj affetti. Chi prediligge le sottigliezze 
del pennello vi loderebbe eapegli e barbe sfihto a 
gran cura, estremità ricercate ne' più riposti accidenti 
dì natura, accessori studiati con pazienza di miniatore, 
e quel ch'è più senza indizj di stento. Come in ogni 
ultra sua tavola, e più forse che in altra, il colore è 
sì vivido che par temprato di fresco , e d' un lucente 
che somiglia agli smalti. Paragonato col Crocifisso 
guadagna d'effetto , e fa più forza agli sguardi : non 
credo per incostanza dell 'artefice quanto per legge del- 
l'argomento; nò scarso merito e in chi dipingo il te- 
nersi a cosiffatte avvertenze. 

È questa l'opera d.'illa cui data movendo il Soprani, 
e dietro a lui ciascun altro , e facendo termine alla 
tavola di S. M. di Castello distinta del 1513, argui- 
scono pel Crea una ferma stanza in Genova per un 
trentennio. Argomento fallace , e disdetto di passo in 
passo da scritture irrecusabili. Nei novo anni che se- 
guono m' è forza il corcarlo por lo terrò della nativa 



CAPITOLO T. 301 

Riviera, e occupato in lavori che niuno vorrà stimare 
eseguiti fuorché sul luogo. Non sono molti anni che 
una gran tavola a cinque scomparti dorati con altret- 
tante imagini di santi e colla Annunciazione in due 
tondi, soggiornò brevemente fra i rigattieri di Genova, 
e a guisa di peregrina ci lasciò tosto per girsene a 
Londra : e si seppe ch'ella veniva di Montalto, mode- 
sta villa su quel di Triora, anzi dalla sua parrochiale 
che ha titolo da s. Giovanni Battista. Chi potè sol 
vederla la predicò per bellissima ( misero vanto per 
cosa perduta ) e con tutta franchezza la diceano di 
Ludovico. Cotesto traffico scellerato di barattare le cose 
nostre più rare per poco oro, va pur sempre impunito, 
od ha sola pena dai buoni pochissimi , i quali sma- 
niosamente e instancabilmente svelano la viltà dei 
presenti e registrano alla memoria de' posteri i tesori 
mercanteggiati. Nò quest' altro andrà occulto , grazie 
ad un documento che il prof. Rossi fece prima d' ora 
comune alla Società Ligure di Storia Patria : pel quale 
è chiarito che quel bellissimo dipinto era propria fat- 
tura del Brea, ultimata per la chiesa suddetta a' 17 
luglio del 1485 (1). Il rammarico non mi comporta 



(1) La memoria comunicata dal Rossi alla nostra Società per mezzo del 
Segretario generale Belgrano, è un paragrafo di certo inventario rogato 
nella parrochiale di Montalto l'anno 1619. Ivi fra gli altri oggetti il notaio 
annovera iconam unam ligneam cum effigie et Ululo Sancii Georg ii manti quon- 
dam Ludovici Brere factam : Itcm iconam Ugneam ab anno 1485 die 17 luiii 
Vol. II. — Pittura. «38 



302 PITTURA 

d' aggiunger parola; e rai taccio d'un' altra ancona ove 
il pittore istoriava un s. Giorgio per la chiesa mede- 
sima; sì veramente che si riguardi alla data del 1519 
che dee servirci a congetturare sull 1 età dell' artista. 
Anche la parrochiale di Camporosso in territorio di 
Ventimiglia , e la cappella del suo cimitero, han tre 
tavole comunemente ascritte al nizzardo comechè mal 
condotte da giunte e restauri moderni. Chi vuol sa- 
perne più a lungo , consulti una lettera diretta da 
quel degno Parroco al benemerito Sossi, ed egualmente 
inserita negli atti della predetta Società. A noi giovi 
l'averle accennate (e potremmo altre ancora) per emen- 
dare la sentenza degli scrittori, e perchè il poco delle 
pitture che lasciò il nostro artefice in Genova non 
sien credute il sol frutto dei trent' anni che vengono 
assegnati alla sua dimora fra noi. Proseguendo, mi 
conviene trovarlo in Taggia quand'altri lo vuole nella 
capitale , e più vago della vita cenobitica che di lu- 
crare dipingendo o di conversare insegnando. 

Non eh' egli cedesse agli ozj , che ad ogni indizio 
fu mente e braccio infaticabile ; ma perchè molto e 
molto operando pei Frati Predicatori di quella fami- 
glia, non volle alle sue fatiche altro premio che d'una 



antiquam decenter depictam et deauratam manti dicti quondam Ludovici Breae 
vi ex actis I). Berthoni Roddi notarti : modo defictam muro et in capite dieta 
Ecclesia. ( V. gli atti della Società Ligure di Storia Patria : Voi. 3. fasci- 
colo 1, 1865 . 



CAPITOLO V. 303 

grata, e tranquilla ospitalità. N' è tostiuionio il P. Ni- 
colò Calvi nella sua cronaca inedita del convento , 
dove sotto il 1487 toccando i lavori che si andava- 
no eseguendo, soggiunga con affettuosa semplicità: 
■pictor erat D. Ludo oic us Brea Nicieusis qui co, pinxit 
gratis et amore Bòi (1). Ciò m' è dolce a premettere., 
lasciando ch'altri giudichi se fra gli uomini dell'arte 
sia più raro chi ben dipinga o chi ben largheggi. 
Ma Ludovico potè 1' uno e 1' altro , spronato coni' io 
ni' avviso dalla occasione. In queir anno i Predicatori 
di Taggia, messi appena in buon assetto la chiesa ed 
il chiostro , procacciavano d' adunarvi il necessario ad 
incremento di pietà e di dottrina. iVrdevano d' uno 
zelo medesimo i terrazzani più agiati : le tavole , i 
marmi, le suppellettili ne fanno anch'oggi non dub- 
bia fede. Nelle stanze de' Padri non si volle recinto 
più adorno della Biblioteca , quasiché ogni splendore 
sia scarso ove alberga il sapere. E quivi appunto 
volle essere il Brea liberale del proprio ingegno , 
e pose mano a tal numero d' imagini da sgomentirne 
qualsivoglia pittore. Ventotto banchi correvano a di- 
lungo la sala , quattordici per ciascun lato , con lor 
sopraccieli a testudine di bel lavoro , condotti proba- 



(1) MS nella Civica Biblioteca Berio col titolo : Annales Cotioentus Ta- 
biensis S. M. de Misericordia RR. PP. Prtsdicatorum ab ejus fundatione 1460 
nsque ad annum 1623 per R. P. Fr. Nicolaum Calvum ejusdem Ordinis. 



304 PITTURA 

bilmente dai due maestri che avean tolto sopra di sé 
tutte le opere di legnaiuolo, Ludovico Borsa e Dome- 
nico Negro, ^"aprivano dunque al pennello altrettanti 
spazj quanti erano gli scanni, senza dire dei soprap- 
porta ai due capi da mezzogiorno e da borea. In que- 
sti , come in luogo più cospicuo , figurò Ludovico il 
Crocifisso e il Deposto, aggiungendo nel primo il santo 
d* Aquino appiè della croce , a cui Cristo pronunzia 
quel bene seripsisk de me TJwma. Così dal martirio di 
N. S. incominciavano i segni della sacra scienza; e a 
fianco delle due storie si vedevano i santi dottori Gre- 
gorio, Gerolamo, Ambrogio e Agostino. Tutti gli altri 
eran santi della Regola, o luminari di teologica erudi- 
zione, o principi nel ceto ecclesiastico; tantoché se al- 
cun altro cenobio potè meglio vantarsi della virtù d'un 
pittore , nessuno al certo fu meglio celebrato nei fasti 
dell'Ordine. Eranvi i due Pontefici Innocenzo V e Be- 
nedetto XI, che furono al secolo Pietro di Tarantasia 
e Nicolò Trevisano, e due Cardinali, Ugone da s. Caro 
e Giovanni Dominici, ascritti ambidue fra i beati; vi 
erano que' fiori di carità che furono s. Antonino Ve- 
scovo e s. Caterina da Siena , e i dottissimi Alberto 
Magno e Pier da Palude , e quasi corona di sì fatta 
famiglia Domenico di Gusmano e Vincenzo Ferreri. 
Né a tutti do luogo , avvisando che un tal numero 
basti a commendare ogni artista. Però che se in tal 
fatta di lavori non si affaticano le invenzioni , son 
chiamate ciò nondimeno a consiglio la sagacia per di- 



CAPITOLO T. 305 

scernere i temi, e la elezione de' volti corrispondenti 
al subbietto. La qual virtù, non frequente a que' gior- 
ni, è quasi propria del Brea, benché uscisse di paese 
e di scuola fors' anche devotissimi ad un naturalismo 
impaziente d'ogni scelta e d' ogni ideale. Che se Lu- 
dovico o non seppe o non ardì ripudiarlo, né anche 
uscì per questo del ragionevole : i personaggi o sacri 
a pietà od attinti alla storia o capaci di affetto nobilitò 
quando volle : e volle quasi sempre. 

Noterò di passaggio siccome il dipingere in Taggia 
di valenti maestri , e il decorarsene che fece la detta 
chiesa quanto alcun'altra della Riviera, allucinando la 
vista de' critici recò nocumento alla esattezza storica. 
Corrado d'Allemagna ed il P. Macarj (che ci aspetta 
più tardi) non suonano per opere certe all' infuori di 
quel recinto. Sorrise alla mente dello Spotorno di dar 
qnest' ultimo per condiscepolo a Ludovico , e di porli 
amendue a disciplina dell' allemanno , istituendo così 
nel silenzio del chiostro tabiese una quasi progenie di 
dipintori. Idea speciosa (chi '1 nega?) che tirò seco non 
pochi, e me pure, e non certo degli ultimi. E in me 
come in altri potè senza dubbio la debita stima a sì 
lodato scrittore : contuttoché un dotto archeologo e un 
attento bibliotecario, colla cronaca del Calvi alla mano , 
fosse in debito di spiar nelle date. Un buon pratico 
d' arti avrebbe badato ancora allo stile. Di questo si 
tien parola nelle memorie di ciascuno ; di quelle mi 
par dritto che si ragioni in presente, per atto di giù- 



30G PITTURA 

stizia al migliore di sì degno triunvirato. Vedemmo 
Corrado operar di volo ai Domenicani nel 1477; ve- 
dremo il Macarj in una tavola dipinta per la lor 
chiesa non prima del 1524 : vegga il lettore a sua 
volta se dentro il giro di quarantasette anni sia lecito 
il fondar quella ipotesi. Meno asiurda sarebbe pel Brea, 
la cui venuta ai Predicatori si raccosta di due lustri 
a Corrado, s'ei non venisse, come pur venne, maestro 
già fatto, e già autore di belle opere , e superiore di 
tanto al tedesco che vuoi darglisi istitutore. Per quanto 
mi travagliassi nelle ricerche, de' pochi germani che 
corsero il nostro paese non trovo pur uno che avesse 
o lunga stanza fra noi o discepolo alcuno fra i nostri. 
Stando per ora a Ludovico, non parmi da omettere il 
credito grande in eh' egli era a quel tempo e rimase 
di poi in quella chiesa ricchissima di belle tavole : 
tantoché una bellissima ov'era espresso il Rosario, nella 
incertezza del nome, non s'è voluta ascrivere ad altre 
mani. Io ne faccio mallevadore il cronista dell'Ordine 
che la descrivo studiosamente, e protesta di non aver 
più veduta di tal soggetto pittura che venisse al pa- 
ragone di questa (1). Ho dubitato un istante s' ella 



(1) V. il suddetto Calvi: Sequilur altare Sacra'issimi Rosarii, quod cum 
excellentissime elaboratis venit comparandum atque fere prmponendnm. Palla 
enim ipsa adeo pulchra est, ut nullas alias picturas Sacratissimi Rosarii ea 
insigniores unquam meminerim me vidisse. Ibi deputa est Beatissima Virgo 
cum Filio in gremio et Puer quidem parvulus ceste purpurea, Atater vero se- 



CAI'ITOLO V. 307 

non dovesse attribuirsi al Francesco dopo quel tratto 
di penna che ci occorse nei razionali del monastero ; 
ma stanno per l'altro, senza la squisitezza del lavoro, 
le dorature frammiste al dipinto, e la gran copia delle 
figure (devoti del ceto ecclesiastico e del laicale) rac- 
colte appiè della Vergine. Tal costume, famigliarissi- 
mo al maggior Brea, può rivedersi nella pala del coro, 
ove tra i santi Giacomo e Giovanni e Domenico e più 
altri di questa Regola sorge Maria in atto di coprir 
del suo manto i fedeli d'entrambi i sessi. Sarebbe anzi 
da por ben mente se quest'altro lavoro non debba cre- 
dersi del nostro artefice : a che non mentirebbero i li- 
bri delle ragioni che lo ricordano intorno al 1485 colla 
mercede di lire 215, due soldi e due denari. Né con- 
trasta al probabile che seguisse a queste opere l'affetto 
che in lui misero i Padri, e il quasi acconciarsi ch'ei 
fece con loro, liberalmente pietoso, ai dipinti che scri- 
vemmo pocanzi. 

Ma non più tardi del 1490' sei vendicano i savonesi 
con tutta ragione: e bene sta che un sì raro pennello 



deus super thronum aureum cum corcnis amidi videntur: hinc inde ad latera 
ti. Viryinis depicli sunt S. P. Dominmts et S. Catharina Virgo,, et circa thro- 
num yenuflexi conspiciuntur JiSeles ecclesiastici ex ima parte , ex alia autem 
laici Circumquaque autem ipsam pallam quindecim mysteria Sacratissimi Ro- 
sarii, superius autem Sacralissimum Ies% Nomen aureis litteris exaratum, et 
post centum annos additunt. Arti/ex seu pictor illius iconis crcditur Ludovicus 
Brea Nicìensis, a quo et lillioteca depicta fuit. 



308 ' PITTURA 

abbia nome fra un popolo usato a cercarsi il meglio 
degli artefici in Liguria ed altrove. Vincenzo da Bre- 
scia è venuto in esempio ne' capi addietro : e de' casi 
che in Ludovico gli diedero un competitore abbiamo 
congetturato fin dove era lecito. Se crediamo al Sopra- 
ni, non ebbe Savona a chiamar di fuori chi sotten- 
trasse al bresciano nella gran pala del Duomo , dac- 
ch'egli ci avvisa come il nicese abitò qualche tempo la 
terra ; benché avrebbe fatto assai meglio a provarcelo 
con altra opera eh' egli ignora o dimentica. Per dire 
di questa che salse in fama d' ottima fra quante ne 
colorisse o prima o poi , figurò egli s. Giovanni 1' fi- 
vangelista in uno de' principali scomparti , compagno 
a quell'altro ove il Foppa aveva effigiato il Precursore. 
Non so se per atto di modestia o di vanità, sospettoso 
che i posteri scambiassero la mano sua per 1' altrui , 
sottoscrisse al dipinto : Ludovicus Brea Niciensis pinxit 
hac parte: MCCCCLXXXX die X Augusti complecta. Ima- 
ginò 1' Apostolo d 1 età che non giunga al virile e di 
forme quanto seppe avvenenti, colla palma del marti- 
rio nella destra , e col libro del Vangelo nell' altra , 
quasi in atto di recarlosi al petto. A' piedi gli sta il 
volume dell'Apocalissi, con sopra un calamaio da chi 
vada peregrinando, forse a dinotare l'esiglio in Patmos ; 
poco lungi è il libro delle epistole , e su questo si 
adagia il suo simbolo, l'aquila. Né quivi pure rimarrà 
desiderio di testi latini. Ne ha il nimbo che circonda 
la testa : Intrat in nubes aquilonis Ioannes : ne ha il 



CAPITOLO V. 3U9 

lembo della clamide : Sic eum volo manere doiicc ve- 
rnavi : ne ha il fregio della tunica che cinge il collo : 
Discipulus qv.em cliligebal. A tanto sfoggio d'erudizione 
chi direbbe che il Brea non sentisse la dura prova 
alla quale era messo , e non tendesse ogni nerbo per 
vincerla? Ma tale affetto si rivela a più chiari segni, 
e (per istricgerli in uno) al seguire ch'ei fa d'appresso 
le orme de 1 pittori lombardi, emulando il compagno 
nelle stesse sue massime. Non ho esempio d'altra opera 
in cui Ludovico allegrasse di paesi lo sfondo (propria 
usanza di quella scuola) o popolandoli di picciole isto- 
rie , quai sono in cotesta il noto prodigio del calice 
e '1 ladrone d' Efeso. Direi pure che nelle fattezze e 
nel gesto e ne' panni del Santo mirasse a non so quale 
idealità, cosa insolita a lui e ai lombardi connaturata, 
e che nel dispensar della luce, nel contrasto de' toni, 
nei compensi insomma dell'arte, movesse in traccia di 
quel brioso che a' suddetti maestri è passato in ada- 
gio. A fiorire le tinte e a smaltarle robuste e liete 
ad un tempo non avea pena , eh' è vanto di tutti i 
suoi quadri; ond'è che durano da quattro secoli, e ap- 
petto di molti coetanei paion giovani e sani tra vecchi 
o malesci. In ciò avanza di lunga mano il vicino , 
le cui tinte infoscarono alquanto cogli anni : e non è 
meraviglia se molti lo preferiscano, o troppo fidandosi 
ai primi sguardi, o impazienti di salire tant' alto che 
basti a far giudizio più accorto d'entrambi. Fu primo 
il Soprani a recar sentenza cho il Brea superò sé me- 
Vol. II. — Pittura. 3P 



.ITO l'ITT D R A 

desimo in questa invola nonché gli altri suoi concor- 
renti , e la sentenza echeggiò in altri libri , i quali 
ignoravano al pari di lui con qual maestro si fosse 
quivi misurato il nizzardo. A me non fa velo l'amor 
di patria, né tanto obedisco all'autorità de' passati, 
ch'io non osi interpellare il mio scarso giudizio e qual 
ch'ei sia proferirlo. Veduti sott' occhio , per verità, si 
trasformano. E dirèsti anzi tutto che il Foppa via via 
s'aggrandisca secondo che l'altro s'attenua; cagione il 
perfetto disegno , la virtù degli scorci , la magistral 
simmetria delle parti. A tal paragone anche il tingere 
di Ludovico non perde di lucidezza, ma scema d'unità 
e d'armonia; loderesti in costui la diligenza e l'ame- 
nità, in quello la fermezza e la dottrina; ti parrebbe 
l'uno un pittore da piacere in comune, diresti l'altro 
un cotale da formare una scuola di valentuomini. 

D'altra parte in così fatto cimento Ludovico mentiva 
forse al suo genio : e s'egli menti per conformarsi alla 
tavola ov'ebbe sì poca parte, fece opera d' uomo savio 
e modesto. Nella quale opinione mi rafferma un' an- 
cona eh' ei lavorò per Savona cinque anni dopo, già 
esistente in s. Giacomo de' Zoccolanti, ed oggi decen- 
temente locata nel Duomo. La fece dipingere Gabriello 
Ghiabrera, avo che fu ed omonimo del Pindaro savo- 
nese; il quale a spese sue proprie e de' fratelli e de' 
nipoti s'avea costrutto un altare in quel tempio insi- 
gne. Tratta al Museo di Parigi come cosa rara, tornò 
mutilata di schiavitù : di nove ch'eran «?ià pdi sco.m- 



CAPITOLO V. 31 i 

parti rimangono sei , e i tre perdati facevano il ver- 
tice col Crocifìsso nel mezzo e l'Annunziata coli' An- 
gelo sopra i due lati. Rimangono l' Assunzione di N. 
1). nel maggior campo , le Sponsalizie di s. Caterina 
e il Presepio in due laterali, s. Pietro e s. Francesco 
ne' superiori; rimane anche il grado, popolato dei do- 
dici Apostoli con G. C. nel mezzo. Il nome dell'auto- 
re , i committenti dell' opera e 1' antica collocazione 
si leggono in minuti caratteri suli' avello di Maria : 
f Ad laudem Virginis Dei Matrìs; capetto, de Zabreris 
MCCCCLXXXXV die XII Aprilis : Ludovicus Brea 
pinxìt. Non tacerò d' altri casi onde fu svisata la ta- 
vola; ciò sono i molti restauri che ricresciuti ne adug- 
giano le tinte, e una cornice con fregi e soprapposte 
alla moderna sconciamente ripugnanti all'età del di- 
pinto. Queste emenderemo imaginandoci il vecchio ; i 
caratteri dell'artefice (quanto è al nostro bisogno) non 
ci son tolti da chi vi mise il pennello : e suppongo 
che sia mano di francesi abilissimi per que 1 tempi a 
guastar ritoccando. Ben disse il Lanzi di Ludovico , 
che timido a gran dimensioni s'attenne alle picciole e 
parve felicissimo in queste; ma ciò ch'ei defrauda alio 
misure suol ristorare colla copia, colla varietà, col di- 
letto delle invenzioni. Non ò l'uomo da spingere l'arte 
per nuovi sentieri , ma blando e ingegnoso a farla 
piacevole dov' ella è giunta. Pertanto a chi lo segue 
nelle opere parrà fors'anche ritroso alle novità che le 
scuole lombardo venivano diffondendo per la Liguria. 



312 PITTURA 

specialmente negli ordini del ripartire le tavole e nel 
gusto del decorarle. Né il quadro savonese che abbia- 
mo sott' occhio ci mentirebbe : anzi paragonato col s. 
Giovanni cui tien dietro d'un lustro, sembrerà d'uomo 
ohe mostratosi prode nell' altrui campo , se ne torni 
volenteroso al suo proprio. 

Le due tavole sopraddette onde si gloriano i savonesi 
a buon dritto, abbiamo accolte in un punto quasi com- 
pagne di luogo e di tempo, per non rifare il cammi- 
no ad una medesima terra. Ma ripigliandoci al filo 
degli anni, converrà dichiarare che Ludovico tra l'uria 
e l'altra ben lungi da riposare fu in continua faccen- 
da nelle stanze di Genova, e pressato quanto mai fosse 
al dipingere. 11 1492 s'aperse e si chiuse per lui con 
due opere di molto rilievo , né furon le sole ; Y una 
delle quali ci riconduce alla chiesa di s. Agostino, la 
quale anch'oggi cosi superba al difuori come nel suo 
dentro isquallidita e deforme , accusa a più alta voce 
lo spoglio de* suoi tesori e la quasi secolar negligen- 
za. Niun tempio di Genova poteva vantare altrettanti 
dipinti di Ludovico; dovizia e ornamento che in tanta 
desolazione ci addoppian rammarico. Il Soprani ne ac- 
cenna non meno di tre, ed aggiunge nelle notizie del 
Piaggia che un tal frate degli eremitani congiunto di 
parentela a quest' ultimo ( e forse un fra Nicolò da 
Zoagli assai ovvio negli atti ) accomodò il Brea di 
certe stanze in quel chiostro : e dovette essere alla 
prima vomita, so alcuna delle suddette tavole portava 



CAPITOLO V. 313 

i segni del 1483. Tanto afferma il biografo , di quella 
che avea per soggetto la Vergine Soccorritrice : ve- 
dcansi nelle altre la Strage de' bambini Innocenti , e 
una Gloria di N. D. che volgarmente chiamavano 
la Madonna dell' Organo. Crederemo volentieri che 
questa invidiabil coppia si dovesse all' affetto che par- 
ve sì manifesto nel nicese alla pace del monastero : 
non però che si taccia come V una di queste pitturo 
fu commissione e non picciol decoro d' una Consorzia 
laicale istituita in cotesta chiesa sotto l'invocazione di 
Maria. Forse delle tre mentovate vuol credersi l'ulti- 
ma, e certamente si dilunga dalle compagne per ca- 
gione altresì dell'età , perocché la ordinarono i Priori 
del Sodalizio non prima del 1492 , ed ebbero gran 
pena ad averla sul loro altare innanzi che l'anno toc- 
casse ai tramonto. La polizza per la quale si mette- 
vano i patti e le forme all' ancona e le mercedi al 
pittore , non mi si lascia scoprire tra i fogliazzi su- 
perstiti; ma vien fuori con note non meno curiose al- 
tro rogito onde si emendano gl'indugi e le lentezze 
di Ludovico al dipingerla (1). Il sospetto de 1 Priori, e 



(1) In nomine Domini Amen: Magister Lodixius Brea piclor quondam Mo- 
neli sponte etc. promissit el promittit michi Notano hijrascripto tanquam per- 
sone publice officio fublico stipulanti el recipienti nomine et vice Priorum Con- 
sorcie B. Marie Sancii Angustini de Ianua quod intra festum Natalis Domini 
proxime venturum complebit Majestatem B. Marie quantum de opere per eum 
promisso dictis Prioribus vigore publici instrumenli manu publici No'arii ut 
asserii et in omnibus el per omnia prout ipse magister Lodixius promissit 



314 PITTURA 

le nuove promesse stipulate a mezzo ottobre di detto 
anno confermano a quel che sembra lo spesso vagare 
d'una in altra contrada: e un Ambrogio di Braida , 
battiloro in buon credito per quella stagione, intram- 
mettendosi alle due parti, malleva pel J3rea ch'ei non 
sarebbe per campare fuor di Genova mentre il lavoro 
non fosse compiuto. E quando pure accadesse (tanto 
se ne temeva) il battiloro metterebbe del proprio a far 
che la tavola si spedisse pel dì di Natale, siccome por- 
tavano i patti nuovi. 

Se alcuno domandi la cagione di tali tardanze in 
artefice tanto operoso , risponderà per noi. una carta 
regata sull'albeggiare dell'anno stesso. Per questa ob- 
bligavasi a fra Nicola guardiano de' francescani di 



diclis Prioribus vigore dicti instrumcnti tantum et non -ultra : Insuper pr<> 
diclo Lodixio ejusque precibus et mandalls versus me anteiictim Notarium 
quo superius nomine stipulantem intercessit et Jilejussil Ambroxius de Braida 
batiloro q. Boni/adi et presententi videlicet de cisu tantum ita quod semper 
quando ipse prescntaverìt dietimi magistrum Lodixiuoi detentum dictis Prio- 
ribus sit liberatus a dieta fldcjus sione : Declarato quod si dictus magister Lo- 
dixius se abscntacerit a cintate lanue non completo dicto opere prout tendur 
quod eo casti ipse Avùroxius teneatur de suo proprio compiere et compleri fa- 
cere dicium opus in omnibus et per omnia prout obligalus est didus magisler 
Lodixius ejv.s principalis : sub ypotheca etc. — Aduni lamie in Palacio Com- 
munis in prima Sala vocata Fraschea videlicet ad bancum mei Notarli infra- 
scripti: Anno Domin. Natie. 3ICCCCLXXXX secmido Indictione nona secun- 
dum lamie cursvm die Mercurii XYfl Octobris in terciis : presentibus Anto- 
nio de Bargalio q. Mntei et Iolianne Griffioto q. Andriani civibus januensibus 
testibus ad premissa vocatis et specialiler rogalis. (Atti del Not. Giambattista 
Parisela. — Fogliaz. 9, 1492-03,. 



CAPITOLO V. 315 

Ventimi glia di colorire due quadri per la lor chiesa 
di s. Francesco, e non mica a bell'agio ma in termine 
di mesi tredici V uno e d' otto 1' nitro , né di piccola 
mole, ma l'uno almeno di gran proporzioni. Anche il 
soggetto (che mi si accenna per la Pietà) voleva non 
breve tempo eziandio da pennelli spediti e sicuri; che 
siamo usati a riguardare in quel tema, delizia e cura 
di tanti valorosi , il più sudato esperimento dell' arte. 
Doveva questo col largo -di palmi otto levarsi in al- 
tezza di dieci ; dell' altro , che aveva ad essere un s. 
Ludovico, si tacciono le misure, perchè il Guardiano 
si tenne pago d'un asse che nelle stanze del maestro 
era già in pronto di mestica e di quanto va innanzi 
al dipingere. E 1' uno e 1' altro aspettavano ricchezza 
d'oro e fors' anche d' intagli : e gravi pene minaccia- 
vano il Brea se non si fosse spedito dell' opera se- 
condo il contratto , con questo dippiù , eh' ei potesse 
esser preso e sostenuto e tratto in giudizio così in Sa- 
vona, come in Albenga e in Ventimiglia ed in Nizza, 
e in Savoia pur anche , e in qualsivoglia contrada 
mettesse piede (1). A tanto si sobbarcava il virtuoso 



(I) >Jf Ibesus — In nomine Domini Amen : Venerabilis Frater Nicolaus 
V-enda Quardianus Convevtvs Sditeti Frane isci de Ventimi! io ex una parte et 
magister Ludovicus Brea de Nicia piclor habitat or lanue ex alia pervenerunt 
et sibi invicem et vicissim pervenisse confessi fuerunt et fatentvr ad infra- 
scripta patta et compositionem: Benuncianles etc.: Videlicet quia dirtus mag. 
Ludovicus ex causa dictorum paclorvm promiss it et conventi dicto Fr. Nicolao 
facto nomine presenti etc. construere et fair 'it are seu falruari J'acere unam. 



310 r i t x u r \ 

maestro per prezzo di ottantacinque fiorini, moneta di 
Savoia corrente ne' suoi paesi che obedivano al Duca, 
col solito promettere d' un soprammercato , a giudizio 
d'esperti, se il dipinto superasse in bontà le speranze. 
Ora si vegga quanto faticoso dovette volgere il sud- 



Majestatem cum Imagine Pietalis et allam cum Imagine Sancii Ludovici et 
Mas pinjere et colorare ac deaerare de bonis et finis coloribus et auro fino 
lene et decenter prout decet: videlicet Imagincm Pietatis sub designo per dic- 
tum Fr. Nicolav.m eliclo mag. Ludovico dato que esse debeat in latitudine de 
palmis odo et in altitudine de pahnis decem et Imaginem Sancti Ludovici in 
ea altitudine et latitudine prout est tabula nunc incepta que jam est dealbata 
de j esso (sic) etiam de bonls et finis coloribus et auro fino. Quarti quidem Ima- 
ginem Pietatis teneatur et sic promissit dare finitam infra menses tresdecim 
proxime venturos et Imaginem Sancti Ludovici lune ad festum Sancii Michaelis 
proxime venturum de mense Septembris finitam et finitas omnibus et singulis 
sumptibus et expensis elicti mag. Ludovici tam 'lignaminum quam colorwm et 
auri conductas in diclo loco Ventimila tamen de ipsa conductione sumptibus et 
expensis dicti Fr. Nicolai diclo nomine. Et versa vice dictus Fr. Nicolaus diclo 
nomine promissit et promitlit diclo mag. Ludovico presenti etc. dare et sol- 
vere prò predo ipsanim duarum Imaginum videlicet prò illa Pietatis florenos 
sexaginta monete Sabbaudie sive plus sivt minus prout judicabitur per duos 
probos viros elltgendos per ipsas partes ipsas Imagines finitas (sic): et prò alia 
Sancti Ludovici florenos vigintiquinque diete monete : precium quarum solvere 
promissit in terminos prediclos videlicet residuum quia ex predo diete Imaginis 
Pietatis dictus mag. Ludovicus infra solucionem ipsius confessus fuit et con- 
fiteor habuisse et recepisse a dicto Fr. Nicolao dicto nomine presenti etc. : 
florenos duodecim et infra solucionem predi Imaginis Sancti Ludovici ducatum 
unum Que omnia et singula suprascripta diete partes una alteri et altera uni 
promisserunt atendere etc. sub penam florenorum duodecim diete monete taxata 
etc. : et aplicata parti dbservanti. Et proinde etc. : videlicet dictus Ludovicus 
obligavit eidem Fr. Nicolao dicto nomine presenti etc. : omnia sua bona tam 
mobilia quam immobilia presentia et futura ubicumque existentia jtiris pigjiore 
et ypotece. Insuper dictus mag. Ludovicus prò predictis omnibus observandis 
voluit paclo expresso posse conveniri capi et detineri Saone Albingane Vintimilio 



CAPITOLO V. 317 

detto anno per lui: e al lungo silenzio che succede 
negli atti, quasi diresti ch'ei posasse i pennelli come 
uomo stanco. Ma ciò non è a credere per Ludovico , 
e chi '1 conosce ai lavori così elaborati e pur così fran- 
chi , e chi '1 segue ne' casi addietro e nei fatti avve- 
nire , durerà pena a figurarselo in ozio. Sarebbe più 
conforme a' suoi modi il supporlo per altri inviti lon- 
tano dalla nostra città, dove non ricompare per argo- 
mento di scritture che al nuovo secolo. Ricominciano 
allora onorevoli e grandi imprese , né però durano 
tanto, che altri vuoti ed altre lacune non si frammet- 
tano alle costui memorie; laonde (a dir breve) non ab- 
biamo per quella età chi operasse più cose di Ludo- 
vico, né chi si mostri men fermo nella terra che avea 
quasi eletta per patria adottiva. Per me sarei lieto se 
coloro che il fìnsero per un trentennio fra noi, sapes- 
sero benché da lungi additarmelo in questo periodo. 
E invano ricerco il suo nome nel ruolo de' Consoli 
che tutti quasi registra i contemporanei ; cosa strana 



Nicie Sabbatiche et ubicumque locorum et fori et in quoliljel dictorum locorum 
et fori stare juri et de jure rispondere proinde ac si prtsens instrumentum 
ibidem foret celebratum: Remmcians omni suo privilegio et omni suo salvocou- 
dului (sic) et quibuscumque gratiis impetratis seu impetrandis. — Actum lamie 
ad bancum juris Curie Malleficiorum: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXXU 
Indictione nona secundum lanue cursum die vero Iovis XXVI lanuarii in f^e- 
speris : presentibus Christoforo Cotta de Vintimilio et Angelino Omegna (lieti 
loci ac Paris (sic) de Franchi Luxardo cive lanue testibus. (Atti del Not. Pietro 
di Castelletto — Fogliaz. 1, 1485-98). 

Vol. II. — Pittima. 40 



318 l'ITTUKA 

e da non credersi per lui presente ,_ che fra pochi e- 
gregi e molti mediocri dovette aver credito e autorità 
non comune. Queste congetture si confortano degli 
alti che già ho pòrti al lettore, e delle opere nobilis- 
sime che tra il 1502 e tra l'anno seguente condusse 
il Brea come socio al Barbagelata e al Fazolo nella 
Cattedrale ed al Carmine. Alle quali , comechè già 
descritte , non dispiaccia che si rivoli un tratto colla 
memoria, perchè disegnano un bel periodo nella vita 
del dipintore , e paiono ristorarci degli anni dieci , o 
poco meno , i quali succedono silenziosi ed oscuri. 
Ch' egli bazzicasse per quel frattempo lontano da Ge- 
nova , non ardisco affermarlo ; ma ne' facili giudizj 
quasi farebbe forza il trovarlo del 1512 soscritto nel- 
l'altra delle due tavole per noi menzionate a Cimella, 
che sarebbe un rivederlo in sua patria. Lsaminato in 
quel quadro , gioverebbe anche il credere che a que- 
st' ultima età non fosse in tutto ritroso ad imitare 
le gaie usanze lombarde , specialmente a que' fregi 
dipinti, così diligenti e graziati, che gli fanno cornice 
e accennano al nuovo stile che invalse sull'albeggiare 
del cinquecento. L'ancona ha l'imagine dei Crocifisso: 
soggetto non nuovo per lui, ma più ricco a figure, e 
di varia composizione, e degno di più lungo discorso, 
se non ce ne distraessero con maggiori attrattive i la- 
vori che in quell'anno medesimo e via di sèguito im- 
prese e condusse in Genova. 

Ciascuno s' aspetta alla pala di S. M. di Castello , 



CAPITOLO "V. 81§ 

notissima a molti col titolo d'Ognissanti, e ch'io chia- 
merei più volentieri la Vocazione dei giusti. Non la 
volle altrimenti il pittore, quando a figure di beati o 
distinte per abito o per sembianza o per simboli, me- 
scolò gente d' entrambi i sessi e di varia sorte :- ve- 
scovi e cardinali e pontefici , leggiadre vergini e vec- 
chie devote, ed uomini di toga e di spada, e quanto 
può venire sott' occhio od entrar nella mente a chi 
viva nel mezzo a un gran popolo. Fra questa calca 
d'eletti s'affacciano a luogo a luogo angioletti di pa- 
radiso , d' un biondo nelle chiome , d' un roseo nelle 
guance., d'un riso nei volti, che paiono annunziar da 
lungi il Corcggio. Varj son gli atti, ma tutti si por- 
gono a felicitare quel consorzio di santi, e additano in 
alto là dove la Triade Santissima si vede cingere Maria 
della eterna corona. È difficile esprimer meglio la na- 
tura divina e l'umana che non faccia qui Ludovico , 
dove una infinità di mortali ò posta quasi a paragone 
de' celesti. Lascio stare la varietà de' vestiti , delle 
fogge, degli arredi in que' primi : lascio i gesti e le 
pose e il contegno , che pure è un gran fatto a tro- 
varne così molti che in tanto esercito di persone non 
si somiglino o si ripetano. Ma sia ch'egli imaginasse 
sì sterminata quantità di figure e di teste quante non 
può contarne lo spettatore, o sia che vedute le stam- 
passe nella memoria, o all'uopo della pittura ( com' è 
più credibile) le venisse scegliendo ad industria, non 
sarà chi gli nieghi la lode di sagace inventore e di 



320 PITTURA 

dotto naturalista. Né però dimentica ciò che la copia 
del vero non potea dargli, cioè l'espressione d'un me- 
desimo affetto in sembianze così diverse : il rapimento 
ne 1 beati, il candore nelle vergini, la compostezza ne' 
vecchi, la gravità ne' dottori, la sommessione nei mo- 
naci, la costanza nei martiri. D'altro canto gli abita- 
tori del cielo non paion ritratti quaggiù, o se pur 
sono, han fattezze sì nobili, così fuor del comune, in 
una parola così ideali , che mostrano il Brea ritem- 
prato ad esempj nuovi. I passi che muove arditamente 
verso il moderno non solamente s 1 arguiscono da un 
quasi abbandono dell'oro e dalla tavola in un sol campo, 
ma da un metodo di compor le figure e d'atteggiarle 
e di muoverle più grandioso e più disinvolto. Messo 
a termine un tanto lavoro, vi si segnò in queste cifre: 
Ludovicus Brea Niciensìs faciebat anno 4542. Guar- 
dando ai caratteri del costui magistero , ai progressi 
che rivela in quest'epoca, al colorire succoso e robusto 
che lo discerne fra i coetanei, non seppi mai assegnare 
che a lui un' altra tavolina di nome ignoto ad- un 
altare della chiesa medesima con Saulo che tramor- 
tisce sulla via di Damasco : e più sicuro giudizio po- 
trebbe farsene s'ella non fosse in più luoghi , e spe- 
cialmente ne' fondi, miseramente ritocca. 

L'altare d'Ognissanti, edificato per Teodorina Spi- 
nola nel 1500 in fondo alla chiesa sul destro lato , 
dal 1847 ha mutato sito nella terza cappella a man- 
cina , perchè s' aprisse una nuova entrata alla destra 






CAPITOLO V. 321 

nave nel posto antico (1). Scrive di queste origini 
il benemerito P. Vigna illustratore del tempio , con- 
traddicendo alla lapida che in memoria di tale traslo- 
cazione fu murata nella nuova cappella. E i docu- 
menti per lui prodotti gli danno ragione, né gli men- 
tisce quel poco che a me concedettero gli archivj per 
rispetto al dipinto di Ludovico che n' è 1' ornamento 
migliore. Ben farà meraviglia che Teodorina, già ve- 
dova del marito e tutrice de' figli , apparisca sì tardi 
a trattare del quadro , come fa nel febbraio del 1512 
per vece ed uffìzio del Not. Battista di Strafa (2). 
Nondimeno se agli atti è dovuta egual fede, converrà 
che si creda anche al nostro, che cioè la ricchissima 
ancona veniva ordinata (e chi sa da quando) per un 



(1) Scritte appena queste parole, o ben poco appresso, la tavola d'Ognis- 
santi fu di bel nuovo trasferita e collocata nella destra navata sull'altare 
che fu già dell'Assunta. 

(2) ^ MDXII die X Februarii Martis in Camera Spedali Officii Sancii 
Georgii de 44. — Magister Luduvicus Brea de Nitia pictor sponte etc prò- 
missit I). Thedorine Spintile tutrici licei absenti et miki Notario stipulanti 
etc. facere in tolum et perficere Majestalem quam ipse Luduvicus incepit con- 
siruere prò altare capette quondam Iohannis Spinule in Ecclesia Sancte Marie 
de Castello et hoc infra et per tolam octavam Resurrectionis proxime venturam 
alioqnin restihcere senta decem orto auri diete I). Thedorine ac eliam dictam 
MajeUatem prout tunc temporis erit pietà. Et prò eo Uroanus Qranellns No- 
tarius : Sub etc. Eenuncians etc. et precibns magistri Laurentii de Papia 
pictoris qui promissit etc. Et qui magister Luduvicus et magister Laurentius 
se dbligaverunt in forma Camere dicto Urbano etc. — Testes Lucas Gandus 
Nolarius et Yinceniius Barbazelata Stephani. — Testatnm per me Baplistam 
de Strata. (Atti del Not. Battista di Strata, — Fogliaz. 1490-1529). 



322 PI T T U R-A 

altare di Giovanni Spinola, a quest'ora già morto, e 
inframmessa dal dipintore o per tal caso, o per nuovi 
disegni della famiglia. Di questo Giovanni non ho 
contezza^ ma la scrittura m'accerta che Teodorina met- 
teva innanzi diritti di successione, quando al Brea 
richiedeva la tavola in pronto per la prossima Pasqua, 
o la rendesse com'ella stava con esso i diciotto scudi 
d'oro che sì godea per caparra. Soggiunge la scritta 
del quadro che 1' opera tardò nondimeno al seguente 
anno, e ci attendono altri atti a chiarire di quanti e 
di quali allogazioni si fosse a quest'ora gravato 1' ar- 
tista. E sembra che il rogito lo annunzi a sua volta, 
dacché alla Spinola bastano a pena due mallevadori : 
Urbano Granello notaio e Lorenzo Fazolo pittore di 
quella virtù che racconta il presente capitolo. A me , 
nel trovarlo quest' altra fiata compagno al nicese , e 
quasi avvolto negli obblighi e nelle promesse di lui, 
si raddoppia nella mente un sospetto che più d' una 
volta (come accade a spiar negli stili) m' affaticò nel 
passato. E qual occhio sì poco esperto in pittura si 
avvenne mai in quella Pietà campeggiante nella pre- 
della, che non dicesse al giudizio: cotesta è fattura 
d'un altro ingegno? Paragonata alla gran pala vien 
meno per avventura di finitezza, di leggiadria, d'evi- 
denza; ma di gravità, di dottrina, di compostezza, ben- 
ché in piccolo spazio, primeggia. Specialmente in al- 
cuna figura si discerné una forma d'abiti tutta propria 
ai pavesi , e prediletta ai disegnatori che godono di 



CAPITOLO V. 323 

sfiorare il meglio di quel dipinto. E però s' altri fìn- 
gesse il Fazolo a mettere V ultima mano nell' opera 
di Ludovico , o ad alleviar lui delle troppe fatiche , 
o a sgravar sé medesimo della fede promessa, non so 
chi direbbe in contrario. Tanto più , che svaniti da 
noi quanti furono i lavori di tal maestro, sarebbe 
pure un bel fatto lo strappare quest' unico alla for- 
tuna. 

Rispetto al Brea non è sola l'ancona di Cimella che 
il mostri a questi anni affaccendato in più quadri e 
bisognoso di molta lena. La stessa data ch'egli segnò 
nella gran tavola d' Ognissanti , è sottoscritta a due 
rogiti pei quali si vincola ad opere men copiose per 
vero, ma non meno importanti. E come l'uno ha il 
febbraio e il secondo 1' aprile , par quasi certezza che 
innanzi di sciogliersi con Teodorina si venisse legando 
con altri. Nella vecchia Annunziata (ch'è quanto a dir 
di Portoria ) stava pur allora edificando una sua cap- 
pella il patrizio Bernardo de Franchi del fu Gerolamo, 
con animo d'intitolarla a s. Anna e meritare de' frati 
Minori ai quali era surta di fresco la chiesa. Procu- 
rava di que' giorni per la famiglia de' Padri un fra 
Gabriele da Chiavari, nel quale non si può dire quanta 
fiducia ponesse il de Franchi meglio che noi dicano 
gli atti: in sue mani i modelli del quadro, e in arbi- 
trio di lui la mercede che poteva prodursi fino a cento 
scudi d'oro del sole. Anche il Guardiano era eletto a 
fare stima dell' opera consigliandosi con due maestri 



324 PITTURA. 

dell'arte , e la sentenza cadeva in questo , s' ella vin- 
cesse o paragonasse almanco di bontà e di ricchezza 
due tavole che specialmente avean dato nel gusto a 
Bernardo. Vedeasi 1' una in questa chiesa medesima 
sull'altare costrutto pel nob. Agostino Doria, l'altra ai 
lateranensi di s. Teodoro , pocanzi ordinata da quel 
gentile eh' era Francesco Lomellino ; e a leggerle in 
sì diverso luogo accennate, sarà forse chi le supponga 
fatture anch'esse di Ludovico (1). Ond' è, che se go- 



ti) In nomine Domini Amen: Egregius Bernardus de Francis q. Ieronimi 
ex una parte el magister Ludovicus Brea de Nicia quondam Moneli pictor 
ex parie altera pervenerunt etc. Videlicet quia dictus mag. Ludovicus sponte 
etc. promisit fabricare et pingere altare unum ponendum in Ecclesia Sancle 
Marie Annunciate Fratrum Minorum videlicet in casella fabricata et que fa- 
bricatur in dieta Ecclesia sub vocabulo et seu nomine Sanctc Anne per dictum 
Bernardum et citm his figuris que continentur in patrono (sic) el seu designo 
facto per ipsum mag. Lodisium in apapiro esistente penes Rev. D. Fratrem 
Gabrielem de Clavaro procuratorem Monasterii et Conventus et seu diete Ec- 
clesie Annunciate et tam bonis et melioribus figuris quam sint figure altaris 
D. Francisci LomeUini positi in Monasterio Sancii Teodori de Fassolo et tam 
de colloribus quam de Jiguris : et circa altare ultra figuras facere dictum alta- 
re meliorem (sic) et ditiorem et saltem tam bonum et tam divitem quantum est 
altare q. Augustini de Auria q. D. B. situm in dieta Ecclesia Sancte Ma- 
rie Annunciate judicio tamen D. Qu,ardiani dicti Monasterii Annunciale qui 
lune temporis erit habito Consilio in -sua conscientia a duobus peritis in 
arte et hoc infra et per lotum mensem Ianuarii proxime venturum omni ex- 
ceptione remola: et hoc sub pena ducatorum decempro quolibel mense differret 
consigliare dictum aliare Jaclum constructum fulcitum sub diclis modis et for- 
mis salvo tamen justo impedimento judicio dicti D. Guardiani. Et versa vice 
dictus Bernardus promisit dare et solvere dicto mag. Lodisio presenti et ac- 
ceplanti etc. prò predo el expensis omnibus dicti altaris consignato dicto al- 



CAPITOLO V. ÓZÒ 

diamo per una parto che di costui ci rimangano più 
esempj in Liguria , e per verità nobilissimi , abbiam 
forse egual cagione a ripiangerne molti , e a lamen- 
tare (come si fa di tanti altri) la sventura d'un .arte- 
fice del quale non si scopre lavoro se non riguardevole 
e raro. 

Lo spazio di quasi un anno consentito per quest'o- 
pera al Erea, com'è larghezza assai rara nei commit- 
tenti di quella età, così ancora è prova di quanta fa- 
tica e di quanto studio fosse d' uopo al condurla, Ma 
il pittore ne impaurì così poco, che quindi ad un mese, 



tari in dieta Ecclesia senta centum auri solis si ita judicabit Reo. D. Fratcr 
Gabriel de Clavaro antedictus vel in sua absentia Reo. D. Uuardianus dicti 
Monasterii et Conventus secundum bonitatern et scu melioramentum et ultra 
promissiones factas per dictum mag. Ludovicum que sequeniur in dicto altari. 
Promistt etiam dictus Bemardus dari et consignari facere dicto mag. Ludo- 
vico lignamina dicti altaris sumptibus et expensis ipsius Bernardi : et ut ipso, 
mag. Ludovicus procedere possit meliori animo et intentione ad fabricalionem 
et seu picturam dicti altaris ipse Bemardus soloit in presenlia mei Notarli, 
in deminutionem dictorum sctitorum centum promissorum per eum dicto mag. 
Ludovico prout swperius senta viyintiquiaque auri solis que dictus mag. Lu- 
dovicus casti quo non observaret predictum instrumentum et contenta in eo 
promisit restifiiere dicto Bernardo et similiter omnes alias peccunias quas ipse 
Bemardus solceret dicto mag. Ludovico ante perjectionem et seu consignatio- 
nera dicti altaris una cum omnibus damnis interesse et expensis que propterea 
sequerentur : Que omnia etc. Et prò dicto mag. Ludovico prò predictis adim- 
plendis mag. Augustinua Bombellus de Valensa q. Iohannis pictor : Sub etc. 
— Actum Ianue in scanno dornus liabilacionis dicti Bcrna/rdi site in contralti 
de Francis: Anno Dornin. Natio. MDXIII Indklione XV secundum lamie 
cuì'sum die Lune XXI Februarii hora XXII in circa: prcsentibus trs!i ! >i>; 
Marcelino Belogio et mag. Baptista de Pimi banchalario ad hec vocatis et v'o- 
gatis. Atti del Not. Gerolamo Borlasca — Fogliaz. 1. 1498-1522). 
Vol. IL — Pittura. 41 



32 (* V 1 T T U R Al. 

o circa, si ripromise d'aver tempo e vigore per altro 
altare consimile, e se ne legò per contratto ai confra- 
telli del Corpo di Cristo e di N. D. che avevano lor 
cappella ed uffizi nella chiesa de' cavalieri di s. Gio- 
vanni. Ho detto consimile , perchè gli ornamenti di 
questa pala risaltavano a lavorìo di scalpello , e le 
imagini distribuite in que' campi non eran poche né 
di lieve momento. Vero è che l'opera di legname già 
in pronto ai pennelli, fu consegnata a Ludovico dalla 
Consorzia ; ma questa non permise al maestro più in 
là di mesi dieci, e quanto al valore della pittura in- 
tesero a smurarsi col severo giudizio d'uomini esperti. 
Nel maggior campo dovea figurarsi il Saluto angelico, 
la Crocifissione al dissopra, lateralmente la Maddalena 
e s. Nicola da Tolentino, e lungo il dorsale che tutto 
correva il largo , più storie della Vergine in distinti 
capitoli. Promisero i socj lire cento di genovini , pur 
che 1' ancona , a parere de' giudici , non riuscisse da 
meno (1): e fa certo gran prezzo per uomo disobbli- 



(1; In nomine Domini Amen: Mag. Ludovicus 8rea de Nicia q. Moneti 
fietor in lanva sponte et ex eerta sdentici promisit et convenit Vencrabilibits 
JDominis presbitero Dominico Burono Curato Preceptorie Saneti Iohannis de 
burgo Predis Ianue presbitero Franco de Rapallo Lodisio de Montebrnno Iacobo 
de Barcjono et Vincendo de Costa Sigaricia presentibns stipnlantibus et reci- 
picntibus eorvm nomiuibus et nomine et vice consociontm suorum Consortie 
Corporis Christi et Virginis Marie situate et institute in Ecclesia diete Pre- 
ceptorie etc. construere et edificare ac depù/gere in quadam Majestate lignea 
intaiata (sic) jam tradita per ipsos de dieta Consortta ipsi mag. Ludovico pit- 
tori unum alture cimi jwagiaibus Beate Marie Anunciate cimi Angelo in medi* 






CAPITOLO V. . o27 

gato d'ogni spesa dell'asse, e quel cli'è più degi'inta- 
gli. Computiamo oggimai se di quanto operò il buon 
nicese ci rimanga per favore de' casi, o ci manchi per 
maligna fortuna maggior derrata. Senzachè , potrem 
noi asserire che altre ed altre cose non producesse la 
mano del Brea, così pronto al dipingere, e in tanta 
stima de' cittadini, sebbene in età che pendeva al se- 
nile ? E in questo periodo , o temessero gli ordinatori 
che 1' opera di sì prode maestro fuggisse loro di pu- 
gno , o il maestro per soverchio di cure non sempre 
restasse in fede, v'han pochi rogiti ove altri commet- 
tasi in lui senza l'espromissione d'alcuno che ne rin- 
calzi l'incerto promettere. Ne' due ultimi per noi rap- 
portati esce a vista, come amico od aiutatore di lui, 



et ab una parte cum jmagine lì. Marie Maddalene et ab alia parte rum jnia- 
gine S. Nicolai de Tolentino et sivperius supra Anmiciztam ewm jmaj ine Christi 

cum suo calice et in bancheto dirti aitar is cum capitulis Virginis Marie : Quoti 
altare sic depictum cum dictis jmaginibus depingere debeai et dehorarc { sic ) 
bene et condecenter quod sit pretii et valoris et cxlimacionis Uhrarum rcnlum, 
lanue juxta declaracionem fiendam per duos magistros expertos in similibus 
eligendos per partes unum prò utraque earum : et qmienus cxtimaretur majori 
pretio quod dicti Consocii diete Consortic noti teneantur eidem magistro solvere, 
ultra dictas Ubras centum quatenus vero extimarelur minori pretio teneantur 
solum solcere eidem mag. Ludovico illud quod fuerit extimatum. Quod quidem 
altare depictum et perfectum prontisti dictus mag. Ludovicus consonare eisdeyn 
DD. presbitero Dominico et Sociis preseniibus ut supra intra mense s decem pro- 
xime venturos : aclo edam quod casti quo dicti magislri eligendi per dictas 
partes esscnl discordes in extimando dietim aliare debemt ipse partes eligere 
unum tercium magistrum expertum qui tuia cum dictis duobus eligendis vel 
altero eorum debeant facere declaralionem prediclam. Prelcrex dictus mag. Lu- 
dovicus confessus full dictis DI), presi Dominico el Sociis preseniibus ab eis 



328 P 1 T T V R A 

Agostino Bombelli pittor non ignobile ; non saprei 
so anche intinto de' suoi precetti, ma certo ancor gio- 
vane d' anni , e come tale da riservarsi all' età ven- 
tura. 

In sì fatti pensieri ci rafferma viemmeglio quel che 
accenna il Gioffredo d'un quarto dipinto sotto 1' anno 
medesimo. Comparisce il pittore in una cronaca d'ire 
domestiche, accese per gran parte da un codicillo che 
Francesca Grimaldi aggiunse in Genova al suo testa- 
mento rogato nel castello di Dolceacqua il 19 dicem- 
bre del 1513. Costei, già moglie di Luca Doria e so- 
rella a Luciano signore di Monaco , largheggiava de' 
proprj averi in opere di pietà, chiamando in parte de' 
suoi legati il romito di Carnolese Tommaso Stridonio, 



Imbuisse et recepisse libras triginta sex lamie in pccv.nii minuta et argentea 
numerata in presentia mei Notarti et teslium infrascriptorìim que cedant eis- 
dem Sociis infra solutionem pretii dicti altaris : Remmciantes etc. Restum vero 
prclii dicti altaris qaod exlimalum fuerit ut supra iisque ad diclam summam 
dictarum librarum ccutnm dicti DD. presb. Dominicus et Sodi dare et solvere 
promisscrunt eidem may. Ludovico presenti etc. in consignatione dicti altaris 
ila quod dieta consignalio et sohtio dicti resti fiant simul et semel : Que om- 
nia etc. Sub pena librxrum vigintiquinque Fanne in quam penam etc. Fnsuper 
prò dicto mag. Ludovico de et prò predictis altendendis et obsercandis versus 
diclos DD. presb. Dominicum et Socios presentes ut supra intercessa et fidejus- 
sit mag. Augustiuus Bombellus de Valensa pictor q. Iohannis lue presens : 
Sub etc. Renuncians etc. — Actum Ianue in scriptoria mei Notarii injrascripti 
sita apud Palacium Archiepiscopale: Anno a Nativ. Dumini MDXFII Indie- 
tione X V secundum Iaime cursum die Veneris prima mensis Aprilis hora XXII: 
prcsentibus testibus D. presb. Biasio de Iudicibus Canonico Ecclesie Ianuensis 
et Gaspare de Axercio q. Christophori cicc Ianue ad premissa vocalis (t ro- 
gàlts (Atti del Noti Vincenzo Molfino — Fogliaz. 4. 1512-14). 



CAPITOLO V. 329 

la chiesa campestre di S. M. d' Apricale , gli Agosti- 
niani dell' Osservanza nel suburbano eli Ventiraiglia , 
e i frati Minori pur di Ventimiglia e di S. Remo e 
di Sospello , e i Predicatori del Convento di Taggia. 
Né dimenticava la chiesa dell' avito suo feudo : anzi 
volendo ingegnosi pennelli ad illustrarla, stanziava del 
suo venticinque scudi da consegnarsi a Ludovico Brea, 
come premio ad un'imagine di s. Devota ch'egli avesse 
a dipingere per un degli altari. La costei volontà fu 
adempiuta? È credibile : ma non trovo argomenti si- 
curi. Il cronista, passandosi e della tavola e dell' au- 
tore , va dietro ai lugubri casi che spenta Francesca 
funestarono il Castel dei Grimaldi. Racconta come Bar- 
tolommeo Doria, figliuolo alla testatrice , o fraudato o 
indugiato dallo zio Luciano nei diritti al retaggio ma- 
terno, occupate con arti da Giuda le stanze di Mona- 
co, contaminasse del gentilizio sangue le soglie baro- 
nali. Ed era (soggiunge) vendetta di più crudo as- 
sassinio ben dovuta a Luciano, che snaturato per ava- 
rizia aveva a sua volta immolato alle proprie voglie 
il fratello Giovanni. Francesca moriva in Genova , ed 
avea sepoltura in s. Domenico nella tomba del marito, 
Tanno (a quel che pare) del 1515. Tal data ci sospin- 
ge due anni più oltre all'età del Brea conosciuta per 
altri libri , e l' inventario della parrochial montaldese 
che qui giova ripetere , la prolunga quasi d' un lu- 
stro segnando lavori nel 1519. Quind' innanzi silen- 
zio ed oscurità: ma se agli estremi punti indicati dalie 



330 P 1 T T U K A 

opere aggiungi gli anni dell'adolescenza e delle pri- 
me discipline , non può essere che a questi giorni il 
nicese non si lasciasse addietro i sessanta. 

Strana cosa per vero che in un pittore , della cui 
virtù ci abbondano in paragone di tanti altri gli 
esenipj, si mostri poi così oscura, così mal certa, e a 
gran tratti interrotta la vita. Il nascimento e la morte 
non solo ignoti ad un modo, ma non possibili a pro- 
dursi pure per lievi indizj : e in mezzo a più artefici 
d' uno stesso cognome , del pari coperte le attinenze 
della famiglia e del sangue. Ch'ei fosse figliuol d'un 
Monetto non mancan' atti che il dicano; ma di Fran- 
cesco e d' Antonio si tace il padre, affinchè (tu diresti) 
Ludovico , coni' è egregio di valore , così se ne resti 
solitario nel parentado. Cento Brea si riscontrano per 
ville e borgate della Riviera, e costanti per molte ge- 
nerazioni in lor terre ; egli solo , nicese di patria , si 
conta de' nostri al nomarsi pittore , e a trovarlo sulle 
opere non sai se convenga di chiederne in Genova o 
rintracciarlo di terra in terra. E tale è mestieri che 
appaia nel nostro libro , con poca compiacenza a chi 
scrive le notizie di lui, ma con forte guadagno al suo 
nome, che in ogni angolo di Liguria lasciò degne te- 
stimonianze di sé. L' errore che ordì da costui gì' in- 
cunaboli d' una scuola in Liguria , siccome languisce 
d' innanzi ai fatti che fin qui si raccontano , così per 
le cose che seguiranno converrà che dilegui del tutto. 
Giovi adunque per forma di conclusione ritrarne il 



CAPITOLO V. -531 

carattere come s'usa d'uomo solitario e singolare fra 
molti : dacché non pare discepolo a chi '1 prevenne , 
né maestro a chi gli succedette operando per le no- 
stre contrade. Pittore accurato e gentile prima che ar- 
dito e potente , gaio coloritore , ad imitar la natura 
sagacissimo e talvolta a nobilitarla, unico ed originale 
fra opposte maniere, né troppo vago d'i mescolarsi alle 
massime altrui , studioso di piacere anziché di com- 
muovere, e più adatto ai soggetti dilicati che ai grandi. 
La rigida censura potrebbe muovergli accusa eh' ei 
non abbia zelato abbastanza le gradazioni prospettiche 
o vuoi nel disegnare o ti piaccia nel tingere. Ed io 
non so a che condurrebbe il difenderlo , quand' egli 
ove accadano più copiose di figure le storie , ha men 
pronti sussidj a discernere i piani e a simular le di- 
stanze. 



CAPITOLO VI. 



Dei generi di pittura accessoria — Convenienza del trattarne in quest'o- 
pera — E prima de" fregi e decorazioni, in ispecie per case di privati 

— Gaspare dall' Acqua — Degli ornamenti soliti a comporsi e a colo- 
rarsi nelle caminate e ne' solai delle stanze signorili — Altri cenni in- 
torno a Cristoforo della Torre, e d'un Oberlo suo omonimo, entrambi da 
Rezzonico sul lago di Como — Anche Tommaso da Novara ricompare 
con un Gabriel della Cella comasco non mediocre decoratore — Ori- 
fiamme e Agnusdei, consueti a dipingersi ne* soppalchi. I due De Fer- 
rari pavesi, e bei lavori del Francesco nelle case di Pietro di Persio — 
Intendono a quest'arte anche Cristoforo de Motti e suo figlio Agostino 
a richiesta di egregj patrizj — E di somiglianti bellezze compiace Gio- 
vanni Mazonc ad altri cittadini e al Magistrato delle Compere — Leo- 
nora dall' Aquila sul tìnalese : qual fosse, e fin dove abbia a credersi 
pittor di figure e di storia — Varj ajuti da lui chiamiti a dipinger 
seco di fregiature in cospicui palazzi — Dipinge pei Lomellini in com- 
pagnia del Serfolio, e vi s'aggiunge per figurista o lo Stradioto o Carlo 
del Mantegna — Bartolommeo del Poggio da Capriata segue 1' esempio 
già posto in Genova da Raimondo Caracciolo, alternando il figurato al 
decorativo — Spetta al suddetto magistero Giacomo Marinella che si 
rivendica al chiavarese — Luca da Novara acconcia nel costui studio 
Francesco di Torre Morella spagnuolo — Bartolommeo di Canonica ab- 
braccia quasi ogni forma di pittura accessoria — Parecchi maestri di 
ornamenti che leggonsi registrati nella matricola — Le forme decora- 
tive si volgono a stil più moderno per Nicolò di Canepa già noto fra i 
pittori di storia. = Notizie sugli Scudai ricercate negli atti più antichi 

— Riassunto delle suppellettili private alle quali desideravasi l'opera 
del dipintore — L'arte di pinger coffani e scudi professata dai migliori 
maestri , e in Genova specialmente da toscani e lombardi — Molte- 
plici forme di scudi che si consegnavano al lavoro dei pennelli — U- 

Vol. IL — Pittura. 42 



ó-> ^ P1TTD K A. 

sanze e costumi degli scudai: loro religioni e adunanze nel Duomo 
- Scemati i toscani abbondano i liguri in cotesto mestiero che invi- 
lisce con loro = Pittoii di majolica in Savona; e toccasi di due pisani, 
Lorenzo e Giovanni Nico, che propagarono in Savona ed in Genova l'uso 
de' lag io ti o invetriati per pavimenti e per- muri — Esempj d'alcun 
palazzo che ne fu ricco singolarmente. — Pittori sussidiari alla testo- 
ria: magistero floridissimo in Genova — Fra i più antichi la parte 
maggiore son gente toscana. = Disegnatori e ricamatori — Lavori di 
soprapposto : Gerolamo de" Pelati. Glo. Antonio di Bara e Gio. Antonio 
de' Baratti — Paramenti sacri per varie chiese della Liguria — Altri 
o disegnatori o ricamatori nostrani — ed altri esteri. — Nicolò Vene- 
ziano : suo cognome, ignorato finora agli storiografi dell' arte — Dura 
molti anni! ai servigi d'Andrea Doria , al quale introduce Pierino del 
Vaga eccellente pittore — Quanto il principe Andrea favorisse Nicolò e 
si giovasse del suo magistero — Pensioni a lui largite dal Doria sul prin- 
cipato di Melfi e dalla Curia Papale sull'Uffizio di Ripa. = Maestri di 
arazzi — Fin presso a metà del XVI secolo i privati ed il pubblico si 
volgono per cotali masserizie alle officine fiamminghe — Oberto di Ot- 
tone e Giambattista Agnesia fermano in Genova 1' arte delle tappezzerie 
in cuoio lumeggiate ad oro, già insegnata a quel che pare da un Marco 
di Ver gara biscaino — Vincenzo della Valle e Pietro da Brusselles chie- 
dono alla Signoria di fondare un opificio d' arazzi intessuti — Fallita 
secondo ogn' indizio tal prova . succede Dionisio, pur da Brusselles , e 
Raccorda coi Governanti per lo stabilimento di tale arte con patto d'a- 
prirne scuola — Pro^i ■ re -orti di questo fiammingo ed oneste commis- 
sioni onde gli largheggiarono !<. più nobili case di Genova. 

i\ chi scrivesse lo. gle-rre della pittura in Liguria per 
quel periodo che abbiano disegnato sulla matricola, per 
tutto il secolo cioè quindicesimo e per alcun tratto 
dell'altro, noa .pur basterebbe la materia' che abbiamo 
esposta, ma potrebbe fors 1 anche parer già troppa alle 
forme di chi detti un'istoria. Quanto a noi, professan- 
doci modesti raccoglitori di notizie, non crederemo di 



CAPITOLO VI. . 33") 

esserci sciolti del debito : né forse il lettore vorrebbe 
assolverci di questo, che molti nomi di quell'elenco, 
quali che siano o per valore o per qualità di magi- 
storo, proseguano a rimanersene nelle tenebre antiche. 
Non già che sia stile degli studiosi il curare i me- 
diocri, conosciuti una volta gli ottimi ; ma quando il 
tacerli possa nuocere alle cognizioni archeologiche , o 
scemar pregio alla gentilezza e alla coltura d'una na- 
zione, non par così perdonabile a chi esamina in cia- 
scuna fattezza e in ciascun carattere le vicende del- 
l'arte in uno o più secoli. E a noi sembra difetto grave 
che i pochi storici delle arti italiane , rapiti forse al 
grande di esse, sdegnassero di seguitarle negli uffìzi 
men nobili sì , ma non meno leggiadri o proficui ; 
quasiché la coltura d' un popolo si riveli soltanto no' 
pubblici monumenti, e non entri pur anco negli 
usi privati e nelle minime costumanze d' un popolo. 
Venendo in particolare alle cose nostre e all'ignoranza 
in cui riposammo finora per 1' incuria de' tempi ad- 
dietro , io non so qual concetto avran fatto le menti 
altrui su quella schiera di maestri che la matricola ci 
mostra per ordine, o s'anche distinti i migliori per la 
debol fama che suona di essi , avran presa cura , o 
desiderio almeno, di conoscere i molti che in quella, 
lista s'alternano ai più valenti. 

A noi parve di sobbarcarci a sì penosa ed ingrata 
fatica: con questo proposito, di far manifesti non tanto gli 
uomini, quanto i diversi sembianti ond'essi trattarono 



336 P 1 T T U R A 

le rose attinenti a pittura. E sarà questa ]a partizione 
del presente capitolo: sciogliendoci del rimanente d'ogni 
altro rispetto nell'ordine e nell'età de' singoli artisti. 
Perocché que' virtuosi che già lodammo diffusamente 
per opere in pubblico, ricompaiono la maggior parte 
in fatture accessorie e di servizio domestico, e taluni 
de' meno chiari , benché professino queste ultime , 
escono di tratto in tratto in grandiose tavole , da pa- 
reggiare i più insigni. Il perchè la somiglianza de' 
lavori sarà onesta cagione a raccogliere e gli uni e 
gli altri di luogo in luogo ; né quelli soltanto che si 
registrano nel nuovo collegio, ma i più vecchi ancora 
che ci scuopron le carte, e che deonsi supporre della 
vecchia matricola. La serie poi de' diversi generi torrà 
norma dal pregio di questi, o dall' essere più o meno 
prossimi alla principale pittura , lasciando al minio , 
all'intarsio ed ai vetri ( come a magisteri più stretta- 
mente speciali ) una propria e singoiar trattazione. E 
primamente i fregi delle signorili stanze poco è che 
non confondano in uno gli esercizj del figurista e del 
decoratore , e non di rado i professori dell' arte li as- 
sumono entrambi o alternamente vi s' intrattengono. 
!Nè a molti di costoro è straniero il lavorìo de' commi 
è de' forzieri , quant' è il dipingerli ad ornamenti o 
arricchirli di dorature o illeggiadrirli d' istorie , ossia 
che a dozzine si fabbricassero e si mercassero , o sia 
che a conforto di casalinghe delizie o per signorili 
presenti si lavorassero con più diligenza. Verranno 



CAPITOLO VI. ^.']7 

dietro a questi usi pacifici gli arnesi di guerra, al cui 
fasto si porsero d'antichissimo tempo i dipintori , non 
senza mischiarsi con chi li ammanniva di legno e di 
cuojo, tantoché nell'aggiunto de' nomi mutano spesso 
e parole e titoli. Così talvolta s'appella per pictor chi 
tal' altra è scutarius : e raro è che lo scudajo non sia 
d' ora in ora o targonierc , o pavesaio , o rotellaio , o 
tavolacciere. Le memorie per noi raccolte porranno in 
atto questo popolo di laboriosi in città faccendiera e 
guerresca ; faran fine (speriamo) al superbo gloriare 
e al maligno deprimere di chi giudicò ad occhi chiusi 
le sorti di quelle età così oscure. Né finalmente ricu- 
seremo dar d' occhio allo industrie che s' ajutano del 
disegno o in poca parte od in molta, come a dire al 
ricamo e all' arazzo e al tessuto serico ; artifizj anti- 
chissimi in Genova, e non indegni (a chi pigliasse tal 
cura) di particolare discorso. Vero è che siccome in 
pittura, così in quest' ultime applicazioni il più gran 
nome è di gente forastiera ; ma piacemi il dichiarare 
(se non è anzi un ripetere) ch'io servo alla storia della 
mia patria, ma studio all'onore di tutta Italia. 

De' maestri decoratori notati nella matricola apre la 
serie Gaspare dall'Acqua che leggesi al n.° 2, come 
Giovanni Mazone segnato al 1. ordisce quella de' fi- 
guristi. Ma l'uno e l'altro, ma Gaspare in ispecie, già 
molto innanzi negli anni al rinnovarsi dello Statuto, 
ci ritirano colla lor giovinezza a più decadi addietro, 
e a poco è che il dall' Acqua non ci raccosti a quo' 



338 PITTURA 

primi che ricordammo di volo , come sarebbe per via 
d' esempio Bartolommeo da Piacenza. Anche il Ga- 
spare è da recarsi ai lombardi , e verosimilmente ai 
lodigiani, contra lo Spotorno che ne sospetta l'origine 
da un luogo omonimo della nostra Polcevera. Nondi- 
meno è credibile che s' egli non nacque in Genova ^ 
vi capitasse almen da fanciullo , e v' apprendesse il 
dipingere senza uscir di famiglia. Suo padre, chiamato 
Ambrogio, si dà per pittore in età ben remota, e dagli 
atti di Branca Bagnara si evince che nel maggio del 
1447 era già sceso coi morti. Abitavano entrambi certa 
lor casa iu via della Maddalena, acquistata molto in- 
nanzi da Ambrogio , e il figliuolo vi si tenne a bot- 
tega mentre ebbe vita che fu tardissima , avendone 
redata metà in concorrenza d' Alberia sua madre. 
Morta la quale , e fatto padrone del tutto , fece dono 
del fondo alle Suore di s. Sebastiano , accettando per 
esse Defendino Bianco lor mandatario , come appare 
dai rogiti di Battista Parisola sotto il 24 maggio del 
1482. Durano ancor più oltre a due lustri le sue me- 
morie, e indietreggiano al 42; mostrandolo così solerte 
e operoso per tratto d'un mezzo secolo. Anche il mo- 
strano impigliato in litigi , e non rari , non pur coi 
consorti ma in pratiche estranee all' arte. Come ad 
uom faccendiero non saprei raffrontargli alcun altro , 
non essendo parte di questi lavori accessorj eh' ei la- 
sciasse intentata. Indi qae' varj aggiunti che si dan- 
no negli atti al suo nome, non escluso pur quello di 



CAPITOLO VI. 339 

■battiloro che alcuna volta gli toglie il consueto di di- 
pintore. 

Le tracce eh' io prendo non voglion per ora eh' io 
vegga in Gaspare fuorché un fregiature di stanze pri- 
vate : e in tal fatta di lavorìo non è troppa audacia 
riputarlo fra i primi. Le caminate, o vogliam dire le 
sale degli agiati , erano faccenda di costoro , e bene 
spesso de' maestri più valenti allo storiare; ma di quanto 
operavasi in que' recinti destinati a gentili ritrovi , 
non era cosa che si bramasse così splendida quanto il 
fregio che di solito girava intorno per le pareti già 
ricche di tinte o di legni nreziosi. D 'un'altra cosa mi 
faccio accorto, ed è che talvolta sì fatti fregi si colo- 
ravano a parte in sull'asse, che sovrapposto da ultimo 
al muro , sembrasse come a dire dipinto d' un tratto 
col rimanente; per maggior comodo, a quel che pare, 
dell'artefice, e per migliore effetto dell'opera che vo- 
levasi diligentissima. Gasparino dall'Acqua era in- 
gegno da ciò , e basterebbero a persuaderlo le troppo 
occasioni che a lui se ne offrivano, e che han cenno 
o testimonianza nelle scritture. Ma se il nome e il 
valore de' committenti suol dichiarare, coni' io avviso, 
la virtù dell'artista, non è forse altri che per tale ri- 
spetto gli si possa anteporre. Di parecchi io mi passo, 
che siamo in materia da trattarsi alla breve; ma non 
si taccia di due che specialmente il commendano, e a 
noi fanno scusa di ciascun altro. Chi ricorda quel 
Biiklassar Lomellino che die' favore a' migliori pennelli, 



S'iO P I T T U K A 

e che pareva buon giudice ad ogni controversia di coso 
artistiche, parrà gran fatto che Gaspare gli suffra- 
gasse d'un fregio pel tavolato della sua caminata, co- 
me uttestan lo carte del Duracino fin dell'anno 14GG. 
Nò il generoso patrizio lo sceglieva alla cieca, perchè 
da cinque anni addietro la sala d' Ambrogio de Ma- 
rini era lieta di consimile lavoro ; dico di quel de 
Marini che poco più tardi chiamò un valentissimo a 
storiargli (come ho già narrato) la nuova cappella 
nel Duomo. 

Dell'uno e dell* altro fregio (tanto importavano ai 
due patrizj ) mi si fanno innanzi i contratti : e così 
somiglianti nei termini , che a mettere in luce que- 
st'ultimo, crederò d'aver fatto il dovere (1). E sì che 



(1) >J< In Mimine Domini Amen: Ambroxius de Ma/rinis ciois lamie q. D. 
Laurenlii ex mia parte et Gaspar de l'Aqua ciois lamie battiloro (sic) ex parte 
altera : Sponte et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore dudi peroe- 
-nerunt et percepisse sibi ipsis invicem et vicissim presentibus et stipulantibus 
confessi fuerunl ad infrascriptas composiciones et pacta ac alia infrascripta ut 
in/erius dicetur causa et occaxione infrascripli frexii solemnibus stipulacioni- 
bus hinc inde intercenientibus : Renuncianles etc. Videlicet quia ex causa dk- 
tarum promissiouum composicionum et pactorum diclus Gaspar promixit et so- 
lemmter convenit dicto Ambroxio presenti et stipulanti ut supra facere et labo- 
rare bene et dilli<jenter cum borio et fino auro frexium unum prò solario Ca- 
idiuate domus habilacionis dicti Ambroxii cum foliaminibus et figuris ac ani- 
■malibus desir/natis in quibusdam appapiris existenlibus penes dictum Gasparem 
et svbscriplis manti propria dicti Ambroxii et cum omnibus aliis pertinentiis 
ad ornamentum puclitudinis (sic) ejusdem tabularvi et dictum frexium adimplere 
lene et svficicnlcr ni svpra dictum est omnibus expensis c^c^'Ga.sparis; et ip<>> 






capìtolo vi. 3^ t 

di tali ornamenti si chiedevano disegni non altrimenti 
che delle opere più grandi e gelose; e qui Ambrogio 
li sottoscrive di mano sua propria, e per amore d'im- 
parzialità destina a collaudare il lavoro un Domenico 
Spinola, e vuol promessa da Gaspare ch'ei rifaccia od 
emendi, punto che il fregio dispiaccia in alcuna parte. 
Al testo notarile dobbiamo pur grazie dell' accennare 
eh' ei fa le sembianze di tal dipinto ; nel quale dovean 
rilevare da un fondo lucente di fin' oro animali e fo- 



adimpleto dictus Gaspar teneatur et promixit portare sen portarifacer e in dieta 
Cambiata diete domus dicti Ambroxii et sic visso dicto frixio in dieta Carmi- 
nata per Dominicum Spinulam q. D. Georgii et per ipsum Ambroxium quo 
visso si fuerit puclitudinis que placnerit dicto Dominico et Ambroxio precium 
ponalur proinde dicto jrexio per ipsum Dominicum ejus arbitrio et sic arbitrio 
dicti Dominici stare debeant diete parles altera alteri et in casu quo in dieta 
frexio esset aliqua res seu aliquid aliud quod non esset grata (sic) nec in be- 
neplacitum dicti Ambroxii quod tunc et eo casu dictus Gaspar teneatur et pro- 
mixit emendare tali modo quod sii et esse debeat in beneplacito ipsius Ambroxii 
omni exceptione remota : et eo casu dictus Dominicus posit (sic} appreciare et 
precium ponere dicto frexio quod precium dictus Ambroxius solvere teneatur 
et promissit ipsi Gaspari presenti et stipulanti postquam consignaverit dictum 
frexium in domo dicti Ambroxii deinde semper ad liberam voluntatem ipsius 
Gasparis omni dillaeione postposila : et quod dictus Gaspar teneatur et pro- 
mixit dictum frexium adimpletum ut stupra dare et consignare in domo dicti 
Ambroxii per totum mensem Aprilis proxime venturum. — Actum Ianue in 
Bancis sub domo Angeli de Nigro et fratris silicei ad bancum residencie mei 
Notarti infrascripti : Anno Domin. Naliv. MCCCCLXl Indictione Vili secun- 
dum Ianue cursum die Mercurii XX V Februarii in Vesperis: presentibus le- 
stibus Toma Sisto Ckrislofori et Balista de Serravate lohannis civibus Ianue 
vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Antonio Fassio seniore. — Fogliaz. 19 , 
1460-62). 

Vol. II. — Pittura. 43 



342 P ITT U R A 

gliame e di tratto in tratto figure, composto il tutto in 
piacevole accordo. Ma come in tal ragion di pitture met- 
teano l'ingegno, non men di costoro, i pittori più egregi, 
così dell'imaginarli e del condurli eran varie le forme 
e diverso il merito. Di che farà prova raccomunar che 
dovremo a nomi nuovi gli artefici già lodati prima 
d' ora neir arte dello storiare. Per ora seguirò la ma- 
tricola , la quale presso a Gaspare ricorda quel Cri- 
stoforo della Torre che in certe opere del Duomo 
ed altrove ci fu d' uopo anticipare ai lettori. E in sì 
fatto ordine d'iscrizione potè certo l'età; dacché costui 
retrocede a sua volta negli anni fin quasi a raggiun- 
gere il compagno. Gli somiglia pur anche alla vicenda 
de' titoli che s'attribuiscon ne' rogiti al suo magistero, 
fin'anche all' aggiunto di battiloro , il quale s'alterna 
a più altri di pittóre , di scudaio , di tarconiere. E 
per vero , se a Gaspare non possiamo per autorità di 
documenti assegnar quel mestiero, quant'è di Cristo- 
foro non dee mettersi in dubbio, dacché nel 1470 in 
atti di Battista Muffola si stringeva in società di gua- 
dagni con Giorgio Doria che il riforniva a denaro , e 
con un Michele da Ulma buon pratico in sottigliare 
il metallo , com' altri parecchi de' suoi nazionali che 
vivevano in Genova di tale industria. Ma col tedesco 
duraron poco gli accordi , nò molto andò che questi 
morì di contagio, e le sue robe andarono alla meglio 
vendute nella sua casa fuor la Porta degli Archi. Certo 
è che l'anno seguente Cristoforo si volse a contrarre 



CAPITOLO VI. 343 

egual patto con un altro dei Boria per nome Antonio, 
e s' aggiunse per terzo Pantaieone suo figlio , eh' io 
non trovo in altr'arte che del battere l'oro. Ed è an- 
che a sapere che inverso i Doria non avea solo cagion 
d'amicizia ma ben anche di parentela, avendo impal- 
mata da giovano certa Mariola di Benedetto Doria, ri- 
cevendone in dote dugento lire di genovini, con cento 
settanta di più sopra il fìtto d' una bottega con suo 
mezzanino in Iscutaria, dove ebbe stanza lunghi anni. 
Di ciò rendon fede le carte di Giovanni da Novi sotto 
il 1470 ; nel qual anno Cristoforo contava il ventot- 
tesimo appena. Quinci ne desumo ancor la patria che 
fu Como, e il battesimo del padre che chiamossi Bat- 
tista. 

Come maestro del colorire , né anche è divario tra 
lui e il dall' Acqua , od altri ancora che vedremo a 
succedere. S' alternano in tutti costoro il lavoro de' 
fregi al pitturar de' solai , nò con forme che possan 
dirsi diverse. Noterò di Cristoforo i due che dipinse 
ad Antonio di Eivarolo nell'età giovanile ; in Genova 
il primo presso Porta di Vacca, il secondo in certa sua 
villa d'Albaro. Precipuo ornamento si metteva nel tin- 
ger d'azzurro e in abbondare di dorature; e n'è quivi 
opportuno esempio la scritta che impone all'artista fi- 
nissimo oro a valor di ducato. E sembrami lecito ar- 
guire che fosse pur mano del comasco un solaio di 
camera nel palazzo di Meliaduce Salvago a Marassi , 
dacché il Rivarolo glielo prefìgge per norma a con- 



344 PITTURA 

dursi nel suo (1). Ma non molto dissimili si fregia- 
vano talora le vòlte e le tribune de' luoghi sacri : 
ond'è che mi piace far cenno dell'oratorio di S. M. di 
Castello, là dove il della Torre lavorò in più riprese 
per la somma di lire novantacinque e di sei ducati 
d' oro dei larghi. Valsente non picciolo per cotali or- 
namenti, né però strano per quella Disciplina che ve- 
dremo con migliori artisti e per maggiori opere libé- 
ralissima. Nel rogito eh' io ne trascrivo , segnato del 
1481, non deono passare inosservate certe forinole, dalle 



(1) ^ In nomine Donimi Amen: Christoffórus de Tiirri pictor filius Bop- 
Uste major annis vigintiquinque et qui etc. ex causa pactorum et prò predo 
infrascripto sponte etc. promisit et se obligavit Antonio de Riparolio q. Tacobi 
presenti et solemniter stipulanti eidem Antonio intra Kaìendas mensis Decem- 
bris proximt venturi depiagere solarium Caminate domus dicti Anlonii de la- 
mia site in contrada Campi Porte Vacarum jtixta suos confinos et hoc de ar- 
turo et auro fino de ducato : ita quod laborerium dicti solarii sit illius quali- 
tatis et bonilatis cujus est solarium Caminate domus Dominici Prezende. Item 
solarium Camere domus de rnre ipsins Antonii site in Villa Albarii illius qua- 
litatis cujus est solarium Camere domus D. Meliaducis Salvaigi site in Villa 
Marasii : et hoc bene fideliter et diligente)' et omnibus expensis et sumptibus 
dicti Christoffori exceptis lignaminis (sic): et hoc prò predo et nomine pretii 
predictorum laboreriorum ducatorum triginta untus auri et in auro largorum 
dandorum et solvendorum per dictum Antonium eidem Christofforo in dies se- 
cundum quod laborabit. Versa vice dictus Antonius promisit solvere dictum 
prelium ut supra et eidem Christofforo providere lignaminibns pOntium fiendo- 
rum occaxione didorum laloreriorum — Actum lanue in Fossatello ad lan- 
cimi Laiari Ragli Notarli: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXX Indiclione pri- 
ma juxta morem lamie die Lune XVII Septembtis in Vesperis: Tesles mag. 
Petrus de Serratale barherms et Manuel Bocacins q. Automi vacati et rogali. 
(Mti del Not. Nicolò Ragjji. - Fogliaz. 2. 1470). 



CAPITOLO VI. 3'l5 

quali traspare ch'egli avesse con sé degli ajuti od an- 
che in tutto si giovasse dell'opera altrui; suo costume 
ordinario in efà matura, o perchè immischiato in altre 
faccende, o perchè sopraccarico di commissioni (1). E 
anche in ciò lo vogliamo in coppia con Gaspare : che 
di niun altro scrivono così frequente i Notai, come di 
questi due lombardi che venner da giovani e operando 
invecchiarono in Genova. 

Un altro della Torre per nome Oberto del quon- 
dam Tommaso mi si affaccia d' alquanto più tardi ; 



(1) In nomine Domìni Amen : Christoforus de Tùrri piclor in latina q. Bap- 
tiste sponte et ex certa scientia confessus fuit et confiteor et in veritate pu- 
blica recognoscit Antonio de Vignolo civi lamie q. lohannis uni ex Fratribus 
Domus Dìsciplinatorum Sancte Marie de Castro Ianue presenti stipulatiti et 
recipienti prò se et ìieredibus suis se ipsum Christoforum et aliam personam 
seu personas prò eo habtiisse et recepisse de pecunia diete Domus a dicto Anto- 
nio in pluribus vicibus et partitis tam in pecunia numerata bancis< (sic) de tapeto 
qnam in grano libras triginta quinque monete currcntis que sunt ad comple- 
mentum et prò complemento librarum nonaginta quinque monete currenlis ad 
quas dieta Domus eidem Christoforo tenebatur occaxione certarum picturarum 
et laborerii spectantis arti predicte pictorie factarum et facti in dieta Domo 
per dictum Christoforum et alium sen alios prò eo in quo complemento non 
comptila?itur nec includuntur ducati sex auri largi quos dictus Christoforus 
habere debet a dieta Domo occaxione picture troine diete Domus facte per dic- 
tum Christoforum vel alium prò eo etc. — Actum Ianue in Bancis sub por- 
tici, Magnif. Officìi Sancii Qeorgii videlicet ad bancum residentie mei Notarti 
■infrascripti : Anno Domin. Nativ. MCCCCLXXXprimo Indictione XII II se- 
cundum Ianue cursum die Martis XV lanuarii fiora XXIII vel circa : pre- 
sentibus testibus Antonio Carrega q. Rojfaelis et Jofredo de Cataneo q. Domi- 
nici civibus Ianue ad hec vocatis et rogatis. (Atti del Not. Tommaso Dura- 
cino — Foeliaz. 24. 1.482-83 i. 



3-16 PITTURA 

nondimeno la comunanza del paese , la parità de' la- 
vori e l 1 ordine del mio soggetto mi fanno forza per- 
ch' io lo anticipi. Costui sul cadere del 1507 per in- 
tromettersi di Paolo Salvago fu chiamato ad ornare un 
solaio nelle case di Cristoforo Vento , somigliante ad 
un altro già colorito in certa camera di Pasqual de 
Fornari (1). Di che potrei passarmi oltre, se alcun poco 
non mi tenesse una frase che onora l'artista ed accresce 
luce allo stile di sì fatte pitture : intendo la clau- 



(1) >J< In nomine Domini Amen: Magister Obertus de Turri pirtor q. To- 
maxii de Cumis sponle et ejus certa scientia promissit et promittit nob. Paulo 
Salvaigo q. D. Manuells presenti et acceptantl depingere solarium totum domus 
Cristo/ori Venti de bonltate et qaalltate .qualls est solarium camere minor is Pa- 
squale de Fumarlls : in qua deplctlone seu pictura solum tenetur dlctus mar/. 
Obertus plctor facere et plngere capita quatuor side testas de predieta bonltate 
et qualltale et hoc judlclo et declaratione duorum magistrorum de arte plctorum 
ellgendorum per dlcturn Paulmn tantum: Et prò mercede dlctl mag. Oberti 
predlctl laborerll predlctus Paitlus dare et solvere promissit dlcto mag. Oberto 
V.bras trlglnta tres janulnoncm Infra soluclonem quarum dlctus Obertus magi- 
ster ex nunc habult llbras sex et solldos sex janulnorum omnl postposlla con- 
tradlcloiie : Et dlctum laborerium dizte plcture dlctl solarli tenealur et debeat 
dictus mag. Obertus perficere Infra dles vigintl mensls Ianuarii proxlme ven- 
turi : et in quantum id non egerlt et perfecerit infra dlctos dles vigilili dlctl 
mensls Ianuarii ut supra solvere tenealur et debeat dlcto Paulo presenti ut su- 
pra jiorenos quatuor janulnorum prò pena ex nunc taxata et attributa de ac- 
cordio dicto Paulo prò gusto damno et interesse dicti Pauli omnl postposlta 
contradicione : Renuncians etc. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum 
mei Notarli infrascr lpt1 : Anno Domiti. Natlv. MDseptimo Indlctlone decima 
secundum lanue cursum die Sabati decima Decembris in terciis : presentibus 
nob. Paulo de Aurla q. D. Georgii et Blaxlo de Solarlo q. Nicolai civibus Ia- 
nue testlbus ad premlssa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino 
— Fogliaz. 26. 1507). 



CAPITOLO VI. 347 

sola inserita nell'atto, che Oberto cioè non fosse astretto 
a condurvi di propria mano se non quattro teste ch'io 
mi figuro negli angoli dell' impalcato. Ond' è che il 
pittore potrobbo forse appaiarsi con altri buoni che 
in simili fregiature domestiche componevano ritratti 
o figure, se il nome di lui si ripetesse , come accade 
di tanti altri, nella moltitudine de' contratti. In quella 
vece le sue memorie son poche, e quel che più è stra- 
no non ha pur nome nella matricola. Ciò mi fa dub- 
bio ch'egli stabilmente abitasse in Genova, né m' ac- 
quieta un altro atto del 1510, pel quale si compra un 
podere nel nativo castello, e comprato lo cede al ven- 
ditore in affitto. Quivi s' annunzia con maggior cura 
il proprio nido dei della Torre in Rezzonico non 
ispregevol borgo sul lago di Como : e di questo co- 
gnome proseguono ne' rogiti non breve schiera , dif- 
fusi per Genova in mestieri più vili (1). 



(1) In nomine Domini Amen : Obertus de Turri de Resonico pictor in lamia 
q. Tomaxii sponte etc. locavit et pensionava et titillo et ex causa locationis et 
pensionis dedit cessit tradidit et mandavit seu quasi lohanni de Salis q. lacobi 
qwndam ipsius Oberti terram campicam siloatam et in parte vineatam sitam 
in Communi Sancii Siri dioscesis Cumanm sub conquibus contentis in inslru- 
mente emptionis diete terre empte per dktum Obertnm a dicto lohanne vigore 
pnblici inslrumenti scripti manu mei Notarii infrascripti etc. — Actum lamie, 
apìid plateau Palacii Archiepiscopalis videlicet in scriptorio solite residencie 
'mei Notarii infrascripti: Anno Domin. Nativ. MDX Indici-ione XII secundum 
lamie cursitm die lune VI Marcii in terciis : presentibus Petro de farri de 
Itizena revenditore filio Iohannis et Angustino de Marena clapvxio Jilio Ber- 
itanli ac Iolianne de Dominico dicto Cardinali firmatario teslibus. ( Atti del 
Not. Giambattista Pai-isola — Fogliaz. 24, 1510). 



34S PIT T u i; a 

Dei suo silenzio sarà chi dia colpa alla matricola 
stessa, che fuor di dubbio è venuta a noi riprensibile 
e monca ; e di tale accusa chi ardirebbe difenderla ? 
Tacciono in quella lista altri nomi che ci forniscon 
le carte come stabili in Genova, e tuttor vivi dopo ri- 
fatto l'elenco. Quel Tommaso da Novara che già tro- 
vammo col Barbagelata in società di lavori , soprav- 
visse buon tratto all'età del novello statuto. E se non 
e' incresca di dare addietro , lo vedrem socio con un 
comasco, Gabriele della Cella, fin del 1474, a dipin- 
ger fogliame di varia tinta così nella sala come in 
una camera di Marco Grillo del fu Taddeo , e ad ob- 
bligarsi che l'opera eguagliasse e di valore e di forma 
la caminata d'un altro patrizio , Leonardo Cibo. Non 
dissento che fossero allora o giovani molto o novelli 
nella nostra città, dacché s'acconciano col Grillo nella 
mercede di lire venti , e non ricusano di scambiarla 
in velluto nero che il committente consegna loro in- 
nanzi che dian mano ai pennelli (1). Gabriele avea 



(1) ^ MCCCCLXXIIIl die Veneris prima Septembris ad bancum : Nobili* 
Marcus Grilus q. D. Thadei ex una et Thomas de Novaria ac Gabriel de 
Cumis piclores ex altera promiserunt etc. Benunciantes etc Videlicet quia ex 
causa dictorum pactorum dicti Thomas et Gabriel promiserunt dicto Marco 
presenti eidem Marco depingere solarium Cantinate domus de rure dicti Marci 
ac solarium Camere cum cello (sic) eorum propriis expensis /adendo campos 
albos cum ramagiis color uni rubei viridis nigri jani et celestis et demum fa- 
cere dictam picturam ad dieta solaria illius pulcritudinis et qualitatis qualis 
est pictura facta in Caminata Leonardi Cibo in lanua. Versa vice dictus Marcus 
promisit dictis Thome et Gabrieli presenlibus prò dieta eorum pictura ac orniti 



CAPITOLO VI. 319 

propria bottega nelle circostanze del Molo, e più volte 
si fu conno di lui ne' Notai ; sebbene non tanto che 
si raggiunga alia nuova matricola (1). Ma il nova- 
rese ci segue ben più. oltre colle opere, ne sarà vano 
il toccar di qualcuna che a tal ragion di dipinti ed 
agli usi contemporanei faccia fede più salda. Ad An- 
gelo Cattaneo adornò nel 1482 il solaio della carni- 
nata, senz'altro patto al lsvoro se non ch'egli imitasse 
e vedesse di superare in bellezza un tal altro delle 
case di Marco Cattaneo : di che giudicassero a lor 
senno Geronimo Oncia e Lodisio Stella (2). E sul peli- 



lo quod pcttere possenl [aie) a dirlo Marco occasione ipsius picture et omnium 
expensarum prò ea faciendarum in pingendis dirtis solariis et prò corum mer- 
cede ac aliis quibuscumque libras vigènti jauuinorum in tanto vehito niyro. 
Et predieta omnia promiserunt quilibet ipsorum in solidum facere slatim elapso 
mense Octobris prosimi ad omnem ipsius simp'icem requisitionem prò libris 
viginti jauuinorum quas confessi fuerunt Imbuisse in laido veluto cisdem tra- 
dito et consigliato per dicium Marcum: Que omnia etc. Insuper prò premissis 
attendendis per dictos Thomam et Gabrielem presentes sole.nniter intercessa 
et fidcjnssit Greqorius de Zoalio bancalarius : Renuncians etc. (Manuale d'atti 
del Not. Giovanni Carrega — 14l74-76j. 

(1) Gabriel de Cella picior Jihus Andree sponte confessu; futi et in peritate 
publica recognovit Dexerino de Serra filio Latratici se eidem La- 
franco dare et solvere debere libras quinque et soldos septem lamie : et sunl 
ad complementum librarnm odo lanue ad quas dktus Gabriel eidem Lafranco 
obligatus eral prò pensione cujusdam apotece Lafranci quam ab co conducil dk- 
tus Gabriel site in contrada Moduli sub domo dicti Lafranci etc. Insuper prò 

dido Gabriele intercessit et fidcjnssit Tomas de Novaria picior q. 

Brexani etc. (Negli atti del Not. Nicolò Raggio — Fogliaz. 6, 1414). 

(3; In nomùie L'omini Amen: Nob. Angelus Cattaneus filius D. Branche ex 
una et Thomas de Novaria pi' (or q. Bressam ex porle altera -sponte et ex 
Vol. II. — Pittura. u 



35Q p i t r un a 

dìo di quell'anno medesimo diede opera a un ricco 
fregio sul tavolato della cantinata di Lazzaro Ponzone 
cancelliere della Repubblica, pel prezzo di soldi nove 
di genovini per ciascun palmo; che l'accordarsi a mi- 
sura in tal falba dipinti fu- stile a que' tempi ordina- 
rio. E si direbbe che in queste zone le quali correvano 
intorno intorno- le sale , si ponesse affetto quanto in 
altra parte delia pittura : tal sollecitudine ne appar 
nelle polizze. Si chieggono in questa ed oro ed ar- 
gento ed azzurro finissimi , e in ogni linea si racco- 



certa scientia mittogue jitrìs rei facti errore dticti seu modo aliquo circunventi 
promiserv.nt et promisisse sibi ad invicem et vicissim prcscntibus et stipulan- 
tibus confessi fucrunt et confitentur ad infrascripta patta et compositioncs Itine 
inde inter ipsas partes soìemnibus stipvÀalionibus vaiata et vaìatas : Rennncian- 
tes etc. Vid elicei quia ter tute et ex causa dictorum pactorum et composilionum 
dictus Thomas pictor promisit et solemniter se obligavit dicto Angelo presenti 
et stipulanti depingere et seu depingi faeere infra mensem Octobris proximc 
rentv.rum solarium Caminate domvs ipsius Angeli omnibus illis coìoribus et 
auro ac quaìitatis et bonitatis cujusdam alterius solarti domus heredum quondam 
■nob. Marci Cattanci ci niclioris in arbitrio et discreptione (sic) leronimi Uncie 
et Lodixii Sielle in quos etc. Et versa vice dictus Angelus ex causa dictorvm 
pactorum et compositmium dictus Angelus promisit et se obligavit dicto Thome 
presenti et stipulanti dare et solvere dicto Thome sire legitime persone prò eo 
prò hujusmodi laborerio libras sexaginta 11 II solidos duodecim denarios sex Ianue 

tidelicet libras quindecim ex nunc et residumn complectum (sic) ditto 

laborerio omni exceptione remotta .- Que omnia etc. — Acium lamie in con- 
trada nobilium de Cattancis rideliect sub porlicu domus liabitationis nob. liaf- 
faelis Cattanci : Anno Domin. Natie. MCCCCLXXX1I Indiclione XIlll se- 
eutid t'.m Ianue cursum die JMerrurii XIII Marcii in Vesperis: prescntibus An- 
turio de Cattaneis Roffaclis et Barthohmeo Rasano barberio q. Anionii civi- 
ììus Ianue ieslilus voeatis et rogatis. Atti dol-Not. Pellcgro Testa — Fojrliaz. 
S. 1482-84'), 






CAPITOLO VI. '■'■') i 

inanda la diligenza , e in ogni tratto forbitezza ed 
eleganza di buon maestro. Conviene aggiungere che 
nel fregio campito d'azzurro corressero sembianze di 
varj santi, dacché il contratto fa carico espresso a Tom- 
maso di rilevarne i nimbi con nitido oro oc! argento , 
non che di screziarne e tratteggiarne i panni secondo 
il vezzo d'allora; lo sfondo poi rilucesse di stelle e di 
rose pur d'oro (1). 

Che i privati del resto usassero spesso e simboli e 



(\) In nomine Domini Amen-: Lazarus Pensarmi Cancellarius er una parte et 
Thomas rie Novaria pictor q. Bersani ex altera sponte peroenerunt ad infra- 
scriptas transadiones : Videlicet quia ex causa tUctorum pactorum et aUorunz 
de quibus sitpra dicttis Lizarus promicit et sole.nniter conoenit eidem Thome 
presenti et stipulanti ut supra dare et soloere eidem Thome soldos nooem janui- 
norum prò quolibel palmo frixii /tendi in tabulato de Cantinata domus habita- 
cionis dicti Lazari posUe lamie in contralta Claoice sub suis confiaibm fiendi 
ut infra dicetur et modis et formìs infrascriplis. Ex aio&rso dictus Thomas 
acceptans omnia et singula suprascripta promicit et solemiiter conoenit eidem 
Lazaro presenti et stipulanti ut supra f'acere et depinjere in dicto tabulato tot 
palmos frixii quol est dietimi tabulatum in quo frixio CmiaUc ejusdem pro- 
raillit ponete arzurum Jìnum et in dieta Cantinata ponere rozas deauratas curri 
suis slellis et facere rijas deauratas cum orlelo argenti fini et facere Jriximi 
Maynum intus dicium frixium. super ius dietimi laboratum de dictomel arruro 
cum auro in loda conoenicntibus et facere diademis (sic) siuclorinn et raitbas 
deauratas et recamalas et aryenteas prout ipsimet Thoms vidébitur : et preda- 
timi laborerium compiere intra festum Naticitatis Domini proxime ocnturum : 
sub pena jiorenorum decem januinorum. — ■ Action Ianue videlicet ad bancuni 
mei Notarli infrascripti : Anno Domin. Natie. MCCCCLX.XX.il Indictione 
XIII secundum latine cursum die Martis tercia Septembris hora vigesima tercia 
in circa : Testes vocali et rogali Harlholomeus Caldera q. Simonis et Frane i- 
schus de Mic/iaele et J'ernardus de Casutana barberius cives et habitatores la- 
mie. Atti del Not. Battista Muffola - Fogliaz. 2, USI -82'. 



352 P 1 T T U R A 

iinagini di religione a far belle le loro stanze, è già 
scritto nelle pagine addietro , e si conferma per altri 
casi; né Tommaso da Novara era il primo che di tai 
cose compiacesse al Ponzone per le sue case in con- 
trada di Chiavica. Da più. che un anno i fratelli Fran- 
cesco e Giovanni da Pavia, de' quali si discorse fra i 
principali di questo secolo, avean posta mano nel sop- 
palco della caminata suddetta , nel cui lavoro il dab- 
ben Cancelliere o desiderò più pittori o intese d' ora 
in ora ad accrescer decoro. Alla scelta de' due pavesi 
fu anche condotto per occasione d'un credito che avea 
con loro a cagione di certe scritture da lui redatte 
pel collegio dell'Arte, siccome può leggersi in calce di 
quelle che fanno esordio e sèguito agli statuti. Come 
primi al dipingere, vi fecer quello che nelle vòlte e 
ne' solai si coctumava più di frequente ; ciò sono due 
raggi ad orifìamma sul maggior trave dorati entro un 
pieno d'azzurro, con in mezzo il mistico segno della 
Redenzione, o. ì'Agnusdei come amavan chiamarlo (1). 



(1) In nomine Domini Amen : Fracciscus et Iohannes de Verzali de Papi.i 
q. Iohannis pietores in fauna et uterque eorum in solidum confessi fuerunt et 
in veritate pubUca recog noverunt egregio Lazaro Ponsono Canvelario presenti 
etc. se se Franciscum et Iohannem dare et solvere debere eidem Lazaro lAras 
(juinque januinorum et sunt prò dono certarum scripturarum factarum per 
ipsum Lazarum Arti piclorum ut confUeutur ipsi Franciscu.s et Iohaiines etc. 
/rt.mper dirti Franciscus et Iohannes ?t uterque eorum in solidum sponte ut 
supra promisserunt et promittunl eidem Lazaro dipingere totum solarium Ca- 
binate domiis dirti Lanari posile lamie in contratti Clurite sul suis conflnibus 



CAPITOLO VI. of)'? 

E qui non può essere che non torni alla mente di 
chi legge quel Pietro di Persio che già vedemmo si 
liberale di pitture alla chiesa del Carmine, e sì splen- 
dido nelle sue stanze nuovamente costrutte ne' din- 
torni di s. Agnese. De' due fratelli ebbe quivi sua 
parte il Francesco, e dopo anni non pochi, cioè nel 
1498, e nel principal della casa, quale riputavasi la 
caminata. sia che l'atto chiarisca meglio le volontà 
del padrone , o che il Persio vincesse in larghezza i 
più ricchi signori , non trovo altra opera che valga 
questa a buon dato per copia e varietà d' ornamenti. 
Trattavasi d'un fregio sul -tavolato; ma questo e negli 
angoli della sala, e ne' riparti delle pareti, e di luogo 
in luogo delle stesse sue linee usciva allo sguardo in 
cose più ricche e leggiadre. Né mancavano (s'io bene 



et ponete in ea rozelas de auro fino et sub bordonale dicti solarli ponere radia 
duo de auro fino cura uno Agnusdei de auro fino et arzurio ad libras tres 
januinorum prò qualibet libra arzuri videlicet sub bordomrio et hujttsmodi la- 
borerium promiseruni ■incipere elapso feslo Pasce prowime venturo et illud ex- 
plere infra festuni Sancti Iohannis Baptiste proxime venturum. Ex adverso 
dictus Lazarus prò mercede ipsortm Francisci et Iohannis occaxione dicti la- 
borerii dare et solvere promixit et promitlit eisdem Francisco et Iohanni hbras 
triginta januinorum videlicet dietim concedendo seu dando eis peccunias. — ■ 
Actum lanue in contrada nobilium de Squarcia/ìris sice filiorum q. spectab. D. 
Baptiste de Guano videlicet apud apotecam dictorum Iohannis et Francisci po- 
sitam sub domo q. nob. lllarii Squarciarci : Anno Domi-n. Natie. 3ICCCCLX.XXI 
Indictione XIIII secundum lanue curstim die lovis vigesima octava Marcii 
hora vigesima in circa: lestes vocali et rogati Constantinus Anchona seaterius 
q. Augustini et Angelus de Bianse q. l'etri cives et kabitatores lamie. ( Atti 
del Net. Battista Muffola -- Foglia/. 2. I481-82\ 



35 i il T T V R A 

intendo) figure bellamente composte là ove il fregio 
pendeva in ghirlande, né tondi con teste ed istemnu 
in rilievo , alternati pur essi al fregio , le cui tinte 
variate sul campo azzurro gareggiavano di lucentezza 
coi tratti dell'oro. Pochi erano a quel tempo i pittori 
che ignorassero 1' industria del dorare , o non sapes- 
sero ad un tempo medesimo vestir d' oro e di colori. 
Verrà luogo opportuno a ripeterlo, e di Francesco in 
ispecie; veggasi intanto nel rogito come il Persio gli 
commettesse di metter ci' oro i mensolini del trave 
scolpiti in pietra. Il prezzo de 1 lavori che ho detto fu 
computato per fiorini quanti erano i palmi del fregio; 
mercede non ordinaria , poniamo che si raffronti an- 
che a quella de 1 più valenti, che talora intramettovano 
le pitture istoriate per attendere a sì fatte decorazioni 
o di sala o di camera (1). 



[1) >}< In nomine Domini Amen: Franciscus de Vergia de Papia pictor q. 
Iohannis ex causa pactorum et prò preeio et mercede de quibus infra sponte 
etc. promisit et se obligavit Petra de Persio q. D. G-ibrielis presenti et so- 
ìemniter stipulanti eidem Pelro facere et depingere circumquaque et in penden- 
tibus frixium tabidlarii Cantinate domus nove dicti Petri site lamie in con- 
trada Sancle Agnetis sub suis confinibus infra Kalendas Maij proxime venturi 
et omnibus ipsius Francisci sumptibus et expensis auro arzuro et aliis cum 
frexiis et laboreriis acolorilis (sic) ac color ibus circumquaque et in pendenti, 1 !)'-; 
seu ancjulis et formis et cadentibus de quibus diclus Petrus ìiabet penes se for- 
mam eidem traditam per dicium Franciscum et cum figuris in pendentibus et 
cadentibus contentis in dictis formis et aliis figuris de quibus placuerit dicto 
Petro et cum suis frixetis cenfoziis [sic) et laboreriis de quibus dictus Petra; 
habet penes se formam sibi traddilam ut svpra et cum suis rcfundis circi m 



CAP1T0E0 VI. ODO 

A capo di costoro (per le ragioni almeno del tempo) 
porrò quel Cristoforo de' Motti da Milano , il cui 
nome dura in certe opere della Certosa in Pavia, e che 
in Genova risorge al presente mercè delle carte ritolte 
all' obblio di più secoli. Retrocedo per lui al 147G , 
quando Gregorio Adorno lo volle a dipingere nella 
sua caminata riciata anch' essa d' un assito a somi- 
glianza docile altre. Non ci venne finora alcun atto fra 
mani , ove il committente di tali pitture non si mo- 
vesse ad emulare alcun' altra delle già fatte, non sa- 
prei se rivaleggiando alle pompe altrui, o ricercando i 
modelli più conformi al suo guato. Innanzi all'Adorno 



rclevatis et deauratis ctim caplllbus et aniiis ac fignris de quibns et proul vo- 
lìterit dictus Petrus: et hoc omnia bene et dilige/iter ac de auro et anwo bo- 
nis et finis ac aliis in contentamento (lied Peln et prò predo ac mercede fio- 
reni unius sue soldonim viginliquinque lamie prò singulo palmo tociits dicti 
J'rixii computatis frixetis daudorum et solcendorum per dictum Petrmn riderti- 
Francisco in dies secundum laborerium fiendum ut supra : quod precium sire 
fuam mercedem dictus Petrus dare et solvere- promisit eidem Francisco solem- 
nìter stipulanti ut swpra dictum est. Hoc acto quod dictus Franciscus feneatur 
e acere erga dictum Petrurn de predictis secundum corurn concordium: Item acto 
et convento %l supra quod dictus Franciscus teneatur ultra predìcta suis ex- 
peasis et sine aliquo predo seu mercede deaurare hecaellos duos lapideos bor- 
donarii diete Caminale : Que omnia etc. Sub pena fiorenorum qmnquaginta Fa- 
nne taxata in quam etc. — Actum- lamie in contrada Sancte Agnetis vide- 
licel in dieta Caminata diete nove domus dicti Petri : Anno Domili. Nativ. 
MUCCCLXXXXVIII Indidione prima juxla morem lamie die Lune XVII De- 
cembris in Vesperis: Testes Barlholomeus de Sepulina conjector q. Baptist e et 
Iohannes de Massariis de Vari.rio confedor q. Gulielmi vocali ci rogati (Atti 

Fogliai: 25. 1498-). 



356 p i t t i; r a 

uvea tolto a decorare la propria casa in piazza delle 
Àncore Biagio de' Gradi, ricchissimo mercatante mila- 
nese , la cai discendenza, che non fu scarsa, si con- 
fuse per parentadi alle famiglie più cospicue di Ge- 
nova. E sarei per credere che a tal lavoro si giovasse 
di Cristoforo suo compaesano: tanto più che Gregorio 
Adorno commettendosi nel costui magistero gli propone 
ad imitare e se fosse possibile a trascendere di ric- 
chezza e di venustà la caminata di Biagio de 1 Gradi. 
Di tali accordi entra in parte anche il figlio Agostino, 
giovane ( se crediamo all' atto ) sui ventitre anni , e 
quanto esperto lo dichiara il prender che fa l'impresa 
in comune col padre (1). Così per due modi la signo- 



(1) >J« In nomine Domini Amen: Cristofforus de Motti de Mediolano picior 
q. Iacobi et Augustinus ejus filius major annis XXIII tei circa et palam et 
publice negotians pallente et non. contraiicente dicto Christofforo ejus palre 
presente et ad cautelar/i consentieute consulente et autor izante et uterque eorum 
in solidum ex causa pactorum et prò predo et seti mercede infrascripta sponte 
etc. promiserunt et se obligavcrunt Gregorio Adurno <?. D Baptiste presenti 
et solemniter stipulanti eidem deaurare et pingere auro et arzuro finis et bonis 
tabularium et seu tabularla Cambiate dicti Gregorii ejusdem pulcritudinis et 
locupletionis cujus sunt tabullaria domus Blasii de Gradis et pluris secundum 
ji'dicium duorum pictorum elligcndorum per dietimi Gregorium et hoc prò pre- 
rio seu mercede soldorum viginti prò singulo palmo canne dicti tabulami seu 
tabullariorum ut supra deaurandorum et pingendorum dandorum et solvendo- 
rum per dietimi Gregorium eisdem Christofforo et Augustine- ut infra dicetnr 
et hoc infra menses quatuor proxime venturos et omnibus ipsorum Christoffori 
et Augustini sumptibus laboribus et expensis. Versa vice diclus Gretjorivs e e 
causa dictorum pactorum promisit et se obligavit dictis Christofforo et Augu- 
rino solemniter stipulantibus eisdem dare et solvere precinm seu mereciem di li 



CAPITOLO VI. 357 

rile magnificenza s'ass-icurava dell'opera, ponendo un' 
altra opera per esemplare all'artefice : né vanamente , 
che i due de Motti sostennero che a due pittori si 
delegasse il giudizio , e che si diminuisse della mer- 
cede se il fregio di casa Adorno non oscurava la sala 
del milanese. Altre volte si patteggiava delia pittura 
sur un disegno tracciato innanzi dal dipintore , e se- 
condo l' artifizio pongasi il prezzo per palmi ; il girar 
delle mura facca la sommu de' pagamenti.. 

Giovanni stesso d' Alessandria non isdegnò questi 
vezzi della minor pittura ; né in questi dovette far 
prova di minore virtù ch'ei facesse sopra intonachi od 
altari di chiesa. Bene è vero che i committenti furon 
degni di lui : ed è a credere che i fregi per lui co- 
loriti non penuriassero di figure, nelle quali ei valeva 



tabullarii seu labullariorum ad. rationem ut supra in hunc modum : videlicei 
llbras septuaginta lamie in dies secundum laborerinm predktmn ex quibus dicti 
Christofforus et Augustinus a dicto Gregorio confessi fucrunt habuisse et re- 
cepisse libras vigintiquinque Ianue et residuum completo dicto laborerio dictus 
Qregorius dare et solvere promisit dictis Chridtofforo et Augustino. Declarato 
quod si laborerium prediclum non esset pulcritudinis et locuplctionis predicte 
qnod diminuì debeat ea pars predi predirti declaranda et judicanda per dictos 
duos pictores ut supra per dictum Qregorium elligendos judicio quorum stare 
promiscrunt et id actendere et observare : sub pena Ubrarum XXV Fanne. — 
Actum Ianue in Fossatello ad bancum mei Notar ii infrascripti : Aimo Domin. 
Nativ. MCCCCLXXVI Fndiclione octava jurta morem Fanne die Fovis XVFFF 
Aprilìs in Vesperis : Testes Petrus de Supranis de Persio q Oabrielis et Pe- 
legrus de Bonavia confector q. Baptiste vacati et rogati. (Atti del Not. Nicolò 
Raggio. — Fogliaz. 8, 1476). 

Vol. II. — Pittura. 45 



1)58 PITTURA 

al paragone d' ogni altro. Più che due mesi durò in- 
torno a due fregi che vollero da lui gli Ufficiali delle 
Compere , dipinti sul tavolato della maggior camera : 
intendi almeno da mezzo 1' ottobre a mezzo il dicem- 
bre del 1491, come provano i manuali delle spese mi- 
nute (1). Sei anni più. tardi, cioè nel 1497, e così ne' 
momenti ch'egli avesse mai più operosi, compiacque 
di somiglianti pitture a due Spinoli, Battista e Luca, 
nipote e zio. Quest'ultimo , insignito eh' era della re- 
gia milizia , compratasi pur ora una casa dagli eredi 
di Brancaleone Grillo assai presso alle Vigne, e posta 
mano a suntuosi restauri, chiamò il Mazone a fregiarne 
la caminata , pressandolo , o per affetto o per gara di 
parentela, ch'ei si tenesse alle forme d'un'altra ch'egli 
andava eseguendo al nipote. Per tale intento non met- 
teva altro premio al lavoro se non quello che avesse 
dato della sua sala il Battista; sì veramente che si fa- 
cessero le ragioni a misura , essendo quella di Luca 



(1) ►£ MCCCCLXXXII die IVI Octobris: Magcster Iohannes de Alexan- 
dria piclor qui facil frixium tabularti Camere : prò lacobo de Frcvante com- 
pensandis in sua mercede — libras sexdecim — L. XVI accipiente me mag. 
Iohanne Mazono. — ^ die XVIII Novembris: Mag. Iohannes de Alexan- 
dria pictor prò lacobo de Frenante L. XII. '— ►£< die XVII Decembris : Lalo- 
rerium Palata : prò pretto auri et pictura frixiorum dtwrum majoris et minoris 
prò tabulano Camere majoris : prò mag. Iohanne de Alisandria de acordio 
L. 11 sold. XVI. — i%> die XIX Decembris : Mag. Iohannes de Alexandria 
pictor prò resto ipso accipiente L. XXIIII sold. XVI. (Archiv. di S. Giorgio: 
Manuale miinitiotium minutarum). 



CAPITOLO VI. 359 

al paragono men vasta, e rotta in alto d'un solo trave. 
Ed era come un dirla d'assai meno fatica, che quivi 
in sul risalto dell'asse solean calzare in più gran co- 
pia e gli ornati e le imagini. Ricompare in quest'atto 
come arbitro queir Acellino Salvago , del cui nome 
paion farsi gentili quante opere o commette o consi- 
glia. Non però da imprudente ; che insieme a lui si 
destinano a giudicare la caminata di Luca due pratici 
di tali faccende , Cristoforo della Torre e Leonoro 
dall'Aquila, entrambi già noti, e il secondo da ricor- 
darsi con più diffusione nel luogo presente (1). 



(1) £fr In nomine Domini Amen : Magni/. Dominus Lucas Spinula Equcs 
Regius quondam generosi D. Bapttste parte una: et mag. Iohannes de Mas- 
sone» de Alexandria pictor parte altera : sponte et eorum certa scientia perve- 
nerunt ad injrascriplam composiUonem pingendi solarium Caminate domus pre- 
fati magni/. D. Luce nuper empte ab heredibus quondam D. Brancaleonis Grilli 
promissiones et obligaliones ac pacta et alia de quibus in/ra: Videlicet quia ex 
causa fremisse composdionis promtssionis obligationis et pactorum et aliorum 
de quibus supra et in/ra dictus mag. Iohannes promissit et promittit ac se 
obligat depingere luculenter et ornate solarium Caminate domus ipsius magni/. 
D. Luce de ea luculentia ornatu et pulcritudine solarli Caminate domus nob. 
Baplisle Spinule nepotis ipsius et in ea facere /rixium in omni per/ectione et 
decentia et luculentia et quem /rixium facerejprout et sicut eidem mag. Iohanni 
impositum et ordinatimi /ueril per pre/atum magni/. D. Lucam Equitem Re- 
yium : et fredictam picturam et /rixium j'ecisse debeat et sic se facturum et 
picturum piene promissit pre/ato magni/. D. Luce Equiti infra Jestum Natale 
proximum omni poslposila contradicione sub pena ducatorum quinquaginta auri 
ex nunc taxata de communi eorum voluntate et atlributa prejato magni/ D. 
Luce Equiti prò ipsius justo damno et interesse : Et ex adverso pre/atus ma- 
gni/ D. Lucas causa et occasione premissorum et seu depictionis et piclure dicti 
solarii Caminate domus prefati magnif. D. Luce dare et solvere promissit dklo 



360 PITTURA 

É l'Aquila un quasi ritrovo di poche caso presso il 
torrente Felino , dominio un tempo dei marchesi del 
Finale , dal cui stemma raccontano che uscisse titolo 
al luogo: e dal Finale vi si cammina per brevi passi 
tra lieti colti e vigneti e giardini che olezzan l'arau- 



mag. Iohanni pktori presenti et stipulanti tantum quantum eidem mag. Iohanni 
pictori dabilur et solvetur per noi. Baptislam Spinulam nepoten ipsius magni}. 
D. Luce et hoc infra dictum festum Natale proximum prò dieta pictura seu 
depictione solarii ejusdem Baptiste depicti per ipsttm mag. Iohannem habendo 
(amen respectum circa mag--ùludinern. et latitudinem solarii dicti Baptiste ma- 
joris in effectu solarii prefati magnif. D. Luce et prò eo et quanto in ipsa la- 
titudine magnitudine et amplitudine distai et differì a mensura solarii prefati 
magnif. D. Luce et habendo etiam respectum quod solarium domus prefaiima- 
t nif. D. Luce solum habet unum bordonarium et solarium dicti Baptiste habet 
duos bordonarios longiores et grossiores in qvibus bordonariis multo plus et 
ditius laborerium fit et cum majori impensa et sic prefalus magnif. D. Lucas 
solvi ' v sic, debel et sic promissd ad ralam measure et non equaUter respectu diete 
magnitudinis et la'itudinis solarii dicli Baptiste et bordonariorum grossiorum et 
longiorum et hoc judicio et d eclaratione nob. Accelini Salvaigi et magistrorum 
CJhristofori de. Turri et Leonoris (sic , picloris dicti laquilano (sie) in quos pre- 
Jatus magnif. D. Lucas et mag lohannes de Massono ex mene se se rernisserunt 
et eorum jvdicio et declarationi stare promisserunl et promillunt prefati ma- 
gnif. D. Lucas et mag. lohannes necnon dare et solvere promissit et promittit 
prefatv.s magnif. D Lucas dicto mag. Iohanni illud plus quod prefali D Ac- 
celinus et sodi sui predicti similder dicent declarabunl et judicabunt prefatum 
D. Lucam dare debere dicto mag. Iohanni pictori causa et occasione et respectu 
dicti solarii ditioris et sumpttwsioris facti et bordonarii ut supra per dictum 
mag. Iohannem. — Actum lamie m contrada nobilium de Grillis et de Vi- 
valdis videlicet in domo prefati magnif. D. Luce : — Anno Domin. Natie. 
MCCCCLXXXX septimo Indictione decimaquarta secundum Ianue cursum die 
Veneris decimaquarla lullii: presentibus mag. Iohanne Piuma magistro autel- 
ìami et Toma Pighiuucio de Pctrasancta citibus lanue tcstibus ad premissa 
tocatts et rogatis. (Atti del Nat. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 12, 1497}. 



CAPIT( LO VI. 361 

ciò. Ond' è che Leonoro ( o Leonardo come vuol la 
matricola al numero 37) era detto altresì 1' Aquilano: 
pittore di più industria forse che ingegno, ma per ciò 
stesso in continue faccende , e traccarico di commis- 
sioni. Già l'incontrammo in lavori d'ancona, nò senza 
il sospetto che s'ajutasse dell'altrui mano; ch'egli non- 
dimeno applicasse tratto tratto a dipinger tavole in 
più modeste occasioni non può discredersi ai rogiti. 
D'una con s. Lucia s'ha contezza dal notaio di Lavag- 
gio, la quale ei fece per la parroehiale di s. Erasmo in 
Voltri, ad istanza di tre terrazzani , Eugenio Manito , 
Giovanni Accame e Antoniotto del Monte. E sembra 
che costoro ne regalassero la chiesa, dacché in nome 
proprio s'obbligarono al dipintore, o meglio i due se- 
condi al Manito che in nome di tutti ordinasse il la- 
voro. Freddato poscia quel primo affetto, o qual' altra 
che si fosse la cagione , ricusavansi di contribuire 
per la lor parte nella mercede, pattuita in lire cento 
cinque. Indi si va al Notaio, là dove Leonoro mede- 
simo attesta in favor del Manito la verità delle cose 
e la diffaìta de' due compagni (1). Un'altra ancona o 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Leonorus de Aquila pictor q. lohannis 
Antonii testis snmmarie ad eternavi rei memoriam ne fides veri pereat produc- 
lus per Heu^enium Maniluvi q. Tìwme probare et Jidem facere volentem que- 
madmodum teritas fuit et est quod dictus Leonorus pinxit etfecit alias unam 
Majcstatem Sancte Lucie prò Ecclesia Sancti Erasmi de Vulturo et de predo 
et 'sellinone ejus quod habere debuit dictus Leonorus prò dieta Majestate re- 
mansit de accordio dictus Leonorus aim Antouioto de Fabiano et lohanue Ac- 



362 PITTURA 

maestà ebbe il luogo di Taggia nella sua chiesa de' 
ss. Giacomo e Filippo, commessa a Leonoro nel 1510 
da un prete Nicolò Molo che faceavi uffizj di cappel- 
lano. Dagli ordini che i' atto prescrive traspaiono le 
forme nuove e la predilezione allo stile moderno. Era 
d'otto palmi in larghezza e di nove e mezzo per l'alto, 
partita in tre campi che sorgevano dalla predella e 
Univano ad un fregio con architrave. Nel mezzano 
primeggiava Fiinagine del Redentore, ne' laterali ve- 
devansi i ss. Stefano e Nicolò ; poi nel grado in mi- 



came de Vulturo et (lido Heugenio tunc presentibus de libris centum quinque 
fanne et tanto pluvi quantum diceret et declararet Antoniotus de Monte q. 
Iohannis : et facto dieta accordio dictus Heugenius promissit et se oblig avit dicto 
Leonoro de et prò dictis libris centum quinque lame terciis feslis anni novi 
de MDIII tunc proxime secuturi et ultra de tanto pluvi quantum dicerei et 
declararet diclus Antoniotus : et facta dieta promissione dicto Leonoro per dic- 
tum Heugenium dicti Antoniotus et Johannes ex lune promisserunt et se obli- 
gaverunt dare et solvere dicto Heugenio ibidem presenti duas tercias pavles 
dieta/rum librarum centum quinque et tantum plus quantum esset dictum et de- 
claratum per dicium Antonium solutis prius dicto Leonoro dictis libris centum 
quinque Ianue per dicium Heugenium ut supra : et sic remanserunt de accor- 
dio dicti Leonorus Anloniottts Johannes et Heugenius in presentiti pevsonavurn 
fide dignavum : inde vero ad cevtos dies dictus Heugenius dedlt et solvit dicto 
Leonoro restum seu complementum diclavum librarum centum quinque Ianue 
computatis cerlis peccuniis quas dictus Leonorus jam ante habuevat et recepe- 
rat a dicto Heugenio in diminneione diete summe etc. etc, — Actum Ianue in 
Bancis videlicet ad bancum mei Notarli infvascripli : Anno Domin. Nativ. 
millesimo quingentesimo tertio Indictione quinta secundum Ianue cursum die 
lovis vigesima seplima Aprillis in Vesperis : presentibus testibus Ambrosio de 
Brayda battilauro q. Bonifacii et Gregorio de Ferrariis q. Andree cioibus Ia- 
nue vocatis ad premissa specialiter et rogatis. (Atti del Not. de Lavagio. — 
Fogliaz. 1, 1504-1507i. 



CAPITOLO VI. 363 

mite figure il Deposto: e il prete vi volle aggiungere 
i due santi pellegrini Raffaele e Rocco, e (se bastasse 
lo spazio) i ss. Antonio ed Onofrio per giunta (1). 

Fra V una e 1' altra ancona vuol registrarsi la già 
notata eh' ei fece per la Consorzia de 1 Forastieri nella 
chiesa de' Servi, la quale con pochi denari di soprappiù 
gli fruttò dagli ordinatori una casa sui passi di s. 
Tommaso. La qual cosa crescerebbe stima all' Aquilano 
se le carte non vendicassero ad altre mani il lavoro ; 
ma certamente addoppia il pregio dell' opera , a sen- 



ti) ^ In nomine Domini Amen : D. presbiter Nicolaus Molus Capelanus in 
Ecclesia Sancii Iacobi et Philippi de Talia (sic) ex una parte et mag. Leono- 
rus de Aquila pictor ex parte altera sponte et ex causa infrascripta pervene- 
runt ad infrascriptum convenium. Videlicet quia dictus Leonorus promissil et 
se obligavit dicto presb. Nicolao pingere et facerc Majeslatem unam de tribus 
spaciis seu campis cum banchetti et quatuor columnis quadris cum frixo cor- 
nixono et archetrace cum Domino Nostro in medio a parte dextra sanctus Ni- 
colaus et a sinistra sanctus Slephamis: in banchetti in medio Pietatem cum S. 
Maria Dei Maire et Beato Iohanne: a lateribus baìichete s. Raffael ab uno et 
s. liochus ab alio cum suis consuetis depincte et si erit possibile jacere in dieta 
bancheta sanctus Anlonius (sic) de Padua et sanctus Iuojtius : et que Majestas 
esse debeat in latitudine parmos otto omnibus computatis et in altitudine par- 
mos novem cum dimidio omnibus computatis : et quam perficere debeat et con- 
slruere infra festum Sancti Michaelis proxime venturum: et que Majestas esse 
debeat valor is ducatorum vigintiquinque et plus et minus secundum et prout 
judicatum fuerit per duas personas intelligentes talles operas elligendas per 
partes : infra solucionem predi cujus Majeslatis dictus Leonorus confessus fuit 
habuisse libras vigùitiocto Ianue et ressiduurn solvere promissit dictus Nicolatts 
in consignacione diete Majestatis : Renunciantes etc. Sub pena Jlorenorum de- 
cem in quindecim taxata etc. — Testes Cosmas de Zerbis et Luchas de Pas- 
sano q. Stephani : ^ Die Lune XVII Iunii ad banchum mei Notarti. (Atti 
del Not. Cipriano Foglietta. — Fogliaz. IO. 1510). 



364 P I T T U R A 

tenziar della quale chiauiaronsi per compromesso due 
prodi maestri , Luca da Novara pei confratelli e Lo- 



(1) >%< In nomine Domini Amen : Simon de Pistoia majister oroloriorum Ni- 
colaus de Pariselo staynarius Iohannes Andreas de Sancto Valente gaìlus 
Dominicus de Pretis calderarius Vincentius de Pistoia et mag. Iohannes Vio- 
lant alamanus omnes de Consorlia Sancle Marie de Misericordia S'xncte Barbare 
existentis in Ecclesia S. M. Servorum parte una : et Leonorus de Aquilla (sic) 
pictor parte altera: sponte et ex certa scientia virtute et vigore presentis in- 
slrumenli elegerunt et eliyunt videlicel prò parte prenominatorum Simonis de 
Pistoia et sociorum de Consorlia S. Barbare mag. Lucana de Novaria picto- 
rem Dom. mag. Nicolaum de Zoalio artium sacre teologie magislrum et Dom. 
Baldasarem de Montepesulano Custodem Convenlus S. Francisn de natione 
Galorum et prò parte dicti mag. Leonori mag. Laurentium de Papia pictorem 
Bartholomeum Iustinianum dictum Pelissa Dom. mayistrum Dejcndinum artium 
sacre teologie magistrum in Conventu seu Ecclesia diete S. Marie Servorum de 
et super apponendo et declarando precium altaris facti et constructi per dictum 
mag. Leone-rum prò dictis de Consortia Sancte Barbare de quo instrumento 
venditionis facte per dictos de Consortia dicto mag. Leonoro de una domo con- 
tinetur et apparet scripto manu mei NQtarii infrascripti anno presenti die 
XXVII Maij : quibus quidem sex electis ut supra dederunt et concesserunt ac 
dant et concedunt prenominati de Consorlia et mag. Leonorus superinde omni- 
modam polestatem et baliam dicendi et declarandi et dictum precium dicto al- 
tari apponendi in omnibus ac prout et sicut dictis sex electis et èeputatis melius 
videbitur et placuerit judicio et declarationi quorum de predo appOiteado dicto 
altari stare promisserunt et promiltunt prenominati de Consortia Sancte Barbare 
et dictus mag. Leonorus ac habere ratum gratum elfirmum et attendere et ob- 
sermre in omnibus ut dicti ut supra electi et deputati superinde et seu super 
predo dicti altaris de quo supra dicent et declarabunt omni poslposila contra- 
dicione : Renunciantes etc. — Actum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei 
Notarii infrascripti : Anno Domin. Nativ. MDsexto Indictione nona secundtim 
lamie cursum die Jotis decima quinta Octobris in Vesperis : presenlibus Pan- 
taleone Mauro barberio q. Anlonii et Paulo de Surli q. Qregorii cioibus Ianue 
testìbus ad premissa vocatis et rogalis (Atti del Not. Antonio Pastorino. — 
Fogliaz. 25, 1506. 



CAPITOLO VI. 365 

renzo da Pavia per Leonoro, con esso due Padri teo- 
logi ed altri duo probi Tiri. Quella casa , ceduta in 
mercede innanzi che l'opera toccasse a termine, si go- 
dette il pittore per anni dieci, finché l'ebbe a compra 
per lire 450 un orafo egiegio, Giacomo Porrata, per 
istrumento rogato dal Pastorino. Un altro del Parisola 
cel mostra a nozze con certa Geronima di Gio. Luigi 
da Torriglia, dotata di patrimonio per que' tempi non 
vile : ed è nuovo argomento per crederlo, se non va- 
lente nell'arte, felice almeno nei guadagni (1). Ma so- 
vra tutto ce ne persuadono gli ajuti non pochi eh' ei 



(1) In nomine Domini Amen: Leonorus Aquilanus de Finariis piclor in 
lanua q. D. Iohccnnis Aulonii sponte et ipsius certa scientia et nullo juris rei 
facti errore ductiis confessusfuit et in ventate public a recognovit michi sic) No- 
tarlo infrascriplo tamquam persone pubi ice officio publico stipulanti et recipienti 
nomine et vice Ieronime Jilie lohannis Lodixii de Turrilia et zuoris dicti Leo 
nor. se Leonorum habuisse et recepisse a dieta Icronima libras quadriugentas 
lamie monete currenHs partem in argento et anullis (sic) datis traditis et con- 
s gnatis eidem Leonoro per dictam Catarinelam ut ipse Leonorus fatetur et 
p irtem in raubis et vestibus diete Ieronime datis et consignalis eidem Leonoro 
per dictam Calerinam: et que libre quadr ingente lamie sunt in solucionem li- 
brarurn quiagentarum decium diete Ieronime eidem Leonoro promissarum per 
Slephamcm de Clavaro q. Luce presententi et affirmantem etc. etc. — ■ Actum 
lamie in contrada Orlorum Sancii Andree videlicet in Cambialo, dormii et ha- 
bitacionis dicli Stephani de Clavaro quam conditeti a Francisco de Riparoha: 
Anno Domin. Natie, millesimo qniwjent".simo Indictione prima secundnm lanue 
cursum die Veneris qiiartadecima Febrmrii post Aoemaria de sero : presenti- 
bus leronmo de Monella de Botis lextore pamiorum sepie q. Quilici et Fran- 
cisco Palucio bcrreterio filio Pania) ini civibus et hab italo rihus lanue testibus 
ad premissa vocatis el specialiter rogatis ( Atti del Not Giam battista Pari- 
sola — Foglia z. 11, 1500). 

Vol. II. — Pittura. 46 



SUO- P ITT U R A 

tolse con sé ad operare , e non. sempre con benevoli 
effetti , come per via d' esempio un Battista dalla 
Mirandola , assai raro negli atti , e tardi registrato 
nella matricola al n.° 72. Perciocché in certa nota del 
notaio Muffola cotesto Mirandolano ci apparisce nell'ot- 
tobre del 1497 a prestar giuramento d'innanzi a Gio- 
van da Pavia, Y un de' Consoli , del tener patto agli 
statuti e ai capitoli dell'arte, colle solite forinole che 
s' imponevano ai forastieri per V ammissione al colle- 
gio (1). E fin d'allora, o poco orante, dovette aver fac- 
cenda con Leonoro, e assai presto rancori ed alterchi 
colla sua peggio, se pure il toccar ferite non fu minor 
male che il biasimo d'averle inflitte. Rifugge la penna 
dal narrar queste gare, e procaccia di consolarsene con 
una scritta che ai 31 marzo del 98 rafferma la pace 
fra i due litiganti. La mano del notaio stendeva a 
que' giorni così le torbide risoluzioni contra i consorti 
d'un'arte o mestiero, come il ricomporre dei dissidj e 
le promesse di perpetua amicizia : e queste , la Dio 



(!) Baptista de Lanciandola sic; de Papia pictor in Ianua fiLus magistri 
Siri major annis vigintiquinque promitlit Iohanni de Papia pìctori presenti et 
Marcho de Sorana pictori Ucet absenti Consulibus Artis pictorum et larcone- 
riorum in Ianua obsercare statuta et capitula diete Artis : sub ypotìucw etc. 
Et prò eo ìnlerccssìt et fidejussit Ieronimus de Viscardis de Laenio filius 
rnag. Pauli sculptor marmororum in lamia major annis triginta — Testes 
Hieronimus Rolerius q. Antonii et Martinus Scaparinus q. Oberti: XXIII Ot- 
tobrts (1497) Martis in terciis ad bancnm.mei Not-arii. (Atti del Not. Battista 
Muffola. — Foglia?. 9, 149*7-99). 



CAPITOLO VI. 367 

mercè, con maggiore frequenza. Quivi Battista rimet- 
teva a quel d'Aquila le ingiurie del coltello, e questi 
al Battista ogni debito di denaro ; scambiandosi fede 
di non volgersi a tribunale per questo caso, né quin- 
d' innanzi per simili odj guardarsi in bieco (1). .Per 
gli anni che seguono cresce Leonoro di credito e di 
fortuna : Battista dalla Mirandola ci esce al tutto di 
traccia. 

E par singolare nel primo V aver trattenuto a di- 
pingere per occasione più forestieri, che spediti a pena 
d' un' opera, prendessero da lui commiato, e fors'anche 
da Genova. Ai Resaliba e ai Mirandola aggiungiamo 
per terzo un Battista come il dìceano da Modena, o 



(I) >J< In nomine Domini Amen : Baptista de Amirandola ;>tóor ex una parie 
et Leonorius de Aquila edam pictor ex alia decenerunt et insinui et ad invi- 
cem et vicissim pervenisse confessi fuerunt ad vcram lonam et legalem paccm 
et concordiam osculo pacis interveniente tam occasione vulnerimi illatorum per 
dictum Leoiiorhim in personam dicti Baptiste quam de quibuscumque aliis 
injuriis odiis et rancoribus que una pars curo, altera usque in diem et horam 
presentes liabuerunt quacumquc rationc occasione vel causa et sic sibi invicem 
et vicissim predicta omnia remisserunt et remittunt : promitlentes unus alteri 
et alter uni nullam denunciam et accusam si qua esset persequi ymo Ulani seu 
Mas cassaverunl et cassant et de cetero nullam accusam seu denunciam facere 
promittunt dictam pacem et concordiam habere et tenere et etiam de cetero non, 
se ojendere : Insuper dictus Leonorius Uberavit quitavit et absolvil dictum 
Baptistam presentem ab omni eo quod quicquìd et quantum sibi pelere posset 
et sibi dare debeat usque in diem et horam presentes. — Actum Ianue ad ban- 
chum juris Curie Malleficwrum : A. D. MCCCCLXXXXVIII Indictione XV 
secundnm Ianue cursum die vero Sabati XXXprimo Martii in lerciis : prese n- 
tibus Ambrosio Ioardo et Gregorio Coirolo civibus Ianue testibus. (Atti del Not. 
Pietro di Castelletto. — Fogliaz. 1, 1485*98}. 



368 1 J 1TTURA 

da Verona com'era in fatto; il quale tanto solo ci si 
porge a conoscere quanto basti a vederlo in società di 
lavori con Leonoro, non appena n' era uscito il Bat- 
tista che pocanzi ho additato. Con quest' altro operò 
il dall'Aquila in altri palchi di stanze private: a de- 
scriver le quali mi dibatto nel dubbio di recar tedio ai 
lettore, per la somiglianza de' molti dipinti che fanno 
esempio alla presente materia. Se non che mi conforta 
d' altro canto la novità : nò in cotesto magistero che 
tanto svela degli usi contemporanei si potrebbe veder 
molto addentro, se non recandone saggi coti palesi e 
cosi molti da metterne in chiaro le varie forme, e con 
esse il vario gusto delle signorili delizie. E però s°,nza 
tonni dal predetto anno del 1497, do luogo al patrizio 
Raffaele de Fornari, il quale mettea cura in costrursi 
un palazzo nelle bande di Piceapietra , eh' è un dire 
di s. Domenico, là dove durò fino a' giorni nostri e il 
soggiorno ed il titolo di quo' gentili. Due valenti ar- 
chitetti alzarono la fabbrica, e Michel Carlone vi scolpì 
di buon marmo una galleria ; ma Raffaele non si tenne 
contento finché n«l più riposto della casa non brillas- 
sero gli azzurri e 1' oro scompartiti in bei fregi. A 
Leonoro e a Battista assegnò due solaj ; 1' uno di 
certa camera sottostante alla Caminata, e l'altro d'un 
cotal ricetto, o svernatoio se prendiamo dal notaio i 
vocaboli. E per notar sovra tutto ciò eh' è più nuovo 
in ciascuna scrittura, non ci sfugga la vaghezza ch'ebbe 
il de Fornari in mostrar que' solaj quasi un contesto 



CAPITOLO VI. oGi) 

di travicelli messi a stagno d' un bianco o d'un rosso 
lucente a sua scelta, intorno ai quali corresse un fregio 
ricinto di asticelle dorate con figure e rabeschi ed im- 
prese. E come i travi l'un 1' altro incrociando si com- 
ponevano in lacunari, così in ciascun vano campeg- 
giasse una rosa dorata, e un rosone pur d'oro su fondo 
azzurro allegrasse per sé solo la camera cubiculare (1). 



(1) >ì« In nomine Domini Amen : Ita'jacl de Furnarus q. Nicolai ex una 
parte et mag. Leonorus de Acquila (sic) q D. lohannis Antonii et Baptista de 
Verona dictus de Modena q. Simonis pictores ex parte altera sponle pervene- 
runt et siili ipsis invicem et vicissim pervenisse confessi fuerunt et confiteutur 
ad infrascripta pacla et alia de quibus infra: Rcnunciautes etc. Videlicet quia 
ex causa dirtorum pactorum et compositionis dirli mag. Leonorus et Baptista 
pictores et uterque ipsorum in solidum unico tamen labore fiondo sponte pro- 
missenmt et promitlunl (lieto Raffaeli presenti stipulanti etc. pingere solarla 
duo videlicet tmius mediani domus noce elicti Raffaelis siti sub camera Cami- 
nate diete domv.s et alterius recamere sive sivernatorii (sic) dirli mediani que 
solarla facta fuerunt ex trabetis : videlicet in hnne modum silicei jacer e frixios 
circuentes dieta solarla cum astis ipsorum frixiorum aurei (sic) fini et ipsa 
frixia cum suis figuris et armis juxla ordinacionem ipsms Raffaelis : in qua- 
dris omnium solar iorum promisserimt ponere rozeas aureatas aurei fini trabetos 
atilem laborare ex slagno rubeo vel albo in ellectione dicti Raffaelis : in reliquis 
autem laùoreriis ex dieta pictura de qualitale bonitate et pulcritudine unius so- 
larti quod pingere fecit ultimate D. Paris de Flisco judicio dicti Raffaelis vel 
dttorum probornmviromm : et etiampromisserunt pingere et seu facere involta 
ledi retracti (sic) suprascripli mediani rozomm unum auri et arzulis in con- 
tentamento dicti Riffaelis. Versa vice dictus Raffael acceptans predicta promis- 
sit dictis mag. Leonoro et Baptiste prcsentibus etc. eisdem dare et solvere prò 
predo dicti laborcrii et seu suarum mauifacturarum videlicet in dies libras se- 
xaginla monete currenlis ita quod completo laborerio prediclo habeant suam sa- 
tisfar ionem intC'jram dirlarum librarmi sexaginla lamie omni exceptione re- 
mota. Aclo quod dicti Leonorus et Baptista non possiui aliqu'a celia laboreria 



370 PITTURA 

Tre anni dopo il nob. Anton Lomellino del q. Carlo 
per vaghezza od emulazione conduce Leonoro a mag- 
giori cose. E con Leonoro vien socio al dipingere 
quel Giacomo Serfolio che scoprimmo tra i figuristi 
a N. D. del Monte ; più abituato del resto all' opera 
del decorare, e valentissimo in questa, se porgiam 
fede alle carte. La Caminata del Lomellino può recarsi 
in esempio del pregio che mettevano i maggiorenti 
in così fatte bellezze , e del quanto so ne accendesse 
egli stesso fino a paragonare in sua casa la magnifi- 
cenza del pubblico. Vorrei puro concedergli lode di 
buon gustaio, se proponendo ai due pittori un quasi 
modello per la sua sala, drizzò il pensiero a quell'al- 
tri che Giovanni Mazone da non molti anni avea 
fatta leggiadra di tinte e d'oro all' Ufficio delle Com- 
pere. Avea fregiato quel valoroso gì' intavolati, come 
dicevansi , di prezioso legno indossati al ricinto ; e 
quanto ornati non dovettero uscire da chi tanto potea 



jacere nisi prius completo dicto laborerlo dkli Raff'aelis nisi de voluntate et 
consensu dicti Eaffaelis : acto etiam quod casu quo diclus Raff'ael eisdem Leo- 
noro et Baptiste daret aurmn arzulum lacha (sic) aut allquem alium collorem 
eo casu dicti Leonorus et Baptista teneaniur ponere precium eorum in demi- 
milione dittarmi librarmi sexaginta Ianue. — Actum lamie in camera Carni- 
nate diete domus site in contrada Pichapetrum: Anno Domin. Nativ. millessi- 
ino quadrinqentcssimo nonagessimo septimo Indictione decimaquarta sccundum 
lamie cursum die lovis vigessima septima Aprilis in Vesperis: presenlibus te- 
stibus mag. lohanne Piuma magistro antelami q. lìarlholomei et mag. Domi- 
nico de Bre magistro antelami q. mag. Tome habitalori-bus Ianue ad hec m- 
catis et rogalis (Atti del Not. Luca Torre. — Fogliaz. 4, 1496-97'. 



CAPITOLO VI. 371 

nelle storie ? Ma il Lomellino innanzi di scendere alle 
pareti volle splendido il palco , e si convenne a. tal 
uopo con Leonoro e con Giacomo il 12 ottobre del 
1500, ponendo loro in esempio un lavoro consimile, 
non saprei se condotto da' lor pennelli, ma che certo 
pareagli bellissimo: dico il palco onde brillava il sa- 
lone del magnif. Gio. Luigi del Fiesco. Né anche m'e 
chiaro il perchè s' eccettuasse il gran trave dalle opere 
della pittura, se già il patrizio noi Yolle serbato a pen- 
nelli via via migliori (1). Ma che nel vasto campo si 



(1) In nomine Domini Amen: Mag. Leonorusde Aquilla (sic e^IacobusSei'- 
folius piclores sponte et eorum certa scienlia promisserunt et promiltunt noò. 
Antonio Lomelino q. Caroli depingere solarium Cantinate ipsius Antonii exduso 
bordonario de illa pulcritudine et formositate et sub illis modis et formis et de- 
corosilatibus quale est depicium solarium aule seti Sale Magnif. D. Iohannis 
Ludovici de Flisco : prò solutione depictionis dicti solarii dicti Antonii dictus 
Anlonius dare et solvere promiss it et promiltit dictis mag. Leonoro et Iacobo 
picloribus lihras octuaginta januinorum de firmo et usque in libras centum ja- 
nuinorum judicio et arbitrio nob. Dominici de Marinis q. alierius Dominici pre- 
sentis et in qnem predicte partes se se remisserunt et remiltunt et judicio tp- 
sius stare promisserunt prò eo pluri usque in dictam summam dictarum libra- 
rum centum januinorum : quod quidem solarium depinjere promisserunt modo 
et forma quibus supra dicto Antonio presenti et stipulanti infra dies triginta 
qtiinqtie proxime venturos omni postposita contradicione: infra solurionem qtea- 
rum- pecuniarum diete picture dicti solarii predicti magislri Leonoms et Iaco- 
bus pittore^ confitentur Imbuisse et recepisse a dicto Antonio libras quadra- 
ginta januinorum: Renunciantes etc. — Aduni lamie in Bancis videliect ad 
laucum mei Notar ii infrascripti : Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesirno 
Indictione lercia secundum lamie cursum die lune duodecima Octobris in ter- 
ciis : presenltbus Francisco de Quirardis bancharoto q. Vincentii et Baptista 
de Ayrolo Nolario cioibus Ianue teslibus ad premissa rocatis et roijatis. (Atti 
ti?] ^ot; Antonio Pastorino. — Foglialo 18-1500 n. 2.). 



372 PITTURA 

comportassero virtuosamente e 1' Aquilano e il Serfo- 
lio , non può negarsi alla scritta che loro affida il 
telaio o intavolato che vogliam dirlo, posteriore di meno 
che un mese, e direi di quel tanto che usarono di tempo 
a spedirsi del primo carico. Ora il d' intorno della Ca- 
ntinata, secondo 1' usanza d 1 allora, era tutto rivestito 
ad assi di bornio: i quali il Lomellino intendeva di 
variare con ricco fregio dorato, togliendo itnagine, co- 
me ho già detto, dalla Sala di s. Giorgio, ma delibe- 
rato ( soggiungeremo ) a superarlo di copia e d'eleganza. 
Per verità i ventinove soldi eh' egli assegnava ai pit- 
tori per ciascun palmo del grazioso ornamento, sover- 
chiano a buon dato il consueto di sì fatti lavori. Ma 
quel eh' è più, di tratto in tratto dei fregio, o indos- 
sate ai rabeschi o penzolone da essi dovean far risalto 
quattro imprese negli angoli e ben dodici medaglie a 
giusti intervalli ; nò queste da lasciarsi ai decoratori , 
ma da fidarsi a quanto di meglio era in Genova pel 
magisterio delle figure. Il perchè si obbligavano i due 
suddetti ad aver seco per tal mestiero nulla meno che 
il Carlo da Milano, o s' alcri vuol dirlo del Mante- 
gna: del quale ebbi a credere per più. riscontri, che 
queste forme di commetter medaglie a prospettive e 
ad ornati, si propagassero in Liguria per l'autorità del 
Suo stile. In difetto di lui chiedevansi dal Lomellino 
i pennelli dello Stradioto già menzionato da molte 
pagine, pittore di scarse notizie, a cui ristoro dee pur 
bastare aver nome in coppia, e quasi diresti in gara 



CAPITOLO "W. 373 

col miglior do' lombardi. Già lo vedemmo a fiorire di 
bei dipinti anche il letto di camere signorili, né meno 
desiderato che ad imagini di ricco altare. E così fra 
gli austeri costumi della nostra Repubblica e tra il 
bollire delle intestine discordie e delle guerre esterne, 
non mancava ne' privati quel!' affetto alle cose leggia- 
dre, che ci abituammo a stimar privilegio d'altre Pro- 
vincie più riposate e più felici nell 1 opinione dei po- 
steri fi). 



(1) t^f In nomine Domini Amen : Iacobus Serfolius et Leonorus He Aquila 
pictores et quilibet eorum in solidum sponte et eorum. certa scientia se obligando 
promisserunt et promitlunt nob. Antonio Lomeli.no q. D Caroli, presenti stipu- 
lanti et recipienti prò se et suis heredibus eidem Antonio facere et depinrjcre 
diligenter et ornate Jrixium aureum de ho no auro in telario bornei ipsius An- 
tonii in Cantinata domus dicti Antonii tam desuper de lonyo quam a laleribus 
dicti telarli cura campo in dicto frixio cambusato isic; juxta et secundum for- 
mam et qualitalem frixii Majnif. OJlcii Sancti Georgii : in quo frixio aurei, 
(sic) fieri et depiniji debeant duodecim imayines seu medatjie illius forme et 
qualitatis que requirentur fieri in ipso frixio a dicto Antonio necnon et fieri 
vi eo arma quatuor bene pietà ordinala et composila que duodecim imagines et 
seu medagic im,phujende in dicto frixio ut supra fieri et laborari debeant per 
mag. Carolum de Mediolano vel per Stradiotum sic nominatum : quoti quidam 
fri'ium sit et esse debeat bene et ordinate factum et constructum et cum bono 
aureo ut supra et pariter dieta arma quatuor et imagines duodecim sive ine- 
dagie in judicio arbitrio et declaracione nob. Dominici de Marinis q alternis 
D. Dominici prese ntis et acceptantis in quem ambe partes se se remissenad et 
remittunt et judicio et declaracioni ipsius stare promisserunt quantum respeclu 
ornatus decoris et composicionis dicti frinii : et quod frixium complectum et 
perfectum tradere promisserunt dicto Antonio infra mensss duos proximc ven~ 
luros ab hodie Pro quo quidem frix,o et seu prò mercede et labore dictorum 
lacobi et Leonori magistrorum dictus Antonius dare et solvere promissit et 
j>romiltit dictis Iacobo et Leonoro magislris presentibus et acceptanlibns sol- 
Vol. II. — Pittura. 47 



37 A pi r tura 

La troppa serie e dei nomi e delle cose mi sforza di 
abbandonare quel d' Aquila, né consente che si diano 
al compagno ih maggior copia parole. Basti che al 
Serfolio eran pronte e frequenti le occasioni di ado- 
perarsi in oratorj e ^ iri chiese per tingere ad oro e 
ad azzurro le vòlte de' santuarj : gradita costumanza 
d' allora, per cui gli absidi e le tribune mostravano 
un quasi trapunto di stelle entro un elei di zaffiro. Di 
questa forma dipinse Giacomo nel 1496 pei Discipli- 
nanti di s. Giacomo e Leonardo nelle contrade di Prò, 
ad istanza d' un Tommaso di Signorio che facea le 
lor parti, spaziando colle tinte e coli' oro dallo sfondo 
alla linea de' capitelli, e aggiustando nel mezzo l'usato 
raggio pur d' oro a cerchiare i simboli della Redenzio- 



ios cig'mti notem prò singulo parmo dirti frixii (Lieti telarli orniti postposita 
cunlradtcione : hoc edam dedarato et expresse concento inter dictos conlrahen- 
trs qnod si dicti Iaeobùs et Leonorus magistri non dederint et tradlderinl et 
sen peffecerint ornnino dirtv.m frixium infra dictos menses duos prorime ven- 
turos ut snpra eo casu dic/ns Antonius solvere teneatur et deheat dictis magi- 
stris minus soldis decem prò quolibet die quo distvlerint ad perjtciendum dic- 
rtitm frixium ultra dictos menses duos statutos ut snpra dictis magistris cum, 
sic ronventum fueri' inter eos omni postposita contradicione : Renunciatites etc. 
— Actim Ianue in hancis vid elicei in porticu sita sub domo nob. Benedicti 
Ususmaris et Jratrum sàlice' apud apotheco.m Dominici de Siharicia barde- 
rà : Anno Domin. Natie, millessimo quingculcssimo Indidione lercia sccundum 
Ianue cursvm die Mercurd decima octava Nocembris in Vesperis hora prima 
noctis in circa : presentibns nob. Angustino Cairo D. Eliani et Francisco de 
Riparolia seaterio civibus Ianue testibns ad premissa vocatis et royatis. (Atti 
ilei Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 18, 1500. n. 2 . 



CAPITOLO Vi. 375 

ne. E quivi, siccome altrove, il consueto zelo de' fini 
azzurri, o il sospetto ci' averli men buoni : dacché Tom- 
maso toglie sopra di sé il fornirne ben dodici libre al 
pittore, con lire trenta di premio perchè stenda il co- 
lore e rilievi d' ora le stelle, e di stagno la crociera 
e l'arcata del presbiterio (1). Tal lavoro invogliò due 



(Ì) ►£< hi nomine Domini Amen: Magistcr lacobus Serfolius pictor ex una 
parte et Tomas de Signoria Greoorii nomine et vice universitatis Iwminum Domus 
Disciplinatorum Sanctorum Iacobi et Leonardi et prò qua univer sitate hominum 
seti prò ipsis hominibus diete Domus Disciplinatorum dictus Tomas ad caute 7 - 
lam suo proprio et privato nomine de solemni ratihabitioae promisit et promit- 
lil : Sub etc. Renuncians etc. parje altera : sponte etc pervenerunt ad infra- 
scriplam compositionem promissionem et obligationcm infrascripli laborerii fa- 
ciendi in dieta Domo Disciplinatorum per dictum mag. Iacobum ut infra di- 
cetur : Renunciantes etc. Videlicet quia ex causa premisse compositionis et o- 
bligationis et aliorum de quibus infra dicetur diclus mag. lacobus prom.issit 
et se obligavit depingere bene- diligenter et ordinate de coloribus ariulis troinam 
diete Domus Disciplinatorum Sanclorum Iacobi et Leonardi usque ad capittelos et 
dictam treynam seu celum ipsius, usque ad dictos capittelos (sic) stellare et stellas 
aureatas facere et construere decenter et convenienter cura uno radio auri in 
medio diete troyne seu celli ipsius juxta arbilrium discretionem et volunta- 
tem dicli Tome de Signnrio et prout dixerit voliterei et elegerit dictus Tomas 
uecuon et circum dictam troyuam suum frixium facere de stagno et simìliter 
stagnare crucerà diete troyne et seu de stagno eam facere : et posteaquam tale 
opui inceperii dictus mag. lacobus illud de longo prosequi et perficere debeat. 
idem mag. Tacobus absque dilacione et intermissione aliqua et sic -ut supra 
promissit et promittit ac se obligavit et obligat dicto Tome presenti et ac- 
ceptanli ac stipiili.it' i et recipienti nomine et vice diete Domus Disciplinato- 
rum omni contradicione remota. Et ex adoerso dictus Tomas causa et occa- 
sione predictorum et seu prediche picture seu operis faciendi in dieta troy- 
na diete Domus Disciplinatorum sponte afi suo proprio et privato nomine dare 
et solvere promisit dicto mag. lacobo librai trigtntajaatiinormn necnon et idem 



37G M T T U R A 

anni dopo là vicina Casaccia di s. Tommaso, che fece 
commissione d'uà somigliante in certo Guglielmo d'I- 
solabuona tintor di seta, ma con meno larghezza e con 
augurj men fausti. Però che non ne abbiamo contezza 
che dai litigi che insorsero posati appena i pennelli, 
e il prezzo della pittura, qual eh' ella si fosse, dovette 
stimarsi a giudizio d' arbitri. Furon dessi quei Giovanni 
Grasso pavese eh' ebbe suo luogo ne' capitoli addietro, 
e un Bartolommeo del Poggio che vuole averlo tra 
breve, e dodici lire di genovini furono la costoro sen- 
tenza; la qual mercede ci mette in forse o sulla feli- 
cità del pittore o siili' ampiezza dell' opera (1). Per tali 



dare, et tradère dicto Iacobo Ubris dnodecim arzulis firn colore dnndo et fa- 
riendn in dieta troyna seu celo ipsius troyne diete Domus Disciplinatorum in 
d.es et ad jornatam secundum laborerium quod in dies Jiet in dieta troyna seu 
Cfìo ipsivs per dictvm mag Iacobum omni post posila coutradicione : hoc etiam 
derlarntn qvod si dictvm laborerium seu color non staret et se devastare! culpa 
et defectu dirti may. Iaconi seu male depidionis ipsius teneatar et debeat dic- 
tus Iacobus suis propriis svmpitbus refucre dictvm opus in decenti pittura et 
jorma jvxta arbitrivi)! dirti Tome omni poslposita covtradicione : Que omnia 
rtc. — A et uni lamie in Bantu videlicei ad baneum mei Nàtarii infrascripti: 
Anno Domi/i. Natio. MCCCCL XXXXsexto Indiclioite decima lercia secundum 
ftutuc cursiim dir Martis decima septima Maij in terciis : presentibns Toma 
de Grimaldis q. Dominiti et Andrea Sarho q. Ieronimi cìeibus lamie testibus 
od premissa rocatis et rogatis. Atti de] Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 
Il, 1496]. 

'1) ►£< In nomine Domini. Amen: Nos Iohannes de Papia et Bartkolomeus 
de Podio tamquam arbitri et arbttratores amicabìles compositores et comimtnes 
amici eheti et assv.mpti oretenvs per mag. Iacobum SerfoHum pictorem peten- 
tem ex una parte et Guliermum de Tnsvlabona tintorem sepie (sicì se defenden- 
tem parte altera cigorc compra mi ss i in nos ortlaus fatti per dictas partes 



CAPITOLO VI. 377 

e consimili modi si abbellivano pareti e vòlte là dove 
o le ragioni del luogo o la parsimonia sconsigliavano 
di grandeggiare in pitture isteriche : e quanti se ne 
giovassero, ci si appalesa dal numero dei professori che 
attendevano di proposito a questa, o l'accettavano per 
occasione. L i primi non ricusavano di farsene maestri, e 
con norme non dissimili agli altri, ammettendo discepoli 
per pubblica scritta, e ritenendoli per gli anni che 
prcscrivea lo Statuto, e lor concedendo o. negando li- 



modo sunt menses quatuor et conjirmati de novo modo sunt dies quatuor super 
causa et difere ntia vertente inter • diclas partes occasione pitture seu laborerii 
■ficture facte in Domo seu C'azatia Disciplinalorum Sancii Tome per dicturn 
Iacobum pictorem ad instanciam dicti Guliermi : Visis et auditis dictis parti- 
bus super dieta diferentia diete picture facte in dieta Domo seu Cazalia Di- 
sciplinatorum Sancti Tome per dictum Iacobum semel et phtries et his omni- 
bus et singulis que diete partes in et super dieta piclura dicere alenare et mon- 
strare voìtierunt tam ore qutm scriptis : et visa et inspecta per nos dieta pie- 
tura in dieta Cazatia facta per dictum Iacobum pictorem et ipsa pidura ddi- 
genter per nos circumspecta et considerata et demum visis videndis etc. Vi- 
delicet quia condemnamus et condemnatum esse pronunciarne et sentenliamus 
dictum Guliermum ad dandum et solvendum ditto Iacobo libras duodecim janui- 
norum prò mercede picture per dicium Tacobum facte in dieta Domo Discipli- 
natorum Sancii Tome ac prò eo omni et tato quod et quantum per dictum Ia- 
cobum peti seu requiri possit dicto Guliermo causa et occasione predicte pic- 
ture per tum facte ut supra: maniantes presenlem nostram sententiam obsar- 
vandam esse et obseroari dehere per ipsas partes et utramque earum stib pena 
librarum quinqtie jatiuinorum in quam penam cadat pars non obseroans. — 
Ianue in Bancis vldelieet ad bancum mei Notarii infrascripli : Anno Domin. 
Nativ. MCCCCLXXXX octavo Indictione prima secundum lanue cursum die 
Marlis vigesima Novembris in lerciis : presentibus Antonio de Senarega q. Ni- 
colai et Antonio Trv.cho q civibus lamie teslibus ad p?~emissa vocatù 

et rogatis. i Atti, del Nofe Antonio- Pastorino — Fogliaz. 24, 1498, n. 2;. 



378 PITTURA 

cenza se pensassero a trasmutarsi di scuola in iscuola. 
E perchè queste usanze sono parti di storia, non mi 
par vano il recarne un esempio; o mei porgo in 
buon'ora un Tommasino Rosso che acconciatosi all'arto 
col nostro Serfolio , se ne partì innanzi tempo per 
consenso del maestro e per nuovi accordi. Sopra di 
che discorre l'atto (1) sì apertamente, ch'io posso an- 
dar oltre e sgombrare il passo ad altri artefici. 

E procediamo fra gente nostra ; tantoché io ebbi 
più volte a maravigliare, che scarsa la nostra Liguria 



(1) >J< Ikesud Maria — In nomine Donimi Amen : Iacobus Serfolius piclor 
sciens et cognoscens Pelrum Morandum dì Capriata, calsolarium accordasse Tho- 
maxinum Rubeum de Capriata prò famulo et discipulo ad adisceadum arteria 
pictoris in lanua cura ipso lacDbo vigore publici instrumenti scripti manu 
quondam Quilici de Serracalle Notarti millesimo et die in eo conte ut is vi as- 
serunt diete partes: et sciens et cojnoscens dictum Thornaxinutn stelisse et 
perseverasse cura ipso I'acobo magisiro suo a die contento in dieta instrumento 
scripto manu dicli Quilici de Serravalle Notarti usque in hodiernum et eidem 
bene et leijaliter seroiisse in arte dieta pictorun: et coleus erga dicium Tho- 
maxinum recognoscere bonamjidcm: ornai jure via modo et forma quibus me- 
lius potuti et potest conte ntus fuit ci conlentatur ac permisit et permittit tenore 
preseatis publici instrumenti quod dictus Thomaxinus possd compiere dictam 
artem pictornm et se accordare cum alio magisiro diete artis prò tempore re- 
stante secuadwn vigorem die ti inslrumenti scripti manu dicli Quilici de Serra- 
valle Notarti: Renuncians etc. — Aclum Ianni in Salta prima Palacii Ser- . 
ravallis Ccmmunis tibi jura redduntur per egreijios DD. Consules Racionis 
Citilatis Ianue vidclicet ad banchum mei Notarti ìnfrascripti: Anno Domin. 
Natio. MDprimo Indictione lercia sxundum Ianue cursum die Iovis XV full ii 
in Vesperis : p-esentibus Aadrea de Rovereto Nolario et Quilico Marchixano 
seaterio civibns Ianue testibus ad premissa vocatis specialiterque rogitis. Atti 
del Not. Ambrogio di Serra valle. — Fogliaz. 1, 1500-1512). 



capìtolo vi. 370 

a maestri della maggior pittura, abbondasse per altra 
parte di fregiatori quanto ci dimostran gli archi vj. 
Bartolommeo del Poggio fu da Capriata, o almen lo 
leggo una volta nei fogliazzi di Pier Antonio Vinelli. 
La vicinanza de' luoghi mi sprona a credere eh' ei 
ci si mostri al ventesimo numero della matricola in 
quel Bartolomeus de Montaldo dillo Chirulino ; e per 
vero non sarebbe men duro a supporre dimenticato in 
quel ruolo chi visse e operò in mezzo a noi nulla meno 
d' un cinque lustri. Pare in costui singolare eh' ei con- 
tinuasse a private richieste quel far di pittura fra l'or- 
nativo e lo storico di cui ci fu esempio il Raimondo 
Caracciolo ; ed eran figure composte in più tele onde 
si tappezzavano per lo lungo delle pareti le camere e i 
ricetti degli abbienti. Ondeggia pertanto Bartolommeo 
fra 1' un genere e l'altro: ed in questo ed in quello 
ci si fa credere valente. Nò al tutto è assurdo che per 
quell' epoca il merito de' professori si giudichi dalla 
fortuna, Il Poggio apparisce in Genova del 1485 già 
privo del padre che chiamossi Francesco, e s' acconcia 
in una bottega concessagli nel proprio palazzo da 
Leonello Lercari(l); appresso è possessore d'una casa 



(1) In nomine Domini Amen : Leonel Lercarius q. Acelini nomine et vice 
Margaritìne wiatris sue prò qua de rato promisit locavit et titillo et ex causa 
locationis concessit Bartholomeo de Podio pictori q. Francisci presenti et sti- 
pulanti et conducenti quandam ipsius Margaritìne apotecam sitam sub domo 
ìiabitacionis ipsiits : ad habendum prò anno uno ete. etc. — Actum Ianue in 



380 PITTURA 

che gli atti di Baìdassare di Coronato ci additano ia 
quel covo di dipintori eh' era la via di Campetto. Ben- 
ché prevalga ne' rogiti come autor di figure, non man- 
ca a lavorar d' ornamenti: lo trovo anzi nel corso d'un 
anno medesimo a trattare pennelli in entrambe le for- 
me. Nel febbraio del 1491 si convenne con Paolo Sa- 
luzzo di decorargli il palco della Caminata, lasciando 
il prezzo in istima d' un Genesio Costa, a lavoro com- 
piuto. Tanto e non più ce ne narra la scritta (1) ; ma 



Bancis videliect ad banemn mei Notarli infrascripti sub domo M. Palili Gen- 
tilis : Anno a Natio. Dom. MCCCCLXXXquinlo Indictione secunda secundum 
Ianue cursum die Lune ultima Februarii in Vesperis : Testcs Petrus et Pele- 
yrus de Amigdola fratres q. Iohannis cioes Ianue ad hec vocali et rodali. 
(Atti del Not. Martino Brignole — Fogliaz. 2, 1485). 

{1} ^ MCCCCLXXXX primo die XI Februarii in Vesperis ad bancum mei 
Notarii infrascripti: Berthoìomeus de Podio pictor sponte promissit et se o- 
bligavil Paulo Salucio presenti etc. eilem Paulo pingere et pingi facere sola- 
rium Cambiate domus ipsius Pauli decenter et integre secundum et prout inter 
eos se convenerunt : et quam picluram dictus Berthoìomeus pictor Jacere de- 
bet principaliter de suo proprio infra diem dee imam quintam meusis Marcii 
proxime venturi. Et ex adeerso dictus Paulus prò mercede dicti Bertholomei 
pictoris dare et solvere promissit diclo Bertholomeo presenti et acceptanti quod 
et quantum declaratum et judicalum fuerit per Genexium de Costa in quem 
dicti Berthoìomeus et Paulus vigore presentis se remiserunt et remiltunl: de- 
clarato expresse quod si dictus Berthoìomeus intra dicium terminum non pin- 
xerit et perfecerit decenter et convenienler dictum solarium tunc et eo casu pos- 
sit et valeat dictus Paulus ac eidem libere liceat dictum solarium pingi et cam- 
pieri facere per alium mxgistrum quem voluerit et elegerit ipse Paulus damno 
et interesse ac expensis ipsius Bertholomei omni contradicione remota cum sic 
actum et concent um Juerit inter eos: et infra solucionem mercedis diete picture 
confilelur habuisse et recepisse a diclo Paulo ducatos duos auri : Renuncians 
etc. — Testes Pantaleo de Costa et Grzgorius de Regio q. Aniree. ( Atti dal 
Mot. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 5, 1491). 



CAPITOLO VI. 381 

un' ultra del 7 maggio 1492 riferisce il costui giudi- 
zio in lire cinquantacinque di genovini ; eh 1 è mercede 
di cose non picciole. Quel eh' è di figurato per lustro 
di stanze private, curioso è a notarsi il ripetere eh' ei 
fa colorando in più tele le geste del marchese di Sa- 
luzzo : argomento sette anni prima ai pennelli di Rai- 
mondo da Napoli. Sarà dritto inferirne che piacquero 
molto a que' giorni o le imprese del cavaliero o la ma- 
no del primo artefice. E non si taccia (poiché noi tac- 
ciono le carte) che tali o somiglianti pitture usavan 
porsi anche a vendita non altrimenti che arnesi o mas- 
serizie domestiche, e servivano alcuna volta a causar 
d' ozio 1' artista e a recar lucro ne' trafficanti. Merita 
che si legga un convegno tra il Poggio e un cotal 
tessitore di panni nominato Apollonio Succarollo , se- 
gnato anch' esso del 91 e rogato il 27 settembre. Co- 
stui dà al pittore e denari e panno per lire quattordici, 
e venti canne di tela ad un tempo perchè vi pennel- 
leggi la storia del marchese, quanto basti ad una ca- 
mera ; ultimata, l'avrà per sua Apollonio se il prezzo 
gli giovi , se no , vada pure a mercato, e Bartolom- 
meo si disgravi del debito (1). Da sì bizzarri costumi 



(1) £fr In nomine Domini Amen: Bartholomeus de Podio pictor q. Franti* 
sci sponte età. Confessus fuit et in peritate publica recognovit Appolonio Sk- 
charello textori pannorum sete presenti stipulanti etc. se a dicto Appolonio ha- 
huisse et recepisse cannas viginti in circa ielle et libras qualuordecim cum di- 
midia januinorum tam> in panno et bochasino quain in peccuniis: prò qtiibus 
Vol. II. — Pittura. 48 



o82 PITTURA 

io ritraggo per conto mio che fra gli uomini di cote- 
sta arte il pittor da Capriata non si contava degli ul- 
timi. Perocché seguitandolo fino al nono anno del nuo- 
vo secolo, sempre mi si scopre affaccendato in istorie 
di camere, che ad ogni modo son superiori al dipinger 
di fregio o di simboli. Così ad un Giuliano di Magnerri 
dipinse più stanze nel 1501, come attestano i fogli del 
not. Cosimo degli Abati : e così si appuntano le noti- 
zie di lui nel maggio del 1509 con due tele storiate 



tellis et peccuniis et ipsarum occasione dictus Bartholomeus facere et depin- 
gere tenetur et promisit intra mensem unum prò rime ventiirum cameram unam 
de.figuris cura istoria, Marchionis Saluta in et super diclis tellis et per/edam 
ac depictam illam tradere et consignare dicto Appolonio dummodo de predo et 
mercede ipsius Bartholomei ipsi Bartholomeus et Appolonhis inter se se pò- 
temnt esse concordes : si vero fuerint discordes ■ dieta camera sic deputa expo- 
natur et exponi debeat venalis et seu ad vendendum et vendi debeat intra men- 
sern unum seculurum post dictum primum mensem depulatum ad ipsam depin- 
gendam et de processu ipsius teneatur dictus Bartholomeus dare et solvere 
dicto Appolonio precium didarum cannamm viginli Ielle ad rationem soldorum 
odo Ianue singula canna in una parte et in alia parte dare ac solvere et re- 
stituere eidem Appolonio dictas libras quatuordecim cum dimidia lamie de qui- 
bus supra : si vero intra dictum mensem non venderelur dieta camera teneatur 
dictus Bartholomeus eo casti solvere dictum prechim diete ielle ad rationem 
pyedidam et dictas libras quatuordecim cum dimidia Ianue de suo proprio et 
non de processu diete camere: Renunciantes etc. — Adum lamie in Sala prima 
Palacii Serravalis Communis ubi jura redduntur per egregios DD. Consules 
Rationis: Anno Domin Nativ. MCCCCLXXXXprimo lndiclione nona secun- 
dum Ianue cursum die Martis XXVH Septcmbris hora XXlll vel circa: pre- 
sentibus Nicolao Tcaldo sartore q. Berthoni et Pantaleone Frascharia Stephani 
tivibus Ianue testibus ad prefissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Giacomo 
gavina. — Foglia*. 1, 1-186-92). 



CAPITOLO VI. 383 

che aggiunse a due altro nelle case d' un Pier Battista 
Mainerò (1). 

Contemporaneo ai predetti fu quel Giacomo di Mo- 
rinello che viene diciassettesimo nella lista dell'arte. 
Non è facile a giudicare s'ei più meritasse per propria 
virtù, o per aver dato a Genova quel!' Andrea che il 
Soprani conobbe per una tavola, e che lodò tra i pittori 
che avanzarono l'arte fra noi collo stringersi agli studj 
del naturale. Ma il nostro biografo, contentabile a det- 
tar vite sulla scritta d' un quadro offertogli dalla ven- 
tura, non ebbe contezza dei padre d'ANDREA, né d'un 



(1) In nomine Domini Amen : Mag. Bartholomeus de Podio pictor sponte et 
ex certa scientia nulloque juris vel facti errore duclus sen modo aìiquo circvn- 
ventus confessus fuit et in ventate publica recognovil Petro Haptiste Maynerio 
q. Isnardi presenti et stipulanti prò se etc. se a dicto Petro Baplista imbuisse 
et recepisse libras quatiwrdecim januinorum et suut prò quibus ipse mag. Bar- 
tholomeus pingere tenctur et debel qmndam cameram dicli Petri Baptiste cum 
tetta .... de figuris et picturis ilttus simililudinis de duobus peciis figurarmi 
existentibus in mediano domus dicli Petri Baptiste et ipsas picturas facere de 
peciis duobus in dieta camera ut supra : quas quidem figuras seu picturas dic- 
tìts mag. Bartholomeus facere et compiere promissit dicto Petro Baptiste in 
dieta camera de similitudine supradicta infra et per tolutn mensem Imiti pro- 
xime venlurum anni presentis : et casa, quo non fecerit et adimpleoerit predicta 
ut supra teneatur Petro Baptiste dare et solvere dictas libras quatuordecim in- 
fra et per totum mensem Iullii proxime veiiturum dicti anni. — Actum Fanue 
in Fossatello videlicet ad bancummei Notarli infrascripti : Anno Domiti. Natio, 
millesimo quingenlesimo nono Indiclione undecima secundum fanue cursum die 
Lune septima Maij in Vesperis: prese ntibus testibus Gregorio Swxono q. . . . 
mag. Micacle de Pesolo q. Sleff mi et Octaviano de Cticuruo fi':o Ambroxu ka- 
bitaloribus Ianue vocalis jet ad premissa specialifer rogaUs. [ Atti del >iot. di 
Lcvugio. — Foglia/, ti, 1509 !.. 



384 PITTURA 

fratello per nome Battista, anche ignoto (non so perchè) 
alla matricola. Io tramando i due figli al xvi secolo 
al quale spettano di tutta ragione, e chiamo fin d'ora 
in quistione le parole di Raffaello Soprani là dove ac- 
cenna all'origine del suo lodato. Ond' egli scoprisse i 
natali del Morinello in Val di Bisagno è ben duro a 
sapersi, né forse il seppe meglio egli stesso , dacché 
non ne adduce argomenti. A me parlano ben altro le 
carte rispetto al padre, e al figliuolo non so dare altra 
patria che Genova, s' io debbo starmene col verosimile. 
Sarebbe già molto che in cento rogiti di quella età 
non suoni un tal casato fuorché nelle circostanze di 
Chiaveri, e specialmente ne' villaggi che. bagna la pit- 
toresca fiumana d' Entella. Se non che ne' fogliazzi di 
Quilico da Serravalle vedresti Giacomo stesso a locare 
nel 1490 ad un Lazzaro di Bianchetto una vigna con. 
casa di sua pertinenza, e se ne accennano la postura 
e i confini contigui all' abbazia di s. Salvatore. Per 
altro lato non dissento che Giacomo abitasse per 
tempo e studiasse il dipingere in Genova, dove mi 
viene veduto molti anni innanzi, cioè del 1478. Fin 
d'allora mancavagli il padre che si disse Giovanni, e 
le cure della famiglia gli si mescolavano ai pacifici 
studj dell' arte. Una sorella per nome Bartolommea 
andò sposa in quell' anno ad un Gregorio Migliorino 
berrettiere, e nell'atto degli sponsali disteso il 6 marzo 
dal Parisola , toglieva Giacomo il carico di congrua 
dote. Né per farsi marito egli stesso ebbe ad uscire di 



CAPITOLO \I. 385 

Genova, e il parentado della moglie ci rammenta un 
casato numerosissimo per quelle età di tessitori e di 
orefici , e sortito a più tarda celebrità negli annali 
della pittura ligustica. Abitava nelle contrade di Rivo 
torbido, anzi nel Vicol dritto di Ponticello un Taddeo 
Piola , ne' luoghi appunto ove nacquero ben pia che 
un secolo dopo que' vivi lumi della nostra scuola , il 
Pellegro e il Domenico. Giacomo di Morinello in co- 
stui casa, e forse fra lo strepito de' telai che traevau 
le sete, si elesse la sua compagna eh' io veggo chia- 
marsi Maddalenetta , e n'ebbe in dote da Taddeo lire 
cento venticinque di Genova, delle quali più. tardi gli 
saldò le ragioni (1). Questo è quanto mi venne saputo 



11) In nomine Domìni Amen: Iacobus de Morinello pie (or quondam Iohan- 
m's sponte etc. confessus fuit et in veritate publica recognocit Thadeo Piale 
t extori pannorum sete q. Bartholomei presenti et stipulanti et Magdalenete filie 
di': ti Tkadei et uxori legiptime transducte dicti Iacobi prese itti et stipulanti et 
ad cautellani mihi Kotario infrascripto tanquam persone publice officio publico 
stipulanti et recipienti nomine ejusdem Magdalenete prout supra se a dicto 
Thadeo prò dieta Magdaleneta Imbuisse et recepisse libras centum viginti quin- 
que lamie in pecunia numerala ac restibus et raubis diete Magdalenete ac aliis 
nsque in dictam stimmam et sunt prò dotibus et patrimonio et occasione dotium 
et patrimonio diete Magdalenete uxoris sue de quibus dotibus d'ictus Iacobus 
ab ipso Thadeo se bene quietum solutum et tacitum vocavit et vocat : faciens 
eidem Magdalenete uxori sue sice mihi dicto et infrascripto Notario stipulanti 
prout supra antefactum sive donacionem propter nuptias de libris sexaginta 
duabus cum dimidia januinorum : ad habendum etc. etc. — Actum Ianue in 
lurgo Sancti Stephani in contrada Rivi Turbidi in Carrubeo Recto videlicet 
in solario superiori domus Iohannis Granarie fumarii nunc paulo empte a 
dicto Thadeo et /ilio: Anno a Nativ. Dom. MD Indici-ione secunda secundum 



386 PITTURA 

di Giacomo , e de' principj di quel cognome che par 
sì fugace nella brevità del Soprani : seppure non in- 
comincian più d'alto in un Leone di Morinello, re- 
gistrato nel 1460 per cagione di debito nelle tavole 
di Lazzaro Raggio. 

Ad esporre quel nulla che i secoli non hanno con- 
teso alla memoria del pittore , mi paro alcun ristoro 
per Giacomo il trovarlo in non so quale dimestichezza 
con Luca da Novara, maestro di quel valore che scri- 
vemmo a suo luogo. De' suoi lavori non è vestigio 
fuorché in un contratto del 1498, pel quale prese ob- 
bligo con Franco Cattaneo di più dipinti nella casa 
che questi andava murando nelle contrade de' suoi 
gentili. Principale fra quelli era il palco della carni- 
nata, che Franco volea simile in tutto ad un altro 
già colorito e dorato nella sala d' un altro Cattaneo 
nominato Accellino. Laddove V intravatura chiedeva 
forse alcun poco divario , dovea Luca o consigliare o 
diriggere il Morinello, e secondare anche il gusto di 
un altro patrizio , Andalò Lercaro , aggiunto non so 
come a pittor dotto e maturo (1). E veramente se tale 



cursum Ianue die Lune XIII Iunii hora in Vesperis : presentibus testibtrs 
Matheo Fritallo lanerio q. Antonii RaJJaele de Fallo te More pannorum sete q. 
Laurentii et Ambrosio Cairono etiam textore pannorum sete q. Angeli civibus 
lanue specialiter ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Giovanni de 
Benedetti — Fogliaz. 6, 1499-1500). 

Il) >J« Die Mcrtis VI Marcii in Vesperis in suprascripto nostro (seriptorw) 
in domo: Iacobus de. Morinello picìQrjjwiUe etc. prontisti noi. Franco Va'- 



CAPITOLO VI. 387 

scrittura ci rimanesse per unica , non avremmo in 
Giacomo più in là che un pennello di scarse occa- 
sioni, e posto quasi in altrui tutela. Ma un'altra che 
gli anni non ci han rapita sta contro a sì meschino 
concetto, e più anni prima vendica a lui il credito di 
operoso , e a noi porge occasione di far più noto un. 
artista straniero che diede il nome ventinovesimo alla 
matricola. In questa, ch'è quasi un registro da restar- 
si in famiglia , non ha che titolo di Franciscus Spa- 
f/nolus; ma gli atti gli aggiungon cognome di Torre 
Morella, e il fan nativo dell'Aragona e fìgliuol d'un 



laneo presenti etc. fingere in camera Caminate domus dicti Franchi que nunc 
laboratur in contracta de Cattaneis tracetos de novo in solario diete camere de 
bonis colloribus (sic) exclusis .auro et. arzztris et reficere quadros qui essent devastati 
eL etiam bordonarium reficere in illis locis et parlibus ubi essel devastatum et 
egeret refectione : et sub dicto bordonario pingere de novo cum arzuro cum 
stellis auri et tribus razis (sic) auri : in .Cambiata vero pingere totum solarium 
de novo sub colloribus et modis ac auro et aìiis omnibus secundum et prout est 
et apparet solarium in Caminata domus habitalionis nob. Accellini Cattanei et 
etiam bordonale dicti solarii Caminate sub eadem forma a parte inferiori re- 
spiciente Caminatam et pavimentimi: a lateribus vero illins operis quarn dicent s 
nob. Andato Lercarius et Lucas de Novaria pictor: et predicta omnia adira- 
plere intra diem vigesimam Aprilis proxime venturam expensis propriis dicti 
Iacobi. Versa vice prò mercede et consleo omnium et singnlorum predictorum 
dictus Franchns promissit dicto la cobo presenti eidem, dare et solvere libras 
quinquaginta qninque usque in septuaginta secundum quod dixerinl et judica- 
cerint predicti Andato et mag. Lucas in quos se remisserunl : et ultra promisit ' 
eum acomodare de lignaminibus prò pontis prò faciendis predictis : Testes 
Laurent ius Stella q. Bartholomei et Lazarus de Costa sartor. ( Atti del Net. 
Gerolamo Loggia — Fogliaz. 5. 1498-1501 ). 



388 PITTURA 

Francesco suo omonimo. Non ci affidano i documenti 
ch'ei lavorasse da solo, benché l'aver luogo nella ma- 
tricola e' induca e ci costringa quasi a supporlo ; co- 
munque sia, racconciarsi ch'ei fa per salario col Mo- 
rinello, gli varrebbe d'eguale stima. A chi legga le 
convenzioni eh' io faccio pubbliche, non sarà poco lo 
scorgere come il predetto Luca da Novara 1' offerisse 
di propria voce e negoziasse gli accordi tra Giacomo 
e lo Spagnuolo ; che 1' inframmettersi d' un valoroso 
non suol' essere che in gente onesta. Francesco a- 
dunque gli si diede in ajuto per anni due, e a mer- 
cede d'otto lire mensili, dovunque il mettesse a lavoro 
e checché gli ordinasse (1) : e come tenesse i patti e 



(1) In nomine Domini Amen: Franciscus Torre Morella de Montisono Sere- 
nissimi Regis Aragonum filius Fra/icisci piclor in lanua major anuis trigiuta 
ac palam et publice negocians et jaciens facta sua etc. ut asserit ex una parte: 
et Iacobus de Morinello piclor in lanua q. Ioliannis ex altera sponte etc. 
pervenerunt et pervenisse sibi invicem et vicissim prescntibus et solemniter sti- 
pulanLbus confessi fuerunt et confite/ilur ad infrasenptas transaciones compo- 
siciones et pacta et alia de quibus infra verbis solcmnibus ulrinque vallatas et 
vallata: Renunciantes etc. Viddicet quia dictus Franciscus ex causa dktarum 
transacionis et composicionis et iiaclorum promisit et solemniter canvenit dicto 
Iacobo presenti acceptanti et stipulanti laborare tam in apoteca dicti Iiieobi 
quam in quavis alia apoteca seu Iodio (sic' tam in lanua quam extra Ianuam ad 
quem diclus Iacobus mittet dictum Franciscum de laboreriis que committet 
ipse Iacobus dicto Francisco de dieta arte pirtoris annos duos proxime ven- 
turos bene et dilige/iter ac sollicile lei/aliter ei jidditer : Et ex adoerso dictus 
Iacobus acceptans predkti spante ut supra ex causa predicla promissit et so- 
lemniter convenit eidem Francisco presenti stipulanti ut supra dare et solvere 
realiter et in efieclu eidem Francisco prò ejus mercede durante tempore dicto- 



CAPITOLO VI. 3?P 

quanto gradisse al maestro mei dice un secondo con- 
tratto del 15 giugno 1498, pel quale s'allungava d'un 
anno il servizio, e a condizioni consimili. Ma il costui 
nome, siccome vien fuori improvviso, così ci dispare 
sui confini del secolo. Il Morinello afferrò, per quel 
che vedemmo, al seguente; ma poco dura cke si smar- 
risce a sua volta, e indarno ne cerchiamo le tracce. 
Fuor di dubbio era morto nel 1510, come attestano le 
memorie de' figli che serbiamo all'età successiva. 

Resta a conchiudere la presente un maestro che 
tutta quasi l'abbraccia , e coni' uomo d' assai faccende 
ci occorse alla vista più volte e per diversa cagione. 
È questi un pavese , Bartolommeo di Canonica , do- 
dicesimo nell'elenco degl'inscritti, e che pur soprav- 
visse a ben molti che gli son dietro nel novero. Ne 



rviii annomm duorum Ubras odo januinorum prò quolibet mense dictorum an- 
norum duorum : Acto tamen el expresse convento m presentì instrumento quod 
casu quo dictus Franciscus discederet a dicto lacobo sinc licencia dlcti Iacobi 
cadat et cccidìsse intelligatur dictus Franciscus eidem lacobo in penam du- 
catorum decem auri largoncm : et similiter dictus Iacobus cadat et cccidisse 
intelligatur dicto Francisco in penam- eandem ducatorum decem auri lanjorum 
si dictus Iacobus non solceret eidem Francisco dictas Ubras odo prò qnolibet 
mense prò mercede sua ut supra. — Actum Ianue in Palacio C'ommunis in 
prima Sala vocala Fraschea videlicet ad bancum mei Notarti infrascripti : 
Anno Domin. Natio. MCCCCI.XXXX quinto Indictione duodecima secundum 
latine cursum die Veneris lercia decima. Iannarii in Vesperis : Testes vocali 
et rogali Lucas de Novaria pictor in Ianua q. Amorosa negocians mter con- 
trahentes Augusttnus de Sercaricks et Antoniws Rolenus q. Iohannis cioes et 
habitatores lamie. (Atti del Not. Battista Muffola. — Fo^liaz. 8, 1494-9(5,;. 
Vol. II. — Pittura. -19 



300 PITTERÀ 

abbiamo sentore negli atti del Parisola fin dal 1474, 
e cinque anni di poi ci ritorna sott'occhi per tal com- 
missione , die non ba pari pel rimanente della vita 
lunga ch'ei visse. Quinci apprendiamo cbe assai gio- 
vane si fece nostro, disertando la patria ove avea com- 
poste le ossa di Giovanni suo padre. Ad uomo d' età 
novella è di tanto più onore 1' allogazione che dianzi 
3io accennato , fattagli dalla Consorzia di s. Ugone , 
d'un altare assai grande e adorno, con in mezzo l'ef- 
fìgie del santo e d' altri quattro sui lati , e coi gesti 
del titolare nel grado. Bartolommeo ne avea pòrto 
il disegno al Priore e ad altri due confratelli; ma co- 
storo gli mettean patto che la tavola in ogni sua l'or- 
ma e nella disposizione delle figure e nella bontà del 
lavoro somigliasse in tutto ad un' altra cbe il nob. 
Paolo Doria avea collocata di fresco nella cappella per 
lui fondata in s. Nicolò del Boschetto. L' impresa a- 
rlunque non era lieve , e il pittore se ne spedì con 
onore sebbene a rilento, dacché l'8 maggio del 1482, 
e così poco meno d'un triennio a partire dalla scritta, 
proseguono e non si chiudono i conti della mercede , 
accordata in lire novantacinque di genovini (1). Per 



ii). In nomine Domini Amen: Bertolinus de Canonica de Papia q. lohan- 
nis yktor in lamia promissU et solemniter cementi Iohanvi de Masculis Prio- 
ri Cotisorrie Saneti Ugonis Ambrosio Garvmberio Notarlo et Io. Baptistc Re- 
stano a. Alitanti e.r ditta Consorcia construere fttbricare et seti conetrni et fa- 



CAPITOLO VI. 391 

gli anni seguenti gioverà eh' io riduca a memoria 
quelle cose che opacamente mi dettò l'occasione, o a 
dir meglio il molto affare eh' egli ebbe co' miglior 
professori dell'arte, e il bisogno di validi njuti a ope- 
rare. Più d'una volta fu in intrico col Foppa , e me- 
diatore fors 'anche ai lavori; che già il vedemmo obbli- 



brkari facere qnnmdam llojestatem Sancii Ugonis cvm quatuor aliis Sanctis 
de quibus dicti Iohannes et sodi mahieriut et declaraverint altitudinis parmo- 
rum decem cum dimidio et latitudinis parmorum octo et prout in designo quo- 
dam tradito per dictum Berteli nnm dicto Iohanni Priori et sociìs continetur et 
historia et seu vita dicti Sancii Ugonis flenda in bancheta diete Majestatis ad 
instar Majestatis noi. Pauli de Auria existentis in ejus capella instituta in 
Ecclesia S. Nicolai de Buschelo et illius bonitatis et qualttalis ita et taliter 
quod dieta Majcstas Saniti Ugonis sii et remaneat pillerà ad Mas bonitatem 
jlguras et qualitatem qualis est dieta Majestas dicti D. Pauli de Auria et 
prout in dicto designo continetur: et prontisti cara consigliare eidem Iohanni 
et sociis infra menses decem prorime venturos : prò predo et mercede librarum 
nonaijinta januinorum eidem Bertolino dandamm et solcendarum ad jornatam 
per dicium Iohannem et socios : Acto quod dictus Bertolinus prò ea somma (sic) 
peccunie quam tecipiet a dicto Iohanne et sociis teneatur prestare fidejussionem 
idoneam : Acto etiam quod de dieta qualitate et bonitate Jijurarum steiur judi- 
cio Rcv. D Preccptoris S. Iohannis. — Aclum lamie apud plateam Archkpi- 
scopalis PalaUi Iarmensis videlicet iti scriplorio mei Notarii infrascripti : — 
Anno Domin. Nativ. MCCUCLXXnono Indklione undecima secundum fanne 
cursum die Mercurii trigesima Iunii in Vesperis : prcsentibas leronimo de U- 
vcida Gregorii et Iohanne Parisola filio mei Notarii in/rascripli civibns lamie 
teslibus ad premissa vocalis specialilcrque rogatis. 

>J< MCCCCLXXXII die Vili Mai] Mercurii in Vesperis: Supradktu<s may. 
Bertoriaus de Papia pictor habuit et recepii hodie ab Ambrosio Garv.mbero 
nolario libras tres januinorum infra solutionem pretii allaris in presentici mei 
Notarii et lestium infrascriptorum : Tesles Barnabas de Cumo et Auguslinus 
ejus frate r Gabrielis. — (Atti del Kot Battista Parisola. — FogUaz. 12, 
H79!. 



392 PITTURA 

garsi in suo nome per gl'intagli di s. Sebastiano, e far 
procura in alimi per vendicare suoi dritti col bresciano, 
poco saldo in qual si voglia città, e raen fedele a te- 
ner parola coi contraenti. Intanto ad istoriare in pri- 
vate camere quasi s'acconciava a minore con Raimondo 
Caracciolo , né sdegnava il traffico delle carte da 
giuoco, incettandone lo stampo da quel Barbetta pa- 
vese che gli fu cagione di lite. La casa ove aperse 
officina negli Orti, come dicono, di s. Andrea, e che 
nel 1496 locava in parte a Carlo da Milano , mi si 
mostra per cosa sua quattro lustri già prima: anzi fin 
dell' anno 75 per iscritta d' Oberto Foglietta vi acco- 
glieva a pigione un Enrico Serengero da Norimberga. 
E poiché mi par tardi a dir ciò che rimane di costui, 
prenderò dal già detto non vani indizj a stimarlo a- 
giato, o vuoi de' guadagni che potò recargli il dipin- 
gere , o vuoi de' poderi che possedeva in Pavia. La 
qual fortuna fa parer meno strane le nozze da lui 
contratte intorno al 1477 colla nobil donna Violantina 
figliuola di Carlo Doria , la quale oltre allo splendor 
del casato portò nella famiglia del pittore un patri- 
monio , per que' tempi lautissimo , di mille dugento 
lire (1). Di tre suoi figliuoli ho notizia certa dagli atti ; 



(1) tj« In nomine Domini Amen: Mag. Bar.holomeus de Canonica de Papia 
pictor q. lohannis sponte et ex sua certa scientia etc. Confessus Juit et in x>e- 
titate pvblica recognoril Violati fine uxori sue et filie q. nobil is Cai-oli de A uriti 
et sett mihi Kotario infrascripto tanguam persone pub} ice stipttlanti et recipienti 



CAPITOLO VI. <$93 

l'un de' quali chiamato Battista, o il raccogliesse dalla 
Violante o d'altra donna premorta, ha già nome del 
95, ma quinci' innanzi è taciuto affatto. Della Dorrà 
ebbe certo un Giacomo Filippo che consente in Gre- 
gorio Ferro ad una confessione di debito , né prima 
del 1512 , né con altro titolo che di pittore. La ma- 
tricola che ne tien nota alla linea 73, vale a dir ses- 
santuna lontano dal padre, mostra chiaro ad un modo 
1' età stanca di Bartolommeo e la novella del figlio. 
Ma se costui non detrasse, certamente neppure accrebbe 
all'onore paterno, sì poco e menzionato fra i coetanei. 
Il terzo di nome Giorgio vestì 1' abito fra i canonici 
di s. Giorgio in Aliga che uffiziavano all'Annunziata 
di Sturla. Vivevano i due ultimi alla morte del padre 



nomine et vice diete Violantine licet absentis se mag. Bartholomeum a dieta 
Violantina side a quondam Don. Argentina matte sua et uxore dicti q. Caroli 
prò ea habuisse et recepisse alias lamie sunt anni viginti iti vigintiquinque vel 
circa libras mille ducentas januinorum et sunt prò dotibus et patrimonio eju- 
sdem Violantine uxoris sue jamdiu transducte et de dictis libris mille ducentis 
ttl supra habitis et receptis dictus mag. Bartholomeus se bene quietum tacitimi 
solutum et contentum vocavit et vocat : Renuncians etc. Faciens dictus mag. 
Bartholomeus eidem Violantine uxori sue donationem seu antefactum propter 
nuptias de libris centum januinorum : ad habendum etc. etc. — Actum lanue 
in et super plano Porte Sancii Andree videlicet in Logia Monialium Monasterii 
Sancii Andree : Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo secando Jndic- 
tione quinta secundum lanue cursum die Mercurii septima Decembris hora 
AVI vel circa: presentibus Bartholomeo de Bono Iolianne Barberio q. Antonii 
et Matheo Gozio filatore sepie q. Ruffini civibus lanue testibus ad premissa 
tocatis specialitc rque rogatis. { Atti del Not. Gregorio Ferro. — Fogliàz. 3, 
iE-00-1502 . 



394 PITTURA. 

che avvenne nel 1517, e d'altro canto si ristorava il 
casato in un putto che cliccano Giorgino, recente prole 
di Giacomo Filippo. Col testamento che dettava presso a 
morte nell'antica sua casa di s. Andrea il 21 settem- 
bre dell'anno citato (1), Bartolqmmeo chiamava erede 



'lj >Ji In nomine Domini Amen: Cam nihil sit certius morie nilul vero in- 
certius hora mortis que in animo cujuslibet prude ntis semper debet esse suspecta: 
■idcirco Bartholomeus Canonica de Papia pictor in lanuti sanus mente sensu 
loquela et intelectu et in sua bona et sana memoria patenter existens licet cor- 
pore gravetur infirmitate dioinum timens judicium cujus ora (sic) nescitur cu- 
piens teslari ne ab intestato decedat : ideo per presens sunm nuncupatimim te- 
stamentum quod sine scriptis diciiur de se bonisque suis disposuit statuii et 
ordinavit ni mfra : 

In primis quando eum 'mori contigerit animam suam recomemlavit altissimo 
Creatori Patri Frìio et Spiritai Sancto Beate Marie semper Virgoli totique 
celesti Curie: Corpus vero suum sepeliri jussit in Ecclesia Monasterii Sancii 
Angus tini de lamia et prò exequiis funeris sui voluit expendi debere id quod 
adebitur inf ras cripto Iaeobo ejus filio : 

ltem legacit hospilali S. Marie de Pammalono Ianuc de bonis ipsius testa- 
toris prò anima ipsius solidos decem lamie : 

Ilem legacit prò anima sua hospilali Incurabilium lanue nuncupalo lo Ri- 
ducto de bonis ipsius lestaloris solidos vigiliti lanue : 

ltem legacit prò anima sua de bonis ipsius testatoris Baptine filie q. Pctri 
de Carlemrio de Finario sere-Urici in domo ipsius Bartholomei libras centiim 
lanue el ultra lectum unum fulcitum et omnes et singnlas raubas et vestes et 
alia julcimenta prò dolso et usti ipsius Baptine ac edam clacacerium (sic) unum 
■ipsius Baptine : et casti quo per heredes suos infrascriptos non fuerit adimple- 
tam ad omnia et singula contenta in presenti legalo eo casti gaudUam omnium 
bonorum suorum tam mobilium quam immobilium legacit prò anima sua Aitilo 
hospilali Incurabilium lanue nuncupalo lo Riducto : 

Reliquorum vero omnium et siuguìoriim bonorum suorum tam mobilium quam 
mmobilium jurium rationum et actionum exislcntium in presenti cicilate lami? 
tantum et ad ipsum testatorem quomoéocumque ci qmlitercumque in dieta cici- 



CAPITOLO VI. 395 

il fanciullo no' suoi beni acquistati in Genova, e per 
un terzo nelle possessioni di Pavia, congiuntamente 
al padre e ad un quarto suo figlio , Vincenzo , che 
ignoto com 1 è nelle nostre carte è verosimile che re- 



tate lamie spedant ium et pertinentium ralcnlium et in futurum dependentium 
heredem suum unicersalem instituit et esse toluit Georg inum filium Iacobi filli 
ipsius testatoris solimi et in solidum cum tamen lege et conditione qtwd si dic- 
tus Georginus decederet intra ctatem annorum viijinli sine ìiberis de se et de 
leyltlmo matrimonio natis eo casu in dictis bonis tam m^bilibus quam immobi- 
libus existentilus in dieta civitate lamie et ad ipsv.m testalorem quomodolibet 
spectantibus et in futurum ut snpra pertinenlibus suecedat et succedere debeai 
dkto Georgino ejus nepoti dictus Iacobus filius ipsius testatoris. In reliquis 
vero aliis bonis tam mobilibus quam immobilibus et pertinentiis exislentibus hi 
civitate Papié et in circumstantiis diete civitatis Papié et ad ipsum testatorem 
quomodolibet spectantibus et perlincutilus et in futurum dependentibus ìieredes 
snos universales instituit et esse tohtit dietim lacobum etVincentiwm ejus fi- 
lios ac dictvm Gcorginum fiUum dicli Iacobi nepotem ul supra ipsius testatoris 
et quemlibet insorum prò sua ttreia parte et equis, pprtionibus cum liac edam 
lege et conditione quod dictus Iaaobus et Vincentius et quilibet ipsorum prò 
sua lercia parte in casu necessitatis teneanlur prolùdere D. Georgio Ordinis 
Sancte Marie Annunciate Sturle etiam fillio ipsius testatoris : 

Item ipse testator dicil et declarat se tenari et obligatuwi esse Antonio de 
Valle de locis duobus Comperarum S. Gcorgii cum suis payis et proventibus 
vigore instrumenti scripti marni ut assentur Vincentii de Albara Notarti ad 
guod se refferi : 

Et hec est sua ultima voluntas : Cassans etc. 

Aduni Ianue in contrada Porle S. Andree videlicet in camera demus ipsius 
testatoris in qua jacet infirmus : Anno Domin. Natio. MDXVII Indiclione 
quinta secundum lanue cursuwi die Lune viytsima prima Septembris in lerciis: 
presentibus testibus Petro Sucha pedinaro q. lohannis lacobo de S. Skphano 
Bartolomeo de Zolesio q. Nicolai Dominico de Pillo q. Prosperi callegariis et 
Barlhoìomeo de Poliasca servitore ad premissa vocatis et rogatis. Atti del Not. 
Uiamlattista Spinola de Plazia. ■ — Fosrliaz. 2. 1516 ed altri anni misti). 



30G V I T T U K A 

stasse in. paese. Battista e la Violantina, non ricordati 
dal testatore non lascian dubbio d' averlo precorso al 
sepolcro: del figlio sacerdote lasciò la cura ( casochè 
bisognasse ) agli eredi in comune. Se il testamento 
ebbe effetto, la chiesa di s. Agostino accolse le spoglie 
dei Canonica ; del quale dirò per ultimo che spesso 
il suo nome vezzeggia ne' rogiti in Bertolino; ond'è 
pregio d'accorto lettore di non cambiarlo con un omo- 
nimo (1). 

L'usanza degli ornamenti murali che finora ho di- 
scorsi , proseguì con onore nel nuovo secolo , finché 
gli esempj della scuola romana , e le meraviglie di 
Pierino che li produsse fra noi , dimostrarono a Ge- 
nova come potevano le stanze de' privati lussureggiare 
di storie e di favole, e meglio ancora di fasti genti- 
lizj. E però fino al giungere del valoroso fiorentino e 
degli altri che a lui seguitarono, bazzichiamo in mae- 



(1) Che i Bertolini pittori pavesi sien due, n'è prova certa la matricola, 
che registrato al n. 12 il Bartholomeus de Canonica , registra poscia al 25 
un Berlolinus de Papia. Quest'ultimo ho creduto di rinvenire nel documento 
prodotto a pag. 32 del presente volume , non essendo verosimile che un 
uomo abbiente qual era il Canonica supplicasse al Governo per isgravarsi 
delle avarie. Similmente quel figlio di Bertolino, che trovammo a scolpire 
e a dipingere ancone a pag. 33 del volume medesimo, potrebbe generare 
gran dubbj per chi volesse conoscere a quale dei due pavesi appartenga. 
Considerando però che il figliuolo del Canonica si noma Ballista, , e Gio- 
vanni Battista quell'altro, ho preferito di stringere quest'ultimo al Berto- 
linus della matricola. In sì fatto concorso di somiglianze lascerò del rima- 
nente al lettore d'assottigliarvisi. ov : egli stimi che valga il pregio. 



CAPITOLO VI. 397 

stri più o meno seguaci del vecchio , e cresciuti per 
m avventura con quelli che abbiara finora additati. La 
matricola ce ne insegna parecchi , e ci vieta di pas- 
sarli in silenzio: Giorgio Brenta da Rezzonico , per 
via d' esempio , segnato per quarantesimo sesto , e fi- 
gliuolo di quel Giuliano che contasi al numero un- 
decimo. Del qual Giuliano non è lecito il fare stima 
sì vile, dacché il vedemmo ad appreziare i dipinti del 
Foppa : ne il figliuolo vorrem porre fra gli ultimi , 
guardando ai lavori nei quali avea mano già mortogli 
il padre. È associato nel 1509 ad un Francesco di 
Tremerio da Lodi, cinquantesimo sesto della matricola, 
nelle opere d'un fregio che composero di tinte e d'oro 
al patrizio Francesco Gentile Falamonica , imitando 
per costui cenno certi altri ornamenti onde aveano 
pur dianzi abbellita la sala d'Anfreone Usodimare (1). 



ili >J< In nomine Domini Amen: Nob. Franciscus Oentillis Falamonica q. 
1). Pancratii parie una el Franciscus Tremerius de Laude q. Bartkolomei et 
Georgius Brenta q. Iuliani pictores parte altera: Sponte et eoricm certa scien- 
tia percenerunt et pervenisse confitentur sibi ad invicem ad infrascriptam corn- 
positionem prornissionem et obligahonmi unius operis unins frixii faciendi per 
ipsos Franciscutn et Georgium pictores in Cantinata domus dicti Francisco 
sub modis et formi s dicendis et declarandis de quibus infra: Videlicet quia ex 
causa premisse compositionis protnissionis et obligJionis ditti operis dicti fn.cii 
faciendi per dictos magistros pirtores in dieta Cantinata domus dicti Francisci 
promisscrunt et promittunt et quilibet eorum in solidum dicto Francisco pre- 
senti et acceptanti depingere dictum frixium omnibus cxpedientibus el collonbus 
opportunis et necessariis et cum auro fino expedienli et opportuno ad ipsum 
frixium ad telarium Cantinate domus dicti Francisci in eo decore et ptderitu- 
Vol. II. — Pittura. »0 



398 r i t t e r a 

Il molo degli aggregali non tace un Benedetto Ma- 
zocco che vien dietro al Tremerio , notaio anch'esso 
negli atti col soprannome di Stradioto, e che troviamo 
compagno in certe opere ad Antonio di Odone altro fi- 
gliuol di Corrado ragionevole pittore d'istorie. Costoro 
dipingevano nel 1516 certa camera di Nicolosio La- 
sagna, non pur nel soffitto partito in quadri e in ro- 
soni e circoscritto d'un fregio, ma nel letto medesimo 
al quale parevano invidiabi! ricchezza i dorati e va- 



dint quale est illud nob. Anfrconis Ususmaris per ipsos magistros tei per ai- 
tatiti eomm depictum et Jactum et non de inferiori decore seu pulcriludine 
illiv.s Camino te dicli Anfreonis sed in omni decorosilate et qualilatc Ulitts : et 
dùtv.m frixinm depingere cmnino et penitus promissemnt dicli mag. Franei- 
scus et Georgius infra dian decimavi qu intani rnensis Fcbntarii proximc ven- 
turi anni de MDdecimo omni postposita contradicione ponendo in dicto /risciò 
il liti magislri aurv.ni colcres et quecumque alia opportuna et necessaria ad per- 
Jrctionem totalem dicti frinii eomm, propriis peccuniis. Et e converso i 
Franciscus causa et occasione dicti frixii depingendi ut supra dare et s< 
prcmissil et promUlit dictis Francisco et Geòrgie- magislris picloribus prò eo- 
mm mercede et aliorum positorum seu ponendorum per ipsos magistros in 
dicto frixio solidos triginta unum prò singnlo panno dicti jririi omni postpo- 
sita contradicione : et prediclum frixinm in decore et pulcriludine ut supra de- 
pingere et perfìcere promisserunt sub pena ducatorum quinquaginta avri em 
nunc contenta et taxata de communi consensu et accordio et attributo dicto 
Francisco prò ipsius jttslo damno et interesse qualenus id non pcrfecermi et 
penitus depinxerint infra dictam diem decimam quinterni dicti mensis Febrnarii 
proxim.e venturi ut supra: Renunciaulcs etc. — Adam lanue in Bancis vide.- 
Ucci ad barav.m mei Notarli infra scripti: Anno Domin. Natio. MDnoae I li- 
die tione undecima secundum lamie cvrsum die Yencris decima lercia Ini Iti in 
Ycsperis : presentibv.s Iacobo Salutio s-eaterio q. Augusiiai et IHaxio de Solario 
q. Nicolai civibvs lamie testibus ad premissa vocatis et rogalis. (Atti del NuC 
Antonio Pastorino. — Fogliaz. 28, 1509). 



CAPITOLO VI. 309 

riopinti rabeschi. Consta altresì dalle carte che i duo 
colleghi gli ornarono la casa al di fuori, che per qua' 
giorni non è lusso frequente, e dovette essere di pro- 
spettive e di fregi onde abbiamo reliquie in più luo- 
ghi di Genova. Il piatir che si fece a lavoro ultimato 
fra il cominittento e gli artisti, ci dà a conoscere duo 
altri, noto il primo all'elenco dell'arte, s' io metto gli 
occhi alla linea 55; il secondo non menzionato fuorché 
in documenti: Michel da Passano e Giambattista 
Braida. Chiamati costoro a sentenziare sul valore delle 
opere, ci si danno per tanto esperti nello cose del lor 
magistero, quanto rozzi a trattare la penna ; vizio an- 
tico e insanabile in così fatta repubblica (1). Ala come 



(1) Ihesus: Die XXVI Augusti 1516: « Michele Passano Ichane Bap!Ì3ta 
« Braida pictori elezuti per le parte concordati habiamo veduti li lavori 
« facti per mano di Benedecto dicto Stradicto a voi domino ISicheroxo et 
« per quelo habiamo pjduto con molta diligentia considerato oro colori 
« magistero da tute le parti de lavori judicamo per lo predente essere 

* quadri in lo solirio CCCXXV al precio di denari XVI vale luno com- 
« putate la roxa et la scornixeta li ragi et le stelle quale sono a li tra- 
« veti computati luno per 1' altro danari XU : li tr.iveti sono in numero 
« XVI vale luno 1. I sold. Ili : lo frixio a circuito al solaro vale lo pilmo 
« 1 I so d IIII computate le coione et frixo del lcoto: la faxata de la ca- 
« xa 1. LXV: et in qiesto precio pare a noi et secondo la verità per limo 
« e per l'altro sententi.ito per il nostro sapere et così per testimonio di 

* verna siamo sotoscripti et scripta la presente litera. — Io Michele Pas- 
« sano manu propria — Io Ioane Balista abiamo come sopra scrita. mi/m 
« propria ». — Actum, in Hancis videlicel aib%ncum mei Notarti infrascripti: 
Anno Domiti. Nativ. M "-'decimo sexto Indictione lercia secunìuni Ianue cursum 
àie Mercuri-i vijesima septima Aujusti in terciis: presentùus Fabiano de Cla~ 



400 PITTURA 

prevalsero entrambi in pittura d'altari, così non è in- 
giusto che sien consegnati nell'epoca nuova. Ben dirò 
che quel Canepa già scritto innanzi qual creato di 
Luca da Novara, e non ignobile autore di cose sto- 
riate, attese anch' esso a lavori di stanze, traendo un 
tal più al moderno nelle fogge dell'adornare, secondo 
che portava l'età. Piacquero sull'inoltrare del cinque- 
cento le rettilinee, quasi a simular gl'intravati, deco- 
rando i lacunari con rose d'oro in bei campi di tinta, 
e richiamando 1' imagine del genio greco e latino. I 
fregi medesimi de' quali proseguì l'uso ne' telai, che 
vestivano i muri, godevano popolarsi di figure, e pre- 
ludevano a quelle storie che fecero indi a poco sì do- 
viziose e magnifiche le sale dei grandi. Di cotal 
gusto colorì Nicolò di Canepa nel 1517 la caminata 
del drappiere Battista di Cavo nelle contrade dei ss. 
Cosma e Damiano , non deferendo al passato fuorché 
nelle stelle sfavillanti sul fondo azzurro al dissotto 
de' maggior travi (1). Ciò nondimeno se queste opere 



varo censario q. Iuliani et Biasio de Solario q. Nicolai cioibns laaue testibus 
ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Antonio Pastorino. — Foglia/.. 
37, 1516). 

ti) ►£« In nomine Domini Amen : Micolaus de Canepa pictor filius Slephaui 
spo?ite etc. promissit Baptiste de Caco draperio presenti etc. face re laòoreria 
itifrascripta in Caminata domv.s dkti Baptiste vidclicet depingere solarium diete 
Cantinate et facere rozetas intra quadros et qtie rodete esse debent de auro f no 
et diclos quadrcs de cvloribus et subtns bordoaaria esse debent coieria anurie 
fini cum svis stelli,! avri ac tti<xm depivgere friiium tabularti diete Carni 'mi Ir 






CAPITOLO VI. 401 

di pittura s'ammeglioravano nelle forme, d'altra parie 
scemavan di numero al sopraggiungere d'un'età nuo- 
va, e al rimularsi de' costumi onde volgovasi ad osten- 
tazion di grandezza quel ch'era prima modesto orn.'i- 



et quod frixium est affiguratum et figuras dicti frixii depingere cum oleo eieas 
ornare auro et ponere in medio dicli frixii aurum jtnum et predicta fieri dr- 
beant a la griseta (sic : que omnia suprascripta ipse Nicolaus facere dcbcat 
expensis suis propriis de omnibus edam compulatis lignaminibus et aliìs prò 
jiendis pontibus et ea perficere per lotum mensem Februarii proximt \ ventwniìn . 
Et versa vice didus Baptista sponte etc. dare et solvere promissit dicto Nieo- 
lao presenti etc. tam prò ejus mercede quam prò omnibus aliis suprascripUs 
libras octuaginta lamie in quibus ipse Nicolaus accipere teneatur et ita pro- 
missit in diminuitone dietarum librarum octuaginta lamie rnetrelas tres vini 
Corsi prò predo quo valebit ad commeatum et ultra dare et solvere usque in 
libras centum lanue si id dixerint et j udicaverint Petrus de Cavo filius dicli 
Baptiste et Baptista Solimanus banchalarius q. Michaelis judicio quorum re- 
spectu dicti suprapluris stare promisscrunt: et quas solvere promissit ipse Bap- 
tiìta dicto Nicolao in dies et perfeda dieta laboreria (sic) dare et solvere to- 
tani summam vel eam partem que reslaret ad habeudum omni exceptione et con- 
tradicione remota: et qui Nicolaus confessus fuit habuisse et recepisse a dicto 
Baptista in presentia mei Notarli et testium injrascriptorum libras quindecim 
lanue in sachetims tribus de libris quinque singulo infra solutionem pecunia- 
rum de quibus supra. Acto pacto expresso etc. quod casu quo in dicto labore- 
rio esset aliquid quod non esset in contentamento dicti Baptiste quod dictus 
Nicolaus ea iterum facere teneatur et ea facere in contentamento dicti Baptiste 
aut secundum et proul dixerint et voluerinl dicti Petrus et Baptista judicio 
quorum stare promisserunl : Que omnia etc. — Actum lanue in contrada san- 
ctornm Cosme et Damiani videlicet in Cambiata domus didi Baptiste : Anno 
Domin. Natio. MDXVII Indidione IIII secundnm lanue cursum die Mercurii 
XXI lanuarii in Vesperis: presentibus Bernardo de Acursio de Scxto q. An- 
tonii et Antonio de Sando Chrisloforo magistro antelami q. Perichoni testibvx 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Vincenzo de Franchi Rezzo. — Fogliaz. Q 

isn-18}- 



402 I'ITTU R A 

meato di privato famiglie. Ben. tosto, e direi quasi ad 
un tratto, impoveriscono le carte di consimili csempj, 
ed io ne raggiungo le ultime tracce in un Gerolamo 
da Pontremoli, trattenuto nel 1533 da Gio. Antonio 
Pallavicino a colorire un solaio delle sue case in con- 
trada de' Giustiniani. 

Spogliata così la matricola di quo' maestri che per 
gli anni da noi trascorsi o storiarono in tavole o tras- 
ser fregi in pareti od in palchi, rimangono soli e più 
scoperti a conoscersi coloro , ai quali col titolo dolio 
Statuto converrebbe in comune la qualità di scutarj. 
Ma come nelle costoro memorie s'incontrano di tratto 
in tratto lavori che van più oltre d' una pretta mec- 
canica, così nel lor novero si vogliono computare molti 
altri maestri che dieder' opera a cose non molto disco- 
ste dalla maggior pittura. A dir., dei quali ci conver- 
rebbe cercar ben alto le tracce del passato: e d'altra 
parte correndo la nostra via ci siamo un tratto sof- 
fermati a taluni che non si recarono a sfregio di met- 
ter pennello in somiglianti fatture. Diremo solo per 
ora che ad indagar sottilmente nelle loro officine , 
n'avremmo quasi un' imagine de' casi pubblici e de' 
costumi privati , vuoi negli arnesi domestici , o vuoi 
nelle varie armature che chiedevansi alla milizia , o 
nelle insegne le quali annunziavano il frequente ri- 
rautar de' Signori. Quel sì valente Giovanni da Ra- 
pallo, e così accetto al Comune fra i trecentisti, non 
compiacque per avventura alla Repubblica di solo quel 



CAPITOLO VI. 403 

pallio che vedemmo man ri arsi in presente alla Signoria 
di Milano. I manuali di Masseria paion mostrarcelo 
nel prezzo d' una ricca bandiera che nel 1349 fu la- 
vorata a dipinto pel doge Giovanni di Morta che poco 
durò per valersene (1). E ben si vede che 1' arte de' 
bandierai godeva di non so quale dimestichezza co' 
dipintori , essendo raro che i vessilli o di pace o di 
guerra non si mandassero al figurista per alcun sim- 
bolo di popolo o imagine di religione. Così un Nicola 
da s. Teodoro che leggiamo in coppia con Giovanni 
nell' opera della bandiera dogale , esce in campo di 
nuovo nel 1357 a fornire le insegne del Boccanegra 
e de' Gonfalonieri delle dieci Compagno e de' loro Vi- 
carj (2), D' egual mestiere- incontrammo più tardi un 
Benedetto d'Albenga famigliare e benevolo a Taddeo 
Bartoli, e suo mandatario poiché il sanese, mai sem- 
pre instabile, die' volta per la Toscana. Ma Benedetto 
rimase in Genova, e quando del 1405 si levò la città 



[I) MCCCXXXIVIHI V Mai) : lohannes Carpcnetus Nicolaus de Sanciti 
Theodoro et majister lohannes pintor .... prò cendatis prò filo ci faetwis 
et avariis xexilìi Domini Ducis prout continetur in apodixia scripta hoc anno 
die XVIII Aprilis manu Gcorgii de Clavaro — L. LUI sold. VII. (Massaria 
Communis lanue, 1348. — Arehiv. di S. Giorgio). 

t2) MCCCLVII XII lunii: Pro Nicolao de Sancto Theodoro: et sunt quas 
habere et recipere debet prò confaronis decem confaronorum et duorum Vica- 
riorum Compngnarum et duorum alliorum (sic) quos habet Dominus Dux : vide- 
licet prò cendato avariis et laboraturis de supradictis confaronis — L. LXX 
sold. VII. — (Massaria Communis ut supra, 1357). 



401 PITTURA 

a. festa pel giungere di Benedetto papa , provvide di 
suo magistero alle tre bandiere che doveano sventolare 
sulla torre del Palazzo pubblico (1). Altrettanto dirai 
degli stemmi od imprese che al cadere d'un dominio, 
o al cambiare di reggimenti, o al ricorrere di giorni 
solenni, o in apparecchi di oneste accoglienze , o per 
pompe di funerali decoravano i tempj o i palagi o le 
vie : cose tutte che l'occasione ci recherà sotto gli oc- 
chi col nome ad un tempo di provatissimi artefici. 

Stringerò per contrario in un corpo , e mostrerò a 
questo punto que' magisteri , che amici egualmente 
del pingere faceano più specialmente 1' industria di 
certi artisti : contuttoché, se guardiamo diritto , o per 
occasione o per gusto fossero esercitati in comune. So- 
pra di che mi tratterrò tanto solo che basti a chiarire 
come non fallissero in Genova a signorile delizia que' 
begli arredi che in altre terre italiane, e in Toscana 
massimamente, meritarono l'ingegno e l'opera de' più 
gentili maestri; materia nuova per noi, ed ignorata o 
disconosciuta da' nostri libri. Se piacque talvolta fre- 
giar di figure o intrecciar d'ornamenti, ad opera d'oro 
e di tinte, non pure i telai delle sale , ma il soprac- 
cielo dei tetti ed altre suppellettili di camera, ben più 
frequente, anzi d'uso continuo, fu ai cittadini il for- 



(1) MCCCCV II lanuarii: Pro Benedicto de Albingana bandererio : et sunl 
prò vexillis seu banneriis tribus noviter factis prò erigendis super turrim Pa- 
ludi Communis — L. ZIXV. — (Massaria Communis ut supra, 1404). 



CAPITOLO VI. 405 

nirsi di coffani o piccioli o più capaci secondo il bi- 
sogno o del riporvi le massecizie domestiche, o il cor- 
redo di novelle spose, o i gioielli e le altre preziosità 
delle donne gentili. De' quali lavori se in altre terre 
piacque dar carico agli scalpelli, e intagliarli d'avorio 
o di legni o d' altra materia più pellegrina , io per 
me non trovo che fra noi si costumasse di fabbricarli 
con altro pregio, od almen più frequente, che di pit- 
tura. E se in' è lecito il raffrontar questo genere ai 
principali, e il metterlo in grado di storia, non tacerò 
ch'egli segue le sorti e si mescola quasi coi più rari 
della maggior facoltà che noverammo pei tempi ad- 
dietro. I notularj di Bartolommeo Fornari serbano me- 
moria d'un Giovanni Rosso e d'un Rolando Sellario, 
che già del 1248 contraevano fra loro società di sì 
fatti lavori. Per volgere di molte carte e di molti no- 
mi si succedono questi maestri non infrequenti ne' 
secoli appresso; tantoché sarebbe lunga opera, e forse 
non utile , a sol contarli. Nondimeno v' han memorie 
che qua e là ci fan forza a ristare, o perchè si rap- 
portano a più degni artefici, o perchè metton luce do- 
ve prima era tenebra o mal sicura conoscenza de' prin- 
cipali. Perocché avvicendandosi 1' opera de' coffani 
col dipinger di storia , s' accomunano sovente 1' un 
coll'altro i maestri, come ad esempio in due rogiti che 
mi soffermano a mezzo il trecento. Neil' un de' quali 
un Giorgio da Gavi pittore e figliuol d' un Pagano 
scudaio, sentendosi in fin di vita , e ordinatasi la se- 

VOL. 11. — PlTTCTRA. 51 



406 PITTURA 

poliura nel vicino cimitero di s. Lorenzo, destina fra 
gli altri legati un suo coffano a Bartolommeo da Ca- 
mogli , e raccomanda a 1 costui consigli un suo creato 
Giacomino Farinello, raffermando così la patria in Li- 
guria e le stanze in Genova ad un pittor valentissimo 
che male intendeva a fraudarci (siccome ho già detto) 
uno scrittor siciliano (1). V'imparo altresì che al pari 



il) In nomine Domini Amen: Ego Georgius de Gavio pictor filius Pagani 
sauus mente et inteìlectu licei eger corpore in meo, bona et sana memoria exi- 
stens tmens dlvimm judiciiim cvjus hora nescilur de me et lonis meis talem 
facio disposkionem: Imprimis namque cum me mori contingeril meam obligo 
sepulturam in cimiterio Ecclesie S. Laurentii de lamia : Imprimis namque con- 
fi.'eor Notorio infrascripfo tamquam persone publice stipulanti et recipienti of- 
ficio publico et nomine et vice infvascripte parlis me dare debere infrascriptis 
partibus infrascriplas quantitates pecunie : et primo D. Francisco de Clavaro 
Canonico Ecclesie S. Laurentii de lanua prò pensione domus in qua habilo de 
Telerò solidos viginti : Item debeo eidem de novo in fine hujiis mevsis libras 
srptem : Item Si/moni Bestagno solidos triginta Ianue infra soìucionem debiti 
Ubrarum II solidorum X Ianue in quibus eidem Symoni tenebar et obligatus 
eram prò quadam fidejussione quam Jeceram versus dicium Symonem prò Ma- 
lino filco lohannis Sellarii de Saona et de qua fidejussione constabat ex scrip- 
tura publica manu Conradini de Pareto : Item Leonardo formaiario in Scuaria 
.solidos XVI de quibus habet in pignore a me unum graffitum argenti: Item 
lego Bùrtholomeo de Camulio pictori unum cofianum cum vitris qui sunt in 
ipso et totum artificium quod perlinct ipsi coffano et utris : Item- lego Loixine 
Jilie D. lohannis Sellarii vel alie sorori sue si non viveret unum epitogium prò 
/emina de bruitela scura et afflamato : Item confiteor me dare debere Bartho- 
lomeo de Palio scuario avunculo meo presenti et recipienti libras qualuor Ia- 
nue causa mutui: Jttm lego volo et ordino quod due partes asnexii rerum et 
benoriM quod et que sunt in quadam domo in Dcmocuìta et que fuerunt quon- 
dam Lino filia (sic) q. Nicolai Garroni de Cellis et quod et quantum ipsa 
ìi.ihi legavit in suo testamento scripto manu Antonii de Rappallo Notarii den- 






CAPITOLO VI. 407 

di tanti altri abitava in Iscuiaria nella casa del Ca- 
pitolo metropolitano, e che possessore d'un fondo nello 
contrade di Domoeulta, non oscurava il suo magistero 
collo squallore della povertà. Ma sovrattutto mi piaccio 
del vederlo in amicizia de' più eccellenti : che s'egli 



tur et distribuantur Inter pauperes parles due contrate de Domoeulta reliqua, 
Lercia pars perceniat ad heredem meum : /lem confiteor me dare debere Iohan- 

ni de Pissano cendac.rio solidos XXV : Item formaiario ad preseniem 

Medivlani solidos III denarios VI : Item confiteor me dare debere Nicolao de 
Fontana solidos Vili denarios UH: Item confìteor et pr»testor me reapere de- 
bere ab infrascriptis et primo ab Anthonio Periono solidos LUI qui restarti de 
facturis unius paoexori: Item ab Odono de Thomais de Varajine prò pensione 
aomus et terre qu%m coaducit a me libras sex vel circha : Item lego Iacobino 
Far ludo unum coffanum cum exeinplis fijurarum que sunt in ipso et omnes 
pecias prò ùruuiendo exceptis scripturis ita quod ipse teneatur stare ad consi- 
lium Bartholomei de Camulio pineloris et si transjresserit hoc mandalum tunc 
et eo casu nJul le<jO : Lego etiam fideicomnissarios meos et executores supra- 
dictorum Tegatorum meorum relinquo et esse volo Bartholomeum do Palio scua- 
rium aouncuhim meum lohannem Pissanum cenlacerium et Frane ischum de 
Bedicio ad quos volo quod peroeniant omnia bona mea et ipso, teneant in eo- 
rurn cirtuie quousque ■oenerit dictus Paga ius pater meus et si dictus Pagan .s 
non vioeret vel decederet sine hrrede legiptimo de se nato tunc et eo casu volto 
(sic) quol de dictis bonis meis facere possint ad eortem voluntatem ita quod sit 
in eorum arbitrio fueiendi de pr e dictis rebus quicquid voluerint: que ni Pagi- 
num patrem meum mini heredem inslituo si vixerit vel heredes suos ex ipso de 
legiptimo matrimonio nalos. — Actum Ianue in carrubeo Scnarie in domo Ec- 
clesie S. Laurentii in qua habitat dieta s Georgius: MCUCXXX.XVIII Iniic- 
tione XV die XXI Aprilis intra uonam et Vesperas : Testes Michael de Sige- 
stro corazarius Nicolaus de Fontana filius Guideti trombeta Antonius de Pa- 
ravaynia faber q. Clerici Nicolaus de Petra cintrachus Communis Ianue Iu- 
hannes Rex de Rappall^ pinctor storiarum lohznnes de Framura faber filius 
Mtchaelis fabri Petruì Jexorerius de Fmario. (A.tti del Not. G acomo Laaerni 
— Notul. 1, 1547-48/ 



■ 408 PITTURA 

morendo gratifica a quel da Camogli , non è meno, pie- 
toso il trovargli dallato negli estremi momenti quel 
valoroso Giovanni. Re da Rapallo che vantammo a 
grande onor di Liguria ne' precedenti capitoli. Non 
minore servigio ci rende sul morire un altro pittore 
di somiglianti arnesi, che nomasi Adorno da Va- 
rese, e che piissimo secondo sue facoltà, benefica di 
cinque soldi di genovine quanti spedali (e certo eran 
molti ) correvano dogi' Incrociati in Bisagno fino a 
quello di Capo di Faro, e di lire cinque il monistero 
che in Genova aveva titolo dalle Ripentite. Or questi, 
ricordando nel testamento i suoi debitori , mette in- 
nanzi per una casa concessagli a fitto in Iscutaria 
quel Francesco d'Oberto, antichissimo de' pittori che 
si conoscessero per esempj di tavole , e che tanto af- 
faticò le congetture nostre e le altrui. Il saperlo fra 
noi, e nel folto de' nostri artefici, non è lieve* guada- 
gno , e poco resta al bandirlo per ligure , quando al 
suo nome né egli dipingendo ne il notaio rogando 
aggiungono titolo alcuno d' origine (1). E però i do- 



(1) In nomine Domini Amen : Ego Adurnus de Varixio scutarius sanus mente 

licet eger corpore etc. In primis cum me mori continget corpus meum 

eligo sepeliri aptid Ecclesiali S. Laurencii de Ianua cui Ecclesie lego prò se- 

pulturis et exequiis funeris mei libras quinque januinorum Ilem lego 

Moìiasteìio de Repentiis (sic) libras quinque januinorum prò anima iuea: Item 
lego omnibus hospitalibus positis in Ianua et suburbiis videlicet ab hospitale 
Crucijerorvm, usque ad hospitale Capite Farii (sic) ipiis hospitalibus Cruci/e- 
rorum et Capite Farii ccmprehensis prò anima mea solidos quinque januinorum 



CAPITOLO TI. 409 

cumenti dei due testatori , non forse desiderabili pel 
nome de' due maestri, escano in luce coi più preziosi 
pel valore dello notizie che abbracciano. E seguitando 
coli' altro secolo, mi par da scrivere tra i cofTanai un 
Noè da Siena che visse stabilmente con noi (1). Quel 
Domenico da Vernio che rendemmo ai toscani, e quel 
Giovanni da Nervi che scovammo per nostro onore 
dall'obblio di più secoli , attendevano contemporanei , 



prò quoìilet dic'orum hospi/ariorum: Item confiteor me recipere debere a Fran- 
cisco de Oberto pi udore libras XXXVIII janninorum de quibus est instru- 
mentum scriptum marni Petri de Grata notarii: Item confiteor me recipere de- 
lere a dicto Francisco de Oberto libras quatuordecim lamie vel circha occa- 
sione pensionìs cvjusdam domus mee posile lanue in Scutaria de quibus est 
instrumentum scriptum manu Dominici Duranlis notarii : Reliquorum bonorum 

meorum mobilimi et immobilium ìieredcm insilino Iohanninam uxorem 

raeam ipsa stante vidim in habitti viduali etc. etc. — Aduni lanue in con- 
trada Scutarie in domo in qua habitat dictus Adurnus in cantinata diete do- 
mus: Anno Domin. Nativ. MCCCLVII Indictione Villi secundum cursum la- 
nue die XVII Aprilis paulo post Axcmarias serotinas : presenlibus testllus 
GuJ.lehno Pcrtacha stagnarlo Leonardo Clavonerio q. BUsannis lohanuino de 
Casleliono stagnarlo Dolfino Periaclia fi: io dicti Guillelmi Iohanue Rege pinc- 
tore Petro Fabro de IlUce Petro de Finario tezaurerio et Iokanne Mustino cai- 
derario avibus lanue. (Atti del Not. Antonio Turco. — Fogliaz. 1, 1357). 

(1) In nomine Domini Amen : May. Noe de Senis picior habitator lanue 
omni modo jure tia et forma quibus melius potuti fecit constituit et ordinavit 
suum certum nuncium et procuratore-m lullannm de Carlo de Castronovo pre- 
sentem et acceptantem etc. — Adum Janue in Palacio Communis ad banciim 
juris D. Vicarii Dom. Potestalis lamie: Anno Domin. Natio. MCCCLXXXXVI1 L 
Indictione V secundum cursum lanue die XVII I Maij in terciis: Testes Lau- 
rent ius de Casali q. Iacobi Bartlwlomeus de Ponte filius Lodixii et lohannes 
de Carrega Notarmi cives Janue ad hec vocali. (Atti del Not. -Giacomo da 
Camogli. — Fogliaz. 1, 1397-98', 



4 i PITTURA 

e in Campetto assai viein di bottega , a sì leggiadro 
artifizio; ed entrambi operarono fra noi lungo tempo, 
e Domenico vi pose un suo figliuolo , Pellegrino di 
nome, ali 1 orefice con Antoniotto Bosio che si contava 
fra i più valenti di quest'arte così amica ai pittori. I 
fogliazzi di Paolo da Recco e del Fazio seniore ag- 
giungono a questa un'ultra coppia di coffanai, Dome- 
nico d' Jacopo pisano e Benedetto di Gregorio da 
Colle in Val d'Elsa: dell'un notaio sotto il 1433, del- 
l' altro sotto il 41 ; argomento di stabil dimora. E 
per gli anni medesimi, e non meno di due Justri con- 
linui, si mostra de' più affaccendati in quest'arte un 
Giovanni di Michele da Valenza , del quale abbiamo 
la prima notizia del 1423 nelle carte di Pietro Bosco, 
per un assetto di conti con Leone di Gand battiloro , 
o 1' ultima da Violante sua moglie che in assenza di 
lui cede a titolo di locuzione (per servir di nutrice) una 
sua schiava negli atti di Biagio Foglietta (1). Con 
altra scritta s'obbligava per altri a Triadano Lomellino 



1, In nomine Domini Amen: Violante uxor may. Iohannis de Valentia ma- 
gislri coffanorum absentis a dottale lanue et districtu de cujus adcentu non 
speralur infra menses sex locacit et titolo locationis dedit et concessit lohauni 
Boecio palerio cioi lanue quamdam sclaca.ti ipsius Vtolantis vocalam Margari- 
ta™, cimi lacte sanata et nitidam ete. etc — Actttm lanue in contrada Mal- 
cantoni sub porticu domus Notarli infriiscripli : — Anno Domiu. Natcv. 
MCCCCXXIlll Jndictione X secundum lanue cursitm die XIV LUI Apri'i; 
arca tercias : presentibus Iacobo de Costa Molano et Haptista Daljno /ilio 
Lodisii civibus lanue testibus vocatis et rogatis. (Atti del Not. Biagio Foglietta 
— Fogliaz. 2, 1430-33 ). 



CAPITOLO VI. 411 

di certa somma , e Donato da Pavia gliene stava 
mallevadore; bei nomi già conosciuti al lettore, e che 
a Giovanni paion render sembianza di buono arti- 
sta (1). 

Ed altri parecchi potrei riferirne se giovasse al mio 
assunto o conferisse ad altrui diletto ; ma per cose si 
fatte chi vorrebbe piacersi in un elenco di nomi? Ba- 
stino due altri lombardi (e a quel che sembra del lo- 
digiano) i quali hanno eguale il cognome, ed ebbero 
forse le sorti : Gaspare e Giovanni dall' Acqua. Del 
primo che giunse agli anni della n atricola è quasi 
un tedio il ridire , che in ogni altro servizio di pit- 
tuTa uscì fuori ai nostri occhi , somigliante a certuni 



(1) In nomine Domini Amen: Iohannes Michaelis de Valencia magister cof- 
fanorum sponte promisit et solempniter convcnit miài Notario infrascripto tan- 
quam persone pvhlice stipulanti et recipienti nomine et vice Triadani Lomelini 
hcei absentis et per me (lieto Triadano et omnium et sinyulorum quorum inte- 
rest intererit tei in fulurum poterit interesse dare et solcere dido Triadano 
infra tres menses proxime venturos libras quinquaginta lamie et hoc in casu 
quo Petrus Parmarius non dederit et soherit dido Triadano infra dicium lem- 
pus dictas Ubras quinquaginta etc. Et prò eo de predictis omnibus ut supra....^ 
intercesserunt et Jidejusserunt Manuel de Ripalta faber quantum prò Loris vi- 
gintiquinque januinorum et magister Donatus de Papia pictor quantum prò 

libris vigintiquinque januinorum etc. — Actum lanue in contraete, 

Competi videlicet in apotheca dicti maj. Iohannis: Anno Domin. Nativ. mil- 
lesimo quadrinyentesimo vigesimo sexto Indictione X secundum lanue cursum 
die Sabati tigesima prima lunii post tercias : presenlibus presbitero Antonio 
de Albertis capellano Ecclesie lannensis et Gulielmo de Framura cultelerio te- 
stibus vocalis et rogatis. (Atti del Not. Pietro Foglietta. — Fogliaz. 1, 142Q 
ed altri anni diversi).. 



412 PITTURA 

che brigano in ogni luogo e con tutte persone. Ai 
coffani attese non men di proposito che agli altri la- 
vori, e tenne più ajuti a bottega; e specialmente un 
Giovanni di Gazzo già suo discepolo , con cui tolse 
lite, composta in ultimo per l'intramrnettersi di Vin- 
cenzo da Brescia, di Bernardo Re, e d'un Ottobono 
d' Annone pittore che non si nomina altrove (1). A 
quest'ultimo incontro non ria gravo specchiarci in Ga- 
spare, per conoscere in quali confini e sotto qual leg- 
ge si contenesse il magistero dei coffanai , al quale 
sortirono in più occasioni le controversie medesime 
eh' io ebbi a notare fra legnaiuoli e pittori. I maestri 
d'ascia, o carpentieri come altrimenti si nominavano, 
aveano ogni dritto sull'opera del comporre il legname; 
e se Giovanni d' Alessandria vendicò alla pittura la 
facoltà dell' intaglio , non fu mai vano lo statuto di 
cotesti manuali che commettean tavole ed assi desti- 
nati ad abbellirsi di tinte o d'altra più nobil materia. 
Gasparino, o più audace o men docile, si condusse a 
violarlo chiamando in sua casa chi fabbricasse forzieri 



,li MOCCOLI! XV Septembris : Iohann<>s de Gazo pictor . . . . .prclendit 
habere debere ab ipso Gaspare (de l'Acqua) prò suo salario et mercede post- 
quam dictus lohannes fuit etatis conoenientis ad laborandum de arte pictura- 

ruìn et fabricando cofauos usque in Jiem prcsentem etc Se compro- 

misserunt et plenum liberum ac generale compromissum jeeerunt et f aduni in 
Bcrnardum Regem Octobonum de Auono et Vincentium de Bresia pictores 
ai lanua. i Da un rogito del Not. Antonio Fazio seniore. — Foglia/. V.\ 
1460-62). 



CAPITOLO VI. 413 

e casse pe' suoi pennelli ; ma il collegio de' carpen- 
tieri ne levò tal rumore che i magistrati lo richia- 
marono in fede (1). Ciò avvenne fin dal 1452, e per 
gli anni seguenti non veggo che i termini dello Sta- 
tuto patissero alterazione. Contrappongo alla diffalta 
di Gaspare la lealtà di Giovanni dall' Acqua mercè 
d'un contratto che segna la data d' anni quindici ap- 
presso, e che aggiunge non so qual luce alle pratiche 
di tal mestiero. Per questa polizza un Gregorio Cara- 
bello da Zoagli prometteva a Giovanni, pena venti- 
cinque fiorini, di ammanirgli per anni cinque quanti 
coffani e coffanetti gli bisognassero per l'arte sua del 
dipingere, e gli uni e gli altri della consueta ca- 
pacità (così l'atto) onde appare eh' ei si facessero e si 
spacciassero come cose a dozzina. La faccenda del 
congegnarne la parti aveva anch'essa , per quel che 
sembra , una certa sua norma , perocché il legnaiuolo 
si legava per patto di non commettere insieme più 
che due assi così nel fondo come nel coperchio e nelle 



il) MCUCCLXI die X Mar tu: III. et Exc. D. Dux et Magni/. Consilium 
DD. Antianorum in legitimo numero congregatorum: Intellecta controversia 
vertenti inter Gasparinuni de Aqua una parte et Consules magistrorum artis 
assie ex Altera occasione laborerii certarum capsiarum quas fecit labcrare idem 
Gasparinus in domo sua contra Capititla artis magistrorum carpentariorum ut 
ipsi asservnt: tolentes loctim esse justitie commiscrimi et committunt spcctàb. 
D. Mathco de Curie Vicario Ducali qui partibus suprascriptis auditis juribus 
earum iniellectis Capitulis diete artis vi>is prejatis III. D- Duci et Consilio 
rejcrat si Capititla predieta obstant Ixbonrio prenominati Gasparini vel ne. 
(Areliiv. di Governo — Decrctorum 1452). 

Vol. II. — Pittura. 52 



414 PITTURA. 

sponde di ciascun coffano , né di usarvi altro legno 
se non che d'àlbora. Consentiva di rincontro il pittore 
che pel tempo segnato non volgerebbesi all' opera 
d'altro maestro, e che ad ogni vendere che facesse i 
suoi commi , ne pagherebbe a Gregorio il valore con 
lire otto di Genova per ogni paio d'un grande e d'un 
piccolo (1). Le quali condizioni ci affermano cotesto 
Giovanni fra i più laboriosi e più fortunati, e il confer- 



ii) In nomine Domini Amen: Gregorius de Carabello de Zoalio bancalarius 
ex causa paetorum et prò precio infrascritto sponte etc. promisit et se obliga- 
vit Iohanni de Aqua piclori q. Petri presenti et solemniter stipulanti eidem 
Iohanni usque ad annos quinque proxime venturos dare vendere et iradere ac 
amannare omncs coffanos et coffanetos quilus indigebit dictus Iohannes usque 
ad terminum predictum prò exercitio arlis sue magnitudinis et latiludinis coti- 
suete et bonos mercan'iles ac construclos silicet coffanos de tabulis arbore bonis 
et sufficìentibus cimi coperchiis fondo et spondis de petiis duolus prò quolibet 
et ita demum quod semper habeat pcnes se ipse Iohannes prò dicto exercitio 
site arte coffanos duodecim et totidem coffanetos et hoc prò prelio et ad ratio- 
nem librarum odo Ianue prò quolibet crff'ano ctim suo ceffaneto dandarum et 
solvendaritm per dictum Iohannem dicto Gregorio ni dicclur. Versa vice dic- 
tus Iohannes ex causa dictorum paetorum promisit et se obligavit dicto Gre- 
gorio solemniter stipulanti accipere dictos coffanos et coffanetos et solvere dic- 
ctum precium eorum venditis dictis coffanis et coffanctis per dictum Iohannem 
et exacta dimidia predi eorum et cujusltbet eorum: hoc declorato quod durante 
dicto tempore et observante dicto Gregorio predieta non possit ipse Iohannes 
emere coffanos vel coffanetos aliquos ab aliqua persona nisi demum si non ac- 
tenderet ipse Gregorhts : sub pena fior cnorum vigintiquinque Ianue taxata etc. 
Aclum Ianue in Fossatello ad bancum mei Notarii infrascripti : Anno Domin. 
Nativ. MCCCCLXVII Indidicne XHIIjuxla moretti Ianue die Vencris XXXI 
lulii in Vespcris : Testes Angelus Berrinus q. luliani et lacobus de Ferrariis 
jormaiarius vocali et rogati — (Atti del Not. Lazzaro Raggio. — Fogliaz. 
14, H67). 



CAPITOLO VI. 415 

mano per giunta lo società ch'egli tolse con pittori va- 
ienti, fra i quali non posso fare ch'io non rammemori il 
Nicolò Corso da Pieve di Vico , che già contammo fra i 
buoni ajuti del Mazone e fra i più eletti pennelli del 
quattrocento. È anzi verosimile che questi esordisse 
tra noi nella officina del coffanaio, dacché l'acconciarsi 
eh'ei fece col dall'Acqua rimonta nulla meno che al 
1469, e gli accordi a cui si sommette son di giovano 
voglioso a intraprendere anziché di maestro già sicuro 
in fortuna. Di che in' abbandono nel testual docu- 
mento (1), lasciando al lettore di spiare in quel testo 



(1) >£ In nomine Domini Amen : Iohannes de Aqua pictor et coffanarius q. 
l'etri ex una parte et Nicola Corsus de Plebe Vici Corsice q. Lombarducix 
pictor et coffanarius ex altera parte: sponte etc. Contrhaserunl (sic) et con- 
trhasisse sili ad invicem et vicissim confessi fuerunt societatem de artibus prc- 
dictis in Ianua exercendis duraturam usque ad annum unum proxime ventu- 
rum: Et in qua societate tcneatur dictus Iohannes errogare quecumque neces- 
tarii prò dictis artibus exercendis et dictus Nicola exercerc debet ad predictas 
artes exercendas viriliter personam suam ad comodimi et augumenlum socictalis 
predicle et ipsorum sociorum : et debent et tenentur alter alteri de gerendis et 
administrandis occasionibus predictis facere et reddere bonam veram et legalem 
rationem cum reslilucione reliquatus semper et quandocumque unus alteri du- 
xerint requirendum. De omnibus vero lucris que Deus dederit in societate pre- 
dieta occasione ipsius in qua ctiam tenetur dictus Iohannes virililer exercere 
partem suam habere debet dictus Iohannes duas tercias partes et reliquam ter- 
ciam partem habere debet dictus Nicola detractis prius ex predictis omnibus 
txpensis factis scu fiendis prò dictis artibus exercendis per dietim Iohannem. 
Declarato tamen quod dictus Nicola tcneatur ad terciam partem pensionis apo- 
tece et dictus Iohannes ad reìiquas duas tercias partes : sub pena florcnorum 
deccm Ianue taxata in quantum tocics etc. — Aclum lanue in Fossatello ai 
hancim mei Notarii injrascripti: Anno Domin. Nativ. MCCCCLXnono In- 



416 PITTURA 

da quali principj movesse un artefice che d' anno in 
anno avanzò nella stima de' nostri e fu onorato di 
allogazioni cospicue. E de' coffani sia detto abbastanza; 
diremo ora degli scudi, i quali siccome in popolo ani- 
moso e guerresco dovettero tenersi in conto d' arnesi 
comuni e pressoché necessarj. 

L'argomento del mio lavoro portava che fin da prin- 
cipio io facessi alcun cenno degli scudai , ad annun- 
ziare se non altro confessi non si scompagnassero in 
tutto dai dipintori, e non fossero così spregevol parte 
della costoro famiglia come altri imaginò per inscizia. 
Basterebbe aver corse cogli cechi le memorie de' più 
illustri toscani, e un sol tratto considerato come in i- 
scudi campiti d' oro o di tinte potessero desiderarsi o 
fregiature od jmagini non punto indegne di pennelli 
industriosi e valenti. Ma perch' io non esca di casa 
nostra , il giottesco Giovanni da Padova che quasi 
primeggia fra i trecentisti, non fu timido a rivelarcisi 
in alcun atto per maestro scutario. Benché non è uopo 
d' esempj , quando leggiamo per quella età come un 
popolo d'artefici, o per loro talento o secondo occasione 
alternassero nelle scritture il titolo di pittori a quello 
di scudai. Tanto e vero che gli uni e gli altri si ri- 



dictione prima j uè fa morem Ianuc die Yeneris XV Septembris in terciis: Te- 
sta C de Zoàlto loMnnes MòUmrius ambo batickalarii et Nieolaus 
• Notarius tocati et rogati (Atti del Not Lazzaro Raggio — Fogliai. 
16, 14 



CAPITOLO VI. 417 

pùtavano d'un consorzio medesimo, né troppo si par- 
tono questi da quelli in età più tarda , allorché la 
matricola nuova li mescola di tal ragione, che il più 
acuto giudizio non giungerebbe a discernerli senza il 
sussidio de' documenti. Vero è che fin dal secolo xiv 
si levarono taluni a più nobile uffizio , ed abiurarono 
in. tutto od in parte quel dipingere di minore mo- 
mento; e vedremo per pochi esempj nominarsi costoro 
in qualche atto o pittori di storie, di figure o di santi. 
Ma in generale, per indietreggiare che si faccia nelle 
antiche carte , ci avvolgiamo fra gente che non cura 
gradisce d' un modo V un titolo e 1' altro , e che si 
continua e s'avvicenda per modo che i lor nomi non 
prima s' arrestano di quei che cessino gli atti o vuoi 
privati o vuoi pubblici. E noi di mezzo a tanta mol- 
titudine di nostrani , e di forastieri onde ci appaion 
gremito le contrade di Scutaria (o Scuaria), e fra tanta 
congerie di rogiti i quali troppo più ragionano di 
transazioni private che d'arte o di certi lavori, dispe-" 
ramino di mettere innanzi uno sterile elenco di nomi 
senza recar tedio al lettore , o gittare la fatica ed il 
tempo in opera vana. Quel che ci parve non ozioso 
alla storia e conforme all'istituto delle presenti notizie, 
aguzzammo l'occhio e la mente in quo! folto di labo- 
riosi, adoperandoci a spiarne lo pratiche, a ritrarne il 
costume, a rintracciarne le sorti ; tatto cose che rac- 
colte su pochi uomini, riescono ad invagino di molti 
e sto per dire di tutti. Come la materia ci consenta 



4!8 PITTURA 

di scendere alla matricola , metteremo più scrupolo a 
distinguere i nomi: non per questo che cresca pregio 
al mestiere o valore agli uomini, ma perchè gli son- 
dai, fatti volgo a quest'ora, non si confondano a quo' . 
virtuosi pittori che lodammo già innanzi e che restano 
a lodarsi in progresso. 

Dico adunque che gli scudai (a quali arnesi appli- 
cassero la mano e l'ingegno) non facevano altra opera 
che del dipingere. Gli scudi, varj d' uso e di forma e 
di nome, uscivano in buon assetto ai pennelli dalla 
officina de' tornitori , così nominati per più secoli , e 
quasi consorti a' corazzai, ai toracieri, non che ai 
fabbri di cappelletti e di cervelliere e d'altre armature 
guerresche. Il titolo del lor magistèro s' ajutava del 
più largo vocabolo : né per questo uno od altro mae- 
stro, specialmente negli anni più tardi, dubitava d'u- 
sarne alcun altro che rispondesse più da vicino alla 
propria industria. Indi leggiamo promiscuamente gli 
artefici quando di palvesi e quando di targhe o targoni 
secondo la mole; talvolta di rotelle, tal' altra di tavo- 
lacci; indi alternati no' rogiti gli appellativi di p&ve- 
sarius , di tarconerius, di rotellarius, di tabidacerìus , i 
quali cedono di tratto in tratto ai più comuni di pictor 
e di scutarms. Che se inoltriamo ai più antichi, c'in- 
contreremo sovente ad un altro lavoro che dilegua per 
tempo : voglio dire alle tafferie, forma singolare di sup- 
pellettili, piatta e di picciol labbro sul far d'un vassoio, 
che rechiamo tuttora, con parola vernacola non molto 



CAPITOLO VI. 419 

disforme, ai servizj casalinghi della cucina. Se a tale 
uffizio giovassero fin d' allora, o se dagli usi di guerra 
calassero agli usi domestici ritenendo il lor nome, la- 
scerò eh' altri ne congetturi a sua posta. Ma quanto a 
Die v 1 hanno indizj che mi trascinano a dubitarne, mas- 
simamente il gran traffico che ne correva tra Genova 
ed altre provincie d' Italia e così di fuori, con Monpellier 
sovra tutte. Do luogo ad un rogito fra i molti, pei quali 
mi si appalesa or questo or quest 1 altro de' maestri scu- 
dai a rimanersene ad opera nelle sue stanze o veleg- 
giare per la Provenza con un suo carico di simil merce, 
fatture in parte di propria mano , e tolte in parte a 
eredenza d' altrui bottega (1). Aggiungi che sì fatti la- 
vori, come in mano degli scutarj, non andavano mai 



(1) *%* Ego Obertus Raida scutarius confiteor Ubi Jordanno (sic) scutario 
de Rappallo me Imbuisse et recepisse a te tot tefanias depinctas : Reimncians 
exceptioni non habitarum tefaniarum et omni alti juri et exceptioni : tende et 
prò quibus Ubi vii tuo certo misso per me vel menni missum dare et solvere 
promitto libras tresdecim et soldos duos lamie tisque mensem unum proxime 
tenturiim vel antea si antea venero de Montepesulano ad quem locum iturus 
sum ad presens cum predictis tefaniis: alioquin penarti dupli diete quantitalis 
cum omnibus dampnis et expensis elapso termino proplerea factis Ubi stipulanti 
promitto te inde credito de dampnis et expensis tuo simplici verbo sine leslibus 
et juramento et omni alia probalione : firmis mancntibus supradictis : et proin- 
de omnia bona mea habila et habenda Ubi pignori obligo. — Actum lamie sub 
porticu domus Marchisini de Cassina judicis : Testes Qahanus de Cassino et 
Albertinus de Clavarofilius Bonardi med,ici: Anno Domin. Natio. MCCL XXVIII I 
die XXVII Oclubris Indictione sexta inter primani et terciam. (Atti del Not. 
Ugolino di Scarpa — Kotul. segnato 1286). 



420 PITTURA 

senza tinte; e m 1 è prezioso un colai documento dei 
123G, che ci mostra le tafferie non più colorate ad un 
campo ma variate di figuro e d'imagini, non altrimenti 
che le targhe e i palvesi (1). In un Bónfante scndaio 
del 1274 ho pure esempio del dipingere che facevi; n 
essi a vario disegno listello e travi da comporne sof- 
fitti e soppalchi di fabbriche, e quasi a dozzina innanzi 
al comporli in opera (2). Ora questa gente affaccendata 



(1) ►£< Ego Iohannss scutarius filius q. Lanfranci smtarii promltto Ubi Io- 
kanni Morrisio fingere Ubi lofanias melius quam poterò usque ad duos anrios 
proximos et olii persone intra dictum termi/ium tafanias non pingam et ipsas 
tebi pingam bene et dccenler et diligente)' : alioquia si de predictis in aliquo 
contrafecero penam librarmi quinqne lamie Ubi stipulanti dare promitto et prò 
pena et dictis omnibus etc. Et ego dictus lohaunes Morrisius promitto libi dieta 
Iohanni scutario dare Ubi suficienles tofanias ad piugendtim usque ad dito*- 
antiPS proxime venluros et dare Ubi prò picturis solidos quinqne prò qualibet 
duodenz lofaniarum grossarum quas niihi pinieris et prò qualibet duodena 
parvarum solidos UH et prò codem predo pingere debes mihi tojanias prefis- 
sas in quohbet cenere (sic) imagimim: alioquin penam librar um quinqne Ianue 
Ubi stipulanti spondeo prò pena et dictis omnibus omnia bona mea etc. Duo 
instrumenta tinius tenoris inde fieri rogant. — Actum Ianue sub volta Forti. 
Tcstes Ollobonus Torncllus et V. Pellis : MCCXKIV I die XVÌIII Marcii an- 
te terciam. (Atti del Not. Bonvassallo di Cassina: Cartul. 1236-39). 

(2) In nomine Domini Amen : Ego Bonfans scutarius filius Iacobi Episcopi 
scv.larii promito et convenio libi Iannino de Predono impingere Ubi bene et le- 
galiter et de borio colore omnes illas rigas parafogias zembinos trabes quas et 
quos (sic) Ubi nccesse sunt in quadam domo tua quam facis in Predono : de 

Ma opera consigliare et dare semper quando eis nccesse fueril et ad 

suficientiam prò dieta labore meo de qualibet riga et zembino denarvum unum 
et d.ìnidium prò quohbet et de qualibet parafogia denarios duos et de quohbet 
trabe denarios Villi Ianue : et dictum laborem Jacere Ubi de illa opera que 
Ubi placuerit saltem de monstra de illis quos Ubi dedi et consonavi : et prò- 



CAPITOLO VI. 421 

in sì vario mestiere , ma tutta accolta (o poco meno ) 
in un vicolo della città, bisognosa com' era dell'altrui 
braccio, vo' dire de' tornitori, de' mastri d'ascia, e non 
di rado altresì de' cassai, non però si mischiava a tal 
fatta lavoratori, ma fosse la somiglianza del magistero, 
o lo scambievole aiuto, o alterno esercizio d' entrambe 
le arti, non. solamente si stringevano per affetto , ma 
spesso partivano le fatiche e accomunavano le stanze 
co' più valenti maestri della pittura istorica e della 
sacra. 

Non è facile a raccontare com 1 ei si tenessero per un 
solo consorzio, e così ne' modi del vivere, e nella ele- 
zione degli sponsali, e nel sollecito comporre d' alcun 
dissidio, e nel pronto sovvenire ai bisogni reciproci, e 
nel fare 1' un 1' altro a fidanza, e nelle pratiche stesse 
di religione, si adoperassero di reggerlo in pace e man- 
tenerlo in prosperità ; tutte cose che manifeste in mi- 
gliaia di rogiti, sfuggono appunto alla nostra penna 
per soverchianza d' esempj. L'arte de' dipintori non ha 



mieto insuper libi escusare Ubi in dicto labore illos solidos triginla sex lamie 
quos Ubi dare remanet dictus pater rneus Iacobus una cum .... Ocello occa- 
sione convenii : predicta omnia et sinjida promito Ubi attendere compiere et ob- 
servare et in nullo contravenire alioquin promito Ubi dare et solvere libras 
quinque lamie ad tuam voluntalem : stib pena dupli etc. — Testes Bonichus 
Sicamedalia macelarius et Nazarius taliator : Actum lamie sub archivolto . . . 
Anno Domin. Nativ. MCCLXXIHI hidictione prima die quinto lulii inter no- 
nam et Vesperas. (Atti del Not. Giovanni di Corsio — Cartul. 1274). 
Vol. II. — Pjttoea. 53 



422 PITTURA 

nota di proprj Consoli innanzi al secolo xv ; gli scudai 
fin dal 1302 me ne accennano tre in Oberto Raida, 
in un Viviano e in un Paolino. In costoro, come in 
uomini specchiati ed interi, si commettevano d' ogni loro 
interesse, associandoli come lor sindaci e procuratori ai 
due conestabili di Scutaria, i quali erano in tal anno 
Accorso Mascarello ed Oberto Basso (1). A tanta concor- 



(1) In nomine Domini Amen : Infrascripti scaturii et pictores atque aliarmi 
artium infrascriptarum omnes de viciuia scutariorum Ianue nomina quorum 
sunt hec: Johannes Casarex : Vicinus sctttarins : Peyre de Guasco: Obertus 
de Sigestro pinctor : Iohannos Opizonis pinctor: Bertholinus batislagnum: 
lohannes Ispancnsis : Simon Frenerius : Bi'ecius de Varisio scutarius : Vics- 
rornes batislagnum : Obertus Bassus sellarius : Luehetus de Solario de Levi 
pinctor : Francischus qui facit caligas nomine heredum q. Bertolli Borri sodi 
sui prò quo herede seu keredibus promisit de rato: Fredericus de Cenegho 
xcutarius: Petrus de Casalino nomine Iohannine uxoris sue prò qua promisit 
de rato: Andriolus de Aretino: Iohanninus de Busalla : Rolandus de Cern- 
ivano: Niger sellarius: Gullielmus de Varisio: Rolandus de Varisio : Ga- 
briel de Naulo : Acursus Mascarellns: Gullielmus Grill us scutarius: Lan- 
francns scutarius: Iordanus scutarius: Rem Bertholinus batislagnum nomine 
Bonaye uxoris q. Oberti de Varisio prò qua promisit de rato : Uem Rolan- 
dus de Cembrano nomine Aydeline cognate sue prò qua promisit de rato: Item 
Fredericus de Cenegho nomine Filipi sellarli prò quo promisit de rato : Pau- 
Iinus scutarius: Obertus Raida: Item dictus Paulinus nomine Floriete fre- 
icialricis uxoris q. Masti scutarii prò qua promisit de rato : /lem Niger sel- 
larius nomine Mibii frexeterii prò quo promisit de rato: Item dictus Pauhnus 
nomine Oberti de Levi prò quo promisit de rato : Item Gullielmus de Varisio 
nomine Iohannine cnxitricis nebiatorum (sic) prò qua promisit de rato: Petrus 
fornarius : Item omnes predicti de dictis arlibus nomine Derose scutarii prò 
gito promiserunl de rato : Item Acursus Mascarellns nomine Iohannine Jilie 
sue prò qua promisit de rato: et predirti et quilibèt eorum unanimiter et con- 
eorditer nemine discrepante nominibus eorum propriis et nominilus iìlorum prò 



CAPITOLO VI. 423 

dia non ostava che toscani e lombardi e di quanti con- 
tadi ha la Liguria convenissero a tal inestiero fra noi : la 
somiglianza delle opere, le consuetudini della vita, gli 
abiti del vicinato, componevano gli animi e quasi li 
stringeano in famiglia. Nel tórre aiuti a bottega, nello 
accordare i salarj, nel prestar cibo e ospitalità ai la- 
voranti, prevengono di lunga tratta il costume de' di- 
pintori ; e non dispiaccia il produrne esempio in un 
Bartolo di Bono da Firenze , il quale s 1 acconcia a 
servizio di Guglielmo Grillo da Zoagli, il più riputato 
per avventura fra gli scudai di Genova (1). Ma i più. 



quibus ut supra promiserunt de rato: fecerunt constituerunl et ordinaverunt 
eorum et cujuslibet eorum diclis nominibus certos nuncios sindicos auctores et 
procuratores et loco eorum et cujusllbet eorum proni melius possunt Obertum 
Raidam Vivianum scutarlnm et Paulinum scularium eorum Consules alqite 
Acursum Mascarellum et Obertum Bassum eorum Conestabdos necnon Gul- 
lielmura de Varisio omnes presentes et mandatum recipientes ad agendum etc. 
etc. — Actum Ianue in Ecclesia Sancii Laureata: — Anno Domiti. Natio. 
MCCCII Indictione XI IH die XXI I Madii circa nonam: Tesles David de 
Pinu executor et Gualtcrius de Predono. (Atti del Not. Ambrogio di Rapallo 
— Cartul. 1302). 

(1) Ego Bartholus filius Boni albergatoris de Florencia promitto et convenio 
Ubi Guillelmo Grillo scutario me stare tecum hinc ad menses tres proximos 
causa Iaborandi tecum in apotheca tua et ublcumque volueris in civitate Ianue 
causa pingendi et Iaborandi de arte tua atque a laborerio tuo non discedam nec 
fttgiam infra dictum tempus sed potim de dieta arte per dietim lempus ad u- 
tilitatem tuam in Ianua laborabo nec cum alio in lanua intra dicium tempus 
laborabo sine tua licentia et res tuas custodiam et salvabo et fraudem in eis 
non committam et de nocte per dictum tempus vigilabo et laborabo videlicet illis 
noctibus et per illud lempus noctis quibus et per quod homines diete arlis vi- 
gilant et laboranl de nocte. Versa vice ego dietim Guillelmus promitto et con- 



/(24 PITTURA 

maturi nell' arte non tanto si comportavano da supe- 
riori coi lor creati o fattorini che fossero , quanto si 
porgevano, ove accadesse, ad uffizj paterni, o vuoi del 
proteggerli ne' lor diritti, o d' aiutarli ne' lor bisogni, 
o d' emendarli se punto fallissero , o ritenerli se tra- 
scorressero in nulla. E alla debita censura, se il con- 
siglio era poco, aggiungevano firme solenni e santità, 
s' era d' uopo , di giuramenti : e la mano del notaio 
vergava talora nelle tavole scritte quel che prima la 
voce del maestro avea ricantato nel recinto della offi- 
cina. Non posso tenermi ch'io non dia luce ad un ro- 
gito, o se m' è lecito il dirlo ad un patto domestico , 



venie tibi diete Bartholo te tenere in domo me a prò lai/oratore meo per dietimi 
tempus mensium trium et tibi dare ad laborandum per dictum tempus et Ubi 
t radere victum et potum et hospicium in domo mea compelentem et ultra tibi 
dare et solvere promi/to prò salario et mercede persone tue quolibet mense dic- 
torum mensium trium solidos deeem lamie. Predio (a omnia et singula promit- 
limus et convenimus nobis invicem solemni stipulatiòne attendere compiere et 
observare et cantra in aliquo non facere rei venire sub pena sold, XXXX Ia- 
nue inter nos invicem stipulata et promissa quam penam nobis invicem dare et 
solvere promittimus vidclicet contrafaciens et non observans observanti quociens 
in aliquo contrafleret ratis manentibus supradictis : et proinde et ad sic obser- 
randum obliyamus nobis invicem pignori omnia bona nostra habita et liabenda: 
et juro ego dictus Bartholus ad Sancta Dei Evangelia tactis scripluris ut su- 
pra attendere confitene in ventate esse majorem annis XX faciens predicta 
omnia Consilio testium infrascriptorum quos meos consultores et vicarios ap- 
pello. — Actum lamie in porticu domus quam habitat D. Andreas de Bartho- 
lomeo judex': Testts lohannes de Rappalo speciarius et Manuel de Casublana 
de Pelio : Anno Domin. Nativ. MCC'CX Indictione VII die XI Januarii inter 
nonam et Vesperas. (Atti del Mot. Enrico di licceo. — Cartul. 1307-12). 



capitolo vr. 425 

nel quale non so se-trionfi o Tobedienza ò" un travialo 
o il sollecito affetto di. due prudenti che lo seguivano 
con occhio di padre. Presso alle soglie del duomo di 
s. Lorenzo il 19 gennaio del 1282 in sull'ora di terza 
se ne vengono Accorso Mascarello e Visconte bat- 
tistagno, due de' maestri di Scutaria, con esso un Be- 
cherio altrimenti Alberto da Milano pittore, e come 
è credibile, a loro servizio o d' alcun di loro o d' un 
qualche vicino. È quarto della brigata David di s. Am- 
brogio notaio, affinchè le parole dei tre, o meglio le 
promesse del giovane, sien consegnate alla carta e ri- 
mangano in fede pubblica. Quivi il Becherio si chiama- 
in colpa , e confessa di tutta voglia che in quanto si 
legava al Visconte e al Mascarello, era tutto per suo 
benefìzio, e per un rendersi eh' ei volea fare ai lor buoni 
consigli, come figliuolo ad affettuosi parenti. E giurando 
per gli Evangelj prometteva eh' ei non andrebbe d'al- 
lora in poi dove fossero bische così da perdervi come 
da portarne quattrini, né si lascerebbe tirare per lu- 
singhe di scioperati là dove si perdesse la notte a spen- 
der tempo e danaro. Che se pure, che Dio non voglia, 
gli fosse intravvenuto di fallire ai propositi , egli era 
contento di cadere per ciò stesso nella pena di cento 
soldi, dà pagarsi loro a ciascuna diffalta, de' quali fin 
d' ora li faceva sicuri sui proprj beni. Solamente non 
gli negassero un tal po' di risquitto ne' dì festivi, e in 
compagnia degli amici , non mica a menar baldorie , 
ma sì a diportarsi un tratto modestamente, e di guisa 



42G PITTURA 

che il massimo dello spendere (com'egli tornava a 
giurare) non passerebbe la misura di sei denari (1). 
Io so che molti rideranno di tanto nel nostro secolo ; 
così son mutati, anzi (che dico io?) rovesciati i costu- 
mi. Intenda ciascuno a suo senno ciò eh' è debito di 
storico il raccontare ; ed entri nel carattere di quegli 
antichi, che tali promesse faceva il giovane al vecchio 
e 1' operaio al maestro in cospetto de 1 sacri tempj , co- 



fi) In nomine Domini Amen: Ego Becherius sive Albertus de Mediolanno 
(sic) scutarius et pinctor confiteor vobis Vcsconli batistagno et Acurso Mascha- 
rello pinctori aduni esse Inter me ex una parte et vos ex altera, per factum 
et stipulacionem solennem valatum et valalam inter nos occasione utilitatis et 
comodilatis mee ut vobis debeam promittere et attendere et observare i/.frascrip- 
ta: Unde volens vobis observare promissa promitto et convenio vobis et a iet 
vestrum quod de cetero aliquo tempore a presenti die in atitea non '. 
ad aliquem luium taxilorum ubi moneta aliqua seu denarins ponaltir vel luda- 
tur perdalur vel Iwretur nec ad aliquem repellum seti ad aliquem insom 
ubi seu cui aliquis denarius perdatnr vel per aliquam personam interpo < 
salvo quod infesto principali passim solummodo amicis mcis erpendre 
in dettar ios sex tantum et non ultra sine vestra licenlix vel alterius vestrum 
et non passim habere dictam licentiam absque amborum vestrorum voluntate. 
Predilla omnia et singula promitto vobis attendere et observare et in nullo con- 
traccnire alioquin promitto vobis dare et solvere prò qualibet vice qua contra- 
feccro in pecunia numerata solidos centum Ianuefirmis manentibus omnibus et 
singulis suprascriptis et proinde omnia mea bona habita et habenda vobis pi- 
gnori obligo jurans ad sancta Dei Evangelia omnia et singula suprascripta at- 
tendere compiere et observare et in nullo contravenire. — Actum lanute ante 
Ecclesiam Sancii Laurenlii: Anno Dornin. Nativ. MCCLXXXII Indici ione no- 
nu die XV li II lanuarii circa terciam: Testes Iacobus Grifus Antonini Car- 
pe-nelus et PUnusboni de Vernana scriba. Atti del Not David di S. Ambro- 
gio. — Cartai. 1282;, 



CAPITOLO VI. 427 

me gli atti della vita civile dovessero prender regola 
e norma da religione. 

E poiché cade il destro non lascerò d' accennare co- 
me gli uomini di Scutaria, così vicini com' erano al 
s Lorenzo, tenevano in questa chiesa le lor ragunate, 
o quivi deliberavano sulle cose dell'arte e stipulavano 
fra loro o con gente estranea le lor transazioni. Per 
gli ufSzj consueti della pietà si accoglievano in una 
lor panca, la quale porgeva all' altare già menzionato 
di N D. ; ne per questo in confuso, ma ciascuno al 
suo posto ordinario e in istallo suo proprio. Perocché 
il luogo delle lor devozioni tenevasi in conto eguale, 
od anzi maggiore, del lare domestico: e come parte di 
patrimonio si perpetuava ne' figliuoli e nei nipoti. Per 
entro alla panca medesima e lunghesso la fila, sedeano 
più basso le femmine, ed esse pure distintamente : dico 
le donne degli scudai , od altre congiunte di sangue 
come che fosse ai maestri della suddetta contrada ; nò 
stimo che morto il marito od alcun prossimano qualsiasi, 
vi durassero volentieri a doppiarsi il dolore della propria 
orbita. M' induce a crederlo un atto, per verità singo- 
lare, con cui Giovannina rimastasi vedova d'un Paolo 
scudaio, vende il suo stallo per soldi diciassette con sei 
denari ad un' altra Giovannina figlia del q. Moisello 
Bocca da Voltaggio e sorella d' Gpizzino battistagno (1). 



(1 hi nomine Domini Amen: Ego Iolmnnìna uxor q. Pauli scutarii vendo 
cedo et trado et quasi tibi Iohannine fiìie q. Morselli Buche de Vullaiio ei so- 



428 PITTURA. 

Così si viveano in non so quale società fratellevole , 
senza vanità perdio in mestiero modesto, e senza in- 
vidie per l'abbondar che faceano a lavoro. Possessori co- 
m'erano, gran parte almeno, delle case che abitavano, 
e pronti ne' lor testamenti a beneficare ospitali e chiese, 
ad ogni tratto, se cerchi ne' rogiti, ti avvisano della 
loro prosperità, Questo per tutto il secolo che ho corso 
finora ; se inoltri al vegnente, si diradano le occasioni 
delle opere, e con esse i nomi degli scudai. Forse al 
mutar cho s' è fatto gli usi della milizia, cotali arnesi 
meglio che a bisogno di guerra servivano a .pompa, e 
se l' esercizio si fece più scarso , guadagnò di dovizia 
e di squisitezza. Nel quattrocento son pochi i maestri, 
ma più valenti, e quasi tutti toscani , né sarei lungi 
dal credere che a questa età si effettuasse la congiun- 
zione dei pittori e de' tarconieri in un solo collegio. 
Toccano ancora alla vecchia epoca un Giovanni da 



rovi Opecini batista;) ai de Vultabio unum menni banchum cimi jure ipsius queni 
habeo in Ecclesia Sane ti Laureata de laaua de versus altare Virginis Marie 
et est uaus e e illis baachetis qui est in bancha homiaum de coatrata Scutarie 
que baacha est in dieta Ecclesia de versus dictum altare et super quo sedere 
consueti finito predo solidorwn XVII denariorum VI lamie quos a te hahiisse 
et recepisse confiteor etc. etc. — Actum Ianue ante Ecclesiam Sancti Laurea- 
ta-. Testes Thomas de Clacaro films Francisci de danaro Notarius Iacobus de 
Sancto Nazario et fraler Leo Minisler Ospitalis Misericordie : Anno Domin. 
Nativ. MCCCXXIIII Indictione VI die XXII Madii hora Vesperarm. (Atti 
l>el Not. Bartolomeo de' Bennati. — Cartul. 1324). 



CAFfrcLO vr. 429 

Lucca e un Nicolò da Mulazzo, del 1371 ambiduc (1); 
e quel Pietro da Siena che vedemmo tra i Consiglieri 
dell' arte nel 1413, ricompare davanti ai Consoli della 
Ragione a chiedere la sua mercede per dipintura di 
certe falde; nondimeno così il sanese come il Inni- 
giano e il lucchese non tacciono mai la qualità di 
pittori (2). Da Pisa provenne ancora un Giacomo di 
Camogliano, assai ovvio negl' instrumenti notarili col- 
V aggiunto di cittadino e abitatore di Genova, e maestro 
il più spesso di quella foggia di scudi onde si corre- 
davano i tavolaccieri o famigli della Signoria. Ed è 
ragionevole il dargli per figlio un Gregorio, il cui 
nomo divaga tra il 1450 e il 60 con titolo di palvesaio : 
specialmente adoperato ne' disastri di Famagosta a di- 
pinger falde con insegna di crociati (3). 

(1) MCCCLXXI XX Maij : Iohanes de Lucha smtarivs seu pintor testis 
productus etc. — Nicolaus de Mul.acio scidarius seu pinctor testis producius 
etc: examinatus dixit se tantum scire .... quod Mi pacenscs qui pignorati 
Juerunt de dicto Martino Juerunt pincii per ipsum testem et suoi piane sex Mi 
qui ìiabeat frixium etc. etc. — ^Volume di Notari ignoti), 

(2) >Ji Die Veneris XVIIII Iullii (1413): Mag. Petrus de Senis pinctor 
consiitutus in jwe et in presentia Dominorum ConsuUum ( sic ) Racionis Oivi- 
tatis lanue dicit et exponit quod ipse habere et reciperé debet ab Antoaiaclo 
de Iloneto libras novera januinorum salvo jure carculi: et sunt prò resto libra- 
rum XIIII januinoriim occasione jadarum (sic) quinque novarum eidem vendi- 
tarum et traditarum et occasione pincturarum odo Jadarum eidem factarum 
quaritm petit etc. — Citatus fuit ycrsonaliter dictus Antoaiacius per Hasswm 
de Castiliono nunciura ut relulit prò die crastina ante tercias ad respoudeudum 
diete peticioni. (Suddetto volume Diversorum di Notavi ignoti). 

(3) MCCCCI.I X Martii : Pro Gregorio de Camuliano profaldis novera cum 
vexillo CVwcv's. (Arch. di S.Giorgio. Cartul. 1551. — Rado sumptimm Famaguste). 

Vol. II. — Pittura. 5-t 



4-30 pittura 

Né da costoro distraggo un terzo ni Camogliano no- 
mato Ambrogio , eh' io trovo Console de' tarconieri nel 
1476, eh 1 è un dire anni cinque innanzi alla riforma 
degli statuti e al rinnovarsi della matricola. Né di 
costui, né d'un Francesco Ruisecco, né d'un Giovanni 
da Calvi, né d'un altro Ruisecco per nome Giacomo. 
eh' io leggo accolti in una sola scrittura, si trasse ve- 
runo fino al tempo de' nuovi capitoli fuorché quest' ul- 
timo, che gli atti dicono fratello al Francesco , e che 
segue per settimo nel novero degli aggregati. Mi giova 
sostare alquanto alla scritta che fa cenno di loro, perchè 
ci ammonisce d' un ordine vergato nella vecchia legge 
e rifiutato dalla novella, o perchè troppo acerbo, o per- 
chè di più danno che utilità ad entrambi i collegj e 
de 1 pittori e de' rotellai. Voglio dire il divieto che il 
lavoro degli uni non avesse a immischiarsi degli al- 
tri, sotto pena di lire dieci a ciascun fallo: di che si 
facesse prova per testimonj , e sentenza pel Console , 
assistenti al giudizio alcuni uomini dell' arte. Di tanto 
invidioso costume è imagine viva il tenore d'una con- 
danna eh' io porto in luce, pronunziata del 1476 con- 
tri il Cristoforo dalla Torre , già troppo a noi noto, 
però che inscritto fra i dipintori avea posta mano nel 
lavorio degli scudi e trafficate rotelle (1). Accenna il 



(1! ►£ MCCCCLIXVI die XXlIll Maij paufo post Vesperas in apotheca in- 
fruscripti Ambrosii. — Ambrosi us de Camuliano consul artls tarcoiteriorum 

ò-ise scularìorum ac Franciscui de Ruiseco et Iacobus de Ruiseco fratrts 



CAPITOLO VI. 431 

verbale ad un tal capitolo aggiunto ne' loro statuti elio 
espressamente il vietava : capitolo che indarno si cerca 
fra i trenta della riforma che giunsero a noi. E senza 
questo si svelerebbe a più indizj 1' abolizione dell' o- 
dioso precetto ; specialmente alla promiscuità de' lavori 
negli uomini dell' arte, e in ciò stesso cho il dalla 
Torre in età più tarda pennelleggiava su targoni e 
rotelle, anzi su quaranta di queste destinate al presidio 
di Lerici coloriva 1' imagine di s. Giorgio per commis- 
sione delle Compere (1). 



tarconerii siee seniores (sic) et Ioharmes de Calvi etiam larconerius site sen- 
ior: Visis testibus ad inslantiam dieti Consulis receptis per qnos dare constai 
Cristoforum de Turri pictorem se intromisisse de dieta arte scutariorum labo- 
rando de dieta arte: item se intromisisse vendendo roandellas propter quod per 
duas vices inctdit in penam librarmi decem januinorum virtute capitulorim 
diete artis de materia loquentium etpresertim capituli posili sub rubrica Ad- 
ditio etc. Habila etiam alia ampliori informatione de prediclis omnibus mature 
consideratis precipue quod dictus Cristoforus non est stularius et dictam ar- 
tem numquam didicit: Omni modo jure via et J orma quibus mclius potuerunt 
et potest dictus Consul et homincs diete artis predicti pronunciatemi dictv/n 
Cristoforum pictorem incidisse bis in penam dictarum librarmi decem janui- 
norum in dicto Capitulo contentavi et propterea eumdem Cristoforum condem- 
naccrunt et prò condemnato habere voluerunt et dedaraverunt in dictis libris 
viginti vidclicet in libris decem prò singula vice que libre viginti applicentnr 
prò dimidia Palribus Commuuis prò Opere Porius et Moduli et prò. alia di- 
midia diete Arti ipsorum scutariorum seu tarconeriorum secundum formaui 
dictorum Capilulorum, — Testes Ianinus de Facio callegarius et Iohannes de 
Àlamania capellerius juerunt ad predicta vocali et rogali — Extractum est ut 
supra : Laurentius de Calvi Notarius. ( Archivio munic pale. — Fogliazzo 
Atti de' PP. del Comune, 1477-80 ). 
(1) MCCCCLXIXVII die XXI Febrmrii: May Christoforus de Turri 



432 PITTURA 

Del resto siccome avvenne ne' maggior gradi della 
pittura , così a mezzo il secolo scemando i toscani , 
succedettero in cosiffatto opifìcio i lombardi, e non pochi 
de' nostri si mischiarono a loro. Da Rapallo uscivano 
i Ruisecco de' quali vedemmo un Francesco ed un 
Giacomo, e ai quali aggiungerò un Benedetto, che 
per nulla non se ne discosta negli anni. Han tutti al- 
cun titolo nelle ragioni che teneva il Magistrato sud- 
detto per gli stipendj di Lerici, d' Amelia e di Pietra- 
santa (1): nò soli appariscono a cotali bisogne. È quinto 
nella matricola, ed era Console all' epoca del ricom- 
porla, un Domenico da Tivegna sugli ultimi confini 
della Liguria Orientalo, e lui pure conoscono i cartu- 
lari di s. Giorgio come un Antonio da Lavagna , quat- 
tordicesimo nel catalogo dell' arte. E il vicin Kecco 



pktor prò Pelro de Frevanle ad computum pretti tarconornm XX ad soli. UH 
prò singulo et rodellarum XXXX ad sold. XV prò singula cum vexillis Sancii 
Georgii etc. (Ardi. S. Giorgio — Cartularium Officii, 1487). 

(1) MCCLXXVIF — Expense Castri Amelis — Pro Francisco de Eoiseco 

prò predo rodellarum novera ad sold. X. Item prò reparatione tar- 

chetarum XXII ad sold V. Itcm prò pirtura parvexorim ad sold. 

II li. ... . etc. 

MCCCCLXXVIIII XV Maìj — Communitas Petresancte — Pro Bene- 
dicto de Ruicecho tarchonerio prò rutellis XXIIU ai sold. XII singula et 
prò tarehono uno ad sold. XV. — Pro Iacobo de Ruicecho tarchonerio prò 
rutellis XII predo predicto et tarchonis seplem. 

MCCCCLXXVIIII die XIII Augusti — Expense Tlic's — Pro Iacobo de 
Roicecho de Rapallo tarchonerio prò tarchonis quituor ad sold. XXXVI prò 
singulo etc. i Arch. S. Giorgio — Cartul. Off. 1477 e 1479 ). 



capitolo vr. fùìo 

mandò i due Sgrana, Marco e Lorenzo: sognato il 
primo col numero 27 fra gli aggregati, e il secondo 
u distanza di figlio (qual era) da padre, col 36. Costoro 
han voce frequente, e sto per dire importuna nei re- 
gistri del pubblico, né tanto usan dirsi pittori o scii- 
ta rj quanto fan tornitori o legnaiuoli; tanto caddero 
in vieto le gelosie del passato. Entrambi servirono al 
Comune, e spesso in fatture di poco rilievo ; ond' io sto 
contento al tener Marco negli scudaj col citare i tar- 
goni che per ordine degli ufficiali di Balìa provvide 
ni bisogni della Compagnia Pisana (1). Egual carico 
ebbe un Martino da Santolupo (2) , dal quale ordisco 
la breve nota de' forastieri, e con cui la matricola conta 
il decimo inscritto. Luca suo figlio lo segue da lungi 
al quarantesimo quinto , e succede a costui Giorgio 
Brenta figliuol di Giuliano, da Rezzonico entrambi; 
tutta gente alla quale convenne forse penar la vita 
secondochè scemavano gli usi e la necessità del me- 



li) MCCCCLXXXXUII die XXVII /unii: De mandato Itt et Magnif. Of- 
jteii Balie etc. : solvile Marco Sorana prò predo larconorum triginta. quinque 
distribuendos (sic) in Societate Pisana et compensandos in paga ventura ut de 
aids dietimi est: libras sexaginta unam sive 1. LXI. — (Arch. Govern. — 
Diversorum, Voi. 61, 1494-96). 

i2) MCCCCLXXXXIIII die XXVII lumi: De mandalo ìli et Magmf. Of- 
fidi Balìe etc. Vos spedate Donate de Marco et. Io. Ambrosi de Nigrono Mas- 
sarii ipsius Officii: Solvile Martino de Sanctolupo prò precio tarconoruvi vi- 
ginti ad sold. triginta duos prò singulo que larcona distribuì debent in Socie- 
tate Pisana compensandos in paga ventura : libras triginta duo sive XXXII. 
[Diversorum ut supra). 



434 PITTURA 

stiero. Tre da Como ne addita l'elenco, Alberto, Gio- 
vanni e Bartolommeo ; ma gli atti non rendon cenno 
che di quest 1 ultimo, benché ne aggiungano un quarto 
col nome di Pietro. Quel Pantaleo Berengerio, ch'è 
ventottesimo tra i confratelli, chiuderà la presente lista, 
tarconiere anch' esso e pittore, e degno che si conservi 
a memoria più tarda per avare- iniziato alla pittura un 
valentissimo del seeolo appresso. 

Questi uomini accenno alla sfuggita, e timido quasi 
che alcun severo me ne ripigli, com'io presuma di 
dar luogo in istoria a chi ebbe merito a pena da far 
volgo tra i professori di maggior grido. Ma so. che i 
discreti non me ne daranno carico , argomentando le 
cagioni onde mi mossi a registrar tanti nomi quanti 
ne registra la matricola, e ad esplorare le costoro for- 
tune quantunque ignobili sempre e nel progresso in- 
felici. Imperocché colla prima di coteste fatiche , per 
vero ingratissima , rispondo ad un modo e a chi dis- 
pregiò le nostre arti e a chi troppo le mise in alto , 
e m 1 affido che d' ora in poi non si bisbiglino in con- 
fuso né quinci né quindi i nomi del collegio pittorico, 
senza recare a ciascuno quel grado di stima che può 
competergli. Coli 1 altra pei non mi parrà d' aver punto 
nociuto alla dignità della storia, se toccando degli usi 
e dello condizioni dell' arte inferiore, avrò cresciuto un 
tal nulla alla cognizione de 1 tempi e de 1 costumi del 
popolo. Il perchè, continuando alla mia materia, raf- 
fermerò per escrnpj 1' associar che si fece della pittura 



CAPITOLO VI. '435 

scutaria al lavorìo del tornire le targhe, del fasciarle 
di saldo cuojo, e di quant' altro appartenesse o somi- 
gliasse in alcuna guisa a siffatto mestiere. Già del 1497 
m' avvengo in un rogito pel quale il vecchio Brenta 
g il da Santolupo, e il Berengerio con essi, si con- 
fessano debitori a Baldassare Adorno di lire 185 e soldi 
undici, e ad altri ancora di varie somme, per compra 
di cuoi di Barberia. Altre carte mi fanno accorto, che 
di cotali maestri taluno commetteva e spianava gli 
assi, il più sovente di pioppo , altri attendeva al ve- 
stirli o intonacavali a tinte o venia figurandoli , ed 
altri conformando le cuoja agli scudi li facca ricchi 
ad opera d' oro o di variopinti ornamenti. Ma sebbene 
in cotesti lavoratori non mancasse a tal uopo alcun 
ingegno o perizia d' artista, non potea scendere in re- 
taggio a' lor figli fuorché 1' esercizio d 1 un' industria 
alla quale scemava qualsivoglia speranza nell' avvenire. 
Cadute siccome assurde le sospettose privative de' tempi 
addietro , s' andò cercando rimedio ne 1 patti sociali , 
onde si reggesse quel magistero che d'ogni parte crol- 
lava per dissuetudine. Le filze del notaio Imperiale ce 
ne porgono imagine in una convenzione del 1511 , 
dove Marco Sorana e Pantaleo Berengerio e Fran- 
cesco Tremerio , co' giovani da Santolupo , Sorana e 
Brenta, assottigliarono la mente per francarsi da quelle 
eh' essi diceano lesioni dell'" arte loro (1). Non si vide 



(1) %i Ihasus. — la nomine Domini Amen: Marcus Sorana q. Petri Pan- 



43(5 r it t u n a 

mai por iscritto più molesta o più sordida schiavitù : de- 
nunziarsi Y un T altro il lavoro fatto e il da farsi, met- 
tere in comune le robe comprate e compartire il gua- 



tnleo Berengerius q. Baptiste Franciscus Trimerius q. Bartholomei Georgius 
lirenta q. Iuliani Laurentius S ora n a Jìlhts elicti Marci et Lucasele Sancto- 
kipo q. Martini omnes magistri tarchonorum et pictores in Janna animadver- 
tentes esse in arte ipsorum aliipias non bonas consuetudines que sine ulto eo- 
rìtrn beneficio datti ipsis multas lexiones et volentes ipsis prò posse ipsorum ob- 
ciare : ideo omnes suprascripti de acordio presentes ac sponte et ex eorum 
certa scientia nulloqtie juris vel facti errore dntti seu modo aliquo circumventi 
sed ornai modo fare aia et forma quibus melius et validiws potuerunt et possimi 
ptrvencrnnl et pervenisse sibi invicela et vicissim confessi fuerunl ad pacta et 
tomposiliones infrascriplas v- Videlicet quod quisque ipsorum possi! fabricare in 
sua apotheca tarchonos rudellas pavexios et banderas ac similia pertinentes (sic) 
ad dictam suam artem : volimi tamen quod in vendia ipsorum quam facient tei 
aliquis ipsorum faciet servetur et servari debeat modus infrascriptus : videlicet 
quod quando continget ipsis aut alicui ipsorum vendere aliquam raubam de sua 
opotheca quod talis qui wndet sit obligalus per totam ipsam diem qua faciel 
dictam talem vendiam sub suo Muramento notificare reliquia- suprascriptis veti- 
diam ipsam sub quibus modis formis et quibus preciis ipsam vendiam Jecent 
el quantum summam ipsisque et cuilihet ipsorum ojferre suam pattern sive ra- 
lam infermi exclara-ndam quam parlerà si volu&rit in ipsis habere possit et 
debeat eam %ebere : Et quia prefetti Marcus Sorana et Laurentius ejus Jilius 
mnt ambo magistri et Jabricatores tarchonorum pavexiorum ac rudellarum et 
similium et dictus Laurentius solits est majister piclure quia dietns Marcus 
non s:it fingere ideo ex omnibus laboreriis fiendis in apotecis omnium ipsorum 
• l de quibus fiet aliqua vendia ut supra dictum est quisque ipsorum habere de- 
beat suam parlerà ad ralam videlicet sextam partem ipsius vendie si tamen el- 
legerit ci non aliler pretcr ex laboreriis que venient ad jornalam in quibus non 
crii nixi -(sic) lieta a ex qtiilus dicti Marcus et Laurentius solum habere debeaut 
ipsi ambo partem unam atlenlis suprascriptis : Et quia prò fabricatione dicto- 
rum tarchonorum pavexiorum et similium est. opus anrare tabulas corea el si- 
milia prò ìtsu diete eorum artis est aduni Inter eos patio expresso quod ille 



CAPITOLO VI. 437 

dagno dello vendute, e ad ogni reticenza una multa, 
e un giuramento a ciascuna denunzia , e mille altre 
pastoie, se regga 1' animo a correrle intiere. Ma ruppe 



ex eis qui emerit aliqua prò fabricacione alicuius rei sue artis sit obligatus 
per totani ipsam diem qua faciet dictam emptionem sub suo juramento notijt- 
thare omnibus aliis suprascriptis emplionem ipsam quam fecerit de quanta stim- 
ma erit quibtis preciis et terminibus eam fecerit et ipsas teneatur . . . et dare 
suam ratam diete emptionis si eam voluerint vel aliquis ipsorum voluerit. Et 
quia sequi posset quod aliquis ex suprascriptis haberet in apolecha aliquem la- 
boratorem seu famulum aut aliam personam que venderei et vendiam facsrel 
ex rebus apotece magislri ipsius sit obligatus dictus talis magisler quum pri- 
mum noticiam habueril de dieta tali vendia per totam ipsam diem nohfichare 
reliquis sociis suis et ipsis offerre suam ratam in omnibus et per omnia prout 
supra dicturn est : Et volunt dicti Marcus et sodi quod presens instrumentum 
ac omnia et singula in eo contenta durent et serventur per ipsos ad unguem 
rout jacent per annum unum proxime venturum sub pena ducatorum decem 
januinorum solvendorum per partem non obsenantem et totiens quoliens non 
observaverit vel contrafecerit aplicandorum videlicet dimidia ipsorum DD. Pa- 
tribus Communis Ianue et reliqua dimidia ipsis reliquis qui obseroaverint seu 
non contrafecerint : Que omnia etc. — Actum Ianue in burgo Sancii Stephani 
videlicet in mediano domus solite habitationis mei Notarli infrascripti: Anno 
Domin. Nativ. millesimo quingentesimo undecimo Indictione tercia decima se- 
cundum Ianue cursum die Veneris XVI Maij in terciis: presentibus Angeleto 
de Castiliono Petri et lacobono de Carexeto q. Opicii laboratoribus artis lane 
teslibus etc. 

►p Ihesus. — 1512 die Sabbati III Ianuarii in Vesperis sub porticu Nobi- 
lium de Nigro in Bancis videlicet in bancho Bartholomei de Nigro presentibus 
Bartholomeo de Vadesturla et Antonio de Auria revenditorihus : — Suprascripti 
Marcus Sorana Franciscus Trernerius Laurentius Sorana et Lucas de San- 
lucha (sic) q. Martini quatuor ex sex nominatis in iaslrumento suprascripto 
contentantur et volunt prò parte ipsorum quod instrumentum suprascriptum non 
habeat locum nec teneatur prout et sicut factum non forel et hoc attento quod 
D. Petrus lohannes Capitaneus galearum Vulturi vult certam raubam ab uno 
ex eis videlicet a diclo Pantaleone et non vult faciat in socielate suprascripta 
Vol. II. — Pittura. 55 



498 PITTURA 

gli accordi un Pier Giovanni da Voltri capitano di 
galee, che voltosi a Pantaleo Berengerio per certo 
acquisto d' arnesi , gli pose legge di sprigionarsi da 
quel consorzio. E Pantaleo così fece, e parecchi degli 
altri, e Giorgio Brenta per ultimo, se ne chiamarono 
contenti per atto pubblico; tanto incresceva a ciascuno 
(e a chi non increscerebbe?) tal peso. 

Sì fatto immiserire dell' arte scutaria fa sembrar meno 
strano quel voltarsi che già meravigliammo di certi 
pittori a ben altro mestiere, e quel rassegnarsi a più 
vili ufficj e a fatture prettamente dozzinali ond' è larga 
copia d' escmpj ne' razionali della Repubblica. Ma che 
diremo del Santolupo giuniore, il quale s' accorda coi 
Consoli degli ortolani d' andarne viaggiando in Lama- 
gna per compra di buona semente da rigenerare lo 
sverze? (1). Così come indoghiamo talvolta il novissimo 



quare bona de causa contentantur prò parie ipsorum cassare dictum instrumen- 
tum ci zirtute presentis eum cassant et anullant, 

►J* Ihesus. — 1512 die Lune V lanuariiin Vesperis in apoteca infrascripti 
mag. Luce callegarii in platea Nobiliurn de Maris presentibus mag. Luca de 
Costa callegario q. Pelri et Antonio Bono q. Oasparis. — Suprascriptus Geor- 
gius Brenta contentatila quod prò parie sua suprascriptum instrumentum cas- 
sclur et rcstel cassum et nullum proni si factum non foret. — (Atti del Not. 
Giacomo Imperiale Terrile. — Fogliaz. 1, 1501-38). 

(1) In nomine Domini Amen: Lucas de Sanctolupo ^z'ctór q. Martini sponte 
etc. confessus fuit et in veritate publica recognovit Adano Ratto Nicolao de 
Andoria et Francisco de Pinu Consulibus Artis orlolanorum presentibus et re- 
cipienlibus nomine diete Artis se Lucam a dictis Consulibus diete Artis habuisse 
et recepisse in peccunia numerata libras centum duodecim et sohlos quinque 



CAPITOLO VI. 439 

d' una famiglia, potremmo non senza una tal compas- 
sione, avvertire gli estremi fasti del tarconiere in Giu- 
liano Brenta che del 1500 appunto lavora a Giambat- 
tista Usodimare tre dozzine di rotelle colla imagino 
di s. Giorgio nel campo ; e tutto intorno correva un 
fregio somigliante a certe altre che avea già spedito 
ad un Giovanni Spinola capitano di nave (1). Benché, 
la povertà del prezzo (diciassette soldi e mezzo ciascu- 
na) amareggia di troppo queste ultime sorti. Fortuna- 
tissimo allora cui bastò 1' ingegno o la pratica per 



Ianue ex mutuo causa emuli in Alamania ad emendum et conducendum semen 
garbuxium vocatum de la monstra : et sic fuit actum et solemniler conventum 
itiler dktas partes etc. etc. — (Atti del Not. Giambattista Parisola. — Fo- 
gliaz. 20, 1506). 

(1) ►£< In nomine Domini Amen : Iulianus Brenta piclor et larconerius sponte 
etc. se obliando promissit et promittit Nob. lohanni Baptiste Ususmaris D. 
Anf reorti presenti etc. eidem tradere et cons ignare ditodenas tres rondellarum 
piclarum cum figura Sancti Georyii cum eisdcm jrixiis contenlis et pictis in 
rondelis Nob. Iohannis Spintile patroìii barchie de proximo recessure ante re- 
cessimi predictum barchie patronizate per dictum lohannem predo soldorum de- 
cem et septem cum dimidio singula rondella quarum precium dictus Iohannes 
Baptisla solvere promissit dicto Iuliano dummodo eas tradat et consignet diclo 
lohanni Baptiste ante discessum diete barchie: Infra solucionem predi dictarum 
trium duodenarum rondellarum dictus Iulianus confitelur Imbuisse et recepisse 
a dicto Iohanne Battista libras tres et soldos duos: Renuncianles etc. — Ac- 
tum Ianue in Bancis videlicet ad bancum mei Notarli infrascripti : Anno Domin. 
Nativ. millessimo quingentessimo Indictione tercia secundum Ianue cursum die 
Mercurii decima oclava Novembris in Vesperis : presentibus Francisco Scalia 
D. Francisci et Antonio de Lexeto Stejani civibus Ianue testibus ad premissa 
vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Antonio Pastorino. — Fogliaz. 18, 1500, 
N; 2). 



! i !\ P I TTUIt A 

volgersi ad altra ragione di cose, mettendo in iinagini 
sacre i pennelli che fiorivan prima le targhe, o in in- 
tagli d* altare le sgorbie che s'adopravano a risolcarle. 
Intendi che ciò fecer molti: onde non è così oscuro 
maestro della matricola, il quale non si vanti d' aver 
nome in cotali bisogne. Ma questo non porta eh' io li 
seguiti a palmo fin sui confini del mio lavoro, là ove 
farebbono capo ad un Pietro di Caminata che, sessan- 
tesimo primo della matricola, già quasi si mescola ai 
più valenti dell' età nuova. Perch' io non me ne passi 
del tutto, si veggano le condizioni e le industrie di 
questo Pietro. Possessore d' un' umil casa in Iscutaria, 
consentitagli in enfiteusi dal Capitolo di s. Lorenzo , 
con una povera botteguccia che non sai dire se di cof- 
fani o di pitture o d' intagli o di tutto in un tratto , 
è malato a morte il mercoledì 4 maggio del 1530, e 
gli stanno d' intorno parecchi del suo mestiere, e fra 
gli altri due comaschi che fan numero nell' elenco 
dell' arte , Biagio e Sebastiano figliuoli d' Alberto. 
In furia ed in fretta è rogata una carta che chiama 
erede un suo figliuol naturale (1). Il mattino appresso 



il Ih nomine Domini Amen: Petrus de Caminata pictor q. lohannis sciens 
h ubere qnandam domum sitam lamie in contrada Scutarie cui coheret ab uno 
Intere donati lohannis de Kovaria ab alio latere donivi heredum q. Lazarini 
de Saoignono retro claustrurn sioe mansiones Capellanorum Ecclesie majoris 
ìanuensis et si qui ahi smt seu esse consti e veruni teriores confines quam ti- 
tillo locationis perpetue et in emphiteosim perpetuarli tenet et condurti a Vano- 



CAPITOLO VI. 441 

eerti uomini del vicinato corrono al giudice de' Ma- 
leflzj annunziando che il pittore era mancato , e in- 
gombra la casa di ceffi biechi da non fidarsene punto, 
mentre non fosse noto alcun successore o congiunto 
del morto. A questi atti segue l'inventario del giudice 
disteso sul vespro di quella giornata : e fra suppellet- 
tili vecchie e vili di casa si contano pochi arnesi di 
bottega : un coffanetto e un forziere che aspettavano 
T oro e il dipinto , un s. Gerolamo in tela a colori e 



mas et Capitulo prefate Ecclesie majoris Ianuensis sub annuo terratico seu 
canone librarum quatuor et solidorum quinque lanue vigore locationis seu li- 
velli perpetui scripti manu Nicolai Pallavicini de Coronato Not. anno proxime 
preterito die XV Ianuarii cui relalio habeatur : animadcertensque ìpse Petrus 
habere unicum filium naluralem infanlem nominatuin Johannem Baptistam qui 
ni Jorte ipse Petrus eidem lohanni Baptiste providerit in ejus precipue adole- 
scenza mendicare cogeretur snperveniente maxime óbitn ipsius Petri ut contin- 
geret posset : linde volens erga eum amore uti paterno divinoqne inluitu motus 
sponte etc. donavit et titillo et ex causa vere pure lìbere simplicis et irreco- 
cabilis donationis ex nunc et inter vivos que j-ure ingratitudinis vel alio quovis 
jure infringi violari vel recocari non possit dedit cessit tradidit et mandavit 
at donat cedit tradit et mandat seu quasi dicto lohanni Baptiste ejus filio licet 
absenti et ad cautelam mihi Francisco de Ferris Not. infrascripto tamquam 
persone publice officio publico stipulanti et recipienti nomine et vice dicti lohan- 
fiis Baptiste dictam domum supcrius cuherentiatam et de qua supra una cum 
omnibus melioramentis in ea factis etc. — Acttim lamie in Camera domus 
predicte : Anno a Nativ. Dom. millesimo quingentesimo trigesimo Indictione 
secunda sectmdum lanue cursum die Mercuri! quarta May hora nona vel cir- 
ca : presentìlus Domiaico de Sancta Agata q. Antonii Blaxio de Lacu Cuma» 
rum pictore et Bastiano de Lacu Cumarum q. Oberti edam pletore kabita- 
toribus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. 'Atti del Not. Francesco 
Ferro. — Foglia/.. 1. 15^0-30;. 



44£ 



PITTURA 



una Madonna rilevata sul legno, e un altare ad opera 
(V intaglio e quattro iiniginctte guarnite d' orpello (1). 
Costoro, per dirla in breve, si conoscevano d'ogni pra- 
tica d'arte; ina quel che ad altri era gloria e argo- 



(1) ifr MDXXX die lovis Y Maij in Vespcris ad lancum juris : Antonius 
de Neapoli q. Iacobi Antonius de Yarixio et Michael Grecus habitatores lanue 
in contrada Scutarie: denunciaverunt et dcnunciant D. Indici Malleficiorum 
lanue qtialiter die heri mortuus est noturno (sic) tempore Petrus de Caminata 
pictor et quia in presentiarum non scilur quis sit dicli -defonti heres propterea 
ut bona dirti defonti non transeant in sinistrum ut boni et optimi vicini petunt 
et requirunt a Vobis D. Indice ut accedere dcbcatis ad domum dicti q. Petri 
ad faciendum descript io nem bonorum dicti q. Petri et ea poni facere in loco 
luto donec cognitum fucrit ad quem dieta bona, spectent et perlinent (sic; cum 
in ipsa domo sint plures persone quas dicti vicini ignorant que sint et quas 
dubitatur delapidare et occultare dieta bona dicti q. Petri. 

►J< Ea die paulo post. — Prefatus D. Index hiis audilis volens anuuerc ho- 
nesle petilioni accessit ad domum dicti q. Petri posila (sic) lanue in contrada 
Scutarie sub suis confinibus et ibi fieri jecit per me Notar htm infrascriptum 
de bonis dicli q. Petri tamquam alio non appirente vacantibus et pertinentibus 
ad Fiscum Excelse Reipublice invenlarium de quo infra. 

Nella descrizione dei beni appartenenti al pittore s~>no specialmenl 
tabili gli oggetti seguenti : 

Domus una sita lanue in contrada predida que dicitur esse de 
q. Petri. — In appoteca: Cofanetus unus Ugni non iauralu. 
una Ugni non pineta — Majestas una Sandi leronimi tei - t 
stas Nostre Beate Marie Yirginis relevate — Item q 
goarniti auripili — Item aitar is (sic) unus Ugni — Item p ira v.. 
fornita et alia arnensia prò pingendo prò arte pidorum etc. etc 

Adum lanue in Caminata domus solite habitationis dicti q. Petri in diclo 
loco site: Anno Domiti. Naliv. MDXXX Indictione secunda secundum lanue 
cursum die vero lovis V Maij in Yesperis : presenlibus ibidem testibus Leonardo 
Imperiali de Sanguineto et lohinni Imperiali de Vineli cavaleriis vocalis et 
rogatis. (Atti del Not. Giovanni Campanella. — Fogliaz. I, 1525-31). 



CAPITOLO VI» 443 

mento di fortuna, era a questi un affannoso spediente 
a campare la vita. 

opravvenivano intanto ad esercitare il disegno altre 
forme li domestico lusso, alle quali vorrem dare uno 
sguardo, senza troppo badare perchè gliel negassero 
gl'illustratori dell'arte. Vero è che di alcune ha preso 
non so qual cura o vaghezza 1' età moderna ; ma la 
negligenza comune ed antica ci ha tolto di penetrare 
non dico alle origini ma ben anco alle sorti di queste 
discipline accessorie. Può recarsene in prova, per noi 
liguri almeno , il dipingere che s' è fatto in servizio 
della ceramica, e specialmente sul Savonese eh' è pro- 
prio nido ab antico di tali opificj , né però esplorato 
più in là del seicento. Il far cenno dei figulini non 
è tema di questo Capo perchè ricorre alla plastica; ma 
che a tingere e colorir vasellame o stoviglie si mettesse 
studio e s'aprisse scuola più innanzi, ne ho certissimi 
indizj. E in quella guisa che il formare di creta fu 
propagato in Genova da marchigiani e da romagnuoli 
che lungamente no tennero il vanto, così al dipingere 
applicarono l'ingegno e istituirono alunni i lombardi. 
Ne produco un unico saggio perch' io non paia soprab- 
bondare di documenti in pittura di minor conto : ed 
è un Giovann' Angelo de' Cattanei da Lodi, il quale 
del 1545 faceasi maestro di quest'arte in Savona, e 
par verosimile che ancora operasse per quelle officine. 
Una carta di compromesso gli dà per discepolo un Be- 
nedetto Scotto di quella terra; né mancava a quel 



4 14 PITTURA 

tempo la vicina Albissola di gente esperta in tal ge- 
nere, dacché nella scritta medesima un altro Scotto 
appellato Bernardo entra arbitro nella contesa con Gio. 
Antonio di Saccarona di quest' ultimo luogo : e sono 
entrambi pittori di vasa, e non vo' credere che fossero 
soli (1). Pochi monumenti e perciò più cari sopravvis- 
sero a far fede di tal magisterio anche in devote ima- 
gini composte a quadrelli conformi e spiranti il gusto 
dell' età che le produsse ; qual è un s. Giorgio e un 
Battista che fan quasi corteggio ai dipìnti del Sacchi 
ai Domenicani di Genova, qual è un Presepio in Al- 
bissola tutto pieno del Raffaellesco, e quale una N. D. 
col Putto presso il muro orientale di Genova, che sente 
in ogni tratto il Parmigianino. Tanto meno potremmo 
negare a quei littorani il magistero degl'invetriati , e 



(1) >$f MDXXXXV die- Mercurli XVIII Martii hora nona ad bancum No- 
tarli infrascripti. — In nomine Domini Amen: Magister Iohannes Angelus 
de Cattaneis de Lodio q. Bartliolomei pictor vasorum ex una parte et Bene- 
dictus Scotus de Saona q. Nicolai ex altera : de et super differentia et con- 
troversia inter eos vertente occaxione pretentionis dicti Iohannis Angeli pre- 
tendentis sibi satisfieri per dictum Benedictum eo quia eum in dicto exercitio 
docuerit nec adirne satisfactus fuerit : et sic de et super omni eo quod occaxione 
predicta ab ipso Benedicto habere et petere posset : se se compromisserunt etc. 
in lohannem Anton ium de Sacharonia de Arbisolla et Bernardum Scotum 
ambos de dicto ministerio et exercitio presentes etc. et in casu discordie in 
Bastianum Berthorotum q. Pantaleonis sutorem: et eo casu senteatia duorum 
■caleat tanquam in ìpsarum partium arbitros et arbitralores : Dantes etc. : et 
durare volueruut hoc cornpromissum per dies sex proxime venturos. — Tesies 
tìervaxius de Turri q. Angeli Iohannis et leronimus Senno filius Baptiste vo- 
miti etc. (Atti del Not Giovanni Solari — Voi. 10, 1544-45). 



CAPITOLO VI. 445 

in ispecie di quelle maioliche , le quali intarsiate ad 
opera d' ornato , allegravano i pavimenti e le mura 
delle stanze patrizie. Il qual lavorìo, così amico al rin- 
novamento dell' arte, siccome risale a più vecchia data, 
così dopo breve cammino s'arresta al nuovo stile degli 
ediflzj michelangioleschi, applaudito nondimeno e cal- 
deggiato dai cittadini mentre ebbe vita. Stando in Li- 
guria , ne ho le prime notizie del 1465 , quando un 
Lorenzo Nico da Pisa, maestro non pur di questa ma 
d' altra ragione d' inverniciati , propose alla nostra Si- 
gnoria di trapiantarle in Genova, con forte guadagno 
della pubblica industria e del privato decoro, sol ch'egli 
avesse grazia d' acconce stanze e franchigia dalle co- 
muni gravezze. Degno è che si leggano le costui sup- 
pliche sotto il 18 settembre di quell'anno, e 1' indulto 
che segue alle suppliche, prodotto in luce dallo Sta- 
glieno , al cui libercolo manderò volentieri chi fosse 
vago di considerarle partitamente (1). Ma prima di noi 
s' ebbero il Nico i Savonesi com' egli stesso dichiara 
scrivendo alla Signoria, e rimangono per quella terra 
reliquie bellissime di certi lavori ond' egli si chiama 
esperto, e voglioso di far ricchezza alla nostra città. 
Ciò sono rilievi di fregio ad ornar le case al difuori, 
e vasa così capaci come pur picciole, ed altresì corni- 



(1) V. Appunti e documenti sopra diversi artisti poco o nulla conosciuti 
che operarono in Genova nel secolo XV raccolti da Marcello Stagliene — 
Genova, co' tipi del R. I. de' Sordo-Muti, 1870 — Pag. 62. 

Vol. II. — Pittura. 5(3 



4 40 PITTURA 

cioni da far cima ai prospetti, un de 1 quali, sovra gli altri 
bellissimo, ancor dura in Savona sul palazzetto che fu 
già un tempo del Verzellino. Nondimeno par ch'egli 
goda di chiamarsi maestro di laggioni anzi tutto. Tal 
nome avean messo, o recato di fuori, a cotesti quadri 
da tappezzarne le caminate o le scale o i ricetti degli 
agiati cittadini, e quando mettean' opera a sì fatto or- 
namento di stanze, non altrimenti dicevano che inlag- 
gionarle. La proposta di Lorenzo gradì al Governatore 
e agli Anziani di forma, che in quanto volle da loro il 
compiacquero, e specialmente d'un tal chiassetto presso 
Porta di Vacca, là dove voltando un arco per dar passo 
a cert' acqua corrente , sospendesse su quello cotanto 
di fabbrica da capirvi il lavoro e i lavoratori. Di tanto 
e non più gli avea chiesti. 

Se alcuno domandi del quanto vi durasse il pisano, 
risponderò dubitando s' ei pur mandasse ad effetto il 
pensiero. Or come del Nico non è atto o scrittura che 
parli, all'infuori di quel decreto? Né per quante me- 
morie o vestigi ci avanzino di siffatte maioliche, non 
trovo in Genova esempio che mi conduca fino agli 
anni di lui. Ben mi svelano le prime carte in Gio- 
vanni Nico un costui figliuolo in Savona , o sia che 
quivi rimanesse allo spiccarsene che fece il padre , o 
vi tornasse lui morto, dacché le date scendono dall'uno 
all' altro per un ventennio. Età non breve, e che par 
quasi mostrarci in Liguria gli autori d'un artificio che 
tanto piacque ad abbellire le case dei fortunati. Di 



CAPITOLO VI. 447 

questi laggioni (perch'io non rifiuti il lor nome ver- 
nacolo) non produrrò documenti soverchi, bastandomi 
che si conosca onde a noi provenissero, e fin dove si 
usassero , e di che forma a commetterli in opera. Al 
minor Nico, abitante fra i Savonesi , ne chiede gran 
numero per un atto del 1485 il patrizio Paris del Fie- 
sco : dico quaranta mila tra verdi e nericci e bianca- 
stri , e sì che due migliaia degli ultimi portassero lo 
stemma e le insegne di papa Sisto (1). Non veggo a 



(1) In nomine Domini Amen: Nobilis Paris de Flisco q. Spectab. D. Iacobi 
ex una farle et Iohannes Nicus q. Laurentii de Piais mayister laihonorum 
in civitate Saone ex parte altera pervenerunt et sibi ipsis ad invicem et •oicis- 
sim presentibus et stipulantibus pervenisse confessi fuerunt et confitentur ad 
infrascripta pacta et composicionem solemni stipulatione vaiata et vaiatavi: Re- 
nunciantes etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum et composicionis 
dictus Iohannes Nicus promisit et solemniter conventi dicto Paridi de Flisco 
presenti stipulanti et recipienti prò se et heredibus suis infra menses duos cum 
dimidio proxime venluros fabricare seu fabricari facere nomine dicli Paridis 
laihonorum mìlia quadraginta bonitatis et qualitatis laihonorum sexdecim dimis- 
sorum prò monstra per dicium Iohannem penes dictum Paridem ac colorum 
infrascriptorum videlicet coloris albi decem odo milia duo milia etiam die ti co- 
loris albi cum armis seu insigniis Summi Pontificis decem milia coloris viridis 
et lotidem coloris nigri: dictosque laihonos quadraginta milia infra dictum ter- 
minum dictorum mensium duorum cum dimidio proxime venturum consignare 
seu consignari facere in dieta civitate Saone prò ipso Paride et nomine ipsius 
Francisco Richermio civi Saone salvo semper justo impedimento etc. Versa vice 
dictus Paris aecepians predicla ex causa dictorum pactorum et composicionit 
promisit et solemniter convenit dicto Iohanni presenti et acceptanti ac stipulanti 
prò se et heredibus prò pretio dictorum laihonorum dare et solvere seu davi et 
solei facere dicto Iohanni sive legitime persone prò eo tantum quantum dixerit 
dictus Franciscut Richermus et sub modis et formi» ac ierminis declarandù 



448 PITTURA 

qual palazzo si destinassero, benché il committente non 
mei palesi per poco; ma pareti o solaj che coprissero, certo 
è che brillavano a tinte alterne come di griglia o 
scacchiera. Per crescere di tempo e di lusso, e vor- 
rem dire anche d' arte, avanzarono a termine di simu- 
lare i dipinti, quando in rose e ghirlande, quando in 
rami od intrecci di verzura , quando in cordoni o in 
meandri. Potè forse promuoverne il gusto il lavorar di 
rimesso che alla suddetta stagione si facea largo fra 
noi, e T invetriato allegrar d' ornamenti le sale pri- 
vate, quando i legni variamente intarsiati illustravano 
di pietose istorie le cattedrali. Di tal fasto ridevano, 
per testimonianza d' autentici scritti, le pavimenta del 
palazzo di Giuliano Grimaldi a s. Luca, e le scale non 
ch'altro di Paolo Doria presso s. Matteo, che deformato 
per cento guise, pur si compiace di serbarne gli avan- 



per dietimi Franciscum omni exceptione remota: hoc declarato in presenti in- 
strumento pacio exprcsso quod si dicti laihoni erunt pulcriores quam sint dicti 
ìaihoni sexdecim dimissi prò monstra ut supra eo casu teneatitr dictus Paris 
cliam prò eorum predo dare et solvere diclo Iohanni prò dieta majori pulcri- 
tudine tantum quantum dixerit dictus Franciscus : Que omnia etc. Sub pena 
scutorum dueentorum quinquaginta in quam etc. — Actum Ianue in platea no- 
bilium, de Squarsqflcis videlicet in caminata solite habitacionis dicti Puridis et 
fratrum: Anno Domin. Nativ. millesimo CCCC octuagesimo quinto Indictione 
prima secundum Ianue cursurn die lovis XXVI Maijhora viy esima quarta vel 
circa : presentibus Venerab. D. Presb. Francisco de Lacumarcino archipresbi- 
tero Rechi et Bernardo Salvaigo D. Accellini cicibus Ianue testibus ad pre- 
fissa vocatis et rogatis, — (Atti del Kot. Lorenzo Costa. — Fogliaz. 11. 
1484-85). 



CAPITOLO V. 449 

zi. Né un tal lavoro parea sì leggero da confidarsene 
a manovali o da spedirlo alla grossa : volevano che 
1' occhio dell' architetto vegliasse almeno alle commes- 
sure, e dove cessava 1' invenzione e la sottigliezza del- 
l' opera, entrassero la diligenza e la precisione dell'e- 
seguirla. Assai volte ho fatto voti (né indarno) d'in- 
contrarmi in alcuna scrittura, la quale trattando a di- 
lungo di tali o di somiglianti composizioni, mi porgesse 
sembianza come a dire di tutte in una, e mi scusasse 
di più lunghe parole e di men sicuri giudizj. Se molti 
palazzi se ne fregiarono in Genova , non istimo però 
che molti paragonassero per questo rispetto quello che 
fu già de' patrizj Grillo in contiguità delle Vigne. I 
laggioni che nel 1519 ne fiorirono e ne ammantarono, 
sto per dire, le stanze, ricordano un nome illustre e 
commendato alla posterità con istatua marmorea ; Giano 
Grillo vo' dire che di que' giorni n' era ad un tempo 
e padrone ed abitatore. Il quale, per vaghezza di sif- 
fatte leggiadrie, così magnifico quanto assennato, ne 
fece commissione nel migliore architetto che avesse 
Genova allora, in Domenico cioè de' Marchesi, o 
come dalla sua patria il dicevano, nel Caranchetto. Né 
costui sdegnerà, se da noi destinato a tenere un bel 
luogo nelle cose d'architettura, vien chiamato la prima 
volta a disegnare e a disporre maioliche : fatica che 
non parve mediocre né al nobil Giano né a lui. Con- 
ciossiachè accordatisi per la mercede in lire cento trenta 
di genovini, non fu accorgimento di buon pratico, né 



450 PITTURA 

cura di valente maestro, né ingegno di dotto artefice 
che il committente non s' aspettasse o Domenico non 
promettesse. Ptìr volgere d 1 un secolo il palazzo desi- 
derò le forme nuove che tuttora si veggono, e i lag- 
gioni scomparvero forse, come vieta anticaglia, già fin 
d' allora. Ma qual di noi si dorrebbe che ancor vi fos- 
sero, o vorrebbe esser tardo ad entrar quella soglia e 
a salir quelle scale? Perciocché fin dall'atrio s'inco- 
minciava il grazioso ornamento , e giusta il costume 
iacea zoccolo ai muri e cornice alle finestre ; indi s'ac- 
compagnava alle linee degli scalini e le seguiva al 
maggior ripiano, contento ad un' acconcia varietà di 
colori affinchè più squisite bellezze rimanessero a far 
superba la caminata. Questa non pur mostrava i bal- 
coni e gli angoli così vestiti o ricinti , ma intero lo 
spazzo era un come tappeto a bei fregi di varia tinta 
e disegno, dove in tondi e rosoni, dove in iscacchi e 
risalti, dove in fregi continui e ben diritti o convolti. 
Altre salette ed altri ricetti n' eran poi riforniti , ma 
primeggiava una camera che soprastando alla caminata 
parea soggiogarla altresì di dovizia, come quella che 
per ingegnoso compor di majoliche offriva a vedere 
un contesto di rami e di frondi, non altrimenti con- 
dotto che se 1' opera del pittore vi si fosse spaziata ad 
arbitrio (1). Delle molte considerazioni che svolge e 



(1) & In nomine Domini Amen: Nob. Ianus Orillus q D. Luce ex una 
parte et mag. Dominicus de Marchexiis magister antellami q. Oasparis ex 
alia parte sponte età con/essi Juerunl et confitente sibi ai invicem pervenisse 



CAr'rroLo v. 451 

ripete la scritta, e delle pene eh' ella mette al Caranca, 
non dirò altro, e lascio ad altri lo scorgervi com'egli 
e parecchi dell' arte stessa avessero avuta mano in la- 
vori consimili. Dirò soltanto che la gentile incrosta- 
tura, ordinata da Giano Grillo il 1.° novembre dell'anno 
già mentovato, dovea far mostra di sé al successivo 
Natale : tanto i nostri avi sentivano di religione ezian- 
dio nelle pompe e negli agi domestici. Ma bando a 



ad infrascriptam composicionem convenium et accordium infrascripiorum labo- 
reriorum faciendorum per dicium mag. Dominicum dicto Iano in domo ipsius 
promissionem obligacionem solutionem pacta et alia sub modis formis conditio- 
nibus et declarationibus de quibus inferius solemni slipulatione etc. Renuncian- 
tes etc. Videlicet quia ex causa premisse composicionis convenii et accorda et 
aliorum de quibus supra et inferius diceiur mag. Dominicus in primis pro- 
misit et promitlit dicto Iano presenti et acceptanti ac stipulanti etc. inlagio- 
nare scalam undique cum porticibus et fenestris integris ab hostio (sic) platee 
usque in aulam seu caminatam domus ipsius Fani comenlando et bene assor- 
tiendo et accomodando lagiona ita ut nihil possit obiectari diclo mag. Dominico 
ad decorem et pulcritudinem laborerii ipsius mag. Dominici juxta conventa que 
inferius latius explicabuntur : promisitque etiam dictus mag. Dominicus astre- 
gare medianum bene et integre de quadretis et lagionis prout melius expediet 
ad decorem ipsius laborerii astreghi et etiam, inlagionare feneslram et a latere 
muri sub armario in beneplacito ipsius lani promisitque etiam dicto Iano simi- 
liter astregare aulam seu caminatam predicte domus ipsius lani de dictis la- 
gionis et quadretis f adendo frixia scacos rosas et laborerium in omni pulcri- 
ludine et decorositale et similiter inlagionare integre et decenter duas fenestras 
et angulum parvum existentem prope hostium camere semper in contentamento 
ipsius lani: Item promisil dicto Iano astregare cameram magnarti existentem 
super caminatam de lagionis et quadretis bene et condecenter f adendo ramagia 
phrixia 'sic) et schacos bene compositos et ordinalos beneque composita et ordi- 
nata secundum quod melius ceiet ad decorem et pulcritudinem ipsius astreghi 
seu laborerii et inlagionare similiter duas fenestras bene et integre in omnibus 
ut supra et in contentamento ipsius lani teneaturque etiam dictus mag. Domi- 



452 PITTURA 

cotali pensieri : e poiché all' età nostra si vuol ragio- 
nare di schietta industria e di grassi guadagni, facciani 
passo alla beli' arte del disegno che mettea un piede 
nelle sonanti officine dei tessitori. 

Nuovamente indietreggio all' antico : e nuovamente 
ni' avvengo in toscani s' io cerco nella testoria gli ajuta- 
menti della pittura. Né in quel eh' io dirò se ne vo- 
gliono riputare i principj ; ma nel fìtto dei rogiti suole 



riicus et sic promisit suis propriis expensis laborare idest squadrare et inler- 
guardare facere ornnes lagionos et quadretos ponendos et qui ponentur in dictis 
omnibus laboreriis ut stupra faciendis per ipsum mag. Dominicum ita quod sint 
cum omni ratione positi et ordinati et interciditi ad hoc ni reddant opus seit 
laborerium ad decorosita'em et omnem pulchritudinem premissam : tencaturque 
etiam ipse rnaj. Dominicus et sic promisit solvere omne laborerium expediens 
et necessarium ad perficienda predicta omnia laboreria prò giornatis suis et 
aliorum laboratorurn et seu laborantium circa premissa laboreria facienda ita 
v.t dictus Ianus non habeat ea provideri seu providere quam ad tradendum tra- 
rium (sic) seu attractum ipsi mag. Dominico videliect lagionos quadretos cai' 
cem et harenam necnon puloerem rubeam aut nigram que expediens et necessa- 
ria erit prò tinctura etiamque et quod et quantum deficeret ad rigas lapidum 
ad tenendum fortiter lagiona ad que omnia tradenda dicto mag. Dominico te- 
neatur dictus Ianus et si prò casu aliquid difformandum erit ad major -em de- 
corem et pulchritudinem reddendam ex signaturis positionis seu ponendi lagiona 
illud etiam dictus mag. Dominicus teneatur suis sumptibus et expensis acco- 
modare seu garibare et ad meliorem formam reducere omni postposita contra- 
diclione: et que omnia laboreria per ipsum mag. Dominicum facienda ut su- 
pra in domo dicti /ani teneatur et facere et compiere promisit dictus mag. 
Dominicus infra festum Natale proxime venturum bene et legaliter et in omni 
majori decorositate et formositate et pulchritudine que hactemis dictus mag. V>o- 
minicus fecerit in presenti doliate seu alii fecerint : Et e cantra dictus Ianus 
causa et occasione premissi laborerii seu laboreriorum faciendorum ut supra in 
domo dicti Iani dictus Ianus dare et solocre promisit dicto mag. Dominico 
presenti et asceptanti ac stipulanti lam prò mercede ipsius mag. Dominici et 



CAPITOLO VI. 458 

avvenire come in turbe di popolo, che gli uomini più 
degni sorgano cospicui fra gli altri. E degnissimo mae- 
stro dovette essere un Baldo da. Lucca , il quale cam- 
peggia dal 1424 al 47 , ed emerge dagli atti di più 
notari. Fervevano di quella stagione le industrie seriche, 
doviziose ed oneste tanto da far decoro alle più gentili 
famiglie. Innanzi a queli' ora mi riescono scarsi ne' 
setajuoli i tessuti ad opera, e s'io retrocedo tuttavia 



alioritm laborantium seu laboratorum in dicto laborerio cimi diclo mag. Domi- 
nico libras ccntum triginta januinorum solvendas dicto mag. Dominico in tot 
scutis auri solis ad libras tres et soldos octo prò smgulo sento in dies et ad 
giornatam seti, de de ebdomoda in ebdomodam (sic) j uccia et S€cundum labore- 
rium factum in singulis ebdornodis omni postposita conlradictione possendo ta- 
men diclus Ianus in se rctinere libras vigintiquinque ex predictis libris centum 
triginta usque ad totani perfeclionem dicti laborerii seu laboreriorum de qttibus 
supra : et hoc Jìt ad hunc Jinem ut diclus mag. Dominicus sii celerior et cu- 
riosior ad perfectionem dicti laborerii quo laborerio completo teneatur in conti- 
nenti diclus Ianus dare ci solvere dictas libras vigintiquinque ut supra in se 
retentas occasione citioris perj'ecliouis dicti laborerii dicto mag. Dominico cuni 
sic aduni et concenlum fuerit Inter eos concordiler : Hoc etiam declarato et 
expresse convento inter diclos contrahentes quod cnm seu totum, laborerium per- 
Jìciendum ut supra per dicium mag. Dominicum sii et esse debeat in conten- 
tamento dicti lani et quatemts dictum laborerium seu laboreria ut supra fa- 
cienda per dicium mag. Dominicum non contenlarentur diclo /ano possit et 
valeat diclus Ianus capere seu accipere alium magistrum snmptibus et expensis 
ipsius mag. Dominici ad perjiciendim dktum laborerium seti laboreria de qui- 
bus supra libere et absque ulla conlradictione : Que omnia etc. — Actum lamie 
in contrada Ecclesie Sancte Marie de Vineis videlicet in porticu domus Uabi- 
tationis dicti lani: Anno Domiti. Natie. MD decimonono Indictione septima 
secundum lanue cursum die Mercurii prima Nocembris in Vesperis: presenti- 
bus nob. lacobo de Nigrono q. D. Ieronimi et Baptista Cazella Jilio Pauli ci- 
vibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. ( Atti del Not. Antonia 
Pastorino. — Fogliaz 40, 1519'. 

Vol. II. — Pittura. 57 



404 PITTURA 

negli atti, o s' anche mi spingo al dugento, m'avvengo 
in un fìtto di porporai e in tessitori di panni dorati. 
Dove fallivano i pregi dell' ingegno e dell' arte , soc- 
correvano lo splendore e la ricchezza della materia : 
tantoché fu a quel tempo e lauto e nobil mestiero lo 
spacciar porpore e drappi d' oro, siccome più tardi il 
fornire le sete conteste e variate a disegno. E basti 
di cento rogiti un solo ch'io ne produco del 1262, ma 
di tal pregio che dee valere per tutti (1). All' età elio 



(1) Ego Ventura de Sancto Thoma pwpwerius promitto et convento Ubi 
lohannino de Castro pnrpurerio lahorure tecum et Ubi de arie tescendi (sic) 
purpuras et pannos deauratos ìiinc usque qnatuor annos proxime venturos et 
/escere in quocumque telar io tolucris v.lrum acie tei sete te mihi dante et sol- 
venie prò precio testure cujuslibct purpure vel panni deaurati lesti in telarlo 
sete soldos tres latine et prò precio cujuslibet panni deawrati site purpure testi 
tei teste in telarlo acie soldos quatuor lamie et ultra dicium precium dare et 
solvere mihi dcbeas et tenearis per pactum ir/ter me et te in presenti contraili 
laici appositnm in quolihet ditornm primorum annorum soldos quadraginta Ia~ 
nue et in lercio anno soldos quinquagiata latine et in quarto anno soldos se- 
xaginta Ianue salto quod si slarem aliqua occasione injra dictum terminimi 
sine laborando illis diebns site temporibus qvibus laborari deberet quod de his 
mihi diminuatur prò rata temporis quo starem sine laborando. Versa vice ego 
d'ictus Iohanninus promitto et contento Ubi dicto Venture Ubi dare de dieta 
arte snfficienlcr ad tescendum usque predictum terminum et Ubi dare et solvere 
prò precio seti remuneralione lui laboris tantum quantum superius per le dic- 
tum est : Qve omnia et singula promitlimus et convenimus nobis ad invicem at- 
tendere compiere et obsertare et conlra in aliquo non venire sub pena soldorum 
centum fanne nobis ad invicem stipulala et promissa et obligatione omnium bo- 
noru/m noslrorum. — Actum latine ante stationem Malocellorum : MCCLXII 
die lercia Februarìi Inter primam et terciam Indictione quarta : Testes Ange- 
linus de Sigestro Nolaritis et lohannes Mercerins, (Atti del Ts'ot Giberto da 
Nervi. — Cartai. 1259-63). 



CAPITOLO VI. 455 

tocchiamo, già pronta se non adulta aìle industrie del 
hello, il nome di Baldo Lucchese va sempre in coppia 
co 1 mercatanti più illustri ; nò par che questi vagheg- 
gino altro artista che Baldo a fornire i modelli de' 
lor broccati o velluti ; di guisa che i loro contratti 
sono specchio ad un modo e del quanto e del come 
fiorissero allora gli opificj de' setajuoli. A sei d'un sol 
tratto compiacque il lucchese de' suoi cartoni: e furono 
Giacomo Perolerio, Triadano Lomellino , Francesco di 
Loreto, e tre Borlasca, Giovanni, Giacomo e Burtolom- 
meo. I quali tutti in comune, per sicurarsi de' costui 
servizj , si condussero a patti severi, come ad esempio 
di allogargli sessanta disegni per ciascun anno, e con- 
segnati che fossero, di non permetterli ad uso altrui (1). 



(1) In nomine Domini Amen: Baldus Francisci de Lucha magister pictu- 
rarum operis pannorum septe nane habitator in lanua ex una parte et infra- 
scripti mercatores seu artiste ex parte altera confessi fuerunt ai invicem et 
vicissim pervenisse ad infrascripla pacta et compositiones : quorum mercatorum 
nomina sunt hec: Iacobus Perolerius Triadanus Lomelìnus Franciscus de Lo- 
reto Iacobus de Borlascha: Videlicet quia dictus Baldus promixit et convenit 
dictis mercatoribus quod stabit et persecerabit in annis duobus proxime venturis 
incipiendo in calendas Ianuarii proxime venturas anni presentis causa jaciendi 
et Jabricandi picturas et operas picturarum pannorum septe tam brocatorum 
quam planorum prò quibus dicti mercatores et quilibet ipsorum promisserunt 
dicto Baldo dare et solvere prò singula opera libras duas et soldos derem la- 
nue et quod dicti mercatores teneanlur et obligati sint dare dicto Baldo ad 
minus operas sexaginta singulo dictorum annorum ad suprascriptam racionem 
quod quidem fecerunt quod teneantur dicto Baldo solvere et quilibet ipsorum 
prò sua rata prò dictis operis sexaginta libras centum quinquaginta Ianue et 
si casu essel quod dictis mercatores fieri J^cissent per ipsum Baldum ultra die- 



io fi r» it t i r n .\ 

Undici anni più lardi giovava tuttora delle sue tavole 
al Lomellino; ma insieme 'a lui compariscono un altro 
lucchese, Dado o Leonardo di Bettino, e un Giovan- 
netto da Firenze, d'uno stesso magistero ambici uè (1). 



tas nperas sexaginta in anno quia tunc et eo casti teneantur sibi solvere prò 
dicto plus ultra prescripta ad eandem racionem librarum dtiarum et soldorum 
X lanue prò singula opera. Rem dicti mercatores promisserunt dicto ■ Baldo 
presenti dictis annis dnobus durantibus se vel alios prò eis per rectim nel in- 
directum non Jacere laborari aliquas operas alieni per aliquem alium magistrum 
quam per ipsum Baldum: et quod non possint dicti mercatores accipere unus 
ab altero per rectum vel indirectum aliquam operarti mutuo vel alia causa ymo 
teneantur accipere qvamlibet operam ab ipso Baldo ad racionem suprascriptam 
et prò precio supra limitato etc. Item acto quod dietns Baldus non possit la- 
borart aliquam operam alicui ulti quam suprascriptis in presenti instrumento 
nominalis nixi [sic) dictus talis non nominatus sibi solcai prò singula opera 
cum ejfectu libras quinque lanue et non aliler. — Actum lanue in contrada 
Bancorum silicet in apotecha Iacobi Perolerii sita sub domo Caroli Lomelini : 
Anno Domiti. Nati». MCCCCXXIII1 Indictione prima secundum cursum lanue 
die II Iunii in terciis : Testes Batista de Domoculta et Gabriel de Montegoal-. 
douo seaterius lanue cives lanue vocati et rogati. 

MCCCCXXIIII die XVII II Iulii in terciis in Bancis ad bancum etc. Io- 
hanes et Bar/holomeus de Borlasca seaterii pervenerunt ad similia in omnibus 
ut supra cum dicto Baldo presenti ratificantes et approbantes. — Testes lóha- 
nes de Gadia testor pannorum septe in lanua et lacobus Falamonica filius An- 
freoni. (Atti del Not. Antonio Fazio seniore — Fogliaz. 1, 1408-25). 

;i) Baldus q Iacobi de Luca pictor operum laboreriorum pannorum septe in 
lanua sponte vendidit et titulo vendicionis dedit et consiynavit Iohanni D. 
Triadani Lomelini presenti stipulanti et ementi nomine Triadani Lomelini et 
sociorum seateriorum pecios quinque tabularum prò pingendo laboreria panno- 
rum septe ultra alios pecios sex similium tabularum etc: et hoc quantum prò 
precio et finito precio librarum viginti januinorum quas dictus Johannes solvit 
etc. et qui pedi tabularum quinque ut supra tam empii quam alii sex quos 
dictus Baldus mutuo habei a dictis Triadano et sociis qui snnt in summam 
perii umlccim fuerunt Omnés apodin'i et in custodir dimi'ssi pcncs Dadtim Be- 



CAPITOLO TI. 457 

E Tanno medesimo, eh' è il 35, e Dado e Baldo si 
stringono in società di tali opere, e a parti eguali nel 
lucro, quasi a chiarirci che V uno eguagliava anche 
1' altro in valore. Gli accordi doveano durare tre anni, 
né si sciogliessero per uscire d' alcun di loro da Ge- 
nova; tuttoché quanto a Dado sorga il dubbio ch'egli 
ne uscisse, o passasse di vita, dacché quind' innanzi 
non mostra faccia (1). Laddove Baldo è con noi dodici 



tini de Luca et Iohanetum de Florencia pìclores operum predictorum in la- 
mia presentes et acceptantes. — 1435, 27 Madii. (Negli atti del Not. Antonio 
Fazio seniore. — Fogliaz. 4, 1435-38 ). 

(1) In nomine Domini Amen : Dadus Betini de Lucca ex una parte et Bal- 
dus q. lacobi de Lucca magistri operarum laboreriorum artis septe sponte con- 
jessi fuerunt invicem pervenisse ad infrascriptam composicionem pactum et so- 
cietatem etc. incipiendo die prima Madii proxime venturi: Renunciantes etc. 
quia dicti Dadus et Baldus promisserunt promittunt ac obìigati sunt sibi in- 
vicem quod quilibet de dieta arte operarum sive picturarum sive laboreriorum 
dic'e artis quicquid inier eos tei alterum eorum lucrabitur dare et solvere di- 
midiam dicti lucri alteri farti et hoc infra annos tres proxime venluros tam 
in sanitate quam infirmitate durante dicto tempore dictorum trium annorum: 
Que omnia diete panes promiss :runt sibi invicem attendere sub pena Jloreno- 
rum centum quinqitaginta auri in tantum taxata de parcium volunlate cujus 
dimidia sit partis et alia dimidia Gubernalorurn Portus et Moduli. Item acto 
ih presenti instrumento quod si aliqua dictarum parcium infra dictum lempus 
dictorum trium annorum recedere opporteret de cioitate lanue quod pars re- 
stans in dieta civitate lanue teneatur reddere racionem dicti dimidii lucri quod 
pervenerit diete stie artis infra mensem unum cum dimidio seculurum a die re- 
cessus sui de lamia et solvere dictam dimidiam lucri ab inde in antea tantum 
quantum steterit extra Ianuam diete parti restanti in lanua liceat et licitum 
sit non contribuere alteri parti si noluerit tamen pacta el societas et omnia ut 
supra contenta sint valida durante dicto tempore dictorum trium annorum. — 
Actum lanue in contrada Moduli in scalis Carceris Malpage : Anno Domin. 



458 PITTURA 

anni più in qua, e per quante scritture cel mostrino, 
ha sempre titolo di pittore, e più specialmente per opere di 
vellutati. Ve n' ha pur una che il dice esperto a com- 
porre telai e ad aggiustare i lizzi, ed un'altra che gli 
dà per compagno e per socio un fratello nominato 
Leonardo. Egli nondimeno era primo fra tutti ; e 
in tal credito 1' ebbe Giovanni di Adano che reggeva 
fra i setaiuoli un' officina o bottega delle più riputate. 
Costui, con un Gabriele Rizzo perito del tessere, lo 
fermarono ai servizj di Genova e alle richieste del lor 
mestiere, promettendogli una congrua mercede purché 
non ispedisse disegni all' infuori della terra (1). 



Nativ. MCCCCXXXV Indictioue XII secundum lanue cursum die prima Aprilis 
hora signi meridiei: Testes Martinus de- Nespulo caholarius q. lohannis et 
Dominicus (jentilis q. Ianoti. (Atti del Not. Raffaele di Sarzano. — Fogliaz. 
1, 1434 ed altri anni promiscui). 

(1) MCCCCXXXXIII XXVII II lulii: Baldus de Lucha magister pictura- 
rum pannorum septe in Ianua ex una parte et Iohannes de Radano seaterius 
nomine et vice apotece seapterie ipsius lohannis et Gabriel liicius testar pan- 

nomm septe ex parte altera sponte etc. etc dietus Baldus promissit et 

debet bene et diligente)' facere dictam ejns artem dictarum pictwarum in cin- 
tate lanue ac laborare de ipsa ad simplicem requisicionem cujuscumque perso- 
ne volentis de dictis picturis prò civitate lanue et non prò quovis alio loco ex- 
tra civitatem lanue prò predo et mercede ipsius Baldi hactenus consueto et 
consueta: Ita tamen quod si dietus Baldus franchiret (sic) aliquam picturam 
ex suprascriplis quod tunc dietus Baldus teneatur de suo proprio supplere etc. 
ita etiam quod dietus Baldus non possit dare alieni persone aliquam operata 
ex suprascriptis que prius fuisset ordinata per alium pictorem seu testorem 
pannorum septe etc. etc. (Negli atti del Not. Antonio Fazio seniore — Fo- 
gliaz. 8, 1,543-44'. 



, CAPITOLO VI. 459 

Cotesti lucchesi paion quasi solitarj nell'epoca loro, 
e nelle belle invenzioni che chiedevano le sete per 
condursi ad emular la pittura. Ma varcati i confini 
del secolo, concorrono d' ogni banda i disegnatori se- 
condochè il tessile ed il ricamo studiano a crescer de- 
coro ne' tompj e a blandire la signorile opulenza. Que- 
st' ultimo magistero non ha fasti ne' tempi addietro , 
e se fin dal trecento abbiam cosa che gli somigli, eran 
fregi intrecciati o intagliati, e soprapposte o sommesse 
di leggier conto (1). Quanto s' accendessero poscia i 
privati dello sfoggiare a ricami non pur negli abiti ma 
in ogni paramento e in ogni drappo delle lor case , 
potrebbe argomentarsi da un popolo di disegnatori che 
brulica negli atti pubblici, se più manifesto non ap- 
parisse da molti cataloghi di sì fatte delizie. Per toccare 
alla cima, un inventario disteso dal not. Lomellino 
Fazio nel palazzo dei Boria a Fassolo poco dopo la morto 
d'Andrea, grida altamente che il Principe non s' ap- 
pagava del suo Nicolò Veneziano eccellentissimo in far 
di ricami, ma s' empieva quella sua quasi reggia de' 
migliori trapunti che dessero Fiorenza all'Italia e Fran- 
cia e Spagna all' Europa. Giovò allora agli artefici non 
tanto il chiamarsi pittori quanto maestri del disegnare, 



(1) MCCCXHI XI VII Miti Gulielmus de Stenero de Recho accordai lo- 
hanninam jLliam suam cum Imelda uxore Nicolai Galucii causa addiscendi ar- 
tetn suam faciendi frixios et iucidmdi /olia auri. (Fogliazzo Notarile MS — 
Bibliot. Civ.) 



4G0 PITTURA . 

come fanno assai spesso ed assai volentieri nei rogiti. 
Né dee far meraviglia che parecchi di costoro si con- 
tino nella matricola, e quivi sien trascurati come uo- 
mini oscuri, che intesi a promuovere il lusso privato, 
non lasciarono monumenti durevoli in pubblico. Né 
troppo rari appaion coloro che parimente si conosces- 
sero e del trapungere e del disegnare cosi di orna- 
menti come pur di figura , e che le cose imaginate 
prima in pittura traducessero in oro od in varie sete 
sugli sciamiti e sui velluti. Nasce quindi non minor 
confusione tra questi cotali maestri di quel che fosse 
tra pittori e scudai, nominandosi in varie guise ora 
anch' essi pittori, e talora disegnatori, e talvolta rica- 
matori, e tratto tratto e V uno e l'altro ad un tempo. 
Che in tanto fervore di sì gai artiflcj uscissero a luce 
felici ingegni e lavori squisiti, mi par da credere a 
questo, che il collegio de 1 dipintori ben lungi dal dis- 
degnarli , li ambivano anzi e li volevano nell' ordine 
della matricola. E come gli altri se ne traevano o per 
naturale rivalità, o per francarsi da leggi altrui, o per 
iscuotere le durezze dello Statuto, ne pullularono con- 
troversie e dissidj , finché la cosa n' andò al giudizio 
de' Padri, come quella che feriva alle buone entrate e 
alle multe. Sul cadere del 1552 e sul nascere dell'anno 
appresso, i Consoli dell' arte pittorica , Nicolò Vespa- 
siano e Giambattista Castello, denunziavano i rica- 
matori al Comune come gente ritrosa di conformarsi 
ai Capitoli mentre erano pur pittori, e poco monta se 






CAPITOLO VI. 4 GÌ 

dipingessero a tinte di seta o d' impasto. E gli altri 
di rintoppo, qualificandosi per acupictores, protestavano 
ai Padri per voce di quattro dei loro, Francesco dal- 
l' Orso e Giacomo de' Langetti ricamatori in Cara- 
petto, Bartolommeo Bellagamba in Iscutaria, e Lorenzo 
Pelliccia nella via di s. Siro. Le carte del Magistrato 
non accennano a provvisioni che ne seguissero, e in 
molti dubbi ci avvolge la matricola stessa, dove altri 
di questi artefici han nome espresso, e d'altri tuttoché 
principali si cerca indarno. Forse per amichevoli ac- 
cordi o per forza di consuetudine si scrissero in quel 
catalogo i più usati al dipingere , e si tacquero per 
opposto i più intesi al maneggio dell' ago ; e me ne 
porge argomento il silenzio d' alcuni, i quali si levano 
per opere degne sopra il comune di sì fatto mestiero. 
E questi pochi io manderò innanzi agli altri togliendo 
norma dalle scritture, e pubblicando taluna di queste, 
non tanto a rivelare maestri ignoti, quanto a chiarire 
la qualità de' lavori e il gran pregio che metteasi in 
quest' arte. La quale, ondechò provenisse a noi sui pri- 
mordj , o poniam pure che fra noi cominciasse, vuoisi 
però confessare ch'ella, non altrimenti che i pennelli, 
ci crebbe in bellezza e in onore per uomini lombardi 
o di patria o d' origine. 

Il primo che mi s' intoppa è un Gerolamo Pelati 
del fu Benedetto ; cognome non nuovo per queste pa- 
gine, e che rinnovasi ancora in un Francesco, cente- 
simo terzo della matricola. Il costui nome si raccoglie 

Vol. II. — Pittura. 58 



4(')2 1 I T T U R A 

al 1516; né pare che lo eleganze del ricamo vagassero 
a quella stagione fuori del tempio, laddove illustravano 
le pompe religiose e abbellivano gli arredi del Divin 
Sacrificio. Parmi eziandio dal tenore degli atti che l'o- 
pera dell' ago maturata a gran cura dalle mani del- 
l'artefice, venisse soprapposta e diligentemente ricucita 
co' panni , e che in mezzo alle fioriture degli orna- 
menti piacessero le sacre storie o le imagini de' Beati 
che facean titolo o devozione alla chiesa. In cotesto 
Gerolamo si confidò Michel Trucco curato di s Sabina 
per T opera d" una pianeta, o a meglio dire d'una cro- 
ciera che 1' adornasse per lungo e per traverso ; e poi 
che all' istrumento concorre il patrizio Emanuel Lomel- 
lino, è credibile eh' ella fosse un presente di signorile 
pietà, non inusato a que' tempi. Ed anche ai ricama- 
tori soleano proporre modelli già noti ed applauditi dal 
pubblico; emulazione ben degna a cui fermano . fede 
quasi tutte le carte. È ovvio per giunta il pensare che 
gli esempj prescritti alla imitazione fosser mano del- 
l' artefice stesso, e in alcuna scritta n' è cenno espresso. 
La città pj&i di Milano che tanti maestri fornì alla Li- 
guria vuoi del dipingere o vuoi del trapungere, man- 
dava altresì suoi lavori, e assai spesso eran messi ad 
esempio nelle nostre officine. D'un di questi vantavasi 
la basilica di s. Siro, ed era un' altra crociera addos- 
sata a velluto chermisino; né il nobil signore né il 
curato predetti dimenticarono di farne esemplare al 
Pelati , quant' è almeno delle formo generali e del 



CAPITOLO VI. 4 03 

quanto fosse ricca e parvente. Ma dell' oro e delle fi- 
gure non si appagavano, e voleano che il primo fosse 
fil di Colonia né più né manco, per le altre manda- 
vano l'artista ad un paliiotto di camocato bianco che 
aveano in lor chiesa gli Eremitani di s. Agostino (1). 



(1) ►!< In nomine Domini Amen : Venerai). Relìgiosus D. Michael Truchus 
Curatus Ecclesie Sancte Sabine lanue et nob. Manuel Lomelinus q. Neapolitani 
ex una parte et Ieronimus Pellatius q. Benedicti ricamator ex parte altera, 
etc. Videlicet quia ex causa dictorum pactorum et composicionis dictus Ieroni- 
mus promissit fabricare croxeriam unam unius Ihanee (sic) bonitatis et quali- 
tatis et modis et formis quibus fabricata est ero teria una unius Ihanee veluti 
cremexilis existeniis in Ecclesia Sancii Siri lanue que *fuil fabricata in civi- 
tale seu loco Mediolani exclusis Jiguris et auro que figure esse debeant quali- 
iatis et bonitatis el potius in meliori staiti quam aliter prout sunt figure af- j 
fisse uni palio camocaii albi existenti in Ecclesia Sancii Augustini lanue et 
quod aurum sit de Collonia ita quod laborerium et diete figure sit el esse de- 
beat in lotum modis predictis et prout sunt diete croxerie et figure dicti patii: 
quod qnidem laborerium fabricaudum ut supra et in modis suprascriptis per 
dictum Ieronimum intelligatur et sit fabricalum ac teneatur dictam croxeriam 
fabricandam ut supra consigliare dictis presb. Michaeli et Manueli intra et 
per totam diem octavam mensis Iunii proxime venturi anni presentis omni ex- 
ceptione et contradicione remotis quod si non fecerit teneatur solvere dictis D. 
presb. Michaeli et Manueli prò gusto danno et interesse libras sex januinoru m 
in tantum taxatas de a^ordio. Ec adverso dicti presb. Michael et Manuel prò- 
misserunt et promithmt dicto Ieronimo presenti et stipulanti ut supra dare et 
solvere eidem Ieronimo prò ejus mani/attira dicti laborerii ac prò auro et om- 
nibus computatis in consignacione diete croxerie fabricande et consignande in 
modis suprascriptis libras viginti sex januinorum omni exceptione et contradi- 
cione remotis : Que omnia etc. — Actum lamie in Palatio Communis p. vocata 
Fraschea videlicet ad banchum mei Notarli infrascripti : Anno Domin. Natio. 
millessimo quingentessimo sexto decimo Indictione lercia secundum lanue cur- 
sum die Martis prima Aprilis in Vesperis : presentibus Paulo Reymundo No- 
tano et Io. Bapta de Solario Francisci civibus lanue testibus ad hec vocatis 
specia/iterque rogatis i Atti del Not. Lorenzo Villa. — Fogliaz. 4, 1514-17). 



46k PITTURA 

Ora conducendomi col pensiero a somiglianti fatture, 
non può essere eh' io non lamenti le lor condizioni , 
per le quali pochissimi avanzi di tal lavorìo resistet- 
tero ai secoli, e nessuna memoria d'artefice è confor- 
tata dal giudizio delle opere. Vedemmo ciò nondimeno 
a pubblica mostra nell' Accademia un tal pallio storiato 
della Pietà che serbò fino a noi la gentilizia di s. Be- 
nedetto ; e come dal molto de' maestri che s' avvicen- 
dano negli atti congetturiamo il fiore di quest' arte , 
così dal monumento suddetto, prezioso gioiello di casa 
Boria, dobbiam pur confessare quant' ella fosse tenera 
osservatrice del bello, e quanto accosta per ingegno e 
per gusto alle sottigliezze della pittura medesima. 

Della propria città di Milano era un altro ricania- 
tore a lui compagno d* età. e non certo di minore virtù, 
all' operare : e domandavasi Gio. Antonio di Bara. Ba- 
sterebbe in sua lode che la cattedrale di Genova mo- 
strava fra il meglio delle sue masserizie un pivial di 
velluto, dal cui nero rilevavano fregi da invidiarsi alle 
chiese più nobili. E molte li avranno ambiti per av- 
ventura, se un santuario di villa seppe levar le voglie 
tant' alto, e quel che monta trovar la spesa a fornir- 
sene. Il 29 ottobre del 1517 Domenico Mangiamarcbi 
di Monterosso, un de' massai di S. M. di Soviore, sti- 
pulava col milanese per fregi d'un piviale che in tutto 
eguagliasse il piviale eseguito pur dianzi pel s. Lorenzo: 
e metteasi premio al lavoro quel tanto che Gio. An- 
tonio avesse tolto dal Capitolo. Così chi non volea sot- 



CAPITOLO VI. 465 

tostare nella bellezza del paramento, credeva pur giusto 
di reggere al paragone della mercede ; e aggiungeasi 
la clausola di maggior somma se l'opera avanzasse in 
bontà (1) , facendo giudice ed arbitro di tutto questo 
un Bernardo Mambrilla speziale. Commissione liberale, 
e da non credersi a gente di villa, se non fosse che 
il rogito la svela un tratto coli' obbligo che pone 



(1) vfr In nomine Domini Amen: Iohannes Antonius de Bara de Mediolano 
recamator q . Iohannis Iacobi sponte etc. promissit et promìttit ac se obligavit 
Dominico Mangiamarclii de Monteruheo Baptiste imi ex Massariis Ecclesie 
Sancte Marie de Saviolo dicti loci Montisruhei presenti et acceptanti ac stipu- 
lanti etc. facere et seu lavorare construere seu recamare in mio pevyrario (sic) 
prò operando iti dieta Ecclesia Sancte Marie in divinis officiis lene et dili- 
genter et ordinate recamalo de ea vidclicct bonitatc pulcritudinc et ricamatura, 
unius peyvarii (sic) veluti nigri existentis et qui existit in Ecclesia Majori Ge- 
nuensi ad judicium Bernardi Manùrille spedarti Martini presentii et accep- 
tantis : et qualenus dieta recamatura non csset de ea lonitate et pulcritudine 
diminuatur quantum dicet et videvitur dicto Bernardo et pari modo de majori 
predo solvalur si de majori lonitate et predo videbitttr dieta recamatura dicti 
y.'ci/arii : intra dies quindécim Decembris proxime venturi et citius si citius 
fieri et tradi poterit. Et e contra dictus Dominicus tanquam unus ex dictis 
Massariis ac sito proprio et privato nomine dare et solvere promissit dicto 
Iohanni Antonio rccamalori presenti illud idem precium quoti habuit ex dieta 
recamatura dicti pevyarii veluti nigri a dictis DD. Presbileris diete Ecclesie 
Majoris in (pio predo concorrere debeat predum metratarum quinque in sex 
vini boni expedili ad gabellavi vini ipsi Iohanni Antonio cura sic aetum et 
canvenlnm fuerit inter eos concor d'iter : Remmciantes etc. — Aclum lamie in 
Bancis vidclicet ad bancum mei Notarli infrascritti: Anno Domin. Nativ, 
MDdccimoseptimo Indictione quinta sccundum Ianue cursum die lovis vigesima 
nona Octobris iti terciis : presentibus Oberto de Bagalio (sic) q. Iacobi et Ni- 
colao Pasturino Anlonii et dicto Bernardino Mambrilla spedarlo Martini ci- 
vibus lamie testibus ad premissa vocatis et ronatis. (Atti del Not. Antonio 
Pastorino, — Fogliaz 38, 1517), 



4GG PITTURA 

all'artista di computare nel pagamento da cinque in 
sei barili di buon vino che gli sarebbe spedito alla 
gabella di Genova. 

In altro istrumeuto è orrevol notizia d'un Gio. An- 
tonio de' Baratti ricamatore da Milano , e se ne ac - 
cennan lavori; ma il lettore stimerà di leggieri che 
sia questi un medesimo col sopraddetto, ancorché per 
diversità di notai si vegga alter-azione (com'egli in- 
contra sovente ) da uno ad altro cognome. Né osta che 
fra i due contratti s' allunghino ben ventisette anni ; 
intervallo credibile per gente che dalla natal Lombar- 
dia tramutandosi a Genova, vi s' acconciava ad appren- 
dere 1' arte, indi mettessi a bottega, e per lo più vi 
finiva i giorni. Avremmo dunque Gio. Antonio già 
vecchio, o fors' anche decrepito, nel 1544: e par quasi 
che voglia dircelo la scritta, ove tra le altre condizioni 
è pur questa notabilissima, che il Baratti non prima 
infermasse che spedirsi dell' opera. Escon quivi a pat- 
teggiar di ricami i frati di s. Domenico per bocca del 
lor sindaco e procuratore fra Sebastiano Rebrocco , e 
per tai drappi, che in tutto ci parran degni di quel- 
1' Ordine illustre e di quella gran chiesa. Chiedevano 
anch'essi un piviale con due dalmatiche; ma quello 
e queste non solo distinte a fregi e a crociera di sva- 
riata composizione, e sul davanti come sul dosso, ma 
quanto potea convenire, non escluse le maniche, ricche 
ancor di figure, e ogni cosa condotto con bello innesto 
di seta e d' oro. Verso siifutto incarico non deon parer 



CAPITOLO VI. 4G7 

troppi i cento dieci scudi d' oro d' Italia di che i frati 
Predicatori si obligavano a Gio. Antonio, mentre pure 
gli fornivano i panni del proprio, con alleviarlo d'ogni 
altra spesa fuorché del trapunto (1). Ma il sospetto de' 
committenti trovò ragione nel fatto, perchè il Baratti 
era morto ben prima dei dieci mesi assegnati al lavoro, 
e i bei drappi giacevano nelle sue stanze fregiati a 
mezzo e non bene in arnese. Un Domenico da s. Agata, 
compaesano di Gio. Antonio , eh' era entrato malle- 



(I) $< In nomine Domini Amen : Cum sit quod convenl-um fueril inter D. 
Fratrem Sebastianum Rebrocum tamquam sindicum et procuralorem DD. Fra- 
trum Monasterii Sancti Dominici de lamia ex una et Iohannem Antonium 
de Baratis mediolanensem qtiod dictus Iohannes Antonius fabricarc debeat 
laborerio suo super vestibus eo dandis per dictos Fratres vestes infrascriptas 
videlicet frixium pivialis cum suo capino et cr ozerà sive frixium planee (sic) 
tam antea quam retro etiamque et mostra (sic) duaruin tonixelarum de quadrioto 
etiam in brachiis cum flguris et laboreriis inter eos conventis cum auro et setta 
necessariis in dieta fabrica expensis ipsius Iohannis Antonii : ideo dictus Io- 
hannes Antonius sponte et omni modo etc. promissit et promittit dicto D. Fr. 
Sebastiano dkto nomine presenti et acceptanti fabricare cum omni diligentia et 
opere suo dictas vestes ut supra specificata^ sub modis formis et conditionibus 
supra numeratis et inter eos conventis et hoc intra menses decem proxime ven- 
turos incipiendos a die qua dictus D. Fr. Sebaslianus aut ala prò eo dederint 
seu solcerint ipsi Iohanni Antonio sciita quinquaginta auri Italie infra solu- 
ciouem sue mercedis de quibus infra : Renuncians etc. Versa vice dictus D. 
Fr. Sebastianus dicto nomine sponte et omni modo etc. promissit et promittit 
dicto Iohanni Antonio presenti dare solvere et exbursare dicto Iohanni An- 
tonio prò dictis laboreriis auro et setta et aliis occurrendis in dieta fabrica 
scuta centum decem auri Italie in lume modum videlicet nunc sciita quinqua- 
ginta et resttim quod erit sciita sexaginta promissit dare et solvere dicto Io- 
hanni Antonio secundum laborerimn quod Jaciet in dictis vestibics judicio D. 
Iohannis de Saluciis dati Ordinis Sancii Dominici : Renuncians etc. RI prò 



468 PITTURA 

vadore per lui, si offerse ai Padri di dar compiuto il 
ternario per mano d'AuRELio da Novara ricamatore di 
bella fama, seguendo in tutto le forme e i disegni del 
primo maestro. Non dissentirei che 1' Aurelio discen- 
desse di quel Luca che lodammo fra i dipintori del 
quattrocento, né ci mentisce il nome paterno di Gio- 
vanni eh' era figlio di Luca a sua volta, e ragionevol 
pennello d'altari. E i frati se ne chiamarono contenti, 
e fu rogata la scritta nella bottega di Domenico stesso 



diclis vestibus et peccu/iiis dandis et traddendis in diem dicto Iohanni Anto- 
nio per dictos Fratres et prò predictis ut supra adimplendis et obsercandis 
solemniter intercessa et Jldejussit Dominicus de Sancta Agata q. Antonii mc- 
diolanensis : Renuncians etc. Acto pa:to expresso in presenti instrumento quod 
si inter dictas partes accederit aliqua differentia seti controversia quod Deus 
avertat prò tali differentia seu controversia diete partes super quod venerit et 
sequeretur debcant elligere unum prò parte in quibus super dictis canini diffe- 
renliis revidere habeat et judicare et quicquid judicaverint super predictis dif- 
ferentiis et etiam super laboreriis faciendis diete partes se remisserunl et re- 
mittunt etc. Promittentes etc. Item acto quod casti quo accederit aliquod sini- 
strum dicto Iohanni Antonio de aliqua infirmitale qttod Deus avertat tali casa 
diclus D. Fr. Sebastianus dicto nomine accipere debeat dictas vestes et prò la- 
borerio quod tunc factum extiterit in dictis vestibus solvere habeat dicto Iohanni 
Antonio et cum conditione quod diete vestis et alia tradclitas et traddendas 
(sic) sint ac intelligantur esse penes dictum Iohannem Antonium et ad ejus 
rixicum in omnibus et per omnia juxta formam Capitulorum et legum secim- 
dum Slatutum Ianue quia ita expresse actum fuit inter eos etc. — Actum la- 
mie in Palacio Communis vldelicet ad bancum Icronimi Rocataliate Notarii : 
Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesimo quadragesimo quarto ludictione 
prima secundum Ianue cursum die Martis quarta Marcii in Vesperis : presen- 
tibus Petro Andrea de Rocataliata Pkilippi et Gregorio Ihanelo Bartholomci 
civibus Ianue tesiibus ad premissa vocatis specialiter et rogatis. (Atti del Not. 
Domenico Conforto. — Fogliaz. 1, 1543-46). 



CAPITOLO VI. 469 

lungo un vicolo che dicevano de' Milanesi, e che sem- 
bra attestarci col titolo quanti ospiti avesse Genova da 
quelle contrade (1). A costoro potremmo aggiungere per 
gli anni seguenti una famiglia di bolognesi cognomi- 
nati della Rota che lungo tempo operarono fra noi 
di ricamo, e un Cesare in ispecie che variamente si 
annunzia per questo mestiero o si ragguaglia ai dise- 
gnatori. Né i nostri si mostrarono da meno in que- 
st' arte , ed è nostro per fermo , e più eh 1 altro da 
Voltri, un Giacomo Langetti rammentato in più carte 



*ì< (1) In nomine Domini Amen: Dominicus de Sancta Agata mediolanensis 
sponte et omni modo etc. promissit et promittit D. Fralri Barlholomeo de Va- 

ragine et Fratri lacobo de procuratoribus et seu nomine Monasterii 

Sancii Dominici et mihi Notario quod Haurelius de Noaria jllius Iohannis 
hic prcsens et sic promitlens finiei et jabricàbit opere suo cum auro et sella 
tonicele (sic) et capuxium pivialis ad ornamentum cum figuris in omnibus proni 
fabricate sunt alte vestes et ornamenta contenta in instrumenlo alias facto in- 
ter dictos Fratres et quondam Ioliannem Antonium de Baratis et hoc intra 
menses duos proxime venturos hodie inccplos salvo justo impedimento: et prò 
dieta fabrica et laborerio et auro dicti Fratres diclo nomine promiserunt diclo 
Haurelio presenti dare et solvere scuta triginta quinque auri ex quibus dictus 
Haurelius confessus fuit Imbuisse et recepisse libras quadraginta fanne in pe- 
cunia mtmerata in presentia mei Notarii et teslim infrascriplorim : Renun- 
ciantes etc. Et qui Dominicus edam promisit prò dicto Haurelio prò dictis li- 
bris quadraginta ut supra dalis: Sub etc. Renuncians etc. — Actum lamie 
in apotkeca dicti Dominici sita in carubeo nominato de li milanesi: — Anno 
Domin. Nativ. millesimo quingentesimo quadragesimo quinto Indictione secunda 
secundum Janue cursum die Iovis XXX lulii in tertiis: presentibus Nicolao 
de Facio q. Bartholomei et Ieronimo Lambelo D. Augustinì lestibus ad premissa 
vocatis specialiter et rogatis. ( Atti del suddetto Not. Conforto. — Fogliaz. 
sovraccenuato). 

Vol. II. — Pittura. 59 



470 P 1 T T U R A 

a metà del secolo, e fors' anche progenitore di quel 
virtuoso che in età più moderna diffuse in Venezia 
T onore della pittura ligustica. Sarzanese fu Andrea 
Gambino, di cui leggesi il nome al 142 della matri- 
cola, e genovese Kaffaele Costa che vi appare degli 
ultimi. Se non che 1' argomento eh' io tratto non mi 
comporta più lunghe note, e ragion vuole che a par- 
lar di ricamo io tocchi anzi i costumi dell'arte che la 
qualità degli artefici. Pochi atti io trascelgo adunque dai 
molti : e son quelli che meglio chiariscono le condi- 
zioni di tale industria, e quant' ella partecipasse della 
pittura: sarà poi tempo di correre ad altro, e d'accor- 
ciare il ritorno a più nobili soggetti. 

Col primo di tali contratti eh' è del 1551 un Giam- 
battista Panicella astigiano s' acconciava per socio 
con un veneto , Gerolamo cioè da Eevio ; di lui più 
provetto, a quel che sembra, nell' arte, e cotale da av- 
vantaggiarsene di abilità e di fortuna. E però il Pa- 
nicella, assistito da Lodisio suo padre , comperava a 
non lievi patti il consorzio di questo anzi maestro che 
socio, promettendo del suo la pigione d' una bottega 
in Iscutaria, e d' alimentare Gerolamo mentre durasse 
la società che si stringeva per anni quattro. Il lavoro 
e i guadagni in comune ; e comune il diritto di spen- 
der denaro in acquisto di merci confacenti a lor arte, 
e da rivendere o in Genova o fuori. Ond' è manifesto 
che tali industrie del trapungere o disegnare a vicenda 
si mescolavano o s' alternavano , e i panni o forniti o 



CAPITOLO VI. 471 

apparecchiati al ricamo erano a molti e per molte guise 
una ricca sorgente di lucri (1). Spesseggiano pertanto 
gli esempj di giovinetti che vanno a cotali maestri , 
per ammettere i quali v' han norme piuttosto eguali 
che somiglianti alle scuole pittoriche. Per darne un 
saggio è in acconcio una scritta che ci rivela due altri 
ingegnosi in Giuseppe di Liscara ricamator milanese 



(1) ►£« In nomine Domini Amen : Hieronimus de Revio Venetus designator 
q. Ambrosii ex una et Iohannes Baptista Panicela de Ast filius Lodisii eiiam 
designator in presentia autoritale et voluntate dicti Lodisii ejus patris presentii 
autorisantis et consentientis et dictus Lodisius pater dicti Ioliannis Baptiste 
promisit et promittit dicto Hieronimo presenti etc. quod dictus Iohaunes Bap- 
tista ejus filius etiam presens et consenliens observabit et adimplebit omnia in- 
frascripfa omni exceptione et contradictione remolis: Renuncians etc. ex alia 
seti pluribus partibus: sponte et omni modo etc. pervenerunt et sibi ipsis ad 
invicem pervenisse confessi fuerunt ad infrascriptam societatem sioe compayniam 
designatorum et alia de quìbus infra solemni stipulatone hinc inde interveniente 
duraturam per annos quatuor proxime venturos : Renunciantes etc. Videlicet 
quia ex causa supra et infra scripta dicti contrahentes ad invicem et vicissim 
fatentur quodfit et fieri debet inler eos societas designatorum et alia spectanlia [sic) 
diete arti et dicti Ieronimus et Iohannes Baptista promisserunt et promittunt 
unus alteri et alter uni presenlibus etc. durante dicto tempore dictorum anno- 
rum quatuor proxime venturorum loto eorum posse laborare de dieta arte in 
apoteca silta Genue in contrada Scutarie sub suis confinibus et in ea se se fi- 
deliter et solicite exercere omni exceptione et contradicione remolis: Renuncian- 
tes etc. Aclo quod prò tolo tempore dictorum annorum quatuor pensio dieta 
apo f ,ece in tolum solvi debeat per dictum Iohannem Baptistam sive dicium Lo- 
disium ejus pairem et sic illam solvere promisserunt et promittunt et dictus 
Ieronimus non teneatur aliquid solvere occasione diete pensionis imo sii omni- 
no ab ea exemptus quia sic de acordio remanserunt. Arto etiam quod durante 
tempore diete societalis dictus Lodisius teneatur et debeat ac obligalus sit gu- 
bernare dictum Hieronimum sanum tantum expensis ejusdem Lodisii et sic 
eumdem Hieronimum presenlem ut supra gnbernare promissit et promittit suis 



/(72 PITTURA 

e in un costui socio, Giuliano Corsaro, che vuol ren- 
dersi a Savona ove a que' giorni trovo non raro il ca- 
sato. Costoro co' già nominati operavano ad un tempo 
fra noi, e porta V anno 52 un rogito pel quale accet- 
tano in lor bottega un Antonio di Geronimo Panesi 
in qualità di discepolo (1). Più cognito di tutti, e ri- 



expensis : et omnia lucra que in dies ex dieta societate percipientur dividi de- 
beant prò dimidia inter dictos Hieronimum et Iohannem Baptistam quia e- 
tiam sic de acordio remanserunt. Acto etiam quod quatenus dictus Hieronimus 
tellet in dieta societate aponere aliquas peccunias usque in summam scu- 
torum vigintiquinque quod tali casu id jacere possit et sit in electione et bene- 
placito dictorum Lodisii et Iohannis Baptiste ponere alias totidem prò nego- 
ciandis et emendis rebus spectantibus diete arti ac mittendis extra Germani prò 
illis implicandis in mercibus et aliis quod tali casu omne beneficium et lucrum 
quod ex eis percipietur dividi debeat inter eos et similiter omne damnum et 
mali debitores quod sequi posset et causati essent quod Deus avertat etiam 
spectet et specteni et seu computetur prò dimidia quia etiam sic de acordio re- 
manserunt omni exceptione remota : Renunciantes etc. Sub pena librarum quin- 
quaginta [amie in quam etc. — Actum Genue in scriptorio domus habitationis 
mei Notarii sitte in contrada Putei Curii: — Anno Domin. Natio, millesimo 
quiiKjentesimo quinquagesimo primo Indiclione octava secundum Genue cursum 
die Lune quintodecimo Iunii in terciis: presentibus testibus Sebastiano de Croa- 
rio candelerio q. Andree et Augustino de Montobio q. Baptiste ad premissa 
vocatis et rogatis. (Atti del Not. Francesco Frugoni. — Fogliaz. 2, 1550-56). 
(1) tifa In nomine Domini Amen: Ieronimus de Panexio q. Bernardi sponte 
et omni modo: promissit et solemniter convenil Ioseph de Liscaria mediola- 
nensi recamatori et designatori habitanti in presenti civitate Ianue presenti 
stipulanti et recipienti suo nomine ac nomine et vice luliani Corsarii ejus so- 
di facere et curare opere et effectu quod Anlonius ipsius leronimi filius etatis 
annorum decem in circa presens et consentiens stabit et perseverabit cum dictis 
Ioseph et Iuliano in eorum apoteca prò eorum famulo et discipulo causa cum 
eis discendi et faciendi artem recamatoris et dessignatoris annis quinque prò- 
xme ventttris hodie inceptis quibus durautilus ab eis et eorum apoteca non re- 



CAPITOLO VI. 473 

chiesto a maggior lavori, fu di que' giorni un Nicolò 
da Carpi che negli atti si chiama pittore, e per tale è 
segnato nella matricola al numero 84. Ma come tu il 
vedi innanzi ai notari, così ti si svela per maestro d'ago 
nonché di disegno , né siffatte occasioni gli vengono 
rade. Laonde il suo nome ci seguita per anni ed anni, 
e del 1556 promette di seguirci più oltre menando a 
nozze certa Bianchinetta del q. Benedetto Vicari di 
Rocca Spinola. Un' altra memoria lo commenda per li- 
berale e pietoso: la quale racconta com'egli dando pe- 
gno una catenella e tre anelli d' oro , togliesse a mutuo 
da Giovann' Angelo Spinola sessantotto lire di Genova 
per trarre un amico di schiavitù. Ebbe socio a sua 
volta e compagno nella officina che teneva in contrada 
de Mari Battista de' Perolli cremasco , pittor va- 
lentissimo , e centesimo nono nell' albo de' maestri. 
E ciò sappiamo da un istrumento che ci ripete e con- 
ferma il costoro immischiarsi nel traffico de' drappi 
preziosi, che ornati di fregi a fìl d' oro o di seta, o sol 
tracciati per uso altrui, provvedevano al lusso privato. 
Quivi si parla altresì di pellicce onde giravano i lembi 



cedet furtum non committet et servitici faciet bene et dilligenter serviet etc. etc. 
— Actum Ianue in prima Sala Communis vacata Fraschea: — Anno Domin. 
Natio. MDLII Indictione decima secundum latine ciirsum die Lune XIIII No- 
vembris in Vesperis: presentibus testibns Gregorio de Cella filatore sette et Bap- 
tista de Gazio textore pannorum sette q. lohaiinis ad premissa vocatis et ro- 
gatis. (Atti del Not. Stefano Tubino. — Fogliaz. 2, 1551-53). 



474 PITTURA 

di ricche vesti in velluto ; così Y arte della pittura (e 
fosse anch'oggi! ) moderava le fogge degli abiti e ag- 
giustava i panni alla persona, senza mentire all'onesto, 
senza bravar la ragione (1). 

Da questi cenni è in aperto che se i nostri per av- 
ventura non furon lenti al magistero della matita e 
dell'ago, deesi pur nondimeno a forastieri e gratitu- 
dine per averlo insegnato, e gran lode per averlo pro- 
mosso. Ma di quanti ci vennero di fuori nessuno emulò, 
nonché pareggiasse Nicolò Veneziano, né di valore né 
di fortuna. Ed io starò pago a toccar di quest'ultima, 



(1) \%i 1554 die lovis XXII Novembris in terciis in prima Sala Palacii vo- 
cata Fraschea. — Mag. Nicolaus de Carpis piclor q Francisci ex una et 
Baptista de Perolis q. Stephani de Crema pictor ex altera : sponle pervene- 
nmt ad infrascriplam socielatem et compagniam : videlicet quia fecerunt socie- 
tà tem de arte designatoris et recamatoris et compagniam de eorum arte dura- 
turam per annos decem proxime venluros in apoteca cum mediano quam et quem 
conducit dktus mag. Nicolaus in contrada de Mari et in quovis alio loco et 
unusquisque ìpsorum promisit ad invicem esse assiduum in dieta apoteca et se 
exercere et laborare et non se defraudare et alia facere prout decei socios et 
lonos viros et lucrum percipiendurn tam in apoteca quam extra et sic omnes 
expensas quas fieri contigerit ac etiam pensionem spectet (sic) unicnique prò 
dimidia. Acto qicod lucrum pelisiarum que ponentur ad veluta quas fieri con- 
tigerit durante societate spectet prò dimidia loh, Baptisle de Bergamo donec 
et quousque se elegerit noie umplius ex eis facere et quando se ellegerit noie 
amplius eas facere eo casu lucrum earum spectet diete socictati: in qua apo- 
teca unusquisque leneatur durante societate manutenere unumfamulum et qui- 
libet ipsorum debeat suum famulum yubernare calciare et vestire extra dictam 
societalem: Renunciantes etc. — Testes Nicolaus de Passano Iacobi et loh. 
Andreas de Monacho Pauli. (Atti del summentovato Not. Tubino — Fogliaz, 
3, 1554-5H;. 



capitolo vi. 475 

bastando alle costui lodi la breve ma succosa sentenza 
di Giorgio Vasari che tra i maestri di ricamo gli dà 
pregio di raro e d' unico. Senzachè il ragionarne più 
in là ci sarebbe tolto dalla natura stessa de' suoi la- 
vori che mal resistono ai secoli, e dalle sue condizioni 
che fecero al paragone di mille altri più scarse le me- 
morie di lui. Del qual difetto abbiamo tanto a dolerci, 
quanta è più 1' eccellenza degli artefici che operarono 
in Genova, o sia che il tempo e' invidiasse il meglio 
de' documenti, o che il signorile costume chegl'invi- 
tava a grandi opere sdegnasse di sottoporli alla servii 
consuetudine delle stipulazioni. Or questo si crederà 
più volentieri di Nicolò Veneziano, laddove si pensi che 
quanto rimase fra noi, non fece né opere né altro ser- 
vizio che non fosse pel principe Doria. E certo avea 
piede nelle case (altri dirà nella reggia) di quel ma- 
gnanimo che fu Andrea molto innanzi che vel pones- 
sero tanti altri virtuosi, e lo stesso Pierino del Vaga, 
che senza Nicolò non sarebbe per avventura venuto 
giammai. Che se il Vaga diserto e squallido dal me- 
morabil sacco di Roma, fu tratto pel Veneziano ai sa- 
larj del principe, come narra il Vasari, è mestieri in- 
ferirne eh' ei gli fosse domestico già prima che le slanze 
di Fassolo prendessero forma di palazzo e diventassero 
scuola d' un nuovo stile pei dipintori. Né qualsiasi 
maestro per quantunque valente suol durare ai servigj 
d' alcun signore, se già non gli è amico , quanto fu 
Nicolò che v'ebbe albergo più che vent' anni dipoi, 



476 PITTURA 

e che si scrive in ogni atto, quasi a gloriarsene , ri- 
camatore del principe Doria. Pertanto d' un uomo sì 
famigliare, anzi ospite e commensale d' Andrea , tac- 
ciono sempre le scritte notarili allorché non fan cenno 
a donativi od a provvisioni, di che largheggiava quel 
generoso col solerte e acutissimo ricamatore. 

Or ecco le rendite del principato di Melfi, titolo si- 
gnorile del Doria , accomunate o partite almeno col 
Veneto, e non già per ristoro a fatiche sue di maestro, 
ma come cortesia di signore a fidato famiglio. Tocchia- 
mo al 1538 , e già da pezza si godeva Nicolò cento 
ducati d'oro anno vali su quel provento, e godeali per 
pubblica scritta ond' erasi legato Andrea non altrimenti 
che un debitore (1). In quanta grazia foss' egli , poi 

(1) ►£< In nomine Domini Amen : Dom. Nicolaus Venecianus q. Iohannis 
recamator III D. Principis de Auria omni modo jure via et forma quibus me- 
lius potuit et potest fedi cousliluit et solemniter ordinavit suum veruni certuni 
et Ugiptimum nuncium et procuratorem prout melius de jure fieri dici seu esse 
potest et loco ipsius possuit (sic 1 , et ponit noi). Cosminum Pincllum absentem 
tanquam preseìitem presentialiler in civitate Neapolis commorantem : specialiler 
ad petendum habendum exigendum recipiendum et recuperandum prò ipso con- 
stituente et ejus nomine a quacumque persona et personis Communi Corpore 
Collegio et Universitate redictum (sic) ducatorum cent&tn auri eidem D. con- 
stituenti donatorum et seu assignalorum annuatim per III. predictum prò tercia 
parte super redictibus Principatus Melphi in omnibus et per omnia ut constat 
in privilegio diete donacionis et assignacionis cui habeatur relatio etc. etc. — 
Actum lanue iu Bancis videlicet snb portichu domus heredum q. D. Andree 
Ler carvi ad banchum ressidentie mei Notar ii infrascripti : Anno Domin. Nativ. 
millesimo quingentesimo trigesimo octavo Indictione decima secundum lanue 
cursum die Veneris nona Augusti in terciis : presentibus testibus Antonio Calvo 
D. Augustini et Francisco Peyrano q. lacobi cwibus lanue ad hec vocatis et 
rogatis. (Atti del Not. Stefano Sauli Carrega. — Fogliaz. 11, 1538-39. 



CAPITOLO VI. 477 

d' altri e d' altri gentili , o sia pel valore delle sue 
mani o per F usare che faceva col principe , non <ì 
quasi alcun atto che noi dichiari. Tantoché a trarsi in 
mano i ducati di Melfi non davasi pena di viaggiare a 
quelle bande o d' avervi un fattore ; che degni patrizj 
facean' opera in tutto' per lui, come leggo per l'anno 
suddetto del nob. Cosmino Pinello, che trovandosi al- 
lora in Napoli tolse volentieri sopra di sé la non grata 
esazione. Né per questo il felice ricamatore era stretto 
di guisa al suo principe e alla sua Genova, che non 
avesse 1' un piede anche in corte di Roma , laddove 
bazzicava di tratto in tratto, orni' ebbe occasione di co- 
noscere il Vaga, e fors' anche di adoperarlo in disegni 
poiché dalle stanze del Doria s' era vòlto nuovamente 
a queir emporio delle arti. I miei documenti mi rapi- 
scono di balzo al 1546, perch'io sappia che di quell'anno 
Nicolò conseguiva dalla Curia papale un uffizio di 
porzione di Ripa, e che tosto lo rassegnava ; la cagione 
non dee premerci molto. Ed è ozioso indagare il perchè 
sul cadere dell' anno, tornato di fresco a Genova, chie- 
desse a Nicola Pinello protonotario apostolico e vicario 
arcivescovile, formali testimonianze coni' egli era vivo 
e presente ; scrittura se non proficua, certamente curiosa 
a leggersi (1). Ma in questo frattempo, e più oltre , la 



(1) Nicolaus Pinellus Apostolicus Protkonotarius Primicerius Majoris Ecclesie 
lanuensis Vicarius Archiepiscopalis lanuensis in specialibus Generalis : Uni- 
versis et singulis presentes nostras testimoniales HUeras inspecturis el vissuns 
Vol. II. — Pittura. 60 



478 PITTURA 

fortuna gli stava ai crini, nò gli scemava punto il fa- 
vore del grande Ammiraglio , cui gareggiavano d' o- 
bedire ad un modo e i privati e i Signori. Un atto 
disteso dal Cibo Peirano sulla pubblica via di Fassolo, 
e d' innanzi a Pietro Doria Sperone dottore in leggi 
e a Celestino Doria segretario del Principe, ci avvisa 
chiaro che i cento ducati gli si contavano ogni anno, 
e eh' egli ne scaricava il liberal donatore come d' un 



(sic' aitdituns et lecturis omnibìtsque aliis et singulis ad quos presentes deve- 
■aerint seu •presentate Juerint saluterà in Domino et presentibus fidem indubiam 
adhibere : Quoniam ex incumbente nobis officio tenemur unicuique testimonium 
reddere veritatis harum serie universali (sic) vestre atteslamur et fidem facimus 
quemadmodum D. Nicolaus Venetus pictor III. Principis D. Andree Doria qui 
nuper ut dicil obtinebat in Romana Curia quoddam officium portionis Rippe et 
illud postmodum resignavit hodie vivit et vttam ducit in humanis et vivens vis- 
sus tactus et palpatus futi per testes fide- dignos coram nobis productis juratis 
et examinatis qui ita nobis apperle testificati fuerunt cum piena reddicione 
cause scientie et presertim quia eum dietim D. ISicolaum viventem hodie vi- 
dentem et palpautem et alloquentem fuernnt ( sic ) prout et sicut pariter vissus 
palpatus et aloqutus futi per Notarmm publicum et Scribam nostrum infra- 
scriplum juxta relatiouem per eum pariter nobis factam : et predicta omnia vera 
swit et nulla possunt ter giver sui ione cellari: In quorum testimonium has fieri 
per Notarium publicum nostrumque et Curie Archiepiscopo,! is Ianuensis scri- 
bam infrascriptum subscribi et publicari mandavimus sigillique soliti diete Curie 
Archiepiscopalis Ianuensis jussimus et fecimus impressione communiri. — Da- 
tura lanue in Camera Audiencie nostre silta in Claustro Superiori Majoris 
Ecclesie Ianuensis: sub anno a Nativ. Dom. millesimo quingentesimo quadra- 
gesimo sexto Indicione quarta secundnm lanue cursum die locis secunda meusis 
Decembris in Vesperis — Beruardus Not. — (Atti del Not. Bernardo Uso- 
dtoare (.1 ranella — Fogli az. 15, 1546-47'. 



cai-itolo VI. 479 

debito severo e stringente (1). Era egli pago per questo 
del suo mecenate, o sazio costui d' arricchirlo? Rispondo 
un rogito, che alcuna volta sopraccresce vano i doni , 
e e migliaia di lire per volta (2), e s'arrestano al 1559 



(1) In nomine Domini Amen : Magisler Nicolaus Venetus rccamalor III. 
Principis Andree de Oria sponte etc. et omni meliori modo etc. confessus fuit 
et in ventate publica recognovit prefato III. Principi licei absenti et ad caute- 
lanti mihi Notarlo infrascripto persone publice officio publico stipulanti et reci- 
pienti nomine et vice prefati III. Principis ac ejus heredum et successorum 
quorumcumque ac omnium et singulorum aliorum quorum interest intererit seu 
interesse poterit quomodolibet in futurum sibi ipsi mag. Nicolao integre fnisse 
satisfactum de omnibus redditibus sibi gratis assignalis et donatis per prefatum 
III. Principem super introitibus Status et Principatus Melfi a die diete largi- 
tionis et donationis usque ad et per tolum annum milesimum quingenlesimum 
quadragesimum septimum inclusive retentis adanis (sic) etyropterea attenta so- 
lucione ipsi facta ut supra quitavit et quitat prefatum HI. Principem et quos- 
cumque alias ad quos special stipulante me Notarlo ut supra a dictis introiti- 
bus per tempus de quo supra et hoc per Aquilianam slipulationem: Renuncians 
etc. — Aclum extra muros lanue in Villa Fassolii prope domum cum villa q. 
Herasmii de Oria in via publica: Anno Domin. Nativ. millesimo quingentesu 
mo quadragesimo oclavo Indictione sexta secundum lanue cursum die Lune 
XXII II Septembris in Vesperis: presentibus Spectab. juris ntriusq-ue doctore 
D. Petro de Auria Sperono et Celestino de Auria a secretis prefati III. Prin- 
cipis januensibus testibus ad premissa vocatis et specialiler rogatis. ( Atti dei 
suddetto Not. Gio. Giacomo Cibo Peirano. — Fogliaz. 11, 1547-48). 

(2) In nomine Domini Amen: D. Nicolaus Venetus recamator III. Principis 
de Auria sponte etc. et omni meliori modo etc. confessus fuit et in ventate 
publica recognovit D. Baptiste l'inetto Adurno tamquam procuratori prefati 
III. Principis se a dicto D. Baptista dicto nomine habuisse et recepisse in pec- 
cunia numerata in presenlia mei Notarli et lestium infrascriptorum libras cen- 
tum sexaginta sex januinorum infra solutionem librarum mille eidem donatarum 
per prefatum III. Principem ut asserii et propterea attenta reali solucione farti 
quilavit et quitat tam prefatum HI. Principem quam dictum Baptistam dieta 



480 PITTURA 

ló notizie del Veneziano con un atto, ultimo per data, 
non ultimo di pregio, come quello che ci svela il ca- 
sato di Nicolò, e col casato anche il padre, e se non 
erro ne descrive il magistero assai meglio. Per grazia 
del prezioso scritto aggiungano adunque gli scrittori 
dell' arte alla patria e al battesimo di Nicolò il cogno- 
me dei Valentini , e lo dicano fìgliuol di Giovanni ; 
e se consentono meco nel valore del pictor che quivi 
si legge, gli dian merito innanzi tutto d' aver som- 
ministrati al ricamo eleganti disegni, e più ehe dise- 
gni cartoni variamente ed elegantemente pennelleggiati. 
E a noi giovi il conchiudere che stando alle date e- 
streme degli atti, costui si godette i favori del Principe 
non punto meno di sei lustri (1). 



procuratorio nomine quo supra a dictis libris centum sexaginta sex de quibus 
supra : et hoc etiam quatenus expediat per Acquilianam stipulationem etc. Re- 
nuncians etc. — Actum Ianue in domo solite habitationis Spect. D. Tetri Fran- 
asti de Grimaldis sita in contrata nob. Lercariorum videlicet in studio: — 
Anno Vomiti. Nativ. MDLprimo Indictione octava secundnm Ianue cursum die 
Martis XVII Martii in Vesperis: prcsentihis Pelegro Lavagnino q. Gregorii 
et Gregorio Prato q. Thòme januensibus testibus ad premissa vocatis et rogatis. 
(Atti del Not. Gio. Giacomo Cibo Peirano. — Fogliaz, 14,1551). 

il) >J4 In nomine Domini Amen: Nicolaus de Valentinis pictor quondam Io- 
annis et qui prout asserii super introitibus et fructiotiibus jtscalibus Status 
Melphi habet annuum redditwm sive introitum ducatorum centum auri assigna- 
tum eidem D. Nicolao per III. D. Andream Boria Principem jam dicti prin- 
cipati Melphi et Sereniss. Philippi Begis Catholici Prefectum : sponte omni- 
que meliori modo via jure et forma quibus melius potuit et polest revocando in 
primis quoscumque procuratores per ipsum hactenus qnomodolibet constitutos et 
ipsum nob. Gabrielem Adurnum et ab ipsis abdicando omnem poteslalem facul- 



CAPITOLO VI. 481 

Verrà por ultimo il magistero dogli arazzi, non per 
questo che si voglia posporre ai predetti , ma perchè 
ci tardò più che gli altri, e per quel eh' io conosco 
rimase in mano di gente straniera. -Pel secolo xv in 
Liguria non n' è vestigio, e i bellissimi co' trionfi del 
Petrarca che il Villa ci fé' gustare nell' Accademia 
segnati del 1470, e queir altro che possiede 1' Ospizio 
de' Poveri, d' età quasi e di stile conforme, si debbon 
recare a telai fiamminghi e riputarsi per avventicci. 
Le officine di Bruggia , e più tardi d' Anversa , non 
diedero pure al privato fasto de' genovesi i tessuti ad 
istoria e le ricche tappezzerie, ma le tavole stesse de' 
migliori pennelli ondo vedremo superbe le sale e le 
chiese. E ben parve che il sottil lavorìo fosse privi- 
legio di .quella gente laboriosa ed industre , né i gè- 



tatem et baliam etc. fecit constituit creavit et solemniter ordinavit suitm veruni 
certum et legitimum ac indubitatum procuratorati aclorem factorem et negotio- 
rum suorum infrascriptorum gestorem et nuntmm specialem ita tamen quod 
specialitas generalitati non deroget nec e contro, videlicet Magni). D. Nicolaum 
Spinulam q. D. Luce absentem lanquam presenterà : Specialiter et expresse ad 
ipsius D. Constituentis nomine et prò eo petendum exigendum recipiendum re- 
cuperatimi et habendum didimi annuum reddilttm sive introitum dictorum 
diicatorum cenlum eidem D. Constiluenti ut supra assignatorum etc. etc. — 
Actum Geme in scriptoria mei dicti Notarti sita apud Palatium Archiepisco- 
pale: Anno a Nativ. Dom. MDLVIIÌI Indictione prima secundum Genue cur- 
sum die lovis tdlima Augusti in terciis: presentibus Bartolomeo Rocataliata 
Notario et Ioanne Ieronimo Paxerio q. Qeorgii civibus Genue testibus ad pre- 
missa vocatis et rogatis. — (Atti del Not. Agostino eie Franchi Molfino. — 
Fogliaz 13, 1559). 



A 82 PITTURA. 

novesi le ne invidiarono , quando si mosse alcuno di 
patria a trapiantarlo fra noi. L' accolsero anzi i patrizj 
liberalmente, e gli fecero plauso, e quel che più monta 
lo adoperarono. I governanti a lor volta si mostrarono 
vaghi di dargli cittadinanza, ma con effetti assai lenti, 
se vogliamo credere al silenzio degli atti. Sicché que- 
st' arte è a me soggetto di brevissima istoria, né però 
da passarcene, se vogliamo difendere secondo il debito 
la magnificenza del patriziato nel favorirla, e lo zelo 
del pubblico ad assicurarla e a promuoverla. Ma il na- 
scere ed il languir eh' ella fece, non empiono (o ch'io 
in' inganno) lo spazio d' un mezzo secolo. Convien di- 
scendere al 1511, perchè si scopra fra gli addobbi 
della Curia alcun saggio di somigliante ricchezza (1). 
E i primi desiderj si contennero a tale, che per fami- 



(1) MDXI die V /unii. ■ — De mandato III. Regii Ianuensium Gubematoris 
et Magnif. Constili DD. Antianorum Communis lamie: Vos viri prestantes 
Marce Porlemari France de Goano Laurenti Lomeli/ie et lacobe Spintila Offi- 
ciales dicti Communis constituti super exactione debitorum ipsius Communis : 
Solute nob. Stephano de Auria libras cenlum viyinti quinque prò valore duca- 
torum quadraijinta unius et duarum lerciarum partium allerius ex Brugiis 
solvere missorurfi dicto Stephano per Nicolaum et fratres 'de Auria prò predo 
cum expensis tapessiarum et seu spaleriarum ?tovarum ad omalum Camere 
Magai/. Senatus emptarum per manus dictorum Nicolai de Auria et fratrum. 
— Item solvile Magnif. D. Ioannì Georgio de Eliseo imo ex Magnif. DD. Se- 
natoribus a cettris collegis stiis deputato ad fieri faciendum hic in Janua ?iovas 
bancherias ad ornatum etiam Camere predicte equales et congruentes suprascrip- 
tis spaleriis libras sexaginla infra solutionem predi earum. { Archiv. Govern. 
Voi. 102,, 1511-13, Diversorum). 



CAPITOLO VI. 483 

glia privata si recherebbero a modestia. Però che di 
queir anno, rinnovati gli stalli nella camera del ma- 
gnifico Senato, parve degno di vestirne i dorsali con 
alcun panno sopra il consueto , e ne diedero cura a 
Nicolò Doria che comperasse il bisogno in Bruggia , 
per mezzo de' suoi fratelli che colà soggiornavano. Que- 
sto afferma il decreto di pagamento a' 5 di giugno in 
quarantun ducati e due terzi : ben piccola somma per 
principesco ornamento , e che ci vieta d' imaginare o 
contesti a figure o dovizia di fregi. E di tanto furono 
contenti i Reggitori della Repubblica per più che un 
ventennio; ma l'anno del 1530, mutate le leggi, e 
forse anche un tratto il costume, cominciarono a parere 
men nobili le stanze, e disadorne le pareti entro le 
quali accoglievasi la maestà del Comune. Stanziaronsi 
allora mille fiorini a tal' uopo con provvisione del set- 
tembre , e la faccenda fu delegata ai due residenti di 
Palazzo , Gerolamo Grimaldi e Agostino Centurione 
Fatinanti. Del quale spendio si toglievano gli arazzi 
la miglior parte , così per 1' ampiezza e pel numero 
conveniente ai novelli desiderj , come per gli stemmi 
del pubblico che doveano campeggiare a' due capi e 
nel bel mezzo de' panni, ond' era mestieri il lavorarli 
a disegno. E nuovamente si volsero col pensiero alle 
Fiandre, come a propria sorgente di cotali manifatture ; 
e non mancò né pur ora fra i senatori chi avesse pra- 
tica in quelle bande onde commettere ed affrettare il 
lavoro, Era questi Battista Spinola : a cui sicurtà fu- 



484 PITTURA 

ron dati i fiorini mille finché le tappezzerie non ve- 
nissero spedite in costà e consegnate in Palazzo. Il 
mandato de' due commissarj porta in calce la forma ed 
il numero e la dimensione de' drappi : eran cinque di 
varia altezza, e lunghi nella lor somma oltre i cento 
palmi (1.). Da que' giorni crebbe ne' Signori la vaghezza 
di cotai masserizie, e vivono ancora reliquie d' arazzi 
storiati che in età posteriore ammantarono le camere 
del pubblico. L' epoca che noi discorriamo per poco 
è che non s' arresti a veder Genova ancor digiuna di 
sì fatte oflìcine, e dall'anno summentovato corsero altri 



(1) 1530 die XV Septembris. — III D. Dux et Magnif. DD. Augustinus 
Centurionus Fatinanti et Hyeronimus de Orimaldis residenles in Palatio qui- 
bus data est cura usque in florenos mille posse estendere circa ornatimi Ca- 
merarum ubi III. Dominano sedei tam in tapezzariis quam in aliis ut constai 

decreto sub die XXX Augusti condito in presenti Manuali in observa- 

tione dicti decreti ac bailie illis attribute ordinaverunt prò diclo ornatu instrui 
debere infrascripta de quibus commissione-m dederunt Spect. D. Baptiste Spi- 
nule eorum college ut eas instrui mandet in partibus occidentalibus et ùistruc- 
tas conduci faciat in Palatio consignandas ac prò caulione quarum ipsius D. 
Baptiste per cautionem dent florenos mille qui ab eis ex forma decreti expendi 
possunt: et que sunt etc. — Altitudo infrascriptorum sit de parmisXIlI — 
Pecium unum tapessarie sit in longitudine parmorum XVI »/ 4 — Pecium 
unum tapessarie sit in longitudine parmorum XXVI '/a — Pecium aliud 
parmorum XXVIII in latitudine et in altitudine parmorum UH «/ 4 — 
Pecium aliud parmorum XVIII in longitudine et in altitudine parmorum 
VI — Pecium aliud in longitudine parmorum XVI et in latitudine par- 
morum UH '/4 : c^w ìnsigniis seu armis Communis tres in quolibet pedo 
videlicet duo in capitibus et altera in medio. (Arch. Govem. Vói. Diversorum, 
1530'. 






CAPITOLO VI. 485 

anni, e non pochi, innanzi che i fìandresi s'invoglias- 
sero d' accomunarle con noi. E come il difetto d' alcuna 
cosa suole ingenerarne la cupidigia, non parrà strano 
che la Signoria facesse disegno anche sopra quel nulla 
che i casi le offerivano o dentro o fuori della provin- 
cia. Al qual proposito ci basti il sapere, che dismessa 
per lo scisma recente la chiesa di s. Agostino in Londra 
ufficiata da frati, alla quale usavano gli uomini di 
nazion genovese, il Consiglio si fé' sollecito di chiedere 
i tessuti che facevano ornato ai costoro stalli, con ani- 
mo ( io penso ) d' accomodarne le sale o qual altro luogo 
si fosse del pubblico edilizio. Quali effetti ne uscissero 
non saprei dirlo ; ben so che Pantaleo Spinola uscito 
testò di Console, li avea salvi dal disastro di quella 
chiesa e li guardava tra le sue suppellettili; ma il 
Console nuovo, Leonardo Centurione, scriveva di Lon- 
dra il 6 maggio del 42 , che gli arazzi verrebbero , 
quando fosse in piacere del Governo, sulla nave Lercara, 
ma che quanto al lor pregio , non eran cosa da spe- 
rarne gran frutto (1). 



(1) « Illustrissimi et molto Magnifici Signori — Essendo novameiiti da quelli 
« di nostra natione stato electo Consule farò risposta ad una gratissima 
« di V. S. havuta con l'ultimo ordinario. Gli è vero che da giorni in qua 
« né la nation nostra né altri frequentano più a questa jesa di santo Ago- 
« stino per tenersi serrata e per tal causa manchar di servirsi delle tapez- 
« zerie che per ornare li lochi in detta chiesa dove li Genoesi sedeano si 
« erano fatte : per la qual cosa V. S. ordinano che le siano mandate per 
Vol. II. — Pittura. 61 



486 PITTURA 

Torcendo alla industria privata (s' io non Lo a dirla 
straniera ) non passerò senza nota un artificio di tap- 
pezzieri che in Genova tentò la fortuna assai prima 
che il valor de' fiamminghi v'introducesse il gentil ìna- 
gisterio delle lane e dei filaticci. Di cotal genere ve- 
demmo saggi nella gran mostra dell' Accademia per 
cura del Villa, e n' è pur cenno in principio del ca- 
talogo più volte citato. Nel quale è congettura sagace 
eh' ei sian'si prodotti sul cominciare del secolo xvi ; e 
s' altri v' aggiunga anche in Genova, dira cosa che sta 
col probabile. Ciò sono tappezzerie di cuoja campite a 
colori oltremodo vaghissimi e trasparenti da un sottop- 
posto d' argento, .da' quali risaltano d' oro inquartature 



« servirsene costì in bisogni del publico il che si exeguirà quando le S. V. 
« voglino che si faci detto effetto : però inanzi è bene che sieno informate 
t< qualmente sono di poco valore et etiam procurasse per li frati di detta 
« chiesa di havere licentia de officiarla non già in habito de frati che 
« quando seguisse essendo fatte dette tapezzerie per detto effetto non par- 
« rebbe bene a Genovesi manchare di detto ornamento solito: niente di 
« meno dette tapezzerie sono in potere di messer Pantaleo Spiuola per 
« opera del quale essendo in questo nostro officio si sono salvate: et 
« quando alle S. V. non li parrà che se ne habiano più a servire lo po- 
« tranno scrivere con questo medesmo ordinario: et se a quelle parrà che 
« se le mandino per via di mare si trova qui la nave Lerchara quale par- 
« tira per quelle parti fra brevi giorni et V. S. sarano in tempo de ordi- 
« nare che si carrechino in detta nave non si mancherà punto di quello 
« ordineranno in servicio del publico come siamo debitori : et non più per 
« questa Alle S. V. lnnnilmente mi raccomando. — Di Londres alli VI 
« di maggio MDXXXXII : Servitore Leonardo Centurione Constile ». (Arch. 
' Goveru. — Lettere al Senato. — Fogliaz. 1542;. 



CAPITOLO VI. 487 

©rabeschi o ritondi intraramezzati di candelabri o d'altro 
simili forme. Il raro di cosiffatte suppellettili dichiara 
abbastanza che poca vita durò agli opifizj ; e d' altra 
parte è ragione che il gentil maneggio de' telaj , così 
pronto a contraffare il dipinto, cacciasse di nido un'arto 
non meno spendiosa , ma di gran lunga meno abile 
ad emulare je invenzioni del disegno e le varietà delle 
tinte. Né i documenti ci contraddicono, o meglio dirò 
un documento che avanza dai danni secolari e diversi 
delle patrie carte. Gran mercè nondimeno che da quo- 
st' unico si rivelano i brevi fasti de' cuoi lumeggiati 
ad oro, e da splendere sulle pareti di ricche stanze o 
caminate , dacché i rogiti distrutti dal tempo o dai 
casi, sto per dire che si compendiano in questo (1). 11 



(1) In nomine Domini Amen: Ctim veruni sit quoti magister Marcus de Ver- 
garia biscaynus magister tapasariarum (sic) coyramiuum in Ianua et Obertus 
de Octono ad invicem fecerìnt compagniam et socielatem de arte predicta ta- 
pasariarum de qua constai instrumenlo scripto marni Vincentii de Albara Not. 
anno proximc preterito die XXI Novcmbris sitque etiam quod ipse mag. Marcus 
et Obertus associaverunt et acceptaverunt Io. Baptistam Agnesiam Berlhoni 
que compagnia et societas durare debebat per annos tres tunc proxime venturos 
cum conditione tamen quod si duo ex ipsis partibus diete societatis intra tem- 
pus dictorum annorum trium deelararet velie dictam societatem durare debere 
usque ad et per alios annos quinqv.e ultra dictos annos tres quod eo casu ier- 
•cius ìpsorum trium teneretur edam stare et perseverare in ipsa societate per 
dictos annos quinque prout latius etiam constai publico instrumenlo scripto 
manu dicti Vincentii de Albara Not. et prout ipsi mag. Marcus et Io. Bapti- 
sta hic presentes asseruut et affirmant : Et volentes ipsi mag. Marcus et Io. 
Baptista circa dictam declarationem dictorum, annorum quinque animum eorum 
declarare ideo dixernnt et dedaraverunt quod ipsi mag. Marcus et Io. Bapti- 



488 PITTURA 

merito, qual eh' egli sia, d' averli trattati ( non so se 
insegnati) fra noi, par da recarsi ad un Marco di Ver- 
gara di nazion biscaino, che del 1515 n' avea già posti 
i principj. e cercava compagni ad agevolarne i progressi. 
Gli si accostarono un Oberto di Ottone e un Giam- 
battista Agnesia, nostrani ambidue, e notabile in i- 
specie il secondo , siccome di tal famiglia che diede 
cultori a parecchi e via più nobili mestieri. Le spe- 
ranze eran liete , perchè si strinsero in società di tre 
anni, e stipularono eh' ella s'allungasse per altri cin- 
que se due .delle parti non la disdicessero innanzi allo 
spirar del triennio. Ma quanto liete riuscirono brevi , 
ed è strano a vedere come i patti segnati in novem- 
bre dell' anno suddetto , per consenso di Marco e di 
Giambattista, si dislegassero in sull' uscire dell' aprile 



sta quod (sic) elapsis dictis annis tribus non intendunt nec volvnt sture et per- 
severare in ipso, societate nec quod ipso, socielas ipsis annis tribus elapsis am- 
plius duret nec durare debeat contentaturque et consentit ipse maj. Marcus 
quod ipse Io. Baptista possit et valeat elapsis dictis annis tribus laborare causa 
predicta in Tanna et alibi prout sibi Io. Baptiste videbitur et placuerit et non 
ob stante in aliquo dirlo inslrumento acceptationis Jacte de ipso Io. Baptista et 
conttntis in eo. Que omnia ipse mag. Marcus et lo. Baptista sibi ipsis ad in- 
vicem et ticissim presentibus stipulantibus et recipientibus prò se heredibus et 
successoribus suis promisserunt attendere et obsertare etc. sub pena dupli etc. 
— Actum lanue in scriptoria mei Notarti infrascripti sita apud Palacium Ar- ' 
chiepiscopale : Anno a Naliv. Dom. MDXVI Indictione tenia sccunduin lanue 
cursvm die Lune VII mensis Aprilis hora XXII tei circa : presentibus teslibus 
Io. Baptista de Muffino Antonii et Thoma de Costa Bernardi civibus lanue 
ad premissa tocatis et mgatis. (Atti del Not. Vincenzo Molfino. — Fogliaz. 
», 1515-16 . 



CAPITOLO VI. 489 

seguente. Ciò per rispetto ai cinque anni, ed i tre si 
compiessero in buona lega : se poi il biscaino o alcuno 
dei due proseguisse da solo , o per qual tempo o con 
quali effetti, tutto questo è in segreto. Dico che le scrit- 
ture no tacciono, né di tal lavorìo v' ha memoria più 
avanti ; di che non m' è avviso che s' abbiano a to- 
gliere i più felici indizj. 

Vedemmo d' altronde la Signoria provvedersi alle of- 
ficine fiamminghe per ornamento del suo Palazzo: non 
lieve argomento per creder Genova non pure allora , 
ma più in qua di molti anni sfornita di simili fabbri- 
che. V hanno atti per altro da persuadercene con più 
d' efficacia, e così tardi che ci sospingono fin oltre a 
metà del secolo. Volgeva infatti l'aprile del 51 allor- 
ché due maestri stranieri , Vincenzo della Valle e 
Pier da Brusselles , fecero disegno di piantar telaj 
nella nostra città, e ne mossero suppliche ai Reggitori, 
promettendosi privilegi ed immunità che li allevias- 
sero dei primi dispendj. Non accade che metter occhio 
su quella carta per far giudizio che Genova era nuova 
a siffatti lavori ; basterebbe anzi per sé eh' ei propon- 
gano d' introdurvi ( così vi leggo ) la loro arte, e d'ap- 
prenderla ad operai genovesi , non meno di sei , per- 
di' ella diventasse pur nostra e v'attecchisse nell' av- 
venire (1). Chiedevano di rincontro divieto a qual che 



(1) Vcbis 111. D. Duci et Magni/. DD. Gnbernatoribus Excelse Reipublice 
Gcnv.ensis : Reverente exponitur per rnag. Vincentium della Vale et may. 



490 PITTURA. 

si fosse o nostrano o straniero di dar opera o per sé 
stesso o per altri a fattura o a traffico di tappezzerie, 
foss' anche alcuno che avesse imparato o prestato il 
"braccio nei loro opificj. E come intendevano di ridursi 
in costà colle loro famiglie ed arnesi, non altrimenti 
che in nuova patria d' elezione, così fosse contento il 
Governo di dar loro onde abitare senz' altra spesa, e 
francarli d' ogni tributo, e scusarli altresì d'ogni dazio, 



Petrum de Bruselles siculi ipsi cupiuni habitare m presenti cimiate et artem 
fabricandi ut vulgo dicitur tapezarie ùitroducere et exeTcere et ut id commo- 
dius facere possint eorum res et familias conducere ad habitandum in presenti 
civitate et ad hoc etiam ut dieta ars possit introduci et in fuhtrum exerceri ac 
perseverai^ et in ea tenere sub se sex juvenes et ìaboratores Genuenses eos do- 
cere dictam arlem et qui laborent sub ipsis : Verum quia Illustrissimi DD. ai 
principimi diete artis multe causantur expense et multe etiam ad transducen- 
dìim eorum familias ex tam longinquis partibus et quia a principio multa non 
pò ssunt fieri ita quod labor et exercitium non poterit suplere prò victu et sump- 
tibus projpterea ut possint se suslincre et aliquod benefinum capiant ex intro- 
ductione nove tamque utilis artis in tam splendida civitate : suplicant ut III. 
Dominationes Veslre dignentnr eisdem concedere gratias immunitates et privi- 
legia, infrascripta ac decernere in omnibus ut infra et prout eisdem melius vi- 
debitur. Et primo quod per decem annos continuos incipiendos die prima Moia 
proxime venturi non possit aliquis extraneus vel forensis vcl quivis alius dic- 
tam artem in presenti civitate ac foto dominio ac districtu Qenuensi exercere 
vel exerceri fac:re etiam quod laborassent per aliquod tempus cum suplicanli- 
bus sed solum liceat ipsis suplicantibus cum quibusvis laboratoribus dictam ar- 
tem exercere vel exerceri facere et hoc toto integro decennio durante. Item quod 
diynentur eisdem et eorum familiis concedere habitationem et domum immnnem 
sine aliquo onere pensionis vcl alio per decennium. Item ut dignenlur et eisdem 
concedere immunitatem et exemptionem liberam cujusvis cabelle dadi et pedagii 
et alterius cujusvis introitus prò metretis quadraginta vini minis triyinta fru- 
menti et barrilibus decem odo old per decennium ad hoc ut possint se et co- 



CAPITOLO VI. 491 

die sarebbe in riguardo de' viveri per quaranta misure 
di vino, per mine trenta di grano e diciotto barili d'olio. 
Tutto questo per anni dieci , a contare dal primo di 
maggio cbo giungeva a gran passi. 

Il rescritto del Doge e de' magnifici Governatori è 
segnato del 30 aprile. Concedevano del pubblico gra.- 
tuite stanze : nel rimanente la grazia de' magistrati 
non troppo si conformava alla mente dei due maestri. 



rum familias sustenlare et ila publico decreto decernere : Quibus se devote 
commendant. 

►J« MDLI die ultimo Aprilis. — 111. D. Du.x et Magnif. DD. Gubernatores 
Excelse Beipublice Genuensis. — Leda his diebus preteriHs supplicatone su- 
prascripta et auditis dictis magislris Viucentio de Valle et mag. Petro de 
Brucelles eadem petente que in dieta supplicatale continentur cumque sepius 
antea discu?sissent negocium petitionis suprascripte : dato negocio de quo supra 
Magnif. D. Octaviann de Grimaldis tino ex Magnif. Gubematoribus et audila 
relatione ejusdem sub calculorum judicio concesserunt et virtute presentis con- 
cedunt dicto mag. Vincentio della Valle et duobus aliis magistris necnon mag. 
Alberto de Brucelles numero tantum qualuor quod per annos decem continuos 
incìpiendos prima Mai] proxìme venturi non possit aliquis extraneus vel foren- 
sis vel quivis alius dìctam artem in presenti civitate exercere vel exerceri fa- 
cere et hoc loto dicto decennio durante sub conditionibus de quibus infra et nom 
aliter nec alio modo: vidclicet quod quilibel ipsonm quatuor migistrorum te- 
neantur et obligali sint tenere sub eorum disciplina continue duos famulos ge- 
nuenses prò adiscenda arte ipsa ita quod habeant famulos odo semper sub eo- 
rum disciplina et quod immunitas vini frumenti et olei concedatur per Magnif. 
Officium Sandi Georgii equis portionibus prò quarto inter ipsos quatuor ma- 
gistros et liceat etiam dicto mag. Oberto si ita ellegerit habilare et exercitium 
prediclum facere extra habilalionem eisdem de publico concedendam prohibentes 
virtute presentium cuilibei ipsorum facultatem subtràhendi uni alteri magistros, 
seu laboratores qui de presenti tantum laborant cum altero ipsorum sub pena 
arbitrio Illustrissimi et Magnificorum imponenda. ( Archiv. Govern. Actorum 
Senatus- — Fogliaz. 1551. — Auibrosii Senareghe junioris). 



492 PITTURA 

E giova anzitutto il supporre che un terzo si movesse 
in quel frattempo a pregare i medesimi effetti ; poiché 
il decreto passandosi in tutto di Pietro, mette quasi in 
suo luogo un Alberto da Brusselles, e non pago a 
tal numero accomuna il benefìzio a due altri che quivi 
non han nome, e che forse si attendeano dal caso. Il 
quanto poi degli ajuti, o dei discepoli che vogliami 
dire, ristretto in due per ciascun de' maestri , veniva 
ad accrescersi in otto se guardi alla somma ; e dei due, 
più che grazia facean obbligo ai supplicanti mentre 
durasse l' indulto, considerandoli prima per successori 
e continuatori dell' arte che per manuali da lucrare al 
padrone. Di tali riserve, che scemando per avventura 
i guadagni all' artefice miravano a vantaggiare il ben 
pubblico , ebbe merito Ottaviano Grimaldi , F un de' 
Governatori , al quale fu delegato il conoscere e il ri- 
ferire di questa bisogna. Quel eh' è del fisco , mag- 
giore severità; portando la provvisione che l'ufficio 
di s. Giorgio concedesse bensì le franchigie richieste, 
ma come largite ad un solo , e però da partirsi fra 
quattro in egual misura. Il privilegio del decennio non 
ebbe difficoltà. Nondimeno o sembrassero scarsi i fa- 
vori della Repubblica, o che i propositi divisi in più 
uomini Fun l'altro s'intralcino, o qual' altra ne sia la 
cagione, certo è che la cosa andò a vuoto, e due anni 
ancora desideravano i cittadini le prime istituzioni del 
ricco e gentil magistero. Dei due fiamminghi svanisce 
anche il nome, e eh' ei non usassero del privilegio , 



CAPITOLO VI. 493 

n' è prova in ciò elio un altro della lor terra l'ottenne 
indi a poco, e in maggiore larghezza, e con suo profìtto, 
e con nostro onore. 

Fu questi un Dionisio, da Brusselles anch' egli, 
e che al nome suole aggiungere di Martino , da ren- 
dersi forse in Martines. Le istanze ch'ei mosse al Se- 
nato per introdurre (così si esprime a sua volta) gl'in- 
gegni del tappezziere nella nostra città, si direbbono 
foggiate al tenore delle suddette : se non che il numero 
de' giovani ch'ei terrebbe a disciplinarsi nell'arte è ridot- 
to a tre soli, e quel ch'ò di gabelle, non è messo altro 
limite che il proprio bisogno e della famiglia. Le prove 
d' un biennio addietro avean forse ammonito Dionisio 
.di contenersi nel chiedere, e persuasi i Signori ad ar- 
rendersi più larghi e più facili, se pur volevano ( co- 
m' io tengo di fermo) dotar Genova di sì bella e pro- 
fìcua industria. Però che questa fiata non badarono 
ad altro che alla virtù del maestro , deputando Ala- 
manno Grimaldi del collegio de' Procuratori che ne 
prendesse contezza ; il quale ritrasse al Consiglio che 
il supplicante non che sufficiente a sì fatte pratiche , 
ma stimavasi perito molto ed egregio in tappezzeria. 
Indi quant' egli richiese altrettanto conseguì per decreto 
che nei registri della Repubblica s' incontra sotto il 16 
gennaio del 1553 (1). E non è da tacersi che le fran- 



(1) Vobis III. D. Duci Magni/ DD. Gubernaloribus Reipublke Genuensis : 
Reterenter exponihir per mag. Dionixium de Bruceles siculi cum ipse cupiat 
Voi- II. — Pittura. 62 



494 PI T T R.A. 

chigie implorate da lui con parole vaghe quanto ab- 
bi a ni detto e modeste , gli furono permesse in quella 
stessa misura che gli altri fiamminghi avean chiesta, 
indarno dai Eeggitori del pubblico. Or non è dubbio 
che pago di tali effetti, non traesse Dionisio a dimora 
in Genova e la famiglia e la moglie coin' egli propo- 



habitare in presenti ckitate et arlem frabricandi (sic) tapesarias in ea intt'o- 
ducere ad hoc ut comodius id facere possit proposuit sibi in animo uxorem et 
JamiliaM snam conducere ad habitandum in presenti civitate : et ad hoc etiam 
ut dieta ars possit introduci in futurum exerceri ac perseverare in ea tenere 
sub se et ejus disciplina juvenes seu laboratores tres lanuenscs et eos dolere 
didam artem et qui laborent sub ipso. Verum quia III. Domini in principio 
diete artis exercende et introduccnde multe de necessitate causantur impense et- 
multe etiam ad conducendam familiam ita quod labor et impensa longe supe- 
raret introitum propterea ut possit se suslinere suplical ut dignentur eidem 
concedere gratias immunitates et privilegia infrascripta : Et primo quod per 
decem annos continuos non possit aliquis extraacus vel forensis nec quisvis 
alius dictam artem in presenti civitate ac toio dominio et districtu Gcnuensi 
exercere vel exerceri facere etiam quod laborassct per aliquod tempus cum ipso 
supplicante sed solum liceat ipso (sic) supplicanti cum quibusvis laboratoribus 
dictam artem exercere decennio durante: Item quod dignentur eidem mag. Dio- 
nixio et ejus familie concedere habitationem et domttm immunemsine aliquo 
onere pensionis durante dicto decennio: Item quod dignentur eidem concedere 
immunitatem et exemptionem liberam prò vino frumento et oleo prò eorum usu 
et ita publico decreto decernere. 

q* MDLIII die XVI Ianuarii. — III. Dnx et Magnif. I)D. Gubernalores 
Excelse Reipublice Genuensis. — Intelecto tenore supplicationis suprascriple et 
audito Magni/. D. Atamano de Grimaldis uno ex collegio Magnif. Procurato- 
rum cui datum fuerat negocium traclandi compositionem cum dicto mag. Dio- 
nixio : cupientes ut exercitium texendi et seu fabricandi panna a tapezariis de 
quo supra in presenti ckitate introducati»- : sumptis rnformacionibus medio ip- 
sius Magnif A Atamani de sufficientia et esperientia dicti mag. Dionixii qitem 
satis peritura in ipsa arte cognoccrwnt: Orni jure etc. Se ad cakulos etc. Et- 



CAPITOLO V. 495 

nea nello suppliche; conciossiachè a contare dal dì del 
rescritto, poco indugiano i suoi lavori ad annunziarsi 
nei rogiti, e per andar di più lustri si svelano di tratto 
in tratto, per mostrarci il valoroso fiandrese non pur 
presente nella terra, ma chiamato a cospicui lavori dal 
fiore de' nostri patrizj (1). 



demi mag. Dionixio privilegium superius rogatum ne per decenninm ars ipso, 
ab aliquo exerceri possit concesserunt et virtute presentii concednnt modis et 
formis prout superius ab eo extitit supplicatici : eidem pariter concedenies im- 
munitatem superius requisitam vini olei ac frumenti prò numeris inferius de- 
scribendis scilicet melrarum vini quadraginta minarum grani triqinla barrilium 
olei decem et odo. Itera eidem concesserunt habitacionem et domimi immuncm 
et sine aliquo onere in omnibus prout superius extitit requisitum et hec omnia 
per tempus decennii superius expressi: declarato quod ipse mag. Dionixius te- 
neatur continue tenere sub ejus disciplina juvenes seu laboratores tres Ianuen- 
ses quos teneatur docere artem ipsam et ipso non observaute promissa pariler 
privilegia et alia de quibus supra nullius valoris esse inteliganlur proinde ac 
si eidem concessa non Juissent. (A.rch. Govern. Actorum Scnaius — Ambrosii 
Gentilis Senareghe — Fogliaz. 1553). 

(lj Le stanze assegnate a Dionisio per l'esercizio de' nuovi telai, furono 
un comodo edifizio del Comune fuor fuori la porta dell' Acquasola. E lo 
spazio non pur fu bastante , ma soverchiava al bisogno; come si manifesta 
d,J concedere che fece Dionisio l'appartamento inferiore per l'uso del tes- 
ser di seta a quel Vincenzo della Valle che insieme a Pier da Brusselles 
vedemmo indarno sollecito dell'introdurre gli arazzi fra noi. Da costui com- 
però pure Dionisio alcun telaio , compensandone il prezzo sul valore del 
fitto. E ciò avvenne non più che un bimestre dai privilegi ottenuti, secon- 
do attesta una carta di Gregorio Bonvino notaio rogata il 10 marzo 1553 
e di tal forma intestata : Mag. Dionisius de Bruxelles q. Martini magister 
tapetorum lanue extra muros et portam Aquesole Oenue. Quivi riconosce Vin- 
cenzo de Valle q. Michaelis texlori pannorum sete .... libras viginti duas 
lanue vidcliret Ubras undecim cum dimidia lanue . ... in uno tellario a co>>- 



49() PITTURA 

Io non iorrò il carico di descriverli tutti , né del 
contarli, dacché al testimonio degli atti non potrei far 
rincalzo colla certezza di favori superstiti. Ma del costui 
valore rendono segno e 1' importanza delle opere e il 
grado dei committenti, e quelle stesse fatture (soggiun- 
gerò) che parrebbero men grate e meno onorevoli a 



sfottendo tapeta kabito et recepto a dicfo Vincentio et inter eos in tantum de 
accordio apreciato prò ipsis ìibris 22 excusandas in pensionibus partimenti in- 
fcrioris domus posile extra dictam purtam qitam dictus mag. Dionisius conduca 
ab III. Dominatione seu ab aijentibus prò ipsa III. Dominatione incipiendo die 
prima Aprilis proxime venturi. E finisce : Actum lamie in foro mercatorio vi-^ 
delicet ad lancimi mei jam dicti et infrascripti Notarii: Anno Domiti. Nativ. 
millesimo quingentesimo quinquagesimo lercio Indictione lercia secundum lanue 
cursum die Veneris X Marcii in Vesperis : presentibus testibus Io. Baptista 
de Promontorio lordano q. David loanne Sibono Gìnobi mercatore gallico in 
lanua et Baptista de Murtura Manuelis vocatis et rogalis. — Altre stanze 
pur presso dell'Acquasola veggo poco prima assegnate ad un Plinio Veneto 
al quale la Signoria fece privilegio di fermare ia Genova il magistero dei 
vetri o cristalli alla veneziana. E a quel che pare con certa sollecitudine, 
come dimostra il seguente decreto del 15 maggio 1549 — III. Dux Magni/. 
Gubematores et Procuratores: Cupientes ut perficiatur accordium quod tracia- 
tur cum Plinio Veneto prò introducenda fabrica vilreorum cristalorum in pre- 
senti civitate omnimodam facullatem contulerunt Majnif. viris Io. Baptiste de 
Furnariis et Io. Baptiste Doria duobus ex Magni/. Procuraloribus Jir- 
mandi accordium cum dicto Plinio in omnibus et per omnia ut eisdem visum 
fuerit. ( Archiv. Govern. Diversorum 1549 ). — Consta altresì dai Cartularj 
della Repubblica che a meglio accomodar Plinio dell'utile mestiero da lui 
costituito in Genova, si facevano presti restauri alla casa assegnatagli per 
officina : e v'han molte note relative al lavoro di tali riparazioni : >fr Ihe- 
sus: MDXXXXVII1I die XVIII lunii: — Reparatio domus spectantis Rei- 
publice site extra portavi Sancte Katerine alias quondam Andree de Facio a- 
comodate magistro Plinio Veneto prò jabrica vitriorum more veneto prò annis 
quindfcim venturis absque solucione Jìctus. 



CAPITOLO V. A 97 

buono artista. È poco in sé stesso quel ch'io leggo ne' 
fogliazzi di Gio. Antonio Chiesa Salvago, che Stefano 
Spinola del q. Ambrogio gli commettesse di raggran- 
dire a più. palmi certi arazzi ordinati o compri in tut- 
t' altra officina; ma chi non sa o non imagina a quali 
strette lo ponesse quel gentiluomo, volendo sì fatta la 
somiglianza del nuovo col vecchio, che 1' opera delle 
due mani non s'avesse a discernere? Le carte poi ch'io 
intendo di ritogliere all' oscurità di tre secoli e di far 
pubbliche, saran quelle di preferenza, le quali mettano 
in palese le varie forme e le qualità dei tessuti che 
promoveano Dionisio nella grazia de' cittadini; per que- 
sto rispetto altresì, che a parlare d'arazzi, non sia chi 
ne ordisca i principj in Genova da cose mediocri ed 
oscure. L' età che ci è innanzi avea da più anni spie- 
gato il volo, ed accese le voglie per quanto è in pit- 
tura di più magnifico; il Buonaccorsi istoriando avea 
posto l'esempio della universalità raffaellesca, e i se- 
guaci nel fregiare le istorie deliziavano lo sguardo al- 
trui con quel genere bizzarro e nuovo d' ornamenti, 
che Morto da Feltre avea dissotterrato dalle grotte di 
Koma, e che Giovanni da Udine continuava di trattare 
con diligenza non superabile ai successori. Fra gli altri 
danni onde ci nocquero gli scarsi scrittori della nostra 
arte, non è ultimo 1' ignorar che facciamo come i no- 
stri ingegni pittorici si stringessero in lega co' tap- 
pezzieri, fornendo loro e cartoni e dipinti d'entrambe 
le forme. E Dionisio , che secondo ogn' indizio non 



498 P I T T U R A 

ebbe rivali a' suoi tempi in Genova, applicò a tessili 
d' una e d' altra natura, o meglio arricchì la storia di 
fregi, e di figure i grotteschi. 

Di queste ultime composizioni della cui leggiadria ci 
favellano tutto giorno ben cento palazzi, è testimonio 
al fiammingo una scritta del Villamarino rogata il 1 
febbraio del 1554(1). Il nobile Vincenzo Grimaldi Du- 
razzo, invaghito d'alcun panno che vario ed elegante 
di cotali delizie pendeva ai tclaj di Dionisio poco più 



(1) hi nomine Domini Amen: Dionisius do Martino flamsngus fabricafor 
tapesariarum Ianue sponte etc. et omni modo etc. promissit et promittit noi. 
Vincentio de GrimoMis Duracio q. lohannis fabricare pecios septem usque in 
decem tapesariarum a la grotescha cum figuris de qualitate tapesarie princi- 
piate lene et decenler fabricatos-et quos consigliare promissit et promittit quam 
citius poterit dicto Vincentio presenti et acceptanii etc. et facta consigliai io ne 
de eis dicto Vincentio dictos pecios vendi debere iam in collega quam extra 
callegam secundum et prout ipsis melius videbitur et placuerit et in vendicione 
eorum si venderentur ultra, libras tres singula auna Antucrpie illud supraplus 
quam magis venderentur quam dictis libris tribus dividi debeat inter eos prò 
dimidia et non reperiendo plus de libris tribus prò dicto predo prò singula 
auna dictarum tapesariarum dictus Yincentius promissit et promittit solvere 
dicto Dionisio dictas tapesarias libras tres singula auna et cas prò tali pre- 
do penes se et prò eo retinere et ^ abere prò dicto predo ut supra. Qui quidem 
Dionisius conjitetur se habuisse et recepisse a dicto D. Vincentio infra sol-'- 
cionem predi dictarum tapesariarum scuta viginti auri Illalie in prescntia mei 
Notarii et testami infrascriplorum dedmenda ex dklo predo : Que omnia ekJ. 
— Aclum lanue in Bancis videlicet in scanno mei Notarii infrascripti: Anno 
Domiti. Nativ. millesimo quingentesimo quinquagesimo quarto Indictione unde- 
cima secundum lanue cursum die lovis prima FebruaHi hora vigesima secunda 
vel circa: presentibus Baptista de Murtura Maauellis et Laurentio Cortesia q. 
Petri cicibus lanue testibus ad premissa vocatis et rogatis. (Atti del Not. Gia- 
como Villamarino — Fc"'liaz 8. 1554). 



CAPITOLO VI. 499 

che tracciato , lo veniva soccorrendo a denaro perchè 
mandasse innanzi il lavoro, con animo di vestirne le 
proprie stanze o di ri trarne (secondo il prezzo) alcun 
guadagno che il ristorasse del contante sborsato. E però 
s' accordavano, che ultimate da sette in dieci tappez- 
zerie, si sponessero venali o a condizioni private o in 
calega pubblica, e dove le offerte non superassero le 
tre lire per ciascun 1 auna d' Anversa , rimanessero i 
panni a Vincenzo per egual somma, in diverso caso si 
partisse il soprappiù fra i due contraenti in egual mi- 
sura. A qual fine n' andassero cotesti patti di trafficante 
pjù tosto che di signor liberale, rimanga tra le molte 
curiosità che gli atti notarili non vogliono sgombrarci 
del capo. Ma di larghi ed opulenti patrizj non era di- 
fetto, i quali senz' altre riserve onorassero Dionisio di 
splendide allogazioni; e vale per tutti Michele Impe- 
riale , progenie quanf altre munifica e prima e dopo 
d' allora alle belle arti e alle lettere. Non son poche 
le carte che fan cenno ad arazzi eseguiti a richiesta 
di lui, tuttoché per istudio di brevità mi convenga di 
produrne non più che un saggio, ed è un pagamento 
che vien fatto al maestro del 1564, quando già scorsi 
dieci anni dal suo venire , erasi messo più addentro 
nelle grazie della fama e della fortuna (1). Di questi 



(lì tj< In nomine Domini Amen: Diouixius de Martino flamengus sponte 
fatetur habuisse et recepisse a nob. Michaele Imperiali D. Andree absenti me 
Notarlo recipiente libras XXIII sold, XI deaarios VII lamie et sunt ad com- 



500 PITTURA 

tessati non è detta la qualità ; né potremmo asserire 
eh' ei desse mano a storiati , senza due atti che per 
noi saran gli ultimi, e che in riguardo all'età si me- 
scolali quasi coi sopraddetti dell' Imperiale. Neil' uno 
il committente è Antonio Doria del q. Silvestro ; due 
son gli arazzi ; il prezzo, le dimensioni, i soggetti non 
si scrivon nel rogito, dacché le parti sei sanno per re- 
ciproca fede. E questo silenzio non mi dispiace, eh' è 
bello esempio di sicurtà fra l'artista e l'ordinatore; ma 
bene incalza lo scritto sul porgere che farà questi e i 
cartoni e le pitture dell'opera, e sul debito imposto al- 
l'altro che i panni gli uscissero dall'officina somiglian- 
tissimi in ogni parte ai modelli (l). Neil' altro, d' .un 



putum manufaturarum tabassariarum (sic) per eum fabricatarum usque hodie 
facto calculo ut fatetur cum eo : Remncians etc. — Actum Iaaue videlket in 
Bancis ad bancum mei Notarti infrascritti : Anno a Natio. Dom. MDLXIUI 
■ Indictione sexta secundum Ianue cursum die vero Lune XV 'III 7 lanuarii in 
terciis: Testes Bricius lustinianus q. Retri et Camillus de Ferrariis Manuclis auri 
faber vocali. [Atti del Not. Antonio Chiesa Salvago. — Fogliaz. 6, 1564-66). 
(1) In nomine Domini Amen : Magister Dionisius de Martino sponte et omni 
modo : promisit et promittit nob. D. Antonio Borie q. Silcestri licei absenti et 
mihi Notario eidem facere petios duos tabassarie ejus forme prout sibi traden- 
tur cartoni et picture eorumdem et Ma (sia) tradere bene et diligenter confetta 
dicto D. Antonio intra menses qualuor proxime venturos omni exceptione re- 
mota prò predo prout swit inter eos de accordio : Et quii interim opporlet in 
diis solvere pecunias dicto Dionisio ad bonum computum ideo de omni eo quod 
solutuì/n fuerit per dictiem Antoniu n stelur libro ipsius Antoniì absque aliqua 
probacione et promisit restituire casu quo non traderet dictas tabassarias. Et 
prò eo intercessa et fdejussit Iulius Conversus q. Antonii quantum scilicet prò 
libris ducenlum tantum : Sub etc. Renuncians etc. Insuper dictus Dionisius 
/utetur habuisse et recepisse Ulras quinqv.aginta sex Ianue in pecunia numerata 



CAPITOLO VI. 501 

triennio più indietro, dico del 1560, Giambattista Lo- 
mellino Sesterio s' affida a Dionisio di tre arazzi ad 
opera storiata, in misure dai nove palmi agli undici , 
e a prezzo di lire sei per ciascun' auna fiamminga del 
tessuto : e quivi in Lazza.ro Calvi salutiamo il pittore 
che dovea fornirgli i cartoni e imaginare i soggetti e 
diriggere fors'anche i lavori. Vedremo (se a Dio piaccia) 
il Calvi nell'età nuova e in posteriori volumi, dome- 
stico a quel patrizio, e occupato in varie cure u' ar- 
tista, quando il lusso sopraccrescente chiedeva ai pittori 
ogni forma di privata magnificenza (1). 



a dicto Anloiuo licet absenti me Notarlo etc. ad bonum computimi dictarum ta- 
bassariarum : Renuncians etc. — Actum Gcnue in Bancis ad bancum solite 
residentie mei Notarii infrascripli: Anno a Nativ. Donimi millesimo quingen- 
lesimo sexagesimo lercio bidictione sexla secundum Gcnue morem die Marlis 
XXI Novembris in terciis: prcsentibus Paulo Baptista Lomelino fdio D. Am~ 
brosii et Ioanne Maria Gallo D. Hicronimi testibus ad pìxmissa vocatis et ro- 
yatis. (Atti del Not. Leonardo Chiavari — Fogliaz. 6, 1563, n. 2;. 

(1) ►!< In nomine Domini Amen: Dionixius de Martino iiamengus sponte 
etc. et omni modo etc. promissil et promittit nob. Io. Baptiste Lomellino q. 
Thome Seslerii fabricare pecios tres tapasariarum cum designo tradendo per 
mag. Lazarum Calvum pictorem viielicet duas de parmis novein in latitudine 
et in altitudine omnes tres de parmis undecim singula que esse debent cum fi- 
guris ut supra juxta designrtm et esse debeat ordinarias (sic) illius bonilatis 
que sii possibile esse et facere cum duabus firoscllis bene testas et fabricatas 
de bonis color ibus ad racionem librar um sex singula auna Flandrie sine aliqna 
alia expensa carlonorum et aliarum expensarum dicto Io Baptiste et quas con- 
signwe promissit et promittit dicto Io. Baptiste presenti sive persone legitime 
prò eo infra menscs sex proxime venturos omni cxceplione et conlnulicione rè- 
motis. Qui quidem Io. Baptista promissit et promittit dicto Dionisio presenti 
et acceptanti ac stipulanti et recipienti dare et solvere dicto Dionixio presenti 
Vol. II. — Pittura. 63 



DOC" i' IT T D R a 

Cos'i se le ricerche od il caso ci rechino a vista 
alcun drappo od altra reliquia di sì fatti lavori , non 
vorremo obedire alla vecchia opinione che tutti quanti 
H conosceva da' telaj d' oltremonte. Sarà pur lecito in 
quelle storie e in quo' fregi. esplorare lo stile, se- v'ap- 
paia per avventura la sembianza d' alcun pittore che 
nelle epoche da noi descritte tenesse in Genova il 
campo, e godesse il favore di que' patrizj che intende- 
vano a decorare ìe proprie stanze col bello dell'arte 
moderna. Niuna età più di questa fece tributarie olla 
pittura le arti sorelle: che non pure le tessili, ma la sta- 
tuaria medesima e 1' architettonica chiedevano norma 
ed ispirazione al. fecondo genio che animava i pennelli. 



ut supra prò predo dittarmi tapasariarum ad dictam. racionem lihrarum sex 
simjula anno, Flandrie in modum infrascriptum videliect ex mine senta decem 
curi et in auro et restum dietim secundum qnod diclus Dion ; . ius laboralil hoc 
declorato qnod casti quo dlctus Dionixius dictas tapasarias diclo termino (sic) 
ct.etiam quod non essent bene factas (sic) Salci' casu dlctus Io. lìaptista non 
teneatur eas acceptare imo dicttis Dionixius promissit et promittit restitucre 
dicto lo. Baptisle sive persone prò eo omnes illas peceunias qvas baìmisset quia 
sic actum et conventim. futi intcr dictas partes. Insuper dictus Dionixius 
sponte confdetur habuisse et recepisse, a dicto lo. Baptista in presentia mei No- 
tarti et testium infrajeriptorum dieta sciita deccm auri et iti auro infra solu- 
cionern predi diclarum tapasariarum et de eis etc. quitavit et quital : lìenun- 
eians etc. — Actum lanue in contrada Sancti lohanvis htrgi Prrdis ridelicet 
in mediano domus dicti Io Baptiste : Anno Domin. Nativ. millesimo quingen- 
lesimo sexagesimo Indictione secando secundur.'' lanue cursum die Lune duode- 
cima Februarii hora decima nona tei circa : presentibus Lazaro Calvo pictore 
et Io. lìaptista Carregata q. Dominici civibus lanue testibus ed premissa vo- 
catis e! rogatis. Atti del Not. Giacomo Villaixarino. — Fogliaz. 13, 1560). 



CAPITOLO VI. 50~> 

Pierino, o fastidito delle grandigie del Principe, o de- 
sioso della nativa Toscana, o accostumato a spaziare fra 
i monumenti di Roma, non restò per questo d' inviar 
disegni ai ricami, e modelli agli arazzi , e pitture ai 
pennoni, onde quel grande non era sazio di annobilire 
e le proprie case e le proprie navi. I nostri succedet- 
tero nel degno uffizio dell' inventare e del comporre a 
quest' uso, e il mestiero d' ornare con eleganti grot- 
teschi trovò professori vaienti, ai quali fu ingiusta la 
storia, e che a buon dritto riclamano il lor nome e la 
debita lode nei posteri. Se non che trascinato a mio 
malgrado dal gentile subbietto, ho messo piede oltre i 
termini dell' età eh' io descrivo ; nò forse mi terrei a 
tanto se alla vaghezza dell' animo non contrastassero 
severamente le leggi dell' opera. 



INDICE DELLE MATERIE 
CONTENUTE IN QUESTO VOLUME 

«wwiAPJln/vuw» 



GAP, IV. — Lo Statuto dell'Arte pittorica e scutaria è 
riformato e accresciuto e sancito per pub- 
blica autorità — Giovanni Me zone d'Alessan- 
dria primo inscritto neKa nuov.i Matricola 
— Suoi progenitori, Guirardo e Giacomo, pit- 
tori anch' essi , e adoperati in Liguria — 
Giovanni mette stanza in Genova , e vi si 
compra una casa — Suoi lavori nel Duomo 
di s. Lorenzo — Sua virtù nel magistero 
dell'intaglio, e come ne rivendicasse l'eser- 
cizio ai pittori — Bertolino pavese e suo fi- 
glio Giariibattisla — Di Galeotto Nebbia da 
Castellazzo e di Nicolò Corso, ajuti del Ma zone 
e valenti artefic; errori nelle costoro noti- 
zie — Quattro figli di Giovanni: Battista, 
Antonio, Agostino e Stefano: tre per le meno 
si danno all'arte paterna — Giovanni chia- 
mato da Filippo Lomellino a storiare e fornir 
di ancona la gentilizia cappella in s. Teo- 
doro — Dipinge in Savona la pala per la 
cappella Sistina — Nuovamente è invitato 



506 INDICE 

in s. Teodoro per una tavola a Baipassar 
Lomellino — Controversie per l'opera savo- 
nese — ■ Suo quadro pei Riformati di quella 
terra, tuttora esistente — Altra pala super- 
stite da lui colorita pel luogo di Centaura 
su quel di Lavagna — Altre sue opere — ■ 
Congetture sull'anno della sua morte — Due 
pavesi stanziati in Genova : Francesco De Fer- 
rari e Francesco Grasso — Lor lavori in s. 
Giorgio — Corrado di Odone pittor milanese 

— Il De Ferrari dipinge la tribuna de' Di- 
sciplinanti di s. Ambrogio , poi la cappella 
di s. Sebastiano nella Cattedrale , e questa 
in società con Cristoforo Pignatario da Prato 

— Sua tavola per la sala di Palazzo — - Pri- 
me notizie di Benedetto Borzone pittore e le- 
gnaiuolo — Sua imagine di N. D dell'Orto 
in Chiavari — Dipinti di Francesco alle Po- 
vere di s. Silvestro — Sua casa negli Orti 
di s. Andrea — D'altri suoi lavori per Li- 
guria e per .Corsica — Opere del Francesco 
Grasso — Cenni d'un suo fratello per nome 
Giovanni, e sua misera morte — Grama po- 
sterità d'entrambi i pavesi — Carlo del Man- 
legna: origine di questo appellativo da ret- 
tificarsi nel Carlo da Milano della Matricola 

— Gravissimi errori sull' epoca di questo 
esimio pittore , e da chi propagati — Sua 
imagine di s. Giorgio sul prospetto del Pa- 
lazzo di questo nome — La Società de' No- 
bili gli dà ad istoriare la cappella di s. Se- 
bastiano nella Metropolitana — Descrizione 
de' dipinti — Sua ancona ai Carmelitani di 



INDICE 507 

Promontorio — Sua pala per Levanto nella 
Riviera orientale, e dubbj che posson sorgere 
da queste — Cario da Milano è prescelto dai 
dei Comune a figurare gli sportelli del- 
l'organo in Duomo — Scoperta del suo vero 
cognome — Tavola per Battista Chiavari in 
s. Teodoro — Se Cario insegnasse pubblica- 
mente in Genova , e come , e quanto — E 
quanto contribuisse cogli esempj ad ammo- 
dernare e ingentilire le tre arti del disegno 
fra noi — Pittori liguri contemporanei ; e 
prima di Giacomo Serfolio da Salto in Fonta- 
nabòna, e di Bernardino Bolasco detto Stra- 
diolo da Sestri a levante . . . Pag. 
GAP. V. — Seguono i pittori della nuova Matricola — 
Giovanni di Barbagelata: sua origine, e con- 
fusione indotta da taluni sul costui nome 

— Suoi lavori ornativi in compagnia a" un 
Tommaso da Novara, e da solo — È chia- 
mato a dura prova in una tavola pei Con- 
fratelli di s. Brigida — Dipinge la cappella 
di monsign. Leonardo de Fornari alle Vigne 

— Suoi congiunti: sue cure in prò' di co- 
storo e d'una sua sorella impalmata a Luca 
da Novara — Quattro altari per lui eseguiti 
nello spazio d'un triennio, e un di questi per 
la colonia di Pera — Un altro è per Cor- 
sica , e Giovanni promette che avanzerebbe 
d'eccellenza la stupenda pala dell'Annunziata 
a Castello — Cenno sui del Pino valentissimi 
intagliatori in legno — 11. Barbagelata con- 
dottosi a bottega presso la Cattedrale , in 
società del Fazolo e del Brea adorna di stori© 



INDICE 

la cappella di N. D esistente in detta chie- 
sa ; indi quell' altra suntuosa di Pietro di 
Persio a S. M. del Carmine — Epoca della 
sua morte. — Prime notizie e primi lavori 
di Luca da Novara cognato del Barbagelata — 
Sua ancona ai Carmelitani degli Angeli — 
È adoperato in ritratti — D'una tavola, tut- 
tora esistente, da lui colorita per la chiesa 
di s. Teodoro a richiesta degli Spinola — 
Si riconoscono in questa i primi esempj della 
pittura ad olio in Liguria — Altri suoi la- 
vori per Corsica — ed altri per la chiesa di 
s. Domenico in Genova, pei Disciplinanti 
delle Fucine e pel capitolo de' Riformati alla 
Pace — Lascia incompiuta per morte una 
tavola commessagli dalla Signoria, e in qual 
anno — Resta di lui un figlio settenne per 
nome Giovanili, da tramandarsi al secolo XVI 
— Di Giacomo da Bissone e di Nicolò Canepa 
scolari di Luca — Quadri eseguiti ad olio 
dal Canepa per varie consorzie. — Notizie 
di Lorenzo Fazilo pavese; e prima si emen- 
dano gli errori propagati sul conto di que- 
sto artefice — Età di Lorenzo al suo giun- 
gere in Genova, e primi cenni di Bernardino 
suo figlio — Lorenzo per commissione di Leo- 
nardo Cibo dipinge un altare alle Povere di 
S. Silvestro — Indi Gianotto Spinola gli fa 
allogazione d'un'ancona per l'Annunziata di 
Portoria , e Cattarinetta Fieschi Adorno si 
intrammette in tal pratica — Descrizione 
delle pitture condotte dal Fuzolo nel capitolo 
di s. Siro per ordine dell' ab Commendata- 



INDICE 5Q9 

rio Vescovo d'Albano e Cardinale di Bene- 
vento — Il pittore mette sua stanza nella 
bottega da S. Lorenzo dismessa per la morte 
del Barbaqeìata — Sue tavole superstiti in Chia- 
vari e Viganego, e d'altre parecchie lavorate in 
Genova — Ristora la cappella de' Fornai in 
S. M. de' Servi, e vi dipinge l'altare — L'Uf- 
fìzio delle Compere gli commette due tavole 
per le rocche di Sarzana e di Sarzanello, e 
due altre ne manda ai luoghi di Sestri a 
levante e di Bargone — Ree sorti della 
nota ancona che di Lorenzo si vedeva in an- 
tico ai Zoccolanti di s. Giacomo in Savona 
— Probabili congetture sull'anno della sua 
morte : dopo la quale il figlio Bernardino 
sottentra ad ultimare certe opere lasciate a 
mezzo dal padre — Ludovico Brea da Nizza 
marittima, e giustissimo vanto che ne levò 
la sua patria — Moltiformi pregiudizj su 
questo pittore , ciecamente ripetuti di libro 
ili libro — Maestri nazionali e forastieri che 
operarono in Nizza o precedenti o contem- 
poranei a Ludovico — Erronee tradizioni 
sulle tavole che di costui mano si veggono 
a Cimella; digressione sul soggiorno dei Ca- 
valieri di Rodi in quell'ultimo confine di Li- 
guria — Due altri pittori nicesi del cognome 
medesimo, Antonio e Francesco — Prime o- 
pere di Ludovico in Genova, e in ispecie del 
bel Crocifisso a s. Barto'ommeo degli Ar- 
meni — Se il Brea , contra i ■ giudizj dello 
Spotorno , potesse aprire scuola fra noi — 
D' una sua tavola rediviva , dipinta per la 
Vgl. II. — Pittura. 64 



510 IN DI-C E 

chiesa della Consolazione in Bisagno — A- 
dorna con lungo lavoro di pittura la biblio- 
teca dei PP, Domenicani nel luogo di Tag- 
gia — Altre cose che quivi gli si attribui- 
scono : e si discute la torta opinione che 
Ludovico s' iniziasse al dipingere in questa 
terra — In Savona ha sua parte nella gran 
pala del Duomo commessa ai pennelli di Vin- 
cenzo da Brescia — Altre opere condotte pei 
Savonesi — Rifattosi in Genova abbonda di 
commissioni, non pure per la città, ma ezian- 
dio per la Riviera e segnatamente per Ven- 
timiglia — Particolare memoria della tavola 
d' Ognissanti lavorata a Teodorina Spinola 
per la chiesa di S. M. di Castello — Dubbj 
sull' autore della predella che fa base alla 
tavola suddetta — D' un altare ordinatogli 
da Bernardo de Franchi , destinato all' An- 
nunziata di Porteria , e d' un altro per la 
chiesa della Commenda — Si conchiudono i 
suoi lavori con un quadro a Francesca Gri- 
maldi, alle cui notizie si stringe una cronaca 
luttuosa ed orribile — Ragguagli e con- 
getture sull' età di Ludovico — Speciali ca- 
ratteri del suo stile .... Pag. 169 
€AP. VI. — Dei generi di pittura accessoria — Con- 
venienza del trattarne in quest' opera — E 
prima de' fregi e decorazioni, in ispecie per 
case di privati — Gaspare dall'Acqua ■ — De- 
gli ornamenti soliti a coraporsi e a colorarsi 
nelle caminate e ne' solai delle stanze si- 
gnorili — Altri cenni intorno a Cristoforo 
dalla Torre, e d'un Oberto suo omonimo, en- 



INDICE 511 

tramM da Rezzonico sul lago di Como — 
Anche Tommaso da Novara ricompare con un 
Gabriel della Cella comasco non mediocre de- 
coratore — Orifiamme e Agnusdei, consueti 
a dipingersi ne' soppalchi — I due De Fer- 
rari pavesi , e bei lavori di Francesco nelle 
case di Pietro di Persio — Attendono a que- 
st'arte anche Cristoforo de Molti e suo figlio 
Agostino a richiesta di egregi patrizj — E 
di somiglianti bellezze compiace Giovanni 
Mazone ad altri cittadini e al Magistrato 
delle Compere — Leonoro dall'Aquila sul fi- 
nalese: qual fosse, e fin dove abbia a cre- 
dersi pittor di figure e di storia — Varj 
aiuti da lui chiamati a dipinger seco di fre- 
giature in cospicui palazzi — Dipinge pei 
Lomellini in compagnia del Serfolio, e vi si 
aggiunge per figurista o lo Stradioto o Carlo 
del Mantegna — ■ Bartolommeo del Poggio da 
Capriata segue l'esempio già posto in Genova 
da Raimondo Caracciolo , alternando il figu- 
rato al decorativo — Spetta al suddetto ma- 
gistero Giacomo Morinello che si rivendica al 
chiavarese — Luca da Novara acconcia nel 
costui studio Francesco di Torre Morella spa • 
gnuolo — Bartolommeo di Canonica abbraccia 
quasi ogni forma di pittura accessoria — 
Parecchi maestri d' ornamenti che leggonsi 
registrati nella matricola — Le forme de- 
corative si volgono a stil più moderno per 
Nicolò di Campa già noto fra i pittori di sto- 
ria. — Notizie sugli scudai ricercate negli 
atti più antichi — Riassunto delle suppel- 



512 INDICE 

Iettili private alle quali desideravasi l'opera 
del dipintore — L' arte di pinger coffani e 
scudi professata dai migliori maestri , e in 
Genova specialmente da toscani e lombardi 

— Molteplici forme di scudi che si conse- 
gnavano al lavoro dei pennelli — Usanze e 
costumi degli scudai: loro religioni e adu- 
nanze nel Duerno — Scemati i toscani, ab- 
bondano i liguri in cotesto mestiero che in- 
vilisce con loro. — Pittori di majolica in 
Savona ; e toccasi di due pisani , Lorenzo e 
Giovanni Nico , che propagarono in Savona 
ed in Genova 1' uso de' logioni o invetriati 
per pavimenti e per muri — Esempj d'alcun 
palazzo che ne fu ricco singolarmente. — 
Pittori sussidiar] alla testoria : magistero 
floridissimo in Genova — Fra i più antichi 
la parte maggiore son gente toscana. — 
Disegnatori e ricamatori — Lavori di so- 
prapposto: Gerolamo de Pelati, Gio. Antonio 
di Bara o Gio. Antonio de* Baratti — Para- 
menta sacre per varie chiese della Liguria 

— Altri o disegnatori o ricamatori nostrani 

— ed altri esteri — Nicolò Veneziano : suo 
cognome, ignorato finora agli storiografi del- 
l'arte — Dura molti anni ai servigi d' An- 
drea Doria , al quale introduce Pierino del 

Vaga eccellente pittore — Quanto il Principe 
Andrea favorisse Nicolò e si giovasse del suo 
magistero — Pensioni a lui largite dal Do- 
ria sul principato di Melfi, e dalla Curia Pa- 
pale sull'Uffìzio di Ripa — Maestri di arazzi 

— Fin presso a metà del XVI secolo i pri- 



INDICE 513 

vati ed il pubblico si volgono per colali mas- 
serizie alle officine fiamminghe — Oberto di 
Ottone e Giambattista Agnesia tentano in Ge- 
nova l'arte delle tappezzerie in cuoio lumeg- 
giate ad oro, già insegnata a quel che pare 
da un Marco di Vergava biscaino — Vincenzo 
della Valle e Pietro da Brusselles chiedono alla 
Signoria di fondare un opificio d'arazzi in- 
tessuti — Fallita secondo ogn' indizio tal 
prova, succede Dionisio pur da Brusselles, e 
s'accorda coi Governanti per lo stabilimento 
di tale arte con patto d' aprirne scuola — 
Prospere sorti di questo fiammingo, ed oneste 
commissioni onde gli largheggiarono le più 
nobili case di Genova . . . Pag. 333 



INDICE ALFABETICO 

DEI PROFESSORI MENZIONATI IN QUESTO VOLUME 
CHE FURONO ED OPERARONO IN LIGURIA 



Adorno da Varese, scudaio e coffana'o - 408. 

Agnesia Giambattista, maestro di tappezzerie in cuoio - 488. 

Alberto da- Brusselles, maestro di tappezzerie - 492. 

Alberto da Como, scudaio - 434, 440. 

Alberto da Milano cognominato Becherio , pittore e scudaio 

- 425. 
Annone (di) Ottobono, pittore - 412. 
Antonio da Lavagna, scudaio - 104, 432. 

Bara (di) o de Baratti Gio. Antonio da Milano, rìcamatore - 

464, 466. 
Barbagelata (di) Giovanni, pittore - 158, 182, 205, 245, 251. 
Bardi (de') Donato da Pavia, pittore - 410. 
Bartoli Taddeo, pittore sanese - 403. 
Bartolo di Bono da Firenze, scudaio - 423. 
Bartolommeo da Como, scudaio - 434. 
Bartolommeo da Piacenza, pittore - 338. 
Battista da Verona, alias da Modena, pittore - 367, 368» 
Baudo Aurelio, ricamatore - 468. 
Baudo Giovanni (o Giovannetto), pittore - 225. 
Baudo Luca da Novara, pittore - 108 ; 185, 224, 364, 386, 500. 



516 INDICE 

Bellagamba Bartolommeo, ricaraatore - 461. 

Benedetto di Gregorio da Colle in Valdelsa, maestro di cof- 

fani - 410. 
Benedetto d'Albenga, bandieraio - 403. 
Berengerio Pantaleo, pittore e scudaio - 434, 435. 
Bertolino da Pavia, pittore ed intagliatore - 31, 32, 30. 
Biagio da Como, pittore e scudaio - 440. 
Bissone (da) Giacomo, pittore - 228. 
Bolasco (di) Benedetto da Siestri, pittore - 167. 
Bolasco (di) Bernardino da Siestri, pittore - 15S, 1G1. 
Bonfante, scudaio - 420. 
Bonfante Nicola, pittore - 138. 
Boniforte da Mortara, pittore - 173. 
Borsa Ludovico, legnaiuolo - 304. 

Borzone (di) Benedetto, pittore e legnaiuolo - 98, 2G1. 
Braccesco Carlo da Milano, pittore - 119, 161, 199,206, 372, 

392. 
Braida Giambattista, pittore - 399. 
Brea Antonio nizzardo, pittore - 2S7. 
Brea Francesco da Nizza, pittore - 287. 
Brea Ludovico da Nizza marittima, pittore - 201, 245, 272. 
Brenta Giorgio da Rezzonico, pittore - 397, 433, 435. 
Brenta Giuliano, pittore - 397. 
Buvese Corrado, pittore - 278. 

Calvi Lazzaro, pittore - 501. 

Calvo Gio. Giacomo da Piacenza, maestro d'organi - 148. 
Caminata (di) Pietro, pittore e coffanaio - 440. 
Camogliano (di) Ambrogio da Pisa, tarconiere - 430. 
Camogliano (di) Giacomo da Pisa, tavolacciere - 429. 
Camogliano (di) Gregorio da Pisa, palvesaio - 429. 
Canepa (di) Nicolò, pittore - 229, 235, 400. 



INDICE 517 

Canonica' (di) Bartolommeo, pittore - 6, 32, 238. 389, 395. 

Canonica (di) Giacomo Filippo, pittore - 393. 

Canonica (di) Giambattista, pittore - 238, 393. 

Caracciolo Raimondo da Napoli, pittore - 32, 379, 3S 1 , 302. 

Carlone Michele, scultore - 368. 

Castello Gio. Battista da Bergamo, pittore •• 

Cattaneo Gio. Angelo da Lodi, pittore di vasellame - 443. 

Cornarbora (da) Gio. Giacomo pavese , maestro di stampi per 

carte da giuoco - 238, 392. 
Corrado d'Allemagna, pittore - 305. 
Corsaro Giuliano da Savona (?) ricamatore - 472. 
Corso Nicolò, pittore - 40, 43, 44, 46, 65, 101, 105, 415. 
Costa Raffaele, disegnatore e ricamatore - 470. 

Dall'Acqua Ambrogio, pittore e scudaio - 3'ì8. 

Dall'Acqua Gaspare da Lodi, pittore e scudaio - 337, 345, 411, 
413. 

Dall'Acqua Giovanni, coffanaio - 105, 411, 413, 414, 415. 

Dall'Aquila Leonoro da Finale, pittore - 359, 373. 

Dalla Torre Cristoforo da Rezzonico, pittore - 91, 137, 148, 
342, 343, 344, 359, 430, 431. 

Dalla Torre Oberto da Rezzonico, pittore •• 345. 

Dall'Orso Francesco, ricamatore - 461. 

Dado (o Leonardo) di Bettino da Lucca, pittore d'opere seri- 
che - 456, 457. 

D'Aria Michele da Pelo sul comasco, scultóre - 31. 

De Ferrari Battista, pittore - 117. 

De Ferrari Benedetto, pittore - 118. 

De Ferrari Francesco da Pavia, pittore - 81, 85, 103, 131, 
156, 209, 215, 238, 352. 

De Ferrari Gerolamo, pittore - 117. 

De Ferrari Urbano, pittore - 117. 

Vol. II. — Pittura. 6£ 



518 INDICE 

De Frechi Tiburzio da Àsti, maestro d'organi - 147. 

De Motti Agostino da Milano, pittore - 356 

De Motti Cristofforo da Milano, pittore - 355. 

Della Cella Gabriele da Conio, pittore - 348. 

Della Valle Vincenzo, maestro di tappezzerie - 489. 

Delpino Francesco, legnaiuolo - 193. 

Delpino Giovanni, legnaiuolo - 193. 

Del Poggio Bartolommeo da Capriata, pittore - 376, 381. 

Di Martino Dionisio da Brusseìles, maestro di tappezzerie - 493 

e seguenti. 
Domenico da Vernio. pittore - 409. 
Domenico d'Iacopo da Pisa, maestro di coffani - HO. 
'Donato Bertrvmino da Pinerolo, pittore - 281. 
Dorando Iacopo nicese, pittore - 278. 

Facheto Giambattista da Brescia, maestro d'organi - 140. 
Fazolo Bernardino da Pavia, pittore - 225, 235, 271. 
Fazolo Lorenzo da Pavia, pittore - 202, 318, 322, 365. 
Fogliano Giacomo da Modena, maestro d'organi - 1V7. 
Foppa Vincenzo da Brescia, pittore - 22, 54, 308, 391, 397, 412: 

* Forneri Giovanni da Pinerolo, pittore - 280. 

Franceschi Baldo da Luc^a, pittore d'opere in seta - 433, .455, 
457. 

* Gabutelli Giacomo da Pinerolo, pittore - 28P. 
Oambino Andrea dà Sarzana, ricamatore - 470. 

* Garneron (di) Giacomo da Pinerolo, pittore e doratore di cuoi 

- 2X1. 
Gazzo (di) Giovanni, pittore - 412. 
Ghirardenghi (de') Francesco, pittore - 97, 106. 
Giambattista di Bertolino da Pavia, pittore - 33, 34, 3ò\ 
Giorgio da Gavi, pittore di coffini e di scudi - 405. 



INDICE 519 

Giovannetto da Firenze, pittore d'opere in seta - 456. 

Giovanni da Calvi, tarconiere •• 430. 

Giovanni da Como, scudaio - 434. 

Giovanni da Levanto, pittore - 173. 

Giovanni da Lucca, scudaio - 429. 

Giovanni di Michele da Valenza, coffanaio - 410. 

Giovanni da Nervi, pittore - 409. 

Giovanni da Padova, pittore - 416. 

Grasso Battista pavese, pittore - 118. 

Grasso Cristofforo, pittore - 118. 

Grasso Fa'cino, pittore - 118. 

Grasso Francesco da Pavia, pittore - 81, 117. 

Grasso Galeazzo, pittore - 118. 

Grasso Giovanni da Pavia, pittore - 105, 117, 352, 376. 

Gregorio da Reggio, pittore - 173. 

Grillo Guglielmo da Zoagli, scudaio - 423. 

Langetti (de') Giacomo, ricamatore - 461. 
Liscara (di) Giuseppe da Milano, ricamatore - 471. 
* Longo Iacobino d'Alba, pittore - 281. 
Ludovico da Rapallo, pittore - 173. 

Macarj P. Emanuele da Pigna, pittore - 305. 

Mantegna (del) Carlo — V. Braccesco. 

Marchksi (de') Domenico da Caranca, architetto - 449. 

Mazocco Benedetto soprannominato Stradioto, pittore - 39S. 

Mazone Antonio, pittore - 45, 56. 

Mazone Battista, pittore - 45. 

Mazone Giacomo d'Alessandria, pittore - 16, 77. 

Mazone Giovanni d'Alessandria, pittore ed intagliatore * 15, 80, 

151, 159, 337, 357, 412. 
Mazone Guirardo d'Alessandria, pittore - 15, 77. 



520 IN»! CE 

Mazone Stefano, pittore - 45, 78. 

Mirandola (dalla) Battista, pittore p.ivese - 366, 367. 

Mirandola (dalla) Pierino, pittore - 156. 

Morinello (di) Andrea, pittore - 383. 

Morinello (di, Battista, pittore - 384. 

Morinello (di) Giacomo, pittore - 383, 385, 3S9. 

Morinello (di) Leone, pittore - 386. 

Nadale Gherardo, pittore - 278. 

Nebbia Galeotto da Castellazzo, pittore - 36, 40, 44, 48. 

Negro Domenico, legnaiuolo - 301. 

Nico Giovanni da Pisa, maestro d'invetriati - 446. 

Nico Lorenzo da Pisa, maestro d'invetriati - 445. 

Nicolò da Carpi, pittore e ricamatore - 473. 

Nicolò da Mulazzo, scudaio - 429. 

Nicolò da S. Teodoro, gonfalonaio - 403. 

Nicolò Veneziano, pittore e ricamatore - V. Valentina. 

Noè da Siena, pittore - 409. 

Oberto (di) Francesco, pittore - 408. 

Odone (di) Antonio, pittore - 88. 

Odone (di) Corrado da Milano, pittore - 85, 88. 

Odone (di) Gregorio, pittore - -88. 

Ottone (di) Uberto, maestro di tappezzerie in cuoio - 488. 

Pagano da Gavi, scudaio - 405. 
Paolino, scudaio - 422. 

Panicella. Gio. Batta astigiano, disegnatore e ricamatore - 470. 
Pantaleoni (de') Michele da Castelnuovo (Scrivia) maestro d'or- 
gani e di tarsia - 147. 
Passano (da) Michele da Levanto, pittore - 399. 
Pelati Francesco, ricamatore -461. 



INDICE 521 

Pelati Gerolamo, ricamatore - 461. 
Pelliccia Lorenzo, ricamatore - 461. 
Pellerano Bartolommeo da Caroogli, pittore - 40(5. 
Peeolli (de') Battista da Crema , pittore , scultore e ricama- 
tore - 474 e seguenti. 
Pier Antonio da Casale, pittore - 88. 
Pietro da Brusselles, maestro di tappezzerie - 489». 
Pietro da Como, pittore e scudaio - 434. 
Pietro da Siena, pittore e scudaio - 429. 
Pignatario Cristofforo da Prato, pittore - 91, 131. 
Plinio (maestro) Veneto, artefice di vetri alla veneziana - 490 
Pontremoli (da) Gerolamo, pittore - 402. 

Raida Oberto, scudaio - 422. 

Ranavesio (prete) Giovanni da Pinerolo, pittore - 2S0. 

Re Bernardo, pittore - 412. 

Re Giovanni da Rapallo, pittore - 402, 403, 407. 

Resaliba Pietro da Messina, pittore - 367 

Revio (da) Gerolamo veneto, disegnatore e ricamatore - 470: 

Rosso Giovanni, coffanaio - 405. 

Rosso Tommasino da Capriata, pittore - 378. 

Rota (della) Cesare bolognese, ricamatore - 469. 

Ruisecco (di) Benedetto da Rapallo, tarconiere - 432. 

Ruisecco (di) Francesco da Rapallo, tarconiere - 430. 

Ruisecco (di) Giacomo da Rapallo, tarconiere - 430. 

Saccarona (di) Gio. Antonio d'Albissola , pittore di stoviglie - 

444. 
Santolupo (da) Luca, scudaio - 433, 435. 
Santolupo (da) Martino, scudaio - 433. 
Sclavo Gerolamo da Savona, maestro d'organi - 147. 
Scotto Benedetto da Savona,, pittor di vasi - 443. 



522 1ND 1"C E 

Scotto Bernardo da Savona, pittor di vasi - 444. 
Sebastiano da Como, pittore e scudaio - 440. 
Sellario Rolando, coifanaio - 405. 
Serfolio Giacomo da Salto, pittore - 158, 371, 374, 37S. 

* Serra Guglielmo da Pinerolo, pittore - 281. 

* Serra Marco da Pinerolo, pittore - 281. 
Sorana Lorenzo da Recco, scudaio - 433. 
Sgrana Marco da Recco, scudaio - 433, 435. 
Spagnuolo Francesco, pittore. (V. Torre Morella). 

Tivegna (da) Domenico, scudaio - 6, 432. 
Tommaso da ISovara, pittore - 114, .173, 348, 352. 
Torre Morella Francesco spagnuolo, pittore - 387. 
Torriano Giovanni da Venezia, maestro d'organi - 145. 
Tremerio (di) Francesco da Lodi, pittore - 397, 435. 

Ughetto da Pisa, pittore ed intagliatore - 29, 31. 

Vaga (del) Pierino, pittore e architetto - 475. 

Valentini (de') Nicolò detto Nicolò Veneziano, ricamatore - 459. 

Vergara (di) Marco biscaino , maestro di tappezzerie in cuoio 

- 488. 
Vespesiano Nicolò veneziano, pittore - 460. 
Vinegna (da) Tommasino, tarconiere - 20. 
Viviano, scudaio - 422. 



N. B. — I Subalpini segnati d'asterisco, benché non abbiano soggior- 
nato né operato in Liguria, si registrano in quest'Indice pel valore sto- 
rico che dee loro attribuirsi. 



REPERTORIO 

DELLE COSE PIÙ* NOTABILI CONTENUTE 

NEL SECONDO VOLUME 



13 

Bandiere e Gonfaloni (maestri di) — D'un ricco vessillo la- 
vorato di pittura pel Doge Giovanni di Morta - 403 — 
Insegne del Doge Boccanegra, delle dieci Compagne e dei 
loro ViGarj - ivi — Di tre bandiere eseguite per la torre 
di Palazzo a festeggiare l'arrivo di Benedetto papa - 404. 



o 



Camere solite ad ammantarsi di tele colorate a paesi e verdure 
- 115 — ed anche a storia in più tele da congiungersi 
sulle pareti - 379 — Consuetudine di dipingere siffatte 
tappezzerie e di metterle a vendita - 381 — Somiglianti 
pitture nelle case d' un Giuliano Magnerri - 382 — e in 
quelle di Pier Battista Mainerò - 383 — e di Franco Cat- 
taneo - 385 — e di Nicolosio Lazagna - 398. 

Oaminate e stanze de' signori dipinte a gran cura: d' Antonio 
Lomellino - 164 e 370 — di Pietro di Persio - 165 — di 
Raffaele de Fornari - 368 — di Gio. Luigi del Fiesco - 371 



524 INDICE 

— di Pitelo Saluzzo - 3£0 — di Francesco Gentile Falamo- 
nica e di Anfreone Usodimare - 397 — di Battista di Cavo 
drappiere - 400 — di Gio. Antonio Pallavicino - 402. 

Capitoli aggiunti all'antico Statuto dell'arte pittorica e scutaria 
nel 1481 - G — Quanto dovessero durare i discepoli a mae- 
stro - 8 — Vien delegato ai Sindicatori il conoscere quanto 
valessero nell'arte i forensi - 9 — Tassa o buona entrata 
per l'ammissione al collegio de' pittori - ivi — Malleverie 
da prestarsi ai committenti delle opere - ivi — La matri- 
cola riformata del 1481 registra il nome de' soli viventi a 
quell'epoca - 14. 

Castelletto ( fortezza del ) — Danni recati a Genova nei tu- 
multi dei Cappette da' suoi proiettili: d'un pittore che 
n'ebbe a perder la vita - 116. 

Chiesa Cattedrale di s. Lorenzo — Dipinti pregevolissimi nella 
Cappella del Precursore : ancona dipinta nel 1463 pel suo 
altare - £2 — Ricostruzione ed ornamento dell'aitar mag- 
giore dopo l'apertura della predetta cappella - 24 — Opere 
di pittura ornativa commesse a valenti maestri nella nuova 
cappella di s. Sebastiano - 91 — Istorie del santo ordinate 
poco appresso dalla Consorzia de' Nobili appellata di Bene- 
volenza e d'Amore - 127 — Costrutto dai PP. del Comune 
un nuo\o organo, Carlo del Mantegna ne dipinge le valve - 
145 — Cappella di N. D. dipinta a storie per cura d'un 
sodalizio da tre insigni maestri - 198. 

— di a. Agostino in Genova: Cappella dei berrettieri, e tavola 
commessa dai loro Consoli per ornamento dell'altare - 53. 

— di s. Antonino nel luogo di Belgandora : Tavola di N. D. 
commessa per questa chiesa a Carlo del Mantegna - 137. 

— di s. Bernardino in Chiavari, ili monache Clarisse : Preziósa 
tavola della Pietà istoriata per questa chiesa a spese di 
Vincenzo di Rivarola, e tuttora esistente in suo luogo - 253 



INDICE 525 

Chiesa di s. Brigida (ora distrutta): Tavole del secolo XV esistenti 
già in questa chiesa - 37. 

— di s. Domenico in Genova: Cappella d'Anton da Voltaggio 
ristorata ne' suoi dipinti e abbellita - 217. 

— di s. Gerolamo a Quarto: Dipinti esistenti in addietro nel 
chiostro e nella chiesa de' monaci Olivetani - 42. 

— di s. Giovanni Battista nel luogo di Candiasco vicin di Ca- 
sarza: Rarissima tavola ooii tre figure di santi , tuttora e- 
sistente nella d'Uà chiesuola - 196. 

— di s. Margherita in Sestn a Levante: Ancona della -Titolare 
commessa dagli Operai della chiesa - 39. 

— dell' Annunziata in Sestri a Levante de' TP. Predicatori : 
Ancona lavorata per essa chiesa a richiesta di fra Girolamo 
Fattinanti di quel convento - 265. 

— dell' Annunziata , già de' Minori Riformati nella terra di 
Levanto: Famosa pala di s. Giorgio all'un degli altari, e 
congetture sul conto di essa - 139. 

— della ss. Annunziata nelle contrade dell'Olivella o di Por- 
toria: Il nob. Gianotto Spinola vi erigge un altare e lo 
adorna di magnifica icone - 243. 

— de' Genovesi in Londra intitolata a s. Agostino - 485. 

— de' PP. Carmelitani a N. D. degli Angeli in Promontorio.: 
Cospicua ancona all'aitar maggiore - 135 — D'un'altra pala 
ordinata da fra Serafino da Viareggio - 207. 

■ — de' PP. Predicatori nel luogo di Taggia: Tavola di s. Vin- 
cenzo Ferreri condotta per uno de' suoi altari - 41. 

— de' ss. Nicolò ed Erasmo in Voi tri: Maestà commessa per 
un degli altari - 87 — Altra ancona pel luogo di Voltri 
procurata da un Antonio Arduino -112. 

— delle Povere di s. Silvestro in Genova: Pitture d'una cappella 
edificata dal nob. Agostino Zoagli, e tavola dell'Annunziata 
pel suo altare - 101 — Ancona dell'aitar maggiore procu- 

V«l. II. — Pittura. 06 



52$ IND I( E 

rata alle Suore per liberalità del patrizio Leonardo Cibo - 
240. 
Chiesa di S. M. del Carmine in Genova: Cappella ivi eretta da 
Pietro di Persio e abbellita di storie e d'ancona per opera 
di tre valentissimi - 202. 

— di S. M. della Pace, già de' Riformati in Genova: Il notaio 
Giovan di Borlasea la fa ricca d'una pala nel capitolo • 220. 

— di S M. eli Castello : Sacristia ricostrutta e adornata di 
magnifici intagli dai fratelli Emanuele e Leonello Grimaldi 
- 19.- 

— di S. M. de' Servi: Cappella quivi uffizio ta dall'Arte de' 
Fornai; loro ancona all'altare - 259 — La detta Consorzia 
fa ristorare tutti quanti i dipinti della cappella • 262. 

— di S. M. sul colle di Coronato in Pokevera : Antonio Spi- 
nola le fa decoro d'una pala d'altare - 162. 

— di N. S. del Monte, già de' Riformati in Bisagno:: Tavola 
dell'Annunciazione procurata a questa cbiesa da certa Con- 
fraternita sotto l'invocazione di Maria - 149. 

— di N. S. dell'Orto in Chiavari: Imagine prodigiosa che quivi 
si venera: notizie sul dipintore di essa - 99. 

— di N. D. delle Vigne in Genova: Picciol quadro di s. Ca- 
terina Vergine nelle stanze capitolari - 82 — Cappella co- 
strutta e adornata di pitture da mons. Leonardo de For- 
nari vescovo di Mariana - 181. 

— di s. Nicolò del Boschetto in Poleevera : Memoria d'una 
tavola locata in essa chiesa dal patrizio Paolo Doria - 390. 

• — di s. Salvatore in Lavagna : Tavola ordinata per questa chie- 
sa dal Rev. Agostino del Fiesco - 187. 

• — di s. -Siro (basilica in Genova: Il vescovo d'Accia e Pietro 
de Mari , in nome del Card, di Benevento abate commen- 
datario ne fanno ornare di storie tutto quanto il recinto 
del presbiterio e del coro - 247. 



INDICE 527 

Chiesa, di s. Siro a Viganego: Un prete Leonardo Scabino ne 
fornisce d'ancona l'aitar maggiore coll'imagine del Titolare 
e de' ss Battista e Lorenzo; dipinto che ancor vi sussiste 

— 246. 

— di s. Stefano in Genova : Confraternita quivi eretta con ti- 
tolo di S Croce: ed altra sotto l'invocazione di Maria; ta- 
vole eseguite per entrambe a servizio del loro altare • 234. 

— di s. Teodoro a Fassolo: C spella nobilmente costrutta el 
ornata di pitture per Filippo di Oàoardo Lomellino - 49 — ■ 
Ancona lavorata successivamente per l'altare di essa - 51 

— Altra cappella di Baipassar Lomellino e suo pregevol 
quadro all' aitare - 61 — ed altra ancona per un Battista 
di Chiavari foggiata su quella di Baldassar Lomellino - 151 

— D'una tavola, anch'oggi superstite, commessa per un al- 
tare di Girolamo e Battista Lomellini - 210. 

Coffani (magistero dei) — Varie forme del fabbricarli - 405 
— ■ Notizie di varj maestri - 406 — Leggi e costumanze 
tra i coffanai e i maestri d'ascia - 412 — Valenti pittori 
occupati in dipinger coffani - 416. 

Corsica — Ancona commessa per certa chiesa di quest'isola da 
uu Filippo di Nunza - 73 — Altre due tavole a pittura e 
ad intaglio commesse per alcuna chiesa di detta isola da 
Gaspare Catacciolo per intrammezzo di Cattaneo de' Cat- 
tanei - 108 — Nobilissima tavola ordinata per la terra di 
Calvi, somigliante alla Nunziata di S. M. di Castello - 190 

— D'un'altra fatta eseguire da fra Dionisio de' Predicator 
per la sua chiesa di s. Domenico in Bonifazio « 215 — e 
u' un' altra ancora, ordinata per questa terra da un _prete 
Francesco di Rolando - 216. 



528 I T* D 1 ce- 



Laggioni o quadri invetriati — che cosa fossero - 445 — Prime 
memorie di lai magistero i